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Mostre ed eventi // Pagina 114 di 220
13.07.2012 # 2531
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

Hans Richter

ad Acri fino al 7 ottobre 2012

La mostra, realizzata in collaborazione con l’associazione culturale De Arte e promossa dall’associazione Oesum Led Icima, raccoglie una settantina di opere di Richter, tra oli, collage, carboncini, disegni, serigrafie, acqueforti, lettere e cartoline Dada, a testimonianza dell’estro e della poliedricità dell’artista, oltre a ventotto importanti sperimentazioni cinematografiche dadaiste (tra cui alcuni cortometraggi di Marcel Duchamp, Fernand Léger e Man Ray), coprendone così l’intera carriera artistica e mettendo in risalto la continuità tra pittura e cinema, anch’esso inteso da Richter alla stregua di una vera e propria arte visiva. «Considero il cinema come una parte dell’arte moderna, soprattutto come un’arte visibile – scriveva il grande artista –. Ho sperimentato, per così dire a mie spese, che certi impegni della pittura possono essere realizzati solamente nei film. Il film è lo sblocco di alcune delle strade indicate dalla pittura che non hanno trovato un completamento nelle arti figurative. Qui si presentano i grandi compiti per il futuro. Arte moderna e film moderno si completano».

A partire dal 15 settembre 2012, alla mostra verrà affiancata un’esposizione di lavori dei sette giovani artisti vincitori del concorso Young at Art (Walter Carnì, Giuseppe Lo Schiavo, Armando Sdao, Valentina Trifoglio, Giuseppe Vecchio Barbieri e il duo MILC, formato da Michele Tarzia e Vincenzo Vecchio), che reinterpreteranno, ognuno attraverso il proprio peculiare stile, le suggestioni provate confrontandosi con l’opera di Hans Richter, dando vita a un’interessante riflessione sull’eredità del Dadaismo nell’arte contemporanea, declinata attraverso l’intero spettro delle sue modalità espressive: pittura, scultura, body art, grafica vettoriale, fotografia e video-arte.


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26.07.2012 # 2543
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

Forte Piano

a Roma fino al 31 ottobre 2012

Secondo tempo della mostra Forte Piano: le forme del suono, curata da Achille Bonito Olivo. La mostra presenta l’originale ricerca di artisti internazionali di diverse generazioni che hanno lavorato e lavorano sulla smaterializzazione dell’opera, approdando a inedite forme di sonoro. Le opere saranno disseminate negli spazi interni ed esterni dell’Auditorium: foyer, corridoi, bar, ristoranti, sale di concerto, sale di registrazione, toilette, scale, spazi di passaggio, biglietteria. In tal modo la fruizione della mostra avverrà attraverso la ricerca sonora dell’opera invisibile che a sua volta intercetterà l’attenzione anche imprevista dello spettatore. Da John Cage e dalle Neo-avanguardie fino a un panorama sugli artisti d’oggi, le opere sonore introducono un’attesa e una sospensione delle difese che colgono lo spettatore di sorpresa, circondandolo da ogni parte e aggirando così l’invalicabile frontalità delle cose. Attraverso la vaporizzazione di ogni forma visiva gli artisti coinvolti capovolgono l’affermazione di Paul Klee “L’arte rende visibile l’invisibile”. Il risultato di tale operazione sviluppa un nuovo tipo di contemplazione aperta ad esperienze polisensoriali e integrazione nell’architettura dei luoghi. In tal modo diventa anche una descrizione visiva di tutti i luoghi architettonici dell’Auditorium progettato da Renzo Piano.


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26.07.2012 # 2537
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

Oltre il muro

a Rivoli (TO) fino al 31 dicembre 2012

Il Museo: i muri, pareti e quinte, segni del sogno incompiuto di Vittorio Amedeo II e del suo architetto, sono spesso testimonianze esorcizzate – degradate dal tempo e dalla storia – di altri artisti che nelle sale del Castello lavorarono al tempo della Residenza storica e che ora offrono la sfida agli artisti contemporanei per un confronto con se stessi, con la propria capacità e volontà di attraversare le barriere, fisicamente, concettualmente e politicamente, mettendosi in gioco per superare – profeticamente – la logica della distanza e della separazione. Nell’interpretazione dell’arte i muri nati come separazione si ritrovano ad essere elementi per estreme comunicazioni, luoghi ed epifanie di situazioni dolorose di convivenza, di scontro o di oppressione, di speranza o d’inquietudine. I blocchi e le pareti possono essere mentali, fisici, culturali o economici. Oltre il muro, tramite i propri percorsi che si intersecano dialogando, propone non solo una rilettura della collezione ma anche dello stesso ruolo del Museo nella civiltà contemporanea. Una sorta di gioco ribalterà i ruoli di curatore e visitatore, portando quest’ultimo a cercare la chiave per stabilire un discorso tra le opere e il concetto di limite, confine, luogo e memoria. Nell’ambito del riallestimento della collezione viene proposto Viaggio intorno alla mia camera progetto speciale di Marzia Migliora. Il progetto dialoga non solo con gli spazi e la storia del museo, ma coinvolge – attraverso una chiamata alla partecipazione attiva – la struttura vivente dei visitatori. Ai cittadini del territorio è richiesto di diventare prestatori di un oggetto personale, ovvero una poltrona del proprio salotto. Circa una decina di sedute, selezionate dall’artista, saranno ospitate temporaneamente al Museo, entrando in relazione con le opere della collezione. Il pubblico potrà – durante il percorso di visita – utilizzarle per una sosta o per la contemplazione, mettendo in atto un processo di scambio tra dimensione pubblica e privata. Il progetto di Marzia Migliora si realizza in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Museo.


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16.07.2012 # 2527
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

ELAD LASSRY. Verso una nuova immagine

a Milano fino al 16 settembre 2012

Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design e dal PAC, a cura di Alessandro Rabottini, la mostra è la prima monografica che un’istituzione italiana dedica al lavoro di Elad Lassry (1977, Tel Aviv; vive e lavora a Los Angeles): la più ampia panoramica mai realizzata sul lavoro dell’artista israeliano, che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare nell’ultima edizione della Biennale di Venezia.


Il lavoro di Lassry è caratterizzato da una riflessione sull’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative. A partire dalla sua recente comparsa sulla scena internazionale, il lavoro di Elad Lassry ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica tanto per la forza visiva quanto per il rigore concettuale che lo contraddistinguono. 


Se all’inizio della sua carriera i principali mezzi espressivi utilizzati da Lassry erano la fotografia e il film in 16 mm, la sua più recente produzione include anche la scultura, l’intervento architettonico, il disegno e la performance. 

La maggior parte di questi media sono presenti al PAC in un dialogo reciproco attraverso un’ampia selezione di opere a parete, quattro film, nuove opere di scultura e un’installazione che fonde fotografia, scultura e architettura realizzata appositamente per il PAC.


Nel lavoro di Lassry tutto esiste all’interno di un regime di orizzontalità, all’interno del quale ogni gerarchia tra figura, oggetto e ambiente è eliminata: persone, cose, animali e luoghi sembrano provenire da un universo dove la spontaneità è bandita e dove la memoria si confronta con un senso di fine imminente.


LE FOTOGRAFIE di Elad Lassry presentano soggetti all’apparenza familiari – persone, animali, luoghi e oggetti più o meno banali – ma è il modo in cui l’artista li ritrae a produrre un effetto ambiguo e straniante. Le pose delle persone sono artefatte, gli animali e, più in generale, la natura appaiono del tutto artificiali mentre gli oggetti – molti dei quali sono arrangiati in composizioni che ricordano la fotografia pubblicitaria – sembrano non appartenere al dominio della funzionalità, nonostante non sia chiaro se abbiano un significato simbolico.


Tra l’immagine e la sua cornice Lassry stabilisce corrispondenze cromatiche che rafforzano l’oscillazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, trasformando l’immagine stessa in un oggetto che sembra prossimo alla scultura, mentre l’assenza di luce naturale produce un’intensità cromatica che acuisce la tattilità delle immagini.


16.07.2012 # 2526
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

The Small Utopia. Ars Multiplicata

a Milano fino al 25 luglio 2012

Il titolo della mostra, “The Small Utopia. Ars multiplicata”, fa riferimento al sogno, trasmesso dalle avanguardie storiche agli artisti di oggi, di arrivare alla diffusione democratica dell’arte, praticando una moltiplicazione dell’oggetto d’arte per favorire una sua diversa fruizione estetica e sociale. 

Il percorso espositivo analizza un periodo di 75 anni dagli inizi del Novecento al 1975 e documenta con oltre seicento lavori, multipli ed edizioni, la trasformazione dell’idea dell’unicità nell’arte e la sua percezione,  non solo attraverso la moltiplicazione degli oggetti, ma anche nei diversi linguaggi: dai libri d’artista, alle riviste, al cinema sperimentale, alla radio. 

Questa piccola utopia nata all’inizio del XX sec. dai tentativi di costruttivisti e produttivisti russi di intervenire su oggetti di uso popolare, come le ceramiche, e dall’ambizione, più individualista, di Marcel Duchamp, che ricreò in scala ridotta l’insieme delle proprie opere nella sua Boîte en valise, 1941 (di cui sono presentate tre edizioni), si è consolidata negli anni Settanta, quando anche il sistema dell’arte si è diffuso, sul piano dell’informazione e della comunicazione, a tutti i livelli della società. Un’avventura a cui hanno partecipato tutti i principali movimenti dal Futurismo italiano al Bauhaus, dal Neoplasticismo al Dada e al Surrealismo, dal Nouveau Réalisme all’Optical e al Fluxus per approdare all’esplosione di arte moltiplicata indotta dalla Pop art, promotrice di un vero “supermarket” dell’oggetto artistico, tradotto ora in libro, rivista, scatola di cibo, film, vestito, disco, piatto, mobile, giocattolo e molto altro ancora.



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16.07.2012 # 2525
Hans Richter

Daria La Ragione // 0 comments

Rembrandt. I capolavori della grafica

a Trieste fino al 7 ottobre 2012

Dopo il grande successo di pubblico e critica riscosso alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia la mostra Rembrandt. Incidere la luce. I capolavori della grafica sarà ospitata negli splendidi spazi delle Scuderie del Castello di Miramare a Trieste, dal 7 luglio al 7 ottobre 2012.

L’iniziativa, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività culturali - Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia - in collaborazione con i Musei Civici di Pavia, è curata da Laura Aldovini e prodotta e organizzata da Alef-cultural project management.

 

L’esposizione presenta la produzione grafica del grande artista olandese, Rembrandt Harmenszoon van Rijn(Leida, 1606 - Amsterdam, 1669), celebre pittore, ma anche e soprattutto geniale incisore che, attraverso una grande varietà di soggetti, una straordinaria perizia tecnica e un inconsueto uso della luce, ha realizzato circa trecento stampe di forte impatto emotivo.

 

In mostra quaranta incisioni - tra autografe dell’artista e alcuni fogli di bottega - tutte provenienti dallaCollezione Malaspina, una delle raccolte di maggiore valore di tutto il territorio nazionale che conta oltre 5000 fogli di grande prestigio e che costituisce il nucleo fondante dei Musei Civici di Pavia.

 

Il percorso espositivo presenta anche tre opere di Albrecht Dürer (1471-1528), al fine di mostrare l’influenza del celebre maestro tedesco su Rembrandt e affiancare due artisti che, seppure distanti cronologicamente e tecnicamente, sono da considerarsi i più grandi incisori di tutti i tempi.

 

Il visitatore potrà ammirare alcuni dei capolavori di Rembrandt tra cui una serie dei suoi famosi ritratti e autoritratti come il Ritratto di Jan Six (1647), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o l’Autoritratto alla finestra (1648), prova di una forte capacità di introspezione psicologica, nonché le celeberrime scene sacre comeLa morte della Vergine (1639) o La stampa dei cento fiorini (1649 ca.) e anche esempi di opere rimaste ancora oggi enigmatiche nel loro significato, come quella conosciuta con il titolo Il Faust (1652 ca.).

 

Dopo la mostra “Cranach, Tintoretto, Bernini” che nella scorsa stagione artistica ha presentato le opere della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste al pubblico delle Scuderie del Castello Visconteo, prosegue quindi la partnership culturale tra i Musei Civici di Pavia e il Museo Storico del Castello di Miramare a Trieste che, in questa occasione, accoglierà le opere del Maestro olandese provenienti dalla collezione pavese.

 

Un evento importante che contribuirà ad arricchire l'offerta culturale del Castello di Miramare e consentirà al pubblico di ammirare gli affascinanti spazi delle Scuderie progettate da Carl Junker, su incarico di Massimiliano d’Asburgo, e costruite tra il 1856 e il 1860. 

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