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Mostre ed eventi // Pagina 82 di 220
16.07.2013 # 3158
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

RISE AND FALL OF APARTHEID

a Milano fino al 15 settembre 2013

Una grande mostra, la prima e la più completa raccolta delle immagini che hanno fatto la storia dell’Apartheid, ideata dall' ICP International Center of Photography di New York.


Curata da Okwui Enwezor, in passato adjunct curator all’ICP e oggi direttore della Haus der Kunstdi Monaco dove la mostra è approdata in primavera dopo il grande successo americano, l’esposizione arriva in Italia per l’estate 2013 promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura , PAC e CIVITA.


Pietra miliare nel suo genere e frutto di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie il lavoro di quasi 70 fotografi, artisti e registi, dimostrando il potere dell’immagine - dal saggio fotografico al reportage, dall’analisi sociale al fotogiornalismo e all'arte - di registrare e analizzare l'eredità dell'apartheid e i suoi effetti sulla vita quotidiana in Sud Africa.


Complessa, intensa, evocativa e drammatica, la mostra analizza oltre 60 anni di produzione illustrata e fotografica ormai parte della memoria storica e della moderna identità sudafricana. Fotografie, opere d'arte, film, video, documenti, poster e periodici: un ricco mosaico di materiali, molti dei quali raramente esposti insieme, documenta uno dei periodi storici più importanti del ventesimo secolo, le sue conseguenze tuttora durature sulla società sudafricana e l'importanza del ruolo di Nelson Mandela.


L’Apartheid, parola olandese composta da “separato” (apart) e “quartiere” (heid), è stata la piattaforma politica del nazionalismo afrikaner prima e dopo la seconda guerra mondiale. Un sistema creato appositamente per promuovere la segregazione razziale e mantenere il potere nelle mani dei bianchi. Nel 1948, dopo la vittoria a sorpresa dell’Afrikaner National Party, l'apartheid è stata introdotta come politica ufficiale dello stato e si è imposta attraverso un'ampia serie di programmi legislativi. Col tempo il sistema dell'apartheid è diventato sempre più spietato e violento nei confronti degli africani e delle altre comunità non bianche. Non ha solo trasformato il moderno significato politico di cittadinanza, ma ha anche inventato una società completamente nuova sia a livello pratico che a livello giuridico: una riorganizzazione delle strutture civili, economiche e politiche che ha coinvolto anche gli aspetti più mondani dell'esistenza, dalla casa al tempo libero, dai trasporti all’istruzione, dal turismo alla religione e ai commerci. L'apartheid ha trasformato le istituzioni mantenendole in vita con l'unico scopo di negare e privare dei propri diritti civili di base africani, meticci e asiatici.


È in questo contesto che nasce la fotografia del Sud Africa così come la conosciamo oggi. La mostra parte dall’idea che la salita al potere del Partito Nazionale Afrikaner e la conseguente introduzione dell'apartheid come suo fondamento legale abbiano modificato la percezione del paese da una realtà puramente coloniale, basata sulla segregazione razziale, a una realtà vivacemente dibattuta, basata su ideali di uguaglianza, democrazia e diritti civili. La fotografia ha colto quasi immediatamente questo cambiamento e ha trasformato il proprio linguaggio da mezzo puramente antropologico a strumento sociale. Questa è la ragione per cui nessuno ha saputo cogliere la situazione del Sud Africa e della lotta all'apartheid meglio, in modo più critico e incisivo, con una profonda complessità illustrativa e una penetrante introspezione psicologica, di quanto abbiano fatto i fotografi sudafricani. Lo scopo della mostra è quello di far conoscere i protagonisti di questo straordinario cambiamento.


16.07.2013 # 3163
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

Il Sogno nel Rinascimento

a Firenze fino al 15 settembre 2013

“Se il sogno è di per sé fenomeno notturno e spesso inquietante, coincidente con una vacatio dell’anima cosciente che spalanca le porte della più abissale interiorità umana (ma anche, secondo radicate credenze, apre varchi al Divino), la rappresentazione del sogno è per gli artisti d’ogni tempo una sfida giocata sul duplice terreno della convenzione e della fantasia. 

