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Mostre ed eventi // Pagina 51 di 223
30.06.2014 # 3720
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

Genesi - Sebastiao Salgado

a Milano fino al 2 novembre 2014

Venerdì 27 giugno, a Palazzo della Ragione Fotografia, apre al pubblico la mostra Genesi di Sebastião Salgado.

Il nuovo spazio espositivo, interamente dedicato alla fotografia, in Piazza dei Mercanti adiacente a Piazza Duomo, inaugura con una mostra che è già straordinaria protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Civita, Contrasto e GAmm Giunti e ideata da Amazonas Images, la mostra di Sebastião Salgado sarà aperta dal 27 giugno al 2 novembre 2014.

Il progetto di Palazzo della Ragione Fotografia va ad arricchire e integrare il programma espositivo del Comune di Milano con una stabile destinazione a spazio espositivo dedicato all’arte della fotografia: l’iniziativa è resa possibile grazie all’impulso e alla volontà dell’Amministrazione Comunale e alla collaborazione di Civita, Contrasto e GAmm Giunti.

“Con questa mostra inauguriamo Palazzo della Ragione quale spazio dedicato in modo permanente ed esclusivo alla Fotografia – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo del Corno – e offriamo un contributo irrinunciabile all’approfondimento del tema di Expo 2015, che proprio a Milano interrogherà l’umanità intera sul futuro della sostenibilità per il nostro pianeta”.

Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di Genesi è infatti incredibilmente attuale, qui ed ora, nei mesi di preparazione dell’EXPO, mentre la città di Milano e il Paese riflettono sulla sostenibilità dei progetti energetici e sull’imprescindibile necessità di vivere in un rapporto più armonico con il nostro ambiente, a partire dal tema dell’alimentazione. Proprio Milano sarà nei prossimi mesi il centro nevralgico dell’attenzione mondiale per queste problematiche.

Un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini, Genesi di Sebastião Salgado rappresenta un contributo importante a questo dibattito. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso, di cui disponiamo: il nostro pianeta.
Genesi è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le zone in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Il percorso espositivo presenta una serie di fotografie (tra cui molte di paesaggio) realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Una parte del suo lavoro è rivolto agli animali che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.


30.06.2014 # 3722
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

MICHELANGELO E IL NOVECENTO

a Modena fino al 19 ottobre 2014

Sezione modenese della mostra promossa dalla Fondazione Casa Buonarroti di Firenze e dalla Galleria civica di Modena in occasione del 450° anniversario della morte dell’artista.

Mentre nella sede fiorentina sono state raccolte opere che vanno dagli inizi dello scorso secolo agli anni Settanta, la Palazzina dei Giardini ospita i risultati più recenti dell’influenza esercitata da Michelangelo sugli artisti contemporanei, giungendo fino ai nostri giorni.

La sezione modenese – all’interno della quale sono presenti anche due disegni di Michelangelo prestati da Casa Buonarroti – è incentrata solo e soltanto sulla scultura e, in particolare, su alcune opere iconiche che hanno attraversato tempo, spazio, linguaggi e poetiche: la Pietà di San Pietro, il David, lo Schiavo morente, il Mosè.

Il percorso espositivo si apre con "Merciful Dream (Pietà V)" di Jan Fabre, realizzata in marmo bianco di Carrara, che riproduce la celeberrima Pietà del 1499 in scala 1:1. L’iconografia, che prevede il volto della Vergine trasformato in teschio e quello del Cristo sostituito dal ritratto dell’artista, apparve ad alcuni, durante la prima presentazione veneziana del 2011, irrispettosa, quando non addirittura blasfema. Al contrario, sembra configurarsi come una toccante meditazione sulla morte, rappresentazione quanto mai umana del dolore materno, della disperata richiesta di poter barattare la propria morte con quella del figlio.

Anche Kendell Geers riprende un celebre modello di Michelangelo rispettandone le dimensioni, ma il suo David ("Relic 2", 2002) è costituito da una materia affatto diversa, che allude ironicamente al colore del materiale originale, pur contraddicendone ogni altra qualità: il polistirolo, sul quale è stato applicato nastro da cantieri bianco e rosso. L’artista segnala con forza la trasformazione dell’opera in feticcio del consumo di massa, in icona kitsch, quella che i protagonisti di "Audience" di Thomas Struth – i visitatori della Galleria dell’Accademia, sudati, stanchi, spesso segretamente annoiati – corrono a visitare, talvolta, come scrive Marco Pierini in catalogo, quasi “per un pregiudiziale senso del dovere, per ottemperare a un rito collettivo di cui appaiono ormai più vittime che officianti” che per scelta consapevole.

"L’Esclave (d’après Michel-Ange), (S 20)" di Yves Klein proietta al contrario la statua michelangiolesca in una dimensione altra, eterea, che sembra rinnegare i valori stessi della scultura. Il blu profondo di cui è intriso il piccolo gesso sottrae l’opera a ogni contingenza, ne stempera la consistenza materiale, ne amplifica il portato concettuale.

Segue una stanza dedicata a Robert Mapplethorpe, con immagini che ritraggono celebri modelli del fotografo americano: Ajitto, Thomas e Lisa Lyon. La loro nudità scultorea e muscolosa, ritratta in pose di plastico e rigorosissimo equilibrio formale, rimanda esplicitamente alla fisicità dei corpi dipinti, scolpiti e disegnati dal Buonarroti, artista che Mapplethorpe – definito in una poesia di Patti Smith proprio come The boy who loved Michelangelo – prese a modello ideale per il suo lavoro. È pertanto assieme ai suoi scatti in bianco e nero che si è scelto di collocare il primo foglio michelangiolesco in mostra, un torso virile a inchiostro risalente al 1524-1525.

Una piccola sezione, infine, è dedicata alla restituzione dell’opera di Michelangelo attraverso la fotografia. Appartengono alla collezione della Galleria civica di Modena sia l’immagine della statua del Mosè a San Pietro in Vincoli, (Roma) di Ico Parisi, datata 1958, sia il nutrito gruppo di foto di Aurelio Amendola dedicato alla Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, tratte dal volume "Un occhio su Michelangelo" con il quale il fotografo vinse, tra l’altro, il Premio Oscar Goldoni nel 1994 a Modena. I pregnanti scatti di Amendola, capaci di esaltare tanto la differente texture delle superfici quanto la tornitura delle forme, convivono con l’altro disegno di Michelangelo che rappresenta proprio Studi di monumenti tombali per la Sagrestia Nuova (1520 ca.).

La sezione si chiude con la "Pietà Rondanini" (2011) di Gabriele Basilico, immagine dove la scultura, immersa nell’ambiente in penombra, appare investita da una luce diretta e forte che la sgrava di peso, di consistenza materiale, e ne amplifica l’isolamento nello spazio (enuclea quindi, in maniera figurata, la solitudine di Maria e del Cristo).

Il congedo dalla mostra è affidato all’estremo capolavoro di Michelangelo Antonioni, il cortometraggio intitolato "Lo sguardo di Michelangelo" (2004), nel quale per la prima volta il regista si trova anche davanti alla macchina da presa, protagonista di un dialogo muto, ma serrato, esclusivo e totalizzante con il Mosè. Lo sguardo di Michelangelo (Buonarroti) procede dagli occhi del Mosè, lo sguardo di Michelangelo (Antonioni) dalle lenti degli occhiali. Lo spettatore, grazie al frequente uso della ripresa in soggettiva, ha l’impressione di osservare il complesso scultoreo con gli occhi di Antonioni e quest’ultimo attraverso lo sguardo del Mosè, ma non riesce a inserirsi nel dialogo in corso, la cui intimità non è dato violare.



30.06.2014 # 3721
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

BAUMHAUS | WILLY VERGINER

a Lissone fino al 27 luglio 2014

Il progetto Baumhaus di Willy Verginer [Bres-sanone, 1957] consiste in un insolito ciclo di sculture che sviluppano un filone “puro e incontaminato” in seno alla poetica dell’arti-sta. Per questa sua mostra personale a Lis-sone, Verginer ha sentito il bisogno di percor-rere sentieri su cui stava riflettendo da qual-che anno, intraprendendo così una ricerca diversa e più radicale rispetto al passato. Restando pur sempre fedele al genere e allo stile di sculture note sia al pubblico che agli addetti ai lavori, Verginer ha realizzato un nucleo di opere – nate d'istinto e dalla sperimentazione – che hanno aperto nuove tematiche e diverse possibilità espressive alla sua ricerca artistica.

Con Baumhaus Verginer affronta per la prima volta il soggetto della casa: «Vedo la casa come una della prime sculture create dall’uo-mo», ammette l’artista, «trovo infatti che ci sia una forte relazione tra architettura e scultura. La casa, inoltre, è oggi molto importante anche dal punto di vista dell’ecologia e credo sia un fattore con cui ci si dovrebbe sempre confrontare». Prestando attenzione alle opere è possibile notare come gli elementi scultorei (le case) entrino in relazione con elementi naturali (ceppi, rami e radici di alberi) che l’artista ha raccolto nei boschi della Val Gar-dena. Nelle sculture vediamo arbusti o radici che scardinano le fondamenta degli edifici, tronchi che fuoriescono dai comignoli, alberi che crescono o si inerpicano all’interno delle abitazioni, situazioni imprevedibili e parados-sali che si muovono sotto il segno di uno scarto rispetto alla tradizione.

Molti dei lavori in mostra cercano una relazione diversa con lo spazio, come nel caso di Mediei, un’installazione composta da sei elementi appesi al soffitto, o la grande scultura Casa di Noè, che invade l’ambiente espositivo fin quasi a saturarlo. Un ruolo de-terminate lo gioca anche il volume delle ope-re: quelle di grandi dimensioni inducono lo spettatore a un rapporto molto diretto, mentre le più piccole rimangono in una sfera più distante e onirica. Come d’abitudine, l’artista è poi intervenuto sulle superfici levigate con campiture di colore che traggono in inganno il realismo delle forme e la vera “pelle” del legno. Nel nuovo gruppo di lavori, l’artista ha infatti accostato il grigio e il blu al colore naturale del legno, cromatismi che tematizza-no la luce e l’ombra. Il colore, mai etero-geneo, quasi sempre monocromatico, è una costante della ricerca plastica di Verginer; anziché plagiare la realtà, l’artista ne ac-centua semmai la differenza (in genere vengono lasciate intonse le parti più “naturali” della scultura mentre sono dipinte quelle più “artificiali”).

Refrattario agli sterili tecnicismi o agli asfittici virtuosismi, Willy Verginer non interpreta la scultura a guisa di monumentum bensì ne vuole fare un momentum in grado di insuf-flare la materia e l’ambiente circostante. Come dimostrano le sculture e i bozzetti esposti a Lissone, l’artista si è spinto ancora una volta – ma in modo completamente inedito – su quel funambolico bilico che con-fina in extremis con il regno della metafisica.

30.06.2014 # 3719
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

Diabolik MIfest

a Milano fino al 6 luglio 2014

Diabolik, l’ispettore Ginko ed Eva Kant, splendidi neocinquantenni, sono tra i personaggi in assoluto più longevi del fumetto italiano, superati solo da Tex Willer. A loro, alle loro storie, al loro mondo, al loro mito, alla loro grafica e al loro cinema è dedicato il DIABOLIK MIfest, un vero e proprio festival che dal 21 giugno al 20 luglio radunerà gli appassionati con due mostre, incontri e proiezioni cinematografiche presso i due musei d’elezione, il WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano (Viale Campania 12) e Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano (Via Gluck 45). Nelle due mostre saranno esposte “chicche” davvero imperdibili come i gioielli in acciaio ispirati a Diabolik ed Eva, la replica perfetta del famoso pugnale che fa “swiisss”, le tavole originali dei fumetti che ispirarono la sceneggiatura del film di Mario Bava (mai esposte prima) e la mitica Jaguar E-Type del 1961. Non mancheranno due succulenti temporary shop in cui ogni lettore affezionato potrà trovare di tutto, dalle magliette, dai volumi della diabolika collana ai gadget.

Diabolik, se ci fosse bisogno di ricordarlo, è il personaggio creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani. Concepito in origine come una versione moderna di Fantômas di Allain e Souvestre – in cui Ginko prende il posto dell’ispettore Juve, Lady Kant quello di Lady Beltham e Gustavo Garian quello del giornalista Fandor – ha assunto da subito connotazioni proprie diventando ben presto l’araldo della fiction anni Sessanta: pur essendo un ladro (e non una spia) i suoi espedienti tecnologici anticipano quelli degli agenti segreti che si vedranno sullo schermo per tutto il decennio. La sua Jaguar “truccata” ha anticipato di un anno l’Aston Martin di James Bond apparsa nel film Agente 007 Missione Goldfinger del 1964; le maschere che gli permettono di assumere qualsiasi identità (realizzate con una materia plastica di sua invenzione) prefigurano non solo quelle poi mostrate nei film di Fantômas con Jean Marais, ma anche quelle usate dagli agenti segreti di Mission: Impossible nella serie tv e nei film con Tom Cruise. Per celebrare questo fenomeno del fumetto italiano Wow Spazio Fumetto, Fermo Immagine, la casa editrice Astorina e IlCerchioGiallo, hanno creato il Diabolik MIfest che dal 21 giugno al 13 luglio proporrà ai fan del Re del Terrore, ma anche a chi vuole scoprire la sua storia e la sua prodigiosa avventura editoriale, ben due mostre ricche di pezzi mai visti in pubblico prima d'ora, incontri con sceneggiatori e disegnatori, anteprime di albi e la proiezione del mitico film di Mario Bava.


