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Blog // Pagina 2 di 19
18.04.2019 # 5248
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Blog! di Daria La Ragione

Art Series Hotel è una catena di boutique hotel con sedi a Melbourne, Brisbane e Adelaide che ha la caratteristica di essere dedicata all’arte contemporanea e in particolare agli artisti australiani.

Si tratta di un progetto ambizioso e molto molto interessante, in cui ogni struttura è ispirata all’opera di un artista e ne porta il nome. Ma attenzione, perché non si tratta semplicimente di un’ispirazione, gli artisti stessi hanno prodotto opere site-specific che rendono gli alberghi anche delle gallerie d’arte.

Di recente è stata lanciata una campagna di comunicazione molto particolare: si chiama Art in Micro ed è un invito a scoprire una mostra all’interno degli alberghi.

 



Ma in questo caso la parola scoprire è da intendersi alla lettera: si tratta infatti di opere in miniatura, per apprezzare le quali viene consegnata agli ospiti una lente di ingrandimento insieme all’invito a trovare le opere in mostra.

Uno tra tutti gli ospiti che avranno trascorso almeno una notte in uno degli Art Series Hotel  e avranno postato sul loro account Instagram una foto della micro arte, riceverà in dono un viaggio per due persone per andare a visitare il Louvre.

Ecco una campagna “crossmediale” che sfrutta in modo intelligente tutti gli strumenti: il video per raccontare l’iniziativa, il mondo reale per coinvolgere il target e portarlo realmente all’interno delle strutture, i canali social per dare il giusto risalto all’iniziativa. Dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che di solo social non vivono le aziende se non sanno costruire eventi e attività che giocano tra reale virtuale.

01.02.2020 # 5441
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Nadia Malangone // 0 comments

Messaggi, Stories e Gruppi rivoluzioneranno il marketing con i social media?

Superata l’epoca delle grandi community online, ci muoviamo verso una progressiva valorizzazione delle micro comunità, piccoli gruppi che producono micro contenuti, spontanei e deperibili

Osservando alcune delle funzionalità introdotte di recente su Facebook emerge un quadro piuttosto chiaro della direzione che stanno prendendo relazioni e attività online. Pagamenti via chat, potenziamento di Messenger, marketplace, strumenti per i gruppi e soluzioni per le imprese locali spostano il focus dalle grandi community ai piccoli gruppi, dal globale al locale e dalle grandi produzioni media ai contenuti deperibili.


Pagamenti via Messenger

Per ora in rilascio in Francia e Stati Uniti, si tratta della possibilità di inviare e ricevere denaro direttamente via Messenger, senza lasciare la piattaforma.


Ovviamente la scelta strategica di puntare su Messenger è supportata da dati interessanti. Secondo Facebook:

i messaggi fanno parte della vita delle persone: l’80% degli adulti (19-64 anni) e il 91% dei teenager (13-18) in tutto il mondo, invia messaggi ogni giorno;

negli ultimi due anni c’è stato un forte aumento delle comunicazioni via messaggi: tra i primi cinque canali di comunicazione preferiti dalle persone troviamo messaggi (67%), social media (48%), email (47%), video chat (47%) e comunicazione faccia a faccia (38%);

la varietà dei canali aumenta la soddisfazione nelle relazioni sociali: la possibilità di scegliere tra diversi canali e mezzi di comunicazione rende più semplice la gestione delle relazioni personali.

Qui un’infografica con i risultati dell’indagine


Nuovi strumenti per i gruppi

Si tratta di uno degli ambienti più frequentati online: i gruppi sembrano aver preso il posto dei forum e delle community di qualche anno fa. Una sorta di rete nella rete, una serie di micro clan legati dalla condivisione di interessi, luoghi, professioni o obiettivi. I gruppi sono senza dubbio uno degli aspetti con cui tutte le aziende dovranno confrontarsi.

Sin dal lancio dei gruppi per le pagine (quelli in cui una fan page è amministratore del gruppo) è stata evidente l’importanza che queste micro community stavano acquistando. E di recente una serie di nuove funzionalità e integrazioni sembrano confermare l’ipotesi.

Messaggi di benvenuto: gli amministratori dei gruppi potranno creare un messaggio di benvenuto, in cui taggare automaticamente tutti i nuovi membri. Il senso di appartenenza alla community è il primo passo per creare e mantenere in vita un gruppo.

Badges: una piccola icona accanto al nome degli amministratori rende più semplice la loro individuazione. La sicurezza è fondamentale per garantire un ambiente sereno e amichevole.

Profilo dei membri: di ciascun membro del gruppo sarà possibile visualizzare le informazioni, le attività recenti e i post pubblicati nel gruppo. La trasparenza e l’identità delle persone sono indispensabili per sviluppare relazioni trasparenti e serene.

Insight e strumenti di controllo: una serie di dati renderanno più semplice l’analisi delle attività del gruppo e, grazie ai suggerimenti di Facebook, il lavoro di moderatori e amministratori sarà semplificato. Inoltre sarà possibile limitare le attività di chi non rispetti le linee guida e le regole di comportamento del gruppo (anche con una sospensione temporanea).

Per iniziare a sviluppare progetti che prevedano il collegamento dei gruppi alle fan page, è utile:

– scrivere una netiquette (regole di comportamento e obiettivi del gruppo) da pubblicare in una nota o in un post bloccato in alto, sempre visibile a nuovi e vecchi membri;

– condividere le linee guida per la gestione di commenti negativi, critiche e crisi più o meno lievi;

– individuare un piano editoriale specifico, tenendo presente che molto spesso la vera difficoltà non sta nel far entrare nuovi membri nel gruppo ma nell’offrire loro un buon motivo per restare.

Stories: il successo del contenuto effimero


Le Stories di Instagram continuano a vivere un momento d’oro. Sarà la semplicità di uso, il desiderio mai soddisfatto delle persone di guardare cosa succede dietro le quinte, la nostra innata tendenza a raccontare storie. Sarà questo o l’effetto tranquillizzante che hanno i contenuti deperibili (addio permanenza del contenuto, viva il diritto all’oblio) fatto sta che le storie, grazie alla loro struttura in micro momenti e alle continue funzionalità messe a disposizione degli user, continuano a crescere.

Tra le novità recenti troviamo:

– le storie multi autore (per amministratori di eventi e gruppi). Un modo intelligente di rendere ancora più forte l’appeal delle storie che negli eventi live trovano il loro senso più profondo;

– la possibilità di guardare e pubblicare storie anche da web mobile, un’ulteriore strumento a disposizione dei creatori di contenuti;

– la pubblicazione delle storie da Instagram alla pagina Facebook. Quest’ultima funzione si sta facendo attendere in Italia e sono ancora pochi gli utenti che riescono a visualizzare lo stream delle stories di Instagram anche su Facebook.

Mentre attendiamo curiosi il rilascio di queste nuove funzionalità ci prepariamo ad integrare vecchi e nuovi strumenti per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Sapremo farne buon uso?

01.12.2019 # 5463
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

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Parametric Font, quando i numeri sono al servizio del design.

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando.
Nella galassia di attività e professioni che si basano su design e progettazione, quella del type designer è sicuramente una delle più complesse e spesso sottovalutate.
Oltre alle competenze prettamente grafiche, legate al disegno del carattere, alla ricerca dell’innovazione stilistica, alla leggibilità, agli allineamenti ottici e geometrici, c’è tutta una parte che attiene lo studio della metrica. La più oscura e meno piacevole.

Il progettista alle prime armi ne è spaventato e spesso ciò determina per molti un ostacolo invalicabile.
Quel che si sottovaluta è che la progettazione di un carattere o di una famiglia di caratteri richieda un lavoro complesso ed articolato che può coinvolgere più competenze e durare molti anni.

Gli strumenti.

In tutta questa complessità, i moderni software di disegno (Adobe Illustrator) e di creazione dei font (FontLab Studio, Glyphs) hanno sicuramente snellito il processo ma per molti non è ancora sufficiente.
Soprattutto se si tiene conto di tutte le varianti necessarie per ogni lingua, le alternative stilistiche, i set di caratteri speciali, ecc.
Senza contare poi la necessità di mantenere la consistenza su tutti i media sui quali il font sarà riprodotto.
Ogni carattere infatti richiede uno studio specifico della metrica e del contrasto necessari a garantire la corretta leggibilità ed efficacia.



