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Mostre ed eventi // Pagina 211 di 220
26.02.2006 # 235
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

Fino al 26 febbraio 2006

La GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo presentano dal 15 ottobre 2005 al 26 febbraio 2006 WAR IS OVER 1945 – 2005. La Libertà dell'arte da Picasso a Warhol a Cattelan. Nel 60° anno della Liberazione la mostra celebra il tema della libertà conquistata in Europa con la fine della seconda guerra mondiale presentando cento opere di artisti internazionali che nell'arco del novecento si sono fatti portavoce delle diverse tematiche legate alla libertà e si sono confrontati con le problematiche sollevate dal conflitto e con i conseguenti mutamenti degli assetti politici, sociali e culturali europei ancora oggi in corso.



Il ricco percorso espositivo è suddiviso in undici sezioni tematiche in grado di offrire una visione coerente ed articolata del tema. Nella prima sala dal titolo Popoli di tutto il mondo unitevi il motto marxista "proletari di tutto il mondo unitevi" viene trasformato in uno slogan universale con opere che abbracciano tutte le nazioni e tutte le classi sociali, attraverso la rappresentazione di bandiere, simbolo delle nazioni e delle culture di tutto il mondo. Nella seconda sala, Degenerare-Generare, il rapporto tra arte e ideologia è presentato attraverso artisti le cui opere furono considerate dal regime nazista "arte degenerata" e colpite dall'intolleranza di Hitler – saranno presenti in mostra due suoi acquarelli – in quanto icone della modernità, e artisti contemporanei che invitano a riflettere su quanto la violenza perpetrata dai regimi dittatoriali abbia condizionato anche la nostra società. L'orrore per le atrocità della guerra in Ostaggi è espresso da artisti che l'hanno vissuta e da contemporanei che riflettono sul dolore provocato da ogni perdita della libertà e sulle lacerazioni della dignità umana indotte dalla società attuale. Attenti! è il titolo della quarta sala in cui la tematica militare è affrontata di volta in volta come rappresentazione dell'ordine mondiale, oggetto da sottoporre a forte critica, motivo estetico ed anche come simulazione di un gioco bellico. Trincea dell'esistenza indaga le diverse percezioni della guerra e del suo impatto sull'animo umano che la vive ora come dramma personale ora come tragedia collettiva, denunciandone le atrocità. Gli artisti inclusi nella sala La Rivoluzione Siamo Noi affrontano il concetto della rivoluzione facendosi portavoce di nuovi valori democratici considerando l'arte come uno strumento di libertà All'interno della sala è esposto anche il manifesto War Is Over-if you want it che Yoko Ono e John Lennon realizzarono nel 1969 contro la guerra del Vietnam e che venne affisso in dodici città del mondo tradotto nelle rispettive lingue. In Protesta la dichiarazione di partecipazione attiva di alcuni artisti alle trasformazioni politiche e sociali sottolinea l'inscindibilità dell'arte dalla vita quotidiana. Le opere della penultima sala, Nel nome del Padre, testimoniano come nel passato così come nel presente la tematica religiosa sia spesso utilizzata per la sua grande efficacia simbolica come veicolo di atti di denuncia. La sala, Il Bel Paese, diviene una lente di ingrandimento attraverso cui gli artisti invitano a riflettere sull'immagine dell'Italia tra luoghi comuni e realtà. Nella sezione, Ossessione della Storia, sono presenti artisti internazionali contemporanei, ciascuno rappresentato attraverso un'opera video che ha per soggetto gruppi di persone o folle impegnate in dimostrazioni, manifestazioni o azioni comunitarie in grado di evocare l'idea di soggetto collettivo, sentimenti e umori della massa, nuove forme di esistenza comunitaria, traumi e desideri del sentire comune. La mostra si conclude con la sezione distaccata, Orizzonte del futuro, a Palazzo della Ragione in Città Alta, che inaugurerà il 25 ottobre 2005. In essa sono presenti lavori dove il "tavolo" come oggetto diventa metafora della volontà di dialogo e negoziazione che supera confini, barriere e differenze.



Integra il percorso espositivo una sala dedicata alla proiezione di un video che propone una antologia di sequenze storiche e di attualità, realizzato appositamente per la mostra in collaborazione con La Storia siamo noi, il programma di Raieducational che ha messo il proprio archivio (oltre 200 ore annue di programmazione) a disposizione per WAR IS OVER 1945 – 2005. La Libertà dell'arte da Picasso a Warhol a Cattelan.




WAR IS OVER 1945 – 2005. La Libertà dell'arte da Picasso a Warhol a Cattelan è integrata dal progetto War is over: 12 manifesti di libertà. Ogni mese un artista internazionale presente in mostra è stato invitato a confrontarsi con le tematiche legate alla guerra ed alla libertà attraverso la proposta del lay-out di un manifesto che, sin da gennaio 2005 fino al prossimo dicembre, è affisso sui muri della città di Bergamo. Finora sono stati realizzati manifesti di Fabio Mauri, Michelangelo Pistoletto, Vedovamazzei, Enzo Cucchi, Paola Pivi, Sislej Xhafa, Vanessa Beecroft, Irwin e nei prossimi mesi usciranno quelli concepiti da Gilberto Zorio, Costa Vece e Jan Fabre. Integra l'iniziativa l'uscita, in concomitanza con l'inaugurazione, del manifesto War Is Over-if you want it di Yoko Ono e John Lennon che sarà, inoltre, presente in mostra nella sala La Rivoluzione Siamo Noi.



Artisti in mostra:


FRANCIS ALŸS, FRANCIS BACON, ENRICO BAJ, GIACOMO BALLA, MAX BECKMANN, VANESSA BEECROFT, JOSEPH BEUYS, ALIGHIERO BOETTI, CHRISTIAN BOLTANSKI, ALBERTO BURRI, MIRCEA CANTOR, CARLO CARRÀ, MAURIZIO CATTELAN, ENZO CUCCHI, STEPHEN DEAN, BERLINDE DE BRUYCKERE, GIORGIO DE CHIRICO, GINO DE DOMINICIS, JEREMY DELLER, OTTO DIX, ANTONIO DONGHI, SAM DURANT, JAN FABRE, LUCIANO FABRO, JEAN FAUTRIER, LYONEL FEININGER, LUCIO FONTANA, MESCHAC GABA, CARLOS GARAICOA, ALBERTO GARUTTI, KENDELL GEERS, ALBERTO GIACOMETTI, LEON GOLUB, GEORGE GROSZ, RENATO GUTTUSO, DAVID HAMMONS, JOHN HEARTFIELD, JÖRG IMMENDORFF, IRWIN, ALEXEJ JAWLENSKY, JASPER JOHNS, WASSILY KANDINSKY, ANSELM KIEFER, PAUL KLEE, PAUL KLEINSCHMIDT, MARKUS LÜPERTZ, MARIO MAFAI, FABIO MAURI, MARIO MERZ, ZORAN MUSIC, SHIRIN NESHAT, YOKO ONO e JOHN LENNON, ADRIAN PACI, GIULIO PAOLINI, MIMMO PALADINO, PHILIPPE PARRENO, YAN PEI-MING, PABLO PICASSO, ADRIAN PIPER, MICHELANGELO PISTOLETTO, PAOLA PIVI, GERHARD RICHTER, SALVO, MARKUS SCHINWALD, ANDRES SERRANO, GINO SEVERINI, SANTIAGO SIERRA, MARIO SIRONI, GIULIO TURCATO, LUC TUYMANS, PIOTR UKLANSKI, COSTA VECE, EMILIO VEDOVA, VEDOVAMAZZEI, ANDY WARHOL, SISLEJ XHAFA, CHEN ZEN, ARTUR ZMIJEWSKI, GILBERTO ZORIO.



30.04.2006 # 260
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Milano | Erwin Olaf - Flash Back | Fino al 30 aprile 2006

Fino al 30 aprile 2006

Vincitore del Young European Photographer Prize, di due Leoni d'argento a Cannes, del PDN Award Photography Annual New York, Erwin Olaf, dopo i recenti successi riscontrati al Museo di Montevideo, all'Australian Centre for Photography di Sidney, a Madrid e a New York, torna, per la terza volta alla bnd per presentare i suoi ultimi lavori ed altre opere di repertorio.
La mostra sarà suddivisa in due parti distinte, ma tra loro complementari: la prima (dal 17 febbraio) sarà dedicata alle ultime video serie: Rouge, Annoyed, e Rain; la seconda (dal 5 aprile) ripercorrerà alcune tappe della carriera dell'artista olandese: da Chess, trentadue immagini esposte nel 1988 al Ludwig Museum di Colonia a Ten Tables, serie commissionata nel 1993 dal CBK di Groningen.
Maniacali rappresentazioni scenografiche, visionarie simulazioni della realtà, dalla rivisitazione grottesca del gioco degli scacchi in Chess, all'allucinato mondo di Ten Tables, l'immaginario onirico di Olaf si snoda attraverso la cinica analisi dell'esistenza contemporanea.
Mediante la messinscena di banali situazioni domestiche, di piccoli inconvenienti del quotidiano, ci si addentra, in Annoyed e Rain, nel territorio inesplorato della mente umana, dove il malessere esistenziale sembra prendere il sopravvento. Dietro immagini esteticamente perfette si cela un mondo di incomunicabilità e disagio che rivela non essere altro che il riflesso amplificato di un'intera società ammalata.
Rumori assordanti a cui non si può porre fine, silenzi interminabili, incapacità radicale di entrare in contatto con l'altro, un profondo senso di solitudine e di angosciante fastidio trapela inesorabile.
Alle afasie di Rain si contrappone il ritmo frenetico di Rouge, una surreale partita di football, un elogio dell'orgoglio della diversità, una critica feroce e sarcastica dei modelli mass-mediatici.

