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Mostre ed eventi // Pagina 134 di 220
30.01.2011 # 1879
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Milano | Arte della
civiltà islamica

30/01/2011

Dopo Cina e Giappone, non poteva mancare al Palazzo reale di Milano una grande mostra dedicata all’arte islamica. Un tuffo in una civiltà millenaria attraverso la splendida collezione al-Sabah degli Sceicchi Nasser Sabah Ahmed al-Sabah e Hussah Sabah Salem al-Sabah. La mostra è interessante perché raccoglie, attraverso gli oggetti, i tappeti, i tessuti, i vetri smaltati, gli ori, i capitelli, gli oggetti in avorio, i pugnali di giada e le pedine degli scacchi in cristallo di rocca le suggestioni, gli incroci culturali, le influenze e le commistioni che l’arte islamica ha registrato nel corso dei secoli, attraverso la sua diffusione nel bacino del mediterraneo e non solo. Quando pensiamo all’arte islamica non dobbiamo orientarci esclusivamente verso un’arte racchiusa nei bei palazzi arabi o nei minareti in terra araba, ma alla anche alla Spagna ad esempio, con le sue città così marcatamente influenzate dalla cultura artistica islamica. 350 opere che testimoniano, nella preziosità degli ori e dei tessuti, nella sapienza calligrafica dei manoscritti, una cultura millenaria, diffusasi fino alla fine del 1500 e oltre in tutta l’Europa meridionale. Dalla Spagna all’’Estremo Oriente, la mostra si snoda in un percorso geografico e un o di tipo storico-estetico, in cui si evidenziano la calligrafia, la decorazione geometrica, gli arabeschi e l’arte figurativa che smentisce il luogo comune che vede l’arte islamica sostanzialmente come iconoclasta.Le opere sono state scelte da Giovanni Curatola, professore di Archeologia e storia dell’arte musulmana alle Università di Udine e Milano.


30.01.2011 # 1840
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Torino | Licini e
Rosler

30/01/2011

Osvaldo Licini e Martha Rosler, due artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana e mondiale, entrambi ospitati in due interessanti retrospettive al Gam di Torino. La mostra dedicata a Licini(Vidon Corrado, 1894 – 1958), Capolavori, comprende ben 100 opere che testimoniano dell’influenza del post impressionismo, l’ adesione al ‘900 italiano, alla tradizione figurativa ma anche la svolta degli anni ’30, con i colori piatti e le forme essenziali. Personaggi fantastici, raffigurati dal tratto sintetico ed espressivo, semplice e pulito. Licini ottenne il Gran Premio Internazionale per la Pittura alla XXIX Biennale di Venezia del 1958 per le opere segnate dal suo contatto con l’astrattismo internazionale, soprattutto quello parigino. Di carattere internazionale è la mostra dedicata a Martha Rosler, classe 1943, ospitata nel GAM Underground Project. La mostra è As if, Come se, riprende un modo di dire americano associato anche a You Wish, Ti piacerebbe. E’ il motto della Rosler: una sorta di risposta al pubblico che davanti alle opere d’arte dice, quello potrei farlo anch’io: please do it, fallo per favore, è la sua risposta. In questo senso è la responsabilità del pubblico di prendere coscienza delle tematiche che il lavoro dell’artista fa emergere. Non è un sistema cronologico o celebrativo che viene seguito ma la mostra prende in considerazione tutte le problematiche fondamentali della nostra cultura sociale ed emergente, quali lo sfruttamento del corpo femminile, il consumismo, la guerra, le classi e i conflitti sociali e più ancora l’interconnessione che tutti questi aspetti rivelano all’interno di un sistema capitalistico giunto alla propria parabola discendente. Tra video, testi, opere molto note e meno note, istallazioni e audio la mostra ripercorrerà 45 anni di lavoro e di ricerca della celebre artista che hanno fatto la storia dell’arte internazionale negli ultimi 40 anni.


