alexa
  • Adobe-Authorized-Training-Centre
  • Autodesk-Authorised-Training-Centre
  • Pearson-Vue-Authorized-Training-Centre
Mostre ed eventi // Pagina 62 di 220
29.01.2014 # 3456
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

a Napoli fino al 31 marzo 2014

Da Guttuso a Matta, la produzione artistica del Novecento nella collezione che fu di Maurizio Valenzi, militante antifascista, dirigente politico, sindaco di Napoli, artista e intellettuale egli stesso.
Maurizio Valenzi, anche se non avesse avuto il ruolo importante che ha avuto nella vita politica ed amministrativa, sarebbe stato egualmente, come fu, un protagonista della vita culturale. Artista chiamato alla politica, amico di intellettuali e di studiosi, animatore della vita culturale napoletana, visse sempre la sua vocazione di uomo di arte e di cultura come strettamente intrecciata all'impegno civile e politico.
La collezione presentata in questi giorni al Maschio Angioino testimonia di questo impegno e, contemporaneamente, consente di conoscere ed apprezzare opere ed artisti tra i maggiori del "secolo breve".


18.02.2014 # 3477
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

Small wheel, big wheel - Agostino Iacurci

a Roma fino al 22 marzo 2014

Agostino Iacurci (Foggia, 1986) è uno degli artisti italiani più promettenti sulla scena della Street Art. Nelle sue opere dalle forme sintetiche e toni vivi e attraverso un linguaggio essenziale è capace di veicolare molteplici livelli di lettura. L'ironia cinica e intelligente colloca i racconti di Agostino sulla soglia perenne tra innocenza e malizia, serenità e catastrofe, in una tensione tra opposti che è chiave interpretativa dell'intera esistenza. 


Dal 2008 l'artista dipinge storie sulla pelle degli edifici e in spazi urbani: ha realizzato interventi per Living Walls ad Atlanta, Bien Urbain Festival a Besançon in Francia, per Outdoor Urban Art Festival 2011 a Roma, alla Saba School insieme agli studenti in Algeria, all'interno del cortile dell'area di massima sicurezza del carcere di Rebibbia a Roma in collaborazione con i detenuti, alla 55° Biennale di Venezia per il progetto B2B, sulla facciata vetrata del Fubon Art Center di Taipei, su Le M.U.R di Oberkampf e su la Tour 13 a Parigi. I suoi lavori sono stati presentati in diverse mostre e festival in Europa ma anche in Giappone, Korea, Russia e Stati Uniti. 


La mostra “Small wheel, big wheel” indaga il tema del gioco come momento di sospensione della vita ordinaria e fondazione di nuove convenzioni. Se da un lato il gioco è infatti il luogo della liberazione della fantasia, dall'altro si fonda sull'adesione di una comunità a delle regole rigide, seppur provvisorie. A questo rigore si contrappone una enorme fragilità, data in parte dalla sua insita transitorietà, dall'altra dalla possibilità che un imprevisto ne infranga l'incanto. Il gioco è allo stesso tempo "spazio magico" fuori dal tempo (Huizinga, 2002) e "isola incerta", caratterizzata, nel pensiero di Caillois, “dall'aleatorietà, dall'ambiguità della maschera e dall'effetto squilibrante della vertigine” (Rovatti, 2013, 9).


I lavori in mostra esplorano i delicati e complessi equilibri che si innescano a partire da azioni apparentemente semplici. Limite, azzardo, dedizione, transitorietà, ossessione, sono solo alcuni dei molteplici ingredienti dell'attività ludica che trovano un forte parallelo nei processi creativi della produzione artistica. In linea con il progetto Public & Confidential, Iacurci pone la sua attenzione sulla dimensione atemporale del parco-giochi: luogo simbolo della scoperta del gioco come pratica sociale e spazio pubblico dove si creano i primi incontri e prendono forma i parametri culturali. Nella mostra saranno presentate nuove opere dell’artista: disegni, dipinti, oggetti ed interventi nello spazio pubblico che concorrono a tracciare il ritratto di un'umanità "teneramente irrigidita" nella riscoperta dell'incertezza.


Come anteprima alla mostra, l’artista ha realizzato l’opera pubblica “Zero infinito” sul muro dell’edificio dell' I.I.S.S. Di Vittorio-Lattanzio, in via Aquilonia, nei pressi della galleria. 


L’artista sarà presente in occasione del vernissage.


La mostra “Small wheel, big wheel” è parte del progettoPublic & Confidential, che vede coinvolti cinque tra gli street artists più influenti a livello internazionale. Dopo Dan Witz (NY) e Rero (Paris), è la volta di Agostino Iacurci (Roma/Nuremberg), seguito da Aakash Nihalani (NY) e Jef Aérosol (Paris).

10.02.2014 # 3470
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

Ugo Mulas. Circus Calder

a Merano fino al 18 maggio 2014

Dal 31 gennaio al 18 maggio 2014, Merano Arte ospita la mostra “Ugo Mulas. Circus Calder”.

L’esposizione, curata da Valerio Dehò e organizzata in collaborazione con l'Archivio Ugo Mulas di Milano, presenterà una selezione di 36 immagini originali, scattate tra il 1963 e il 1964 dal fotografo italiano al Circus Calder, una delle opere giovanili più particolari di Alexander Calder, realizzata tra il 1926 e il 1931 e ora conservata al Whitney Museum di New York.

Il Circus Calder è costituito da piccole sculture, figure umane, animaletti, costruiti con filo metallico, spago, gomma, stracci ed altri oggetti di recupero, utilizzati e messi in scena da Calder stesso per dar vita a spettacoli improvvisati.
Le sculture circensi e fiabesche di Circus si sono rivelate di grande ispirazione per Mulas; questa serie fotografica di enorme delicatezza e ironia lascia emergere il suo lato più giocoso.

Calder decise di realizzare questi oggetti a Parigi, dove si era trasferito nel 1926, dopo aver conosciuto un produttore di giocattoli serbo e aver messo a punto i primi giochi articolati. Ogni componente era stato ideato per esser contenuto e trasportato in valigie, così da consentirgli di viaggiare e tenere spettacoli in posti diversi degli Stati Uniti, ricreando numeri ispirati a quello reale.
La serie segna certamente un passaggio decisivo nella poetica dell'artista, in questo periodo infatti, egli realizza per la prima volta delle sculture con il filo di ferro e s'interessa all'arte cinetica. Presta inoltre particolare attenzione al rispetto dell'equilibrio della forma, aspetto che divenne fondamentale poi per le opere astratte, quelle che Marcel Duchamp avrebbe definito "mobiles".

La storia di Ugo Mulas e di Alexander Calder è quella di una grande amicizia. I due si erano conosciuti nel 1962 a Spoleto, dove Mulas era stato invitato da Giovanni Carandente a ritrarre gli artisti presenti alla mostra che in occasione del Festival dei Due Mondi aveva trasformato Spoleto in “Città-museo a cielo aperto”.
Questo legame ha trovato espressione nel ciclo fotografico che Mulas ha dedicato alle opere ma anche ai gesti creativi e personali dello scultore americano. Attraverso di essi, ha fornito una chiave d'interpretazione dell’opera di uno degli scultori più importanti del XX secolo. Nei suoi scatti, i pupazzi del circo diventano i veri e propri soggetti delle immagini, colti spesso in primo piano, talvolta anche da un punto di vista più distante, che rende tutta la globalità di quello che era in effetti il loro “ruolo performativo”. Come di consueto, le fotografie di Mulas non fungono da documentazione critica del lavoro di un altro creativo, ma assumono uno statuto estetico indipendente, profilandosi come opere compiute, dotate di una cifra stilistica del tutto autonoma.

Il grande contributo innovativo dell’opera di Calder consta in generale nell’utilizzo di materiali non convenzionali e nella totale reinterpretazione del concetto di spazio attraverso forme scultoree astratte in movimento, che considerano elementi quali la gravità, l’equilibrio, lo spazio vuoto, come “materie creatrici”. Le sculture aeree e colorate di Calder disegnano lo spazio e invitano a esperire l’ambiente in maniera nuova, recuperando allo stesso tempo un senso fiabesco e quasi infantile che rimanda a un tipo d’interazione primaria, come quella appunto vissuta dai bimbi con i loro giochi, con i loro pupazzi e animali in miniatura.
Oltre ad aspetti che riguardano più strettamente la realizzazione formale, il periodo del Circus ben esprime un tratto tipico della poetica dello scultore, ovvero un atteggiamento di tipo ludico, giocoso. Al mondo del circo è associato un immaginario che ha trovato grande espressione nell'opera di numerosi artisti e che ha fortemente accompagnato la storia dell'arte del secolo scorso. Un universo affascinante, denso di contraddizioni, sempre in bilico tra meraviglia e disperazione, che non ha mancato di affascinare e attivare la fantasia di interpreti e autori. Basti pensare all'opera pittorica di Picasso, Cocteau, Chagall, Toulouse Lautrec, Kirchner, Seurat, Léger, alle poesie di Baudelaire, a opere letterarie quali Opinioni di un clown di Heinrich Böll, a film come Circus di Charlie Chaplin, Le notti di Cabiria di Feberico Fellini, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

10.02.2014 # 3469
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

DOPPIO GIOCO. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert

a Roma fino al 15 marzo 2014

Dal 24 gennaio al 15 marzo 2014, la Galleria del Cembalo di Roma (largo della Fontanella di Borghese, 19) ospita la mostra Doppio gioco. Fotografie di Giovanni Gastel e Toni Thorimbert, a cura di Giovanna Calvenzi.

