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Mostre ed eventi // Pagina 135 di 220
26.01.2011 # 1943
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.
Time and Countertime

Fino al 01/05/2011

Valie Export è un’artista ( nata a Linz, Austria, nel 1940) che ha sempre fatto molto parlare di sé. Fotografa e artista, inveterata femminista, famosa per le performance fatte con il suo stesso corpo per denunciare atteggiamenti culturali discriminatori nei confronti del sesso femminile. Lo ha fatto in maniera brutale, icastica, perfettamente calata nello spirito degli anni settanta. Basta dare un’occhiata a performance come Aktionshose: Genitalpanik / Action Pants: Genital Panic del 1969. Silkscreen on paper, in cui posa con un fucile in mano e una tuta in pelle strappata sul pube. Una denuncia, una provocazione. Tempo e controtempo non racconta però il corpo femminile e la donna, le oppressioni sociali ma l’architettura, la guerra, il linguaggio. Lo stile è sempre a metà tra performance e fotografia. Ci sono, tra le varie opere, decine di lampadine che pendono dal soffitto, calate a ritmi alterni in contenitori d’acqua, creando una situazione di ansia, di attesa irreversibile che porta ad un nulla di fatto e ad una sensazione di tensione continua, di instabilità e di precarietà, un po’ metafora delle condizioni in cui oggi tutti viviamo. Tornano i fucili, o meglio, i kalashnikov, in tutto 109, riflessi in uno specchio e video presentati in sequenza e raffiguranti parti interne del corpo umano. In tutto si avverte un senso di disagio, uno stridere anche nell’immagine fotografica. Non c’è ricerca del bello, dell’armonia, ma l’occhio critico, la denuncia, aleggiano in ogni opera, in ogni immagine presentata dalla Export. La sua è un’arte vissuta, agita, in movimento, mai ferma, mai statica e ridondante, ma attiva e propulsiva, piena di spunti e riflessioni importanti, di metafore della realtà odierna. La mostra è ospitata al museo Lentos di Linz e dal 19 febbraio al 1 maggio al Museion di Bolzano.

27.01.2011 # 1946
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Roma | SHEPARD FAIREY (OBEY)
A Private Collection

Fino al 24/02/2011

Si, Shepard Fairey è l’artista di Hope, celebre manifesto elettorale a favore di Obama. Nel 2008, il manifesto campeggiava su tutti i muri d’America, facendo conoscere al popolo mondiale il futuro presidente degli States. Ma Fairey non è solo l’artista di Hope. Per scoprirlo, basta dare un’occhiata alla mostra ospitata presso la Mondo Bizzarro Gallery, piattaforma per le arti ipercontemporanee del XXI secolo, a Roma. Oltre 60 opere, tra serigrafie e pezzi unici, con molti inediti per l’Italia. Ma Fairey è un’artista di nuova frontiera, proveniente dallo skatebording, ai confini con la pop art e spesso paragonato a Warhol, si è fatto artefice anche dell’etichetta Obey. C’è tutto il succo, l’essenza dell’arte popolare degli anni ’80-’90, intrisa di cultura dei ’70 ma finalizzata a diventare brand, icona pop, commerciale e commerciabile. Ma chi sono i soggetti preferiti di Fairey? Sono spesso coloro che appartengono all’America liberal e progressista, le donne guerrigliere, Angela Davis, il subcomandante Marcos. Non personaggi baciati dal successo, come faceva Warhol, ma logiche diverse accompagnano la decisone di ritrarre un personaggio piuttosto che un altro. Il richiamo è l'artista americana Barbara Kruger e i movimenti radicali degli anni Settanta, insieme alle influenze (dichiarate) di Heidegger e Marshall McLuhan. Fairey è l’esponente più conosciuto dell’Urban Art, assieme a Bansky. Uno dei pochi che raccoglie tutte le contraddizioni del sistema, un’esponente di spicco della controcultura americana, saldamente inserito nel circuito delle gallerie.

