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Mostre ed eventi // Pagina 43 di 223
26.10.2014 # 3889
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

Digital Life 2014: PLAY

a Roma fino al 30 novembre 2014

La Pelanda - Centro di Produzione Culturale ospita Digital Life 2014: PLAY, quinta edizione della rassegna dedicata alle connessioni fra le nuove tecnologie e i linguaggi artistici contemporanei, e quest’anno soprattutto alla musica e agli strumenti musicali d’artista.

In mostra dieci opere sonore, ma nei due mesi di Romaeuropa La Pelanda ospiterà un festival nel festival che affiancherà al percorso espositivo performance di musica, danza, elettronica e video.

Il progetto è ideato e creato dalla Fondazione Romaeuropa su impulso della Regione Lazio - promotrice di una seconda sezione sviluppata ad hoc a Latina per Palazzo M - ed è realizzato in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica-Dipartimento Cultura-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ilMACRO-Museo d’Arte Contemporanea Roma e Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains, prestigioso centro di produzione di arte digitale nel nord della Francia, al quale si aggiunge, da quest’anno, la preziosa collaborazione con BIAN-Biennale International Art Numérique di Montréal.

Inoltre i suoni e le musiche che invaderanno La Pelanda saranno trasmessi sulle frequenze diRai Radio2, media partner di Digital Life, attraverso le sue trasmissioni radiofoniche e un evento speciale in calendario l’11 ottobre per festeggiare gli artisti in mostra.

Il comitato scientifico di Digital Life: PLAY è composto da Monique Veaute,  Presidente della Fondazione Romaeuropa, Fabrizio Grifasi, Direttore della Fondazione Romaeuropa, Alain Fleischer, Direttore di Le Fresnoy, Pascale Pronnier, responsabile Programmazioni artistiche di Le Fresnoy, Daniele Spanò, artista e consulente artistico della Fondazione Romaeuropa, Francesca Manica, coordinatrice artistica della Fondazione Romaeuropa.

 

 

Ludiche e sperimentali, la maggior parte delle dieci opere in mostra a La Pelanda sono interattive, dunque innescate dagli spettatori che daranno vita a un ambiente particolarissimo, personale e collettivo allo stesso tempo


26.10.2014 # 3892
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

Paradossi. Incontri inattesi tra Antico e Contemporaneo

a Venezia fino al 18 gennaio 2015

Grazie al restauro reso possibile da Dom Pérignon, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia apre un suo nuovo spazio dedicato all’incontro tra giovani artisti e opere che fanno parte della collezione storica: una serie che offre la visione di “Paradossi“, incontri inattesi tra l’arte dei nostri giorni e quella del XIX – XX secolo.

La mostra sarà ospitata all’interno del nuovo “Spazio Dom Pérignon” dal 17 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015.

Lo spazio si propone come una singolare « project room » in cui si mescolano e si contaminano a vicenda il «vecchio» e il «nuovo».

L’idea di una tale serie di presentazioni viene dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, diretta daGabriella Belli che, con l’architetto Daniela Ferretti, ha progettato la riapertura di queste due straordinarie sale che si affacciano sul Canal Grande.

La serie “Paradossi” e la mostra che la inaugura sono a cura di Angela Vettese.

Per l’apertura dello “Spazio Dom Pérignon”, il giovane artista vicentino Alberto Tadiello (1983) si misurerà con l’imponente opera di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), i cui teleri intitolati Il Poema della vita umana – ciclo pittorico realizzato per la Biennale d’Arte del 1907 – raffigurano le allegorie de La Luce, Le Tenebre, l’Amore e La Morte intramezzate da dieci pannelli verticali (le Cariatidi, che rappresentano la Grazia e l’Arte sorrette dall’energia virile).

Attraverso queste opere l’artista ha voluto proporre una visione altamente drammatica dell’esistenza. Una complessa iconografia, approvata anche da D’Annunzio, che appare come la sintesi tra mondo mediterraneo e cultura nordica, con evidenti richiami alla concezione dell’eterno ritorno di Nietzsche.

Privo di elementi architettonici e risolto in monocromia, il ciclo pittorico si segnala per l’eccezionale dispiegamento di figure in movimento dal chiaro intento simbolico.

Tadiello compenetra il suo intervento con lo straordinario lavoro di Sartorio, quasi a farne un’unità nuova.

Le opere di Tadiello nascono sempre dal tema della diffusione dell’energia. In questo caso l’incipit di una composizione musicale è stato registrato e ripetuto molte volte in modo sfalsato, come a mostrare il risultato di una torsione.

I lavori del giovane artista vicentino, infatti, assumono spesso l’aspetto di interventi sonori, in cui diventano sculture proprio gli elementi tecnici che servono a generare il volume acustico.

Le opere sottolineano il valore della tensione, come modo per rendere esplicito l’impegno, così come l’entusiasmo: una maniera di porsi di fronte all’esistenza che non ha nulla di banale o leggero, ma anzi calza con l’esigenza di compenetrarsi nella fatica fruttuosa della natura, nel modo in cui fluiscono in essa fasci di attività, suono, linfa.

Dal rapporto di dipendenza con la natura nascono anche il ricorrere frequente del “brusio”, del “frinire”, della “ripetizione sonora”, così come della “simmetria formale”: è così che dobbiamo comprendere “margherite” di altoparlanti, “raggi” di fili elettrici e il rincorrersi dei rumori come “richiami” e “respiri”.


26.10.2014 # 3891
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

JAMIE REID. RAGGED KINGDOM

a Modena fino al 6 gennaio 2015

Dedicata a Jamie Reid (1947), artista britannico legato al Situazionismo e ai movimenti anarchici, responsabile della grafica dei Sex Pistols, per i quali dette vita a immagini radicalmente rivoluzionarie, divenute simbolo della prima ondata del punk inglese. 

Realizzata in collaborazione con la Isis Gallery di Brighton, con la partecipazione di ONO arte contemporanea, la mostra, sponsorizzata da Gruppo Hera, è inserita nel programma di eventi del festivalfilosofia, il cui tema, quest'anno, è stato individuato nel concetto di “gloria”.

Il lavoro di Reid, perfettamente in linea con il tema centrale del festival e allo stesso tempo sua antitesi, sovverte ogni gerarchia e ogni regola e spesso si esprime attraverso il ribaltamento dei piani, lo sberleffo sistematico, la smitizzazione. La regina d’Inghilterra con le svastiche sugli occhi, la Union Jack con le spille da balia e la scritta "Anarchy in the U.K." sono tra le più celebri icone di un periodo che vide la convivenza di profonde e radicali istanze di rinnovamento sociale con la “più grande truffa del Rock and Roll”.

Disegni, dipinti, collage, fotografie per raccontare i migliori esiti del talento di un artista da sempre contrario al potere costituito, che ha aperto nuove strade nel mondo dell’immagine e della comunicazione.


26.10.2014 # 3890
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

Luigi Ontani. "er" "SIMULÀCRUM" "amò"

a Bergamo fino al 11 gennaio 2015

Dal 3 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita un’importante personale di Luigi Ontani, tra gli artisti più rappresentativi del panorama internazionale degli ultimi quarant’anni. 

Figura poliedrica, presente sulla scena artistica dagli anni Sessanta, all’inizio del decennio seguente inizia a prendere parte e, successivamente, a imporsi nel dibattito artistico contemporaneo con i suoi tableaux vivants: performance vestite o, meglio, travestite; iconografie viventi in cui Ontani – trasformato e mascherato – impersona figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Pinocchio, Dante Alighieri, Giuseppe Garibaldi, San Paolo di Caravaggio, San Luca del Guercino o I Prigioni di Michelangelo.

La mostra accoglie una selezione di opere fotografiche, frutto dell’intensa ricerca dell’artista bolognese, ritenuta germinale e particolarmente significativa all’interno dello sviluppo della sua produzione. 
Ontani sceglie la fotografia quale mezzo che meglio si confà a interpretare la sua opera; uno strumento che documenta le sue performance artistiche, tradotte – appunto – in fotografie dai formati diversi, recuperando una pratica che può essere fatta risalire alle interpretazioni viventi dei vangeli medievali, ai trionfi allegorici rinascimentali e barocchi, nonché ai veri propri tableaux vivants realizzati durante la rivoluzione francese anche da artisti del calibro di Jacques-Louis David e tornata in voga nei salotti della Roma di inizio XX secolo.

Ontani ricorre alla tecnica fotografica in quanto occasione per sperimentare molteplici possibilità e formulare nuove variazioni sui temi e i soggetti che più gli interessano, percorrendo così il suo viaggio "transtorico" attraverso il mito, la maschera, il nudo, il simbolo e la rappresentazione iconografica.

Reinterpretando situazioni storicamente e/o geograficamente lontane, l’artista fa rinascere le forme di celebri dipinti del passato o del rito, praticando una “poetica dell’essere altrove” che accorcia, al contempo, le distanze tra arte e vita, in cui il corpo dell’artista è sempre il soggetto, recuperando così un tema fondante in tutta la storia dell’arte, a partire dalla tradizione classica.


26.10.2014 # 3888
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

La guerra che verrà non è la prima

a Rovereto fino al 20 settembre 2015

"La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente."

Bertolt Brecht


Ricorrendo a una sorta di complesso montaggio tematico e temporale, l’esposizione evita di seguire un preciso filo cronologico, dimostrando – tramite inediti accostamenti e cortocircuiti semantici – come tutte le guerre siano uguali e, allo stesso tempo, come ogni guerra sia diversa. L’intento non è quello di inventariare i conflitti di ieri e di oggi, né quello di misconoscere le irriducibili differenze storiche, ma la volontà di mantenere aperta la ricerca e la riflessione in un luogo in cui ricordare non significhi ridurre un evento a qualcosa di pietrificato, archiviato e definitivamente sigillato in se stesso ma, all’opposto, riveli interpretazioni e riletture capaci di esprimerne tutta la complessità. 

L’arte entra in contatto con la quotidianità, i capolavori delle avanguardie dialogano con la propaganda, la grammatica espositiva completa e rinnova il valore di documenti, reportage, testimonianze.Installazioni, disegni, incisioni, fotografie, dipinti, manifesti, cartoline, corrispondenze, diari condividono gli oltre tremila metri quadrati del piano superiore del Mart e si misurano consperimentazioni artistiche più recenti, installazioni sonore, narrazioni cinematografiche: documentari originali, video e film. Esposti anche numerosi reperti bellici impiegati nella Prima guerra mondiale, il cui ritrovamento è il capitolo più recente di una vicenda ancora attuale, nella quale ogni oggetto racconta la propria storia. Il progetto allestitivo, realizzato dal designer catalano Martí Guixé, traduce le due anime della mostra, storica e contemporanea, costruendo un palinsesto che tiene insieme follia, disordine ritmo, luce e speranza. Alle espressioni della contemporaneità è affidato il compito di amalgamare e scandire il percorso e i tempi della visita. Ne scaturisce una visione trasversale che tiene conto dei punti di vista della storia, dell’arte e del pensiero contemporaneo che contestualizza il passato. Un racconto sulla guerra e della guerra. L’allestimento è realizzato senza soluzione di continuità, affinché il visitatore scelga autonomamente da quale ingresso cominciare il proprio percorso e come costruirlo, affrontando la mostra e il suo tema in totale libertà.


20.10.2014 # 3885
Digital Life 2014: PLAY

Daria La Ragione // 0 comments

Henri Cartier-Bresson

a Roma fino al 25 gennaio 2015

Il genio della composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci ma anche più significativi, fanno di Henri Cartier- Bresson (1908 – 2004) uno dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo. Lungo tutta la sua carriera, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della Storia, Cartier-Bresson è riuscito sempre a unire la poesia alla potenza della testimonianza. Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni della nostra storia; l’occhio del secolo”, come giustamente viene chiamato.

Tre grandi periodi scandiscono la sua opera: il primo, dal 1926 al 1935, nel quale Cartier-Bresson frequenta i surrealisti, compie i primi passi nella fotografia e intraprende i suoi primi viaggi; il secondo, dal 1936 al 1946, è quello del suo impegno politico, del suo lavoro per la stampa comunista e dell’esperienza del cinema. Il terzo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della prestigiosa agenzia Magnum Photos fino al suo abbandono del fotoreportage.

La mostra propone una nuova lettura dell'immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: copre l’intero percorso professionale del grande fotografo ed è  il frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto dal curatore nel corso di molti anni di studio nell’archivio di Cartier-Bresson. Saranno esposte oltre 500 tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro.