• Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 81 di 218
10.07.2013 # 3144
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

a Milano fino al 8 settembre 2013

Dal 14 giugno Palazzo Reale presenta la mostra GIANNI BERENGO GARDIN. Storie di un fotografo, che dopo il grande successo alla Casa dei Tre Oci di Venezia, arriva a Milano arricchita di una nuova sezione dedicata proprio alla Gente di Milano : 40 fotografie con i volti, i cortili, la storia della città che lo ha adottato e che proprio quest’anno lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Civita Tre Venezie e Fondazione Forma per la Fotografia, l’esposizione è curata da Denis Curti e con le sue 180 immagini rappresenta la più grande retrospettiva del maestro.

L’edizione milanese approfondisce con nuove fotografie la serie morire di classe, realizzata su commissione di Basaglia, che indaga sulla drammatica situazione dei manicomi in Italia, per cui Berengo Gardin ha realizzato una storica inchiesta, e il lavoro sugli zingari, una ricerca che ha portato il fotografo a vivere in tre campi nomadi: “gli zingari sono sempre prevenuti nei confronti della macchina fotografica proprio perché, solitamente, si fotografa il lato negativo della realtà” racconta Berengo Gardin, “per me è stato difficile entrare in questo mondo, ma quel che mi resta da questo reportage è la generosità, la poesia e la musica”.


La vera grandezza di questo testimone del nostro tempo sta proprio nella capacità di raccontare, nei suoi scatti in bianco e nero, le storie senza pregiudizi, una ricchezza di sentimenti attraverso una narrazione lineare e coerente. Come commenta Denis Curti: “La sua grandezza è la semplicità. O meglio la capacità di rendere leggibile la complessità del mondo. Quel modo diretto e senza scorciatoie di guardare dritto negli occhi. Nelle sue storie c’è una quantità umana che corrisponde al suo amore per la vita. C’è commozione senza retorica. C’è quel Gianni Berengo Gardin che guarda avanti senza smettere mai di voltarsi indietro”.

Considerato da molti il più rappresentativo tra i fotografi italiani, ha cominciato nel 1954 a lavorare seriamente con la macchina fotografica, tenendola appesa al collo mentre girava il mondo e usando sempre la pellicola. “Il mio lavoro non è assolutamente artistico” racconta Berengo Gardin, “e non ci tengo a passare per un artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile”.

Da semplice bisogno di raccontare, soprattutto di documentare, la fotografia diventa testimonianza, tramite le folle, l’infanzia e il tempo, il lavoro che ci fa ricordare come eravamo e come è cambiata la nostra vita. Un racconto per immagini in cui ciascuno di noi ritrova un po’ di se stesso, della sua storia, dei suoi ricordi. 

Figura tra le più importanti e longeve del foto-giornalismo italiano, Berengo Gardin racconta la vita politica, i cambiamenti sociali, gli eventi che hanno marcato la storia del nostro Paese, ma anche la vita per le strade, la gente che si incontra per caso, gli abbracci sorprendenti e spontanei.

Berengo Gardin dice di dover tutto alle sue macchine fotografiche, soprattutto la sua Leica, vera e fedele compagne di vita. 


16.07.2013 # 3154
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

FRANCA GHITTI. LE VIE DELL'ACQUA

a Sirmione fino al 26 settembre 2013

Dal 30 giugno al 26 settembre 2013, il Castello Scaligero di Sirmione (BS) ospiterà la mostra di Franca Ghitti (1932-2012), dal titolo Le vie dell’acqua.

L’esposizione curata da Renato Gentile, organizzata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Brescia Cremona e Mantova, in collaborazione con l’Archivio Franca Ghitti, presenterà 30 sculture di grandi dimensioni, realizzate negli ultimi trent’anni di vita dell’artista bresciana.

Artista progettuale e concettuale, Franca Ghitti ha messo a punto a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso un’idea di scultura ecologica che vede protagonista l’acqua, non come elemento in sé, ma in relazione al territorio.
La rassegna di Sirmione approfondisce questa linea espressiva, attraverso una serie di lavori come l’imponente Bosco bruciato, in legno, o le grandi sculture e le installazioni in ferro come Albero, Cascata, Acqua, Pioggia, Vele, o ancora Acqua su i Navigli, Il Segno dell’acqua, Onde.