L’idea.

Un font parametrico, in grado di essere manipolato ed adattato per soddisfare ogni esigenza e, cosa fondamentale, in modo automatico.

Non è un’idea nuovissima, da molti anni infatti gli sviluppatori si dedicano allo studio di soluzioni per la generazione e la manipolazione parametrica di elementi grafici (design generativo).
Molti sono i progetti sperimentali e gli studi realizzati con framework di programmazione come Processing, NodeBox, o VVVV, solo per citare i più diffusi.

Eccone alcuni esempi:
Standardabweichung

Geomerative

Prototyp-0

CAN_GenerativeTypography

 

Anche Adobe, leader mondiale della distribuzione di font oltre che di soluzioni per il design, se ne è interessata.
Memorabile la presentazione di Project Faces durante gli sneak peaks dell’Adobe MAX 2015.





Realtà emergenti.

Non è quindi un caso che molte realtà si stiano dedicando allo sviluppo di applicazioni e framework in grado di velocizzare la produzione di font e la loro manipolazione.

Interessante l’esempio di Typotheque con il progetto Elementar

parametric font - Typoteque

Il progetto Modulator di Metaflop da cui deriva il più strutturato Metapolator, la tecnologia open source messa a disposizione di sviluppatori ed utenti.

Un progetto in continuo sviluppo al quale si può aderire e che ha già prodotto diverse famiglie di font come ad esempio Work SansCanola e Breite.

Google Fonts e la “svolta” parametrica.

È notizia di pochi giorni fa il rilascio del font Spectral su Google Fonts, la più diffusa libreria di webfont con licenze opensource.

google
spectral

Nulla di strano, se non fosse che Spectral è stato creato utilizzando Prototypo la web application di Production Type,  una delle soluzioni più complete e facili da utilizzare quando si parla di font parametrici.

Prototypo è un servizio a pagamento, ma se non si hanno particolari esigenze e si vuole sperimentare un po’, ci si può registrare ed accedere alla modalità gratuita.

prototypo

Designer VS Coder.

Ogni volta che si affaccia al mondo una nuova tecnologia in grado di estendere le competenze specifiche e renderle fruibili alle masse, la polemica è sempre dietro l’angolo.
Anche in questo caso, accanto alla fila degli entusiasti si affianca quella dei detrattori che sostengono che un codice non potrà mai sostituire la creatività di un progettista.

Una storia che sentiamo ormai da tempo e che ha interessato, di volta in volta, tutti gli ambiti dell’ingegno umano.
È stato così per la musica, per la fotografia, per il design e questo non è altro che un piccolo tassello della più grande ed inarrestabile rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi quotidianamente.

Sarà interessante vedere l’uso che di questi strumenti se ne farà, certi del fatto che per molti anni ancora la creatività umana manterrà la sua centralità.

Nulla da temere quindi, solo una tecnologia in più da esplorare con curioso interesse e di cui seguirne l’evoluzione.

02.07.2019 # 5298
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Ilas Web Editor // 0 comments

Napoli, 27 giugno 2019
David Carson è stato qui

Blog! di Daria La Ragione

David Carson è stato qui.
Non so se potete immaginare che emozione sia stata.

Fate conto che siete fotografi e un giorno possiate incontrare dal vivo (sì, è morto, ma è una pura ipotesi) Cartier Bresson, che viene nella vostra città a parlare di fotografia, ispirazioni, idee.

Fate conto che siete seduti buoni buoni in un cinema, davanti a uno schermo, mentre il vostro mito è lì che scorre centinaia di slide, commenta, fa battute e vi spiega con il sorriso cos’è per lui lavorare, quanto profondamente il suo lavoro sia una parte di sé, un modo di esprimersi, da dove gli arrivano le ispirazioni e, insomma, vi porti per mano attraverso il suo immaginario.

