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Mostre ed eventi // Pagina 86 di 223
10.07.2013 # 3143
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

a Milano fino al 22 settembre 2013

Dal 21 giugno al 22 settembre 2013 le sale di Palazzo Reale di Milano ospiteranno una mostra dedicata al Maestro del brivido per eccellenza: Alfred Hitchcock. 

“Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures” è una mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Alef-cultural project management con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment. 

Sono passati più di trent’anni dalla morte del mago della suspense che ha terrorizzato - e forse continua a terrorizzare - milioni di spettatori con i suoi capolavori. Durante la sua carriera Alfred Hitchcock ha girato oltre cinquanta film - dall’epoca del cinema muto agli anni settanta – che, nel tempo, l’hanno reso uno dei più influenti e venerati innovatori cinematografici di tutti i tempi. 

Nella storia del cinema, Hitchcock è infatti rinomato per il suo ingegno, le trame avvincenti, la pioneristica gestione delle camere da presa e l’originale stile di montaggio; la sua magistrale abilità nel tener viva la tensione in ogni singolo fotogramma è ancora studiata ed emulata dai film-makers di tutto il mondo. 

Obiettivo dell’esposizione è cercare di indagare e ricreare quell’effetto di suspense hitchcockiano, quella combinazione perfetta di elementi che, nel corso degli anni, ha tenuto tantissimi spettatori con il fiato sospeso nella doccia di un motel, affacciati su un cortile a spiare i vicini o alle prese con uccelli furiosi. Hitchcock lavorava alle scene dei suoi film con lo scopo di tenere gli spettatori in sospeso il più a lungo possibile, come affermò egli stesso: 

“Se fai esplodere una bomba il pubblico ha uno shock di dieci secondi, mentre se lo metti semplicemente al corrente della presenza di una bomba, la suspence può essere dilatata e il pubblico mantenuto in sospeso per cinque minuti.” 

Il percorso espositivo racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati Universal Pictures, la celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976. Una collaborazione decisamente proficua che ha portato sul grande schermo capolavori indimenticabili e inimitabili come “Psyco”, “La finestra sul cortile”, “Gli Uccelli”, “La donna che visse due volte” e molti altri. 

La mostra presenta settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della major americana che, per preservare la qualità di queste opere, ha restaurato le quattordici pellicole originali nell’audio e nel video portandole in alta definizione su disco Blu-ray™ per la visione in home video. Il lavoro svolto per la riedizione di questi film e il materiale raccolto è la base su cui è stata strutturata la mostra. Il pubblico potrà immergersi nei backstage dei principali film di Hitchcock scoprendo particolari curiosi sulla realizzazione delle scene più celebri, sull’impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata del grande maestro. 

Il critico cinematografico Gianni Canova accompagnerà il visitatore, con una serie di approfondimenti video, lungo la mostra analizzando i principali capolavori del regista britannico firmati Universal Pictures. 

Primo fra tutti “Psyco” (1960), una delle sue opere più controverse e innovative. Una pietra miliare del cinema del brivido che, nel 1960, riuscì a battere tutti i record di incassi e fece fuggire il pubblico dalle sale in preda al panico. 

Un’occasione per vedere da dietro le quinte il metafisico motel Bates, il personaggio inquietante di Norman, la doppia personalità di Marion, la celebre scena della doccia e il ruolo fondamentale di Alma Reville, la moglie-consigliera del maestro del brivido. 

16.07.2013 # 3157
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

F4_un'idea di fotografia

a Treviso fino al 11 agosto 2013

Parte la terza edizione di F4 / un’idea di Fotografia, il festival promosso da Fondazione Francesco Fabbri con un ampioprogramma di esposizioni, workshop e incontri con l’autore a Casa dei Carraresi a Treviso. Ad aprire il festival saranno le esposizioni Sguardi sul tempo. Percorsi nella fotografia d’autore e Venezia / L’eredità dei precursori, mostra personale di Francesco Jodice.

La prima rassegna, curata da Carlo Sala, proporrà oltre duecento lavori dalle origini del mezzo fino ai nostri giorni provenienti dalla collezione privata di Dionisio Gavagnin, finora rimasta inedita al pubblico. La selezione qui proposta è un percorso volto a raffigurare i cambiamenti culturali e sociali della storia tramite l’occhio privilegiato della fotografia con opere tra gli altri di Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Félix Nadar, Man Ray, Thomas Ruff e Sebastião Salgado.
Ad aprire la prima esposizione un intenso dialogo tra alcuni dei maestri delle fotografia che in momenti differenti hanno raffigurato la condizione sociale dell’uomo: i ritratti l’alta borghesia di Félix Nadar si confronta con la volontà classificatoria che emerge nei volti della gente comune del tedesco August Sander, ma anche con le immagini patinate uscite dalle riviste di moda di Robert Mapplethorpe e Irving Penn.

Il novecento si apre con la carica dirompente e sovversiva della avanguardie storiche: l’inconscio surrealista è testimoniato dalle distorsioni di André Kertész, i graffiti di Brassaï, le bambole di Hans Bellmer o i celebri ritratti “solarizzati” di Man Ray; ma anche l’antiaccademismo del movimento Dada con i collage di Raoul Hausmann o le visioni razionali del Bauhaus.
A continuare questo ideale percorso un’ampia sezione è dedicata alla fotografia sociale e documentaria con alcuni dei grandi maestri europei e americani. Autori che hanno lavorato in contesti al limite, dalle scene del Bronx a New York di Weegee ai vari fronti di guerra come lo sbarco dei tanks in Cina raccontato da Robert Capa negli anni Trenta o la Cipro descritta da Donald McCullin.

La fotografia è anche specchio del proprio tempo che narra eventi epocali: ecco apparire gli scatti realizzati dalla NASA l’11 luglio 1969 per celebrare lo sbarco sulla luna; ma anche fatti che hanno segnato le coscienze collettive come l’attentato al presidente Ronald Reagan colto da Sebastião Salgado e le scene di mafia della palermitana Letizia Battaglia. Un nucleo di lavori che sanno anche tracciare i tratti identitari dei luoghi e delle genti che li popolano, dall’America di Walker Evans, all’Italia di Mario Giacomelli fino alla Francia narrata da Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson.
La fotografia italiana è documentata come un mosaico di varie esperienze, partendo da una delle immagini simbolo del dopoguerra, “Il Tuffatore” di Nino Migliori. Un’Italia dai tanti volti che alterna immagini rurali alla Dolce Vita colta dal “paparazzo” Tazio Secchiaroli. Ma anche la stagione della mutata coscienza del paesaggio con Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Franco Fontana e Walter Niedermayr.

Una parte cospicua della mostra racconta delle ricerche degli anni settanta, con un rinnovato impegno linguistico che per alcuni si traduce con l’uso delle immagini di archivio come per Franco Vaccari e Mario Cresci, con i celebri “Ritratti reali”. Ma anche l’uso del corpo come forma di emancipazione e scardinamento degli assetti sociali con Vito Acconci, gli azionisti viennesi Hermann Nitsch, Günter Brus, e Arnulf Rainer, l’intimità di Gina Pane, fino ai lavori di Cindy Sherman con uno dei celebri camuffamenti della serie “Murder Mystery”.
Le tensioni delle contemporaneità appaiono sotto una pluralità di declinazioni come le analisi rigorose degli autori della scuola di Düsseldorf con i lavori di Thomas Ruff e Candida Höfer; ma anche le tensioni grottesche di Joel Peter Witkin e la forza simbolica di Andres Serrano. A concludere, le prospettive più attuali sull’arte italiana, specchio di un ibridazione culturale e sociale, testimoniata tra gli altri dai lavori di Vanessa Beecroft, Stefano Cagol, Silvia Camporesi e Alessadra Tesi.

A concludere il percorso a Casa dei Carraresi è la mostra personale di Francesco Jodice. L’esposizione, presenta un corpus di lavori inediti legati al quarto film del ciclo Citytellers che l’autore sta realizzando proprio sulla città lagunare.
Francesco Jodice, ricognitore dei fenomeni sociali e urbanistici, non si è confrontato con l’aspetto esteriore della città, ma ha mosso la sua indagine da un peculiare interrogativo: perché oltre mille anni fa è stata edificata una città proprio in un luogo così ostile? L’autore non ha potuto non lasciarsi attrarre da questa impresa costruttiva e politica che sembra infrangere le normali logiche e cautele.



16.07.2013 # 3156
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

Giorgio De Chirico. Mistero e Poesia

a Otranto (Le) fino al 29 settembre 2013

Partito dall’Italia con la sua Metafisica, Giorgio de Chirico (Volos, 10 luglio 1888 – Roma, 20 novembre 1978) ha conquistato la scena internazionale fin dalla prima metà del secolo scorso, travalicando i confini dell’arte per influenzare con il suo universo artistico non solo la generazione successiva di pittori, ma anche letterati, filosofi, architetti e la psicanalisi.

