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Mostre ed eventi // Pagina 48 di 220
30.06.2014 # 3718
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

LA MEMORIA DEL PRESENTE

a Pesaro fino al 2 novembre 2014

Protagonista dell’estate pesarese, la grande mostra LA MEMORIA DEL PRESENTE Capolavori dal Novecento Italiano ha inaugurato a Palazzo Mosca il 22 giugno e si potrà visitare fino al 2 novembre 2014.

Nata dalla collaborazione tra Musei Civici, Comune di Pesaro, Sistema Museo e Popsophia Festival del Contemporaneo, patrocinata da Consiglio Regionale delle Marche e Provincia di Pesaro-Urbino e con il sostegno di Banca dell’Adriatico, l’esposizione si deve alla disponibilità dalla Fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata che ha generosamente prestato alcuni sommi capolavori della preziosa collezione di Palazzo Ricci.

Oltre ai capolavori della Fondazione Carima, in mostra alcuni prestiti da prestigiose collezioni private che integrano il percorso espositivo con alcune opere emblematiche: il bellissimo Ritratto di signora di Giorgio de Chirico degli anni venti, una sequenza straordinaria di opere di Filippo De Pisis, uno dei rari dipinti figurativi di Giuseppe Capogrossi del 1941 e una composizione astratta diBice Lazzari del 1956.

Una mostra sul Novecento con opere di importanza internazionale per raccontare un secolo “impetuoso”, in pieno movimento, stravolto da due conflitti mondiali e che nell'arte trova il luogo ideale per esprimere tutte le sue vicissitudini.


30.06.2014 # 3721
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

BAUMHAUS | WILLY VERGINER

a Lissone fino al 27 luglio 2014

Il progetto Baumhaus di Willy Verginer [Bres-sanone, 1957] consiste in un insolito ciclo di sculture che sviluppano un filone “puro e incontaminato” in seno alla poetica dell’arti-sta. Per questa sua mostra personale a Lis-sone, Verginer ha sentito il bisogno di percor-rere sentieri su cui stava riflettendo da qual-che anno, intraprendendo così una ricerca diversa e più radicale rispetto al passato. Restando pur sempre fedele al genere e allo stile di sculture note sia al pubblico che agli addetti ai lavori, Verginer ha realizzato un nucleo di opere – nate d'istinto e dalla sperimentazione – che hanno aperto nuove tematiche e diverse possibilità espressive alla sua ricerca artistica.

Con Baumhaus Verginer affronta per la prima volta il soggetto della casa: «Vedo la casa come una della prime sculture create dall’uo-mo», ammette l’artista, «trovo infatti che ci sia una forte relazione tra architettura e scultura. La casa, inoltre, è oggi molto importante anche dal punto di vista dell’ecologia e credo sia un fattore con cui ci si dovrebbe sempre confrontare». Prestando attenzione alle opere è possibile notare come gli elementi scultorei (le case) entrino in relazione con elementi naturali (ceppi, rami e radici di alberi) che l’artista ha raccolto nei boschi della Val Gar-dena. Nelle sculture vediamo arbusti o radici che scardinano le fondamenta degli edifici, tronchi che fuoriescono dai comignoli, alberi che crescono o si inerpicano all’interno delle abitazioni, situazioni imprevedibili e parados-sali che si muovono sotto il segno di uno scarto rispetto alla tradizione.

Molti dei lavori in mostra cercano una relazione diversa con lo spazio, come nel caso di Mediei, un’installazione composta da sei elementi appesi al soffitto, o la grande scultura Casa di Noè, che invade l’ambiente espositivo fin quasi a saturarlo. Un ruolo de-terminate lo gioca anche il volume delle ope-re: quelle di grandi dimensioni inducono lo spettatore a un rapporto molto diretto, mentre le più piccole rimangono in una sfera più distante e onirica. Come d’abitudine, l’artista è poi intervenuto sulle superfici levigate con campiture di colore che traggono in inganno il realismo delle forme e la vera “pelle” del legno. Nel nuovo gruppo di lavori, l’artista ha infatti accostato il grigio e il blu al colore naturale del legno, cromatismi che tematizza-no la luce e l’ombra. Il colore, mai etero-geneo, quasi sempre monocromatico, è una costante della ricerca plastica di Verginer; anziché plagiare la realtà, l’artista ne ac-centua semmai la differenza (in genere vengono lasciate intonse le parti più “naturali” della scultura mentre sono dipinte quelle più “artificiali”).

Refrattario agli sterili tecnicismi o agli asfittici virtuosismi, Willy Verginer non interpreta la scultura a guisa di monumentum bensì ne vuole fare un momentum in grado di insuf-flare la materia e l’ambiente circostante. Come dimostrano le sculture e i bozzetti esposti a Lissone, l’artista si è spinto ancora una volta – ma in modo completamente inedito – su quel funambolico bilico che con-fina in extremis con il regno della metafisica.

30.06.2014 # 3720
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

Genesi - Sebastiao Salgado

a Milano fino al 2 novembre 2014

Venerdì 27 giugno, a Palazzo della Ragione Fotografia, apre al pubblico la mostra Genesi di Sebastião Salgado.

Il nuovo spazio espositivo, interamente dedicato alla fotografia, in Piazza dei Mercanti adiacente a Piazza Duomo, inaugura con una mostra che è già straordinaria protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Civita, Contrasto e GAmm Giunti e ideata da Amazonas Images, la mostra di Sebastião Salgado sarà aperta dal 27 giugno al 2 novembre 2014.

Il progetto di Palazzo della Ragione Fotografia va ad arricchire e integrare il programma espositivo del Comune di Milano con una stabile destinazione a spazio espositivo dedicato all’arte della fotografia: l’iniziativa è resa possibile grazie all’impulso e alla volontà dell’Amministrazione Comunale e alla collaborazione di Civita, Contrasto e GAmm Giunti.

“Con questa mostra inauguriamo Palazzo della Ragione quale spazio dedicato in modo permanente ed esclusivo alla Fotografia – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo del Corno – e offriamo un contributo irrinunciabile all’approfondimento del tema di Expo 2015, che proprio a Milano interrogherà l’umanità intera sul futuro della sostenibilità per il nostro pianeta”.

Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di Genesi è infatti incredibilmente attuale, qui ed ora, nei mesi di preparazione dell’EXPO, mentre la città di Milano e il Paese riflettono sulla sostenibilità dei progetti energetici e sull’imprescindibile necessità di vivere in un rapporto più armonico con il nostro ambiente, a partire dal tema dell’alimentazione. Proprio Milano sarà nei prossimi mesi il centro nevralgico dell’attenzione mondiale per queste problematiche.

Un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini, Genesi di Sebastião Salgado rappresenta un contributo importante a questo dibattito. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso, di cui disponiamo: il nostro pianeta.
Genesi è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le zone in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Il percorso espositivo presenta una serie di fotografie (tra cui molte di paesaggio) realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Una parte del suo lavoro è rivolto agli animali che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.


30.06.2014 # 3719
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

Diabolik MIfest

a Milano fino al 6 luglio 2014

Diabolik, l’ispettore Ginko ed Eva Kant, splendidi neocinquantenni, sono tra i personaggi in assoluto più longevi del fumetto italiano, superati solo da Tex Willer. A loro, alle loro storie, al loro mondo, al loro mito, alla loro grafica e al loro cinema è dedicato il DIABOLIK MIfest, un vero e proprio festival che dal 21 giugno al 20 luglio radunerà gli appassionati con due mostre, incontri e proiezioni cinematografiche presso i due musei d’elezione, il WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano (Viale Campania 12) e Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano (Via Gluck 45). Nelle due mostre saranno esposte “chicche” davvero imperdibili come i gioielli in acciaio ispirati a Diabolik ed Eva, la replica perfetta del famoso pugnale che fa “swiisss”, le tavole originali dei fumetti che ispirarono la sceneggiatura del film di Mario Bava (mai esposte prima) e la mitica Jaguar E-Type del 1961. Non mancheranno due succulenti temporary shop in cui ogni lettore affezionato potrà trovare di tutto, dalle magliette, dai volumi della diabolika collana ai gadget.

Diabolik, se ci fosse bisogno di ricordarlo, è il personaggio creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani. Concepito in origine come una versione moderna di Fantômas di Allain e Souvestre – in cui Ginko prende il posto dell’ispettore Juve, Lady Kant quello di Lady Beltham e Gustavo Garian quello del giornalista Fandor – ha assunto da subito connotazioni proprie diventando ben presto l’araldo della fiction anni Sessanta: pur essendo un ladro (e non una spia) i suoi espedienti tecnologici anticipano quelli degli agenti segreti che si vedranno sullo schermo per tutto il decennio. La sua Jaguar “truccata” ha anticipato di un anno l’Aston Martin di James Bond apparsa nel film Agente 007 Missione Goldfinger del 1964; le maschere che gli permettono di assumere qualsiasi identità (realizzate con una materia plastica di sua invenzione) prefigurano non solo quelle poi mostrate nei film di Fantômas con Jean Marais, ma anche quelle usate dagli agenti segreti di Mission: Impossible nella serie tv e nei film con Tom Cruise. Per celebrare questo fenomeno del fumetto italiano Wow Spazio Fumetto, Fermo Immagine, la casa editrice Astorina e IlCerchioGiallo, hanno creato il Diabolik MIfest che dal 21 giugno al 13 luglio proporrà ai fan del Re del Terrore, ma anche a chi vuole scoprire la sua storia e la sua prodigiosa avventura editoriale, ben due mostre ricche di pezzi mai visti in pubblico prima d'ora, incontri con sceneggiatori e disegnatori, anteprime di albi e la proiezione del mitico film di Mario Bava.


