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Libri e riviste // Pagina 21 di 106
16.11.2014 # 3921
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Daria La Ragione // 0 comments

Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Francesca Pola

Realizzato in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi e pubblicato in occasione della prima personale londinese dell’artista, la monografia è dedicata alla produzione degli anni sessanta, il decennio creativo più fecondo e cruciale di Scheggi che precede la morte avvenuta nel 1971 a soli 31 anni.

Il brillante lavoro di Scheggi si è sviluppato nel dopoguerra a Milano, un contesto artistico effervescente e internazionale, arricchito dalla presenza cruciale di Lucio Fontana e di artisti sperimentali della nuova generazione italiana: quelli che gravitavano intorno alla galleria Azimut e alla rivista Azimuth (come Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Dadamaino) e quelli vicini all’Arte Programmata (come Gianni Colombo). Con loro, l’opera di Scheggi condivide il desiderio di andare oltre la pittura tradizionale in una nuova dimensione creativa e percettiva: oggettiva, fisica e spaziale.

Nel 1962, dopo varie sperimentazioni tridimensionali, Scheggi ha sviluppato le Intersuperfici o Zone riflesse: tele con ritagli, sovrapposti, per creare fisicamente e otticamente spazi complessi, volti a indagare le dinamiche della percezione e il coinvolgimento. In questa visione spaziale, il suo lavoro è inoltre caratterizzato da un ampio approccio interdisciplinare che intreccia la sua indagine pittorica con l'architettura, la moda, la poesia, le prestazioni, e la filosofia.

La monografia riunisce esempi capitali del lavoro di Scheggi sull’indagine spaziale della superficie: dai primi assemblaggi di metallo del  ciclo delle lamiere, alle costruzioni complesse della maturità, le Intersuperfici e le Strutture modulari. Una selezione di oltre trenta dipinti, tra cui alcune tele inedite provenienti da collezioni private italiane, costituisce il cardine della mostra e permette di evidenziare e riaffermare il ruolo fondamentale svolto da Scheggi nello sviluppo dell’arte moderna in Italia


13.01.2015 # 3995
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Daria La Ragione // 0 comments

Jean-Michel Basquiat

a cura di Olivier Berggruen

Il volume comprende un insieme rappresentativo di opere incentrate soprattutto sulla visione frammentata che l’artista aveva del corpo umano. Dalla fine degli anni settanta quando si firmava con l’acronimo SAMO “SAMe Old Shit” (letteralmente la solita vecchia merda) fino alla precoce morte nel 1988, Basquiat dipinse soggetti che affermavano il carattere precario dell’esperienza urbana: corpi scheletrici, figure nere, immagini che affondano le radici nel paesaggio della sua giovinezza (auto, aerei, grattacieli, poliziotti, giochi infantili, cartoni animati e fumetti, graffiti, saturazione di simboli come © o la corona), a cui sarebbero seguite poco dopo composizioni più dense realizzate su tele collocate su rudimentali telai visibili. Il corpo, costantemente evocato, si trasforma in una idea, una traccia di una presenza spettrale che si trasmette attraverso l’energia fisica che caratterizza l’artista. L’immagine del “corpo” si presenta inizialmente come quella dell’artista stesso, sotto varie sembianze e in termini anatomici. Successivamente si può intendere come “corpo scenico”, o “corpo recitante”: il cosiddetto “graffitismo”. Si osserva anche nel suo interesse per le immagini di grandi musicisti e sportivi: non si tratta solo della loro “fama”, ma della capacità di trasmettere qualcosa di spontaneo, che al tempo stesso risulta sublime.
Come sostiene Olivier Berggruen, curatore del catalogo, l’artista rafforza la sua presenza attraverso l’evocazione di frammenti, un modo per “scacciare i fantasmi”, frase prediletta che compare in almeno tre dei sui quadri. La presenza schiacciante di creature somiglianti a zombie che sembrano tornate dal mondo dei morti, i resti di scritte, a volte cancellate e altre volte incise nella tela con forza inaudita, affermano la particolare situazione di Basquiat nel cercare di superare l’abisso che esiste tra la fugacità della vita e la riaffermazione della stessa attraverso il gesto del pittore.


13.01.2015 # 3994
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Daria La Ragione // 0 comments

Schiele e il suo tempo

a cura di R. Leopold e F. Smola

Le opere di Schiele e dei principali protagonisti della cultura viennese del primo Novecento.

Realizzato in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna (che possiede la maggiore raccolta al mondo di opere di Schiele) e pubblicato in occasione della mostra milanese, il volume presenta un’ampia selezione di dipinti e opere su carta dell’artista, accompagnati da capolavori di Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser e di altri protagonisti della cultura viennese del primo Novecento. È infatti impossibile e fuorviante sganciare la personalità artistica di Schiele dal contesto storico-culturale in cui egli visse. Per questo motivo Schiele e il suo tempo ricostruisce attorno al celebrato maestro, il clima culturale della capitale austriaca dei primi anni del XX secolo, partendo dalla fondazione della Secessione, attraversando le tendenze espressioniste della generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della prima guerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Un breve ma intenso periodo, in cui a Vienna si assiste allo sviluppo di tendenze espressioniste da parte di giovani artisti “dissidenti” (primi tra tutti Schiele, Kokoschka, Gerstl) accomunati dal rifiuto della tradizione, dall’uso di un segno primitivo ed elementare, dall’impiego antinaturalistico del colore, dalla tendenza alla deformazione e alla riduzione delle forme a pure sagome, da un linguaggio pittorico convulso e corposo.

13.01.2015 # 3993
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

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Da Corot a Monet

a cura di S.F. Eisenman

Da Corot a Monet. La sinfonia della natura propone per la prima volta un’analisi approfondita e complessiva del rapporto tra Impressionismo e Natura e di come gli Impressionisti, con il loro linguaggio artistico innovativo, non solo abbiano reso testimonianza visiva dell’impatto della modernità sul paesaggio francese, in una coesistenza di passato e presente, ma abbiano abbracciato una nuova prospettiva olistica, che rivela il dinamismo e la contingenza di ogni sistema sociale e naturale.
Curato da Stephen F. Eisenman, Ordinario di Storia dell’Arte alla Northwestern University di Chicago, e pubblicato in occasione della nuova mostra del Vittoriano, il volume esamina la corrente pittorica impressionista secondo una prospettiva originale e innovativa, mettendo per la prima volta in relazione le straordinarie innovazioni, attraverso le quali gli Impressionisti rivoluzionarono la pittura tradizionale, con una comprensione più ampia della natura, della cultura e della modernizzazione del loro tempo.
Oltre 170 opere, tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca, ripercorrono l’evoluzione della rappresentazione della natura nella pittura francese dell’Ottocento, partendo dalle prime innovazioni ai canoni classici apportate dai pittori della Scuola di Barbizon, esplorando a fondo la rivoluzione degli Impressionisti, per arrivare al trionfo cromatico delle Ninfee di Monet.
Attraverso una selezione di dipinti provenienti dai più importanti musei, gallerie e collezioni private di tutto il mondo, Da Corot a Monet. La sinfonia della natura guida il lettore in un percorso affascinante nella pittura di paesaggio dell’Ottocento francese, presentando, accanto ai capolavori di grandi maestri dell’impressionismo come Monet, Sisley e Pissarro, le opere meno conosciute dei pittori della Scuola di Barbizon e dei realisti francesi, accostate a fotografie d’epoca, che raffigurano gli stessi panorami immortalati nelle tele.

13.01.2015 # 3992
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

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Italian Glamour

a cura di E. Quinto, P. Tinarelli

Collezionare abiti mette in relazione con un oggetto che di per sé può sorprendere per la qualità dell’esecuzione, per i colori, la forma, ma è soprattutto nel suo trascorso che recupera un ulteriore significato. La moda è storia degli uomini, storia delle loro scelte ideologiche, della loro evoluzione sociale, dei loro desideri, della loro quotidianità e dei loro sogni. Nell’universo del nostro vivere contemporaneo, le linee disegnate dagli stilisti hanno assunto un ruolo sempre più importante e da protagonista proprio per la loro capacità di significare, di determinare e interpretare il mutamento dei gusti e delle abitudini. È un fenomeno ampio e complesso, che tocca rilevanti e molteplici aspetti: da quelli più strettamente legati alla creatività a quelli specificatamente organizzativi e industriali.
Questo volume offre una vasta e ragionata iconografia del Made in Italy dal dopoguerra al XXI secolo: dalle storiche creazioni delle Sorelle Fontana, di Emilio Pucci, Guccio Gucci, Salvatore Ferragamo, Roberto Capucci ed Emilio Schuberth negli anni cinquanta, all’alta moda degli anni sessanta con i grandi sarti Forquet e Valentino; dagli anni settanta con le collezioni di Missoni, Krizia, Lancetti, Mila Schön ai grandi stilisti degli anni ottanta e novanta Armani, Versace, Ferré, Fendi, Coveri, Moschino, al passaggio al nuovo millennio e alle ultime novità dei nostri giorni.

13.01.2015 # 3991
Paolo Scheggi / La misura umanistica dello spazio

Daria La Ragione // 0 comments

Storia della moda

Enrica Morini

Nel corso degli ultimi tre secoli è nata la moda moderna. È uscita dalle corti e, accompagnando tutte le trasformazioni sociali di questi trecento anni, ha interessato un numero sempre maggiore di persone fino a diventare un fenomeno di massa.
In questo lungo percorso si è data un’organizzazione professionale, produttiva e commerciale, anch’essa cresciuta e modificatasi nel corso del tempo: dalle marchandes de modes all’haute couture, fino alla confezione industriale. Contrariamente a quanto avveniva in precedenza, la moda moderna ha attribuito un ruolo preminente all’aspetto creativo. I couturier delle maison parigine e gli stilisti sono spesso stati gli interpreti del nuovo. Alcuni dei loro nomi sono indissolubilmente legati ai più importanti cambiamenti culturali e di stile di vita che si sono verificati dalla metà dell’Ottocento a oggi.
A lungo essi sono stati i punti di riferimento fondamentali per l’intera industria della moda, ma soprattutto per il pubblico che si serviva nei loro atelier, che acquistava nelle loro boutique o che guardava i loro modelli sulle riviste per scegliere il guardaroba per la nuova stagione.
La moda moderna è nata a Parigi e lì è rimasta per più di due secoli, ma nel corso del Novecento altri centri hanno saputo interpretare meglio o in modo più tempestivo i mutamenti in atto: New York, Firenze e Roma, Londra, Milano e poi ancora Parigi.

Storia della Moda. XVIII-XXI secolo è la nuova edizione di Storia della Moda. XVIII-XX secolo. Il libro uscito nel 2000, di cui sono conservate la struttura e la metodologia, è stato rivisto in tutte le sue parti, ma soprattutto è stato aggiornato con l’aggiunta di capitoli relativi alla moda italiana, al prêt à porter più recente e alla nuova haute couture di Karl Lagerfeld per Chanel e di John Galliano per Dior.


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