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Mostre ed eventi // Pagina 8 di 113
06.07.2016 # 4578
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

a Napoli fino al 15 settembre 2016

Dorothea Lange è soprattutto nota per aver documentato per la Farm Security Administration la Grande depressione americana: le condizioni di vita nelle zone rurali degli Stati Uniti, la dolorosa povertà degli agricoltori e delle loro famiglie che si spostano di luogo in luogo in cerca di lavoro, l’abbandono delle campagne a causa delle tempeste di sabbia che avevano desertificato 400.000 km² di terreni agricoli. La sua foto Migrant Mother, scattata in California nel 1936, è diventata un’icona di quel periodo storico: una madre “senza patria” che protegge i suoi figli incarna la sofferenza di un’intera nazione.

L’umanità dei soggetti che ritrae non è mai secondaria all’esigenza di documentare la realtà. Nelle sue immagini non mette a fuoco solo la disperazione e la miseria delle persone, ma anche l’orgoglio e la dignità con cui affrontano il proprio destino. È forse questo il motivo che le rende sempre attuali.

La macchina fotografica è stata per la Lange “una grande maestra”, lo strumento attraverso il quale osservare profondamente il mondo, provando a “vivere una vita visiva”. “Bisognerebbe utilizzarla come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità”, usava dire.

La mostra si potrà visitare fino al 15 settembre 2016. Sarà disponibile un catalogo.

Una seconda sezione della retrospettiva The camera is a great teacher, a cura di Gennaro Matacena e Matteo Scaramella, verrà presentata sabato 11 giugno alle ore 17.30 a Castello di Postignano (Sellano, PG).

Per la prima volta in Italia, le due mostre offrono un ampio spaccato del lavoro di Dorothea Lange pioniera della fotografia documentaristica e di denuncia sociale.


19.08.2016 # 4639
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969

a Venezia fino al 19 settembre

IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969, a cura di Luca Massimo Barbero è un’inedita quanto originale lettura dell’arte italiana attraverso gli anni ’60, che intende analizzare la nascita della nuova immagine.


Nell’Italia dei primi anni sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguono, si mescolano e si intrecciano con rapidità e intensità straordinarie. Proprio alla ricchezza propositiva ed eterogenea di questo decennio è dedicata questa mostra, che si offre come una possibile lettura della varietà degli aspetti di quella vitalità creativa. È infatti il tema dell’immagine il fil rouge di un percorso che si snoda attraverso sguardi e prospettive originali, e che prendendo avvio dal superamento del monocromo analizza la nascita di un nuovo linguaggio rappresentativo di un momento meno noto e approfondito dell’arte italiana.

L’esposizione presenta, sala dopo sala, in una serrata successione, le molteplici linee di ricerca di alcuni autori italiani che, partendo dall’azzeramento delle neoavanguardie, ricreano un mondo fatto di immagini, figure e racconti originali. In mostra artisti quali Franco Angeli, Mario Ceroli, Domenico Gnoli, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Fabio Mauri, Francesco lo Savio, Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Pino Pascali. Ciò che si vuole presentare al pubblico è un intenso alternarsi di opere che sottolineano, in modo sintetico, la vitalità di quel breve arco temporale di soli 9 anni, mostrando così, tramite differenze e assonanze, in un continuo scambio e dialogo, quel melting-pot del linguaggio artistico dell’epoca, in un momento in continuo divenire, prima che si andassero a delineare scuole e movimenti destinati a definire le avanguardie degli anni successivi.



12.08.2016 # 4633
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

JOAN MIRÓ. LA FORZA DELLA MATERIA

a Milano fino al 11 settembre 2016

Il lavoro di Joan Miró, una delle personalità più illustri della storia dell'arte moderna, è intimamente legato al surrealismo e alle influenze che artisti e poeti di questa corrente esercitarono su di lui negli anni venti e trenta. 


È attraverso di loro che Miró sperimenta l'esigenza di una fusione tra pittura e poesia, sottomettendo la sua opera a un processo di semplificazione della realtà che rimanda all'arte primitiva, al tempo stesso punto di riferimento per l'impostazione di un nuovo vocabolario di simboli e strumento utile a raggiungere una nuova percezione della cultura materiale. 

La retrospettiva intende porre l'attenzione su questo ultimo aspetto, mostrando attraverso un'ampia selezione di opere realizzate tra il 1931 e il 1981, l'importanza che l'artista ha sempre conferito alla materia, non solo come strumento utile ad apprendere nuove tecniche ma anche e soprattutto come entità fine a se stessa.Attraverso la sperimentazione di materiali eterodossi e procedure innovative, l'artista mira a infrangere le regole così da potersi spingersi fino alle fonti più pure dell'arte. 


