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Mostre ed eventi // Pagina 52 di 220
20.05.2014 # 3649
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

LUCIO POZZI. Il sogno bianco

a Lissone fino al 8 giugno 2014

Lucio Pozzi [Milano, 1935] sarà protagonista di una “pitturazione” che si svolgerà il 10 maggio dalle ore 12:00 fino alle ore 20:00 (le “assurde otto ore di ufficio” svolte dalla maggior parte delle persone), dando prova dei temi che da oltre un decennio ricorrono nella pittura dell’artista: l’atto stesso del dipingere e la sua estensione teatrale. In questo senso, Il Sogno Bianco di Pozzi non è solo un quadro ma anche un evento; il titolo scelto dall’artista si pone come un ossimoro, perché l’opera è dipinta con del colore nero: «Forse questo titolo addita all’importanza degli spazi negativi fra le forme nere, ma può anche alludere al vuoto trascendente che si intreccia nella nostra esistenza piena di detriti».

Dall’ossimoro all’agone: al MAC di Lissone Pozzi si cimenterà con una tela alta due metri e lunga dieci, gigantismo che sancisce una sfida con se stesso (non finalizzata a stupire o dimostrare alcunché), “condizione estrema” che permetterà all’artista di far fluire in diretta pensieri e sensibilità, senza remore o filtri. La grande tela verrà dipinta in pubblico, mettendo così a nudo il conflitto amoroso che intercorre fra il pittore e lo spettatore.

L’evento pittorico non coinvolgerà soltanto Pozzi, ma anche altri artisti, musicisti e spettatori. Nell’arco delle otto ore di “pitturazione”, Stefano Castagna e Luca Formentini produrranno suoni per mezzo di strumenti da loro costruiti, e allo scoccare di ogni ora riceveranno la visita di altri musicisti – Pino Dieni, Roberto Zorzi, Maddalena Fasoli Max Foti, Vittorio Guindani – che collaboreranno alla produzione sonora. Alla mezza di ogni ora, una persona scelta tra il pubblico sarà invece invitata a piantare un chiodo all’interno delle campiture nere dipinte sulla tela per appendervi un piccolo quadro fatto pervenire da otto artisti amici di Pozzi. Attraverso il pubblico si stabilirà un’imprevedibile collaborazione con le opere di Luca Bertolo, David Lindberg, Filippo Manzini, Maria Morganti, Albano Morandi, Luca Pozzi, Lorenza Sannai e Lynn Umlauf.

L’ambiente nel quale si svolgerà l’azione sarà considerato parte integrale dell’opera: fruibile nel suo aspetto disadorno, con le tracce di allestimenti precedenti e lasciando a vista le prese elettriche, gli estintori e la segnaletica di servizio. Nella sala verranno sparse alcune sedie, atte a formare piccoli nuclei di conversazione, nei quali gli spettatori si potranno accomodare per riposare o chiacchierare.

L’andirivieni e le voci delle persone presenti in sala concorreranno in pari modo a definire l’evento in “corso d’opera”, che sarà registrato e proiettato nelle quattro settimane successive alla serata inaugurale.

20.05.2014 # 3651
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

SOPHIE TOTTIE. MATERIAL MARKS

a Milano fino al 13 settembre 2014

Partendo da un interesse per l’astrazione, il disegno e la pittura, dunque per lo spazio della rappresentazione tradizionalmente inteso, l’artista indaga il continuo slittamento delle categorie definitorie dei medium quali pittura, disegno e oggetto, utilizzando un vocabolario fatto di segni, linee incise, dipinte, o disegnate su supporti che variano appunto dalla carta, al metallo, al vetro acrilico, sino all’installazione.

I riferimenti al linguaggio astratto e minimale delle avanguardie e delle neoavanguardie, vengono ricontestualizzati dall’artista, mantenendone solo in apparenza la valenza mistica del gesto, il rigore e il pragmatismo spaziale. Nel caso di Tottie lo spazio della rappresentazione diventa una misura fatta di ripetizione dell’esperienza, gesto performativo che esplora il limite e le possibilità del segno, quale dispositivo attraverso il quale si mette in relazione spazio fisico e spazio mentale, la misura ed estensione del proprio corpo con la delimitazione fisica dell’opera.

