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Mostre ed eventi // Pagina 212 di 223
10.06.2006 # 313
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Napoli | Rebecca Horn - Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

fino al 10 giugno 2006

L'artista ritorna ancora una volta a Napoli, dopo l'affascinante e dibattuta installazione
Spiriti di Madreperla realizzata nel 2002 in Piazza del Plebiscito, per presentare alcuni
dei suoi ultimi lavori fra i quali l'opera Luce di Budda.
Quest'ultima opera indaga il tema della rinascita e dell'ascesa spirituale continuando il
discorso iniziato con l'istallazione napoletana dedicata alle anime del Purgatorio.

Ognuno dei lavori in mostra - come lei stessa ha dichiarato - "incapsula storie ed
esperienze" ed esprime un mondo interiore complesso che indaga temi quali la
sessualità, l'amore, la vita, la morte.
Fin dalle sue prime performance degli anni settanta Rebecca Horn ha fatto propria
l'idea di arte come "energia", un'energia che le deriva dal continuo dialogo con se
stessa, e che si rinnova ogni volta nell'incontro con un nuovo pubblico, in un nuovo
luogo, muovendosi in un profondo universo simbolico.

25.06.2006 # 295
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Roma | Antonello da Messina | fino al 25 giugno 2006

Fino al 25 giugno 2006

Le Scuderie del Quirinale riuniscono per la prima volta quasi tutte le opere di Antonello da Messina, uno dei grandi maestri del Quattrocento italiano, in una mostra che si preannuncia come un evento di portata straordinaria.
Da Londra, da Washington, da New York, da Parigi, da Vienna, da Dresda, da Anversa, da tutti i principali musei del mondo, dalla Sicilia e da tutta Italia arrivano a Roma le Madonne, gli straordinari Ritratti, le Crocifissioni, il famosissimo San Girolamo nel suo studio e tutte le preziosissime tavole che hanno creato la leggenda di questo grandissimo pittore siciliano.


20.06.2006 # 254
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Roma | Modigliani | fino al 20 giugno 2006

Fino al 20 giugno 2006

Obiettivo dell'ampia esposizione, e' quello di mettere in risalto il grande valore della ricerca di Modigliani in quel clima assolutamente unico creatosi a Montmartre prima e a Montparnasse poi nella Parigi d'inizio Novecento.
Come afferma Rudy Chiappini, curatore della mostra, "quella del livornese e' stata una delle figure piu' carismatiche e una delle personalita' maggiormente rappresentative di quell'ambiente, fucina della modernita', anche se in vita non ha conosciuto notorieta' e ricchezza ne' ha avuto la soddisfazione di veder riconosciuto il proprio straordinario talento da un condiviso apprezzamento della sua opera."
La mostra vuole fornire una visione completa della ricerca pittorica di Modigliani non solo attraverso un articolato percorso cronologico ma anche mettendo in risalto alcune tematiche e alcuni elementi caratteristici del suo lavoro.
Tra questi, il ritratto rappresenta indubbiamente l'elemento privilegiato attraverso il quale evidenziare la cifra stilistica di Modigliani che per primo introduce uno strettissimo rapporto psicologico con il soggetto per poi avviarsi verso una purezza e un'eleganza formale assolute.

18.06.2006 # 316
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Milano | Martin Creed | Fino al 18 giugno 2006

Fino al 18 giugno 2006

Dal 16 maggio al 18 giugno 2006, la Fondazione Nicola Trussardi presenta un progetto dell'artista inglese Martin Creed per gli spazi dell'Arengario di Piazza del Duomo a Milano.

Le opere di Martin Creed nascono dagli oggetti, dalle parole e dai suoni della vita di tutti i giorni. Come in una continua ricerca del grado zero della scultura, l'artista inglese utilizza i materiali più semplici per costruire un mondo in cui ossessione e fantasia modificano e riscrivono la realtà. Come in un viaggio alla scoperta di ogni dettaglio dimenticato delle nostre attività quotidiane, le installazioni, i disegni e le sculture di Martin Creed invitano gli spettatori a guardare all'universo con rinnovata attenzione.

Ogni interpretazione è valida nel mondo festoso di Martin Creed e spesso le sue opere hanno bisogno del pubblico per essere ultimate. Everything is Going to Be Alright, la scritta luminosa presentata a Times Square di New York, è una dichiarazione di ottimismo e allo stesso tempo una stoccata ironica sulla società dei consumi; Half The Air In a Given Space è una profusione sterminata di palloncini colorati che riempiono gli spazi delle gallerie e dei musei, una rilettura dei classici dell'arte contemporanea (dal Fiato d'Artista di Piero Manzoni alle Silver Clouds di Andy Warhol), ma anche un parco giochi dove tornare bambini. Il minimalismo leggero di Martin Creed si esprime anche attraverso gesti radicali come la sua celebre mostra alla Tate Gallery di Londra in cui l'unica sua opera consisteva in una luce che si accendeva e spegneva a intervalli regolari.

Il ritmo e la musica fanno parte della tavola degli elementi di Martin Creed. L'artista ha cristallizzato la scansione del tempo con una serie di metronomi modificati, ha trasformato un pianoforte in un macchina che si apre e si chiude automaticamente, e perfino organizzato concerti rock con la sua band. Ogni frammento della realtà è per Martin Creed uno stimolo a tornare alla radice dei problemi per inventare nuove assurde soluzioni e dimostrare teorie bizzarre.

Vincitore del prestigioso premio Turner Prize nel 2001, Martin Creed è nato nel 1968 a Wakefield, in Inghilterra. L'artista inglese ha presentato il suo lavoro nei musei più importanti e nelle istituzioni più prestigiose di tutto il mondo con mostre alla Tate Gallery di Londra, al Museo d'Arte Moderna di New York, al Centre Pompidou di Parigi, al Museo Boijmans di Rotterdam, al Museo d'Arte Moderna di Parigi, all'Institute for Contemporary Art di San Francisco. Ha partecipato a importanti collettive e rassegne di tendenza come State of Play della Serpentine Gallery di Londra, la Biennale di Lione e la Biennale di Sidney.

04.06.2006 # 296
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Milano | Le Corbusier. L'interno del Cabanon | Fino al 4 giugno 2006

Fino al 4 giugno 2006

La Triennale di Milano e Cassina presentano la mostra Le Corbusier. L'interno del Cabanon. Le Corbusier 1952 – Cassina 2006, che resterà aperta dal 5 aprile al 4 giugno 2006 nel giardino della Triennale.
L'esposizione presenta la ricostruzione al vero dell'interno del Cabanon che Le Corbusier progettò e costruì per le sue vacanze a Cap Martin nel 1952, un capanno senza fasto apparente ma che costituisce un esempio singolare di microarchitettura, denso di significati.
Cassina, in continuità con la ricerca dei Maestri dell'architettura, ne ha curato la realizzazione, che viene ora proposta con l'obiettivo di divulgare una conoscenza più profonda dei valori dell'interno architettonico.
Al Cabanon ricostruito (il cui ingresso è consentito ad un massimo di quattro persone per volta che dovranno indossare speciali soprascarpe) si accede da uno spazio coperto in cui vengono proiettate e esposte immagini e testimonianze relative a Le Corbusier a Cap Martin.
Il Cabanon nasconde un pregevole esercizio di architettura di Le Corbusier, che intese assegnare solo all'interno dell'abitazione il primario valore architettonico.
Rivelando una ricca composizione, logica e armoniosa, di soluzioni significative, pur nelle sue modeste dimensioni, la costruzione insegna in primo luogo che il problema dell'abitazione implica lo studio di scelte di qualità, piuttosto che di attenzioni sbalorditive e/o rappresentative. E' sufficiente già questo primo approccio a ricordare che il fattore primario dell'architettura costruita – monumentale o minimale che sia - è colui che la abita e trasferisce nelle cose il suo fervore umano.
Il Cabanon, ideato, progettato e costruito dallo stesso architetto che lo occupava, racchiude le condizioni ideali della progettazione architettonica, quella sintesi della dialettica tra momento progettuale e fruizione, dove la delega conferita al professionista da quanti pensano alla casa come altro da sé, o come feticcio da emulare, rappresenta la perfetta antitesi.
Sta dunque nell'intenzione di rendere più consapevole, più partecipativa, la responsabilità del committente nei confronti del progettista, la ragione stessa della ricostruzione di questa testimonianza - appositamente organizzata per mostre itineranti - e specificamente dei valori dell'interno così densi di contenuti magistrali da costituire una ineguagliabile fonte di ispirazione per chiunque sia interessato a scoprire valori e significati altrimenti ignorati.


04.06.2006 # 282
Napoli | Rebecca Horn -  Luce di Budda | fino al 10 giugno 2006

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Milano | Helmut Newton - Sex and landscapes | Fino al 04/06/2006

Fino al 04/06/2006

Il Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato Moda, Turismo e Tempo Libero, Palazzo Reale e Federico Motta Editore, presentano una grande mostra dedicata ad Helmut Newton.

Allestita nelle sale di Palazzo Reale la mostra presenta 90 scatti del grande fotografo tedesco/australiano.
Donne forti, tra eros e provocazione, gioco e mistero, glamour e fashion, sadomasochismo e feticismo, sullo sfondo di scenari urbani e stilizzati, interni asettici o barocchi e pareti nude; ma anche lune che si specchiano nel mare, orizzonti desertici, paesaggi.

Corpi di donna la cui femminilità è un manifesto di erotismo. Seduzione. Libertinaggio d'arte. Libertà. Ingenuità: questo è stato ed è ancora Helmut Newton, morto a Los Angeles nel 2003 a ottantatre anni, dopo essersi guadagnato una grande fama lavorando per l'affascinante e conturbante mondo della moda.

La mostra ripercorre questo accattivante mondo attraverso una selezione dei più celebri scatti di nudi e corpi femminili, ma non solo. Aldilà delle produzioni per la moda e per la pubblicità, Helmut Newton viaggiava costantemente con la sua macchina fotografica, registrando le immagini di tutto ciò che lo affascinava: interni, scenari urbani, marine, paesaggi, edifici entrano così a far parte del prezioso patrimonio lasciato in eredità dal grande fotografo.
L'esposizione indaga anche questo aspetto più intimo ma meno noto di Newton, offrendo al visitatore inconsueti scatti di marine cupe e minacciose, onde fragorose, lunghe strade che corrono all'infinito, palazzi enigmatici, vedute aeree e insoliti paesaggi.

Ne scaturisce un affascinate percorso che alterna immagini di forte erotismo voyeuristico a vedute di paesaggi nati dalla più profonda intimità di Helmut Newton e trasformati con la sua arma più forte: l'obiettivo fotografico.

Così descrive il fotografo June Newton - la moglie amatissima che divise con lui tutta la vita diventandone essa stessa grande interprete con lo pseudonimo di Alice Springs - «Non volle mai definirsi un artista. Preferiva definirsi un mercenario che affittava il suo talento a chi pagava di più».
Quando, sedicenne, fuggito dalla Germania nazista per salvarsi dalle persecuzioni razziali, cominciò a lavorare in Australia come fotografo, decise di accettare qualsiasi lavoro per guadagnare quanto serviva per vivere. «Scattavo foto ovunque – racconta Newton nella sua autobiografia - ma non ho mai pensato che il mio lavoro fosse una forma d'arte. In ogni caso volevo prostituire questo talento che mi era stato dato».

Newton accettava la realtà ma solo per renderla sogno: fu questa - estesa alla costante sessuale espressa in forme crudeli, ossessive, quasi riti trasgressivi - una delle chiavi del suo successo.