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Mostre ed eventi // Pagina 14 di 113
15.09.2015 # 4311
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

Today Together

a Milano Dal 15 Settembre 2015 al 31 Ottobre 2015

TODAY TOGETHER è la mostra che Studio la Città e la Galleria Tonelli presentano a partire dal prossimo 15 settembre 2015 nello spazio di via Aurelio Saffi 33 a Milano e che vede protagonisti sei grandi artisti internazionali: Getulio Alviani, Stuart Arends, Vincenzo Castella, Fausto Melotti, Mario Schifano e David Simpson. La mostra si articolerà nelle tre sale dello spazio espositivo, proponendo un dialogo tra “coppie” di artisti. Così, nella prima sala saranno messe in relazione alcune opere di Vincenzo Castella e di Mario Schifano. Del primo saranno esposte diverse fotografie inedite della serie “Milano”, dove l’artista pone l’attenzione su come le città siano di fatto un insieme di corpi e di abitazioni. Del secondo, invece, saranno presentate alcune opere degli anni ’60 – ’80 che illustreranno i diversi periodi artistici di Schifano: dalla ripresa del Futurismo nel 1964 all’uso della polaroid, dall’influenza dei mass-media nella pittura al ricorso a tecniche e materiali diversi, fino al furore produttivo degli anni ’80 dove il gesto del pennello diventa quasi frenetico. La fotografia per Castella e le carte per Schifano costituiscono il linguaggio con cui gli artisti indagano la realtà e concepiscono l’arte, la quale “sembra consistere soprattutto nel modo di guardare la vita come uno spettacolo della visione” (Gian Piero Vincenzo, Mario Schifano “Omaggio”, Studio la Città, 1991).

Nella seconda sala il dialogo sarà tra Stuart Arends e Fausto Melotti, due personalità artistiche accomunate dalla loro peculiare manualità: la prima esplicitata attraverso la realizzazione di quelli che l’artista definisce “Kid Blocks”, ossia giocattoli – meglio definiti dall’artista come “materiali trovati”, ovvero blocchetti di legno, tazze e barchette – dove la cera e la pittura entrano in relazione con un’intima armatura di legno, mentre la seconda rivelata dalle esili sculture degli anni ’50. Infine, nella terza ed ultima sala verranno esposte una selezione di opere cinetiche di Getulio Alviani e le tele monocrome cangianti di David Simpson. Se da un lato il concetto di kìnesis nelle opere di Alviani, realizzate in alluminio e laminato di vetro, è più esplicito, con sfaccettature sempre diverse che interferiscono con l’esperienza ottica, nei lavori di Simpson è più “ermetico”. Le opere dell’artista americano mutano cromaticamente con maggiore o minore evidenza a seconda dell’incidenza della luce.

15.09.2015 # 4312
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

Tamara de Lempicka

a Verona dal 20 settembre 2015 al 31 gennaio 2016

Dopo il grande successo di Torino, la mostra Tamara de Lempicka approda a Palazzo Forti – AMO Museo Arena – un luogo che permette di evidenziare un aspetto inedito dell’artista, attraverso un percorso irripetibile in cui l’arte della Regina del Déco si intreccia con interventi musicali intessuti sulla sua epoca e sui suoi gusti personali generando “seduzioni in musica”.
Con il patrocinio del Comune di Verona e con il sostegno della Soprintendenza belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza la mostra Tamara de Lempicka curata da Gioia Mori, dal 19 settembre 2015 al 31 gennaio 2016, è promossa dalla Fondazione Arena di Verona, prodotta e organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore.
Il rapporto della Lempicka con la musica è rimasto finora sullo sfondo di una vita e di un’arte in cui le molteplici connessioni con la cultura del suo tempo si intrecciano con lo studio costante dell’arte del passato. Questo modus operandi è alla base del suo stile artistico, unico, inimitabile, immediatamente riconoscibile, una commistione di “antico” e “moderno”, un mélange di cultura alta e cultura popolare. Il medesimo orientamento, eclettico e privo di barriere, lo si riscontra nei suoi gusti e nelle sue frequentazioni musicali.
Tamara de Lempicka, espressione d’indipendenza, eleganza e modernità, grande ammiratrice di Greta Garbo, si muove con la disinvoltura di un’attrice in due brevi film del 1930 e del 1932, proiettati in uno spazio ricostruito come un Cinéac dell’epoca. In uno di questi Cinéac venne proiettato il breve film del 1932 che esplora lo studio della Lempicka e la coglie nella vita di tutti giorni, fatta di lavoro e cura della propria immagine, in una solitudine spezzata solo dalla presenza di una modella d’eccellenza, la cantante Suzy Solidor, e un maggiordomo cinese.

06.09.2015 # 4305
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

MARC CHAGALL | La grafica del sogno

a Monza fino al 6 gennaio 2015

L’esposizione presenterà oltre trecento incisioni dei tre cicli grafici più importanti dell’artista russo: le Anime morte di Gogol’, le Favole di La Fontaine e la Bibbia.
Qualcosa mi sarebbe mancato se, a parte il colore, non mi fossi impegnato, ad un certo momento della mia vita, anche con l’incisione.
Marc Chagall
Saranno le magiche suggestioni di un maestro del ‘900 a illuminare l’autunno artistico di Monza.
Dal 4 settembre 2015 al 6 gennaio 2016, Marc Chagall giungerà nella capoluogo della Brianza, portando tutto il suo immaginario onirico, la ricchezza delle tradizioni letterarie russe, la sacralità dei testi biblici.
Due spazi espositivi di Monza - l’Arengario e la Casa degli Umiliati, sede dei Musei Civici di Monza - accoglieranno la mostra Chagall, la grafica del sogno che presenterà per la prima volta le tre serie grafiche complete più importanti dell’artista russo, ovvero la trilogia composta dalle Anime morte di Gogol’, dalle Favole di La Fontaine e dalla Bibbia.

Chagall, la grafica del sogno sarà inoltre l’occasione per approfondire la relazione che legava Marc Chagall con l’editore parigino Ambroise Vollard, mercante d’arte tra i più attenti e importanti dell’intero Novecento. A tal proposito, accanto alle acqueforti di Chagall saranno esposte incisioni di maestri quali Picasso, Matisse, Rouault, che intrattennero con lo stesso Vollard un profondo, e molto spesso conflittuale, rapporto di lavoro.
Tra le iniziative collaterali, sono previsti laboratori didattici per bambini e per famiglie, letture teatrali e focus di approfondimento.
Il programma didattico – rivolto alle scuole di ogni ordine e grado – propone letture animate, laboratori creativi, visite guidate alla mostra e ai Musei Civici di Monza e visite in lingua inglese (informazioni e prenotazioni Opera d’Arte, tel. 02.45487400; info@operadartemilano.it).

06.09.2015 # 4304
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

Gino Sabatini Odoardi. Pieghe e polvere

a Napoli fino al 28 settembre 2015

Le opere di Gino Sabatini Odoardi, in mostra al PAN di Napoli dall'11 al 28 settembre 2015, hanno tutte un unico scopo: strappare più cose possibile all'oblio.
Promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli, in collaborazione con la galleria Gowen Contemporary di Ginevra, la personale, curata da Maria Savarese, presenta i lavori più recenti dell'artista: sculture, installazioni e disegni che interagiscono attraverso la bianca superficie, sinuosa e fredda, della termoformatura, su cui talvolta si inserisce il nero della grafite, con un'unica interruzione accidentale di una piega rossa.



Una particolare attenzione è rivolta alla città di Napoli cui è dedicata l'installazione creata ad hoc "Senza titolo con polvere", scaturita da un'intensa giornata al Cimitero Monumentale di Poggioreale, nel cosiddetto "quadrato degli uomini illustri".
Qui trovano sepoltura alcune eminenti personalità della cultura come Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Gaetano Donizetti, solo per citarne alcuni.