12.08.2016 # 4632
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

OLTRE IL VISIBILE. I CAMPI FLEGREI

a Napoli fino al 10 novembre 2016

La mostra (curata dalla prof. Rossana Valenti del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università “Federico II” di Napoli) raccoglie e propone, nella “Sala del soffitto stellato” del Museo Archeologico di Napoli, gli esiti di una ricerca che documenta la tradizione letteraria relativa ai Campi Flegrei. 


Ai contenuti testuali si affianca l’esposizione di materiale archeologico e documentario: alcune eccezionali opere – in particolare sculture e vasi – di provenienza flegrea, insieme a volumi della Biblioteca, documenti dell’Archivio Storico e immagini dell’Archivio Fotografico, forniscono una sintetica illustrazione della forte presenza di quel territorio nelle raccolte e più in generale nel patrimonio che il Museo Archeologico di Napoli conserva. 


Grazie all’attivazione di dispositivi tecnologici all’avanguardia, predisposti lungo il percorso, al visitatore sarà offerta la possibilità di una fruizione multimediale, interattiva e personalizzata, dei testi e dei reperti, fondata su diversi registri comunicativi – testi, filmati, immagini e suoni – che, oltre a creare un ambiente suggestivo e coinvolgente, consentiranno a ciascuno di scegliere la modalità ricettiva più consona alle proprie attitudini.



02.08.2016 # 4626
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

WILLIAM KLEIN: il mondo a modo suo

a Milano fino al 11 settembre 2016

La mostra è divisa in nove sezioni che accompagnano il visitatore in un itinerario che tocca le città fotografate da William Klein in tutta la sua carriera, anche attraverso i diversi mezzi espressivi di cui si è servito.

Il percorso espositivo muove dalle Prime opere, lavori astratti realizzati dal fotografo americano quando, ancora appartenente alla corrente hard edge, stile pittorico caratterizzato da bruschi e netti contrasti geometrici tra diverse aree di colore, cominciò a operare come artista sperimentale e concettuale proprio a Milano; si passa quindi alla sezione dedicata a New York, un racconto visivo straordinario della sua città e uno dei lavori più importanti dell’intera storia della fotografia.


Si va poi a Roma le cui immagini restituiscono la sua ricognizione fatta in compagnia di Fellini, Pasolini e Moravia, tra il 1956 e il 1957.


Due ampie sezioni sono dedicate anche a Tokyo e Mosca, altre metropoli oggetto dei suoi libri, per poi arrivare al racconto di Parigi, città in cui Klein vive da diversi anni. Segue la parte dedicata alla Moda, ambito nel quale è riconosciuto come grande innovatore.


Nel corso della sua carriera Klein ha realizzato anche diversi Contatti dipinti, in cui la commistione di pittura e fotografia trova espressione nel gesto dell’autore che sceglie, tra i vari provini a contatto, l’immagine da ingrandire e la contorna di segni grafici forti e unici.

La mostra si chiude idealmente con la sala dedicata ai Film, dove sarà proiettato un estratto di 30 minuti delle principali pellicole che ha diretto.


Catalogo Contrasto - GAmm Giunti.



02.08.2016 # 4625
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

STUDIO AZZURRO. Immagini Sensibili

a Milano fino al 4 settembre 2016

La mostra è la perfetta rappresentazione della poetica di Studio Azzurro,  il cui intento è sempre stato quello di rendere partecipe il visitatore, mentre si muove all'interno di un ambiente che reagisce alla sua presenza e a gesti quotidiani.


14 sale che si snodano nei più prestigiosi spazi di Palazzo Reale, dall’Appartamento del Principe fino alla Sala delle Cariatidi: da Il nuotatore (1984), una delle primissime installazioni, fino a La pozzanghera (2006) un micropaesaggio interattivo per bambini; da Tavoli (1995) - il primo ambiente sensibile - ai Portatori di Storie (2008-2016).


Alle opere storiche si affianca una nuova installazione interattiva, dal titolo Miracolo a Milano, progettata appositamente per questa occasione come omaggio alla città: l’opera inedita si inserisce nella serie dei Portatori di Storie, un format ideato da Studio Azzurro, frutto di 20 anni di ricerca tecnologica e antropologica, con l’intento di raccontare un territorio e le persone che lo abitano. Miracolo a Milano è un’opera pensata per rendere la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale un luogo di narrazione e di partecipazione: un grande affresco virtuale, ispirato alla scena finale del film di Vittorio De Sica, che rappresenta le povertà e le emarginazioni vecchie e nuove.

Parte integrante della mostra saranno le attività educational, grazie all’attitudine di Studio Azzurro riguardo alla formazione e alla particolare attenzione verso i giovani e gli studenti. Le attività di laboratorio si svolgeranno sia all’interno del percorso della mostra, predisposto per offrire un programma di workshop e attività didattiche gestite in collaborazione con ADMaiora, sia presso lo Spazio MIL/Archivio Giovanni Sacchi dove giovani artisti, studenti e cittadini daranno vita alla sperimentazione di una Stazione Creativa.

In parallelo alla mostra, in accordo con il Cinema Anteo, si terrà una rassegna dei film e di video inediti di Studio Azzurro. Dalla sperimentazione di Facce di festa (1980) fino a Il Mnemonista (2000) girato negli spazi della Fabbrica del Vapore prima del restauro e dell’insediamento al suo interno di realtà creative come Studio Azzurro.

In collaborazione con il CRT Milano, è in programma la messa in scena di una nuova versione dello spettacolo DELFI (studio per suono, voce, video e buio), che vede nuovamente protagonista Moni Ovadia e i testi di Ghiannis Ritsos, in un contesto completamente diverso. L’esposizione vede la media partnership di Rolling Stone Italia. Sponsor tecnici della mostra Neotech, Casprini e Meritalia.

Il catalogo è di Silvana Editoriale, mentre il percorso della mostra è introdotto dalle presentazioni di Valentina Valentini. Per il finissage della mostra verrà presentato un volume di carattere scientifico, curato da Valentina Valentini, con i contributi di: Silvia Borutti, Roberto Calabretto, Roberto Diodato, Paolo Fabbri, Andrea Lissoni, Maria Grazia Mattei, Pietro Montani.





29.07.2016 # 4616
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

GIOVANNI LONGO. Fragile Landscapes

a Catanzaro fino al 12 agosto 2016

Il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro ospita, fino al 12 agosto, Fragile Landscapes, la personale di Giovanni Longo (Locri, RC, 1985).

La rassegna, curata da Marco Meneguzzo, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo in collaborazione con la Provincia di Catanzaro, propone una selezione di venti lavori particolarmente rappresentativi della produzione più recente dell’artista, che consentono di apprezzare l'evoluzione del linguaggio espressivo di Giovanni Longo diventato, nel corso del tempo, sempre più ampio e composito grazie all’assorbimento di intuizioni molteplici che hanno arricchito la sua ricerca pur mantenendone intatta l’unità e visibile la direzione.

Il percorso espositivo si sviluppa attorno al ciclo Fragile Skeletons, sculture realizzate attraverso il recupero di materiali lignei lungo le foci dei fiumi e successivamente assemblati in simbolici scheletri, divenendo perfette sintesi strutturali. 


Quindi prosegue con la presentazione di grafici economici per mezzo dei quali Longo crea maestosi paesaggi dalla connotazione apparentemente astratta e le piante architettoniche da abitare del progettoPlans. Non manca una serie di sperimentazioni minimali, esercizi mentali e materiali di un racconto autobiografico ed esperienziale. È con essi, ad esempio, che Longo ritrae la propria famiglia in un portrait dinamico, composto a partire dalle altezze dei suoi componenti o sfrutta la fluidità casuale di un software per autodefinire l’intimo dialogo di una chat in un sogno che si rincorre e non si concretizza mai.


Un progetto articolato, dotato di piani di lettura molteplici, che Longo sviluppa all’età di trent’anni portando in museo parte di quella generazione da sempre alla spasmodica ricerca del suo stabile baricentro.

A tal proposito il curatore Marco Meneguzzo scrive: “Ogni generazione di artisti riconosce il suo apprendistato nel momento in cui lo lascia, cercando strade diverse – quasi sempre opposte – da quelle che l’ha fatta maturare. Di più, ogni generazione di artisti compie il proprio apprendistato seguendo lo spirito del tempo, il linguaggio codificato e consolidato dei propri maestri: in questo modo, la generazione degli astratti anni Cinquanta è passata quasi tutta per il postcubismo, come la successiva generazione degli artisti cinetici e legati ai gruppi “programmati” viene fuori tutta dall’Informale, e i neofigurativi pittorici degli anni Ottanta dal concettualismo fotografico dei Settanta. 


Oggi è più difficile, perché ormai da un quarto di secolo non esistono tendenze dominanti, e “tutto può funzionare”, secondo l’aforisma ancora valido della Postmodernità. Ebbene, a scorrere i lavori di Giovanni Longo .si può dire che abbia vissuto e viva (bene) questa difficoltà. Tutti i suoi cicli di lavoro, molti dei quali esposti in questa sua prima antologica (sic) mostrano uno sguardo, e un pensiero, a trecentosessanta gradi sulle possibilità d’azione offerte dalle varie gradazioni di linguaggio dell’arte d’oggi. In una specie di bulimia di provare e di urgenza di fare, Longo sperimenta tutti i linguaggi possibili secondo standard operativi non privi di una buona dose di autonomia”.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Rubbettino Editore con i testi di Marco Meneguzzo e una conversazione inedita tra Gregorio Raspa e Giovanni Longo.



29.07.2016 # 4615
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

CARTA NON RICICLABILE

a Palermo fino al 13 agosto 2016

Viviamo in un era in cui la necessità planetaria è l’eco-compatibile e il riciclo, ma non si deve, comunque, ignorare anche un'altra esigenza: quella del nostro intelletto, che ha bisogno d’essere nutrito e stimolato da svariate forme artistiche, tra cui l’Arte applicata. 

In questa collettiva esponiamo solo opere su carta, supporto che solitamente è sinonimo della spontanea esternazione dell’artista, dove tutto ha origine per essere sviluppato successivamente; ma non è sempre così, esistono, infatti, opere complete e a se stanti, che grazie al supporto cartaceo, riescono a mantenere l’immediatezza, la forza e la freschezza del tratto d’origine. 

Con “carta NON riciclabile” presentiamo una piccola panoramica sull’Arte Contemporanea Internazionale, con una selezione di opere realizzate da artisti che hanno riservato a questo supporto una ricerca puntuale e delineata, sfruttando il supporto come elemento primario per dare forza ai loro tratti, alle loro pennellate e ai loro collages. 

 

In esposizione opere dei seguenti autori:

Francesca Galliani, Kinki Texas, Joanpere Massana, Nicolò Quirico, MatiasSanchez, Ray Smith



22.07.2016 # 4607
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

Camille Henrot - luna di latte

a Napoli fino al 3 ottobre 2016

La luna, con il suo perenne moto, da sempre influenza il nostro pianeta, noi, i nostri umori, il nostro immaginario e la nostra storia: sin dall’antichità la luna è simbolo di fertilità e buon auspicio, ma anche di mistero e melancolia. La “luna di latte”, la luna piena del mese di maggio e del risveglio primaverile, produrrebbe creatività e abbondanza. La mostra Luna di latte di Camille Henrot (Parigi, 1978; Leone d’argento alla 55 Biennale di Venezia) esplora il significato culturale e simbolico connesso al “giorno della luna”, il lunedì, reinterpretando il lato oscuro della notte a cui esso è tradizionalmente connesso in un momento di prolifica inventiva, in un sogno produttivo che l’artista decide, in questo caso, di condividere con il pubblico.


Articolandosi nella presentazione di un centinaio di disegni e collage, 7 sculture-bozzetto in diversi materiali e un ciclo di pitture murali, la mostra trasforma il museo in uno spazio-tempo domestico di lavoro creativo, di creazione continua, come lo fu la stanza d’hotel in cui Henri Matisse dipingeva dal suo letto o come è stato, per un anno, lo studio romano dell’artista, appartamento decadente e abbandonato divenuto soglia di passaggio tra sonno e veglia, luce ed ombra, progetto e opera. I materiali presentati a Napoli sono infatti una selezione del materiale preparatorio di Monday, la mostra dell’artista presso la Fondazione Memmo di Roma, progetto che si svilupperà, comprendendo tutti i giorni della settimana, in una grande mostra personale al Palais de Tokyo di  Parigi nell’autunno del 2017.


Decidendo di condividere con il pubblico le fasi preliminari di altre mostre e di rendere visibile un progetto ancora in corso, Henrot ci introduce nel suo stesso processo ideativo e creativo, svelando materiali preziosi, inediti, in genere destinati a rimanere segreti. Sculture-bozzetto, disegni preparatori, interventi a muro, fluttuando tra il figurativo e l’astratto, fra l’affiorare di un’idea e la sua progressiva messa in forma, ricreano l’atmosfera del lavoro in studio, mentre miniature rappresentano allegorie provvisorie, in cambiamento continuo, degli stati emotivi e intellettuali connessi al tema di indagine del progetto, il giorno lunare del “lunedì”: una figura quasi umana che non riesce a lasciare il letto, un personaggio che fissa uno schermo sperando in un miracoloso messaggio, un podio che ospita l’impossibilità di sapere il suo posto nella gara.


La scansione stessa del tempo nei giorni della settimana, i significati storicamente loro attribuiti, vengono così reinterpretati da Henrot – come accaduto, in progetti precedenti, con le narrazioni mitologiche o le carte astrologiche – quali pure convenzioni e finzioni umane, strumenti per imporre ordine sul caos dell’esistenza, dare senso all’ossessivo bisogno di scandire, misurare, possedere il tempo. Bisogno, tensione, funzione analoghi forse a quelli che potremmo esperire introducendoci nello studio di un artista al lavoro, proprio come Henrot ci permette di fare, in occasione di questa mostra.



22.07.2016 # 4606
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

Daria La Ragione // 0 comments

PALADINO. IL SEGNO LETTERARIO

a Lecco fino al 30 luglio 2016

Dall’11 giugno al 30 luglio 2016 la Galleria Bellinzona a Lecco, nella sua nuova sede di via A. Visconti 12, ospita la mostra Paladino - Il segno letterario: incisioni e litografie 1984 - 2014.

L’esposizione è dedicata all’attività grafica del maestro di Paduli come ricercato interprete di testi classici e capolavori letterari. In particolare, vengono presentate le trenta acqueforti realizzate da Mimmo Paladino per la collana edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, dedicata ai grandi classici della letteratura italiana di Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Galilei, Goldoni, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Verga, D’Annunzio, Pirandello.


Si tratta di un panorama di autori e di pagine che esalta la varietà e la modulazione regionale del sentire italiano e del farsi dell’Italia: la Toscana delle “tre corone” e di Machiavelli, base di lingua e di riflessione morale e politica essenziale per la modernità europea; la Venezia di Goldoni, la Lombardia di Manzoni, la Sicilia di Verga e Pirandello, altrettante “stazioni” del viaggio italiano attraverso i Lumi, il romanticismo, il realismo, e poi la pluralità di poetiche del Novecento.


Per le prime cento copie di ciascun volume, Mimmo Paladino ha creato due acqueforti, raffiguranti una il ritratto dell'autore classico e l’altra un'immagine significativa dell’opera.

Si va dai profili dai caratteri aguzzi per Ludovico il Moro, Gian Galeazzo Visconti e gli altri ritratti contenuti nelle pagine deIl Principe di Machiavelli, alle macchie di colori assoluti, per le novelle di Boccaccio, dove il segno della matita di contorno non trova quasi mai appiglio, lasciando spazio a una narrazione delle disavventure di Calandrino o delle trovate geniali di Chichibio.


E se l’universo dantesco appare come il luogo da cui trarre maggiore invenzione, attraverso un complicato gioco di sovrapposizioni di materiali, carte e polveri colorate, la fantasia di Paladino si dipana attraverso le epoche regalando i muti paesaggi lunari dell’Orlando furioso e il Dialogo disincantato della Terra e della Luna di Leopardi. Echi dal siciliano Teatro dei Pupi risuonano nelle scimitarre saracene della Gerusalemme liberata di Tasso, mentre un teatro di maschere e crinoline si alternano nel Settecento illuminato di Goldoni e una solitudine chiassosa occupa il palco de Il giuoco delle parti o la tenue malinconia del L’uomo dal fiore in bocca pirandelliano.

 

A corollario, la rassegna propone una serie di opere grafiche che illustravano i Flores Seraphici (1992 - 1993), Philobiblon(1996), Iliade e Odissea (2001), Rabanus Maurus (2004), Pinocchio (2005), Don Chisciotte (2005) e una piccola antologica di lavori che testimoniano l’evoluzione stilistica di Mimmo Paladino, dal 1982 al 2011.



06.07.2016 # 4579
DOROTHEA LANGE - A VISUAL LIFE

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ESCHER

a Milano fino al 22 gennaio 2017

Maurits Cornelis Escher, scomparso nel 1972, ha lasciato un vastissimo corpus di opere che non solo non mostrano i segni del tempo, ma possono essere considerate di essenziale influenza sulle nuove tecnologie digitali, che sembrano rincorrere i risultati da lui già raggiunti nel secolo scorso.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura, la mostra è prodotta da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE ed è curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.

