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Mostre ed eventi // Pagina 79 di 224
19.09.2013 # 3262
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

Festival dell'apprendimento

a Padova dal 3 al 6 ottobre 2013

Apprendere dal futuro: questo il tema del primo Festival dell’Apprendimento evento dedicato a pensiero, creatività e formazione e a tutte le forme del sapere che animerà la città veneta dal 3 al 6 ottobre. Padova, città di forte tradizione accademica, ospiterà quindi un evento di caratura nazionale con un respiro e una prospettiva di diventare un appuntamento annuale e un punto di riferimento per l’intero sistema-Paese. Ad organizzare questo meeting di menti e anime è AIF, Associazione Italiana Formatori.

Nel panorama nazionale mancava un'iniziativa di questo genere. Un evento che consenta di ragionare sul valore dell'apprendimento al di fuori del contesto accademico, politico e professionale. Apprendimento come grande occasione per lo sviluppo di una nuova società, una chiave di lettura del mistero dell'apprendere per parlare di persone, futuro, lavoro, tecnologia, azioni e relazioni.

Un Festival voluto da AIF, Associazione Italiana Formatori come luogo fisico e concettuale per ascoltare, confrontarsi, immaginare, interrogarsi e formulare insieme progetti e idee, spaziando nei molteplici ambiti che ogni giorno istruzione, formazione e lavoro toccano intersecandosi in maniera imprescindibile, costruendo e facilitando i rapporti umani e professionali per guardare al futuro con rinnovata fiducia e positività.

Sarà un susseguirsi di workshop, eventi, incontri letterari, dibattiti, interviste e momenti di intrattenimento che conquisterà per valore e novità, con nomi eccellenti del mondo dell'insegnamento, della psicologia, del giornalismo, della comunicazione, della cultura e dello spettacolo.

La partecipazione all'evento sarà gratuita e gli appuntamenti saranno aperti al pubblico previa registrazione sul sito dell'evento. Per tutta la sua durata il festival sarà accompagnato da un forte follow up sui canali social (Linkedin, Facebook, Twitter, Youtube, Foursquare), con immagini, filmati, commenti, videointerviste e news in tempo reale.

Per incentivare il coinvolgimento attivo sui temi del festival sarà predisposta una traccia comune per contribuire al dibattito con la propria opinione tramite una breve intervista. Sarà possibile inoltre mettersi alla prova sulla propria visione del futuro con dei curiosi test attitudinali.
Apprendimento come via per un domani immaginato e poi concretizzato, non utopistico ma possibile.

Tra le presenze di spicco: Enzo Spaltro, Presidente Associazione Italiana Formatori, Maurizio Ferraris Filosofo Università degli Studi di Torino, Beppe Severgnini Giornalista e Scrittore, Edoardo Boncinelli Biologo Università Vita-Salute di Milano, Vittorino Andreoli Psichiatra e Scrittore, Piergiorgio Odifreddi Matematico Università di Torino, Remo Bodei Filosofo Università di Pisa, Walter Siti Critico letterario, saggista, scrittore, Umberto Curi Filosofo Università degli Studi di Padova, Cesare De Michelis Letterato Università degli Studi di Padova, Massimo Marrelli Rettore Università Federico II di Napoli, Daniela Lucangeli Educational Scientist Università degli Studi di Padova, Cesare Cornoldi Educational Scientist Università degli Studi di Padova, Sergio Della Sala Educational Scientist Università di Edimburgo, Renato Di Nubila Pedagogista e Formatore Università degli Studi di Padova, Leonello Tronti, Economista Scuola Superiore Pubblica Amministrazione.

Attraverso i vari interventi previsti nelle quattro giornate del Festival si potrà elaborare una visione sistemica del ciclo di vita dell'apprendimento capace di facilitare la connessione tra gli aspetti ideologici e politici e l'allocazione e l'uso delle risorse investite sulla filiera istruzione, formazione e lavoro.

Una visione sistemica che possa facilitare il riappropriarsi del tempo come senso del futuro, capace di ricollocare l'apprendimento nello spazio dell'immaginazione creativa di un possibile accadere affinché si possa abbandonare lo stato di attesa passiva di un prevedibile destino. In tal senso gli eventi del Festival dovranno rappresentare una successione di sorprendenti occasioni di cambiamento personale e collettivo. Un susseguirsi di momenti magici che possano far intravedere la possibilità personale di incidere sulla realtà per far accadere il nuovo.

23.09.2013 # 3264
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

La Cina Arcaica (3.500 a.C. - 221 a.C.)

a Roma fino al 20 marzo 2014

La mostra rientra nel quadro dell’accordo di Stato sul partenariato per la promozione del patrimonio culturale tra Italia e Cina, siglato dai rispettivi Ministri della Cultura nell’ottobre 2010 e prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture. Dopo “Spazio Italia” che ha inaugurato lo scorso luglio presso il National Museum of China a Pechino con la mostra, da poco conclusasi, “Il Rinascimento a Firenze. Capolavori e Protagonisti”, apre dunque lo spazio espositivo gestito dall’Amministrazione Statale per il Patrimonio Culturale della Repubblica Popolare Cinese.
“La Cina Arcaica” è il frutto di due anni di lavoro e presenta al pubblico circa 150 preziosi manufatti provenienti da collezioni della Provincia dello Shanxi, dello Shandong, dell’Hubei e del Sichuan. Si tratta di tesori datati dai 2 mila ai 5 mila anni fa. Alcuni di essi non sono mai stati esposti in Italia, come ad esempio, la testa di bronzo con maschera d’oro dallo Sanxingdui Museum e le campane di bronzo appartenute agli Sui nell’epoca degli Stati Guerrieri. Attraverso questi preziosi reperti si potrà conoscere il percorso storico della Civiltà cinese da 5 mila anni fa fino alla prima unificazione sotto l’Imperatore Qin nel 221 a.c. Osservando ogni singolo manufatto si potrà immaginare il lusso e la ricchezza, restando ammirati dal livello di tecnologia raggiunto e dall’alone di mistero che li circonda.

La mostra è suddivisa in cinque parti: la nascita della civiltà, l’avvento del regno, i sacrifici per gli Dei e gli antenati, la musica legata alle cerimonie, e l’epoca degli Stati Guerrieri. Di ogni epoca il pubblico riuscirà a conoscerne gli aspetti più caratteristici, così da avere un quadro storico e culturale accurato di quel leggendario periodo.

23.09.2013 # 3263
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

1963 e dintorni.

a Milano fino al 27 ottobre 2013

Dal 4 giugno al 27 ottobre 2013 le Gallerie di Piazza Scala di Intesa Sanpaolo ospitano la nuova esposizione monografica 1963 e dintorni. Nuovi segni, nuove forme, nuove immagini.
A cinquant’anni di distanza, il 1963, anno di particolare importanza per l’arte e la cultura in Italia, viene rivisitato attraverso un nucleo di trenta opere della collezione Intesa Sanpaolo in un approfondimento monografico di Cantiere del '900.
In quell’anno, mentre lo sviluppo economico del secondo dopoguerra conosce un momento di rallentamento, il mondo vive segnali contrastanti. La “guerra fredda” spinge papa Giovanni XXIII a richiamare al mondo i valori della pace con l’enciclica Pacem in Terris, tra gli ultimi atti da lui compiuti prima di morire, nel giugno di quell’anno. Il 22 novembre un altro grande protagonista di quel momento storico, il presidente americano John F. Kennedy, viene ucciso nell’attentato di Dallas. I mezzi di comunicazione, sempre più diffusi nella vita quotidiana, contribuiscono decisamente alla trasformazione del modo di vivere. L’arte e la cultura attraversano una fase di grande fermento, come si può constatare nel panorama italiano, al quale la collezione Intesa Sanpaolo specificamente guarda.
Nel settore dell’arte visiva i temi allora al centro dell’attenzione sono quelli del superamento dell’informale, del confronto fra l’attività dei “gruppi” e quella individuale, del rapporto tra arte e tecnologia, attraverso la nuova incidenza dei mezzi di comunicazione di massa.
L’ascesa della Pop Art, che avrà la sua consacrazione europea nella Biennale di Venezia del 1964, è preparata in Italia, in una lettura critica dell’incidenza dei mezzi di comunicazione, dalle iniziative di alcuni gruppi, come gli artisti romani della “Scuola di Piazza del Popolo”, che già nei primi anni Sessanta svolgono una nuova esplorazione pittorica delle “immagini” popolari, o il “Gruppo 70” di Firenze, che riflette sulla relazione fra i nuovi media e i linguaggi dell’arte.
Il superamento dell’informale, sancito da una mostra storica di quell’anno (L’Informale in Italia fino al 1957, curata da Maurizio Calvesi, che ha luogo a Livorno in febbraio) e da interventi critici, come il numero 12 della rivista “Il Verri” (che esce in autunno, sul tema Dopo l’informale), vede contrapporsi posizioni di ricerca visiva fondate sulla strutturazione della “forma”, come nelle iniziative dei componenti del “Gruppo T” e degli altri gruppi di area programmata e cinetica, confluiti all’interno delle mostre di “Nuove Tendenze” (Zagabria, 1961 e 1963), e la configurazione di nuove ipotesi di elaborazioni di “segni”, come nelle proposte degli artisti milanesi del “Gruppo del Cenobio”.
Tra le numerose importanti manifestazioni di quell’anno (IV Biennale d’arte di San Marino; Aspetti dell’arte contemporanea, Castello Visconteo, L’Aquila; La Nuova Figurazione, La Strozzina, Firenze, oltre ad altre mostre in gallerie private), un ruolo particolare ha il convegno di artisti e critici che si svolge a Verucchio, nel corso del quale Giulio Carlo Argan sostiene la scelta delle poetiche di gruppo indirizzate alla progettazione formale, generando reazioni e interventi attraverso i quali si può misurare, in prospettiva storico-critica, la centralità del dibattito allora sviluppatosi. Al di là di esso, emerge la forza delle posizioni individuali, in forza delle quali possiamo oggi comprendere meglio il carattere di quell’epoca.
La mostra si apre con due opere di Piero Manzoni e di Francesco Lo Savio, scomparsi non ancora trentenni in quell’anno, e prosegue con esempi delle diverse situazioni che caratterizzano una fase di trasformazione e rinnovamento.

17.09.2013 # 3260
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

Emilio Isgrò. Modello Italia

a Roma fino al 6 ottobre 2013

La mostra di Emilio Isgrò comincia volutamente dove finiva l'antologica che il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presentò nel 2008 con il titolo Dichiaro di essere Emilio Isgrò rovesciando i termini della storica affermazione Dichiaro di non essere Emilio Isgrò, l'opera realizzata nel 1971.
L'intenzione è quella di mostrare e dimostrare, in una sorta di percorso a ritroso, l'attualità dell'arte di Isgrò, ma anche come le ultime opere siano strettamente legate alle prime. Le installazioni spettacolari e complesse dell'ultimo periodo si compongono infatti degli elementi delineati già dagli anni sessanta e settanta, proseguendo e ampliando le tematiche e i segni primitivi dell'artista.
Il percorso espositivo parte, nelle sale del piano terreno, dai lavori degli ultimi cinque anni: così l'opera programmatica già citata Dichiaro di essere Emilio Isgrò (2008) convive con assoluta naturalezza con il simbolico Modello Italia (2012), mentre Fratelli d'Italia (2009) fa da contrappunto allo Sbarco a Marsala (2010) in cui la statua di Garibaldi viene travolta dalle formiche sulle note di Casta Diva eseguite da un carillon.
Dal panorama italiano (La Costituzione cancellata, 2010; L'Italia che dorme, 2010; Cancellazione del debito pubblico, 2011) l'orizzonte si allarga a una visione globale con Weltanschauung, (2007),  Var ve yok e Codici ottomani (2010). A questa compagine di lavori si aggiunge un gruppo di opere inedite: giornali italiani cancellati secondo una logica costruttiva che intende indicare la necessità di un nuovo inizio per il nostro Paese e per l'Europa.
Al piano superiore il pubblico ritroverà, invece, una selezione di lavori celebri come Volkswagen (1964), Jacqueline (1965), Enciclopedia Treccani (1970), nonché i primi Libri cancellati, i Telex, i Semi d'arancia e il Particolare ingrandito di Gianni Agnelli,  fino alla struggente Ora italiana (1985) ispirata alla strage di Bologna.

17.09.2013 # 3259
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

Petrolio di Xavier Bueno

a Roma fino al 29 settembre 2013

La mostra svela l’opera inedita e un pittore di estrema raffinatezza, poco noto al pubblico delle grandi mostre d’arte. L’opera racconta, come in una repentina sequenza cinematografica, la filiera produttiva del petrolio: dalla localizzazione del sito alla costruzione dei pozzi, dall’estrazione alla raffinazione. Tutto avviene attraverso un concatenarsi d’immagini sospese in una luce rarefatta dove si susseguono, con la logica del fregio rinascimentale, momenti diversi e distinti tra loro. Le straordinarie strutture della grande caldaia, conservata nella sala omonima che fa da scenario al dipinto, dialogano in modo naturale con il groviglio di tubi, tralicci e trivelle che Bueno immagina come sfondo per i personaggi di “Petrolio”, creando un rapporto emozionante tra il quadro e il Museo che lo ospita. L’intento di Xavier Bueno è celebrativo e onirico al tempo stesso: “Petrolio” trasforma la ruvida concretezza della lavorazione del greggio in un’immagine emblematica del processo industriale, della fatica degli operai; essi diventano figure solenni e trasmettono oggi la memoria dei tempi pionieristici dell’Italia del Boom. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina, Energy Trading International S.p.A. Con la Collaborazione di Acea; Banche Tesoriere del Comune di Roma: BNL – Gruppo BNP Paribas, UniCredit Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena; Finmeccanica; Lottomatica; Vodafone. Con il contributo tecnico di Atac La Repubblica

17.09.2013 # 3258
Festival dell'apprendimento

Daria La Ragione // 0 comments

RESIDENT EVIL: LE RADICI DEL MALE

a Roma fino al 30 settembre 2013

VIGAMUS - Museo del Videogioco di Roma presenta, dal 25 maggio 2013, la mostra dedicata alla saga videoludica Resident Evil, che ripercorrerà la storia della serie horror più famosa dei videogiochi con postazioni interattive dei principali episodi, 19 maxi pannelli illustrati che ne raccontano l’evoluzione e un allestimento horror in linea con le atmosfere della serie.

La mostra “Resident Evil: Le Radici del Male” spiega la crescita stilistica e narrativa della nota saga creata dalla compagnia giapponese Capcom, raccontando i suoi eroi e i suoi antagonisti, spaventose creature frutto delle alterazioni genetiche. Una rassegna di pannelli analizza ogni singolo titolo di Resident Evil pubblicato dal 1996 a oggi, descrivendone struttura, modalità di gioco, spessore narrativo e comparto tecnico. Una vera e propria antologia della saga indirizzata sia a chi, appassionato della serie, voglia scoprirne i segreti e i misteri più reconditi, sia a chi voglia conoscerne storia e profilo prima di iniziare a giocarla per la prima volta.

In linea con lo spirito del VIGAMUS, i visitatori potranno non soltanto conoscere la storia di Resident Evil, ma anche giocarla direttamente con le proprie mani attraverso una rassegna interattiva, comprendente postazioni di gioco con tutti gli episodi principali della saga.