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Mostre ed eventi // Pagina 57 di 218
26.02.2014 # 3502
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

I colori del mondo

a Genova fino al 1 aprile 2014

Una grande esposizione fotografica di National Geographic Italia che focalizza l'attenzione su "I Colori del Mondo", organizzata da Pho_To Progetti per la fotografia e promossa da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. 

Dal 31 gennaio al 1 aprile 2014 in mostra nella Loggia degli Abati del Palazzo Ducale di Genova una selezione di cinquanta immagini, inedite per il magazine e di grande impatto visivo ed emotivo, declinate attraverso quattro colori.

Rosso, colore della terra, del fuoco, delle comunità, degli usi e costumi, delle donne, dei bambini, degli uomini. E' il colore del cuore, del sangue, della passione.

Verde: il mondo green in tutte le sue espressioni, il green come colore dell'oggi e del domani, il verde della speranza. E' il colore della natura, della vegetazione, dell'esistenza stessa.

Bianco: l'immacolato dei luoghi colpiti dal riscaldamento globale, degli animali a rischio di sopravvivenza, dell'innocenza, della purezza.

Azzurro: il colore dell'acqua e del cielo, dei mari e dei suoi "abitanti", della gioia di esistere e della tranquillità.


Quattro colori per descrivere, tra contrasti e suggestioni, il presente e il futuro del mondo, la forza e la debolezza della natura e degli animali, l'umiltà, l'orgoglio, il dolore e la felicità degli esseri umani. Un affascinante viaggio fotografico realizzato con gli scatti dei più grandi fotografi che lavorano e collaborano con il magazine a livello internazionale e nazionale.


"La mostra nasce dal desiderio di illustrare come i fotografi National Geographic sono riusciti, e riescono, a interpretare la vita sul nostro pianeta facendone risaltare i colori", spiega il curatore della mostra Guglielmo Pepe. "Attraverso i colori capiamo come vivono donne, bambini, uomini in tanti paesi vicini e lontani da noi; qual è la condizione dell'esistenza per chi deve combattere contro fame, povertà, guerra, malattia; come gli animali riescono a resistere alle trasformazioni del loro habitat; che cosa succede all'ambiente sotto i colpi dei cambiamenti climatici. Ma vediamo anche la Terra nella sua unicità, le persone in momenti felici, le altre specie nella loro fantastica diversità, la natura e la sua straordinaria bellezza."


23.03.2014 # 3507
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

Close-up

a Venezia fino al 23 marzo 2014

“Close-up”, antologica delle opere di Fabrizio Campanella, ricorda come nell'arte contemporanea i nuovi linguaggi siano spesso memori dei “codici semantici delle avanguardie storiche”, come scrive il curatore Gianluca Marziani, metabolizzati dal tempo e dalla sensibilità di ogni artista.

Scrive ancora Gianluca Marziani: “Plasmare l’archetipo mi sembra la giusta chiave per connettere le opere di Campanella. Ogni quadro detiene, infatti, una matrice storica (….). L’archetipo plasmabile implica, di fatto, un costante camminare sul confine tra figura e astrattismi. Campanella ci sta dicendo che non esiste astrazione pura, impossibile astrarsi da qualcuno/qualcosa senza portarsi appresso le tracce, i codici genetici e le memorie che ogni forma esistente trattiene con sé”.

L’antologica delle opere di Campanella illustra oltre vent’anni di ricerca, in cui la sua pittura ha dimostrato resistenza e curiosità, plasmando il proprio potenziale tecnologico, le innate contaminazioni, la rigenerazione endogena.

26.02.2014 # 3506
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

DALLE DOLOMITI A VENEZIA (E VICEVERSA)

a Venezia fino al 23 marzo 2014

“Dalle Dolomiti a Venezia (e viceversa). Migrazioni d’autore” nasce da una riflessione sul fil rouge che unisce Venezia alle sue Alpi, sul rapporto fra memoria, legame con la propria terra e arte, sui legami degli abitanti del Bellunese con “la pietra, il legno e l’acqua, i tre principali elementi alchemici delle Dolomiti (che) diventano anche i fattori determinanti della loro storia”, come scrive la curatrice Roberta Semeraro.

