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Mostre ed eventi // Pagina 36 di 218
31.10.2014 # 3908
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

INDAGINI URBANE

a Saronno fino al 16 novembre 2014

La mostra, curata da Angela Madesani, pone a stretto confronto tre artisti profondamente diversi tra loro: Mario Sironi, Gabriele Basilico ed Elisabeth Scherffig, che hanno tuttavia indagato su tematiche affini, in particolare sulla città. Di Sironi (1885-1961), uno dei più importanti artisti della pittura italiana del XX secolo, saranno esposti dipinti e disegni, realizzati tra gli anni venti e gli anni cinquanta, che rappresentano realtà urbane periferiche, di natura industriale. La tavolozza è fredda, drammatica. L'uomo non trova spazio così come nei lavori fotografici di Gabriele Basilico (1944-2013), protagonista indiscusso della fotografia internazionale degli ultimi quarant'anni, in cui la città, con i suoi edifici e le sue strade occupa un ruolo principale. Elisabeth Scherffig, artista tedesca che da molti anni vive in Italia, esporrà alcuni lavori dal suo recente ciclo delle mappe, in cui le mappe, appunto, di diverse città sono ricostruite attraverso la sovrapposizione stratigrafica di diversi disegni su carta da lucido. In tal senso ci viene offerta una straordinaria lettura cronologica, che va in profondità, attraverso uno dei linguaggi tradizionali della storia dell'arte: il disegno.


16.11.2014 # 3931
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

Nickolas Muray Celebrity Portraits

a Genova fino al 8 febbraio 2015

Nickolas Muray è uno dei più celebri e intriganti fotografi del XX secolo, ritrattista di star del cinema, personaggi dello spettacolo e dello sport, ma anche ideatore di campagne pubblicitarie per le più note riviste americane. In occasione dell’esposizione giungerà a Palazzo Ducale una selezione di circa 150 immagini in bianco e nero e a colori provenienti dalla George Eastman House, dagli archivi “Vanity Fair” e Condé Nast e da diverse collezioni private.

Una apposita sezione sarà dedicata ai ritratti fotografici di Frida Kahlo, sua amica e confidente, realizzati fra gli anni ’30 e ’40; è suo lo scatto che nel 2012 è divenuto copertina di “Vogue” ed ha definitivamente trasformato Frida in icona pop.
A cura di Salomon Grimberg con la collaborazione di Nickolas Muray Photo Archives e George Eastman House.

La mostra è promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e prodotta da MondoMostre Skira.


16.11.2014 # 3930
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

BOHNCHANG KOO | open-end

a Milano fino al 11 gennaio 2014

La Galleria Carla Sozzani presenta per la prima volta in Italia un’antologica del fotografo coreano Bohnchang Koo, immagini selezionate dalle serie: “Vessels”, “White”, “Portraits of Time”, “Riverrun” e “Everyday Treasures”. 

La sua ricerca è incentrata sulla provvisorietà, sul passaggio del tempo, sulla scomparsa e sul patrimonio culturale. 

Per la serie “Vessel” (Veliero) ha fotografato rare porcellane della dinastia Joseon (1392-1910), visitando musei in varie parti del mondo per riportare alla memoria questo squisito vasellame bianco, ripreso su uno sfondo bianco con luce morbida.

“Ho cercato di catturare il punto di vista in cui il vaso è di più che un antico oggetto prezioso, maun veliero che trasporta un’anima con infinite capacità di accogliere il cuore dell’osservatore e del vasaio.” dice l’artista. È il recupero dell’eredità culturale coreana e, nel contempo, la possibilità di trascendenza dell’oggetto. Mentre in “White” il soggetto è la natura, o meglio quei fragili segni che la natura lascia quando oramai lo splendore è scomparso: esili rami di edera ancora abbarbicati sul muro e punteggiate forme di rampicanti, aghi di pino sulla neve, creano una nuova insospettata “calligrafia” e ci obbligano ad osservare la bellezza racchiusa in semplici ed effimeri scenari quotidiani, sui quali non ci soffermiamo per superficialità.

E non dissimile è l’indagine “Portraits of the Time”: protagonista è una parete, rigorosamente bianca, perché quasi tutto il lavoro di Koo si svolge sul più elementare dei cromatismi, il bianco e nero. La parete porta le tracce del tempo trascorso. Rugosità e pieghe, fenditure, autentica “pelle”di un vissuto. Ed anche “Riverrun” è leggermente increspato o liscio e morbido come il velluto di seta, metafora di un’altra età dell’uomo.

Nell’ultimo lavoro, “Everyday Treasures” Bohnchang Koo ha radicalizzato ancora di più la sua ricerca. “Everyday Treasures” raccoglie immagini di saponette. Tesori di ogni giorno che utilizziamo senza la minima consapevolezza. Il sapone si consuma come le nostre vite, giorno per giorno. Le immagini sono di una semplicità disarmante e potrebbero apparire persino banali, però una volta ancora l’autore sottolinea la fragilità, la fugacità del nostro mondo. 

Immagini di elegante estetica, non aggressive e dai toni sommessi, ben rappresentano la sensibilità coreana e la capacità di osservare le più sottili espressioni della reale.


16.11.2014 # 3929
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

LUCIO DEL PEZZO. Sagittarius

a Milano fino al 10 gennaio 2014

Dopo l’ultima mostra del 2009, La Fondazione Marconi presenta un nucleo di opere di Lucio Del Pezzo comprese tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Napoletano per nascita e formazione, l’artista si trasferisce a Milano dal 1960 e partecipa al fervente clima culturale della città, per poi stabilirsi a Parigi, dove abita nel vecchio studio di Max Ernst e il suo lavoro acquista nel giro di pochi anni un respiro internazionale. Il percorso creativo di Lucio Del Pezzo si dipana dall’evoluzione della figurazione neodadaista degli esordi, intrisa di riferimenti alla cultura popolare partenopea, a una geometria razionale di sapore metafisico, dove l’essenzialità delle forme rimanda all’archetipo pur recando il segno di un’attenzione al linguaggio pop. Le opere che l’artista elabora con accenti originali e con il gusto e la manualità dell’artigiano fanno parte di un linguaggio inconfondibile in cui convivono componente ludica e spirito metafisico. Il primo piano della Fondazione sarà dedicato alla scultura componibileSagittarius con i relativi studi preparatori (1969) che richiamano il rigore e l’equilibrio propri dell’architettura per cui Del Pezzo nutre da sempre una passione. Il secondo piano invece ospiterà una selezione di lavori complementari che ben illustrano gli elementi distintivi che fanno parte del percorso artistico dell’artista e ne offrono un’interessante panoramica; dal Piccolo casellario del 1966, tecnica mista su tavola che fa presagire la graduale perdita delle due dimensioni pittoriche, al Casellario 40 elementi del 1974 con i suoi simboli solidificati che rimandano a una vita originaria, ai limiti dell’inconscio, passando attraverso la “saetta pittorica” diLes maîtres teinturiers (1966), e a quella scultorea di Arc en ciel e Zig-zag (1967), aVisual Box (1968) dove la dimensione del quadro tende sempre di più alla scultura divenendo rilievo, collage, con elementi presi dal vero e inseriti in un’atmosfera onirica carica di accenti surreali. Accanto al testo redatto da Tommaso Trini su Sagittarius per una delle prime mostre di Lucio Del Pezzo presso lo Studio Marconi (4 dicembre 1969), sarà pubblicato un nuovo scritto critico dello stesso autore nel Quaderno della Fondazione n. 16, illustrato dalle opere esposte. A completamento della mostra, loStudio Marconi ’65 espone alcuni progetti eseguiti per il Sagittarius, opere su carta, disegni e multipli compresi tra il 1966 e il 1973.


31.10.2014 # 3907
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

Una solitudine troppo rumorosa

a Milano fino al 15 novembre 2014

“Una solitudine troppo rumorosa” è il titolo della mostra, a cura di Angela Madesani, che si inaugura il 25 settembre 2014 presso la Nuova Galleria Morone. Il titolo è mutuato dal capolavoro, in parte autobiografico, dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita.

Tema della rassegna è la solitudine attraverso i lavori di 9 artisti italiani e stranieri. Opere di diverso genere, realizzate con linguaggi che vanno dalla fotografia al video, dall’installazione alla pittura, alla scultura.

Si potrebbe individuare il momento iniziale della mostra nei due autoritratti fotografici del franco-polacco Roman Opalka (1931-2011), che già l’anno scorso era stato protagonista di una mostra presso la galleria milanese. Si tratta di un confronto con se stessi nella solitudine della propria condizione umana, in cui è evidente la scansione ineluttabile del tempo.

Autoritratti sono anche quelli dell’americanaFrancesca Woodman (1958-1981), in cui è una concezione più drammatica, che trova una corresponsione nella sua vicenda biografica.Di Paola Risoli (1969) sono in mostra alcuni bidoni, che l’artista sventra e in cui costruisce delle scenografie di interni domestici, colti in tutta la loro angosciante solitudine. La rassegna pone una particolare attenzione nei confronti della solitudine nel paesaggio, in cui la figura umana non è compresa, che si tratti dei dipinti dai toni freddi di Pierpaolo Curti (1972), delle fotografie di ambito desertico dello spagnolo Felix Curto (1967) o dei disegni di ombre di Antonio Marchetti Lamera (1964).

Il dittico di Domenico Grenci (1981) è composto da un paesaggio desolato dai toni scuri, accanto al quale è un piccolo lavoro in cui è presente una figura umana colta di spalle. La ricerca dell’argentina Inés Fontenla (1950) è incentrata sui temi dell’ecologia, della geopolitica, anche se non mancano gli accenni a una dimensione esistenziale. L’uomo è il protagonista della grande scultura di Francesco Diluca (1979), in cui è profondo ed evidente il senso dell’assenza. Accompagnerà la mostra un catalogo con le immagini dei lavori e un testo della curatrice. 


31.10.2014 # 3906
INDAGINI URBANE

Daria La Ragione // 0 comments

Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento

a Napoli fino al 31 gennaio 2014

Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento  – a cura di Isabella Valente e nel contesto del Forum Delle Culture 2014 – è un viaggio unico, tra arte e tecnologia.

Il percorso espositivo sarà scandito da circa 250 opere, provenienti da musei, gallerie e collezioni private di tutta Italia, che forniranno un contributo visivo e documentario approfondito, sulla situazione della scultura partenopea tra il XIX e il XX Secolo. Un periodo decisivo per il rinnovamento del gusto, oltre i modelli neoclassici e romantici, verso il realismo e l’espressione immediata. Focalizzando l’attenzione sulla scultura napoletana, si rilevano grandi personalità, da Vincenzo Gemito a Francesco Jerace, che, con le loro opere, contribuirono a questo cambiamento di sensibilità, entrando in contatto anche con il contesto europeo.

Contestualmente, la mostra – promossa dal Comune di Napoli e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il patrocinio della Regione Campania – proporrà un itinerario fruitivo dinamico, con l’ausilio di supporti tecnologici specifici, sviluppati da Databenc (Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali), che stimoleranno la conoscenza critica e la curiosità. I visitatori potranno dialogare con le opere, grazie alle tecnologie sviluppate nell’ambito dei progetti CHIS (Cultural Heritage Information System), OPS (Opere Parlanti Show), SNECS (Social Network Entità dei Centri Storici) e Muse@home,  interagendo attivamente con le informazioni e i contenuti, attraverso applicazioni per smartphone e ricostruzioni virtuali su schermi ad altissima definizione.


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