25.01.2011 # 1939
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Milano | Il cinema con il
cappello. Borsalino e altre
storie

Fino al 20/03/2011

Il cinema e la moda, da sempre s’intrecciano e creano immagini e miti indelebili nella storia del costume e nell’immaginario collettivo. Un esempio ne è questa interessante mostra ospitata alla Triennale di Milano, dedicata al centenario binomio tra cinema e cappello, promossa e ideata dalla curatrice della Fondazione Borsalino, Elisa Fulco. Come dimenticare, il celebre cappello, sulle teste di Jean Paul Belmondo e Alain Delon? Il mito non è stato scritto solo da film come Borsalino (1970) e Borsalino & co (1974), ma innumerevoli sono le pellicole che hanno visto protagonista il famoso cappello sulle teste dei divi, europei e americani, incrementandone il mito, creando mode e tendenze ancora presenti iconograficamente in una certa idea di cinema, associata ad un’idea di stile e di costume. Il nome dell’azienda fu scelto da Jacques Deray per rappresentare il gusto degli anni Trenta, e attraverso le immagini cinematografiche, ha contribuito al funzionamento e alla fabbricazione perfetta della “macchina dei sogni”, così come il cinema spesso viene inteso. Presenti alla mostra anche disegni e documentari inediti, come quello di cinema industriale della ditta Borsalino del 1912, realizzato dal regista Luca Comerio: “un esempio unico nel suo genere in cui la fabbricazione del cappello viene introdotta da una vera e propria fiction”.

23.01.2011 # 1858
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Roma | Spazio.
Omaggio a Fabio
Mauri

23/01/2011

Ogni angolo del MAXXI nasconde un pezzo di storia artistica e culturale del secolo scorso. Un excursus toccante sulla società, sull’arte e l’architettura, sul pensiero astratto e sul pensiero razionale. Difficile non parlare dell’omaggio che lo splendido museo progettato dall’archi star Zaha Adid, ha dedicato al grande Fabio Mauri( Roma, 1926, 2009), con le sue due opere più famose: Manipolazione di cultura / Manipolation der Kultur, 1976, 11 stampe fotografiche riportate su tela, acrilico, cm 45 × 72 ciascuna, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma e Il muro occidentale o del pianto, 1993, valigie, borse, casse, involucri in cuoio, tela e legno, pianta di edera, fotografia intelata, cm 400 × 400 × 60, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma. Le opere sono due ma in realtà rappresentano uno spazio infinito in cui si mescolano arte, sentimenti, riflessioni, cultura, immagini indelebili nello spirito e nell’immaginario storico-sociale dell’uomo occidentale. Chiunque si soffermi, anche solo per un istante, ad osservare da vicino le due opere, non può che provare un senso di commozione profonda per un secolo, il ventesimo, intriso di guerre, emigrazioni, nazismo, fascismo, senso di estraniamento, di alienazione e molto altro. La prima opera, la Manipolazione della cultura, è concepita intorno alla manipolazione del linguaggio, grandi fotografie intelate da una struttura tripartita. Sopra, una fotografia che documenta l’iconografia nazi-fascista, al centro una fascia dipinta di nero e in basso, una scritta che riprende il soggetto, il tutto per svelare la manipolazione della cultura che si cela dietro le immagini, l’ideologia e il linguaggio che sono alla base della radice del male. Il muro occidentale del pianto è invece una delle opere più rappresentative di Mauri : vecchie valigie di cuoio issate le une sulle altre, accatastate come a rappresentare una sorta di monumento alle fughe, alle emigrazioni, alla trasmigrazione, alienante e destabilizzante, che costringe l’uomo a rivedere le sue radici, a ricostituirle in qualche dove, secondo possibili perché. Un muro occidentale del pianto, di espiazione, davanti al quale l’artista cerca di far convivere qualsiasi diversità.



23.01.2011 # 1805
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Mannheim | Fausto Melotti

Fino al 23/01/2011

Melotti, è uno di quegli artisti affascinanti, di formazione matematica, fisica, ingegneristica, prestati all’arte. Un nemico della “materia bella”, rappresentante dell’arte concettuale prima ancora che questa avesse preso piede. Trentino (nato a Rovereto nel 1901, morto a Milano nel 1986), si laurea in ingegneria elettrotecnica nel ’24, ma sente un irresistibile richiamo artistico e assiste, di fatto, lo scultore Pietro Canonico. Collabora poi con Gio Ponti realizzando piccole sculture per Richard Ginori. Il successo arriva tardi, a più di 60 anni, durante la Biennale di Venezia del 66 dove le sue sculture hanno un buon successo di critica e di pubblico. Riceve, post mortem, il leone d’oro dalla Biennale. Le sue sculture hanno nomi come Toccata, Canone, Capriccio, Preludio, Contrappunto ed evidenziano come la musica, così come la matematica nella sua forma fisica, sia stata fondamentale per il processo creativo. Cugino di Carlo Belli, teorico dell’astrazione e dell’architettura razionalista, pensava come quest’ultimo che la musica, attraverso il ritmo potesse calarsi perfettamente in una precisa forma artistica che potesse suscitare emozioni nello spettatore. Le sue opere sono un eterno gioco con lo spazio, la forma, il ritmo, la geometria, il canone, appunto. Gli accordi formali tra le cose, l’interazione plastica che invece di aggiungere toglie e crea la sintesi. Calvino, nel ’72, gli dedicò le Città invisibili, memore di una medesima leggerezza espressiva, che era testimoniata anche dallo studio in cui Melotti lavorava, giradischi sempre acceso, labirintiche costruzioni e giochi effimeri per personaggi chimerici, da lui inventati( come le donne uccello). Infine, lo scopo principale dell’arte, oltre a sorprendere, per Melotti era la conquista della libertà, attraverso il superamento di ritmo, contrappunto e l’acquisizione di un’assoluta padronanza e libertà di movimento. A Mannheim, Germania, presso la Kunsthalle.

23.01.2011 # 1800
Linz e Bolzano | VALIE EXPORT.  Time and Countertime

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Milano | Brasilia. Un'utopia realizzata.1960-2010

Fino al 23/01/2011

Una città costruita nel deserto del Planalto, in Brasile e diventata la sua nuova capitale. Ecco cos’è Brasilia. Una storia affascinante, quasi surreale e avveniristica, estraniante eppure così moderna e antica allo stesso tempo. Parte il 12 novembre la mostra dedicata a Brasilia, ne descrive la storia, la vicende politiche, culturali e sociali a 50 anni dalla sua realizzazione. Si parte con un percorso cronologico, dalle origini coloniali fino ad oggi, con il supporto di materiali tecnici, documenti storici, aneddoti, storie personali, oggetti, testimonianze della vita quotidiana. Disegni, materiali fotografici, audio e video, documenti scritti raccontano un’utopia, un sogno che si è concretizzato nella costruzione avveniristica di una nuova, immensa città in mezzo ad un deserto, simbolo di un paese enorme, caratterizzato da aspetti diversissimi, un mix di culture e tradizioni distanti tra loro eppure messe insieme e spalmata su un territorio comune. La mostra propone anche una riflessione sul Movimento Moderno, in campo architettonico e urbanistico, accompagnata dalle critiche e dalle riflessioni di sempre. Nella seconda sezione si potranno ammirare gli scatti di Oscar Niemeyer, ne La costruzione di Brasilia capitale. Come sono stati realizzati i suoi spazi, le sue architetture? In base a quale criterio? Una cosa è certa, ci è voluto uno sforzo enorme, testimoniato dalle parole di Lucio Costa nella sezione brasiliana alle XIII Triennale di Milano del 1964, con la frase: “…la stessa gente che passa il tempo libero nelle amache, quando il tempo stringe, è capace di costruire in tre anni una capitale nel deserto”. E dopo? Cosa è accaduto nel post Brasilia? La terza sezione della mostra ce lo racconta con i dibattiti e gli editoriali di Bruno Zevi. Infine, uno sguardo su ciò che oggi vede il visitatore, nella Brasilia odierna, nella quarta sezione. Una mostra ricchissima di materiali, intensa e affascinante, su una città misteriosa e maestosa, moderna e avveniristica, nata da un’utopia, di cui la storia, soprattutto quando si trattava di immaginare e disegnare uno spazio urbano, si è sempre nutrita.