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Mostre ed eventi // Pagina 71 di 223
30.11.2013 # 3366
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

a Gallarate fino al 22 dicembre

A distanza di nove mesi dall’incendio che il 14 febbraio scorso lesionò gravemente l’edificio, riapre sabato 23 novembre 2013 il MA*GA di Gallarate. L’apertura riguarda un’intera ala del museo, bonificata e riallestita grazie all’impegno e al contributo del Comune di Gallarate, di Regione Lombardia e della Fondazione Cariplo, per permettere la ripresa delle attività culturali ed espositive sino ad oggi ospitate in diverse sedi cittadine e regionali. La città ritrova, così, il suo principale spazio espositivo nonché luogo privilegiato di incontro.

Per l’occasione, è stata organizzata un’iniziativa di raccolta fondi proprio per velocizzare il recupero totale dell’intera struttura.
Dal 23 novembre al 22 dicembre 2013, infatti, è in programma WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS. Artisti per il MA*GA, un progetto che vede coinvolti tra i 180 artisti anche i grandi nomi dell’arte che hanno voluto donare un’opera al Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate e la cui cessione servirà a finanziare parte dei futuri lavori del Museo MA*GA.

“With A Little Help from My Friends nasce dall’idea - ha evidenziato Giovanni Orsini, Presidente Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate - di organizzare una mostra che permetta di riaprire il MA*GA con un evento informale e discorsivo capace di far percepire il museo come un luogo davvero aperto alla collaborazione della comunità da cui è nato. Un segnale di come il Premio Gallarate, come accade dal 1949, sostenga con forza la presenza di un museo cittadino dedicato alla contemporaneità e che questo museo, il MA*GA, sia supportato e accolto da un'ampia comunità di artisti, curatori, ma anche appassionati di arte e cultura, in primis da Gallarate e dalla nostra regione”.

30.11.2013 # 3365
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

BILL VIOLA. The Raft

a Mantova fino al 20 febbraio 2014

Bill Viola, celebre per essere stato uno dei primi a fare uso del video inteso non solo come sperimentazione tecnologica ma contemplativa ed estetica, ha spesso e volentieri preso come fonte di ispirazione le iconografie della pittura rinascimentale italiana. Famose tavole e pale d’altari, come la Visitazione del Pontormo (The Greeting, 2002) o la Deposizione di Masolino (Emergence, 1995) sono diventate nelle sue mani veri e propri quadri in movimento. Tra queste opere spicca per dimensioni e drammaticità The Raft, realizzata nel 2004.

La parola raft, tradotta in italiano, significa variamente “zattera”, “gommone di salvataggio”, termini che suggeriscono una condizione di pericolo, di emergenza, che Viola interpreta attraverso immagini idealmente collegabili ad alcune scene dipinte da Giulio Romano nella sala dei Giganti, dove questi ultimi vengono trascinati a riva da violenti flussi di acqua, nel disperato tentativo di mettersi in salvo.

Il catalogo (bilingue italiano e inglese), edito da Publi Paolini, oltre all’introduzione curata da Marco Tonelli, assessore alla cultura del Comune di Mantova, contiene un testo critico scritto per l’occasione da Valentina Valentini (la più autorevole esperta italiana dell’opera di Bill Viola) e una descrizione dell’opera fatta dallo stesso artista, accompagnata dalle sue annotazioni, schizzi e disegni preparatori.

L’iniziativa è ideata e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova.

BILL VIOLA. The Raft
Mantova, Palazzo Te (Viale Te)
23 novembre 2013 – 20 febbraio 2014

19.11.2013 # 3346
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

LA GALASSIA DI ARP

a Nuoro fino al 16 febbraio 2014

In mostra, insieme a un’importante serie di sculture, bassorilievi, arazzi e carte di Jean Arp (Strasburgo 1887-Basilea 1966), saranno presentati lavori significativi di grandi autori del primo e secondo Novecento, tra cui Alexander Calder, Max Ernst, Paul Klee, André Masson, Meret Oppenheim, Francis Picabia, Kurt Schwitters e ancora Joseph Albers, Julius Bissier, Sonia Delaunay, Theo Van Doesburg, Piero Dorazio, Viking Eggling, Fritz Glaner, Richard Huelsenbeck, Johannes Itten, Marcel Janco, Richard Paul Lohse, Alberto Magnelli, Sebastián Matta, Aurélie Nemour, Hans Richter, Arthur Segal, Italo Valenti, Victor Vasarely.

Nell’importante mostra al MAN saranno riunite alcune tra le più celebri sculture di Arp – Hurlou, Pas encore de titre, Feuille-miroir e Torse-amphore – realizzate tra l’inizio degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta, rappresentative della sua singolare attitudine alla creazione di forme organiche, insieme a dodici straordinari rilievi, realizzati da Arp nel periodo della piena maturità creativa, due arazzi e una serie di collage e découpage di grandi dimensioni.
Una seconda sezione ospiterà invece i lavori del gruppo di artisti che con Arp hanno condiviso, oltre che un sentimento di amicizia, una parte significativa del loro percorso creativo. Tra questi Paul Klee, uno dei più noti artisti del XX secolo, sperimentatore delle possibilità espressive della linea come elemento figurativo indipendente; Max Ernst, esponente di punta del Surrealismo, autore di immagini in cui figurazione e astrazione convivono; Alexander Calder, autore dei famosi “mobiles”, sculture astratte sospese, mosse dalle correnti d’aria, influenzate dal linguaggio di Arp. In mostra anche opere di Theo Van Doesburg, in rappresentanza della corrente neoplastica, Sonia Delaunay, pittrice ucraina, moglie di Robert Delaunay, che affiancò il marito nella ricerca pittorica del simultaneismo, Alberto Magnelli, che tra il 1939 e il 1944, in stretto contatto con i coniugi Arp e Delaunay, sperimentò nuove forme espressive in linea con le ricerche del gruppo Abstraction-Création, e ancora Meret Oppenheim, pittrice e scultrice svizzera, autrice di sorprendenti oggetti di ispirazione surrealista, e Victor Vasarely, pittore e grafico, di origine ungherese, prima in contatto con il gruppo Abstraction-Création e quindi fondatore del movimento “optical”.


19.11.2013 # 3345
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

L’ENIGMA ESCHER. Paradossi grafici tra arte e geometria

a Reggio Emilia fino al 23 febbraio 2014

130 opere per celebrare il genio che ha saputo sedurre persone comuni e, allo stesso tempo, matematici, architetti, fini intellettuali

L’esposizione promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia è curata da un Comitato scientifico d’eccezione coordinato da Piergiorgio Odifreddi - logico matematico di fama internazionale -, e composto da Marco Bussagli - saggista, storico dell’arte, docente di prima fascia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma -, da Federico Giudiceandrea - collezionista e studioso di Escher - e da Luigi Grasselli – Professore ordinario di Geometria e pro-rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

La mostra presenta la produzione dell'incisore e grafico olandese, dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali – tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Fondazione Wolfsoniana di Genova ecc. - oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani saranno riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell'infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.


19.11.2013 # 3344
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

Antonello da Messina

a Rovereto fino al 12 gennaio 2014

Il Mart e la casa editrice Electa presentano la mostra dedicata a Antonello da Messina. Si tratta del momento più importante dell’attività espositiva del Museo nel 2013 non solo per l’eccezionalità delle opere esposte, grazie a prestiti internazionali concessi per l’occasione, ma anche per l’inedita ampiezza cronologica dei confronti proposti.

Il progetto espositivo, a cura di Ferdinando Bologna e Federico De Melis, propone un’indagine articolata e uno sguardo originale sulla figura del grande pittore del Quattrocento e sul suo tempo, attraverso lo studio degli intrecci storico-artistici e delle controversie ancora aperte, presentati in questa sede come punti di forza attraverso i quali approfondire nuovi percorsi di interpretazione critica.
Questa rilettura di Antonello da Messina non offre solo la ricerca della collocazione cronologica delle opere, l’analisi dei rapporti con i maestri a lui contemporanei, delle similitudini e delle differenze, ma è concentrata anche su una profonda analisi dell’intelligenza poetica di un artista “inumano”, come lo definì il figlio Jacobello, che ha saputo cogliere le sfumature psicologiche e le caratteristiche più intime dell’esistere.

La mostra è stata resa possibile grazie a preziose e generose collaborazioni con alcune delle più importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali come i musei della Regione Sicilia, la Galleria Borghese di Roma, i Musei Civici di Venezia, la Fundación Colección Thyssen Bornemisza di Madrid, il Philadelphia Museum of Art e il Metropolitan Museum di New York.
La National Gallery di Washington, ad esempio, si priverà per tutto il periodo della mostra roveretana di due opere appartenenti alla collezione permanente.

Saranno inoltre esposte alcune opere non presenti nella recente retrospettiva dedicata a Antonello da Messina come il “Ritratto d’uomo” appena restaurato, proveniente dal Philadelphia Museum of Art, il “Salvator Mundi” della National Gallery di Londra, la “Madonna Benson” custodita nella National Gallery di Washington.


19.11.2013 # 3343
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS.

Daria La Ragione // 0 comments

Made in Slums. Mathare Nairobi

a Milano fino al 8 dicembre 2013

Dopo le mostre dedicate a Cina, Corea e India, Triennale Design Museum con Made in Slums continua a indagare e a esplorare i territori più inattesi del nuovo design internazionale.

Questa volta i fari del CreativeSet sono puntati su una piccola realtà locale – lo slum di Mathare, a Nairobi, individuato come paradigma della capacità di una comunità di dotarsi di propri strumenti funzionali e simbolici, realizzati in un originale processo di autoproduzione a partire da pochi materiali presenti nel territorio.

La mostra nasce prima di tutto dal lavoro svolto sul campo dall’ONG Liveinslums, impegnata da due anni in un progetto di cooperazione allo sviluppo che ha incoraggiato la costruzione di una scuola di strada e l'avviamento di un progetto agricolo comunitario nello slum di Mathare.

Mathare è un agglomerato urbano situato a circa 5 km dal centro di Nairobi in Kenya. Con una popolazione di circa 500.000 abitanti è, per ordine di grandezza, la seconda baraccopoli d Nairobi: forse la più antica, certamente quella con peggiori condizioni di vita. È una ex cava che si estende per un’area di circa 3km per 1,5km, in cui i residenti hanno sviluppato una strategia informale ma efficace di economia su piccola scala che si svolge per lo più in precarie case -bottega e in luoghi malsani.

”Come nell’isola di Robinson Crusoe – scrive Fulvio Irace – lungo le frontiere di una spiaggia virtuale che circonda il cuore dello slum, la marea deposita ogni giorno gli scarti della capitale: pezzi di legno, insegne pubblicitarie, tavole e lamiere e soprattutto bidoni, l’elemento base di un progetto di riciclo minuzioso ed efficace.

In simili condizioni, dunque, l’ingegnosità della comunità supplisce alle gravi carenze del territorio, e risponde ai propri bisogni recuperando e trasformando materia di scarto in oggetti a elevato gradiente estetico”.