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Mostre ed eventi // Pagina 97 di 220
31.01.2013 # 2887
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

Daria La Ragione // 0 comments

August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

a Milano fino al 7 aprile 2013

Dal 1 febbraio al 7 aprile 2013, la Fondazione Stelline di Milano ospita un grande evento espositivo che mette in relazione il fotografo tedesco August Sander (Herdorf, Germania, 1876 - Colonia, 1964), tra le più importanti figure della fotografia del XX secolo, con il fotografo contemporaneo americano Michael Somoroff(New York, 1957).
 
L’esposizione, dal titolo Absence of Subject, curata da Diana Edkins e Julian Sander, organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline, in collaborazione con ADMIRA, presenta 40 opere fotografiche di Sander, tratte dalla celebre serie Uomini del Ventesimo Secolo, e 40 fotografie di Somoroff accompagnate da otto video, che costituiscono un toccante omaggio all’opera del maestro tedesco.
 
Uomini del Ventesimo Secolo è costruito nel tempo da Sander come un catalogo di umanità in grado di rappresentare una visione pluralista della società della Repubblica di Weimar, lontana dal mito della razza ariana, ed è suddiviso in sette sezioni: i Contadini, i Commercianti, le Donne, Classi e Professioni, gli Artisti, le Città e gli Ultimi (senzatetto, veterani, ecc.).
Somoroff ha lavorato su di esse con un intervento concettuale, cancellando digitalmente le figure umane, per giungere all’essenza dei luoghi – strade silenziose o interni vuoti – ed evidenziare, attraverso l’assenza del soggetto, il rapporto tra la presenza dell’uomo e il paesaggio.
 
Somoroff ha rimosso in ciascuno scatto originale quello che si può considerare l’"elemento essenziale" - il soggetto, il ritratto - mantenendo solo l’ambiente. Gli sfondi che costituivano in Sander un elemento di secondo piano ora diventano il soggetto principale, e sono trasformati in opere concepite in maniera completamente nuova.
Attraverso un approccio concettuale, ma anche umanistico, il suo lavoro giunge all’essenza dei luoghi e all’intrinseco rapporto tra la presenza dell’uomo e il paesaggio. Un’azione solo all’apparenza arbitraria, ma che denota come Somoroff abbia intimamente compreso la lezione del maestro tedesco, che non si voleva limitare a un semplice ritrattismo, comune a parte della fotografia dell’epoca. Così Somoroff dimostra la potenza persuasiva ed estetica di Sander, anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere l’horror vacui di strade silenziose o il silenzio degli interni vuoti delle case, la figurazione dei tratti tipici di quella determinata società rimangono inalterati.



31.01.2013 # 2890
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

Daria La Ragione // 0 comments

DE NITTIS

a Padova fino al 26 maggio 2013

Dal 19 gennaio al 26 maggio 2013, Palazzo Zabarella di Padova sarà teatro di un eccezionale evento dedicato a Giuseppe De Nittis (1846-1884).
120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi costituiranno il percorso espositivo della più importante mostra mai realizzata su uno dei protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo.
La rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, è promossa dalla Fondazione Bano di Padova e dalla Fondazione Antonveneta, ed è un’ulteriore tappa del progetto decennale sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia.
 
Per Federico Bano, presidente della Fondazione la mostra “è una nuova occasione per comunicare, ancora una volta, al grande pubblico i risultati più aggiornati della ricognizione storica e critica dell’Ottocento italiano inserito in un contesto internazionale”.
 
Prendendo avvio da quanto emerso dalla rassegna che, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il Petit Palais di Parigi ha riservato all’artista, l’iniziativa segnerà una svolta negli studi e nella valorizzazione internazionale del pittore pugliese, grazie anche al recupero di lavori non presenti in quella occasione, alcuni dei quali ignoti alla critica, altri assenti dall’Italia da molto tempo, come quelli che appartengono al ciclo delle vedute londinesi.
 
Le opere arriveranno dalle maggiori istituzioni francesi, tra cui il Petit Palais di Parigi, il Musée Carnavalet di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Reims, e dai più importanti musei e gallerie pubbliche italiane: oltre alla Pinacoteca De Nittis di Barletta, che possiede la straordinaria raccolta di dipinti rimasti nell’atelier dell’artista dopo la sua morte precoce, l’elenco dei prestatori può contare sull’apporto della Pinacoteca Provinciale "C. Giaquinto" di Bari, della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, delle Raccolte Frugone di Genova, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, del Museo di Capodimonte di Napoli, della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, del Civico Museo Revoltella - Galleria d'Arte Moderna di Trieste, della Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia. Incisivo è stato il contributo di prestigiose raccolte private, di storici collezionisti di De Nittis, da cui provengono i dipinti meno noti, capolavori assoluti riproposti al pubblico in questa occasione.


31.01.2013 # 2889
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

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STEFANO ZARDINI. M.I.N.E. winter

a Milano fino al 23 febbraio 2013

Dal 24 gennaio al 23 febbraio 2013, GAMManzoni - Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea di Milano ospita la mostra di Stefano Zardini, i cui scatti realizzati in occasioni di guerre, di emergenza e di problematiche sociali, in più di 70 paesi nel mondo, sono accolti sulle pagine di molte testate internazionali.
Stefano Zardini, tra i pochi fotografi occidentali a entrare in nazioni ancora chiuse negli anni ‘70 e ‘80 quali Vietnam, Oman, Yemen del Sud, Arabia Saudita, Albania, è famoso, tra l’altro, per i suoi reportage in scenari di guerra (Ciad-Libia, 1986; Iran-Iraq, 1987; Mozambico, 1988), in territori sconvolti da eventi naturali (terremoto in Armenia, 1988; uragano nel Bangladesh, 1991), o ancora sulle condizioni di lavoro dei Dalit e sulla prostituzione (India, 2006 - presentato al Festival Internazionale di Fotogiornalismo di Perpignan – Visa pour l’Image 2008) o sul traffico di stupefacenti sul confine con l’Afghanistan (Tajikistan, 2000 e 2008 - commissionato dall’UNODC - United Nations Office on Drugs and Crime).
 
L’esposizione milanese offrirà l’occasione di scoprire un diverso lato di Stefano Zardini, quello più legato al mondo della Fine Art, con le immagini del suo più recente progetto dal titolo M.I.N.E. (Multiple Infringing Nature Expression).
I soggetti ritratti sono essenzialmente paesaggi montani, siano essi alberi, cime innevate, piste da sci. Di questi scatti Zardini isola un dettaglio, lo moltiplica e lo modifica, amplificandone l’effetto e creando nuove immagini. Ottiene così un risultato sorprendente che gli permette di esplorare nuove possibilità sia tecniche che espressive, come se l’immagine statica si animasse e generasse da se stessa nuovi frammenti che si combinano tra di loro.



31.01.2013 # 2888
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

Daria La Ragione // 0 comments

CINDY SHERMAN. That's me - That's not me

a Merano fino al 26 maggio 2013

I lavori proposti a Merano, infatti, appartengono al periodo di formazione di Cindy Sherman avvenuto alla State University of New York di Buffalo, quando decise di abbandonare gli studi sulla pittura, per dedicarsi completamente alla fotografia. Qui produsse un ampio corpus di opere che sono le fondamenta su cui costruì il suo percorso creativo, e che anticipano la famosa serie Untitled Film stills che creò a New York, tra il 1977 e il 1980.
In questi anni, Cindy Sherman venne influenzata dalle forme espressive che stavano emergendo all’inizio degli anni Settanta, come il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’arte concettuale, la Body art. Inoltre, frequentando l’Hallwall Contemporary Arts Center di Buffalo, centro espositivo autogestito da artisti, fondato nel novembre 1974 dal suo amico Robert Longo e da Charles Clough, ebbe modo di conoscere importanti visiting artists, quali Vito Acconci, Bruce Nauman e Chris Burden e alcune artiste che furono per lei un esempio. Tra queste, Lynda Benglis, Hannah Wilke, Adrian Piper, Eleanor Antin e Suzy Lake, vere e proprierole models, poiché usavano nell’arte il proprio corpo femminile.
L’opera giovanile di Cindy Sherman può essere suddivisa in tre fasi.
Nella prima, si dedica al ritratto. Ricorrendo al trucco e alla mimica, nel 1975, realizza alcune serie fotografiche che la raffigurano con il volto trasformato. Le foto Untitled (Growing Up) affrontano il tema dell’adolescenza, rappresentando i cambiamenti della fisionomia di una bambina che diventa una ragazza.
La seconda inizia quando la performance coinvolge tutto il corpo dell’artista. Cindy Sherman fotografa se stessa in diversi ruoli e pose, assumendo differenti identità, e poi ritaglia le figure dalle fotografie (cut-out). Nascono così il film Doll Clothes (1975) e vari lavori in cui questi cut-out vengono sovrapposti e allineati.
Nella terza fase, Cindy Sherman fa interagire diversi personaggi e caratteri, come nelle serie A Play of Selves, Bus Riders e Murder Mystery (tutte del 1976).
A Play of Selves, in cui sono coinvolti 244 personaggi e 72 scene distribuite in quattro atti e un finale, è una complessa opera teatrale. L’artista americana mediante caratteri diversi (ad esempio la follia, il desiderio, la vanità, la sofferenza, la donna affranta, l’amante ideale) vi rappresenta il variegato e ambivalente mondo interiore femminile.
In Murder Mystery, con circa 211 cut-out e 80 scene, costruisce un racconto giallo dal finale incerto, in cui interpreta vari ruoli, tra l’altro quello dell’amante geloso, del maggiordomo, della madre e del detective.
Entrambe le serie hanno una struttura articolata e seguono uno storyboard raffinato: le singole figure assumono dimensioni diverse a seconda dello scenario. Il numero delle scene è determinato dallo spazio espositivo disponibile; Cindy Sherman le applica direttamente sulle pareti ad altezza d’occhio, creando in tal modo una grande installazione.
La complessa opera giovanile di Cindy Sherman è frutto di un processo creativo concettuale e performativo. A causa del carattere effimero dell’installazione, molti cut-out, come per esempio i Bus Riders, sono andati persi.
Negli anni trascorsi a Buffalo, la Sherman per la prima volta eleva il gioco della metamorfosi a progetto artistico e realizza numerose fotografie, fino ad oggi inedite, che riuniscono in sé molti elementi del teatro e del cinema. Da più di 35 anni, interpreta e reinterpreta tutta l'ampia varietà di ruoli e di identità femminili.