Migrazioni intellettuali sono stati gli spostamenti di quelle genti che, per proseguire gli studi o esercitare le professioni, abbandonavano le montagne portandone il ricordo con sé. In mostra si potranno ammirare quindi sculture di Augusto Murer, nativo di quei luoghi, che ha sempre ricordato la breve ma fondamentale collaborazione con Arturo Martini avvenuta proprio a Venezia, e di suo figlio Franco Murer, che studiò presso l’Accademia delle Arti di Venezia. Accanto, le opere di Dino Buzzati: originario di Belluno e stabilitosi a Milano, quando ebbe l’occasione di rappresentare piazza Duomo, dipinse la monumentale chiesa gotica sotto le spoglie di una cattedrale di roccia dolomitica e la piazza stessa come una verde valle.

Migrazioni si possono definire anche i percorsi degli artisti che s’incamminano sui sentieri della conoscenza, mantenendo vivo il ricordo delle loro origini. Franco

Fiabane, confrontandosi con le più moderne tendenze plastiche, ha preservato quel rapporto esclusivo con la pietra e con il legno de i suoi boschi, con le sue montagne e

la grande tradizione dell’artigianato; Isabella Bona, Barbara Taboni, Raul Rabattin e Giacomo Roccon, che rappresentano l’ultima generazione di artisti che vivono nelle Dolomiti, perseguono le loro intime ricerche artistiche nel silenzio delle montagne: per loro, figli dell’era tecnologica e digitale, lo spostamento fisico non è

più indispensabile per raggiungere altri luoghi del sapere.

Altre presenze in mostra evocano i forti legami con la memoria del territorio, dal lavoro dei fotografi del Collettivo Thema (Annamaria Belloni, Daniele Cinciripini, Marco Rigamonti) agli oggetti presentati dal Museo della Pietra e degli Scalpellini di Castellavazzo e dal Museo degli Zattieri del Piave di Codissago.

La mostra è promossa da Fondazione Vajont, con la partecipazione del Museo Etnografico degli Zattieri del Piave e del Museo della Pietra e degli Scalpellini e il patrocinio di Regione del Veneto e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Belluno e Provincia di Pordenone, Comune di Erto e Casso, Comune di Longarone, Comune di Vajont.

26.02.2014 # 3505
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA

a Bologna fino al 25 maggio 2014

La ragazza con l’orecchino di perla, con la Gioconda di Leonardo e L’urlo di Munch, è unanimemente riconosciuta come una delle tre opere d’arte più note, amate e riprodotte al mondo.

Per un pugno di settimane, ed esattamente dall’8 febbraio al 25 maggio 2014, il capolavoro di Vermeer sarà in Italia, a Bologna, accolta con tutti gli onori del caso a Palazzo Fava.

Sarà la star indiscussa di una raffinatissima mostra sulla Golden Age della pittura olandese, curata da Marco Goldin e tra gli altri da Emilie Gordenker, direttrice del Mauritshuis Museum de L’Aja dove il capolavoro di Vermeer è conservato. L’occasione storica di ammirare in Italia e gli altri celeberrimi dipinti olandesi nasce dalla collaborazione tra Fondazione Carisbo, e per essa il suo presidente professor Fabio Roversi-Monaco, e Marco Goldin, storico dell’arte e amministratore unico di Linea d’ombra.

La ragazza con l’orecchino di perla evoca bellezza e mistero e il suo volto da cinque secoli continua a stregare coloro che hanno l’emozione di poterlo ammirare dal vero o scoprirlo attraverso i romanzi e il film di cui la bellissima ragazza dal copricapo color del cielo è diventata, forse suo malgrado, protagonista.

Il suo arrivo in Italia è il frutto straordinario di una trattativa durata un paio di anni, a partire dal momento in cui il Mauritshuis – scrigno di opere somme da Vermeer fino a Rembrandt – è stato chiuso per importanti lavori di restauro e ampliamento, che ne vedranno la riapertura al principio dell’estate 2014.