30.01.2011 # 1763
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Terni | Giulio Turcato. Libertà

Fino al 30/01/2011

Giulio Turcato (1912-1995) è uno degli artisti più importanti del secondo novecento, protagonista dell’astrattismo pittorico in ambito internazionale. Quasi alla vigilia del suo centenario, il comune di Terni ha voluto rendergli omaggio con una grande antologia delle sue opere, tra cui spiccano le 7 grandi sculture, restaurate per l’occasione, le Libertà. Le opere esposte sono circa 60, di cui alcune inedite e prestate dall’Archivio Giulio Turcato di Roma. L’arte di Turcato si contraddistingue per i suggestivi risvolti figurativi sconfinanti nella scultura e nella scenografia, come testimoniano le 7 sculture, bellissimo e fulgido esempio di astrattismo tradotto in chiave plastica. Un plasticismo visionario, difforme ma al contempo calato in un significato civile e morale preciso. Lo stesso Turcato diceva, riferendosi alle Libertà: ““Le Libertà sono strutture longilinee in spinta verso l’alto, per cercare di evadere verso uno spazio più consono alla loro natura . Erette verso il cielo e raggruppate, rappresentano i desideri a cui ogni persona può ambire anche in senso astratto, e le volontà di uscire contro i vari veti e tabù che incatenano alle obbedienze diurne e ai conformismi che pullulano intorno a noi e dentro di noi, alle abitudini della nostra esistenza corporale societaria.” La mostra comprende, oltre alle Libertà, un inedito Comizio del 1949-50, Giardino di Miciurin (1953), Deserto dei Tartari (1956), Tranquillanti per il mondo (1961), Superficie lunare (1965), Il Tunnel (1970), La passeggiata (1972).
Turcato fondò nel 1947 il gruppo “Forma 1” con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Sanfilippo, firmando il manifesto del “Formalismo”, aderendo in quell’anno al “Fronte Nuovo delle Arti”, con la partecipazione di Vedova, Santomaso, Guttuso, Leoncillo, Corpora, Morlotti, Birolli, Franchina, Fazzini, Pizzinato e Viani. Nel 1950 entrò nel “Gruppo degli Otto”, avviato da Lionello Venturi, insieme ad Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Vedova. Dopo diversi successi ed esposizioni all’estero, l’ultima sua comparsata è nel 1993 alla Biennale di Venezia, ospitato nella sezione intitolata “Opera Italiana”.

30.01.2011 # 1760
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Rozzano | La scultura italiana del XXI secolo

Fino al 30/01/2011

Quali sono le tendenze nella scultura italiana di oggi? Si va più verso l’istallazione o l’architettura, l’effimero o il duraturo? L’esposizione che si aprirà il 19 ottobre alla Fondazione Pomodoro di Rozzano(MI) vuole fare il punto sulle discipline plastiche in Italia, attraverso artisti come Nunzio, Dessì, Cattelan, Arienti, Beecroft, Cecchini, Demetz, Simeti, solo per citarne alcuni. In tutto, 80 artisti nati nella seconda metà del secolo scorso a rappresentare lo stato di salute della scultura italiana contemporanea. I linguaggi sono ibridati, le discipline si sono mischiate e i codici tradizionali sono stati ribaltati trasformando la scultura, da disciplina salda e certa, tra le più effimere e incerte, a metà tra istallazione, scultura, performance. Di certo, una disciplina in continua evoluzione, che ha saputo reinventarsi abilmente e al passo con i tempi.

30.01.2011 # 1718
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Milano | Salvador Dalì. Il sogno si avvicina