E nel Rinascimento, le risposte artistiche a questa sfida furono – lo vedrà chi visita la mostra o sfoglia il catalogo – quanto mai varie e illuminanti” (Cristina Acidini).

Le parole della Soprintendente Cristina Acidini introducono con efficacia alla mostra che offrirà al visitatore la possibilità di addentrarsi per la prima volta in un argomento così coinvolgente e affascinante come il Sogno nel Rinascimento, cercando di metterne in luce la ricchezza e varietà.

Il tema del sogno assume infatti un rilievo particolare nella mitologia antica e nella cultura del Rinascimento, come dimostra il suo diffondersi nelle arti figurative ed in particolar modo in opere di soggetto religioso o legate alla riscoperta dei miti antichi.

Profetico o premonitore, illustrato da episodi celebri dell’Antico Testamento (i sogni del Faraone spiegati da Giuseppe ebreo, il sogno di Giacobbe, etc.) o dall’agiografia visionaria (sogni di Costantino, di san Francesco, di santa Orsola, etc.), il sogno si offre anzitutto comemanifestazione e rivelazione di un altro mondo. Esso manifesta altresì, in senso profano, le possibilità induttive e speculative offerte all’animo umano; trasfigura il vissuto quotidiano e rivela la sua dimensione erotica; viene ad occupare un ruolo prezioso nella teoria e pratica dell’arte, non meno attente all’attività onirica che la letteratura, la filosofia o la medicina.

16.07.2013 # 3162
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

Il Gran Principe Ferdinando de' Medici

a Firenze fino al 3 novembre 2013

Nel 2013 ricorre il terzo centenario della morte del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, l’erede al trono toscano, figlio del granduca Cosimo III e di Margherita Luisa d’Orléans. 

Figura di spicco allo scadere del Seicento, Ferdinando si distinse per l’amore per la cultura nel senso più pieno del termine: i suoi interessi collezionistici e mecenatizi si svilupparono in parallelo, e ben presto, a quelli per il teatro, per la musica, per la scienza, facendo del giovane delfino un vero  e proprio faro nella Firenze del tempo.


La mostra che la Galleria degli Uffizi gli dedica - “una immersione nell’arte, nel gusto, nella curiosità e nel capriccio di un’intera epoca” (Cristina Acidini) - vuole rendere omaggio a questa straordinaria personalità,  eclettica e articolata, presentandone le caratteristiche salienti in merito al collezionismo artistico ma anche alla passione per lo spettacolo.


Nelle sale al piano nobile della Galleria, un tempo occupate dall’Archivio di Stato e oggi, progressivamente, consegnate al nuovo, grande nascente museo, in altrettante sale tematiche verranno presentate opere e documenti significativi della vicenda biografica del Delfino toscano che, premorendo al padre, appunto il 31 ottobre 1713, non ebbe pieni doveri di Stato, potendo così sviluppare quelle passioni che lo accompagnarono nella pur breve vita.


16.07.2013 # 3161
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

Il Museo tra storia e costume

a Palermo fino al 22 settembre 2013

La mostra, attraverso sette sezioni tematiche, ripercorre la storia dell'arte dell'Ottocento e del Novecento in Sicilia e in Italia. Le prime cinque sezioni esplorano la suddivisione in "generi" che caratterizzano entrambi i secoli; la sesta sezione è dedicata al Novecento, che metterà in crisi proprio tale suddivisione, svincolando l'arte dalla gerarchia che vedeva nella pittura di storia un genere più impegnativo del ritratto o del paesaggio, o della pittura di genere. La settima e ultima sezione mette invece in luce l'anima stessa dei depositi, attraverso una serie di opere rappresentative di nuclei monografici di artisti come Antonio Ugo, Domenico Trentacoste o Pippo Rizzo, di cui il museo conserva serie di opere particolarmente significative che rendono le collezioni indispensabili allo studio e alla conoscenza di questi artisti.

La mostra ha ricevuto il sostegno della Fondazione Salvare Palermo, che ha contribuito ad alcuni interventi di restauro, e della S.T.Art-Test - società di servizi diagnostici per l'arte, il territorio e gli ambienti - che sta realizzando una indagine su un dipinto la cui attribuzione è tuttora oggetto di dibattito e approfondimento scientifico: inizialmente attribuito a Federico Zandomeneghi, il Ritratto di Domenico Galati di Riella, è sottoposto a uno studio diagnostico che potrà fornire nuove e utili informazioni sulla tecnica esecutiva, sui materiali originali, di restauro e dei prodotti di degrado eventualmente presenti, nonché per valutare lo stato di conservazione della superficie pittorica; tale indagine potrebbe contribuire alla definitiva attribuzione dell'opera al pittore veneto, grazie a una migliore lettura delle iscrizioni presenti sullo sfondo del dipinto e in particolare della data attraverso particolari tecniche di imaging diagnostico.


16.07.2013 # 3159
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

AZIZA, LA PRIMA MOSTRA DI ZAC AI CANTIERI CULTURALI ALLA ZISA

a Palermo fino al 17 novembre 2013

Gli artisti, espressione delle creatività del territorio, con i tempi, i modi e i linguaggi individuali, hanno intrecciato le loro presenze in una mostra plurale che diventa emblema di una tensione dialogica tra le loro creazioni e la città: un confronto ineludibile e necessario anche in rapporto a una condizione, come quella attuale, ricca d'incontri e conflitti.

Gli stessi artisti hanno scelto il titolo della mostra, 'Azīza, una parola dal doppio significato. Formata da Ziz, "fiore" in lingua punica e nome dato alla città di Palermo alla sua fondazione, e al-'Aziza "la splendida", nome dato dagli arabi al Palazzo della Zisa, monumento che fronteggia maestoso proprio il padiglione ZAC. Aziza (o azzizza) è anche, nel dialetto locale, la parola che indica l'arte di abbellire, di arrangiarsi, di trasformare con creatività le cose, metafora che gli artisti hanno voluto adottare, per meglio comunicare la loro esperienza laboratoriale all'interno di Zac.

La mostra 'Azīza si svolge negli spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa e in particolare presso ZAC, un tempo il grande padiglione delle Ex-Officine Ducrot. L'allestimento è curato dal Comitato Scientifico e da ZisaLab, laboratorio di laurea della Facoltà di Architettura coordinato da Giuseppe Marsala. 

ZAC - Zisa Zona Arti Contemporanee, spazio concepito molti anni fa come sede del Museo d'Arte Contemporanea della Città di Palermo, dallo scorso 16 Dicembre si misura con l'idea di Museo non tradizionale, un luogo di ricerca dai confini aperti e costantemente in definizione, una Zona appunto, com'è il territorio stesso della creatività attuale. 'Azīza rappresenta una prima importante tappa nella definizione della futura identità di ZAC.

16.07.2013 # 3157
RISE AND FALL OF APARTHEID

Daria La Ragione // 0 comments

F4_un'idea di fotografia

a Treviso fino al 11 agosto 2013

Parte la terza edizione di F4 / un’idea di Fotografia, il festival promosso da Fondazione Francesco Fabbri con un ampioprogramma di esposizioni, workshop e incontri con l’autore a Casa dei Carraresi a Treviso. Ad aprire il festival saranno le esposizioni Sguardi sul tempo. Percorsi nella fotografia d’autore e Venezia / L’eredità dei precursori, mostra personale di Francesco Jodice.

La prima rassegna, curata da Carlo Sala, proporrà oltre duecento lavori dalle origini del mezzo fino ai nostri giorni provenienti dalla collezione privata di Dionisio Gavagnin, finora rimasta inedita al pubblico. La selezione qui proposta è un percorso volto a raffigurare i cambiamenti culturali e sociali della storia tramite l’occhio privilegiato della fotografia con opere tra gli altri di Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Félix Nadar, Man Ray, Thomas Ruff e Sebastião Salgado.
Ad aprire la prima esposizione un intenso dialogo tra alcuni dei maestri delle fotografia che in momenti differenti hanno raffigurato la condizione sociale dell’uomo: i ritratti l’alta borghesia di Félix Nadar si confronta con la volontà classificatoria che emerge nei volti della gente comune del tedesco August Sander, ma anche con le immagini patinate uscite dalle riviste di moda di Robert Mapplethorpe e Irving Penn.

