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Mostre ed eventi // Pagina 54 di 223
28.05.2014 # 3666
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

Tullio Pericoli. I paesaggi

a Rovereto fino al 8 giugno 2014

In contemporanea con “Perduti nel paesaggio/Lost in Landscape” la grande esposizione allestita al secondo piano, il Mart inaugura “I paesaggi” preziosa personale di Tullio Pericoli, a cura di Claudio Cerritelli. 

“I paesaggi” che hanno recentemente dato vita all’omonimo libro pubblicato da Adelphi, divengono ora una mostra, un viaggio attraverso un nucleo di opere selezionate che celebrano i quarant’anni dell’attività artistica di Pericoli.

Disegni e dipinti, la maggior parte dei quali mai esposti prima d’ora, racchiudono una vita di esperienze creative intorno a luoghi della geografia e dell’anima e sono dedicati, scrive l’artista marchigiano, «alla luce, ai colori, alla natura e alle forme della mia terra natale».
Onirici, posti al di fuori dello spazio e del tempo, talvolta surreali e astratti, altre volte più realistici e fisici, i paesaggi di Pericoli costruiscono la narrazione dell’attività di un intellettuale del nostro tempo il cui sguardo metamorfico è tanto riconoscibile quando indecifrabile.
La dimensione naturalistica e quella astratta si intrecciano e si sovrappongono di continuo, il paesaggio diventa tale non nello sguardo di chi lo contempla ma nella sua restituzione soggettiva al nostro sguardo.


La mostra “I paesaggi”, oltre a inserirsi nell’indagine dedicata al Paesaggio dal Mart, conferma il legame con il MAG di Riva del Garda che ospita in questo momento la mostra “Lo sguardo di Tullio Pericoli sul paesaggio dell’Alto Garda” ancora a cura di Claudio Cerritelli (22 marzo – 2 novembre 2014)


28.05.2014 # 3669
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

Tavolara e Depero

a Rovereto fino al 14 settembre 2014

Per la prima volta, a Rovereto, un confronto tra l’artista sardo Eugenio Tavolara e il maestro trentino Fortunato Depero. Una conversazione ideale, attraverso le opere, alla ricerca delle similitudini tra due artisti che, negli stessi anni, superarono i confini tra i diversi linguaggi della creatività.

Eugenio Tavolara (Sassari 1901-1963) e Fortunato Depero (Fondo 1892 – Rovereto 1960) forse non si incontrarono mai, ma negli stessi anni e in luoghi diversi portarono avanti una ricerca artistica e stilistica simile, protagonisti di prim’ordine tra gli artisti dediti alle arti applicate e al design contemporaneo.

L’occasione per un confronto ideale è data oggi dalla grande mostra allestita nella Casa d’arte futurista Fortunato Depero, unico museo fondato da un futurista con sede a Rovereto, nella quale, dal 17 maggio al 14 settembre, le opere dell’artista sardo e del trentino dialogano.
Il progetto presenta al pubblico opere scelte di Eugenio Tavolara e progetti, marionette e sculture di Fortunato Depero in un colloquio inedito intorno alle suggestioni del folklore e delle avanguardie di inizio secolo.
 
I curiosi legami tra i due maestri, oltre a quelli evidenti dal paragone tra le produzioni e le opere (si pensi ai celebri loghi, ai giocattoli, alle figure meccaniche, ai disegni, ai tappeti), scaturiscono anche dall’aver vissuto attivamente lo stesso tempo, interpretando le medesime istanze e tendenze. Nell’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925 per esempio Depero partecipò allestendo, con Balla e Prampolini, una sala dedicata al futurismo, Tavolara invece presentò figure meccaniche e pupazzi in legno che gli valsero una medaglia d’oro e ampie segnalazioni da parte della critica.
Quasi cento anni dopo l’esposizione parigina, Tavolara e Depero si trovano a Rovereto, nuovamente accostati, vicini quanto mai prima. 


28.05.2014 # 3668
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

Perduti nel paesaggio

a Rovereto fino al 31 agosto 2014

La mostra Perduti nel paesaggio, a cura di Gerardo Mosquera, affronta il tema attraverso le opere di oltre 60 artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali mai presentati in Italia. Oltre 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video, 4 video-installazioni, 4 installazioni, 4 interventi context specific (Gonzalo Diaz, Takahiro Iwasaki, Glexis Novoa e Cristina Lucas), 1 progetto web specific (Simon Faithfull), 1 libro d’artista (Ed Ruscha). 

Non è certo un Eden quello raccontato nelle sale del Mart, e neanche un nuovo genere artistico, bensì uno sguardo appassionato e sofferto sul mondo, che scopre necessariamente anche i suoi angoli più drammatici e contraddittori.

Gerardo Mosquera scrive infatti nel testo in catalogo (Edizioni Mart) che il significato del termine "paesaggio" definisce allo stesso tempo "sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione", rendendo inseparibili fra loro l’oggetto dal soggetto, l’ambiente dal suo abitante. Oggi, nella concezione del paesaggio del nostro tempo, il grado di soggettività della percezione, infatti, coinvolge i protagonisti attivi delle trasformazioni del territorio, ovvero, quelle strutture e coloro che agiscono su di esso e ne definiscono la stessa nozione, ormai allargata a tutto ciò che ci circonda, dalle autostrade alle foreste, dalle metropoli agli ambienti rurali.


La mostra intreccia tre differenti livelli di lettura: 1) Esaminare la propensione umana ad appropriarsi dell’ambiente e ad identificarsi e dialogare con esso, che si plasma in qualsiasi rappresentazione del paesaggio. 2)Affrontare il paesaggio non come genere artistico ma come mezzo per la costruzione di un senso. 3) Offrire al visitatore un’esperienza al contempo estetica e di riflessione mediante le opere esposte e il loro rapporto e la loro articolazione nello spazio espositivo. Vissuto e costruito, contemplato e utilizzato, il paesaggio è dunque inseparabile dall’uomo. Infatti, nel percepire, conoscere e descrivere il paesaggio, l’uomo è al tempo stesso oggetto inscritto nella realtà e soggetto esterno e narrante. 