Nel frattempo, una parte delle collezioni del Museo è stato riallestita presso il Gemeentemuseum, sempre a L’Aja, mentre un nucleo, forse il più strepitoso, è stato concesso ad alcune sedi internazionali in Giappone (a Tokyo e Kobe) e negli Stati Uniti: il Fine Arts Museum di San Francisco, l’High Museum of Art di Atlanta e la Frick Collection di New York, ovvero a istituzioni di assoluto prestigio mondiale. Come unica sede europea, e ultima prima del definitivo ritorno de La ragazza con l’orecchino di perla al suo Museo rinnovato, la scelta è caduta su Bologna e su Palazzo Fava.


26.02.2014 # 3504
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

Basic Zone

a Napoli fino al 16 aprile 2014

Casamadre inaugura con BASIC ZONE una serie di mostre di artisti internazionali della generazione μετά-internet. Il progetto espositivo, curato da Alessandro Bava, prova a definire i nuovi basics dellʼesistenza contemporanea dal punto di vista del lifestyle urbano per porre in questione l'ossessione per la diversità, l'eccezionalità, lʼunicità e lʼindividualismo, riflettendo una preoccupazione urgente per i commons, i nuovi minimi denominatori della quotidianità contemporanea, verso la definizione di una mediocrità radicale. Il titolo della mostra è una citazione da Rihanna. BASIC ZONE inizia ad esplorare questi #problems attraverso le opere di quattro artisti:

Juliette Bonneviot (Francia, 1983), Dena Yago (Stati Uniti, 1987), Ilja Karilampi (Svezia, 1983) e Marlie Mul (Olanda, 1980). Guest star Benedette Corporation. Juliette Bonneviot partecipa con una nuova serie di sculture in plastica riciclata che sono a metà strada tra busti di divinità classiche delle vere casalinghe di Beverly Hills e ritratti della Jeune Fille descritta da Tiqqun. La sua ricerca esplora i nuovi archetipi e le preoccupazioni della casalinga contemporanea, ad esempio l'ossessione per il riciclo totale che riflette un' ansia quotidiana per la fine del mondo. Dena Yago racconta frammenti della sua vita quotidiana attraverso una serie di fotografie stampate su vinile (una tecnica ordinaria per la stampa di banners pubblicitari), di viste della città dove vive, New York. Ma è una New York irriconoscibile e intima, lontana dai cliches imposti dal suo branding pervasivo, narrata con realismo e poesia. E' il luogo del lavoro continuo e l'esempio globale di come la morfologia di una città influenzi il tipo di lifestyle dei suoi abitanti: in questo caso la competizione e la necessità di continua innovazione, da un punto di vista personale e produttivo. Ilja Karilampi realizza un grande murale che assomiglia ai graffiti che si vedono ovunque nelle metropoli, ma sono in realtà realizzati con la tecnica dell'affresco. Questo tipo di approccio tenta di rivelare i meccanismi profondi dietro linguaggi e modi di espressione urbani, che diventano banali perché condivisi e rilevanti per tutti. Tecniche artistiche e materiali primitivi servono a rielaborare la propria biografia ed esplorare la relazione tra le avanguardie della cultura pop e il loro impatto sociale e storico. Marlie Mul è una scultrice ma partecipa a Basic Zone con un opera sonora. Quest'opera è in linea con la sua produzione "tridimensionale", è verista ma più reale del reale; come le sue riproduzioni in resina di pozzanghere, l'opera sonora riproduce un suono banale della vita quotidiana astraendolo fino a caricarlo di un significato politico. Bernadette Corporation già dagli anni novanta hanno anticipato un'attitudine e un modo di intendere l'arte che poi diventerà imprescindibile per la generazione post-internet. La scultura in mostra fa parte di una serie più ampia di sculture che indagano gli spazi in cui l'individuo metropolitano si prende cura di se stesso a volte anche andando in crisi. La galleria, la rete internet e il bagno sono spazi dove il soggetto lavora sulla propria immagine, dove la gioia metafisica e l'orrore dell' assenza ci parla dalle superfici funzionali dello specchio e dello schermo. La scultura consiste in tre rubinetti "di design" su cui sono incisi commenti alle foto nude di Rihanna pubblicate online qualche anno fa, come riflessione sulla ricezione e consumazione del corpo nello spazio mediatico.

