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Mostre ed eventi // Pagina 55 di 223
20.05.2014 # 3648
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

a Lissone fino al 21 dicembre

Nuove opere e interventi installativi studiati appositamente per il MAC di Lissone arricchiscono il secondo appuntamento de Il collasso dell’entropia. L’obiettivo è quello di trasformare tutto il museo in superficie espositiva, ossia in uno spazio in cui i fruitori possano fare esperienza dell’intero complesso architettonico. Dal mese di febbraio, una ricca e variegata proposta di opere ha iniziato a trasformare il museo in un grande contenitore. Alle opere di Arruzzo, Carboni, Coser, Consani, Dal Molin, Dall’O, Gligorov, Grassino, Hernández, Eškinja, Gilberti, Kehrer, Mazzonelli, Persiani, Sal, Serusi, Spanghero, Spinelli e Termini si affiancano ora quelle di una dozzina di altri autori.

Tra gli interventi site-specific si segnalano quelli di Oppy De Bernardo [Locarno, 1970], Mirko Canesi [Milano, 1981], Matteo Bergamasco [Milano, 1982], Fabrizio Prevedello [Padova, 1972] e Andreco [Roma, 1978].

20.05.2014 # 3649
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

LUCIO POZZI. Il sogno bianco

a Lissone fino al 8 giugno 2014

Lucio Pozzi [Milano, 1935] sarà protagonista di una “pitturazione” che si svolgerà il 10 maggio dalle ore 12:00 fino alle ore 20:00 (le “assurde otto ore di ufficio” svolte dalla maggior parte delle persone), dando prova dei temi che da oltre un decennio ricorrono nella pittura dell’artista: l’atto stesso del dipingere e la sua estensione teatrale. In questo senso, Il Sogno Bianco di Pozzi non è solo un quadro ma anche un evento; il titolo scelto dall’artista si pone come un ossimoro, perché l’opera è dipinta con del colore nero: «Forse questo titolo addita all’importanza degli spazi negativi fra le forme nere, ma può anche alludere al vuoto trascendente che si intreccia nella nostra esistenza piena di detriti».

Dall’ossimoro all’agone: al MAC di Lissone Pozzi si cimenterà con una tela alta due metri e lunga dieci, gigantismo che sancisce una sfida con se stesso (non finalizzata a stupire o dimostrare alcunché), “condizione estrema” che permetterà all’artista di far fluire in diretta pensieri e sensibilità, senza remore o filtri. La grande tela verrà dipinta in pubblico, mettendo così a nudo il conflitto amoroso che intercorre fra il pittore e lo spettatore.

L’evento pittorico non coinvolgerà soltanto Pozzi, ma anche altri artisti, musicisti e spettatori. Nell’arco delle otto ore di “pitturazione”, Stefano Castagna e Luca Formentini produrranno suoni per mezzo di strumenti da loro costruiti, e allo scoccare di ogni ora riceveranno la visita di altri musicisti – Pino Dieni, Roberto Zorzi, Maddalena Fasoli Max Foti, Vittorio Guindani – che collaboreranno alla produzione sonora. Alla mezza di ogni ora, una persona scelta tra il pubblico sarà invece invitata a piantare un chiodo all’interno delle campiture nere dipinte sulla tela per appendervi un piccolo quadro fatto pervenire da otto artisti amici di Pozzi. Attraverso il pubblico si stabilirà un’imprevedibile collaborazione con le opere di Luca Bertolo, David Lindberg, Filippo Manzini, Maria Morganti, Albano Morandi, Luca Pozzi, Lorenza Sannai e Lynn Umlauf.

L’ambiente nel quale si svolgerà l’azione sarà considerato parte integrale dell’opera: fruibile nel suo aspetto disadorno, con le tracce di allestimenti precedenti e lasciando a vista le prese elettriche, gli estintori e la segnaletica di servizio. Nella sala verranno sparse alcune sedie, atte a formare piccoli nuclei di conversazione, nei quali gli spettatori si potranno accomodare per riposare o chiacchierare.

L’andirivieni e le voci delle persone presenti in sala concorreranno in pari modo a definire l’evento in “corso d’opera”, che sarà registrato e proiettato nelle quattro settimane successive alla serata inaugurale.

20.05.2014 # 3647
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI DESSI'. Tutto insieme

a Lissone fino al 15 giugno 2014

Gianni Dessì [Roma, 1955] indaga il mondo con occhio curioso e vigile. Nel corso degli anni l'artista ha sviluppato una personale visione della realtà che ci circonda, conscio del fatto che l'arte è «un vedere attraverso il quale si disegna il mondo».

Né astratta né figurativa, l'arte di Dessì interroga i linguaggi della pittura per assecondare le proprie intuizioni, le idee e le urgenze che gli permettono di raggiungere un'essenza e un'evidenza delle forme. Grazie a una economia stringente che ha la forza di aprirsi alla vastità, Dessì continua imperterrito a svilup-

pare un percorso coerente ma sempre imprevedibile.

«Vagheggio un'idea dell'arte che possa essere inclusiva e non esclusiva» ammette l'artista. È con questo spirito che si esplica il titolo di questa mostra: Tutto insieme allude a un complesso eterogeneo attraverso il quale Dessì intende riarticolare lo spazio espositivo, creando rimandi e concatenazioni tra i singoli elementi. Poiché la somma delle singole parti è più grande delle parti stesse, l'artista intende stabilire una relazione tra opera e opera, combinando assieme pittura, disegno e altre tecniche, alla maniera di disjecta membra che si ricompongono a chiarire il proprio corpus artistico.

Dessì crea forme precise nella loro definizione benché libere nella loro interpretazione; ciò consente uno scambio vicendevole tra dento e fuori, finito e non-finito, generando un flusso di energie e di sensibilità. Concependo ogni mostra alla stregua di un ambiente unitario, l'artista stabilisce una forte relazione tra

le opere e lo spettatore. Tematizzando la sostanza del gesto e del segno, dei pieni e dei vuoti, Dessì genera un coagulo di significati che trovano il proprio fondamento nel groviglio del mondo. In mostra a Lissone un

dipinto su tela, una serie di opere su carta e una grande vetroresina intendono afferrare il cuore stesso della forma mentre migra tra le tecniche e i materiali.

09.05.2014 # 3637
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

"Il garbo è tutto": Segni e carte di Carol Rama

a Torino fino al 15 giugno 2014

La GAM presenta a partire dal 16 aprile negli spazi della Wunderkammer, recentemente riallestiti, un’importante serie di carte di Carol Rama provenienti dalla collezione del museo.

A curare la mostra, quindicesimo capitolo del progetto Wunderkammer, è stata invitata Maria Cristina Mundici, storica dell’arte e membro del Comitato Scientifico dell’Archivio Carol Rama.

Carol Rama è oggi un’artista nota sullo scenario artistico italiano e internazionale, nonostante il suo lavoro abbia avuto nel corso del Novecento fortune alterne.

Nata a Torino nel 1918, riceve un riconoscimento universale nel 2003 alla Cinquantesima Biennale di Venezia col premio alla carriera. Andando a ritroso nel tempo, soltanto dal 1985 si succedono sue importanti mostre monografiche in spazi pubblici, in Italia e all’estero. Agli albori della sua carriera, tra gli anni Trenta e Quaranta, è apprezzata e sostenuta da Felice Casorati. In quel periodo realizza acquerelli straordinari, di cui vediamo in mostra esempi notevoli quali Nonna Carolina (1936, sua prima opera conosciuta) e Appassionata (1940).

La rudezza di certa iconografia, che Carol Rama ricava da elaborazioni del proprio vissuto, è felicemente bilanciata dall’eleganza formale del segno e della composizione, che richiamano opere di Klimt e Schiele.
In seguito si rivolge all’astrattismo, caratterizzato prima dall’adesione al Mac torinese negli anni Cinquanta, poi connotato negli anni Sessanta dall’uso di oggetti sovrapposti a macchie informali di colore, in quadri che Edoardo Sanguineti ha denominato “bricolage”. Lo stretto rapporto esistente tra Carol Rama e Sanguineti è ricordato in mostra da una cartella di incisioni, Idilli, completata da poesie del letterato.

L’astrazione prosegue negli anni Settanta con una serie di quadri ottenuti applicando su superfici solitamente monocrome frammenti di camere d’aria usate, stese come pelle pittorica o lasciate nella loro evidenza tridimensionale, come accade nello splendido quadro esposto in mostra Movimento e immobilità di Birnam(1978). Del ritorno alla figurazione, a partire dagli anni Ottanta, parlano infine sia Seduzioni (1985) sia una cartella del 1993-1998 composta da venticinque incisioni, in cui la pittrice riprende temi e iconografie che le sono proprie.

Il progetto Wunderkammer, che da quest’anno si è trasferito in uno spazio espositivo nuovo e più ampio, è curato da Virginia Bertone, conservatore delle raccolte e responsabile del Gabinetto Disegni e Stampe della GAM.



09.05.2014 # 3636
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

TINA MODOTTI. Perché non muore il fuoco

a Torino fino al 5 ottobre 2014

Dal 1 maggio al 5 ottobre 2014, Palazzo Madama rende omaggio a Tina Modotti (1896 – 1942) la cui eccezionale personalità umana, artistica e politica l’ha resa una delle donne fotografe più celebri al mondo. L'esposizione, che gode del patrocinio del Comune di Torino, è ospitata nella Corte Medievale di Palazzo Madama e nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Torino Musei, l’associazione culturale Cinema Zero e la casa editrice Silvana Editoriale.

“Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo… Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.” (Tina Modotti, Sulla fotografia)


09.05.2014 # 3635
IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

Daria La Ragione // 0 comments

Artemisia Gentileschi. La Santa Caterina dagli Uffizi

a Torino fino al 3 giugno 2014

 Artemisia Gentileschi è una delle artiste più note del panorama artistico italiano. Figlia di Orazio, pittore toscano di impronta caravaggesca, seguì le orme del padre, formandosi alla bottega romana della famiglia. Il suo stile si evolve nell’insegnamento di Caravaggio, sul quale però Artemisia innesta una più forte vena emotiva e teatrale. 

Nota alle cronache anche per il caso di stupro che la vide vittima nel 1611, Artemisia è divenuta nel Novecento un simbolo del femminismo internazionale. 

La Santa Caterina fu dipinta verso la fine del soggiorno di Artemisia a Firenze, intorno al 1620. La santa indossa una ricca veste di velluto e una corona tempestata di gemme, a ricordare le sue nobili origini ed è raffigurata in un atteggiamento contemplativo. La mano sinistra è appoggiata sulla ruota dentata, uno degli strumenti con cui fu torturata. La destra regge la palma simbolo del martirio. È una figura di forte presenza fisica, che si staglia dal fondo scuro come affacciandosi sulla ribalta di un palcoscenico. Anche per questo si è pensato che Artemisia possa avere preso a modello una donna reale. La santa Caterina potrebbe essere un autoritratto, o anche il ritratto di Maria Maddalena d’Austria, moglie del duca Cosimo II de Medici, alla quale potrebbe alludere la sfarzosa corona gemmata. 

L’esposizione del dipinto di Artemisia Gentileschi nelle sale di Palazzo Madama, in prestito dalle collezioni della Galleria degli Uffizi rappresenta il punto di partenza di un dialogo tra le collezioni dei due grandi musei, in vista di un progetto di più ampio respiro dedicato all’autoritratto femminile previsto per l’estate del 2014.