30.06.2014 # 3718
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

LA MEMORIA DEL PRESENTE

a Pesaro fino al 2 novembre 2014

Protagonista dell’estate pesarese, la grande mostra LA MEMORIA DEL PRESENTE Capolavori dal Novecento Italiano ha inaugurato a Palazzo Mosca il 22 giugno e si potrà visitare fino al 2 novembre 2014.

Nata dalla collaborazione tra Musei Civici, Comune di Pesaro, Sistema Museo e Popsophia Festival del Contemporaneo, patrocinata da Consiglio Regionale delle Marche e Provincia di Pesaro-Urbino e con il sostegno di Banca dell’Adriatico, l’esposizione si deve alla disponibilità dalla Fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata che ha generosamente prestato alcuni sommi capolavori della preziosa collezione di Palazzo Ricci.

Oltre ai capolavori della Fondazione Carima, in mostra alcuni prestiti da prestigiose collezioni private che integrano il percorso espositivo con alcune opere emblematiche: il bellissimo Ritratto di signora di Giorgio de Chirico degli anni venti, una sequenza straordinaria di opere di Filippo De Pisis, uno dei rari dipinti figurativi di Giuseppe Capogrossi del 1941 e una composizione astratta diBice Lazzari del 1956.

Una mostra sul Novecento con opere di importanza internazionale per raccontare un secolo “impetuoso”, in pieno movimento, stravolto da due conflitti mondiali e che nell'arte trova il luogo ideale per esprimere tutte le sue vicissitudini.


30.06.2014 # 3717
Genesi - Sebastiao Salgado

Daria La Ragione // 0 comments

Abiti da lavoro

a Milano fino al 31 agosto 2014

In mostra 40 abiti da lavoro ideati da progettisti di tutto il mondo: Afran, Rodrigo Almeida, Alberto Aspesi, Gentucca Bini, Denise Bonapace, Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Klaudio Cetina, Cano, CoopHimelb(l)au, Dea Curic, Nathalie Du Pasquier, Elio Fiorucci, Matteo Guarnaccia, Nuala Goodman , Daniele Innamorato, Mella Jaarsma, Toshiyuiki Kita, Guda Koster, Colomba Leddi, Antonio Marras, Franco Mazzucchelli, Alessandro Mendini, Angela Missoni, Issey Miyake, Amba Molly, Frédérique Morrel, Margherita Palli, Lucia Pescador, Bertjan Pot, Clara Rota, Andrea Salvetti, Nanni Strada, Tarshito, Faye Toogood, Otto von Busch, Vivienne Westwood, Allan Wexler, Erwin Wurm, Melissa Zexter.

Abiti da Lavoro nasce dalla generosità di alcuni dei 40 progettisti coinvolti, che, insieme all’Associazione Tam-Tam, hanno voluto accettare la sfida di Arkadia onlus per favorire l’inserimento lavorativo di giovani disabili.

“Il percorso è quello usuale della sartoria: si insegna ai ragazzi che frequentano il workshop gratuito di Tam-Tam come si trasforma uno schizzo in un cartamodello. Trasmettiamo questi cartamodelli ad Arkadia Onlus, dove un gruppo di persone  con disabilità li trasforma in abiti veri e propri. Abiti da Lavoro, appunto. Le ragazze e i ragazzi di Arkadia misurano, tagliano, cuciono, stirano. Lo stanno facendo anche in questo momento” raccontano Alessandra Zucchi e Alessandro Guerriero.

Abiti da Lavoro propone una riflessione socio-antropologica: un tempo l’abito faceva il monaco, il metalmeccanico, l’avvocato, il banchiere, la signora alla moda, il fantino, il musicista, il cuoco, il marinaio, la prostituta, il poliziotto, il medico, il portiere, il giudice, il muratore.

Ma oggi?

L’attuale centralità dell’individuo ha mutato il senso di ciò che indossiamo: la funzione sociale svanisce e l’abito assume soprattutto il valore dell’espressione individuale: diventa travestimento e forma dei nostri pensieri. Se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo.