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Mostre ed eventi // Pagina 132 di 223
20.03.2011 # 1963
Venezia | Jheronimus Bosh

Ilas Web Editor // 0 comments

Venezia | Jheronimus
Bosh

20/03/2011

Chi non ama Bosch, tra i più visionari artisti della storia dell’arte? Che appartenga ad un’epoca ormai così apparentemente lontana dalla “nostra”, è un dettaglio insignificante.  Jheronimus Bosch (‘s Hertogenbosch, Olanda 1450 – 1516), in realtà Jeroen Anthoniszoon van Aken( ma aveva scelto, appunto, Bosh come nome d’arte), è fantastico e inquietante, un’artista spesso difficilmente interpretabile per la critica più allineata. La mostra presentata a palazzo Grimani a Venezia, in realtà, non è una grande mostra, ma presenta tre grandi opere, provenienti dal Palzzo Ducale di Venezia: la Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), il Trittico di santa Liberata (1505) e il Trittico degli eremiti (1510). Tutte opere dal tema strettamente religioso. Ma interpretate alla maniera di Bosh, spesso caricaturale, ai confini del grottesco, del deforme, forse perché magari con quel tratto deformante soleva immaginare vizi e virtù, bassezze  ipocrisie,  paure e inquietudini degli esseri umani, che, sovente, cercavano nella religione e nella rappresentazione della santità, un tentativo di espiazione. Una cosa è certa: l’umanità p condannata all’inferno per i suoi peccati e deve espiare per forza, attraverso la passione di Cristo, magari. Magari, appunto, calcava un po’ la mano nel rappresentare i vizi, i peccati capitali e quant’altro ci potesse essere di”orrendo” nel comportamento e nella moralità umana. Ma se non avesse “calcato la mano” così, non lo avremmo amato come lo amiamo ancora e soprattutto oggi.  La decadenza, l’orrore, gli spettri del presente, trovano un perfetto riscontro nelle opere di Bosh.  Anche se, la soluzione che ci propone (la meditazione sulla vita dei Santi e sulla Passione di Cristo) probabilmente va un po’ reinterpretata e sostituita, magari, con un po’ di meditazione e di ricerca del sé perduto, oppure, con una semplice auto analisi collettiva e un parziale abbandono di tutto ciò che appare strettamente materiale e che, quindi, confonde troppo gli animi, disperdendone l’essenza  e creando, appunto “ipotetici” mostri.


24.03.2011 # 2048
Venezia | Jheronimus Bosh

Ilas Web Editor // 0 comments

Parigi | Odilon Redon.
Prince du Rêve

Scade il 20/06/2011

Il titolo di questa mostra gli calza a pennello. Prince du Rêve, principe del sogno, colui che diede inizio al simbolismo. Infatti, le opere di Redon sembrano spesso uscite esattamente da un sogno, come se la scia del sogno notturno fosse sempre presente su una tela incantata, intrisa di simbolismo etereo, fluttuante. Alla mostra ospitata al Gran Palais di Parigi, struttura possente e di grande bellezza, la visita alle opere di Redon è concepita in maniera cronologica. Questo consente di vedere il momento preciso in cui l’artista si fece suggestionare anche dal surrealismo, la poetica dell’onirico viene tratteggiata in maniera diligente e con misteriosi quesiti riguardanti i volti assieme angelici e diabolici, gli esseri unicellulari, primordiali, più corpi celesti che corpi reali. Man mano che si prosegue verso il primo ‘900 i colori si fanno sempre più intensi e vividi e la malia ottocentesca comincia un po’ a perdersi.

23.03.2011 # 2045
Venezia | Jheronimus Bosh

Ilas Web Editor // 0 comments

Roma |Tamara de Lempicka. La
regina del moderno

Fino al 03/07/2011

Una mostra su Tamara de Lempicka. Per chi ancora non è affascinato dalla sua figura, questa è lì occasione buona per rifarsi. Ma non è solo questione di fascino. La pittrice polacca (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980) ha incarnato una figura di donna incredibile, glamour, intellettuale ma al contempo attiva e partecipe della vita sociale. Ha dettato nuove tendenze in fatto di gusto e di moda, ed è stata simbolo delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta. La mostra mette al confronto la sua opera con quella dei suoi contemporanei, per coglierne tutta la spaventosa bellezza, l’attualità seppur in forme apparentemente arcaiche, morbide, sinuose, in colate di colore caldo, vivido, pulsante. Lempicka era un’artista cosmopolita e poliglotta e allo stesso modo la sua arte risente di questo multiculturalismo, espresso in rimandi al cubo-futirismo russo e francese, dal ritorno all’ordine italiano, al realismo magico tedesco e a quello polacco. Ma lei, in maniera a dir poco geniale, rielabora tutto, condensa in immagini uniche de indimenticabili. Fatto sta che le sue immagini sono diventate il simbolo di un’epoca e non solo, perché ancora oggi, se ne sente forte e innegabile, la suggestione. La mostra è ospitata al Complesso del vittoriano a Roma.

23.03.2011 # 2046
Venezia | Jheronimus Bosh

Ilas Web Editor // 0 comments

Roma | Tamara de Lempicka. La
regina del moderno

Fino al 03/07/2011

Una mostra su Tamara de Lempicka. Per chi ancora non è affascinato dalla sua figura, questa è l' occasione buona per rifarsi. Ma non è solo questione di fascino. La pittrice polacca (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980) ha incarnato una figura di donna incredibile, glamour, intellettuale ma al contempo attiva e partecipe della vita sociale. Ha dettato nuove tendenze in fatto di gusto e di moda, ed è stata simbolo delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta. La mostra mette al confronto la sua opera con quella dei suoi contemporanei, per coglierne tutta la spaventosa bellezza, l’attualità seppur in forme apparentemente arcaiche, morbide, sinuose, in colate di colore caldo, vivido, pulsante. Lempicka era un’artista cosmopolita e poliglotta e allo stesso modo la sua arte risente di questo multiculturalismo, espresso in rimandi al cubo-futirismo russo e francese, dal ritorno all’ordine italiano, al realismo magico tedesco e a quello polacco. Ma lei, in maniera a dir poco geniale, rielabora tutto, condensa in immagini uniche de indimenticabili. Fatto sta che le sue immagini sono diventate il simbolo di un’epoca e non solo, perché ancora oggi, se ne sente forte e innegabile, la suggestione. La mostra è ospitata al Complesso del vittoriano a Roma.

23.03.2011 # 2019
Venezia | Jheronimus Bosh

Ilas Web Editor // 0 comments

Roma | Max Papeschi
a LIFE less ordinary

23/03/2011

Quando l’orrore ha il sorriso di un cartoon. Gli attoniti e sorridenti personaggi di cartone di Max Papeschi, ospiti alla Galleria Mondo Bizzarro di Roma, spiazzano, possono anche innervosire, ma di certo, raccontano una verità. La verità che raccontano riguarda la censura , il mascheramento, dei fatti più sanguinosi accaduti durante il XX secolo, con l’aiuto di cartoon. Risultato: una realtà rimossa, decontestualizzata, come se non fosse mai esistita o come se fosse anch’essa un’invenzione, lontana dai nostri occhi e  soprattutto, dai nostri cuori. Topolino, Pippo, Burt Simpson, sono sulle copertine di un falso Time, con il loro sorriso disegnato si stagliano innanzi a guerre sanguinose, conflitti terribili e fatti drammatici: chi ha il fucile in mano, chi campeggia con una grossa svastica sul braccio, tutti rappresentano bene l’orrore, il disagio e l’angoscia stridente. Papeschi è un’artista che ha da sempre creato scompiglio, si è fatto accusare perfino di apologia di reato, quando in realtà la sua è un’opera di denuncia.  La sua digital art o pop art come la si voglia chiamare,  coglie nel profondo l’ésprit du temps, con i suoi colori accesi, i sorrisi da cartoons, l’immobilismo e l’abitudine di fronte al male, che forse, è peggiore del male stesso.


22.03.2011 # 2042
Venezia | Jheronimus Bosh

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Firenze | Picasso, Miró, Dalí.
Giovani e arrabbiati: la nascita
della modernità

Fino al 17/07/2011

Si può senza alcun dubbio affermare che Picasso, Mirò e Dalì sono gli artisti spagnoli che rifondarono l’arte del ventesimo secolo. Ognuno di loro ebbe un ruolo a dir poco decisivo nell’arte moderna: Picasso con i suoi lavori pre-cubisti del 1907, Mirò con le opere dal 1915 al 20, Dalì nel quinquennio 1920-25. Tutti e tre cresciuti in Catalogna e resi famosi in Francia. Tutti e tre “arrabbiati”, forse Mirò il meno “arrabbiato”. Ci sono gli schizzi del giovane Picasso e delle sue prostituite del “Bordello filosofico”, le prostitute spagnole del Carrer de Avinyo. L’arte extraeuropea, primitiva, lo sedusse fino a fargli dipingere i volti come maschere, assimilandoli ad una specie di archetipo. Ma al contempo, a Parigi, restò affascinato dal mondo notturno di Toulouse Lautrec, il mondo del teatro e del cabaret, con le attrici e le ballerine. Picasso resterà un punto di riferimento anche per Dalì e Mirò che, giunti a Parigi, vanno subito in cerca del maestro. La mostra è raccontata come una sorta di film realizzato a colpi di flashback. Ma qual’era il sostrato culturale da cui i tre venivano? La Catalogna era il frutto di istanze bizantine, con la fissità delle icone, medievali e germaniche con Bosh, ma anche il tardogotico vi aveva attecchito, come il romanico. Mirò, un miniaturista e Dalì che muove i primi passi decisivi verso una forma di surrealismo che lo contraddistinguerà per tutta la sua carriera. Inediti soprattutto, tanti e cruciali per comprendere da cosa l’arte moderna ha preso le mosse. La mostra è patrocinata da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero degli Affari Esteri, Ambasciata di Spagna in Italia, Governo della Catalogna, Comune di Barcellona, Comune di Malaga. Promossa e Organizzata da: Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze.