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Mostre ed eventi // Pagina 43 di 113
08.08.2013 # 3202
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

a Torino fino al 29 settembre 2013

La GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta a partire dal 6 giugno una grande mostra dedicata alle opere su carta di Nicola De Maria, allestita nell’Exhibition Area al primo piano del museo.

La grande antologica presenta circa 300 lavori su carta che l’artista ha realizzato a partire dagli anni Settanta fino ad oggi. In occasione della mostra alla GAM Nicola De Maria realizzerà appositamente alcune opere site specific: un’opera muraria di dimensioni imponenti (9x4 m), due carte di grandi dimensioni (5x 2m) a dimostrazione di come anche il lavoro su carta adattato agli ambienti sia per De Maria parte fondamentale del suo percorso, e alcune pitture parietali.

La mostra sarà articolata nel rapporto tra il disegno e lo spazio dipinto, la fragilità della carta e la monumentalità della parete, in un costante dialogo dimensionale dove il canto del disegno si confonde nella musicalità della parete.

Il disegno è per Nicola De Maria non solo la genesi di tutto il suo lavoro artistico, ma quasi assume vita autonoma, carico di spiritualità che scaturisce direttamente dal colore. Nel 1990, in un testo per il catalogo della mostra presso il Saarland Museum di Saarbrucken in Germania, scrive in proposito: “I miei disegni che sono bandiere della gioia e della forza. Suonano le campane fugge l’infelicità dal mondo. I miei disegni sono fiori magici, usignoli fatati…”

08.08.2013 # 3201
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

WUNDERKAMMER. Giacomo Manzù: acqueforti per le Georgiche di Virgilio

a Torino fino al 29 settembre 2013

La Wunderkammer della GAM presenta al pubblico a partire dal 20 giugno 2013 una mostra dedicata ai 14 Studi all’acquaforte per Vergilii Georgica di Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 – Ardea, Roma, 1991), che costituiscono uno dei momenti più straordinari della produzione incisoria dell’artista. La cartella che raccoglie queste preziose incisioni è confluita nelle collezioni della GAM di Torino nel 1956, tramite l’importante legato di Alberto Rossi, il cui raffinato spirito collezionistico si distinse per una peculiare attenzione alla grafica contemporanea italiana e straniera.
A curare l’esposizione è stata invitata Lara Conte, docente a contratto di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università dell’Insubria di Como, che da tempo conduce ricerche sullo studio dell’arte e della critica del secondo Novecento, con particolare attenzione al rinnovamento della scultura negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo.
Protagonista della scultura italiana del XX secolo, Giacomo Manzù ha sempre affiancato alla ricerca plastica un’intensa attività grafica. Nella sua opera non si individua infatti un rapporto di subordinazione della grafica rispetto alla scultura, ma un’assoluta continuità di relazione fra questi linguaggi in termini di ricerca formale. Nelle acqueforti in mostra il segno, che si fa sempre più essenziale, scava lo spazio bianco del foglio, lasciando armonicamente fluire l’energia interna dei corpi come in un bassorilievo antico.

08.08.2013 # 3200
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

Gran Gala Reale

a Venaria Reale fino al 12 gennaio 2014

La mostra, organizzata dalla Reggia di Venaria, dal Palazzo del Quirinale e dal Polo Museale Fiorentino - Palazzo Pitti, costituisce il primo esito della collaborazione fra le Regge delle tre capitali d’Italia per proporre eventi espositivi e studi sulle corti della Penisola, in particolare su quella del Regno d’Italia.

Gran Gala Reale ha per oggetto le meravigliose carrozze usate dai sovrani per le loro uscite pubbliche in occasioni di grandi cerimonie. Si tratta di “opere” tra le più sfarzose ed affascinanti della storia delle corti: un patrimonio di grande importanza che desta incanto e stupore, e su cui si intende attirare interesse ed attenzione per le valenze storiche ed artistiche che richiama.

