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Mostre ed eventi // Pagina 101 di 220
04.12.2012 # 2801
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

Daria La Ragione // 0 comments

Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

a Napoli, esposizione permanente

Da lunedì 26 novembre 2012 il Museo di Capodimonte apre al pubblico una nuova sezione. La nuova esposizione permanente è dedicata alla collezione delle opere donate al Museo di Capodimonte dagli eredi Mele. Trentadue grandi ed eleganti affiche che raccontano il gusto e lo stile di un’epoca, realizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, vennero commissionati ai maggiori artisti dell’epoca da Emiddio e Alfonso Mele che nel 1889 in via San Carlo inaugurarono "I Grandi Magazzini Italiani", un’azienda operante da Napoli sul piano internazionale nel settore della moda e del lusso.

I fratelli Mele furono antesignani nella committenza pubblicitaria, crearono un progetto promozionale articolato e senza confronti per quei tempi, proponendo uno stile di vita aristocratico con uno sguardo nostalgico alla belle époque ma i prodotti si prospettavano alla portata tutti, “massimo buon mercato” era lo slogan che accompagnava la quasi totalità dei cartelloni pubblicitari Mele, prodotti dunque destinati alla media borghesia. I manifesti Mele vennero realizzati da diversi artisti: Achille Beltrame, P. L. Caldanzano, Leonetto Cappiello, S. De Stefano, Marcello Dudovich, Franz Laskoff, Gian Emilio Malerba, A. L. Mauzan, A. Mazza, Leopoldo Metlicovitz, E. Sacchetti, A. Terzi, Aleardo Villa che, seppur con diverse interpretazioni stilistiche,    mantengono    l’impostazione    indicata dal committente, enfatizzando i capi d'abbigliamento e l'atmosfera che questi riescono a creare attorno.

04.12.2012 # 2802
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

Daria La Ragione // 0 comments

Gabriele Basilico "Bord de mer"

a Napoli fino al 6 gennaio 2013

La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e gli Incontri Internazionali d’Arte, dedicano a Gabriele Basilico la mostra dal titolo “Bord de mer”, a cura di Achille Bonito Oliva, con il progetto scientifico e il coordinamento di Umberto Zanetti.

Tra i maestri indiscussi della fotografia contemporanea, Gabriele Basilico ha esordito alla fine degli anni Settanta con il lavoro Milano ritratti di fabbriche avente per soggetto la periferia industriale del capoluogo lombardo. Da allora la sua ricerca si è concentrata sulla metamorfosi del paesaggio urbano, sulla forma e l’identità della metropoli, producendo mostre e libri tra i quali Porti di mare (1990), Beirut (1991), L’esperienza dei luoghi (1994), Italy, cross sections of a country (1998), Berlino (2000), Istanbul (2010), Mosca verticale (2008), Shanghai (2010), Rio (2011).

Nel 1984-85, Gabriele Basilico viene invitato dal Governo francese a partecipare alla “Mission Photographique de la D.A.T.A.R.” (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un imponente progetto che coinvolgeva un gruppo internazionale di fotografi chiamati a documentare e a interpretare le trasformazioni del paesaggio francese.
Da questa esperienza nasce nel 1990 il volume “Bord de mer”, di cui la mostra ospitata nelle sale di Villa Pignatelli offre la più completa e ricca testimonianza. Attraverso una selezione di 27 fotografie di grande formato che ripropongono paesaggi già esposti in altre occasioni e ben noti e apprezzati dal pubblico e dalla critica internazionale e 65 vintage prints fino ad oggi inedite ed appositamente scelte dall’autore per questa mostra, è possibile ripercorrere le tappe di un lungo viaggio lungo le coste del Mare del Nord, dal confine con il Belgio fino al confine con la Bretagna, tra Normandia, Picardia e Nord-Pas de Calais.

Questo lavoro segna una momento importante nella carriera del fotografo milanese, che sembra scoprire un nuovo atteggiamento “contemplativo” verso il paesaggio che gli consente di cogliere nell’immagine tutti i particolari fino alla complessità delle cose che il paesaggio può restituire.
«La distribuzione dei ruoli», sottolinea il curatore, «assegna all’artista il posto dello sguardo eccentrico ed al fotografo quello dello sguardo statistico, all'arte il privilegio di assecondare la malattia della soggettività e alla fotografia il compito di sviluppare l'impossibile atteggiamento dell'impassibilità e della neutralità. Gabriele Basilico che pratica da molti anni una tangenza con il mondo dell'arte e dell’architettura, capovolge questo luogo comune e introduce nell'ambito dell'immagine fotografica la torsione che appartiene alla storia della pittura, adoperando rigorosamente gli strumenti del linguaggio fotografico (…). Basilico tende sempre a dimostrare che la realtà è complessa, sezionabile quanto si vuole ma mai annullabile. Anche per merito di una metafisica dello sguardo». Ed è questo sguardo che nella minuziosa descrizione delle geometrie urbane e naturali di Boulogne, Calais, Étaples, Dunkerque, Le Havre, Crotroy, Fécamp, Le Tréport, Ault, riesce a catturare la vita silenziosa, l’atmosfera, la luce, le ombre dei luoghi, restituendoli nella loro interezza e globalità.

In occasione della mostra verrà pubblicato presso la casa editrice Baldini Castoldi Dalai editore di Milano un nuovo volume intitolato “Bord de mer”, che racchiuderà anche queste immagini mai presentate al pubblico in precedenza.

04.12.2012 # 2800
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

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Cose da niente - Il fascino discreto degli oggetti

a Modena fino al 24 febbraio 2013

Alcune figurine più di altre catapultano lo spettatore in epoche passate, dando conto della quotidianità vissuta nelle case o a passeggio per la città. Ambienti popolati di cose cambiate negli anni, diventate fuori moda, tanto da non essere, a volte, nemmeno più riconoscibili.
La mostra Cose da niente. Il fascino discreto degli oggetti, realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in occasione del festivalfilosofia, attraverso immagini e parole, racconta la storia di questi oggetti divenuti obsoleti, ma che hanno avuto grande peso nella vita delle persone, come il cono dello zucchero - da cui il colore 'carta da zucchero' -, il macinino e la cuccumella, il vaso da notte, il tabacco da fiuto, i sali d'ammonio e il biberon 'assassino'. Cose quasi 'da niente' al pari delle figurine, ma capaci di evocare emozioni ed atmosfere e ormai degne di far parte di collezioni pubbliche e private.
Da alcuni decenni, infatti, la museologia ha iniziato a prestare grande attenzione a cose che, anche povere e apparentemente insignificanti, possano essere raccolte e collezionate. Alla base di questa tendenza sta la volontà di restituire significato a oggetti che, privi di storia ed estrapolati dal loro contesto e vissuto, subirebbero definitivamente l'oblio del tempo. È così che cose 'da poco' vengono esposte in vetrine con accanto numeri di inventario e cartellini esplicativi, donando un'aura di sacralità a tutto ciò che è stato oggetto di esperienza umana, grande o piccola che fosse. Sembrano cose, oggetti inanimati, ma in realtà sono racconti, storie, curiosità, segni di vite vissute ancora in grado di attivare il ricordo, di evocare un'atmosfera, di sollecitare un'emozione.

04.12.2012 # 2799
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

Daria La Ragione // 0 comments

Cose di donna

a Modena fino al 6 gennaio 2013

La mostra prende spunto da un nucleo patrimoniale del Centro di Ricerca etnografica dei Musei di Carpi costituito da materiali documentari di forma diversa e da oggetti, che non sono classificabili come opere d’arte ma come testimonianze di cultura materiale, in quanto realizzati in origine come oggetti d’uso.
Per loro natura dunque si tratta di oggetti che, insieme ai materiali documentari multimediali, si “soggettivizzano”, possono cioè raccontare la loro storia prescindendo dal dato storico o materiale per i quali sono diventati oggetti museali: tornano insomma a diventare cose.
Per la mostra, la scelta delle cose si è concentrata su oggetti che appartengono all’universo produttivo femminile di Carpi del XX secolo e fanno riferimento a tre attività specifiche: la mondina, la trecciaiola, la magliaia.
Per quest ultimo aspetto, l’esposizione si avvale della disponibilità di Anna Molinari e Blumarine che prestano per la mostra il bluvi indossato da un personaggio noto in un’occasione mondana, protagonista nelle sale rinascimentali del palazzo dei Pio.

04.12.2012 # 2798
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

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WU WEISHAN

a Roma fino al 16 dicembre 2012

Dal 24 novembre al 16 dicembre 2012 sarà presentata, per la prima volta in Italia nelle sale del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia, una mostra dello straordinario Maestro della scultura contemporanea cinese Wu Weishan. In mostra le più importanti figure della cultura cinese ritratte dal Maestro, la rappresentazione dell’individuo e le emozioni del genere umano nel rapporto con la storia, fra Oriente e Occidente.
Wu Weishan è tra i più importanti scultori della nuova generazione cinese, giunto alla sua maturazione artistica in seguito all’apertura della Cina negli anni ’80. Dal 1998, le sue sculture sono state esposte in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Olanda, Corea del Sud, Tokyo, Hong Kong, Macao e Taiwan. Precursore di un nuovo stile di scultura a mano libera, la sua tecnica è aperta a sperimentazioni e ibridazioni; come dice l’artista stesso “con la scultura tento di portare avanti lo spirito della cultura cinese attraverso forme d'arte più innovative”.
Wu Weishan respira, fin dai primi anni della sua vita artistica, le influenze delle tecniche occidentali mischiando queste suggestioni alle sue tradizioni. Durante i suoi soggiorni in Europa e in America approfondisce gli studi avvicinandosi in particolare ad alcuni grandi maestri come Michelangelo (1475-1564), Gianlorenzo Bernini (1598-1680), Marino Marini (1901-1908) e Giacomo Manzù (1908-1991). Il suo è uno stile che unisce le tecniche antiche dell’espressionismo cinese, dalla scultura delle grotte all’arte popolare, dalla calligrafia alla pittura tradizionale, con il realismo e l’espressionismo moderno occidentale. Un metodo assolutamente originale che fonde i piani, i corpi, la forma con le linee delle montagne per modellare le figure, portando la scultura in uno spazio più ampio. La sua attenzione è rivolta all'equilibrio della massa, al senso di spiritualità che essa invoca, che ottiene attraverso l’abbandono delle strutture fisiologiche e prestando attenzione alla sola proporzione dei pesi.
Nel corso dei suoi vent’anni di carriera, Wu Weishan ha creato oltre 500 sculture rappresentando una vasta scelta di soggetti. L’opera principale del Maestro Wu è la scultura di ritratti di personaggi famosi appartenenti sia al passato che alla storia moderna. Nel corso degli anni ha realizzato sculture di oltre 200 celebrità cinesi e straniere, fra cui quelle di Qi Baishi, tra i più importanti e riconosciuti artisti della pittura moderna cinese, di cui alcune opere sono state esposte proprio a Palazzo Venezia nel 2011, Chen Ning Yang, premio Nobel per la Fisica, Shiing-shen Chern, illustre matematico, fino ad arrivare ai grandi personaggi del mondo occidentale come Leonardo da Vinci, con una sua scultura in mostra, la Regina Beatrice dei Paesi Bassi, che nel 1996 invita il Maestro Wu a recarsi in Olanda desiderosa di essere ritratta in una scultura.

04.12.2012 # 2797
Le affiche dei magazzini Mele a Capodimonte

Daria La Ragione // 0 comments

Ellenico Plurale. Dipinti dalla collezione Sotiris Felios

a Roma fino al 11 gennaio 2013

“Ellenico plurale. Dipinti dalla Collezione Sotiris Felios”: dal 28 novembre 2012 all’11 gennaio 2013 il Complesso del Vittoriano ospita una mostra che propone per la prima volta in Italia un’ampia panoramica dell’arte greca contemporanea figurativa dagli anni Ottanta ad oggi presentando 88 dipinti di 25 artisti greci delle due ultime generazioni provenienti dalla collezione di Sotiris Felios, raccolta d’arte prestigiosa composta da più di settecento pezzi. Il filo rosso che lega tra loro le opere esposte, che certo non può essere esaustivo di tutta la produzione artistica greca attuale, è la rappresentazione della figura umana.
“La mostra è uno sguardo sull’arte greca contemporanea così come viene angolato da una grande collezione privata ateniese. Uno sguardo sicuramente ‘di parte’, ma con tanta storia alle spalle.” (G. Serafini).

La rassegna, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è promossa dalla Fondazione “L’altra Arcadia” con la collaborazione dell’Ambasciata di Grecia in Italia ed è a cura di Giuliano Serafini. L’esposizione, organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, sarà inaugurata martedì 27 novembre alle ore 18.30 presso il Complesso del Vittoriano.