30.06.2014 # 3717
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

Abiti da lavoro

a Milano fino al 31 agosto 2014

In mostra 40 abiti da lavoro ideati da progettisti di tutto il mondo: Afran, Rodrigo Almeida, Alberto Aspesi, Gentucca Bini, Denise Bonapace, Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Klaudio Cetina, Cano, CoopHimelb(l)au, Dea Curic, Nathalie Du Pasquier, Elio Fiorucci, Matteo Guarnaccia, Nuala Goodman , Daniele Innamorato, Mella Jaarsma, Toshiyuiki Kita, Guda Koster, Colomba Leddi, Antonio Marras, Franco Mazzucchelli, Alessandro Mendini, Angela Missoni, Issey Miyake, Amba Molly, Frédérique Morrel, Margherita Palli, Lucia Pescador, Bertjan Pot, Clara Rota, Andrea Salvetti, Nanni Strada, Tarshito, Faye Toogood, Otto von Busch, Vivienne Westwood, Allan Wexler, Erwin Wurm, Melissa Zexter.

Abiti da Lavoro nasce dalla generosità di alcuni dei 40 progettisti coinvolti, che, insieme all’Associazione Tam-Tam, hanno voluto accettare la sfida di Arkadia onlus per favorire l’inserimento lavorativo di giovani disabili.

“Il percorso è quello usuale della sartoria: si insegna ai ragazzi che frequentano il workshop gratuito di Tam-Tam come si trasforma uno schizzo in un cartamodello. Trasmettiamo questi cartamodelli ad Arkadia Onlus, dove un gruppo di persone  con disabilità li trasforma in abiti veri e propri. Abiti da Lavoro, appunto. Le ragazze e i ragazzi di Arkadia misurano, tagliano, cuciono, stirano. Lo stanno facendo anche in questo momento” raccontano Alessandra Zucchi e Alessandro Guerriero.

Abiti da Lavoro propone una riflessione socio-antropologica: un tempo l’abito faceva il monaco, il metalmeccanico, l’avvocato, il banchiere, la signora alla moda, il fantino, il musicista, il cuoco, il marinaio, la prostituta, il poliziotto, il medico, il portiere, il giudice, il muratore.

Ma oggi?

L’attuale centralità dell’individuo ha mutato il senso di ciò che indossiamo: la funzione sociale svanisce e l’abito assume soprattutto il valore dell’espressione individuale: diventa travestimento e forma dei nostri pensieri. Se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo.


17.06.2014 # 3712
LA MEMORIA DEL PRESENTE

Daria La Ragione // 0 comments

Mimmo Rotella. Décollages e retro d'affiches

a Milano fino al 31 agosto

L’esposizione nel modo in cui è stata concepita, costituisce una prima puntuale ricognizione sull’attività iniziale di Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006), artista poliedrico e noto per l’invenzione del décollage, forma artistica da lui ideata e realizzata a partire dai primi anni Cinquanta.

La mostra – in cui sono presenti circa centosessanta opere - si focalizza sul periodo che si estende dal 1953, anno delle prime sperimentazioni sul manifesto lacerato, per arrivare al 1964 quando Rotella partecipa alla XXXII Biennale di Venezia. Un momento specifico di massima ricerca a livello mondiale che si avvale di importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, tra cui il Museo del Novecento di Milano, MACRO di Roma, Carré d’Art-Musée d’art contemporain di Nîmes e Musée National d’art moderne - Centre Pompidou di Parigi, Tate Modern, Londra, Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, Roma.

Per contestualizzare l’opera di Rotella all’interno del panorama artistico internazionale dell’epoca e comprendere il suo contributo e la sua originalità, vengono esposti alcuni lavori che si confrontano con quelli di altri grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, europei e americani, quali Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Kurt Schwitters, Hannah Höch, Jean Fautrier, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Jacques Mahé de la Villeglé, Raymond Hains, Andy Warhol e Michelangelo Pistoletto.

Il percorso dell’esposizione analizza alcuni momenti fondanti dell'inizio della carriera dell’artista. A Roma, dove si trasferisce subito dopo il rientro in Italia dalla residenza alla Kansas City University del 1952, Rotella stabilisce un dialogo sia con la generazione precedente sia con i suoi coetanei. È in questo ambito che ricorre a un simbolo del rinato contesto urbano: il manifesto pubblicitario.
La sua sperimentazione lo porta a rimodulare il poster in ogni modo possibile: quale unità di partenza per lo studio dell’aspetto materico che esso assume a contatto con la tela grezza, quale particella elementare per la costruzione di un immaginario astratto e quale studio della forma che va a costituirsi sul retro del manifesto, tramite l’azione di colle e ruggini.

Seguendo il percorso della carriera di Rotella sono individuati e presentati in mostra quei lavori realizzati a ridosso degli anni Sessanta, momento in cui intesse i primi rapporti con la Francia - tramite il Nouveau Réalisme - e gli Stati Uniti, dove già nel 1961 partecipa presso il Museum of Modern Art a New York a “The Art of Assemblage”. Sempre più attivo tra Roma e Parigi, Rotella ha modo di lavorare a stretto contatto con gli artisti della Pop Art e di aprire i suoi orizzonti sul contesto americano, esperienza che culmina nel 1962 con la personale alla Galleria Bonino di Buenos Aires e con la partecipazione a “New Realists”, presso la galleria Sidney Janis a New York.

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