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Mostre ed eventi // Pagina 39 di 220
31.10.2014 # 3906
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

a Napoli fino al 31 gennaio 2014

Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento  – a cura di Isabella Valente e nel contesto del Forum Delle Culture 2014 – è un viaggio unico, tra arte e tecnologia.

Il percorso espositivo sarà scandito da circa 250 opere, provenienti da musei, gallerie e collezioni private di tutta Italia, che forniranno un contributo visivo e documentario approfondito, sulla situazione della scultura partenopea tra il XIX e il XX Secolo. Un periodo decisivo per il rinnovamento del gusto, oltre i modelli neoclassici e romantici, verso il realismo e l’espressione immediata. Focalizzando l’attenzione sulla scultura napoletana, si rilevano grandi personalità, da Vincenzo Gemito a Francesco Jerace, che, con le loro opere, contribuirono a questo cambiamento di sensibilità, entrando in contatto anche con il contesto europeo.

Contestualmente, la mostra – promossa dal Comune di Napoli e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il patrocinio della Regione Campania – proporrà un itinerario fruitivo dinamico, con l’ausilio di supporti tecnologici specifici, sviluppati da Databenc (Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali), che stimoleranno la conoscenza critica e la curiosità. I visitatori potranno dialogare con le opere, grazie alle tecnologie sviluppate nell’ambito dei progetti CHIS (Cultural Heritage Information System), OPS (Opere Parlanti Show), SNECS (Social Network Entità dei Centri Storici) e Muse@home,  interagendo attivamente con le informazioni e i contenuti, attraverso applicazioni per smartphone e ricostruzioni virtuali su schermi ad altissima definizione.


31.10.2014 # 3907
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Una solitudine troppo rumorosa

a Milano fino al 15 novembre 2014

“Una solitudine troppo rumorosa” è il titolo della mostra, a cura di Angela Madesani, che si inaugura il 25 settembre 2014 presso la Nuova Galleria Morone. Il titolo è mutuato dal capolavoro, in parte autobiografico, dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita.

Tema della rassegna è la solitudine attraverso i lavori di 9 artisti italiani e stranieri. Opere di diverso genere, realizzate con linguaggi che vanno dalla fotografia al video, dall’installazione alla pittura, alla scultura.

Si potrebbe individuare il momento iniziale della mostra nei due autoritratti fotografici del franco-polacco Roman Opalka (1931-2011), che già l’anno scorso era stato protagonista di una mostra presso la galleria milanese. Si tratta di un confronto con se stessi nella solitudine della propria condizione umana, in cui è evidente la scansione ineluttabile del tempo.

Autoritratti sono anche quelli dell’americanaFrancesca Woodman (1958-1981), in cui è una concezione più drammatica, che trova una corresponsione nella sua vicenda biografica.Di Paola Risoli (1969) sono in mostra alcuni bidoni, che l’artista sventra e in cui costruisce delle scenografie di interni domestici, colti in tutta la loro angosciante solitudine. La rassegna pone una particolare attenzione nei confronti della solitudine nel paesaggio, in cui la figura umana non è compresa, che si tratti dei dipinti dai toni freddi di Pierpaolo Curti (1972), delle fotografie di ambito desertico dello spagnolo Felix Curto (1967) o dei disegni di ombre di Antonio Marchetti Lamera (1964).

Il dittico di Domenico Grenci (1981) è composto da un paesaggio desolato dai toni scuri, accanto al quale è un piccolo lavoro in cui è presente una figura umana colta di spalle. La ricerca dell’argentina Inés Fontenla (1950) è incentrata sui temi dell’ecologia, della geopolitica, anche se non mancano gli accenni a una dimensione esistenziale. L’uomo è il protagonista della grande scultura di Francesco Diluca (1979), in cui è profondo ed evidente il senso dell’assenza. Accompagnerà la mostra un catalogo con le immagini dei lavori e un testo della curatrice. 


26.10.2014 # 3895
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Klein Fontana | Milano Parigi 1957-1962

a Milano fino al 15 marzo 2015

Una mostra che racconta gli universi paralleli di due protagonisti del rinnovamento artistico del XX secolo: gli incontri, le esposizioni, i progetti in Italia e in Francia

Apre al pubblico il 22 ottobre 2014 al Museo del Novecento un’esposizione dedicata alla vicenda artistica e al legame personale di Yves Klein (1928-1962) e Lucio Fontana(1899-1968) raccontata attraverso oltre 90 opere e una ricchissima documentazionedi fotografie, filmati d’epoca e carte d’archivio. 