Ne risultano delle superfici fatte di reiterazione di segni, linee continue o interrotte, spesso simili a tracciati sismografici che raccontano di continue oscillazioni, sedimenti geologici nel processo di perpetuo assestamento del proprio stesso farsi.

La mostra presenta un’ampia selezione del lavoro di Sophie Tottie offrendo la possibilità di esplorare alcune delle direzioni in cui si sviluppa e si articola la ricerca dell’artista.

Galleria Giacomo Guidi


20.05.2014 # 3650
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

SIMONE RACHELI. Vuoto a perdere

a Lissone fino al 22 giugno 2014

Al MAC di Lissone Simone Racheli [Firenze, 1966] presenta un inedito ciclo di opere su carta, dal titolo Gli incerti, e una scultura, denominata Sostegno all’incertezza, che rappresentano creature biomorfe sviluppatesi attorno a degli orifizi, o più precisamente intorno a un’assenza che ne condiziona e deforma l’aspetto. Attraverso la perizia tecnica dei suoi disegni, Racheli ci mostra il dissesto organico di corpi che necessitano di un (rassicurante) sostegno, così come accade alla scultura che sembra muovere i suoi primi

passi – molto incerti, tutti precari. Nel descrivere il progetto Vuoto a perdere, Racheli racconta che «cercare il compiuto in qualcosa in evoluzione è un paradosso e non dovrebbe essere applicato all’uomo. Nel tempo abbiamo coniato molti aggettivi che inducono a pensare a una completezza dell’essere umano, integrità suddivisa in due parti, secondo le dottrine attuali che affondano le proprie radici nello sciamanesimo e nel mondo dell’antica Grecia. Il corpo resta comunque un’unità in evoluzione, dalla sua

formazione fino alla sua degenerazione. Tale “movimento” (obbligato dalla natura e poi dalla società volitiva) lo rende instabile, inafferrabile, come la materia nell’inquieto Principio di indeterminazione della fisica quantistica. Partendo dal concetto di completezza, sia fisica che emotiva, l’approdo è verso un’inevitabile deformità, quale mancanza del compiuto.

20.05.2014 # 3648
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

IL COLLASSO DELL'ENTROPIA//ZWEI

a Lissone fino al 21 dicembre

Nuove opere e interventi installativi studiati appositamente per il MAC di Lissone arricchiscono il secondo appuntamento de Il collasso dell’entropia. L’obiettivo è quello di trasformare tutto il museo in superficie espositiva, ossia in uno spazio in cui i fruitori possano fare esperienza dell’intero complesso architettonico. Dal mese di febbraio, una ricca e variegata proposta di opere ha iniziato a trasformare il museo in un grande contenitore. Alle opere di Arruzzo, Carboni, Coser, Consani, Dal Molin, Dall’O, Gligorov, Grassino, Hernández, Eškinja, Gilberti, Kehrer, Mazzonelli, Persiani, Sal, Serusi, Spanghero, Spinelli e Termini si affiancano ora quelle di una dozzina di altri autori.

Tra gli interventi site-specific si segnalano quelli di Oppy De Bernardo [Locarno, 1970], Mirko Canesi [Milano, 1981], Matteo Bergamasco [Milano, 1982], Fabrizio Prevedello [Padova, 1972] e Andreco [Roma, 1978].

20.05.2014 # 3647
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI DESSI'. Tutto insieme

a Lissone fino al 15 giugno 2014

Gianni Dessì [Roma, 1955] indaga il mondo con occhio curioso e vigile. Nel corso degli anni l'artista ha sviluppato una personale visione della realtà che ci circonda, conscio del fatto che l'arte è «un vedere attraverso il quale si disegna il mondo».

Né astratta né figurativa, l'arte di Dessì interroga i linguaggi della pittura per assecondare le proprie intuizioni, le idee e le urgenze che gli permettono di raggiungere un'essenza e un'evidenza delle forme. Grazie a una economia stringente che ha la forza di aprirsi alla vastità, Dessì continua imperterrito a svilup-

pare un percorso coerente ma sempre imprevedibile.

