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Mostre ed eventi // Pagina 136 di 218
09.01.2011 # 1881
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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Rovereto | Dana Schutz.
Contemporanea

09/01/2011

Il Mart di Rovereto dedica, per la prima volta in Europa, una retrospettiva ad una delle più sorprendenti e interessanti artiste americane degli ultimi 5 anni, Dana Schutz . La Schutz, classe 1976, non ama definire la sua pittura surrealista ma appartenente alla grande tradizione espressionista americana. Le sue tele, infatti, hanno l’effetto di ricordare che “[…] un quadro [è] ancora, nonostante tutto, un luogo dove certe cose accadono al di là della socialità e della legge, della la razionalità e della sensibilità così come le conosciamo”. E ancora, per il curatore del catalogo Alessandro Rabottini “Sembra che per i personaggi di Dana Schutz introdurre qualcosa nel proprio corpo, perforarlo o inghiottire non corrisponde necessariamente all’atto dell’introiezione, come se al corpo sia stata sottratta qualsiasi occasione di simbolizzazione – almeno per quanto riguarda il dominio dell’arte – e ogni tipo di corrispondenza tra sensibilità e conoscenza, per quanto invece concerne l’orizzonte della psicologia.”
A parere di Rabottini, questa scissione è responsabile del paradossale effetto umoristico del lavoro di Dana Schutz: “[…]come accade nei film comici, quando un’azione rovinosa e, si suppone, estremamente dolorosa, non produce affatto la morte ma solleva, al contrario, il riso in virtù della sua ciclica reversibilità”. I dipinti della Shutz, che sceglie l’arte della pittura, un’arte che è tutt’altro che in declino, non sopravanzata come si vorrebbe da performance o istallazioni che tengano, è assimilabile ad artisti come Guston e per questo, nei suoi modi grotteschi, violenti ma che sfiorano la comicità, legata anche alla migliore tradizione pittorica europea. Al Mart sono esposti, tra gli altri, i "Self-Eaters" (Autofagi) che hanno segnato la produzione attuale di Dana Schutz, figure appartate dedite ad azioni crudeli, compulsive e multitasking - come in "Swimming, Smoking, Crying" (2009) o "Shaking, Cooking, Peeing" (2009) – o scompaginate da mutamenti corporei provocati dall’esterno tramite organi sensibili come bocca, dita e occhi, come in "Bird in Throat" (2010), "Finger in Fan" (2010), e "Poke" (2010). La retrospettiva dedicata a Dana Shutz cerca di ripercorre la genesi della sua arte pittorica, secondo quanto sostiene la stessa Shutz, ovvero di cercare un’arte che “galleggi dentro e fuori dai generi pittorici” e in cui “ Le nature morte diventano personificate, i ritratti diventano eventi, e i paesaggi diventano architetture”.

09.01.2011 # 1890
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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New York | John
Baldessarri: Pure
Beauty

09/01/2011

Chi è John Baldessari? Un artista nato in California,  di 79 anni suonati, con all’attivo oltre 200 mostre personali e 900 collettive. Probabilmente uno dei più influenti artisti di arte concettuale ancora vivente. Baldessari ha sperimentato un genere a metà tra arte presa altrove,come fotografie, dipinti, stampe, cosa tipica delle Pop Art, combinandole con testi e parole, cosa tipica, invece, dell’arte concettuale. Troviamo un condensato di tutto questo nei famosi Phototext, in cui l’artista, sosteneva di dover a tutti i costi costringere ad una riflessione il fruitore. Un altro spunto per comprendere l’arte di Baldessari è la citazione di un  altro artista nei suoi confronti( Nam June Paik) riguardo al fatto di “apprezzare più quello che egli lascia fuori che dentro”. Baldessari, affermò infatti di dare molta più importanza proprio all’assenza, a ciò che nell’arte restava fuori. Quando le sue opere cominciarono a diventare veri e propri eventi che tutti si aspettano, come nel caso dell’opera del ‘71 Sto facendo arte, in cui ripete continuamente per 13 minuti Non farò più arte noiosa, allora cambia subito registro e passa ad altro. Baldessari è anche l’artista che brucia le sue opere. I dipinti realizzati tra il ‘53 e il ‘66 vengono radunati in una cerimonia  e bruciati, poi raccolti in un’ urna. In seguito egli pubblica in proposito un necrologio con la scritta Requiescat in pace, John Baldessari, Pittore. Un atto rituale di purificazione, insomma, attraverso il quale si apre una nuova “poetica” artistica. Come il mettere insieme immagini prese dai bugigattoli di Los Angeles, immagini riferite  a film di vario genere, privati dal loro significato, in fotocomposizioni in cui l’artista imprime vigore attraverso un’azione significante, la pittura di un cerchio ad esempio.  Nel 2009 la Biennale di Venezia gli assegna il Leone d’oro alla carriera, una consacrazione. Questa mostra ospitata al Metropolitan di New York è la chiusura di una retrospettiva aperta l’anno scorso alla Tate di Londra, che è passata per Barcellona e Los Angeles, dal titolo Pure Beauty, come la prima mostra personale di Baldessari. Un tributo, con opere di 5 decadi di lavoro di un artista ritenuto leggendario.