Sono presenti alcune superbe carrozze e portantine del Settecento come le carrozze di gala dei sovrani italiani della Restaurazione, dei re di Napoli e Sardegna e del Granduca di Toscana.

Particolarmente significative le carrozze appartenute a Carlo Alberto, Pio IX e Vittorio Emanuele II, che conducono idealmente dal Risorgimento fino all’Unità d’Italia ed alla sontuosa corte che Umberto I e Margherita aprirono a Roma, finalmente Capitale della Nazione unificata.

La visita alla mostra comprende anche La Barca Sublime, il “Bucintoro dei Savoia”, l'ultima imbarcazione veneziana originale del Settecento esistente al mondo.



08.08.2013 # 3199
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

ELISEO MATTIACCI - DINAMICA VERTICALE

a Pesaro fino al 8 settembre 2013

Fondazione Pescheria - Centro Arti Visive è lieta di presentare la mostra di Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940). L’artista, che aveva inaugurato l’attività espositiva della Pescheria nel 1996, torna a relazionarsi con gli stessi spazi a diciassette anni di distanza e dopo l’annessione dell’ex Chiesa del Suffragio.

Il progetto espositivo di Mattiacci parte infatti da una visione invertita dello spazio, restituendo l’ingresso principale dell’ex chiesa e accogliendo il visitatore con l’opera Equilibri precari quasi impossibili (1991), esposta nello stesso anno al Museo di Capodimonte di Napoli.
La scelta di quest’opera è suggerita da un dato spaziale e uno storico: l’impianto centrale del luogo che la accoglie conduce a un impatto immediato con l’essenzialità, la linearità e la potenza prospettica della scultura, il cui dialogo è innescato da un magnete permanente che attrae due putrelle di ferro di 12 metri ciascuna. Inoltre Giuliano Briganti, alla vista di questo nuovo lavoro nello studio dell’artista, colse una personale affinità con la Pala Pesaro (1471-1483) di Giovanni Bellini, tutt’oggi ospitata dai Musei Civici della città.

Nello spazio del Loggiato l’artista espone un lavoro inedito realizzato per l’occasione: “Dinamica verticale” (2013), tre eliche navali realizzate in alluminio e decontestualizzate dal loro uso, ideate per invertire in maniera imprevedibile la loro dinamica di movimento in una città di mare.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente le immagini delle opere, un testo di Ludovico Pratesi e il testo Il Rischio del 1991 di Giuliano Briganti.

08.08.2013 # 3198
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

VELASCO VITALI. FORESTA ROSSA

a Milano fino al 1 settembre 2013

Dopo dieci anni dedicati alla sperimentazione di nuove tecniche e materiali tra scultura e installazione, Velasco Vitali torna alla pittura con una grande esposizione in Triennale: una trentina di tele di grosso formato e un centinaio tra disegni e schizzi realizzati sul tema della città, da sempre oggetto della sua ricerca, che oggi si carica di ulteriori significati attraverso la riflessione sulle città abbandonate.
Una fascinazione nata dall’indagine su quelle città fagocitate dalla modernità rimaste disabitate e inattive, sospese in un limbo di urbanistiche casuali e architetture al limite del fantastico.
Le 416 città registrate finora hanno fornito un materiale fortemente evocativo, fatto di immagini che sono diventate suggestioni alla base di queste tele, in cui ritroviamo la cruda pittura di Velasco che si confronta con nuove visioni di paesaggi tra onirico e reale. L’invenzione di una figuratività nuova e contemporanea che racconta realtà al limite dell’immaginario e del fantastico.
Il progetto di Foresta Rossa nasce nel 2012 con le installazioni sull’Isola Madre (Stresa) e all’Hotel Majestic (Verbania), è stato prolungato per un’altra stagione espositiva (23 Marzo – 20 Ottobre 2013) in risposta al gradimento e al successo registrato nel corso del 2012 e per esplicito volere della committenza.

08.08.2013 # 3197
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

STEFANO CURTO - Renovatio Splendor

a Venezia fino al 31 agosto 2013

Riparte da Venezia il nuovo appuntamento espositivo di Stefano Curto, l’artista della luce e dei cristalli, che, dopo il successo dell'anteprima svoltasi a Venissa, incantevole tenuta nell'isola di Mazzorbo, approda con le sue opere nella prestigiosa galleria veneziana Bugno Art Gallery con una personale dal titolo Renovatio Splendor in programma dal 26 luglio al 31 agosto 2013.
“È una grande soddisfazione tornare a esporre in Laguna, proprio nella città in cui tutto è cominciato”, afferma Stefano Curto, trevigiano, classe '66, riferendosi alla sua avventura professionale. “Dalla mia prima mostra, tenutasi nel 2010, seguita dalla Biennale e poi da altre esposizioni, il Veneto è una terra a cui sono particolarmente legato, non solo personalmente, ma anche come artista”.
Affermatosi con forza sulla scena artistica italiana, londinese e australiana, dopo una ricerca artistica condotta a porte chiuse per sette anni, Curto è noto per la sua personalissima tecnica espressiva che si avvale di una tavolozza fatta di cristalli, pietre e minerali disposti nelle cornici da lui designate, un tappeto o un plaxiglass. Tecnica che ritorna protagonista anche in questa mostra, sintesi dell'attività creativa e della vasta ricerca poetica dell'artista.

08.08.2013 # 3196
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

PHIL STERN. SICILY 1943

ad Acireale fino al 8 settembre 2013

Giusto settant’anni dopo l’avvio dell’Operazione Husky che portò le truppe alleate a conquistare la Sicilia, la Galleria Credito Siciliano, ad Acireale, propone una grande mostra in cui lo Sbarco rivive nelle immagini del celebre fotografo statunitense Phil Stern.

La mostra offre l’opportunità a Stern, oggi 93 enne, di tornare sui luoghi da lui raccontati nel 1943 e questo suo viaggio nel tempo, le impressioni a settanta anni di distanza saranno oggetto di un documentario curato da Ezio Costanzo per la regia di Filippo Arlotta.
La mostra “Phil Stern. Sicily 1943” è curata da Ezio Costanzo con una ricerca dall’Imperial War Museum di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra.

Attraverso le potenti immagini di Stern e quelle di taglio documentario dall’Imperial War Museum rivivono i diversi momenti di quella che è stata una delle più imponenti operazioni della seconda guerra mondiale.

Al comando di Patton (VII Armata Usa) e Montgomery (VIII Armata britannica) nelle prime ore del 10 luglio 1943 sbarcarono sull’isola 160 mila soldati anglo-americani.
Le truppe americane raggiungono Gela, Scoglitti e Licata, mentre le truppe britanniche occupano il litorale sud orientale dell’isola, tra Marzamemi e Siracusa.
La difesa della Sicilia è affidata a 220 mila soldati italiani e a 30 mila tedeschi.
Il 22 luglio Patton conquista Palermo e il 17 agosto raggiunge Messina, ultima meta dell’Operazione Husky.
La conquista dell’isola non sarà una semplice passeggiata per gli anglo-americani che lasceranno sul campo oltre 5000 morti in soli 38 giorni.

Il 3 settembre, a Cassibile (Sr) l’Italia firma l’armistizio (reso pubblico alla radio l’8 settembre dal generale Badoglio) con gli Alleati che sancisce la resa incondizionata.

