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Mostre ed eventi // Pagina 110 di 220
15.09.2012 # 2613
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

a Rivoli (TO) fino al 18 novembre 2012

Negli ultimi trent’anni, la ricerca artistica italiana ha coltivato una propria sfera di autonomia ed è stata caratterizzata da un progressivo allontanamento dalle vicende storiche e politiche nazionali. A loro volta, gli artisti che hanno fatto eccezione sono spesso stati relegati a ruoli secondari e le loro opere ancora attendono una valutazione più obiettiva.
Oggi, una nuova generazione di artisti individua nella storia d’Italia un imprescindibile oggetto di indagine. Artisti che includono Francesco Arena, Rossella Biscotti, Patrizio Di Massimo, Flavio Favelli, Eva Frapiccini, goldiechiari e Seb Patane, si sono distinti in questo ultimissimo periodo per la realizzazione di opere che, pur nell’ampia varietà di forme e scelte linguistiche, sono incentrate su alcuni tra i momenti che hanno segnato l’Italia nel Novecento. Dalle ambizioni colonialiste, agli anni di piombo, alle stragi, ai poteri oscuri, le opere prodotte da questi artisti si riferiscono spesso a eventi tragici, tuttora scomodi, la cui ombra si allunga sul presente, continuando talvolta a dividere l’opinione pubblica. Quasi sempre, le opere riguardano fatti antecedenti alla nascita degli artisti, oppure svoltisi al tempo della loro infanzia. L’interesse di questi artisti per specifiche vicende italiane è una drammatica testimonianza del modo in cui la storia pesa anche su chi non l’ha vissuta. Aprendosi a un dibattito più ampio, la mostra concerne anche la travagliata relazione che lega il presente al passato e al processo di ricostruzione e interpretazione di quest’ultimo.
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto) presenta per la prima volta in un progetto museale unitario le opere di questi artisti. Oltre a lavori realizzati appositamente, la mostra intenzionalmente raccoglie alcune tra le più significative opere realizzate da questa generazione artistica negli ultimi cinque anni, riconoscendole quali elementi nodali a partire dai quali è possibile scrivere un nuovo capitolo sui recenti sviluppi dell’arte italiana e offrire a un ampio pubblico possibili chiavi di lettura dell’Italia odierna.


15.09.2012 # 2618
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

Liu Bolin. A secret tour

a Roma fino al 11 novembre 2012

Il lavoro di Liu Bolin è il risultato di una sommatoria di body art, performance, pittura e fotografia, dove quest'ultima si pone come la testimonianza finale. L'artista si fa truccare, o meglio dipingere in modo mimetico con il luogo esatto in cui si colloca, quasi scomparendo in esso, per poi farsi fotografare a testimonianza indelebile di quella perdita d'identità che coincide con la fusione con il luogo in cui ha sostato.
''A secret tour'' documenta l'intenso rapporto tra l'artista e l'Italia; le immagini esposte raccontano di un viaggio segreto che l'artista cinese ha compiuto nei luoghi più significativi del nostro paese e di fronte ad alcuni dei grandi capolavori del nostro passato.
La mostra è a cura di Raffaele Gavarro, con il patrocinio dalla Fondazione Italia Cina e in collaborazione con la Galleria Boxart di Verona.



15.09.2012 # 2617
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

Shapes (of freedom)

a Milano fino al 29 settembre 2012

Il Museo Fondazione Luciana Matalonè lieto di ospitare dal 13 al 29 settembre 2012 la mostra fotografica Shapes (of freedom) di Livio Moiana, a cura diNello Taietti. Il corpo umano, le sue linee, il bianco e nero. Tutto questo è Shapes (of freedom) una collezione fotografica che cerca una nuova via di comunicazione. Il movimento posturale è la lingua comune a queste immagini che diventano qui un dizionario inesplorato nel quale possiamo scoprire un alfabetorimasto nell'ombra. Lo spazio è una pagina bianca da riempire, le linee corporee inchiostro. A noi resta la libertà di scegliere quali siano le lettere capaci di esprimere almeglio le nostre emozioni. Nessun titolo, né volti, nessuna spiegazione, ma libertà di interpretazione. Le emozioni e gli stati d'animo prendono vita nelle anse del corpo, nelle sue linee e nella penombra creata dal movimento.Livio Moiana, nato nel 1969 a Como, lavora da 20 anni come fotografo pubblicitario e ritrattista. Amante delle sfide in campo professionale ha scelto di spaziare in più settori tenendo come punto focale la personae le sue emozioni. Da oltre 10 anni si dedica allacreazione di immagini in bianco e nero in cui il corpo umano è fonte di creazione per raccontarsi ed esprimere emozioni che ognuno è libero di interpretare. Le foto infatti non hanno titoli né descrizioni. Nella progettazione di ogni sua immagine ci sono due fattori che non possono mancare: la musica e la ricerca del contrasto forte e deciso. Per lui le foto devono essere come un potente pugnonello stomaco o come la più dolce delle carezze. Ingresso libero



15.09.2012 # 2616
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

Renoir - La vie en peinture

a Pavia fino al 16 dicembre 2012

Dal 15 settembre al 16 dicembre 2012 le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia ospiteranno un’importante retrospettiva dedicata ad uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo: Pierre-Auguste Renoir.

L’esposizione, a cura di Philippe Cros, - attraverso una selezione di dipinti, pastelli e disegni - ripercorrerà la carriera del grande Maestro francese mettendo in evidenza il ruolo dell’artista nella storia dell’arte moderna. Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori, alcuni dei quali esposti per la prima volta in Italia, provenienti da prestigiose realtà museali internazionali tra cui la National Gallery of Art di Washington, il Columbus Museum of Art (Ohio), il Centre Pompidou di Parigi eil Palais des Beaux Arts di Lille.

Durante il suo percorso artistico, durato circa sessant’anni, Renoir realizzò un numero sorprendente di quadri: oltre cinquemila, ovvero l’equivalente delle opere di Manet, Cézanne e Degas messe insieme. Conosciuto dal grande pubblico come uno dei fondatori dell’Impressionismo, in realtà Renoir non può essere considerato un artista totalmente devoto ad un’unica corrente e ad un unico stile ma piuttosto alla rappresentazione e celebrazione della bellezza, elemento costante in tutta la sua produzione artistica.

15.09.2012 # 2615
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

The New Public

a Bolzano fino al 13 gennaio 2013

The New Public. Una nuova dimensione pubblica e un nuovo pubblico è la mostra tematica con cui Museion inaugura, il 14 settembre prossimo, la stagione autunnale. L’esposizione è a cura di Rein Wolfs, curatore ospite a Museion per il 2012 e direttore della Kunsthalle Fridericianum di Kassel.

Tema centrale della mostra è la nuova “dimensione pubblica” nella politica, nella quotidianità e nell’arte, indagata attraverso più di 30 opere tra installazioni, sculture, video, disegni e performance. Quattordici gli artisti in mostra: Nina Beier, Rossella Biscotti & Kevin van Braak, Valentin Carron, Matias Faldbakken, Petrit Halilaj, Christian Jankowski, Klara Lidén, Helen Marten, Danh Vo. Juliette Blightman, Erik van Lieshout e Metahaven realizzeranno installazioni per l’occasione. San Keller svilupperà un nuovo lavoro performativo. La mostra è concepita come un foro in cui diverse posizioni si confrontano e sono messe in relazione con il paesaggio alpino circostante.

Il concetto di dimensione pubblica è mutato radicalmente negli ultimi decenni. In seguito alle privatizzazioni del neoliberalismo, il controllo pubblico sugli sviluppi economici e sociali si è affievolito. La res publica esistente è stata ampiamente sostituita da un nuovo ordine del mondo gestito dall’economia privata. Alla luce dell’attuale crisi economica e finanziaria questo sviluppo viene osservato criticamente; movimenti di protesta come “Occupy” chiedono sempre insistentemente una nuova res publica.

Per altri aspetti, il concetto di “sfera pubblica” ha acquisito, nella società attuale, un peso sempre maggiore. Ciò che è intimo viene subito pubblicato; i pensieri vengono dichiarati prima ancora di essere formulati e ciò che è immorale viene sanzionato immediatamente. Tutto è a disposizione e i consumatori di immagini tradizionali si sono trasformati, grazie ai gadget tecnologici, in produttori di immagini. Anche l’importanza del pubblico nell’arte contemporanea è cambiata radicalmente. Un nuovo modo di fare comunicazione ha coinvolto il lavoro di mediazione e di pubbliche relazioni nei musei. Non solo: la stessa pratica artistica e il lavoro curatoriale hanno sviluppato nuove e inaspettate strategie di rapporto con i visitatori. Il pubblico è cambiato ed è diventato per certi aspetti un nuovo pubblico.



15.09.2012 # 2612
La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)

Daria La Ragione // 0 comments

FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma

a Roma dal 20 settembre al 28 ottobre 2012

FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma arriva al 2012 con un progetto che ne conferma la crescita di prestigio ed il respiro internazionale, promuovendo la fotografia contemporanea nelle sue diverse forme e linguaggi e valorizzando i talenti emergenti con un interesse sempre più concreto per le produzioni originali.
Il tema indagato dalla XI edizione sarà il “lavoro”, parola chiave della storia della fotografia e di questi ultimi anni, reinterpretato mediante una grande attenzione alle differenze e ai cambiamenti dei linguaggi della fotografia e del lavoro contemporaneo. Il Festival, nella sua nuova versione MACRO, sceglie quindi un tema classico della fotografia documentaristica del Novecento e lo rilancia, con un ritorno alla centralità dell’uomo, facendo sua una sfida che coinvolga nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia.
Cosa rimane del lavoro “novecentesco”? e come la sua “visione”, spesso anche mitologica, piena di fatica fisica e grandi masse, si è modificata e in molti casi resiste accanto a lavori più sofisticati, spesso solitari, tecnologici e spesso difficili da trasformarsi in immagini. E come si sposano visioni vecchie e nuove? Cosa le unisce? Forse in alcune risposte a queste domande passa un’immagine complessiva del mondo e una visione della fotografia che noi consideriamo lo strumento più efficace per l’analisi della società contemporanea e dei suoi linguaggi.


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