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Mostre ed eventi // Pagina 102 di 218
13.11.2012 # 2756
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

PROGRAMMARE L'ARTE. OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

a Milano fino al 3 marzo 2013

Programmare l’arte riprende, a cinquant’anni di distanza, l’esposizione che ebbe luogo nel 1962 nei negozi Olivetti di Milano e Venezia e che fu curata da Bruno Munari.
L’edizione del Museo del Novecento,  dopo la tappa veneziana allestita presso il Negozio Olivetti di proprietà del FAI (30 agosto- 28 ottobre 2012), oltre a presentare una selezione di opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getullio Alviani, del Gruppo N (Biasi, Chiggio, Costa) e del Gruppo T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco) – del quale il museo espone permanentemente oggetti cinetici e ambienti – offre una selezione di materiali d’archivio, fotografie, testi e manifesti dell’epoca e due filmati.
Ricordare a cinquant’anni di distanza la mostra che diede a questi artisti rilievo nazionale, e non solo, significa riflettere sulle possibilità di ricerca che l’Arte Programmata e Cinetica ha aperto nel dopoguerra non solo in campo strettamente artistico, ma abbracciando grafica, architettura e design e spingendosi fino al confronto con le nuove tecnologie.

20.11.2012 # 2764
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

Sulla Via della Seta. Antichi sentieri tra Oriente e Occidente

a Roma fino al 10 marzo 2013

La globalizzazione del mondo antico
Più di duemila anni fa, mercanti, pellegrini e soldati affrontarono le ripide montagne e i pericolosi deserti dell'Asia centrale per scambiare beni di lusso, reperire testi sacri, conoscere e dominare popoli lontani: fu così che a poco a poco si creò quella rete di percorsi riassunti poi sotto il suggestivo termine di "Via della seta". La mostra organizzata in collaborazione con l'American Museum of Natural History di New York ripercorre il lungo viaggio da oriente verso occidente nel periodo tra il VII e il XIV secolo d.C, rappresentando la moltitudine di culture che animavano la Via della Seta attraverso la ricostruzione di quattro città simbolo: Chang'an, l'odierna Xi'an, la capitale cosmopolita della dinastia cinese dei Tang; Turfan, città-oasi del deserto del Gobi; Samarcanda, grande centro mercantile e culturale; e infine Baghdad, capitale del mondo islamico e sede del califfato.
Una sezione, realizzata in esclusiva per l'esposizione italiana, a cura di Luca Molà, Alexandra Wetzel e Ludovica Rosati, approfondisce il rapporto di alcune città italiane - soprattutto Venezia e Genova - con l'estremo Oriente negli ultimi secoli del Medioevo. Infatti, se Marco Polo è certamente il viaggiatore più conosciuto, va ricordato che non è stato il solo a cercare fortuna in Cina ai tempi del dominio mongolo: le fonti documentarie testimoniano con assoluta certezza la presenza di un nutrito nucleo di mercanti italiani nella Cina dell'epoca


20.11.2012 # 2763
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

Nero su bianco

a Roma fino al 10 marzo 2013

La mostra "Nero su bianco" racconta  eni e una parte della sua recente storia di ricerca ed esplorazione attraverso un filo di parole e di immagini che corrono su pareti di colore bianco come le pagine di un taccuino di viaggio.  Nero su bianco. La linea di inchiostro è il flusso, la traccia da seguire per comprendere il senso del racconto. Una guida per orientarsi, ricomporre e dare un significato alla collezione di testimonianze, immagini, oggetti, documenti, suoni che gli uomini e le donne di eni hanno prodotto, raccolto e "collezionato" nei loro viaggi.
La traccia corre lungo il perimetro dell'allestimento e prende forme diverse, diventando una volta testo, un'altra volta sagoma di una terra lontana dalla quale emergono immagini e ricordi, un'altra volta ancora scatola o cassetto dentro il quale si cela chissà quale sorpresa.
Seguire il filo, per il visitatore significa iniziare un percorso, un piccolo viaggio che non è lineare nel tempo, ma intertestuale, che lo porterà non a una méta, a un punto d'arrivo, ma alla scoperta di una parte del mondo eni.
Il filo nero congiunge quattro principali spazi tematici, nei quali il racconto viene declinato in quattro linee narrative.
eniwhere: dovunque, il mondo senza confini della ricerca eni nel mondo. Tutti gli angoli del mondo raggiunti dagli uomini delle spedizioni. Una sezione dove il contenuto è rappresentato dai luoghi e dalle "civiltà" con le quali l'azienda è entrata in relazione.
eniway: in qualunque modo. La sfida ai luoghi e alle condizioni ambientali e culturali più difficili e complesse, ha sviluppato nel dna di questa impresa una straordinaria adattabilità e capacità di tessere relazioni e scambi di valore.
enione: le persone e il loro valore. Avventure di business, ma prima di tutto avventure di uomini, delle loro conoscenze e competenze, ma anche delle loro sensibilità e fragilità. La sezione si concentra su ritratti e profili (reali o di finzione) dei protagonisti delle spedizioni.
enitime: tempi e contesti sociali profondamente diversi, ma che ciascuno frequenta ancora oggi con il medesimo spirito in qualsiasi epoca, dagli anni '50 a oggi, il cane a sei zampe esprime in maniera coerente la propria visione".



13.11.2012 # 2758
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales

a Reggio Emilia fino al 10 febbraio 2013

A Fluxus parteciparono, come raramente accade nella storia dell'arte, diverse donne, artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati - Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi - oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un cammino artistico e teorico individuale, come Kate Millet, femminista ed attivista, Simone Forti e Carolee Schneemann attive al Judson Dance Theater di New York all'inizio degli anni Sessanta.
Ed è proprio da questa angolazione, ampliata ad una ricostruzione genealogica dell'intero percorso artistico, che la mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales - promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 10 novembre al 10 febbraio - intende raccontare la storia e la filosofia Fluxus. Due saranno i percorsi tematici di lettura proposti dall'esposizione: da un lato l'aspetto (proto)concettuale del fenomeno sperimentale, già implicito nel termine 'Concept Art' coniato da Henry Flynt che prese corpo nei concerti di Musica Antiqua et Nova (s)coordinati da George Maciunas nella AG Gallery (New York, 1961); dall'altro, la selezione di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all'implicita critica al sistema dell'arte, nuovi concetti di identità considerando il ruolo e pertanto l'immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale - identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo.

Tra le molte mostre che in Europa ma anche in Asia e in America del Nord sono dedicate a Fluxus nel cinquantesimo della sua nascita ufficiale (al festival di Wiesbaden nel 1962) e in occasione del centenario della nascita di John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992), questa di Reggio Emilia riveste quindi un carattere di autonomia e novità. "È una mostra che proprio qui ha la sua ragione d'essere", chiarisce la Presidente della Fondazione Palazzo Magnani Avde Iris Giglioli. "In questo territorio, infatti, tra Reggio Emilia e Cavriago, ebbe vita per un ventennio uno dei poli del gruppo, intorno all'attività editoriale e di organizzazione di eventi Pari&Dispari di Rosanna Chiessi. Qui arrivano tutti i grandi protagonisti europei di Fluxus, proponendo, all'insegna di Tutto è arte, azioni dirompenti che restano ancora ben vive nei racconti di paese. E, per sottolineare il taglio critico scelto dalla mostra di Palazzo Magnani, non a caso a guidare a Cavriago questa colonia di artisti e intellettuali è stata una donna Rosanna Chiessi".


13.11.2012 # 2757
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

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FREEDOM NOT GENIUS. Opere dalla collezione Murderme di Damien Hirst

a Torino fino al 10 marzo 2013

“Collezionare è come raccogliere oggetti portati a riva in un posto sulla spiaggia e quel posto sei tu. Quando poi muori, tutto sarà di nuovo portato via.” Damien Hirst

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, continua la sua ricerca sul tema del collezionismo e presenta per la prima volta in Italia, una selezione di opere dalla Murderme collection, la collezione privata di Damien Hirst.
Freedom not Genius, curata da Elena Geuna, intende approfondire la personalità stessa di uno degli artisti viventi più noti al mondo.
“Tra gli obiettivi della Pinacoteca Agnelli vi è lo studio delle diverse tipologie di collezionismo e questa mostra si interroga sul significato delle opere collezionate rispetto alla poetica dell’artista stesso. La collezione di Damien Hirst è un’indagine su come gli oggetti che lo circondano influenzano il suo lavoro e su come il suo lavoro influenza le cose di cui si circonda,” spiega Ginevra Elkann, Presidente della Pinacoteca Agnelli.
Damien Hirst ha iniziato a collezionare alla fine degli anni Ottanta, scambiando sue opere con quelle di artisti amici che con lui formavano il gruppo Young British Artists, gettando le basi di una delle più interessanti collezioni di arte al mondo.
La collezione Murderme ha continuato poi ad ampliarsi negli ultimi tre decenni con l’acquisizione di una sorprendente varietà di opere d’arte e tipologie di oggetti realizzati con tecniche e materiali diversi.



13.11.2012 # 2755
PROGRAMMARE L'ARTE.  OLIVETTI E LE NEOAVANGUARDIE CINETICHE

Daria La Ragione // 0 comments

COLLEZIONARE IL NOVECENTO

a Milano fino al 3 marzo 2013

Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista e storica dell'arte è il primo appuntamento di un ciclo di mostre dedicate a importanti collezioni e collezionisti milanesi che hanno al centro delle loro raccolte opere dell’arte del XX secolo.
Claudia Gian Ferrari a partire dagli anni ottanta è stata una figura di riferimento nella scena culturale milanese attraverso l’attività della storica galleria Gian Ferrari, ereditata dal padre, e la curatela di importanti mostre sull’arte del secolo scorso, tra le altre si rammentano quelle dedicate a Arturo Martini e al gruppo di Novecento.
Questa esposizione costituirà l’occasione per presentare il considerevole nucleo di opere della collezione di Claudia che, grazie alla donazione della famiglia, entreranno a far parte delle raccolte del Museo del Novecento. Le 15 opere donate appartengono ad alcuni degli artisti più significativi del secondo dopoguerra, come Vincenzo Agnetti, Pier Paolo Calzolari, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Giulio Paolini, Gilberto Zorio.
Inoltre, verrà esposta una selezione di materiali provenienti dai documenti dell’archivio storico della galleria Gian Ferrari che Claudia ha destinato con un legato testamentario agli Archivi del Novecento e una serie di capi d’abbigliamento della gallerista donati dalla stessa al Museo della Moda – Palazzo Morando.
La mostra proseguirà con una sala dedicata agli artisti attivi tra le due guerre -  Arturo Martini, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Cagnaccio di San Pietro, Fausto Pirandello, Mario Sironi - a cui Claudia Gian Ferrari ha dedicato una vita di studi, pubblicazioni e esposizioni.
Infine, due degli artisti contemporanei più vicini alla gallerista, Luigi Ontani e Claudio Parmiggiani, hanno contribuito ad allestire due piccole sale monografiche di particolare intensità.
Il suggestivo allestimento realizzato da Daniel Libeskind è stato progettato per valorizzare al meglio le opere e le sezioni espositive.