09.04.2006 # 251
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Napoli | Lou Reed - New York | Fino al 9 aprile 2006

Fino al 9 aprile 2006

LOU REED, mito leggendario della musica rock, è l'autore di Lou Reed's New York, una mostra emozionante ed emozionale che racconta una città reale che diviene quasi intangibile con visioni e atmosfere sospese.
Direttamente dalla Steven Kasher Gallery di New York dove ha ottenuto un incredibile successo di pubblico e critica, al PAN di Napoli: da qui prende il via il grande "progetto non musicale" che toccherà Roma - dove la mostra partecipa a FotoGrafia, Festival Internazionale di Roma (4 aprile- 31 maggio) - presso la Galleria d'Arte 1/9unosunove co-produttore della mostra e dealer delle foto per l'Italia, e Milano.
Lou Reed racconta la sua New York attraverso la macchina fotografica. Una splendida mostra che espone le foto scattate dall'artista, proponendoci una visione intima e poliedrica della città.
L'idea di portare la mostra a Napoli, come prima tappa del "tour" italiano, nasce dalla stima reciproca e dall'amicizia che da sempre lega Lou Reed a Davide de Blasio, presidente dell'azienda napoletana Tramontano S.p.a. che, in qualità di promotore dell'evento, ancora una volta lega il suo nome al mondo dell'arte.
Un progetto artistico che sottolinea la "vocazione" internazionale della città di Napoli e le affinità culturali, in particolare, con la metropoli newyorkese alla quale è unita dalla sottile linea del 41° parallelo. Dal 10 marzo al 9 aprile.

26.03.2006 # 247
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Milano | Visioni - Peter Lindbergh | Fino al 26 marzo 2006

Fino al 26 marzo 2006

Peter Lindbergh, tedesco, classe 1944, è uno dei più affermati, visionari, originali e corteggiati fotografi di moda e, in genere di "glamour" di tutti i tempi. Ha firmato varie edizioni del Calendario Pirelli, creato immagini straordinarie per le collezioni di stilisti come Armani, Donna Karan, Jill Sander, Prada e Calvin Klein. Le sue fotografie sono pubblicate sulle più importanti riviste del mondo. Il suo stile inconfondibile, tra la realizzazione onirica e la documentazione cruda, gli ha permesso di realizzare ritratti unici di modelle e attrici, giocando con il loro ruolo e trasformandole in oggetti del desiderio che non nascondono dramma e  fragilità. Ma Lindbergh ha anche realizzato grandi scenari e "visioni" fotografiche muovendosi sempre tra la ricerca personale e il lavoro su commissione.

Per Forma Linbergh ha messo a punto una retrospettiva prodotta e pensata proprio per lo spazio milanese. Nella sala grande, una serie di ritratti femminili tutti in bianco e nero (Milla Jovovich, Isabella Rossellini, Nadia Auermann e tante altre) affascineranno con il loro mistero il visitatore.  Nella prima sala, più piccola e raccolta, verrà presentata una "messa in scena" di Invasion: un progetto personale in cui Lindbergh, in una serie di fotografie, a colori e bianco e nero, immagina un'invasione degli UFO che sconvolge, elettrizza ma anche affascina un ipotetico mondo non poi così lontano dal nostro.

19.03.2006 # 249
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Milano | Beautiful Losers | fino al 19 marzo 2006

Fino al 19 marzo 2006

La Triennale di Milano presenta la mostra Beautiful Losers, co-curata da Aaron Rose e Christian Strike con René de Guzman, Thom Collins e Matt Distel, che esplora il recente lavoro di un gruppo diversificato di artisti provenienti dal mondo dello skate, della graffiti art, delle sottoculture punk e hip-hop.

Il progetto coinvolge pittura, scultura, design, fotografia, film, video e performance con opere di oltre trenta artisti, che si sono distinti negli ultimi dieci anni, alcuni di essi già consacrati nel mondo dell'arte, la maggior parte alla prima occasione espositiva.