Attraverso una selezione di opere – dieci dipinti a olio, oltre trenta tra disegni, acquarelli e grafiche, in prestito dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna – la mostra proposta al Castello di Otranto si pone come obiettivo quello di dimostrare come Giorgio de Chirico abbia disseminato con la pittura quantità di argomenti nelle più varie zone culturali e di rinnovare l’accostamento critico di un autore che in modo tanto completo rappresenta la nostra epoca.

L’esposizione monografica su Giorgio de Chirico illustrerà il percorso della sua opera all’insegna della Metafisica – intesa dal maestro come qualità eletta della pittura e non come caratteristica dei soggetti – che scorre lungo le diverse fasi stilistiche del suo lavoro: recupero della tradizione classica, suscitazioni surreali e riavvicinamenti alla realtà si intrecciano in un universo di mondi, linguaggi e codici differenti.

Inventore di città allucinate e assurde, le sue “Piazze d’Italia” si offrono come luoghi incerti e instabili da cui l’occhio è attratto per le sue architetture classiche, racchiuse nella gabbia di una rassicurante prospettiva rinascimentale, ma da cui la mente divaga per l’accostamento con elementi stranianti che trasformano i luoghi familiari da cui prende ispirazione (come Monaco di Baviera, Firenze, Roma, Torino, Parigi, Ferrara e New York) in realtà analoghe, diverse, sospese in un’atemporalità assoluta. Si tratta di una imagerie fatta di interruzioni e dissonanze che per citare Italo Calvino danno vita a “città del pensiero” a cui gli architetti del dopoguerra si ispireranno per la realizzazione di nuovi edifici e progetti urbanistici.

La figura umana è quasi inesistente in questo universo, sostituita da calchi in gesso di statue antiche o dai suoi tipici manichini. Si tratta di quelle famose “Muse inquietanti” che popolano il suo universo nell’enigmaticità e nel silenzio, vivendo come guardiani tra ciò che è stato e quello che sarà in un eterno presente, in un continuo ritorno, in una ripetizione differente. Le sue figure senza volto, prive di connotati fisici e quindi anche di etnia, cultura o religione, sorvegliano imperscrutabili la sua dialettica sospesa tra rievocazione e invenzione, tra ricordo e rinnovamento, occupando la superficie con la loro presenza immutabile che immerge in un mondo classico, un’angoscia del tutto moderna.

16.07.2013 # 3155
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

CAROL RAMA. Oltre l'opera grafica

ad Ascona (CH) fino al 15 settembre 2013

La rassegna presenta 100 lavori dell’artista torinese, alcuni mai esposti prima, che appartengono alla sua produzione grafica più recente, provenienti dalla Collezione Masoero di Torino.

Dal 29 giugno al 15 settembre 2013, il Museo Comunale di Ascona ospita una mostra dedicata a Carol Rama (Torino, 1918).
L’iniziativa offre un compendio dei soggetti e delle ossessioni che l’artista ha inseguito per tutta la vita, ma concede anche uno sguardo sul suo modo di procedere, di vivere l’arte, di prendersi gioco dei propri tormenti; è l’occasione per immergersi nel mondo fantastico, di bizzarrie, di racconti accennati e allusioni mitiche e leggendarie, della quasi centenaria guerriera dell’arte, insignita del Leone d’oro alla carriera in occasione della 50.ma Biennale di Venezia.

16.07.2013 # 3154
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

FRANCA GHITTI. LE VIE DELL'ACQUA

a Sirmione fino al 26 settembre 2013

Dal 30 giugno al 26 settembre 2013, il Castello Scaligero di Sirmione (BS) ospiterà la mostra di Franca Ghitti (1932-2012), dal titolo Le vie dell’acqua.

L’esposizione curata da Renato Gentile, organizzata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Brescia Cremona e Mantova, in collaborazione con l’Archivio Franca Ghitti, presenterà 30 sculture di grandi dimensioni, realizzate negli ultimi trent’anni di vita dell’artista bresciana.

Artista progettuale e concettuale, Franca Ghitti ha messo a punto a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso un’idea di scultura ecologica che vede protagonista l’acqua, non come elemento in sé, ma in relazione al territorio.
La rassegna di Sirmione approfondisce questa linea espressiva, attraverso una serie di lavori come l’imponente Bosco bruciato, in legno, o le grandi sculture e le installazioni in ferro come Albero, Cascata, Acqua, Pioggia, Vele, o ancora Acqua su i Navigli, Il Segno dell’acqua, Onde.