Su queste lapidi, semi-ingoiate dalla vegetazione selvatica dove l'abbandono e l'incuria la fanno da padrone, Sabatini Odoardi si china per ridare loro dignità: con fazzoletti bianchi, e con l'intento discreto e silenzioso di sottrarle a quel nulla cui sembrano destinate, l'artista ne rimuove la polvere secolare. Ne uscirà quattro ore dopo stringendo in mano reliquie di cotone "sporche di senso", come afferma lo stesso artista, che saranno la materia prima per la costruzione dell'installazione in mostra al PAN: gli stracci sono qui innalzati a opere d'arte ed esposti come tele su cui si è dipinto con quella polvere antica.



Oltre alla dicotomia memoria-oblio, centrale nella ricerca di Sabatini Odoardi, sono altri i dualismi su cui si muove l'antologica - morte-vita, fede-agnosticismo, sacro-profano - ed è su questi che si snoda il percorso espositivo. In particolare, sono i progetti Cortocircuiti, che cerca di insinuare il dubbio, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, e Tra le pieghe, sculture i cui panneggi raccontano gli innumerevoli risvolti della vita, a definire l'ossatura dell'esposizione.

"Le antitesi - spiega Maria Savarese - attraversano trasversalmente gran parte della sua opera, spesso in bilico tra il sacro e il profano. La ripetizione, altro elemento ricorrente, diventa rituale da sfidare. L'idea seriale amplifica, in una strategia ossessiva e seduttiva al tempo stesso, discorsi e ritmi". È il caso delle grandi installazioni, come Perdersi dentro un bicchiere d'acqua, 2001, Si beve tutto ciò che si scrive, 2002, o Senza titolo, 2013. In quest'opera 21 stracci che hanno subito il processo della termoformatura, plasmati a mano singolarmente, creano un gioco ritmico e modulare, rotto da un vuoto, un drappo indisciplinato, che si sottrae alla consuetudine e si depone a terra, sfuggendo alla regola dell'armonia.



Questi lavori sono il risultato di un percorso di anni in cui le esperienze accanto ad artisti come Fabio Mauri e Jannis Kounellis e le costanti letture critiche, trovano il loro sbocco espressivo nel procedimento della termoformatura in polistirene, che lo renderà artista maturo, con un linguaggio unico nel panorama italiano e internazionale. Questa tecnica parte vent'anni fa dai ''sottovuoti'', realizzati con plastiche trasparenti, che permettevano l'ibernazione dell'oggetto. Oggi la termoformatura consente all'artista di avvolgere l'oggetto con fogli di polistirene opachi - bianchi, neri o rossi - che ne celano il colore, ma non la forma. Il lavoro si sviluppa in tre fasi: riscaldamento della plastica mediante resistenze ad alte temperature, unione dell'oggetto con il polistirene allo stato elastico mediante sottrazione dell'aria e raffreddamento che imprigiona l'oggetto in maniera definitiva sotto la plastica divenuta irrimediabilmente rigida.



Si tratta di un percorso interamente manuale, in cui la scultura inizia a prendere forma visivamente piano piano, con gesti che non permettono repliche o ripensamenti. L'oggetto nascosto e rivelato dalla termoformatura, è bloccato e al contempo rivitalizzato, nella costante tensione di liberarsi per tornare al mondo.

 

13.08.2015 # 4284
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

Arte della Civiltà Islamica. La Collezione al-Sabah, Kuwait

a Roma fino al 20 settembre 2015

Da ormai quaranta anni Sheikh Nasser Sabah Ahmed al-Sabah e sua moglie, Sheikha Hussah Sabah al-Salem al-Sabah, raccolgono opere d'arte islamiche e del Medio Oriente pre-islamico.
La loro collezione, stimabile in circa 35.000 oggetti, è certamente una delle più importanti al mondo, non solo per ampiezza, ma anche per qualità e originalità delle opere. In occasione della Festa Nazionale del Kuwait il 23 febbraio 1983 la Collezione venne offerta in prestito permanente al Museo Nazionale del Kuwait dove rimase fino alle tragiche vicende dell'invasione irachena dell'agosto 1990.
Dalla razzia allora operata si salvarono un centinaio di oggetti, il nucleo della mostra "Arte Islamica e Mecenatismo", protagonista in seguito di un tour che ha toccato oltre venti fra i musei più importanti del mondo (giunse anche in Italia, a Firenze nel 1994). Le altre opere, in seguito quasi integralmente recuperate a Baghdad, sono poi tornate in Kuwait e costituiscono una delle raccolte medio orientali più complete e prestigiose al mondo.Il Dar al-Athar al-Islamiyyah "Casa delle Espressioni Culturali dell'Islam", guidato con competenza e passione da Sheikha Hussah, non è solamente un museo – e già sarebbe molto – ma un attivissimo centro culturale polifunzionale attivo in un piccolo paese, il Kuwait, con una grande propensione e vocazione alla Cultura, colta e popolare, caratteristica che lo distingue e rende unico. Conoscere, capire, educare al bello sono compiti irrinunciabili di ciascun individuo, una missione complessa e difficile in questi anni di tensioni, scontri e conflitti armati che creano insicurezza e paure non irrazionali; il mondo si interroga su quale risposta fornire alla drammatica e violenta realtà che ci circonda, e "le donne e gli uomini di buona volontà" incessantemente cercano e percorrono un itinerario che è fatto di dialogo e comprensione, pur nelle differenze, mai negate, ma semmai percepite come un importante valore. I mondi islamici (impossibile e errato declinare Islam al singolare), sono negli ultimi anni saliti alla ribalta per ragioni disparate di ordine religioso, economico e politico, ma sempre più si è imposta la necessità di conoscere, capire, educare.
L'arte è la migliore ambasciatrice di culture e civiltà ormai più che millenarie.
La ricca e variegata Collezione al-Sabah attraverso l'esposizione di oltre trecento opere d'arte permette al grande pubblico di avvicinarsi a una espressione artistica multiforme, ricca, elegante, raffinata e per molti versi assolutamente sorprendente. Una sfida al dialogo e alla comprensione e allo stesso tempo una scoperta preziosa.

13.08.2015 # 4283
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

a Roma fino al 13 settembre 2015

Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.
Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.


L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.
 
LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 se n’è andato di scena. Ha voltato le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.
 
La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge”, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.
 
Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.
 

Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell'arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.
 

Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.

L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori.

13.08.2015 # 4280
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

FRANCESCA WOODMAN & BIRGIT JÜRGENSSEN

a Merano fino al 20 settembre 2015

Dal 27 giugno al 20 settembre 2015, Merano Arte presenta una doppia personale dedicata a Francesca Woodman (1958–1981) e a Birgit Jürgenssen (1949-2003), due tra le più importanti esponenti dell'arte contemporanea. La collaborazione con COLLEZIONE VERBUND è la seconda dopo la mostra personale dedicata all'opera giovanile dell'artista Cindy Sherman.
In collaborazione con la prestigiosa COLLEZIONE VERBUND di Vienna e a cura di Gabriele Schor, le due mostre confermano la vocazione di Merano Arte quale centro espositivo attivo sul fronte della valorizzazione della fotografia del Novecento. Dopo le rassegne di maestri internazionali quali Man Ray, Boris Mikhailov, Urs Lüthi, Eliott Erwitt, Ugo Mulas e Cindy Sherman, lo spazio meranese accoglie l'opera di due grandi artiste venute a mancare repentinamente, a soli 22 anni nel caso della Woodman, a 54 anni in quello della Jürgenssen.
I loro lavori, oltre che a livello estetico e concettuale, dialogano felicemente anche in senso storico, in quanto rappresentano due degli esempi più alti del "femminismo poetico-performativo" degli anni Settanta.

Nonostante Francesca Woodman e Birgit Jürgenssen non si siano mai incontrate, numerosi sono i parallelismi possibili tra le loro opere: la messa in scena del soggetto, la fragilità dell'esistenza umana e soprattutto il confronto critico con la tematica del corpo femminile nell'espressione artistica.
Le fotografie performative realizzate dalle due artiste sono state scattate nella sfera protetta dell'atelier, solitamente utilizzando l'autoscatto. Entrambe si sono avvalse di pratiche di matrice surrealista per emancipare il loro linguaggio espressivo e hanno utilizzato il corpo come strumento formale per interrogare e mettere in discussione il proprio essere e la propria identità, ma anche per delineare una nuova immagine della donna. Il corpo, infatti, è concepito tutt'altro che come ‘natura’ o ‘oggetto sessuale’, è ‘opera d'arte’ in sé.
 Mosse da un'urgenza espressiva che le ha spinte a sperimentare mettendosi in gioco e ritraendosi in prima persona, spesso nude, altre volte travestite, le due artiste hanno interrogato i tratti più reconditi della psiche umana, tentando di cogliere non una testimonianza "esterna", quanto uno stato d'animo complesso e tutto interiore, dalla forza e delicatezza tipicamente femminili.

Se in passato i soggetti delle fotografie di Francesca Woodman sono stati spesso interpretati quale preludio estetico del suo suicidio, i recenti studi realizzati dalla COLLEZIONE VERBUND, iscrivono la sua ricerca nella tradizione del tableau vivant.

La rassegna a Merano Arte proporrà 75 fotografie, in bianco e nero, di cui 20 esemplari vintage, mai esposti in Italia, accompagnate da alcune rare diapositive a colori e un video, che approfondiranno la poesia e l'ambito metaforico che caratterizza il singolare linguaggio dell’artista americana.

Francesca Woodman ha realizzato le sue opere nel corso di un periodo creativo di soli 9 anni, dal 1973 al 1981, riuscendo a esplorare varie tematiche che hanno contraddistinto il corso della storia dell'arte contemporanea: la soggettività femminile, la fotografia concettuale, la performance e la scoperta del corpo come espressione artistica.

Francesca Woodman ha utilizzato il corpo come strumento e contemporaneamente come oggetto, inserendolo in una messa in scena attentamente studiata, per raccontare suggestioni sospese, accadimenti dai tratti surreali.
Birgit Jürgenssen, una delle più importanti esponenti dell’avanguardia femminista degli anni settanta, ha lasciato un corpus davvero eterogeneo e complesso.

La mostra presenta 44 opere, tra fotografie in bianco e nero e a colori, polaroid, rayogrammi, cianotipi, disegni, sculture (i celebri ‘oggetti scarpa’) e lavori realizzati con la stoffa, fornendo una panoramica ampia e sperimentale della sua ricerca.

Il lavoro dell’artista austriaca ruota attorno al corpo femminile che appare nelle sue metamorfosi, ora mascherato, ora frammentato, ora antropomorfo, e riflette con ironia e spirito surrealista sugli stereotipi sessuali e di genere, sui pregiudizi e malintesi della vita quotidiana. Negli anni Settanta la Jürgenssen ha affrontato anche tematiche di matrice femminista e di critica sociale, confrontandosi in special modo con uno slogan tipico di quegli anni quale “il personale è politico”.


13.08.2015 # 4278
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA

a Reggio Emilia fino al 31 ottobre 2015

NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA è un grande progetto d’arte e una straordinaria operazione di solidarietà a sostegno della raccolta fondi per la costruzione del nuovo Ospedale MIRE - Maternità Infanzia Reggio Emilia.

NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA presenta le opere di novanta autori, italiani e internazionali, che si sono confrontati sul tema della bandiera italiana. Dopo le prime esposizioni a Reggio Emilia (Chiostri di San Domenico), a Modena (Palazzo Ducale, sede dell’Accademia di Modena), a Roma (Complesso del Vittoriano - Sacrario delle bandiere), e a Torino (Palazzo dell’Arsenale), il prossimo appuntamento si tiene, dal 4 luglio al 31 ottobre 2015, a Reggio Emilia, alla Stazione Alta Velocità Mediopadana, con una selezione di opere realizzate da 5 maestri contemporanei: Eugenio Carmi , Tommaso Cascella, Bruno Chersicla, Giuliano Della Casa e Wainer Vaccari.

NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA è promosso dall’Associazione CuraRE Onlus presieduta da Deanna Ferretti Veroni, dal comune di Reggio Emilia e da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), col patrocinio del Comune di Reggio Emilia. Main sponsor. Comer Industries. Progetto Fabrizio Rossi Design. Allestimento Andrea Belzoino Carpenteria Metallica

Questa nuova installazione ripropone l’attenzione per un grande progetto che servirà tutto il territorio: il nuovo edificio MIRE - Maternità Infanzia Reggio Emilia, sito all’interno dell’Ospedale Santa Maria Nuova, che avrà come obiettivo la tutela della salute della donna, della gestante, della coppia, del neonato e del bambino e si caratterizzerà come luogo accogliente e familiare, corredato dalle più moderne tecnologie e competenze, associate a caratteristiche che permettano le migliori modalità di care. I 12.500 metri quadrati, distribuiti in piani, ospiteranno le strutture di Pediatria, Ginecologia, Ostetricia, Procreazione Medicalmente Assistita, Neonatologia, Blocco Operatorio, Neuropsichiatria Infantile, Formazione e Ricerca.

I 90 artisti coinvolti non hanno genericamente donato una loro opera a beneficio dell’iniziativa, ma si sono impegnati per realizzarne una partendo da una particolare bandiera, scelta tra quelle, donate dal Comune di Reggio Emilia, che nel 2011 furono esposte nella città del Tricolore in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Diverse sono state le modalità di creazione delle opere: alcuni artisti sono intervenuti sulla bandiera stessa o su una sua parte; altri ne hanno utilizzato frammenti per inserirli, attraverso il collage, nei loro lavori; altri ancora ne hanno creata una del tutto autonoma: la bandiera loro assegnata è diventata fonte diretta di ispirazione per i riferimenti di colori, scritte e forme disegnate.
L’intero progetto, dal coinvolgimento degli artisti alla realizzazione della mostra e del catalogo (Corsiero editore) che lo accompagna, è stato curato da Sandro Parmiggiani, critico e storico dell’arte.
L’obiettivo è di preservare l’integrità della rassegna e farne una sorta di raccolta permanente.
NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA.
 Il tricolore italiano interpretato da 90 artisti contemporanei

Reggio Emilia, Stazione AV Mediopadana

4 luglio - 31 ottobre 2015

07.08.2015 # 4295
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Daria La Ragione // 0 comments

CHIARA DYNYS. Pane Al Mondo

a Catanzaro fino al 9 settembre 2015

Un omaggio al pane, eletto ad alimento per antonomasia e simbolo stesso del concetto di cibo. E un invito a difendere la biodiversità e quella sostenibilità ambientale da cui passa la corretta ed equilibrata alimentazione. Nell’anno di EXPO e in aderenza ai temi suggeriti dall’esposizione universale, Chiara Dynys espone al MARCA di Catanzaro, dal 10 luglio al 9 settembre, Pane Al Mondo: in mostra oltre cinquanta opere realizzate negli ultimi anni. Un’iniziativa organizzata dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e dalla Fondazione Rocco Guglielmo.


Partendo proprio da "Pane Al Mondo", coppia di opere gemelle che dà nome all’intero progetto: uno dei due esemplari consta di 360 diverse forme di pane in alluminio e in dimensioni variabili, poggiate su un tappetto ellittico istoriato con l’immagine del planisfero; l’altra ripropone il modello del mondo in forma di arazzo, su cui poggia questa volta una spiga in metallo protetta da una boccia di vetro. Nasce così una riflessione sulle emergenze alimentari, sulle disparità tra i Paesi più ricchi e gli altri: con il cibo, trattato come oggetto prezioso, a schiacciare il mondo. Il pane pesa allo stesso modo su ogni Paese, figurando come l’indigenza dei più poveri sia prima o poi destinata a ricadere anche su chi oggi è più fortunato. Salvo tornare, appena evocato, nell’immagine fragilissima di una spiga indifesa: rimando al simbolo scelto dalla FAO, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di politiche alimentari su scala globale.


Strettamente connesso al cibo è il concetto di sostenibilità ambientale. Da qui la scelta di esporre "Poisoned Flowers", serie di fiori fantastici sbocciati in un ideale giardino dell’Eden. Si tratta di immagini reali, fotografate dall’artista, che attraverso il ricorso alla stampa lenticolare appaiono e scompaiono davanti allo spettatore, accentuando l’effetto onirico dell’insieme.


"L’Accampamento dei fiori", sorta di traduzione tridimensionale di questo lavoro, è costituito invece da diverse “tende” realizzate in fusioni di metacrilato, all’interno delle quali sono appoggiate coppie di fiori che svaniscono nel loro stesso colore, quasi fossero fantasmi.
Il rapporto con la luce gioca un ruolo chiave per Dynys; e proprio la luce, considerata come elemento plastico, è al centro di un’altra delle opere presentate al MARCA: "Tenda di luce" propone una riflessione sul tema della casa, al tempo stesso serra e nido, permeata da una benaugurale aura di sogno. Completano la mostra alcuni pezzi della serie Tutto, le sculture "Love Hate" e "Solidi platonici".

Via Alessandro Turco 63
Orari: da martedì a domenica ore 9.30-13.00 – 16.00-20.30
Ingresso: 3 € intero | 2 € ridotto
Tel. 0961.746797 | www.museomarca.info

07.08.2015 # 4282
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

Florence Henri

a Roma fino al 31 agosto 2015

Le grandiose aule delle Terme di Diocleziano ritornano ad essere cornice di una mostra fotografica. Sarà questa la volta delle foto che Florence Henri, formatasi al Bauhaus e “compagna” dei Dadaisti, scattò durante un viaggio in Italia tra il 1931 e il 1932. A catturare la sua attenzione fu soprattutto il Foro, le sculture e le architetture “classiche”. Dagli scatti realizzati l’artista trasse diversi fotomontaggi pubblicati negli anni successivi.

Tra questi, le foto della campagna del 1935 con i “ritratti” e le diverse composizioni “astratte” che costituiscono ancora oggi il maggior corpo di lettura delle antichità romane, conferendo un carattere specifico alla citazione del classico nella sua fotografia. Particolari le stampe in cui figurano Minerve polarizzate con un effetto a bassorilievo o le pose dove figure femminili mediterranee come in cammei ellenici, che riecheggiano i nudi di Man Ray, si stagliano sulle rovine.

07.08.2015 # 4281
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

GIANNI PETTENA | MARC WILLIAM ZANGHI

a Palermo fino al 7 settembre 2015

Alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, dal 27 giugno al 7 settembre 2015, sarà ospitato un originale dialogo tra la pittura di Marc William Zanghi, uno tra i più importanti rappresentanti della giovane arte siciliana, la cui figurazione s’inserisce sul sentiero tracciato dai protagonisti della cosiddetta “Scuola di Palermo”, e gli interventi architettonici di Gianni Pettena uno degli esponenti più accreditati dell'architettura radicale, sorta a Firenze alla fine degli anni Sessanta.

Il progetto si inserisce all’interno del ciclo di mostre realizzate nello spazio temporaneo della GAM di Palermo per valorizzare il circuito di artisti contemporanei attivi in Sicilia. Questa ulteriore tappa ha la peculiarità di creare una maggiore attenzione al confronto tra oggetto osservato e osservatore, contenuto e contenitore – che Zanghi ha da sempre sottolineato nella sua ricerca – grazie alle installazioni di Gianni Pettena che per l'occasione propone alcuni degli lavori nati nel 1968 proprio nel capoluogo siciliano.
L’esposizione, curata da Lorenzo Bruni, presenterà 30 dipinti e sculture di Marc William Zanghi posti negli spazi del museo palermitano, appositamente modificati da tre interventi di Gianni Pettena.

