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Mostre ed eventi // Pagina 105 di 220
13.11.2012 # 2755
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

COLLEZIONARE IL NOVECENTO

a Milano fino al 3 marzo 2013

Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista e storica dell'arte è il primo appuntamento di un ciclo di mostre dedicate a importanti collezioni e collezionisti milanesi che hanno al centro delle loro raccolte opere dell’arte del XX secolo.
Claudia Gian Ferrari a partire dagli anni ottanta è stata una figura di riferimento nella scena culturale milanese attraverso l’attività della storica galleria Gian Ferrari, ereditata dal padre, e la curatela di importanti mostre sull’arte del secolo scorso, tra le altre si rammentano quelle dedicate a Arturo Martini e al gruppo di Novecento.
Questa esposizione costituirà l’occasione per presentare il considerevole nucleo di opere della collezione di Claudia che, grazie alla donazione della famiglia, entreranno a far parte delle raccolte del Museo del Novecento. Le 15 opere donate appartengono ad alcuni degli artisti più significativi del secondo dopoguerra, come Vincenzo Agnetti, Pier Paolo Calzolari, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Giulio Paolini, Gilberto Zorio.
Inoltre, verrà esposta una selezione di materiali provenienti dai documenti dell’archivio storico della galleria Gian Ferrari che Claudia ha destinato con un legato testamentario agli Archivi del Novecento e una serie di capi d’abbigliamento della gallerista donati dalla stessa al Museo della Moda – Palazzo Morando.
La mostra proseguirà con una sala dedicata agli artisti attivi tra le due guerre -  Arturo Martini, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Cagnaccio di San Pietro, Fausto Pirandello, Mario Sironi - a cui Claudia Gian Ferrari ha dedicato una vita di studi, pubblicazioni e esposizioni.
Infine, due degli artisti contemporanei più vicini alla gallerista, Luigi Ontani e Claudio Parmiggiani, hanno contribuito ad allestire due piccole sale monografiche di particolare intensità.
Il suggestivo allestimento realizzato da Daniel Libeskind è stato progettato per valorizzare al meglio le opere e le sezioni espositive.


13.11.2012 # 2756
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

PROGRAMMARE L'ARTE. OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

a Milano fino al 3 marzo 2013

Programmare l’arte riprende, a cinquant’anni di distanza, l’esposizione che ebbe luogo nel 1962 nei negozi Olivetti di Milano e Venezia e che fu curata da Bruno Munari.
L’edizione del Museo del Novecento,  dopo la tappa veneziana allestita presso il Negozio Olivetti di proprietà del FAI (30 agosto- 28 ottobre 2012), oltre a presentare una selezione di opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getullio Alviani, del Gruppo N (Biasi, Chiggio, Costa) e del Gruppo T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco) – del quale il museo espone permanentemente oggetti cinetici e ambienti – offre una selezione di materiali d’archivio, fotografie, testi e manifesti dell’epoca e due filmati.
Ricordare a cinquant’anni di distanza la mostra che diede a questi artisti rilievo nazionale, e non solo, significa riflettere sulle possibilità di ricerca che l’Arte Programmata e Cinetica ha aperto nel dopoguerra non solo in campo strettamente artistico, ma abbracciando grafica, architettura e design e spingendosi fino al confronto con le nuove tecnologie.

06.11.2012 # 2744
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

Bridget Baker - The Remains of the Father. Fragments of a Trilogy

a Bologna fino al 6 gennaio 2013

Nell’ambito della sua prima personale in Italia promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 28 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013 negli spazi espositivi della Collezione Permanente, l’artista sudafricana Bridget Baker presenta in anteprima assoluta l’opera video The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance) (2012, 24’).
Fortemente influenzata dalla sua vicenda biografica di sudafricana bianca cresciuta durante e
dopo l’Apartheid, Bridget Baker indirizza la propria ricerca verso l’esplorazione delle dinamiche di potere e dominazione tra i popoli, inserendosi all’interno di quelle esperienze, sempre più numerose nella produzione artistica attuale, che si interrogano sulla legittimità dell’eredità storica e delle sue fonti ufficiali per metterne in discussione i codici di interpretazione.
The Remains of the Father – Fragments of a Trilogy (Transhumance), da cui trae titolo il progetto espositivo a cura di Elisa Del Prete, rappresenta la prima parte di una trilogia in cui l'artista intraprende un percorso di riflessione su un tema ancora scarsamente indagato dalla
storiografia italiana quale la storia coloniale in Eritrea durante il regime fascista.

06.11.2012 # 2743
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

1944 - Man Ray

a Milano fino al 24 novembre 2012

1944 è il titolo del romanzo, anno in cui il mondo è ancora teatro della terrificante Seconda Guerra Mondiale; di solito nei titoli delle sue opere Man Ray è sempre stato molto più originale, ma probabilmente l’artista intuisce l’importanza che quell’anno avrebbe rivestito per il corso della storia, intravedendo la fine della guerra e con essa l’illusione di un mondo più sicuro. In occasione della pubblicazione del libro, la Fondazione Marconi presenta una mostra con alcune opere di Man Ray realizzate nel periodo in cui è stato scritto 1944. Nel 1940 Man Ray è costretto ad abbandonare Parigi e a rifugiarsi a Los Angeles, dove incontra personalità importanti, ottiene riconoscimenti e diverse mostre e qui soprattutto conoscerà Juliet Browner, sua musa, modella e dal 1946 moglie a cui dedicherà la bellissima serie di fotografie The Fifty Faces of Juliet, di cui alcune sono presentate in mostra.