09.01.2011 # 1842
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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Milano
Immagini inquietanti
/ Disquieting images

09/01/2011

L’arte è anche far vedere ciò che non si vuol vedere. Costringere l’osservatore a buttare un occhio su una realtà censurata, nascosta, ma reale. L’arte non è solo trasfigurazione della realtà, onirismo, simbolismo, surrealismo o iperrealismo. L’arte è comunicazione, espressione anche di un’idea, attraverso un’immagine, ad esempio. Come accade in questa mostra “spiazzante”, in cui sono raccolte una serie di immagini inquietanti che sono sempre state accompagnate da discussioni e censure dal primo ‘900. Inquinamento, sesso, AIDS, mafia, sadomasochismo, guerra, droga, travestitismo, violenza sugli animali, sfruttamento della natura e dell’essere umano; e ancora, immagini di erotismo, malattie terminali, immagini di diversità sociale, di emarginazione, immagini che raccontano di condizioni psicologiche fisiche e sessuali cui viene affiancato, alla Triennale di Milano, un percorso di incontri e convegni basati sia sulla fotografia che sulle arti. In mostra: Julio Cesar Aguilar Fuentes, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Nina Berman, Elena Dorfman, Donna Ferrato, Nan Goldin, Philip Jones Griffiths, Pieter Hugo, Alfredo Jaar, Yoshiyuki Kohei, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Mary Ellen Mark, Richard Misrach, James Nachtwey , Michael Nichols, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Eugene Richards, Lise Sarfati, Stephanie Sinclair, Brian Weil, Zalmai.



09.01.2011 # 1808
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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Murcia | Manifesta 8



Fino al 09/01/2011

Una biennale”nomade”, itinerante. Ogni anno, una diversa location, che culmina in una mostra di almeno tre mesi. Quest’anno tocca a Murcia, in Spagna e si basa in maniera particolare sul dialogo con l’Africa settentrionale, del resto non molto lontana da qui. Perché Manifesta si sposta continuamente? Per non “fossilizzarsi” nei centri spesso visti come dominanti, cercando di reinventare una”mappatura” diversa di una nuova “topografia culturale”. In ogni biennale di Manifesta c’è un dibattito aperto sugli sviluppi emergenti dell’arte contemporanea, sulle tendenze e gli imput in ambito europeo. Manifesta non è solo expò, ma anche dibattiti, seminari, convegni costruttivi, con al centro il desiderio di esplorare il territorio ospitante dal punto di vista anche psicologico, rafforzando i contatti tra produzione artistica e territorio geografico. Il valore di Manifesta vede ogni anno la partecipazione di artisti, professionisti, tirocinanti, curatori da 40 paesi diversi e con la prospettiva di aprirsi, nei prossimi anni, anche a 30 paesi in cui in un futuro prevedibile l’Europa potrebbe espandersi. Manifesta è coglierne la società che cambia, insomma, nel suo divenire artistico e paneuropeo. Prima di Murcia Manifesta è stata a Rotterdam (1996), Lussemburgo (1998), Lubiana(2000), Francoforte (2002), San Sebastian (2004), Nicosia (2006 - annullato), Trentino-Alto Adige (2008).

09.01.2011 # 1789
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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Venezia | Tony Cragg. In 4D dal fluire alla stabilità


Fino al 09/01/2011

Tony Cragg, artista inglese classe 1949 è, nel panorama contemporaneo, uno dei più grandi esponenti della scultura britannica, autore di opere versatili, partito dal Minimalismo e approdato alla sperimentazione delle volumetrie, del movimento. Cragg sfida la staticità della scultura, attraverso dinamismi, contrasti, metamorfosi continue ed enigmatiche della materia nel senso del suo volume. Il bello che è approdato a questo partendo da un discorso bidimensionale, in cui metteva insieme una serie di materiali sul pavimento o sulle pareti. Già questo avrebbe potuto far presagire i futuri sviluppi plastici dell’artista, improntati alla decostruzione di figure statiche, tridimensionali in rapporto tra loro e tra lo spazio circostante, in 4D, appunto. Cragg, realizza le sue sculture come fossero elementi matrici fluidi, in movimento. In realtà, si tratta di opere che, pur non appartenendo al mondo reale e non imitandolo, trasmettono “informazioni e sensazioni sul mondo ”in una forma solida, che sembra liquida, in continua metamorfosi o disfacimento. La mostra ospitata presso il museo cà Pesaro di Venezia è stata per la maggior parte concepita appositamente per questi spazi, in un percorso che si snoda lungo i tre piani di Ca’ Pesaro, corte esterna, androne, salette al piano terra, scalone monumentale, secondo piano e facciata sul Canal Grande. In tutto, circa 40 opere realizzate in vetro, bronzo, acciaio, plastica, legno, pietra e una ventina di disegni, bozzetti preparatori e acquerelli che testimoniano della sua produzione artistica dagli anni ’80 ad oggi. Al centro della sua opera vi è io concetto che “la creazione di oggetti e di immagini che non esistono nel mondo naturale o funzionale ma che possano riflettere e trasmettere informazioni e sensazioni sul mondo e sulla [sua] stessa esistenza” (Tony Cragg, 1985). Questo lo spinge verso lo studio di tutti i possibili cambiamenti delle forme fondamentali per far emergere una spiritualità intrinseca alla materia in “alternativa all’osservazione della natura” e “alla percezione dell’ottusa nostra realtà, soggetta solo alle leggi dell’utile” (Tony Cragg, 2005).

09.01.2011 # 1786
Rovereto | Dana Schutz. Contemporanea

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New York | Seductive Subversion: Women Pop Artists, 1958–1968

Fino al 09/01/2011

Al Brooklyn Museum di New York in scena l'esuberante, sensuale e psichedelica pop art vista dal punto di vista femminile: una grande mostra che omaggia 20 artiste tra le più significative del panorama internazionale della Pop art. Non più un'arte strettamente maschile, limitata ad un ristretto gruppo di artisti( uomini) anglo americani, ma interpretata e creata anche da artiste donne, rivalutate, che hanno ridisegnato ed ampliato le sue forme espressive e i suoi limiti temporali. La maggior parte, vissute nel periodo del boom economico di New York, attingevano dalla società dei costumi, ruotavano intorno alla cerchia di Oldenburg, Warhol e gli altri. Il quotidiano era la loro principale fonte d'ispirazione, il "floklore cosmopolita", espresso e declinato attraverso video, collage, scultura, pittura e fotografia. C'è di tutto in questa pop art "al femminile": l'erotismo e la sensualità, le icone familiari, i cartelloni pubblicitari, i simboli del consumismo, tv e vita quotidiana permeata da colori luminosi, immagini senza ombre, piatte e stilizzate, come viene stilizzato l'eros femminile, presentato "in pezzi", allo sguardo del fruitore. Il tocco femminile è un plus, anche se è riduttivo, come sempre, parlare di Pop art femminile, arte femminile, visione al femminile. Ma tant'è, e va benissimo, dal momento che il risultato è strepitoso, sorprendente, bello, fantasioso, allegro. Da citare, una su tutte, Niki de Saint Phalle, ex modella, bellissima, artista originale e sopra le righe, creatrice di un mondo colorato, sinuoso, unico, straordinario, eppure "così femminile" come un atto di procreazione pura, legata alla terra madre. Partecipano, tra gli altri, Chryssa, Rosalyn Drexler, Marisol, Yayoi Kusama, Jann Haworth, Vija Celmins, Lee Lozano, Marjorie Strider, Idelle Weber, e Joyce Wieland. Progetto sostenuto anche dalla Andy Warhol Foundation for the Visual Arts.