«Vagheggio un'idea dell'arte che possa essere inclusiva e non esclusiva» ammette l'artista. È con questo spirito che si esplica il titolo di questa mostra: Tutto insieme allude a un complesso eterogeneo attraverso il quale Dessì intende riarticolare lo spazio espositivo, creando rimandi e concatenazioni tra i singoli elementi. Poiché la somma delle singole parti è più grande delle parti stesse, l'artista intende stabilire una relazione tra opera e opera, combinando assieme pittura, disegno e altre tecniche, alla maniera di disjecta membra che si ricompongono a chiarire il proprio corpus artistico.

Dessì crea forme precise nella loro definizione benché libere nella loro interpretazione; ciò consente uno scambio vicendevole tra dento e fuori, finito e non-finito, generando un flusso di energie e di sensibilità. Concependo ogni mostra alla stregua di un ambiente unitario, l'artista stabilisce una forte relazione tra

le opere e lo spettatore. Tematizzando la sostanza del gesto e del segno, dei pieni e dei vuoti, Dessì genera un coagulo di significati che trovano il proprio fondamento nel groviglio del mondo. In mostra a Lissone un

dipinto su tela, una serie di opere su carta e una grande vetroresina intendono afferrare il cuore stesso della forma mentre migra tra le tecniche e i materiali.

09.05.2014 # 3637
LUCIO POZZI. Il sogno bianco

Daria La Ragione // 0 comments

"Il garbo è tutto": Segni e carte di Carol Rama

a Torino fino al 15 giugno 2014

La GAM presenta a partire dal 16 aprile negli spazi della Wunderkammer, recentemente riallestiti, un’importante serie di carte di Carol Rama provenienti dalla collezione del museo.

A curare la mostra, quindicesimo capitolo del progetto Wunderkammer, è stata invitata Maria Cristina Mundici, storica dell’arte e membro del Comitato Scientifico dell’Archivio Carol Rama.

Carol Rama è oggi un’artista nota sullo scenario artistico italiano e internazionale, nonostante il suo lavoro abbia avuto nel corso del Novecento fortune alterne.

Nata a Torino nel 1918, riceve un riconoscimento universale nel 2003 alla Cinquantesima Biennale di Venezia col premio alla carriera. Andando a ritroso nel tempo, soltanto dal 1985 si succedono sue importanti mostre monografiche in spazi pubblici, in Italia e all’estero. Agli albori della sua carriera, tra gli anni Trenta e Quaranta, è apprezzata e sostenuta da Felice Casorati. In quel periodo realizza acquerelli straordinari, di cui vediamo in mostra esempi notevoli quali Nonna Carolina (1936, sua prima opera conosciuta) e Appassionata (1940).

La rudezza di certa iconografia, che Carol Rama ricava da elaborazioni del proprio vissuto, è felicemente bilanciata dall’eleganza formale del segno e della composizione, che richiamano opere di Klimt e Schiele.
In seguito si rivolge all’astrattismo, caratterizzato prima dall’adesione al Mac torinese negli anni Cinquanta, poi connotato negli anni Sessanta dall’uso di oggetti sovrapposti a macchie informali di colore, in quadri che Edoardo Sanguineti ha denominato “bricolage”. Lo stretto rapporto esistente tra Carol Rama e Sanguineti è ricordato in mostra da una cartella di incisioni, Idilli, completata da poesie del letterato.

L’astrazione prosegue negli anni Settanta con una serie di quadri ottenuti applicando su superfici solitamente monocrome frammenti di camere d’aria usate, stese come pelle pittorica o lasciate nella loro evidenza tridimensionale, come accade nello splendido quadro esposto in mostra Movimento e immobilità di Birnam(1978). Del ritorno alla figurazione, a partire dagli anni Ottanta, parlano infine sia Seduzioni (1985) sia una cartella del 1993-1998 composta da venticinque incisioni, in cui la pittrice riprende temi e iconografie che le sono proprie.

Il progetto Wunderkammer, che da quest’anno si è trasferito in uno spazio espositivo nuovo e più ampio, è curato da Virginia Bertone, conservatore delle raccolte e responsabile del Gabinetto Disegni e Stampe della GAM.