Il percorso espositivo scandito dalle opere di Marc William Zanghi prende avvio da sei nuove tele di grandi dimensioni, con soggetti di foreste tra l'esotico e il fantasy e continua con quattro esili sculture installative, teste in miniatura che evocano reperti archeologici, realizzate con resina poliuretanica e acrilico, e si chiude con quindici quadri appartenenti a cicli della produzione precedente, associati in un'originale riflessione sulla figura dell'antieroe. Oltre a questi, saranno esposti due lavori inediti su carta e due teche contenenti altre sculture/teste che, dialogando con gli interventi monocromi realizzati su tre pareti, stabiliscono una relazione particolare con la visita/scoperta del luogo da parte dell'osservatore.

L’itinerario di Gianni Pettena corrisponde a tre interventi spaziali volti a scardinare il normale rapporto di contenitore e contenuto su cui si fonda l'architettura occidentale. Questo è evidente con le “sedie indossabili” - utilizzate per una performance/happening nel centro urbano di Minneapolis nel 1971 – che, durante l’inaugurazione, vestiranno alcuni studenti in un'azione “surreale”. Le stesse saranno successivamente esposte, sospese al centro della sala per dare vita ad un'insolita installazione/scultura.

GIANNI PETTENA / MARC WILLIAM ZANGHI. IMMAGINARI DI UNO STARE

Palermo, GALLERIA D'ARTE MODERNA (via sant'Anna, 21)

27 giugno - 7 settembre 2015
Orari: martedì-domenica, 9.30 - 18.30 (la biglietteria chiude alle ore17.30); lunedì chiuso;

07.08.2015 # 4275
Today Together

Daria La Ragione // 0 comments

GIUSEPPE BERGOMI. Nuvole

a Lucca fino al 22 agosto 2015

Dal 18 luglio al 22 agosto 2015, la Galleria Giovanni Bonelli a Pietrasanta (LU) ospita la personale di Giuseppe Bergomi (Brescia, 1953), dal titolo NUVOLE.
La rassegna, curata da Flavio Arensi, col patrocinio del Comune di Pietrasanta, presenta 15 sculture dell’artista bresciano, create appositamente per questo appuntamento, terrecotte smaltate con interventi a mosaico e bronzi patinati.
Il realismo di Bergomi è frutto di un lavoro lento e meticoloso che depura l'immagine da qualsiasi particolare superfluo, e dove la vera protagonista della sua cifra espressiva è da sempre la figura umana.
Il nuovo ciclo di sculture esposte a Pietrasanta sono il risultato di un’evoluzione del linguaggio creativo di Bergomi. In questo caso, le figure, per lo più soggetti femminili, sono presentate a coppie e sono accompagnate dalla presenza di un volume che dialoga con esse.
Il caso più evidente è la comparsa delle nuvole, elementi tipici dell’epoca barocca dell’arte italiana, ma che a Bergomi ricordano una fase della propria ricerca pittorica di qualche decennio fa.
Per Flavio Arensi «la scultura di Bergomi ripropone in maniera preminente la ricerca figurativa quale risposta alla temperie concettuale, minimalista e poverista degli anni Settanta. Bergomi riporta al centro della scena il senso stretto di una corporalità che è disciplina tecnica e allo stesso tempo ricerca poetica. Le sue nuove sculture seguono il lungo solco già tracciato da un’ampia produzione e nel contempo cercano un nuovo dialogo con la materia, in particolare la ceramica e il mosaico, impiegati per rinnovare temi e forme a lui cari, come i ritratti dei bagnanti».
GIUSEPPE BERGOMI. NUVOLE
Pietrasanta (LU), Galleria Giovanni Bonelli (piazzetta del Centauro)
18 luglio – 22 agosto 2015
Orari: tutti i giorni, 11.00-13.00; 18.00-24.00
info@galleriagiovannibonelli.it

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