La mostra è organizzata in cinque sezioni, fra cui Roots & Influences che indaga il lavoro di artisti e creativi che hanno esercitato diretta influenza sullo stile della generazione che li ha seguiti. Questa sezione ospita al suo interno esempi di progetti di collaborazione, come quello di Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol, dipinti, disegni e fotografie di Henry Chalfant, Larry Clark, R. Crumb, Glen E. Friedman, Futura, Keith Haring, Ari Marcopoulos, Raymond Pettibon, Pushead e Craig Stecyk.


Il cuore dell'esposizione mette in mostra i recenti lavori artistici multimediali di Thomas Campbell, Cynthia Connolly, Brian Donnelly (Kaws), Cheryl Dunn, Shepard Fairey, Phil Frost, Mark Gonzales, Evan Hecox, Jo Jackson, Todd James, James Jarvis, Andy Jenkins, Chris Johanson, Spike Jonze, Margaret Kilgallen, Harmony Korine, Geoff McFetridge, Barry McGee, Ryan McGinley, Ryan McGinness, Mike Mills, Steve Powers, Terry Richardson, Clare Rojas, Ed Templeton, Romon Yang e Tobin Yelland.


L'esposizione è arricchita da un "ambiente sonoro"creato da Tommy Guerrero, il cui percorso artistico attraversa le relazioni e gli intrecci tra le sottoculture underground che fanno da sfondo a Beautiful Losers.


La mostra comprende anche una vasta selezione di Ephemera creati dagli artisti esposti e da altre figure di questo contesto artistico. Questa sezione ospita copertine album, scarpe, stampe, skateboards, giocattoli e fanzine.
Inoltre sarà proiettata una rassegna tematica di film e videocontemporanei e storici.



Prima tappa di Beautiful Losers è stata il Contemporary Arts Center di Cincinnati nel marzo 2004, a cui hanno fatto seguito: Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco nel luglio 2004, Orange County Museum of Art e The Contemporary di Baltimora nel 2005. Dopo l'Europa nel 2006, la mostra si sposterà in Asia e Australia nel 2007.

15.03.2006 # 253
Bergamo | War is over | Fino al 26 febbraio 2006

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Napoli | Elio Waschimps | fino al 15 marzo 2006

Fino al 15 marzo 2006

La mostra antologica di Elio Waschimps è la seconda fase del progetto dedicato alle più significative personalità del Novecento artistico napoletano. L'esposizione, curata da Vitaliano Corbi e organizzata dalla Paparo Edizioni, con il patrocinio e il contributo del Comune di Napoli, è ospitata negli spazi di Castel dell'Ovo. In mostra 30 dipinti ad olio di grande formato, a testimonianza di un intenso e interessante percorso pittorico. Dalla prima personale nel 1957 alla napoletana Galleria Medea, presentata da Ferdinando Bologna, all'ultima esposizione in collettiva alla chiesa dell'Incoronata nel maggio del 2004 con Il corpo di Napoli, le sue figure inquiete raccontano da sempre uno sperdimento interiore che è soprattutto metafora della condizione esistenziale dell'uomo alle prese con un mondo difficile, oggi ancora profondamente aderente all'attualità. Di lui hanno scritto i più importanti critici del panorama nazionale da Paolo Ricci a Enrico Crispolti. I colori terrosi, i corpi lividi ed eterei di giovani fantasmi senza speranza – più volte affiancati a Ribera, Bacon e Goya - si stagliano su paesaggi brumosi, rischiarati dagli ocra e dai rossi intensi. Quelle atmosfere cariche di imprevedibilità raccontano, a cominciare dagli esordi del giovane Waschimps, una fase della pittura napoletana influenzata fortemente dalla figuratività espressionista. Nella prima metà degli anni Sessanta, il pittore – poco meno che trentenne – introduce una impronta gestuale in Notturno (1960), per poi ritornare alla figurazione, a partire dal 1965 in poi e dare vita alla prima serie pittorica Uomini alla finestra (1967), ispirata al tema della solitudine dell'uomo e alla seconda serie con Morte di Marat (1971), racconto per immagini della violenza come destino storico e qualche anno più tardi al ciclo I Giardini (1975). "L'impulso visionario", che Bologna aveva individuato nella sua produzione fin dagli inizi, diventa ispirazione negli anni Settanta, quando ha inizio il ciclo dei Giochi (1976/2000), tele in cui campeggiano bambine emaciate e fragili, impegnate in giochi arcaici dai riconoscibili nomi come 'settimana', 'mosca cieca' e 'campana'. Quell'impulso arriva fino ad oggi, variato nella serie Incendio (1999), in cui alle sagome evanescenti si alternano immagini di realtà suburbane. Catalogo Edizioni Paparo.