alexa

Ilas sui social network

logo-ilas
logo-ilas logo-ilas

MENU

cercaCERCA

ILAS è una scuola di specializzazione che opera esclusivamente
nell'ambito della comunicazione visiva.

 
icona

La scuola

100% comunicazione visiva

icona

La scuola
Storia, struttura e organizzazione

icona

I docenti
I curricula di tutti i docenti

icona

Certificazioni
Il valore di un corso Ilas

icona

Attività
Corsi, seminari e contest

icona

Social, blog e magazine
Scopri ilas 2.0

 
icona

I Corsi

Elenco dei corsi Ilas divisi per tipologia

Corsi Adobe MensiliPHOTOSHOP | ILLUSTRATOR | INDESIGN

Corsi Annuali CompletiGRAFICA | FOTO | WEB | PUBBLICITÀ | SOCIAL

Corsi Brevi TematiciFOTO STARTUP | COPY | MONTAGGIO

Elenco corsi brevi tematiciPer ogni corso è indicata la quota mensile iva (22%) compresa

 

Corsi di Grafica 3DMAYA | RHINO | STAMPA 3D

Elenco corsi grafica 3DPer ogni corso è indicata la quota mensile iva (22%) compresa

Corsi Annuali CoordinatiPERCORSI MULTIDISCIPLINARI

Corsi 2° anno GRAFICA | FOTOGRAFIA | WEB PHP

 

Cerchi un talento della comunicazione visiva?
 

Inserisci AnnuncioArea riservata alle aziende

Scegli CandidatoArea riservata alle aziende

Vai al PortfolioArea riservata alle aziende

Guarda i lavori realizzati dai nostri studenti
Oltre 9000 progetti realizzati nei corsi Ilas

ILAS - Istituto superiore di comunicazione visiva

icona

Recapiti telefonici

Italy / Napoli

tel(+39) 081 5511353
tel(+39) 081 4201345
fax(+39) 081 0070569

icona

Indirizzo

Italy / 80133 Napoli

Via Alcide De Gasperi, 45
Scala A

numero-verde

  • Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 92 di 221
25.03.2013 # 2983
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

Tina Modotti. Fotografa

A Roma fino al 7 aprile 2013

Dopo la mostra dedicata a Charlotte Rampling, la rassegna La fotografia al femminile, realizzata in collaborazione con Contrasto, prosegue con l’esposizione dedicata a Tina Modotti. Dal 14 marzo al 7 aprile in AuditoriumArte sessanta fotografie dell’artista, tra le quali spiccano i capolavori scattati durante gli anni trascorsi in Messico. La mostra ricostruisce in maniera documentata sia la straordinaria vicenda artistica della Modotti (che la vide attrice di teatro e di cinema a Hollywood prima, e fotografa nel Messico post-rivoluzionario poi), sia la sua non comune vicenda umana che la rese protagonista in quegli anni in Messico, Russia, Spagna, Germania.

25.03.2013 # 2987
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

PAOLO SCHEGGI - ZONE RIFLESSE

a Prato fino al 30 giugno 2013

Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dedica a Paolo Scheggi (Settignano, Firenze 1940 - Roma 1971) un articolato percorso espositivo incentrato sulla presentazione dell'Intercamera plastica, ambiente monocromatico praticabile che entra per l'occasione nella collezione del Museo d'arte contemporanea della Toscana, grazie alla disponibilità e generosità di Franca e Cosima Scheggi. Parte dell'esposizione ripercorrerà la collaborazione di Paolo Scheggi con la "sarta intellettuale" di origine fiorentina Germana Marucelli, presentando alcune sue creazioni del 1961 e 1962, abiti dipinti da Scheggi oggi conservati a Milano.
Allo sguardo parallelo, al talento fotografico di Ada Ardessi sarà dedicata l'esposizione allestita nella lounge del Centro Pecci,intitolata Zone riflesse. La vita e le opere di Paolo Scheggi nella fotografia di Ada Ardessi.

25.03.2013 # 2986
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

DELVAUX E IL SURREALISMO.

a Mamiano di Traversetolo fino al 30 giugno 2013

Tele dominate da baluginanti nudità, da scheletri implicati in scene religiose. Le mostre di Paul Delvaux hanno destato scandalo, come la retrospettiva di Ostenda del 1962, che consacrerà definitivamente l’artista sul piano internazionale, vietata ai minori di diciotto anni. Oppure la Biennale di Venezia del 1954, nella quale il patriarca, futuro papa Giovanni XXIII, proibì ai preti l’eccesso di una pittura che avrebbe potuto turbarli.
Affabulatore dell'inconscio, intrigante stratega di atmosfere da sogno, Delvaux trova fonte d’ispirazione in quelli che lui considera i suoi due mentori, Giorgio De Chirico, il metafisico “faro” per i surrealisti, e René Magritte, insieme a Delvaux il più grande pittore belga del XX secolo: "Cercavo negli altri l'alimento che mi permettesse di scoprire me stesso. Perciò ho fatto pittura espressionista. Ho fatto pittura come quella di Ensor. C'era qualcos'altro che volevo trovare: fu allora che scoprii Giorgio de Chirico, e fu lui, d'un tratto, a mettermi sulla strada giusta". Si presenta con queste parole Delvaux, protagonista della stagione del Surrealismo, il movimento d'avanguardia nato nel 1924 col Manifesto di André Breton, che eleva il sonno a stato di coscienza e realtà, con Sigmund Freud inconsapevole profeta: “Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.”
Questa dimensione artistica viene indagata dalla nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca dal titolo "DELVAUX E IL SURREALISMO” dal 23 marzo al 30 giugno 2013, a cura di Stefano Roffi insieme al Musée d’Ixelles-Bruxelles, dove l’enigma, perfettamente surreale, sull’adesione o meno dell’artista al dettato del movimento surrealista (egli la negava, contraddicendo una apparente evidenza, definendosi un “realista poetico”) costituisce il tema della mostra stessa che, con circa 80 opere scandite tematicamente (Il paesaggio, L’enigma della ferrovia, Il mistero femminino, Le coppie, La classicità, Gli scheletri) offre anche il confronto con i lavori di accertati surrealisti quali lo stesso Magritte, Max Ernst, Man Ray, oltre al grande De Chirico; con loro Delvaux partecipa a “L’Exposition Internationale du Surréalisme” nel 1938 a Parigi, in un incontro artistico fra i più sorprendenti del Novecento, dopo essere rimasto molto colpito dalle opere che aveva visto alla mostra “Minotaure”, tenutasi al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1934.



25.03.2013 # 2985
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

Joel-Peter Witkin - Il Maestro dei suoi Maestri

a Firenza fino al 23 giugno 2013

La Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia, in collaborazione con la Galleria Baudoin Lebon, di Parigi presenta a Firenze al MNAF l’opera fotografica unica e provocatoria di Joel-Peter Witkin (New York, 1939).

La mostra propone una selezione dei lavori del fotografo americano, noto per le sue immagini enigmatiche in cui la gloria del corpo umano si confonde con la miseria e la ricerca spirituale con l’inquietudine religiosa.
Nel suo lavoro Witkin applica la metodologia compositiva tipica del pittore, rivisitando i temi della mitologia occidentale, i capolavori della tradizione artistica europea e la rappresentazione canonica del corpo umano. Le sue opere sono dense di citazioni formali in cui mescola insieme i grandi nomi della storia della fotografia, come Muybridge, Rejlander e Holland Day, con la scultura greca e romana, l’arte barocca, neoclassica e moderna. Il lavoro di Witkin è dominato dal tema della rappresentazione della nudità, i suoi legami con l’erotismo, la sofferenza e il piacere, ma anche con il deterioramento e la morte.

In un percorso di 55 opere, la mostra offre l’occasione di apprezzare l’aspetto creativo e interpretativo di Witkin nella sua sperimentazione fotografica. Ogni opera è il risultato di una lunga e complessa elaborazione formale che riguarda sia i soggetti ritratti che il processo di stampa. Le fotografie sono frutto di una serie di passaggi manuali in cui Witkin sperimenta le tecniche più diverse dal graffio allo strappo dei negativi, dall’utilizzo di filtri a varie tipologie di ostacoli posti tra il supporto e l'ingranditore. Le sue composizioni sono ampiamente studiate e create con la massima cura per i dettagli. Le scene sono ricche di rimandi, più o meno espliciti, ai grandi maestri dell’arte da Velasquez a Manet. Witkin affronta le stesse problematiche plastiche e gli stessi ambiti iconografici di questi capolavori, ritraendo e celebrando in atmosfere sublimi i corpi di soggetti ritenuti storicamente non rappresentabili come nani e storpi, androgini ed ermafroditi.


25.03.2013 # 2984
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

Living in lift e Verticalità

a La Spezia fino al 14 aprile 2013

Dopo il successo di Torino, Milano, Genova e Napoli, dal 15 marzo al 14 aprile 2013 la mostra Living in Lift, parte del più ampio progettoSchindler per l’ Arte, viene ospitata al CAMeC della Spezia, con il contributo ideativo e organizzativo di bevisible+ e la curatela di Walter Vallini e Roberto Mastroianni. Dedicata all’espressione artistica contemporanea nell’ambito della fotografia, arte digitale, video arte e installazione, negli spazi del CAMeC dialoga con le opere prodotte dai giovani artisti selezionati dal concorso nazionale dedicato alla Verticalità.
La mostra Living in Lift è dedicata alle installazioni e ai video che rappresentano, probabilmente, il tentativo più forte operato dagli artisti di relazionarsi alla spazialità transazionale dell’ascensore, ricreando attraverso la figurazione e la narratività oggettuale porzioni di quel microcosmo relazionale che solitamente sfugge alla nostra attenzione. Agli artisti è stato proposto un tema comune su cui sviluppare i loro lavori: l’ascensore, luogo-non luogo del nostro quotidiano, spazio antropico che ben si presta a mettere in scena la condizione umana in una fase socio-storica, come quella tardo moderna, che sin dalla sua nascita si presenta con i caratteri di una mobilità capace di appiattire la temporalità sulla spazialità. Lo spazio limitato dell’ascensore diventa pertanto il luogo della messa in scena di strategie e comportamenti atti a preservare la percezione della propria identità in relazione a un’alterità umana non scelta ma subita, anche se per tempi brevissimi.
Verticalità è una collettiva esito di un concorso rivolto ad artisti under 35, con lavori selezionati da una giuria composta, oltreché dai curatori Vallini e Mastroianni, da Maria Flora Giubilei, direttore Musei di Nervi e presidente della commissione, Matteo Fochessati, conservatore Wolfsoniana – Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova, Marzia Ratti, direttore dell’Istituzione per i Servizi Culturali della Spezia, Eliana Mattiauda, direttore Palazzo Gavotti di Savona, Monica Biondi, vicedirettore Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Ilaria Bonacossa, curatore Museo di Arte Contemporanea Villa Croce di Genova e Francesca Serrati, conservatore Museo di Arte Contemporanea Villa Croce di Genova.
Attraverso opere di fotografia, video arte e installazioni, la mostra propone lo sguardo di giovani creativi sulle problematiche della mobilità metropolitana, con riferimento al peculiare contesto genovese, contraddistinto da collegamenti verticali, come ascensori e funicolari, che mettono in evidenza l’adattamento dello sviluppo urbano alla specifica conformazione orografica della città.

25.03.2013 # 2982
Tina Modotti. Fotografa

Daria La Ragione // 0 comments

Hans Glauber: "Dalla città meccanica" 1963 - 1973

a Brescia fino al 20 novembre 2013

Museion e la Galleria Prisma del Südtiroler Künstlerbund presentano opere di Hans Glauber. Con circa cinquanta lavori su carta tratti dalla propria collezione, Museion offre una panoramica d’insieme sull’opera di Glauber. La Galleria Prisma espone  tredici opere fotografiche di grande formato provenienti anch’esse dalla collezione di Museion.

Hans Glauber era un artista? In Alto Adige – e non solo – era noto ai più per il suo impegno nelle questioni ecologiche. Ma Glauber, nato a San Candido nel 1933 e morto a Bolzano nel 2008, tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta svolge anche un’intensa attività come fotografo ed espone le sue opere in numerose istituzioni di prestigio. Varie sono le mostre personali come quelle nel Gewerbemusem di Zurigo nel 1965, nella Galerie nächst St. Stephan di Vienna nel 1969, nel Museo de Bellas Artes di Santiago del Cile e nel Kaiser-Wilhelm-Museum di Krefeld nel 1972, nella Kunsthalle di Basel nel 1973 o nel Joanneum di Graz nel 1974.
Fra il 1963 e il 1973 nascono circa 150 lavori fotografici con il titolo “Dalla città meccanica”. Sono immagini che rappresentano visioni urbane e architettoniche, affascinanti e minacciose al contempo, di una vita determinata dalla tecnica. Le opere di Glauber si possono interpretare come rappresentazione, nello spirito di Adorno e Horkheimer, di un mondo che si va facendo sempre più ostile all’uomo.
I lavori di Glauber prendono le mosse da fotografie di elementi meccanici delle macchine da scrivere e calcolatrici come quelle prodotte dall’Olivetti. Glauber sottopone queste fotografie a un complesso processo di solarizzazione, riconversione e collage. La fotografia di Glauber, pertanto, non è una semplice riproduzione fotografica delle cose, bensì genera la visione nel momento stesso della sua costruzione.

Inside Ilas