Con oltre 200 opere, l’itinerario del progetto espositivo sarà un viaggio all’interno dello sviluppo creativo dell’artista, partendo dalla radice liberty della sua cultura figurativa, soffermandosi sul suo amore per l’Italia e individuando nel viaggio a L’Alhambra e a Cordova la causa scatenante di un interesse per le forme geometriche già ampiamente presente nella sua vena creativa.

Snodo centrale della mostra è il momento della maturità artistica di Escher con i temi della tassellatura e degli oggetti impossibili. Questi due aspetti dell’opera di Escher introducono al suo rapporto con le Avanguardie storiche - come il Futurismo - e un chiaro riferimento al Surrealismo, punto nodale del suo intreccio creativo. Sono quelli di Escher degli attraversamenti che intersecano movimenti italiani ed europei, in parte anticipandoli addirittura. Inevitabile e necessaria una sezione dedicata agli aspetti matematici e di percezione visiva dell’Universo Escher. Infine, una sezione è dedicata a documentare quanto la lezione di Escher sia stata centrale nella cultura, nell’editoria e nella musica del Novecento.


28.06.2016 # 4571
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MARK HANDFORTH – SMOKE

a Genova fino al 5 settembre 2016

Villa Croce presenta SMOKE di Mark Handforth, una mostra che riunisce, opere già esistenti e nuovi lavori, creati in risposta agli ambienti del Museo. L’artista americano si è distinto a livello internazionale per la creazione di sculture pubbliche di grandi dimensioni che nascono dal confronto con le proporzioni stranianti delle metropoli americane e con gli elementi minori del paesaggio urbano quali segnali stradali, panchine, e impianti d’illuminazione pubblica. Il titolo della mostra nasce proprio dalla fascinazione dell’artista per la resa grafica della parola “smoke” (fumo) nella segnaletica stradale americana. Per Mark Handforth, SMOKE è insieme parola, segno e indicazione di una condizione ambientale offuscata che determina la dissoluzione della forma e il movimento dei contorni.


Alterando i materiali e i rapporti di scala di oggetti ordinari e consueti, l’artista sviluppa una ricerca scultorea che è insieme seria e ironica, ludica e formale, monumentale e melanconica. L’intervento dell’artista sui segni e i simboli del quotidiano, genera un repertorio di oggetti dilatati, spesso dotati di una fisicità irruente e di una impetuosa carica vitale, dai quali fluiscono libere associazioni mentali e una molteplicità di interpretazioni poetiche e irreverenti della realtà.


Attraversato da continue allusioni all’estetica Pop e Minimal, il lavoro di Handforth declina il rigore di forme plastiche astratte all’interno di una dimensione figurativa immediata e riconoscibile nella quale convivono oggetti prosaici e icone universali. L’ingrandimento delle proporzioni e l’accentuata distorsione degli oggetti quotidiani trasformano radicalmente il rapporto fra lo spettatore e l’opera, mentre lo spazio in cui le sculture sono collocate viene travolto dalla loro una potente energia plastica.


Per la mostra a Villa Croce, l’artista reinterpreta l’architettura e gli spazi dell’edificio neoclassico creando una surreale successione di lampioni contorti, mandala fluorescenti fatti di neon, enormi ‘grucce’ deformate e grandi stelle ammaccate che scandiscono un percorso narrativo caratterizzato dalla tensione dinamica tra forme organiche e geometriche, fra concetti d’immanenza e di cambiamento, di naturale e di artificiale, di astrazione e rappresentazione simbolica. La grande scultura, posizionata all’esterno fronte mare, riconfigura il rapporto fra il museo, l’orizzonte mediterraneo, e il porto sottostante. Creata appositamente per la mostra, Flagpole è un’enorme bandiera dall’asta deforme che, a dispetto delle dimensioni imponenti, trasmette un’idea di precarietà, suggerendo l’assurdità di ogni pretesa territoriale, l’impossibilità della conquista oppure, forse, un’ultima richiesta di aiuto. Se per Mark Handforth: “l’arte è una forma di danza, il punto non è starsene fermi”, SMOKE compone una coreografia di forme nello spazio capace di mettere in discussione l’universo simbolico e le coordinate percettive dello spettatore trasformandolo in personaggio che, come in Alice nel Paese delle Meraviglie, diventa gigante o minuscolo, trovandosi sospesi sopra a pavimenti luminosi o a fianco di stelle cadute dal soffitto.



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