26.02.2014 # 3503
I colori del mondo

Daria La Ragione // 0 comments

LIBERTY. UNO STILE PER L'ITALIA MODERNA

a Forlì fino al 15 giugno 2014

Per molti il Liberty è semplicemente un insieme di decorazioni in stile floreale che, all’inizio dello scorso secolo, hanno abbellito facciate di case e mobili, oggetti e, naturalmente, quadri e sculture. Che sia stato questo ma anche molto, molto di più, lo metterà in evidenza la grande esposizione che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì sta programmando ai Musei San Domenico a partire dal primo febbraio del prossimo anno.

Mostre sul Liberty, e sul primissimo scorcio del Novecento, in Italia se ne sono viste molte. Ma oggettivamente nessuna del livello e dell’importanza, oltre che imponenza, di questa. 

L’obiettivo di chi ci sta lavorando (il Comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci, la curatela della mostra è di Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca, Alessandra Tiddia, la direzione generale di Gianfranco Brunelli) è decisamente ambizioso: offrire per la prima volta al pubblico italiano ed internazionale non una mostra qualsiasi ma la “grande mostra” sul Liberty. Indagandolo in modo non solo ampio ma senza restrizione di schemi: dalla ricerca dei modelli lontani, nel Rinascimento e in Botticelli in primis, ma anche inserendo il Liberty nei grandi movimenti europei del momento ed in particolare la Secessione viennese.

A consentire una mostra di tale ampiezza e bellezza, oltre che alla capacità del committente e dei curatori, concorre l’ampiezza degli spazi del San Domenico. Qui si può agevolmente dipanare il racconto di ciò che il Liberty abbia significato in pittura e in scultura, nelle arti decorative, dalle vetrate ai ferri battuti, ai mobili, agli oggetti d’arredo, ai tessuti ed ai gioielli. Evidenziando certi temi e alcune soluzioni formali, sarà possibile tracciare una linea comune tra i dipinti di Previati, Nomellini, Baccarini, Kienerk, Grubicy de Dragon, Segantini, Pellizza da Volpedo, Longoni, Sartorio, De Carolis, Laurenti, Marussig, Zecchin, Chini, Casorati, Balla, Bucci, Boccioni, Dudreville, Innocenti, Bocchi, Viani e le sculture di Bistolfi, Ximenes, Trentacoste, Canonica, Rubino, Andreotti, Wildt, Martini, le vetrate e i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto, le ceramiche di Galileo Chini, i manifesti di Dudovich, Terzi, Hohenstein, sottolineando, attraverso un apposito apparato grafico, i rapporti con la letteratura, tra D’Annunzio, Pascoli e Gozzano. Ma anche con la musica di Puccini, Mascagni e Ponchielli. Sarà dunque possibile sottolineare i molti punti di incontro, come nella ricorrente metamorfosi tra la figura umana, il mondo animale e quello vegetale, tra Liberty e Simbolismo. I confronti europei non potranno prescindere da autori come Klimt, Adler, Moser, Tiffany, Klinger, Boecklin, Van Stuck, Morris. Tutti presenti in mostra con opere attentamente selezionate.

La mostra, com’è cifra consolidata delle esposizioni promosse dalla Fondazione forlivese, è “glocal”, nel senso che dà conto, estesamente, del Liberty in Italia e delle sue connessioni internazionali ma, al medesimo tempo, collega questo movimento al territorio. Così l’importanza che il Liberty ha avuto in terra forlivese e emiliano-romagnola è evidenziata in mostra ma da essa si proietta all’esterno, “sul campo”. La mostra è infatti il punto di partenza per un affascinante itinerario che non si limita a Forlì e Faenza, ma si estende all’intera regione.

Di particolare importanza la collaborazione con grandi musei nazionali, tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Genova, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Civica Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Wolfsoniana-Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova.

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