La mostra prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese è certamente una rilettura di una pagina di storia siciliana e italiana ma è anche una grande mostra di fotografia. È la prima ampia monografica dedicata a Phil Stern “fotografo di guerra”. Viene infatti presentato un aspetto tra i meno noti della sua produzione fotografica con il quale ha iniziato la carriera.
Sede Galleria Credito Siciliano
Piazza Duomo, 12 – Acireale

07.08.2013 # 3208
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

Archimede. Arte e scienza dell'invenzione

a Roma fino al 14 gennaio 2014

Inventore, astronomo, matematico, esperto in macchine. Un genio senza tempo, quello di Archimede, che ha raccolto e raccoglie intorno a sé interesse stupore e tanta emulazione. Eppure non era mai stato raccontato in una mostra. E saranno i Musei Capitolini, fino al 12 gennaio 2014 che riveleranno al grande pubblico, nell’esposizione “Archimede. Arte e scienza dell’invenzione”, i tanti aspetti del geniale ed eclettico scienziato siracusano illustrando lo straordinario contributo che hanno dato le sue indagini ed invenzioni alla conoscenza del mondo antico e dei secoli a venire.
La tradizione storiografica attribuisce ad Archimede l’invenzione delle macchine che ritardarono la caduta di Siracusa assediata dai Romani e di congegni come l’orologio ad acqua, il planetario meccanico, la vite idraulica.
La mostra si articola in due filoni principali: il primo ci fa capire la portata del contributo che ha dato Archimede alla crescita delle scienze in età ellenistica. Qui, i visitatori potranno ammirare modelli funzionanti di congegni e dispositivi, applicazioni multimediali e filmati in 3D che ne visualizzano il funzionamento.
I trattati di Archimede sono invece il cuore del secondo filone della mostra e racconteranno gli aspetti più significativi della fortuna di Archimede e del suo mito.
Un percorso affascinante, arricchito da una selezione di reperti archeologici, che aiuteranno a capire l’ambiente in cui visse e operò Archimede e che accompagnerà il visitatore all’interno di otto sezioni: Siracusa, la città di Archimede. Siracusa e il Mediterraneo. Archimede e Roma. Archimede e l’Islam. La riscoperta di Archimede in Occidente. Leonardo e Archimede. Galileo e Archimede. La geometria di Archimede.
Ad arricchire il percorso una galleria di immagini di invenzioni ed oggetti intitolati ad Archimede: lampade, batiscafi, treni, sommergibili e, addirittura, un cratere con il suo nome.

07.08.2013 # 3205
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

MATTA

sottotitoloa Venezia fino al 18 agosto 2013

In concomitanza con la 55. Biennale di Venezia, la mostra vuole indagare le idee e i pensieri che si sono tramandati – attraverso le generazioni, il tempo e la geografia – da Roberto Sebastian Matta ai suoi figli Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren.

Tre nomi, tre storie, tre paesi e un unico comun denominatore: l'arte. In concomitanza con la 55.
Biennale di Arti Visive di Venezia e per la prima volta insieme, la mostra organizzata e prodottadalla Galleria d'Arte Maggiore – G.A.M. di Bologna, riunisce negli spazi dell'area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, tre grandi protagonisti dell'arte internazionale. Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren non hanno in comune solo il padre Roberto Sebastian Matta, figura storica che con le sue tele e le sue sculture ha preso parte al Surrealismo ed influenzato gli artisti americani dell'Espressionismo Astratto, ma con due stili espressivi differenti sono entrambi due personaggi di rilievo della scena artistica contemporanea.
La mostra, curata da Danilo Eccher, prende origine dall'opera di Roberto Sebastian Matta ed attraverso le opere dei suoi protagonisti percorre mezzo secolo di storia dell'arte, vissuta in tre paesi differenti: la Francia, gli Stati Uniti e l'Italia. Lo spaccato che ne deriva non è delimitato dalla loro storia familiare, per quanto eccezionale, ma amplia i propri confini all'ambiente culturale e politico in cui questi artisti sono stati profondamente coinvolti. Figli dello stesso padre, ma di madri differenti, sia Gordon che Pablo hanno avuto un rapporto conflittuale con la figura paterna ed attraverso l'arte entrambi hanno cercato un dialogo concettuale - impossibile nella vita privata - con Matta attraverso le loro opere pur maturando entrambi, ed ognuno a suo modo, linguaggi singolari e differenti. Se l'affinità con Matta-Clark è riconducibile anche ad un livello formale, estetico - architettonico presente in forma diversa anche nell'opera del padre, in Echaurren l'affinità è daricercarsi nel carattere più propriamente concettuale derivato dalla stessa matrice Dadaista e tardo Surrealista del padre e del fratello.

23.07.2013 # 3171
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

Daria La Ragione // 0 comments

La meraviglia come esercizio

a Milano fino al 22 settembre 2013

Triennale Design Museum presenta oltre 150 esercizi degli studenti dell’Atelier di Riccardo Blumer all'Accademia di architettura USI realizzati fra il 2010 e il 2013. Performance, installazioni e modelli tridimensionali animeranno gli spazi della Triennale per raccontare il percorso propedeutico all’architettura svolto dagli studenti del primo anno dell’Accademia. Sono presentati progetti che indagano la relazione tra spazio, corpo, movimento e suono, spettacolo visuale e scenografia urbana: dalla struttura formata da megafoni utilizzata per La processione degli architetti alle sagome dei corpi degli studenti impiegate in L'uomo come misura topologica della città, dagli studi dei movimenti e delle leggi fisiche che animano e plasmano le forme delle nuvole di Come si muovono le nuvole fino alle costruzioni “indossabili” di Architetti in Ri-voluzione. Afferma Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum: ”Quella di Riccardo Blumer è una modalità progettuale sempre sorprendente, epifanica, ma al contempo di grande sperimentazione, innovazione e precisione. È un metodo che applica anche nei suoi laboratori con i suoi studenti, trasformando ogni esperienza didattica in una grande metafora ed esplorazione del mondo”. Dice Riccardo Blumer: “Tra i vari parametri che toccano direttamente la pratica architettonica, mi interessa in particolare il senso di verità. L’architettura è una forma di espressione che modifica lo stato naturale delle cose, ovvero la realtà fisica. In tal senso essa è “vera” al pari dei fenomeni della natura, come lo possono essere un monte o un tramonto. Nell’accostarsi al progetto come modificazione degli stati di Natura, diventa inevitabile incontrare la bellezza. Per restare nell’esempio prima citato del tramonto, mentre si manifesta, l’osservatore collega in modo inconscio ed inscindibile la verità fenomenica all’estetica. Il senso della meraviglia permette allora di percepire la corrispondenza tra vero e bello ed è per questo motivo che è necessario”.

23.07.2013 # 3170
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Il design italiano incontra il gioiello