06.11.2012 # 2739
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

Logo di Certaldo, borgo medioevale di Giovanni Boccaccio

scadenza 30 novembre 2012

Il Comune di Certaldo indice un concorso artistico per la realizzazione del logo identificativo del paese che contenga la frase: “Certaldo, borgo medioevale di Giovanni Boccaccio”.
La partecipazione al concorso è gratuita ed è rivolta a tutti, studenti degli Istituti Superiori ed Università ad indirizzo artistico (Istituti d’arte, Licei artistici, Scuole do Grafica, I.S.I.A., ecc.), Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. È ammessa la partecipazione anche di altre figure professionali, come grafici, pubblicitari, artisti, ecc..
Il logo sarà utilizzato come segno distintivo del Comune di Certaldo su tutto ciò che riguarda la comunicazione e la promozione turistico-culturale, e sarà valutato secondo le caratteristiche di:
− Originalità, riconoscibilità, efficacia. Tali caratteristiche devono rimanere inalterate sia procedendo ad ingrandimenti o ridimensionamenti d’immagine.
− Economicità di realizzazione e gestione.
− Riproducibilità su tutti i tipi di supporto e media.


30.10.2012 # 2728
COLLEZIONARE IL NOVECENTO

Daria La Ragione // 0 comments

CHANGING DIFFERENCE QUEER POLITICS AND SHIFTING IDENTITIES - PETER HUJAR, MARK MORRISROE, JACK SMITH

a Modena fino al 27 gennaio 2013

Inaugura il prossimo 20 ottobre alle 18.00 nelle sedi espositive della Galleria civica di Modena, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, la mostra "Changing Difference. Queer Politics and Shifting identities", a cura di Lorenzo Fusi, curatore della Biennale di Liverpool.
Organizzata e coprodotta dalla Galleria civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, la mostra, in partnership con Gender Bender, il festival internazionale che presenta al pubblico italiano gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea, legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale (10 edizione, Bologna 27 ottobre-3 novembre 2012), prende in esame il lavoro di tre influenti artisti, image-maker e operatori della cultura underground tracciando paralleli ed evidenziando analogie, pur nel rispetto dell'individuale sensibilità artistica di ciascuno dei protagonisti.
Hujar, Morrisroe e Smith si muovono all’interno del difficile territorio che separa la visibilità e l’assimilazione della “differenza”. La loro opera mette in risalto i rischi che il fondere arte e vita, ricerca formale e lotta politica, comporta. Il loro agire diventa sempre più urgente con l’approssimarsi dell’AIDS, ma di fatto traccia una complessa parabola che parte dagli anni Sessanta per arrivare alla fine degli anni Ottanta. L’America e, in particolare New York, fanno da sfondo a queste storie che si intersecano di fronte al colpevole disinteresse di una classe politica (l’amministrazione Reagan), che rifiuta di riconoscere quei diritti civili che la gravità dell’emergenza sanitaria associata alla nuova epidemia mette drammaticamente in evidenza.
Le opere di Hujar e Smith verranno distribuite nei due livelli di Palazzo Santa Margherita (un artista per piano) in una narrazione visiva che, se per Hujar si concentra esclusivamente sulle straordinarie foto in bianco e nero, tra cui la serie dedicata alle catacombe di Palermo e gli intensi ritratti di David Wojnarowicz (fotografo e scrittore americano, morto di AIDS a 37 anni, nel 1982), per Smith predilige i film e una cospicua antologia di immagini presentate nella forma dello slide-show, anche se non manca una misurata selezione di bianconeri.
I circa 240 lavori del più giovane, Mark Morrisroe, saranno invece esposti alla Palazzina dei Giardini.
 
L’opera dei tre artisti accompagna lo spettatore in un percorso fatto di opposti che si integrano: arte aulica e arte popolare, banale ed elegiaco, trash e raffinatezza, vita e morte. In sintesi l’itinerario suggerito è quello di un viaggio attraverso i generi – maschile, femminile e transgender – e gli orientamenti sessuali – eterosessualità, omosessualità e bisessualità – così come sono stati raccontati dai film d’essai, dai b movies, dalla pornografia, dalla cultura underground e da quella tradizionale. Il problema dell’AIDS, inoltre, caratterizza pesantemente la vita e il lavoro di questi artisti: il loro vibrante, tragico e spesso ironico operare fa trasparire, oggi ancora più nettamente, le loro problematiche più autentiche, come il rifiuto di essere ‘normalizzati’, istituzionalizzati o trasformati in qualcosa di esotico.
Al di là delle facili apparenze il denominatore comune che tiene assieme Hujar, Morrisroe e Smith è la capacità di catturare le sfumature più volatili della personalità (la propria e quelle altrui). L’evidente vena edonistica e ironica che permea la maggior parte delle loro realizzazioni, non impedisce infatti il palesarsi di un’esplicita dichiarazione di intenti, una sorta di manifesto programmatico, e ancora più spesso la ricerca di un amore incondizionato.