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Mostre ed eventi // Pagina 86 di 218
27.04.2013 # 3036
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

Doppio gioco - Andrea Zucchi

Milano - Fondazione Stelline

L’esposizione presenta 50 opere recenti dell’artista milanese, divise in due diversi e autonomi cicli, in grado di creare uno spiazzante “doppio gioco” di contrasti e assonanze tra appropriazione d’immagini fotografiche dell’Ottocento, piccole composizioni e sculture astratte.

Dal 14 aprile al 12 maggio 2013 la Fondazione Stelline di Milano (corso Magenta 61) ospita la mostra “Andrea Zucchi. Doppio gioco - Appropriazioni & Astrazioni”: cinquanta opere recenti del pittore milanese, tra figurazione di lontana ascendenza metafisica e astrazione.

L’iniziativa si inserisce nella sezione Stelline Spazio Aperto, format di ospitalità a eventi ideati da soggetti esterni, realizzati in collaborazione con la Fondazione Stelline.
La rassegna, a cura di Sergio Risaliti, presenta il nuovo progetto espositivo di Andrea Zucchi, in cui l’artista affronta il tema della ri-creazione in due diversi e autonomi cicli di opere che, affiancati simultaneamente, danno luogo a un “doppio gioco” di contrasti e assonanze.

Mai come oggi le pratiche di rielaborazione di materiali preesistenti sono al centro del dibattito delle arti contemporanee, dal cinema alla musica, dalla letteratura alle arti visive. Già nel passato, le opere d’arte si sono nutrite di scambi, metamorfosi e contagi, ma l’uso del computer, aprendo testi e immagini a un’indefinita virtualità, ha portato inevitabilmente a moltiplicare questi procedimenti. La facilità e comodità del “copia e incolla” è talmente diffusa a tutti i livelli da divenire una cifra caratteristica e rivelatrice di questi decenni.
In una serie di lavori, di medie e grandi dimensioni, Zucchi si appropria d’immagini fotografiche dell’Ottocento, traducendole in pittura e virando l’originale bianco e nero in un cromatismo esasperato ed eccentrico. Attraverso una sorta di plagio psichedelico, personaggi storici, figure allegoriche, nudi accademici, scene di genere, paesaggi romantici e nature morte, insomma tutto il repertorio di un’epoca a noi così stranamente familiare e lontana allo stesso tempo, riemerge nei dipinti di Zucchi acquistando un aspetto vivace, ironico che le rende insolitamente Pop. Una “ricreazione ottocentesca” che nella sua dichiarata artificialità si allontana da ogni possibile citazionismo.

In un altro nucleo di opere invece, tutte di piccolo formato, i cartoni da imballaggio degli oggetti elettronici vengono riutilizzati come supporti tridimensionali per composizioni astratte, che si riallacciano, da una parte, alle morbide geometrie biomorfe sviluppate nella prima metà del novecento da Kandinskij, Klee e Arp, e dall’altra alle ricerche sulla superficie oggettuale degli anni sessanta. Sfruttando i pieni e i vuoti di queste strane e variegate sagome, che spesso richiamano elementi architettonici, Zucchi elabora una sorta di sgargiante decorazione tribale che trasfigura in pura forma plastica i fragili gusci di protezione delle nostre merci.
A queste due opposte linee di ricerca si aggiunge infine, come trait d’union, una serie di sculture di panneggi che sembrano fuoriuscite dai dipinti per trasformarsi, una volta abbandonati al suolo, in forme quasi astratte.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo Skira editore con testi di Sergio Risaliti, Luca Scarlini e un’intervista di Silvia Fabbri.

27.04.2013 # 3037
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

MARIO RACITI. Opere 1962-2012

Milano - Museo Diocesano

Dal 16 aprile al 9 giugno 2013, al Museo Diocesano di Milano si tiene il nuovo appuntamento di MuDi Contemporanea, con la prima antologica a Milano di Mario Raciti.

La mostra, curata da Paolo Biscottini, presenta 60 opere che ripercorrono 50 anni di attività dell’artista milanese e si concentra su due nuclei di dipinti e carte - il primo del 1962, l’altro del 2012 - in grado di indicare le affinità e le differenze all’interno di un percorso creativo lungo mezzo secolo, durante il quale Raciti ha declinato varie tematiche, pur mantenendo uno sviluppo razionale delle stesse.