All’interno dello spazio dedicato alla fotografia, inaugurato nel 2013 per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti a Palazzo Borghese, nel centro di Roma, l’esposizione presenta 52 lavori di due importanti interpreti della fotografia italiana contemporanea.
Aperta in concomitanza con le manifestazioni romane dell’alta moda, la rassegna propone un dialogo fatto di rimandi e richiami tra le esperienze di due autori che hanno saputo incrociare il linguaggio della moda con suggestioni e personali ricerche in altri territori della fotografia.
Gastel e Thorimbert rappresentano sicuramente due personalità diverse, per esperienze vissute e per visione della fotografia, accomunate però dal rigore, dalla passione, dal rispetto reciproco, dall’amicizia, dalla generazione di appartenenza.
La mostra è realizzata in collaborazione con Peliti Associati

vai al sito della Galleria del Cembalo

10.02.2014 # 3468
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

AMORE E PSICHE La Favola dell'anima

a Monza fino al 4 maggio

La mostra approfondisce la favola di Apuleio grazie a capolavori archeologici della Magna Grecia e dell’arte romana, per arrivare a Tiepolo, Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì. La tappa monzese permette il confronto con la Rotonda dell’Appiani, edificio realizzato da Giuseppe Piermarini nel complesso della Villa Reale che conserva all’interno gli affreschi di Andrea Appiani del 1791 che rappresentano proprio i vari episodi della favola narrata ne L’asino d’oro di Apuleio.

Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato a Palazzo Te di Mantova, arriva alla Villa Reale di Monza, dal 24 gennaio al 4 maggio 2014, uno dei principali appuntamenti espositivi del 2013: la mostra AMORE E PSICHE. La favola dell’anima. L’iniziativa, curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, EXPO MILANO 2015, promossa dal Comune di Monza, con il patrocinio del MiBACT, della Regione Lombardia, della Provincia di Monza e della Brianza e della Camera di Commercio di Monza e Brianza presenta reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana, provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dal Museo Archeologico Nazionale di Venezia, dalla Pinacoteca Civica di Teramo e da altri importanti Musei, Istituzioni pubbliche e private.
A essi vengono accostate opere d’arte classiche di maestri quali Tiepolo, Tintoretto, Palma il Vecchio, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Lucio Fontana, Tamara de Lempicka solo per citare i più importanti.

29.01.2014 # 3465
Da Guttuso a Matta: la collezione Valenzi

Daria La Ragione // 0 comments

FRANCO GRIGNANI - Alterazioni ottico mentali

a Milano fino al 15 marzo 2014

L’obiettivo di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, commissari delle esposizioni delle Gallerie del Credito Valtellinese, con Manuela Grignani è quello di restituire a Grignani la sua complessità d’artista. Egli si è espresso come artista, architetto, fotografo, graphic designer, art director. Ed è di tutte queste sfaccettature, che la retrospettiva intende dar conto, documentando peculiarità e competenze diverse ma tutte strettamente riconducibili alla ricerca di Grignani sulla percezione visiva, ricerca cui restò fedele per l’intera vita.
“Artista solitario eppure immerso nel mondo” lo definisce Giovanni Anceschi nell’ampio, documentatissimo saggio che accompagna la mostra. Personalità artistica complessa e magmatica, eppure matematica e scientifica.
Poliedrico quanto pochi altri: designer, scrittore, poeta, ricercatore tra psicologia e scienze esatte, ma soprattutto artista che con difficoltà è stato incasellato in movimenti e correnti che lui transitava con una originalità di pensiero che non consente oggi di “irreggimentarlo” in nessuna delle caselle dell’arte del Novecento perché le travalica tutte. La metamorfosi - afferma Anceschi - non è soltanto la cifra della produzione artistica di Grignani. Lui stesso, l’autore di tutto, è pensiero in movimento. Il suo percorso estetico, artistico, teorico (ma anche umano) è uno sviluppo prolungato, intensissimo e ficcante. È Grignani in persona che descrive se stesso quando dice: “Viaggiare veloce vuol dire non vedere con gli occhi ma pensare”.
Per il grande pubblico la figura di Grignani è riconducibile ad un marchio, quello della Pura Lana Vergine da lui creato nel 1964, forse il più noto e universale nella storia della comunicazione della seconda metà del secolo scorso. Ma quel machio, pur fortunato, è solo uno dei tanti da lui creati, frutto di una specializzazione tra le diverse di Grignani, artista ed intellettuale che non ha mai perso alcuna occasione per approfondire la percezione dell’immagine e le “regole” che ad essa sono sottese, convinto che “l’immagine raggiunge la sua dinamica unità per mezzo di vari livelli di integrazione: tensione, ritmo, armonia matematica. L’esperimento – continua Grignani - è il risultato di un conflitto fra forze esterne ed interne, fra due forze dinamiche e forze di riferimento”.