Fino al 30/01/2011


Dalì è colui che, a suo dire, aveva tanto da insegnare a Freud. Era anche colui che, sempre a suo dire, si differenziava da un pazzo semplicemente perché pazzo non era. Il mistero di Salvador Dalì ( Figueras, Catalogna, 1904-1989), a vent’anni dalla sua morte continua. Pazzo? Genio? Icona costruita ad hoc ( con il suo travestimento perenne mutuato alla figura fisica di Velasquéz), precursore di un’arte diffusasi in tutti gli anfratti visivi della comunicazione pop, precursore di Wahrol per l’impatto visivo e iconografico. Oggi Dalì è entrato a far parte più che mai della cultura visiva occidentale. Cartoons, video, film, pubblicità, manifesti, il richiamo non finisce mai. Anche i Simpson lo hanno più volte evocato, scimmiottando gli orologi che si sciolgono nel celebre La persistenza della memoria. Di certo onirico, surreale e mostruosamente geniale. Nella mostra di Milano, inaugurata a Palazzo Reale il 22 settembre, sono in mostra 50 opere che mettono in luce il rapporto tra il sogno e la memoria, assieme a materiale inedito sulla vita dell’artista. Ma c’è di più. Ci sono le scene originali realizzate da Dalì per il film Destino della Walt Diney rimasto incompiuto e vincitore del Festival di animazione Annecy nel 2003. Dalì, con il suo sapiente ( studiato, spontaneo, non importa ) mix di superba e insopportabile provocazione ( quando elogiava il dittatore Franco), dandismo, egocentrismo e visionarietà ai confini con la pazzia resta ancora oggi un artista impossibile da superare. La mostra è allestita dall’ architetto Oscar Tusquets Blanca,  suo amico e collaboratore. Curata da Vincenzo Trione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueres ( sua ex casa) e si avvarrà di importanti prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali quali la Fondazione stessa, il Dalì Museum di St. Petersburg in Florida, il Boijmans Museum di Rotterdam, l’Animation Reserch Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Mart di Rovereto e i Musei Vaticani. In più, per la prima volta la sala di Mae West verrà realizzata all’interno del percorso espositivo così come fu ideata dallo stesso Dalì. “Salvador Dalì. Il sogno si avvicina” si avvale di un comitato scientifico d’eccezione composto da studiosi di altissimo livello internazionale: Montse Aguer, direttore del centro di studi daliniani Hank Hines, direttore del Dalì Museum di St. Petersburg in Florida; Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; Francisco Calvo Serraller, eminente studioso di arte moderna spagnola, e Robert Storr, curatore e critico statunitense decano della Yale School of Art. Una mostra da vedere quasi ad ogni costo, realizzata anche s soprattutto grazie al Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.


 


 

28.01.2011 # 1950
Milano | Arte della  civiltà islamica

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Chicago | Jim Nutt: Coming
into Character

Fino al 29/05/2011

Chi è Jim Nutt? Un pittore settantenne, nato a Chicago e facente parte di una compagine di artisti chiamati Imagists. Gli Imagists, non sono stati contaminati dalle correnti artistiche americane come la pop art. Sono estranei alla cultura newyorchese, non hanno avito una grande fama. Eppure, fu proprio il Museum of Contemporary art di Chicago a consacrarli e in particolare proprio Jim Nutt, nel 1969. Adesso lo stesso museo gli dedica una retrospettiva che ospita almeno 70 opere. Opere soprattutto pittoriche, che raffigurano spesso il medesimo soggetto: una donna a mezzo busto, ritratta con una pennellata fine in acconciature improponibili, sempre diverse, volti di donna nati dalla sua fantasia, caratterizzate sempre dallo stesso segno grafico. La sua arte è contaminata dalla cultura popolare americana, dall’advertising, dai comic books, i jukebox e le pinball machine art e anche da una forma di cubismo reinterpretato. C’è un po’ di Henri Matisse di Joan Mirò, un po’ di John Graham, Max Ernst, Arshile Gorky e H. C. Westermann. In gocce, surrealismo, espressionismo e cubismo. Una curiosità: uno del gruppo degli Imagist, Ed Pasche, è noto soprattutto per essere stato maestro di Jeff Koons. Come Raffaello e il Perugino. Solo che qui, probabilmente, l’allievo è andato un po’ oltre e certo, i due , non si possono confondere. Negli Imagist c’è la storia dell’arte di una parte del ventesimo secolo, in Koons si apre un altro capitolo, per molti fatto più di quotazioni sul mercato che di valore artistico vero e proprio.