Franca Ghitti pensa l’acqua come agente naturale di un’azione eterna e anonima che interviene sulle cose secondo modi assimilabili a quelli della scultura; l’acqua rappresenta anche l’energia che le mani del fabbro regolano, misurano e modificano nei processi millenari della lavorazione del ferro, o di quelli del legno nelle segherie, o nei mulini e che l’artista rimedita in funzione della sua ricerca e del suo concetto di “scultura come linguaggio assoluto”.

L’acqua è un elemento senza colore, ma lo acquista in relazione alla luce che Franca Gritti considera, come ha scritto nei suoi appunti “una materia liquida e volatile, il cui peso è leggerezza”.
Tuttavia, l’acqua, intesa come via di comunicazione, o elemento vitale per la natura e l’uomo, non viene mai direttamente rappresentata, ma solo evocata nella sua opera come azione, movimento, senso dello scorrere, scrittura sul territorio attraverso i canali irrigui, ritmo ripetuto e infinito.

Nel 2014, verrà pubblicata (Umberto Allemandi editore) una monografia completa del suo lavoro, a cura di Elena Pontiggia, mentre è in preparazione il catalogo ragionato delle sue opere, in collaborazione con Marco Meneguzzo.

10.07.2013 # 3144
ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

a Milano fino al 8 settembre 2013

Dal 14 giugno Palazzo Reale presenta la mostra GIANNI BERENGO GARDIN. Storie di un fotografo, che dopo il grande successo alla Casa dei Tre Oci di Venezia, arriva a Milano arricchita di una nuova sezione dedicata proprio alla Gente di Milano : 40 fotografie con i volti, i cortili, la storia della città che lo ha adottato e che proprio quest’anno lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Civita Tre Venezie e Fondazione Forma per la Fotografia, l’esposizione è curata da Denis Curti e con le sue 180 immagini rappresenta la più grande retrospettiva del maestro.

L’edizione milanese approfondisce con nuove fotografie la serie morire di classe, realizzata su commissione di Basaglia, che indaga sulla drammatica situazione dei manicomi in Italia, per cui Berengo Gardin ha realizzato una storica inchiesta, e il lavoro sugli zingari, una ricerca che ha portato il fotografo a vivere in tre campi nomadi: “gli zingari sono sempre prevenuti nei confronti della macchina fotografica proprio perché, solitamente, si fotografa il lato negativo della realtà” racconta Berengo Gardin, “per me è stato difficile entrare in questo mondo, ma quel che mi resta da questo reportage è la generosità, la poesia e la musica”.


La vera grandezza di questo testimone del nostro tempo sta proprio nella capacità di raccontare, nei suoi scatti in bianco e nero, le storie senza pregiudizi, una ricchezza di sentimenti attraverso una narrazione lineare e coerente. Come commenta Denis Curti: “La sua grandezza è la semplicità. O meglio la capacità di rendere leggibile la complessità del mondo. Quel modo diretto e senza scorciatoie di guardare dritto negli occhi. Nelle sue storie c’è una quantità umana che corrisponde al suo amore per la vita. C’è commozione senza retorica. C’è quel Gianni Berengo Gardin che guarda avanti senza smettere mai di voltarsi indietro”.

Considerato da molti il più rappresentativo tra i fotografi italiani, ha cominciato nel 1954 a lavorare seriamente con la macchina fotografica, tenendola appesa al collo mentre girava il mondo e usando sempre la pellicola. “Il mio lavoro non è assolutamente artistico” racconta Berengo Gardin, “e non ci tengo a passare per un artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile”.

Da semplice bisogno di raccontare, soprattutto di documentare, la fotografia diventa testimonianza, tramite le folle, l’infanzia e il tempo, il lavoro che ci fa ricordare come eravamo e come è cambiata la nostra vita. Un racconto per immagini in cui ciascuno di noi ritrova un po’ di se stesso, della sua storia, dei suoi ricordi. 

Figura tra le più importanti e longeve del foto-giornalismo italiano, Berengo Gardin racconta la vita politica, i cambiamenti sociali, gli eventi che hanno marcato la storia del nostro Paese, ma anche la vita per le strade, la gente che si incontra per caso, gli abbracci sorprendenti e spontanei.

Berengo Gardin dice di dover tutto alle sue macchine fotografiche, soprattutto la sua Leica, vera e fedele compagne di vita.