a Milano fin o al 8 settembre 2013

Triennale Design Museum presenta un’ampia rassegna dedicata al gioiello dei designer italiani, a cura di Alba Cappellieri e Marco Romanelli.
La mostra percorre un arco temporale che va dagli anni Cinquanta a oggi, attraversa stili e momenti differenti, dal Razionalismo al Post Moderno fino al Minimalismo: un percorso con salti generazionali che includono grandi maestri e giovani designer, produzione industriale e pezzi unici.
L’ipotesi curatoriale si compone di due parti: una rassegna storica con numerosi progetti inediti presentati per la prima volta a Milano e una sezione con gioielli progettati e realizzati ad hoc per la mostra.
Afferma Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum: ”Fin dagli anni Trenta del secolo scorso la storia della Triennale di Milano è densa di episodi emblematici e intelligentemente precursori nel rivendicare un rapporto non convenzionale del design con l’oreficeria e, soprattutto, con la gioielleria. Riprendendo questa grande tradizione, Triennale Design Museum ha reintrodotto con la mostra Il Design della Gioia, nel 2004, una particolare attenzione al tema del gioiello, negli anni successivi di nuovo protagonista nella sezione dedicata ai jewels designer in The New Italian Design(mostra itinerante dal 2007 a oggi), e nelle mostre Gioielli di Carta (2009), Gioielli per Milano (2011) fino a Il gioiello sostenibile di Riccardo Dalisi (2012). Per lungo tempo il mondo del design ha fatto finta di non vedere i gioielli. Li ha relegati nel limbo dell’ornamento o nella gratuità del decoro, e li ha espunti da sé e dal proprio universo progettuale come tentazioni pericolose, come deviazioni eretiche, come indizi di quella ‘delittuosità’ che Adolf Loos denunciava in ogni deragliamento del designer verso la sfera dell’ornamentale, del superfluo, dell’orpello. In realtà, se il gioiello serve (ed è servito storicamente) a definire l’identità di chi lo indossa, risulta molto discutibile il tentativo di relegarlo nella sfera del superfluo, a meno di non ritenere tutto ciò che è funzionale alla costruzione dell’identità meno utile o meno nobile di ciò che è funzionale al soddisfacimento dei bisogni “primari” del corpo. Di quello stesso corpo, per altro, che oltre a nutrirsi, sedersi, dormire e abitare da sempre fa progetti intorno a sé e alla propria immagine, e trova spesso proprio nei gioielli alcuni dei vocaboli più preziosi per costruire un linguaggio con cui cercare di dirci cos’è, cosa vorrebbe essere, come vorrebbe apparire”.
Per la curatrice Alba Cappellieri, professore di Design del Gioiello al Politecnico di Milano “Questa mostra presenta la più ampia rassegna mai dedicata ai gioielli dei designer italiani, progettisti cioè abituati a confrontarsi con tipologie che vanno dall’arredo all’illuminazione ma che non hanno mai considerato il gioiello come una sfida in cui cimentarsi. Certo, i padri del design italiano progettarono anche gioielli ma ciò avvenne nel privato degli affetti, come doni per familiari e amici e non come ambito di ricerca professionale. Da Roberto Sambonet a Ettore Sottsass e Michele de Lucchi, da Gianfranco Frattini, Sergio Asti, Alessandro Mendini o Gae Aulenti fino a Mario Bellini, Antonio Citterio, Fabio Novembre questa mostra interseca generazioni e linguaggi, maestri e giovani talenti nel segno del gioiello. La mostra presenta 72 designer che definiscono l’intelligenza del design italiano in un gioiello. Al centro del progetto vi è l’uomo, il rispetto della sua anatomia, la preferenza per il comfort piuttosto che per lo choc, l’evoluzione piuttosto che la rivoluzione, la bellezza e la qualità piuttosto che l’astrazione o il concetto. I gioielli, con il loro pluralismo semantico, rappresentano in questo scenario la perfetta intersezione tra eterno ed effimero, materia e concetto, tradizione e sperimentazione, business e bellezza”.


23.07.2013 # 3169
NICOLA DE MARIA - I fogli che il vento mi sparge sono disegni di vento e di animali

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Andata e ricordo

a Rovereto fino al 8 settembre 2013

Fotografie dei Grand Tour ottocenteschi, le prime guide dei viaggiatori di inizio novecento, i diari di viaggio dei futuristi, la parabola della pubblicità dall’illustrazione d’autore al kitsch, l’ironia della Pop-Art, i linguaggi contemporanei del video e dell’installazione. Sono alcune delle sorprese di una mostra prodotta dal Mart di Rovereto e a cura di Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia, Denis Viva, con presenta in catalogo un saggio di Fernando Castro Florez.

La mostra si apre con “Tempo di viaggio”, un racconto per immagini del grande regista russo Andreij Tarkovsky che nel 1983 compiva il suo Grand Tour accompagnato dal poeta e sceneggiatore Tonino Guerra. Un modo di viaggiare, quello di Tarkovsky e Guerra, che non cedeva alle tentazioni della memoria, ma che raccoglieva immagini per appropriarsi di se stessi e del mondo.
Il racconto di questo viaggio introduce in modo critico il tema chiave della mostra: oggi l’industria globale del turismo di massa ci inonda di immagini di luoghi con un “taglio turistico”. Sono “immagini delle immagini”, che alimentano le nostre mappe mentali e che condizionano la nostra immagine del mondo in un senso ben preciso: quello della progressiva sovrapposizione degli spazi turistici e di quelli culturali.

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