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Mostre ed eventi // Pagina 58 di 223
15.04.2014 # 3599
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

MAMUTHONES |ISSOHADORES

a Torino fino al 22 aprile 2014

Il collettivo indipendente Superbudda, con l’esposizione Mamuthones | Issohadores, si propone non come come galleria d’arte, ma come puro spazio espositivo e luogo di visioni per cinque giovani artisti. Un progetto nato essenzialmente dal desiderio di condivisione del proprio immaginario, in uno spazio sospeso tra  visione urbana pubblica e luogo privato.

Il progetto espositivo Mamuthones | Issohadores trae ispirazione dalle omonime e misteriose figure della tradizione sarda. Figure antropomorfe e primitive che trovano rappresentazione in maschere lignee bianche e nere, legate a riti dionisiaci figuranti la lotta tra Uomo e Natura e identificative del consueto succedersi delle stagioni.

Mamuthones e Issohadores sono figure distinte per significato e forma, che si uniscono nella realizzazione di un’unica danza, una coreografia in cui convergono elementi eterogenei. La distinzione cromatica e l’iconicità di questi simboli ci rimanda all’estetica privilegiata da cinque artisti, i quali dalla complessità della realizzazione artistica nello spazio urbano si spostano in uno spazio interno attraverso la semplificazione di forma e contenuto.

I fluidi astrattismi di 108, le bizzarre creature di DEM e le grafiche ipnotiche di Martina Merlini, le oniriche ambientazioni di UfoCinque e le visioni immaginifiche di Werther, si incontrano in un luogo e in un tempo il cui comune denominatore è la scelta del bianco e nero. Cinque artisti, anagraficamente vicini, reinterpretano lo studio della forma attraverso segni grafici nati da un’estetica debitrice del multiforme mondo della street-art. Così come Mamuthones e Issohadores rappresentano una dicotomia complementare nelle sue radici, i cinque artisti in mostra manifestano non solo un punto di partenza comune ma, anche, elementi convergenti attraverso tracce, forme e progettualità divergenti.


15.04.2014 # 3598
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

Yinka Shonibare MBE

a Milano fino al 10 maggio 2014

Brand New Gallery è orgogliosa di presentare la prima mostra personale dell'artista anglo-nigeriano Yinka Shonibare MBE in una galleria italiana. In questa mostra che unisce sculture, fotografia e film, Shonibare esplora il concetto di destino legato ai temi di desiderio, amore, potere e repressione sessuale.

Nel corso dell’ultimo decennio, Yinka Shonibare MBE si è distinto per la sua esplorazione del colonialismo e post-colonialismo nel contesto contemporaneo della globalizzazione. Per mezzo di pittura, scultura, fotografia e film, l’opera di Shonibare esamina le tematiche di razza e classe e la costruzione dell'identità culturale, attraverso acuti commenti politici sull’aggrovigliata interrelazione tra Africa ed Europa e le loro rispettive storie economiche e politiche. Descrivendosi come un ibrido postcoloniale, Shonibare utilizza citazioni ironiche di storia dell'arte occidentale e letteratura per mettere in discussione la validità delle identità culturali e nazionali contemporanee.

A seguito dell’ampiamente acclamata opera dell'artista Nelson’s Ship in a Bottle a Trafalgar Square a Londra, Shonibare prosegue con la sua indagine su Lord Nelson, figura emblematica dell'Impero Britannico alla sua apoteosi. Durante la mostra, la galleria presenterà due installazioni scultoree di costumi con dettagli d'epoca e tessuti con vibranti fantasie, segno caratteristico del suo lavoro, così come una serie di cinque lavori fotografici intitolati Fake Death Pictures. Sarà proiettato il film Addio Del Passato, in cui il carattere dell’ex-moglie di Lord Nelson canta l'omonima aria dell'ultimo atto dell'opera La Traviata di Verdi.


15.04.2014 # 3597
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

Jackson Pollock | La figura della furia

a Firenze fino al 27 luglio 2014

Esporre a Firenze Jackson Pollock, e confrontarlo con Michelangelo,  è la sfida che Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini – ideatori e curatori della mostra – hanno lanciato per mettere sotto osservazione due civiltà e due linguaggi  distanti e pure antitetici: uno fondato sul disegno che cerca con tutte le forze di rispettare l’ordine della natura e del divino; l’altro basato sulla fenomenologia dell’inconscio e sulla mistica geometria, perfetta rappresentazione di un universo in espansione.

visita il sito della mostra La figura della Furia

Ciò che accomuna Michelangelo e Pollock è il furore che entrambi trasmettono quando lavorano alle loro opere, una sorta di trance agonistica che li rende estranei al mondo esterno. Già nel Cinquecento si parlò di furia della figura per descrivere le linee serpentinate di alcune figure del Buonarroti,  caratterizzate sovente anche dal non-finito, scelta formale per esaltare espressivamente il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell'informe. In Pollock il concetto guida adottato in mostra è invece quello della “figura della furia”, un’idea che ben definisce la pittura vitale, violenta e potente del pittore americano che con i suoi drip-paintingstupì molti suoi contemporanei, così come era accaduto con il terribile Giudizio di Michelangelo nel XVI secolo.


15.04.2014 # 3596
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità.

a Roma fino al 20 luglio 2014

Promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei la mostra Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità sarà ospitata presso il Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra dal 15 aprile al 20 luglio 2014.

L’esposizione, curata da Carolina Brook e Valter Curzi, intende offrire al pubblico una visione d’insieme dello sviluppo artistico e sociale, che si definì nel XVIII secolo di pari passo con l’egemonia conquistata dalla Gran Bretagna sul piano storico - politico ed economico. 


visita il sito della mostra

A tal fine è stato riunito un corpus di oltre cento opere, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali quali il British Museum, la Tate Britain, il Victoria & Albert Museum, la Royal Academy, la National Portrait Gallery, il Museum of London, la Galleria degli Uffizi alle quali si unisce il nucleo di opere provenienti dall’importante raccolta americana dello Yale Centre for British Art.

Divenuta nel corso del Settecento una vera e propria potenza internazionale, protagonista della rivoluzione industriale e dell’egemonia sulle rotte marittime, l’Inghilterra si pose per la prima volta il problema della nascita di una propria scuola artistica. Lo sviluppo economico di cui è protagonista la Gran Bretagna, permetterà la nascita di un vero e proprio mondo nuovo di figure professionali, industriali e mercanti, scienziati e filosofi, che troveranno nelle arti visive un significativo supporto all’affermazione del loro nuovo status, divenendo i mecenati di quei maestri che nell’arco del secolo contribuiranno alla definizione di una scuola nazionale.

Il percorso della mostra si articola in sette sezioni e propone una selezione dei più significativi pittori anglosassoni, con l’obiettivo di documentare in particolare i generi della ritrattistica e della pittura di paesaggio che maggiormente hanno trovato fortuna durante il secolo, dando luogo a un linguaggio figurativo capace di interpretare quella modernità che diventerà nell’Ottocento riferimento comune per tutta l’Europa. In mostra si potranno ammirare pittori come Hogarth, Reynolds, Gainsborough, Wright of Derby, Stubbs, Füssli,Constable e Turner, che offriranno con le loro opere uno spaccato significativo della peculiarità e originalità dell’arte inglese, di cui mancava a Roma una rassegna dalla mostra del 1966.


15.04.2014 # 3595
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

L'Illusione della luce

a Venezia fino al 31 dicembre 2014

La mostra “L’illusione della luce” si propone di esplorare i valori fisici, estetici, simbolici, filosofici, politici legati a una delle realtà essenziali dell’esperienza umana, la luce, che sin dal Rinascimento (almeno) costituisce anche una dimensione fondamentale dell’arte.