Franca Ghitti pensa l’acqua come agente naturale di un’azione eterna e anonima che interviene sulle cose secondo modi assimilabili a quelli della scultura; l’acqua rappresenta anche l’energia che le mani del fabbro regolano, misurano e modificano nei processi millenari della lavorazione del ferro, o di quelli del legno nelle segherie, o nei mulini e che l’artista rimedita in funzione della sua ricerca e del suo concetto di “scultura come linguaggio assoluto”.

L’acqua è un elemento senza colore, ma lo acquista in relazione alla luce che Franca Gritti considera, come ha scritto nei suoi appunti “una materia liquida e volatile, il cui peso è leggerezza”.
Tuttavia, l’acqua, intesa come via di comunicazione, o elemento vitale per la natura e l’uomo, non viene mai direttamente rappresentata, ma solo evocata nella sua opera come azione, movimento, senso dello scorrere, scrittura sul territorio attraverso i canali irrigui, ritmo ripetuto e infinito.

Nel 2014, verrà pubblicata (Umberto Allemandi editore) una monografia completa del suo lavoro, a cura di Elena Pontiggia, mentre è in preparazione il catalogo ragionato delle sue opere, in collaborazione con Marco Meneguzzo.

10.07.2013 # 3143
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

ALFRED HITCHCOCK nei Film della Universal Pictures

a Milano fino al 22 settembre 2013

Dal 21 giugno al 22 settembre 2013 le sale di Palazzo Reale di Milano ospiteranno una mostra dedicata al Maestro del brivido per eccellenza: Alfred Hitchcock. 

“Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures” è una mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Alef-cultural project management con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment. 

Sono passati più di trent’anni dalla morte del mago della suspense che ha terrorizzato - e forse continua a terrorizzare - milioni di spettatori con i suoi capolavori. Durante la sua carriera Alfred Hitchcock ha girato oltre cinquanta film - dall’epoca del cinema muto agli anni settanta – che, nel tempo, l’hanno reso uno dei più influenti e venerati innovatori cinematografici di tutti i tempi. 

Nella storia del cinema, Hitchcock è infatti rinomato per il suo ingegno, le trame avvincenti, la pioneristica gestione delle camere da presa e l’originale stile di montaggio; la sua magistrale abilità nel tener viva la tensione in ogni singolo fotogramma è ancora studiata ed emulata dai film-makers di tutto il mondo. 

Obiettivo dell’esposizione è cercare di indagare e ricreare quell’effetto di suspense hitchcockiano, quella combinazione perfetta di elementi che, nel corso degli anni, ha tenuto tantissimi spettatori con il fiato sospeso nella doccia di un motel, affacciati su un cortile a spiare i vicini o alle prese con uccelli furiosi. Hitchcock lavorava alle scene dei suoi film con lo scopo di tenere gli spettatori in sospeso il più a lungo possibile, come affermò egli stesso: 

“Se fai esplodere una bomba il pubblico ha uno shock di dieci secondi, mentre se lo metti semplicemente al corrente della presenza di una bomba, la suspence può essere dilatata e il pubblico mantenuto in sospeso per cinque minuti.” 

Il percorso espositivo racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati Universal Pictures, la celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976. Una collaborazione decisamente proficua che ha portato sul grande schermo capolavori indimenticabili e inimitabili come “Psyco”, “La finestra sul cortile”, “Gli Uccelli”, “La donna che visse due volte” e molti altri. 

La mostra presenta settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della major americana che, per preservare la qualità di queste opere, ha restaurato le quattordici pellicole originali nell’audio e nel video portandole in alta definizione su disco Blu-ray™ per la visione in home video. Il lavoro svolto per la riedizione di questi film e il materiale raccolto è la base su cui è stata strutturata la mostra. Il pubblico potrà immergersi nei backstage dei principali film di Hitchcock scoprendo particolari curiosi sulla realizzazione delle scene più celebri, sull’impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata del grande maestro. 

Il critico cinematografico Gianni Canova accompagnerà il visitatore, con una serie di approfondimenti video, lungo la mostra analizzando i principali capolavori del regista britannico firmati Universal Pictures. 

Primo fra tutti “Psyco” (1960), una delle sue opere più controverse e innovative. Una pietra miliare del cinema del brivido che, nel 1960, riuscì a battere tutti i record di incassi e fece fuggire il pubblico dalle sale in preda al panico. 

Un’occasione per vedere da dietro le quinte il metafisico motel Bates, il personaggio inquietante di Norman, la doppia personalità di Marion, la celebre scena della doccia e il ruolo fondamentale di Alma Reville, la moglie-consigliera del maestro del brivido. 

10.07.2013 # 3142
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

GUIDO CREPAX - Ritratto di un artista

a Milano fino al 15 settembre 2013

"Con Crepax cambiava il senso del tempo nel fumetto, ovvero il rapporto tra spazio e tempo... due inquadrature potevano suggerire contemporaneità, come se il lettore voltasse rapidamente la testa da una parte e dall'altra di una scena, cogliendo nello stesso istante due particolari diversi"

Umberto Eco

Apre a Palazzo Reale la prima esposizione dell'opera di Guido Crepax a 10 anni dalla sua scomparsa e a 80 anni dalla sua nascita (15 luglio 1933). Fumettista, illustratore di libri, giornali, copertine di dischi, designer pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo e creatore di giochi in ambito familiare: per la prima volta la mostra mette in primo piano l'autore più che Valentina, il personaggio che lo ha reso celebre in tutto il mondo.

Tutta l'opera di Guido Crepax deve molto alla fotografia e al cinema: lo dimostrano la struttura delle sue pagine a fumetti, l'amore per i particolari e lo stile narrativo del suo racconto per immagini. Da qui la scelta delle circa 90 tavole originali esposte - selezionate dall'Archivio Crepax tra le oltre 4.500 dell'autore - dalle quali emerge il forte legame del suo lavoro con la fotografia e il cinema: la prima incarnata da Valentina, fotografa di moda protagonista di storie raccontate per immagini dove il particolare conta più del generale; il secondo decifrabile nel montaggio quasi cinematografico delle sue storie a fumetti, segno dell'amore dell'autore per il grande schermo.

Oltre trenta sagome a grandezza naturale, scenografie, filmati e particolari installazioni realizzate ad hoc accompagnano il visitatore nel percorso. I disegni originali, la maggior parte dei quali nel classico bianco e nero, saranno inseriti in una speciale quadreria di grandi dimensioni e totem interamente realizzati in cartone riciclabile ed ecocompatibile.

Organizzata in 10 sale tematiche, la mostra racconta il background culturale delle opere: il rapporto di Crepax con Milano, teatro di molte avventure di Valentina, la famiglia e la casa, la presenza di citazioni di oggetti che hanno fatto la storia del design italiano e internazionale, lo sguardo attento a moda, costumi e tendenze del suo tempo, i riferimenti a pittori e scultori nelle sue tavole.

10.07.2013 # 3141
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

LIFE I GRANDI FOTOGRAFI

a Roma fino al 4 agosto 2013

Per buona parte del XX secolo, i fotografi di Life hanno raccontato con le loro immagini ogni aspetto della vita umana. Uscito per la prima volta nel 1936 e poi con cadenza settimanale fino agli anni Settanta, la rivista fu creata da Henry Luce per cercare proprio nel fotogiornalismo, negli occhi privilegiati dei fotografi, le immagini del nuovo secolo da mostrare ai lettori.

“Vedere la vita, vedere il mondo” era il motto sul primo numero di Life e veramente, con il loro stile inconfondibile, i fotografi di questa rivista hanno impresso una svolta nella maniera di comprendere l’attualità, di vederla e di raccontarla attraverso le immagini. Gli anni Trenta della Depressione, gli anni Quaranta, la Seconda guerra mondiale, il difficile dopoguerra, il Vietnam: Life ha raccontato il Novecento e ha imposto una linea, indicato una maniera particolare di guardare e quindi di pensare l’attualità.