21.01.2013 # 2864
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

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Alessandro Valeri - PANorama

a Napoli fino al 10 febbraio 2013

Le opere di Alessandro Valeri, artista e fotografo italiano, rappresentano volti, corpi, città e territori evocando una mappatura umana e urbana in espansione. La sua tecnica fotografica è di grande raffinatezza. A volte i suoi lavori si coniugano a graffi e segnali dipinti sopra la stampa, come per creare un codice alternativo di lettura. Il corpo umano diventa un paesaggio. Così Valeri dimostra la verità profonda dei soggetti raffigurati. Si può parlare del ritratto e dell'istante, ma intesi come progetto che esula dallo stereotipo e che si espande a tutto raggio, cogliendo ed evocando i contesti. 
Il nucleo della mostra è costituito da opere che rappresentano i luoghi storici di New York frequentati da Andy Warhol durante il suo ultimo anno di vita. Si tratta di seducenti vedute degli anni '80, dense di una contemporaneità ormai scomparsa. Le immagini mostrano l'accumulo urbano della metropoli con scene di strada, edifici cadenti e personaggi ancora vicini nel tempo e nella memoria.
I volti e i corpi dinamici fotografati da Alessandro Valeri focalizzano aspetti del movimento e del divenire. Rappresentano uno spazio e un tempo invertiti di significato. Rendono un effetto quasi sciamanico attraverso segnali pittorici dettati da un gesto unico e irripetibile, che sintetizza con eleganza la dimensione tribale e la tragicità estetica.
 
I ritratti di Naomi Campbell, Valentino Rossi o i volti di trapezisti, acrobati, domatori e clown esprimono un altro simbolismo. Sono icone dell'immaginario collettivo, fuggite dal quotidiano e dall'universo della pubblicità, simboli residuali di un mondo in trasformazione. La personale di Alessandro Valeri al PAN di Napoli è la prima tappa di Panorama, un ampio progetto di mostre in spazi pubblici italiani curate da Francesca Pietracci & Jonathan Turner.



21.01.2013 # 2863
August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

Daria La Ragione // 0 comments

Sol LeWitt. L'artista e i suoi artisti

a Napoli fino al 1 aprile 2013

La mostra è il primo omaggio museale italiano reso a questo grande protagonista dell'arte contemporanea internazionale (LeWitt nasce a Hartford, Connecticut nel 1928) dalla sua scomparsa nel 2007 a New York, a 78 anni. Come suggerisce il titolo, l'esposizione intende mostrare il carattere polimorfo e variegato dell'attività artistica di LeWitt. La mostra di Napoli illustra con originalità un percorso artistico di quasi 50 anni suddividendolo in tre sezioni, corrispondenti ad altrettanti nuclei tematici, con opere inedite progettate dall'artista e realizzate oggi dai suoi assistenti, con opere mai esposte al pubblico precedentemente, con opere infine di altri artisti ma collezionate da LeWitt.