28.05.2014 # 3667
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

Questa non è musica

a Rovereto fino al 29 giugno

Questa non è musica

In mostra vinili che comprendono, al di là da della musica, rumori, poesie, registrazioni di performance, reperti sonori e rielaborazioni di suoni naturali. Non si tratta quindi di supporti che contengono spiegazioni o documentazioni d’arte sonora: il disco stesso è l’opera d’arte, generata con la stessa logica di un dipinto, una scultura, un video, un libro, un’installazione.

I dischi d’artista presentano chiaramente un’interessante punto di contatto con la pratica compositiva della musica contemporanea: la precisa determinazione a uscire dall’ambito ristretto della propria disciplina. La mostra rintraccia l’origine di questo intento nelle Avanguardie storiche dei primi anni del XX secolo: Futurismo, Dada e Surrealismo. Manipolatori di suoni come Salvador Dalí o Luigi Russolo, che cercano di abbattere la tradizione dell’ascolto, sono messi a confronto con gli innovatori del secondo dopoguerra come Jean Dubuffet e Yves Klein che azzerano il piano sonoro avvicinandolo al sublime livello del “silenzio”.

 

Indifferente alle poetiche stilistiche, il disco riscrive una storia parallela dell’arte che permette la ricostruzione dei passaggi e il susseguirsi delle possibilità espressive nella seconda metà del Novecento. Le infinite possibilità date dal supporto e dalla registrazione hanno affascinato artisti pop, concettuali, fluxus, minimal e i poeti concreti e visuali. Con il mezzo espressivo del disco si sono infatti cimentati quasi tutti gli artisti attivi tra gli anni Sessanta ed Ottanta: di particolare interesse i dischi di Joseph Beuys, Henri Chopin, Maurizio Nannucci, Yoko Ono e John Lennon, Mario Schifano e, in anni più recenti, di Laurie Anderson, Christian Boltanski e Lawrence Weiner.


28.05.2014 # 3665
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

El Lissitzky. L'esperienza della totalità

a Rovereto fino al 8 giugno 2014

L'esposizione, El Lissitzy - L'esperienza della totalità, che ha la sua prima sede a Rovereto, è coprodotta dal Mart, dal Museo Picasso di Malaga (dal 23 giugno al 24 settembre 2014) e dalla Fundació Catalunya - La Pedrera di Barcellona (20 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015), in collaborazione con La Fábrica e presenta oltre 100 opere dell’artista russo provenienti da importanti istituzioni internazionali.

El Lissitzky era un creativo e un innovatore, nelle sue opere voleva fondere paesi e culture, arte e design, oriente e occidente. Per lui l’arte doveva essere un processo di ricerca in relazione con l’architettura, l’edilizia e il design.

La mostra vuole ripercorrere l’evoluzione dell’artista attraverso tutti i linguaggi utilizzati per dare concretezza a ciò che intendeva per arte nuova, collettiva e rivoluzionaria: dipinti, progetti tipografici, illustrazioni di libri e riviste, progetti architettonici, fotografie, fotomontaggi  e fotogrammi come “Corridore nella città” del 1926 o l’iconico autoritratto “Il costruttore” del 1924.

Al Mart saranno inoltre presentati i “Proun”, opere concepite dall'artista non esclusivamente come dipinti, ma come “stazioni di transito dalla pittura all’architettura” e realizzate soprattutto durante la permanenza a Vitebsk (1919-1920). “Il Proun – scriveva El Lissitzky – inizia come una superficie piana, si trasforma in un modello dello spazio tridimensionale e prosegue con la costruzione di tutti gli oggetti del vivere quotidiano”.

El Lissitzky in linea con l’energia propulsiva delle avanguardie russe, riesce a tradurre, con il suo lavoro, l’anelito verso un’arte che sia “esperienza della totalità”.


28.05.2014 # 3664
Tullio Pericoli. I paesaggi

Daria La Ragione // 0 comments

Mario Radice. Architettura, numero, colore

a Rovereto fino al 8 giugno 2014

Il nucleo di materiali autografi, tra cui si contano anche numerose fotografie, è qui esposto per la prima volta e messo a confronto con opere straordinarie provenienti dalla collezione dal Mart e da altri musei e istituzioni nazionali.

 

Il percorso artistico di Mario Radice (Como 1898 - Milano 1987), alla luce dei ricchi ed inediti materiali archivistici, suggerisce una rilettura storico-critica sull’astrattismo italiano che non solo approfondisce le vicende delle origini, radicate nel clima degli anni Trenta, ma getta nuova luce sui fitti intrecci con la grande stagione architettonica del Razionalismo.


La mostra “Mario Radice. Architettura numero colore”, nel delineare il profilo di uno tra i massimi esponenti del gruppo degli astrattisti comaschi, precursore e figura di spicco nel panorama culturale italiano del '900, si sviluppa lungo un percorso costruito sia all'interno della biografia dell'artista, sia grazie al confronto con le opere di quegli architetti e pittori che costituiscono le punte più avanzate dell'avanguardia artistica italiana.
 

Così, attraverso la figura di Mario Radice, si possono interpretare i fermenti e gli esiti di quel movimento dell’arte italiana, cresciuto tra le due guerre, dominato dalla ricerca dell’armonia, della disciplina e dell’ordine e regolato dal culto della geometria, della proporzione e del rigore compositivo, del «colore in quanto colore» e delle «forme in quanto forme».