Il percorso espositivo si apre con gli esordi figurativi degli anni ’60, durante i quali Raciti s’immerge in un mondo incantato, di favola, in cui i segni si vanno organizzando in immagini plastiche e allungate, spesso verso l'alto o dentro l'orizzonte e le opere sono caratterizzate da titoli che parlano di antenne, di sonde, di giostre, di teleferiche, di tunnel.
Accanto al nucleo di Eden - presentato per la prima volta - questi lavori si contraddistinguono per la loro carica ironica e per la loro affinità con il disegno infantile, con le sue rappresentazioni del mondo, e che rendono, con forza straordinaria, l'atteggiamento proprio di quella irripetibile età della vita, quando gli occhi sono sgranati, aperti a ogni incontro e a ogni emozione.

Nel decennio successivo, Raciti approda a quelle che lui stesso chiama “Presenze-Assenze”, quindi, negli anni '80, alle “Mitologie” infine ai “Misteri” degli anni '90. Intorno a questi, dal 2000 elabora “Mani mine e misteri” - il ciclo dei “Why” (‘Perché’) che rievocano l'interrogazione del Cristo sulla croce e quello dei “Fiori del profondo” che ricorda il mito di Proserpina nell'Ade che comunica con la madre Demetra, facendo nascere sulla terra i fiori a primavera.
Del 2012 appartiene il secondo nucleo di grandi tele, anch'esse inedite, nelle quali i fiori si sono trasformati in dardi.

27.04.2013 # 3035
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

Sissa Micheli - Fade in the Past! Cut!

Merano Arte

Dal 12 aprile al 2 giugno 2013, Merano Arte ospita la personale di Sissa Micheli (Brunico, 1975), dal titolo "FADE IN THE PAST! CUT!", curata da Sabine Gamper.

La mostra propone un ciclo di nuovi lavori, alcuni dei quali realizzati appositamente per l’occasione, che vedono l’artista confrontarsi con le possibilità espressive e narrative fornite dal mezzo fotografico. Partendo dalla riflessione sui media e servendosi di svariati espedienti formali, Sissa Micheli riflette sugli aspetti che accomunano le immagini fotografiche e quelle cinematografiche.

Il nucleo del percorso espositivo meranese è rappresentato da due fotografie in bianco e nero di grande formato in cui compare un soggiorno, lo scenario di un set immaginario. In "SCENARIO FOR A POSSIBLE FILMING LOCATION" una scritta in strass richiama subito alla mente il fascino decadente di Hollywood. Lo spettatore è immerso in una storia fittizia che gli prospetta un mondo di ricordi e immagini direttamente riconducibili al mondo del cinema o della televisione.

Di altrettanta importanza è la serie di 17 scatti intitolata "YESTERDAY'S TOMORROWS" (2012/2013), realizzati in una villa abbandonata di Brunico risalente agli anni Trenta.

Sissa Micheli ha intrecciato la storia della città e la memoria degli abitanti con la propria libera immaginazione; in questo senso, la vicenda della residenza è stata il vero e proprio punto di partenza per la realizzazione di questi lavori. Nelle foto, l’artista rimuove persone e oggetti dalla loro posizione abituale, li porta a galla, li appende, li fa volare, per poi fissarli nell’istante fotografico.

Attraverso il duplice ruolo di soggetto creativo e oggetto passivo, Sissa Micheli si fa interprete ed emblema del concetto stesso di femminilità. La sua opera rimanda spesso alla poetica di molte artiste che a partire dagli anni Sessanta e Settanta hanno eletto il corpo a soggetto principale della propria ricerca e s’iscrive allo stesso tempo nella tradizione della fotografia "tableau", ovvero quel modo di fare fotografia che si potrebbe definire come narrazione illustrata attraverso la messa in scena di varie situazioni. Ogni fotogramma, nella propria singola composizione, illuminazione o disposizione delle persone immortalate, porta alla costituzione di un’immagine che corrisponde a una specifica situazione emotiva.

Le opere di Sissa Micheli esercitano un fascino di tipo ambivalente; da una parte, esprimono la bellezza di un momento cristallizzato, dall’altra, in quanto effimere e perturbanti, esplorano paure e fantasie di carattere collettivo. Attraverso un lavoro che si colloca a metà tra fotografia, video e installazione, l'artista mette a punto un linguaggio specifico, basato sulla messa in discussione delle immagini e della loro capacità di generare cultura e codici culturali.


09.04.2013 # 3020
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

RESTITUZIONI 2013

a Napoli fino al 9 luglio 2013

Dal 23 marzo al 9 luglio 2013, Napoli è protagonista della mostra “Restituzioni 2013. Tesori d’arte restaurati”.
Ospitata al Museo di Capodimonte e alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, l’esposizione presenta 45 nuclei di opere d’arte - per un totale di oltre 250 singoli manufatti - restaurati nello scorso biennio da Intesa Sanpaolo nell’ambito di Restituzioni, il programma che la Banca dedica da oltre vent’anni alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano.
Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la mostra, curata e promossa da Intesa Sanpaolo, è organizzata in partnership con la Soprintendenza per il Polo museale della città di Napoli, e si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Napoli, e della collaborazione dell’Associazione Amici di Capodimonte. La curatela scientifica è di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti.
Le opere esposte coprono un arco cronologico dall’VIII secolo a.C. al primo Ottocento e provengono da siti archeologici, musei e chiese dei territori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Calabria, dai poli museali delle città di Venezia, Firenze e Napoli stessa, e dai Musei Vaticani.
Nel cuore della città, i visitatori hanno inoltre la possibilità di conoscere ulteriori tesori custoditi in prestigiose sedi cittadine, anch’esse coinvolte nel corso degli anni nel programma Restituzioni: la chiesa dei santi Apostoli, il Museo Diocesano, la Cappella del Tesoro di San Gennaro e il Museo del Tesoro di San Gennaro.

09.04.2013 # 3019
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

Evaders

sottotitoloa Napoli fino al 23 giugno 2013

L'artista israeliano Ori Gersht presenta al pubblico l’opera “Evaders”, realizzata per la prima volta nel 2009.
 
Si tratta di una video installazione che racconta la sfortunata fuga del filosofo ebreo tedesco Walter Benjamin dalla Francia occupata dai nazisti lungo la Lister Route nel 1940: tentando di passare clandestinamente il confine tra Francia e Spagna il filosofo fu arrestato a Port Boue e poi trovato morto nella sua stanza. La Lister Route - oltre ad avere alle spalle una lunga storia legata ai contrabbandi - è diventata un drammatico simbolo della Seconda Guerra Mondiale come luogo di transizione e viaggio verso la libertà: Ori Gersht vi ambienta la sua video installazione rendendo la strada un “non luogo” che può essere percepito come “senza tempo”. L’artista infatti grazie all’uso della fotografia in stop-motion e del film al rallentatore nelle sue opere cattura l’attimo, lo ferma nel tempo e nello spazio per renderlo percettibile in modo chiaro: rende visibile la fragilità e la caducità dell’esistenza umana.
Ori Gersht ha dichiarato di essersi ispirato per “Evaders” all’Angelus Novus di Paul Klee, opera che Walter Benjamin scelse come simbolo della sua filosofia della storia. Il filosofo scriveva infatti: "C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta". (W. Benjamin)

09.04.2013 # 3018
Doppio gioco - Andrea Zucchi

Daria La Ragione // 0 comments

MAGICA DISNEY - 3000 volte Topolino

dal 22 marzo al 26 maggio 2013 al PAN di Napoli

Una mostra e un libro dedicate ad una delle case editrici fondamentali del mondo del fumetto, dell'editoria e della multimedialità tout court, in corrispondenza con un traguardo storico del settimanale a cui tutto il mondo è legato, ovvero "Topolino", che giunge al suo numero 3000!
L'affacciarsi nelle edicole italiane del primo numero del tascabile Topolino, il 7 aprile 1949, ha determinato una vera e propria rivoluzione nell'ambito dell'editoria a fumetti italiana e internazionale. Per la prima volta nel mondo veniva adattato un "formato libretto" per una pubblicazione a fumetti. Indirettamente, il Topolino libretto, che nasce dopo altri 738 numeri pubblicati settimanalmente in formato giornale dal dicembre 1932, e che taglia il traguardo del n. 3000 il 22 maggio 2013, ha dato impulso a un intero universo di testate fumettistiche (centinaia e centinaia, per milioni di pezzi distribuiti). L'esempio italiano è stato seguito, a ruota, da altre nazioni, a cominciare dalla Francia, dove almeno cinque editori si sono specializzati negli albi a fumetti da edicola in petit format, senza contare gli stessi Stati Uniti, che nel 1990 hanno lanciato il tascabile Disney Adventures, basandosi sull'esempio del Topolino libretto.

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