La mostra Life. I grandi Fotografi è una produzione inedita, messa a punto proprio per questa occasione. Un insieme di circa 150 fotografie, tra le più celebri, racconteranno la nascita, l’evoluzione e lo stabilizzarsi di una visione che è diventata decisiva: il mondo alla maniera di Life. La testimonianza del talento, della creatività e del coraggio di questi autori è racchiusa in questa esposizione.

Il volume che accompagna la mostra, pubblicato da Contrasto, raccoglie i profili biografici e le immagini degli autori che, nel tempo, hanno fatto grande la rivista: 99 tra i più grandi fotografi della storia, da Eisenstaedt a Bourke-White, da Mydans a Parks, da W. Eugene Smith a Robert Capa fino a Morse e a McNally, il cui recente servizio sul Ground Zero si inserisce nella grande tradizione di Life. 


"I fotografi che lavorano per Life riprendono il mondo che li circonda e prestano una particolare attenzione alle persone che lo abitano e alle loro attività. Ciascuno di noi è convinto di saperlo fare meglio di chiunque altro (ma forse non tutti abbiamo ragione). Molte delle nostre foto restano impresse nella memoria e diventano veri classici. Per quale motivo? Credo perché conservano la capacità di sorprendere. La parola scritta diventa rapidamente obsoleta: una notizia vecchia è un ossimoro. Invece le fotografie vecchie continuano a richiamare la nostra attenzione, e credo sia proprio questo lo spartiacque tra le ambizioni dei fotografi e quelle dei giornalisti. L’ambizione di creare opere che non perdano mai d’interesse, è la base portante di questo lavoro”.


John Loengard 

10.07.2013 # 3140
GIANNI BERENGO GARDIN. STORIE DI UN FOTOGRAFO

Daria La Ragione // 0 comments

TROMPE L'OEIL

a Milano fino al 1 settembre 2013

Nella storia dell’arte, il trompe l'œil è un genere pittorico volto a suscitare nello spettatore la presunzione della tridimensionalità di oggetti dipinti su una superficie a due dimensioni. 

Attraverso la forza dell'illusione, mette in dubbio la nostra capacità di distinguere fra realtà e rappresentazione e, in questo senso, trova il suo compimento proprio oggi, molti secoli dopo la sua invenzione, nella fotografia.
Di fronte agli elementi architettonici della Camera Picta di Mantegna o alla cornice che introduce allo studio di San Gerolamo nel quadro di Antonello da Messina, infatti, ci troviamo nella stessa condizione che accompagna l'osservazione di qualsiasi fotografia: pur avendo l'impressione di stare di fronte alla realtà, siamo invece al cospetto di una sua immagine.
A partire da un utilizzo della fotografia in modalità e forme molto diverse, la mostra presenta una serie di immagini e video sul rapporto tra verità e finzione portando all’estremo il paradosso secondo cui, ancora oggi e nonostante le tecnologie digitali, la fotografia viene considerata una “prova di realtà” inconfutabile, oltre che una elaborazione personale di quella stessa realtà che dovrebbe documentare.
Come sia possibile questa duplice lettura, e quali siano le sue diverse implicazioni, è il tema di Trompe l'œil: un viaggio alle origini della nostra visione e della fiducia che attribuiamo alla macchina fotografica.

La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 28 giugno all'1 settembre e presenta i lavori di Pedro Almeida, Elena Amici, Immacolata Cante, Alice Caracciolo, Antonio Cormano, Miryam Cuppone, Alessia D'Alessio, Matteo Damiani, Guadalupe Delgadillo, Silvia Di Frisco, Martina Garioni, Nicola Genchi, Elena Giandomenico, Kateryna Kovarzh, Simone Mantovani, Nicole Moserle, Marios Orphanos, Tommaso Passerini, Giuseppina Pellegrino, Lucia Pizzinato, Benedetta Pomini, Carolina Prieto, Luca Ravanelli, Leonard Regazzo, Simone Sacchetto, Lisa Salini, Camellia Tavassoli, Sofia Urzi, Cecilia Valsecchi, Yu Zhenghui, Chiara Zandonà, Alba Zari.

Inside Ilas