Luce come chiarore, capace di trasformare l’invisibile in visibile. Luce abbagliante che, nel momento della sua massima intensità, annulla il senso della vista. Luce rivelatrice che ci conduce oltre ciò che vediamo… Articolata tra questi estremi, l’esposizione mette in scena, attraverso le opere di diciotto artisti dagli anni Sessanta a oggi, la profonda ambivalenza della luce, la sua straordinaria ricchezza di significati e di valori. Il visitatore è invitato a compiere un percorso di scoperta, addentrandosi nella moltitudine di sinonimi del verbo “illuminare”: accendere, analizzare, animare, brillare, chiarire, decifrare, demistificare, svelare, educare, delucidare, infiammare, arricchire, spiegare, istruire, informare, fiammeggiare, guidare, rischiarare, irradiare, mostrare, risplendere, scintillare, allietare, destare…

La mostra non ambisce naturalmente a dare una risposta esaustiva alla moltitudine di interrogativi sollevati dagli artisti contemporanei sui significati e sui ruoli molteplici della luce. Invita piuttosto il visitatore a inventare, in tutta libertà, un proprio percorso personale tra le polarità opposte del bianco e nero, del giorno e della notte, della realtà e dell’illusione, alla luce della propria intelligenza e della propria sensibilità.

La mostra è curata da Caroline Bourgeois.

Gli artisti della mostra sono: Eija-Lisa Ahtila, Troy Brauntuch, Marcel Broodthaers, David Claerbout, Bruce Conner, Latifa Echakhch, Dan Flavin, Vydya Gastaldon, General Idea, Gilbert & Geroge, Robert Irwin, Bertrand Lavier, Julio Le Parc, Antoni Muntadas, Philippe Parreno, Sturtevant, Claire Tabouret, Danh Vo, Doug Wheeler e Robert Whitman.


15.04.2014 # 3594
MAMUTHONES |ISSOHADORES

Daria La Ragione // 0 comments

Irving Penn, Resonance

a Venezia fino al 31 dicembre 2014

L’esposizione, curata da Pierre Apraxine e Matthieu Humery, presenta al secondo piano di Palazzo Grassi 130 fotografie dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘80, e resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre 2014. L’esposizione riunisce 90 stampe al platino, 30 stampe in argento, 4 stampe dye-transfer dai colori vivaci e 17 internegativi mai esposti prima d’ora.


Vai al sito della mostra Irving Penn - Resonance


La mostra ripercorre i grandi temi cari a Irving Penn che, al di là della diversità dei soggetti, hanno in comune la capacità di cogliere l’effimero in tutte le sue sfaccettature. Ne è un esempio la selezione di fotografie della serie dei "piccoli mestieri", realizzata in Francia, negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ‘50. Allo stesso modo, i ritratti dei grandi protagonisti del mondo della pittura, del cinema e della letteratura realizzati dal 1950 al 1970 esposti accanto a fotografie etnografiche degli abitanti della Repubblica di Dahomey, degli aborigeni della Nuova Guinea e degli uomini del Marocco, sottolineano con forza la brevità dell'esistenza dagli esseri umani, siano essi ricchi o indigenti, celebri o sconosciuti.

All'interno di questo percorso, che promuove il dialogo e le connessioni tra le opere di diversi periodi e differenti soggetti, la natura morta svolge un ruolo di primissimo piano: in mostra sono raccolte fotografie realizzate dalla fine degli anni ’70 all'inizio degli anni ’80 che presentano composizioni di mozziconi di sigarette, ceste di frutta, vanitas così come teschi di animali fotografati al Museo di Storia Naturale a Praga nel 1986 per la serie “Cranium Architettura”.

Questo ampio panorama, in cui immagini molto poco conosciute affiancano pezzi iconici del suo lavoro, offre una chiara testimonianza della particolare capacità di sintesi che caratterizza fortemente il lavoro di Irving Penn: nella sua visione, la modernità non si oppone necessariamente al passato, e il controllo assoluto di ogni fase della fotografia, dallo studio alla stampa (alla quale dedica una importanza e un’attenzione senza pari) permette di andare molto vicino alla verità delle cose e degli esseri viventi, in un continuo interrogarsi sul significato del tempo e su quello della vita e della sua fragilità.