Il novecento si apre con la carica dirompente e sovversiva della avanguardie storiche: l’inconscio surrealista è testimoniato dalle distorsioni di André Kertész, i graffiti di Brassaï, le bambole di Hans Bellmer o i celebri ritratti “solarizzati” di Man Ray; ma anche l’antiaccademismo del movimento Dada con i collage di Raoul Hausmann o le visioni razionali del Bauhaus.
A continuare questo ideale percorso un’ampia sezione è dedicata alla fotografia sociale e documentaria con alcuni dei grandi maestri europei e americani. Autori che hanno lavorato in contesti al limite, dalle scene del Bronx a New York di Weegee ai vari fronti di guerra come lo sbarco dei tanks in Cina raccontato da Robert Capa negli anni Trenta o la Cipro descritta da Donald McCullin.

La fotografia è anche specchio del proprio tempo che narra eventi epocali: ecco apparire gli scatti realizzati dalla NASA l’11 luglio 1969 per celebrare lo sbarco sulla luna; ma anche fatti che hanno segnato le coscienze collettive come l’attentato al presidente Ronald Reagan colto da Sebastião Salgado e le scene di mafia della palermitana Letizia Battaglia. Un nucleo di lavori che sanno anche tracciare i tratti identitari dei luoghi e delle genti che li popolano, dall’America di Walker Evans, all’Italia di Mario Giacomelli fino alla Francia narrata da Robert Doisneau e Henri Cartier-Bresson.
La fotografia italiana è documentata come un mosaico di varie esperienze, partendo da una delle immagini simbolo del dopoguerra, “Il Tuffatore” di Nino Migliori. Un’Italia dai tanti volti che alterna immagini rurali alla Dolce Vita colta dal “paparazzo” Tazio Secchiaroli. Ma anche la stagione della mutata coscienza del paesaggio con Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Franco Fontana e Walter Niedermayr.

Una parte cospicua della mostra racconta delle ricerche degli anni settanta, con un rinnovato impegno linguistico che per alcuni si traduce con l’uso delle immagini di archivio come per Franco Vaccari e Mario Cresci, con i celebri “Ritratti reali”. Ma anche l’uso del corpo come forma di emancipazione e scardinamento degli assetti sociali con Vito Acconci, gli azionisti viennesi Hermann Nitsch, Günter Brus, e Arnulf Rainer, l’intimità di Gina Pane, fino ai lavori di Cindy Sherman con uno dei celebri camuffamenti della serie “Murder Mystery”.
Le tensioni delle contemporaneità appaiono sotto una pluralità di declinazioni come le analisi rigorose degli autori della scuola di Düsseldorf con i lavori di Thomas Ruff e Candida Höfer; ma anche le tensioni grottesche di Joel Peter Witkin e la forza simbolica di Andres Serrano. A concludere, le prospettive più attuali sull’arte italiana, specchio di un ibridazione culturale e sociale, testimoniata tra gli altri dai lavori di Vanessa Beecroft, Stefano Cagol, Silvia Camporesi e Alessadra Tesi.

A concludere il percorso a Casa dei Carraresi è la mostra personale di Francesco Jodice. L’esposizione, presenta un corpus di lavori inediti legati al quarto film del ciclo Citytellers che l’autore sta realizzando proprio sulla città lagunare.
Francesco Jodice, ricognitore dei fenomeni sociali e urbanistici, non si è confrontato con l’aspetto esteriore della città, ma ha mosso la sua indagine da un peculiare interrogativo: perché oltre mille anni fa è stata edificata una città proprio in un luogo così ostile? L’autore non ha potuto non lasciarsi attrarre da questa impresa costruttiva e politica che sembra infrangere le normali logiche e cautele.



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