Curata da Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti, organizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana di Milano e con gli Archives Yves Klein di Parigi e prodotta dal Museo del Novecento con Electa, si avvale di prestiti importanti da musei italiani e stranieri

Per la prima volta il percorso espositivo nel Museo si snoda oltre lo spazio della manica lunga che ospita abitualmente le mostre temporanee, occupando alcune delle sale più rappresentative della collezione permanente: quelle già ‘fontaniane’ della Struttura al neon del 1951 e dei Concetti spaziali – riformulate in un nuovo allestimento per accogliere in uno stretto confronto visivo anche le opere di Klein – la sala video, la sala focus e gli Archivi.


26.10.2014 # 3894
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Gli italiani visti dalla televisione. Da Lascia o Raddoppia? a Carosello

a Rivoli fino al 16 novembre 2014

Il Castello di Rivoli apre al pubblico uno spazio dedicato al Museo della Pubblicità.

Il progetto si articola in una serie di Percorsi dedicati ad approfondimenti dei linguaggi contemporanei che, con le loro interazioni, hanno determinato e determinano la nascita e lo sviluppo di processi sociali e culturali, in particolare delle tendenze delle arti visive.


Il primo Percorso è dedicato agli anni Cinquanta – Settanta.

Per il nostro Paese sono gli anni della rinascita e della scoperta della televisione ancora caratterizzata da un linguaggio ingenuo o derivato dal teatro e dal cinema. Sono gli anni dei giochi a premi, degli sceneggiati televisivi e del caso, unico al mondo, della pubblicità all’italiana: Carosello, l’appuntamento televisivo preferito dagli italiani.

Il percorso espositivo, che si snoda attraverso quattro sale al secondo piano della Manica Lunga, permetterà al visitatore di assistere a proiezioni tramite un’installazione multimediale e consultare i materiali storici da postazioni informatiche, così come vedere trasmissioni televisive e film secondo una programmazione stabilita.

L’installazione multimediale basata su un’alternanza dinamica di filmati d’epoca e interventi di esperti immergerà lo spettatore nell’atmosfera della ricostruzione, del boom economico, della Contestazione e degli anni Settanta. Eventi straordinari come le Olimpiadi di Roma e lo sbarco sulla Luna accompagnano la vita sociale degli italiani, diventandone i miti accanto a quelli quotidiani come la Fiat 500, le vacanze e i primi Caroselli.

Peppino Ortoleva, storico dei media, Ugo Volli semiologo, Bruno Gambarotta conduttore radio-tv e scrittore e Massimo Melotti critico d’arte e sociologo, sono gli autori degli approfondimenti che – precedendo ogni serie di “schegge” – mettono in luce le specificità di quegli anni. Una particolare sezione sarà dedicata all’evoluzione del rapporto tra creatività e arti visive.

 

Un tavolo touch-screen permetterà inoltre la visione di manifesti riguardanti sia le campagne pubblicitarie e politiche, sia le elezioni del dopoguerra.

Alcune postazioni informatiche consentiranno invece di visionare una selezione dei circa 2.000 Caroselli, tratti dall’archivio Sipra-Rai, che fanno parte della collezione del Museo della Pubblicità. Si potranno in tal modo rivivere i grandi miti pubblicitari interpretati da attori quali Bramieri, Tognazzi, Calindri, Peppino De Filippo; i cartoni animati Carmencita e Caballero creati da Armando Testa e la celebre Linea creata da Osvaldo Cavandoli per Lagostina, sino a giungere alle realizzazioni pubblicitarie d’atmosfera degli anni Settanta.

Nella Biblioteca del museo, dove sono raccolti circa 40.000 volumi d’arte contemporanea tra edizioni critiche e cataloghi, il visitatore potrà approfondire i linguaggi artistici tra arte e pubblicità.

Una programmazione di film e video proiettati nella sala convegni racconterà la società del tempo come l’Italia preindustriale in Viaggio nella valle del Podi Mario Soldati; l’immigrazione, con il film 1960 di Gabriele Salvatores; il Paese che cambia in Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini; il boom dei consumi raccontati da Gente del boom, da La storia siamo noi di Giovanni Minoli ma anche da Carosello, che passione! di Luciano Emmer, e il Dossierdi Ezio Zefferi, C’era una volta Carosello.


26.10.2014 # 3893
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Walid Raad | preface / prefazione

a Napoli fino al 19 gennaio 2015

Il Madre ospita la prima mostra personale dedicata da un’istituzione pubblica italiana al lavoro diWalid Raad (Chbanieh, Libano 1967), una delle voci più originali e autorevoli della scena artistica del Medio Oriente.

A Napoli, una città affacciata sul Mediterraneo, Walid Raad ha concepito una mostra su temi di stringente attualità e di profonda urgenza: l’incidenza della guerra in un contesto pubblico e privato; la veridicità del documento storico; le dinamiche che presiedono alla formazione della memoria individuale e collettiva; la natura intima dell’esperienza artistica nei confronti dell’influenza pervasiva della politica e dell’economia; il ruolo dei musei oggi, con particolare riferimento al contesto arabo. Tenendo in equilibrio narrazione e documentazione, critica e affabulazione, storia e finzione, come le dimensioni del passato, del presente e del futuro, la pratica artistica di Raad – attraverso opere video e fotografiche, installazioni e opere testuali – esplora e oltrepassa la cronaca mediatica per approfondire una concezione della società, della storia e dell’arte che le decostruisce, restituendocele attraverso nuove, possibili narrazioni critiche.

La mostra è allestita in due differenti spazi espositivi del Madre, dedicati a due diversi cicli di opere: la grande sala Re_PUBBLICA MADRE al pianterreno e un’intera ala del museo al secondo piano.


26.10.2014 # 3892
Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

Daria La Ragione // 0 comments

Paradossi. Incontri inattesi tra Antico e Contemporaneo

a Venezia fino al 18 gennaio 2015

Grazie al restauro reso possibile da Dom Pérignon, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia apre un suo nuovo spazio dedicato all’incontro tra giovani artisti e opere che fanno parte della collezione storica: una serie che offre la visione di “Paradossi“, incontri inattesi tra l’arte dei nostri giorni e quella del XIX – XX secolo.

La mostra sarà ospitata all’interno del nuovo “Spazio Dom Pérignon” dal 17 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015.

Lo spazio si propone come una singolare « project room » in cui si mescolano e si contaminano a vicenda il «vecchio» e il «nuovo».

L’idea di una tale serie di presentazioni viene dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, diretta daGabriella Belli che, con l’architetto Daniela Ferretti, ha progettato la riapertura di queste due straordinarie sale che si affacciano sul Canal Grande.

La serie “Paradossi” e la mostra che la inaugura sono a cura di Angela Vettese.

Per l’apertura dello “Spazio Dom Pérignon”, il giovane artista vicentino Alberto Tadiello (1983) si misurerà con l’imponente opera di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), i cui teleri intitolati Il Poema della vita umana – ciclo pittorico realizzato per la Biennale d’Arte del 1907 – raffigurano le allegorie de La Luce, Le Tenebre, l’Amore e La Morte intramezzate da dieci pannelli verticali (le Cariatidi, che rappresentano la Grazia e l’Arte sorrette dall’energia virile).

Attraverso queste opere l’artista ha voluto proporre una visione altamente drammatica dell’esistenza. Una complessa iconografia, approvata anche da D’Annunzio, che appare come la sintesi tra mondo mediterraneo e cultura nordica, con evidenti richiami alla concezione dell’eterno ritorno di Nietzsche.

Privo di elementi architettonici e risolto in monocromia, il ciclo pittorico si segnala per l’eccezionale dispiegamento di figure in movimento dal chiaro intento simbolico.

Tadiello compenetra il suo intervento con lo straordinario lavoro di Sartorio, quasi a farne un’unità nuova.

Le opere di Tadiello nascono sempre dal tema della diffusione dell’energia. In questo caso l’incipit di una composizione musicale è stato registrato e ripetuto molte volte in modo sfalsato, come a mostrare il risultato di una torsione.

I lavori del giovane artista vicentino, infatti, assumono spesso l’aspetto di interventi sonori, in cui diventano sculture proprio gli elementi tecnici che servono a generare il volume acustico.

Le opere sottolineano il valore della tensione, come modo per rendere esplicito l’impegno, così come l’entusiasmo: una maniera di porsi di fronte all’esistenza che non ha nulla di banale o leggero, ma anzi calza con l’esigenza di compenetrarsi nella fatica fruttuosa della natura, nel modo in cui fluiscono in essa fasci di attività, suono, linfa.

Dal rapporto di dipendenza con la natura nascono anche il ricorrere frequente del “brusio”, del “frinire”, della “ripetizione sonora”, così come della “simmetria formale”: è così che dobbiamo comprendere “margherite” di altoparlanti, “raggi” di fili elettrici e il rincorrersi dei rumori come “richiami” e “respiri”.