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Mostre ed eventi // Pagina 100 di 220
18.12.2012 # 2815
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

Gianluca Vassallo - DentroInside

a Rovereto fino al 13 gennaio 2013

Il progetto di Vassallo va ricondotto alla nuova mission del Mart, che a partire dalla mostra dedicata a Fausto Melotti e ancor più con “La magnifica ossessione”, intende valorizzare il patrimonio del Museo, mettendone in risalto, allo stesso tempo, le risorse e le professionalità interne. Per questo motivo, l’obiettivo fotografico di Gianluca Vassallo si è addentrato nelle pieghe del Mart, riemergendo con l’immagine, normalmente non visibile, di tutte le singole individualità che vi lavorano: dai curatori, agli operai, ai collaboratori, ai dirigenti.Ne risulta una doppia esposizione, o meglio una mostra con un doppio registro, declinato in due spazi espositivi distinti, il Museo e il suo sito web.

Nelle sale del Mart si vedranno 90 fotografie in cui le persone che lavorano al Museo si sono offerte allo sguardo dell’artista con una parola appuntata su un taccuino. Stampati con un rigoroso bianco e nero su carta da manifesti, anziché sulla classica carta fotografica, questi scatti rivelano una grande concentrazione formale, puntata esclusivamente sulle persone. Queste, e le parole che hanno scelto, descrivono una visione intima ed estremamente personale del Museo; dietro a ognuno di loro si svela una “biografia” individuale e istituzionale, lasciando dialogare la sfera pubblica con quella privata. Un “manifestarsi” di volti e messaggi, secondo l’artista, che giustifica la scelta del manifesto come materiale di supporto per la stampa.

Una seconda versione del progetto, intitolata “DentroInside. Note di produzione”, sempre curata da Veronica Caciolli, ha come “sede espositiva” la Project Zone del nuovo sito del Mart, uno spazio espositivo reale del quale il Museo rivendica piena rilevanza curatoriale. Per il lancio di questa Project Zone, il Mart ha chiesto a Gianluca Vassallo di “scavare dentro” al Museo, con uno sguardo d’insieme; il risultato è un registro che integra soggetto, luce e architettura e rumore di fondo.



18.12.2012 # 2816
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

La magnifica ossessione

a Rovereto fino al 6 ottobre 2013

"La magnifica ossessione sono 2.784 oggetti, un chilometro di cammino, 275 artisti, 418 dipinti, 144 disegni, 100 incisioni, 70 sculture, 11 film e video, 6 installazioni, 6 arazzi, 103 manifesti, 328 fotografie, 217 documenti, 1074 mail art, 64 libri d'artista, 20 modelli d'architettura, 78 multipli..."
Il Mart celebra i suoi primi dieci anni di vita attraverso una mostra che ridisegna la relazione delle sue collezioni con il pubblico, riflette sul proprio patrimonio e intraprende un modo inedito di osservarlo.

Progetto senza precedenti per il Mart, “La magnifica ossessione” è stata definita dal direttore, Cristiana Collu, con un accumulo di aggettivi: “Autodidatta, rabdomante, auto da fé di opere. Succube o protagonista, collezione ricomposta, perturbante e conturbante, maniacale e feticista. Oscuro oggetto del desiderio. Segreto, condivisione, ebbrezza, festa. Vertigine della mescolanza”. Le quasi 3000 opere raccolte in mostra permettono di esplorare il patrimonio del Mart nella sua integrità ed eterogeneità, secondo un’esperienza che avrà un impatto sul pubblico di inedita e inaspettata potenza.
 
"La magnifica ossessione" rivendica una visione radicalmente libera dei piani temporali; le opere sono accostate secondo un criterio che si potrebbe definire “anticipazione del presente”, o “archeologia del futuro”. Per questo motivo il visitatore incontrerà un percorso che è sì cronologico, ma che procede in realtà per forti slittamenti tematici. Le opere sono disposte senza gerarchie visive, mischiando le collezioni ed esaltando le differenze tra le categorie.
 
Una rievocazione, in un certo senso, dello spirito dei salons ottocenteschi, esposizioni che rappresentavano un diverso modo di osservare le opere d’arte. “La magnifica ossessione” propone una sensibilità prossima ai criteri del collezionismo e alle condizioni visive della realtà, piuttosto che alla presunta neutralità ed asetticità delle sale espositive moderne e contemporanee.

Per costruire “La magnifica ossessione” il Mart è ricorso in toto alle proprie professionalità interne, affidandosi ad un vero lavoro di squadra. I curatori e conservatori coinvolti sono Nicoletta Boschiero con Veronica Caciolli, Margherita de Pilati, Duccio Dogheria, Daniela Ferrari, Mariarosa Mariech, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia, Denis Viva, Federico Zanoner.
 
“La magnifica ossessione” ospita anche lavori pensati e realizzati da artisti contemporanei, che intervengono offrendo il loro sguardo alla successione storica delle opere: dalla residenza di Paco Cao agli special guest Emilio Isgrò, Liliana Moro, Christian Fogarolli e Paolo Meoni e, a partire dal 2013, Emanuele Becheri, Giuseppe Caccavale e Michele Spanghero.

18.12.2012 # 2814
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

L'alchimia e le arti

A Firenze fino AL 3 FEBBRAIO 2013

La mostra esaminerà attraverso sessanta opere (dipinti, sculture, incisioni, codici manoscritti, antichi rimedi farmaceutici e testi a stampa illustrati) alcuni aspetti della passione dei sovrani medicei per l’alchimia tra Cinque e Seicento.
Alla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal 15 dicembre 2012 al 3 febbraio 2013, si terrà la mostra ARTI ED ALCHIMIA. La Fonderia degli Uffizi da Laboratorio a stanza delle meraviglie, che esaminerà attraverso sessanta opere (dipinti, sculture, incisioni, codici manoscritti, antichi rimedi farmaceutici e testi a stampa illustrati) alcuni aspetti della passione dei sovrani medicei per l’alchimia tra Cinque e Seicento.
 
Informazioni:      tel. (+39) 055 285610 - (+39) 055 2646456
                               info@amicidegliuffizi.it
 

11.12.2012 # 2808
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

Rewind. 50 anni di Fender in Italia

a Bologna fino al 3 febbraio 2012

La mostra analizza l’ultimo mezzo secolo di cultura musicale e visiva italiana mettendo di nuovo a confronto il mondo dell’arte con quello della musica, con un percorso che si snoda su tre differenti livelli di lettura: le Fender customizzate e reinterpretate da ventuno artisti italiani e internazionali dialogano, in un allestimento ricco di spunti e memoria, con gli elementi visivi e scenografici, memorabilia originali e le fotografie di Guido Harari, Efrem Raimondi, Caterina Farassino e Paolo Proserpio, a disegnare una sorta di italica time line a partire dal 1962, debutto di Fender in Italia.
Ma Rewind sarà anche musica dal vivo, con la rassegna dei concerti di 3 storici artisti targati Fender ed espressioni tangibili del crossover tra arte e musica: Roberto Formignani, Dendy Bestia e Giorgio Cavalli.
Tutto questo è Rewind, quindi: uno sguardo in retrospettiva, come quando si avvolge il nastro delle vecchie audiocassette che fino a non troppo tempo fa costituivano il supporto ideale della musica in viaggio, che si tuffa nel presente e ipotizza scenari futuri.

11.12.2012 # 2807
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

Gillick & Lewitt

a Napoli fino al 26 gennaio 2013

LIAM GILLICK - Four Propositions Six Structures, 2012
Nel 2013 Liam Gillick terrà il ciclo di lezioni per le prestigiose Bampton Lectures alla Columbia University. E’ la ultima di una serie che è cominciata nel 1948 e che ha visto partecipare l’astronomo Fred Hoyle, lo storico delle scienze Jacob Bronowsky e il filosofo Paul Ricouer.
Per la sua prima mostra alla Galleria Alfonso Artiaco, Gillick presenterà le linee guida delle sue quattro lezioni, le quali toccano i principali temi della sua produzione degli ultimi venti anni: semplici proposizioni che vengono combinate con una serie di strutture astratte. Le opere testuali e quelle formali non hanno una connessione diretta – ciononostante nessuna sarebbe possibile senza le altre. Gillick ha affermato di aver scritto negli ultimi anni numerosi testi dove ha trattato vari aspetti strutturali dell’arte come l’ astrazione, le modalità del fare arte, il rapporto tra lavoro e vita, la collaborazione e lo stato dell’arte contemporanea. L’artista però continua dicendo che uno dei problemi di questo approccio è che tende a focalizzarsi troppo sul recupero e sulla reiterazione, poiché questi sono due aspetti dell’arte che possono essere verificati indipendentemente. “Io mi voglio rivolgere alle strutture sottostanti i principali progetti su cui ho lavorato negli ultimi venti anni. Questo significa dunque che le lezioni non saranno tanto sull’arte ma riguarderanno piuttosto ciò che è successo e succede per realizzare la possibilità dell’arte. O più precisamente, il modo in cui l’arte esiste come un problema e una costante attività umana che è essenzialmente connessa al rifiuto e alla reinvenzione piuttosto che alla classificazione e al giudizio. Cercherò di fare questo trattando delle strutture politiche e sociali che sono state al centro del mio lavoro”. (Liam Gillick, intervista di Tom Eccles, in: Art Review, volume 63, novembre 2012)

SOL LEWITT – Pyramids, 1986
Fin dagli anni ’60 Sol LeWitt (1928, Hartford, Connecticut, USA – 2007 New York, USA) concentra la sua arte sulle possibili combinazioni delle forme geometriche e sulla lenta derivazione da esse di quelle non-geometriche. LeWitt è universalmente riconosciuto come ilfondatore ed il principale sperimentatore dell’arte concettuale che si manifesta, agli inizi della sua opera, con le caratteristiche del minimalismo.
La serie di dodici gouaches Pyramids, esposta per la prima volta presso la galleria Peter Pakesch nel 1986 a Vienna, inedita in Italia, sviluppa le possibilità della forma del triangolo, solitamente acuto, affiancandone diversi sempre per il lato lungo e mai per quello corto. Disponendo i triangoli in questo modo risulta che questi convergano in una punta che irradia dal basso da una specie di curva angolare composta da linee corte allineate secondo diverse angolazioni. In questo modo si ottiene una forma che si muove isolata sullo sfondo. La relazione dei colori, che costituiscono il tono dello sfondo, non viene ripetuta in nessuno dei triangoli.

04.12.2012 # 2803
Gianluca Vassallo - DentroInside

Daria La Ragione // 0 comments

Alighiero e Boetti

sottotitoloa Milano fino al 22 marzo 2013

Dal 28 novembre 2012 al 22 marzo 2013, lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano ospita una personale di Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), uno dei maestri italiani più importanti del Novecento, il cui lavoro ha influenzato, più di qualsiasi altro, quello di artisti più giovani che hanno iniziato a operare tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e che è stato recentemente celebrato da un’importante retrospettiva tenuta al Reina Sofia di Madrid, alla Tate Modern di Londra e al MoMA di New York.
 
L’esposizione presenta 36 opere realizzate negli ultimi trent’anni di attività, nelle quali il tratto, il disegno e il colore sono diventati la materia essenziale della sua ricerca e che spaziano tra una pluralità di tecniche e di materiali che vanno dai disegni ai ricami, dai collage alle matite su carta, ai grandi acquarelli del Cielo, dai lavori postali alle biro, agli arazzi che rappresentano la sua icona più riconoscibile.
 
Personaggio versatile, in grado di sviluppare una poetica singolare e molto attuale. Boetti ha saputo cogliere la complessità del mondo contemporaneo, superando anche le barriere di un universo culturale che oggi sembra chiuso da confini insormontabili, come quelli dell’Afghanistan, dove Boetti ha vissuto e realizzato molti dei suoi lavori.
 
L’ecletticità dell’artista è evidente dall’appellativo col quale era solito firmare le sue creazioni, Alighiero e Boetti - da cui il titolo della mostra - che anticipava, a distanza di anni, il dibattito tra identità e alterità. “Alighiero - affermava lo stesso Boetti - è la parte più infantile, più estrema, che domina le cose familiari, Alighiero è il modo in cui mi chiamano e mi nominano le persone che conosco, Boetti è astratto, appunto, perché il cognome rientra nella categoria, mentre il nome è unico il cognome è già una categoria, una classifica. Questa è una cosa che riguarda tutti. Il nome dà certe sensazioni di familiarità, di conoscenza, di intimità. Boetti, per il solo fatto di essere un cognome, è un’astrazione, è già un concetto”.

Inside Ilas