Ecco, chi scrive si è sentita così: dopo anni trascorsi a parlare di David Carson nei corsi di Storia della Grafica, a raccontare agli studenti che pazzesca rivoluzione sia stato il suo arrivo in quel mondo, che ventata di aria fresca abbia soffiato dalla California ecco che finalmente lui era lì, davanti a me, mi accompagnava nel suo mondo, attraverso il suo sguardo curiosissimo, ricordandomi quanto sia fondamentale riuscire sempre a stupirsi di ciò che ci circonda, quanto sia irrinunciabile la capacità di lasciarsi meravigliare dalle piccole cose.

Ed è stato fantastico!


Per me e per gli studenti che hanno affollato la sala del cinema Modernissimo – due ore in silenzio religioso interrotto solo dalle risate – è stata una mattinata da ricordare.

Ecco alcune delle cose che porterò con me:

"Your wave is coming – la tua onda sta arrivando."

Il tuo momento arriverà, se stai facendo quello che ami.
Un messaggio carico di fiducia, la stessa fiducia che mi sono portata addosso uscita di là e che mi ha riportata a quando avevo l’età di questi ragazzi che erano con me ad ascoltarlo. Perché infondo questa è stata la prima magia: mi sono sentita più giovane.



"Keep paddling – continua a remare."

Un’altra metafora che arriva dal surf, come la prima. Perché è chiaro che, se la tua onda sta per arrivare, tu devi sbracciarti a remare sul tuo surf per essere sicuro di beccarla quando sarà da te. Ed è questo che emerge guardando tutti i suoi lavori: impegno costante. Magari anche David Carson ha dei momenti in cui gli basta portare a casa la giornata, può darsi, ma non si direbbe proprio. Si direbbe invece che faccia tutto in modo appassionato, cercando di dare il meglio, sforzandosi di non mettere mai un titolo dove è ovvio che debba andare, mai il font che dovrebbe usare (per dire: per la locandina del film Helvetica ha usato un Franklin Gothic!!!). Insomma, sembra che non si stanchi mai di remare.


"Have fun – divertiti."

Perché il lavoro occupa la gran parte delle nostre giornate ed è importante continuare a divertirsi.

Quest’uomo che ho davanti e che ha cambiato la storia della grafica, alla veneranda età di 65 anni (portati bene quasi quanto Sting), continua a surfare e ad andare sullo skateboard, perché – ci dice – non bisogna mai smettere di fare quello che amiamo e ci fa stare bene.

Mi porto via consigli importanti sul design? Sì. Immagino di sì.

Soprattutto vengono con me riflessioni e ispirazione e fiducia nel futuro, e la felice conferma che quest’uomo che tanto avevo ammirato dalle pagine di Beach Culture e Ray Gun sia all’altezza delle mie aspettative.

29.06.2019 # 5294
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Aegean Airlines: caccia alle nuvole sul cielo di Atene

Blog! di Daria La Ragione

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.

 

Avete presente quelle giornate grigie e piovose, una dietro l’altra, che vi mettono addosso una specie di tristezza che passa solo se immaginate una vacanza al mare?

Forse in questi giorni di caldo torrido vi è più difficile calarvi nell’atmosfera, ma provate a immaginare di aver trascorso una primavera uggiosa e piuttosto freddina a Berlino, pensate di passeggiare davanti al Sony Center e di trovare un billboard che vi promette uno sconto del 50% su un volo per la Grecia se…

Se riuscite a scovare almeno una nuvola nel cielo che sovrasta Atene e Paros, che viene ripreso in diretta e trasmesso sullo schermo.

Una bella prova di fiducia nel sole ellenico, non c’è dubbio, ma non finisce qui: la sicurezza è tale che, per permettere a tutti i cittadini tedeschi di vincere un volo scontato, la trasmissione in livestreaming va anche su Youtube.

Ce l’hanno fatta i fortunati presenti a vincere una vacanza nella patria di Omero? Al terzo giorno di attesa con i cellulari pronti, puntati verso lo schermo, finalmente un paio di nuvolette sono apparse sul cielo di Paros e i fortunati – o i perseveranti – presenti hanno potuto usare un qr code per ottenere il loro codice sconto.

L’operazione è targata Ogilvy, Athens, Greece che ha saputo coinvolgere i berlinesi, portandoli ogni giorno davanti al Sony Center, mescolando felicemente rete, dirette streaming, billboard e soprattutto una bella idea creativa!

  






20.06.2019 # 5299
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Blog! di Daria La Ragione

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.


Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

 




In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single. Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente



Advertising Agency: Robert/Boisen & Like-minded, Copenhagen, Denmark

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock

Strategy Director: Søren Christensen

Creative Director: Heinrich Veilgaard

18.06.2019 # 5289
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Pari opportunità: quando lo storytelling vede il dito

Blog! di Daria La Ragione

Il 4 febbraio il miliardario indiano Anand Mahindra ha tweettato una vignetta che è diventata virale. Si tratta di una corsa a ostacoli che racconta come le pari opportunità siano ancora una gran barzelletta, visto che ovunque nel mondo sono soprattutto le donne a farsi carico della gestione di una famiglia, di una casa, della cura dei figli, dei genitori etc.  La vignetta racconta come la carriera di una donna sia costruita, inevitabilmente, con uno sforzo molto maggiore rispetto a quella di un uomo. Mahindra ha infatti accudito suo nipote, un anno di età, e ha poi dichiarato: «esprimo la mia solidarietà a tutte le donne che lavorano e riconosco come i loro successi abbiano richiesto uno sforzo molto maggiore rispetto alla controparte maschile».





A proposito di accudimento, British Gas – compagnia del Regno Unito che fornisce gas ed elettricità – ha lanciato una campagna Share That You Care, per incoraggiare gli Unpaid Carers, e cioè le persone che si prendono cura di parenti e affini malati, anziani o in difficoltà, ad aprirsi e a raccontare la propria esperienza, in modo da poter ottenere ascolto e magari aiuto.


 



È uno spot abbastanza emozionante, che racconta come le persone che assistono gli altri siano spesso incapaci di aprirsi, come mostrare una debolezza significhi per loro mettere in crisi un’armatura di forza e resistenza che hanno dovuto costruire, e come l’immagine che trasmettono a chi li circonda sia del tutto falsata.

Il meccanismo è piuttosto sfruttato: parla una persona, racconta delle cose, poi un’altra persona parla della prima e a un certo punto le si fa ascoltare quello che è stato detto in precedenza, ci si commuove, si ha una specie di epifania sulla propria superficialità, si corre ad abbracciare l’amica/il marito/la nonna in questione e noi che guardiamo ci sentiamo, a seconda dei casi, gli incompresi che vengono compresi, o i superficiali che finalmente riscattano la loro cecità. In un caso e nell’altro, al termine dello spot, siamo stati salvati e ce ne andiamo in pace.

Advertising Agency: Ogilvy, London, UK


Chief ECD: Charlie Wilson

Creative Director: Nina Taylor, Luca Corteggiano

Art Director: Neal Williamson

Copywriter: Bertie Rapkin

Director: David Stoddart



Fin qui, un’analisi dello spot. Ora una riflessione su quello che racconta, che non c’entra con le tecniche della comunicazione pubblicitaria, ma ha a che fare con il modo in cui si costruisce una narrazione e sulla possibilità di fare una piccola critica su ciò che uno spot racconta.

Racconta la solitudine dei forti (o presunti tali).

E fa un po’ rabbia. Fa rabbia che dia per scontato che le cose debbano rimanere così: un figlio, una moglie, una sorella siano destinati a prestare cure senza che questo sforzo venga in alcun modo riconosciuto. Si tende a pensare che “debbano farlo”, benché i cittadini di cui si prendono cura abbiano spesso versato regolarmente le loro tasse, contributi etc. Siano insomma persone di cui lo Stato dovrebbe farsi carico, o almeno riconoscere che chi se ne fa, lo sta sostituendo.

Fa rabbia pensare che la voce che finalmente si leva a favore di queste Unpaid Givers non chieda per loro pari opportunità, ma li inviti ad aprirsi e a cercare il dialogo il che, ci mancherebbe altro, è certamente un gran conforto, ma forse sarebbe il caso di spostare l’attenzione sulle soluzioni piuttosto che sui palliativi.

07.06.2019 # 5415
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Paolo Falasconi // 0 comments

New York torna, rinnovato, nel catalogo dei font ufficiali Apple

Sul palco della WWDC 2019 –Worldwide developers Conference– in corso questa settimana, Apple ha rilanciato la versione aggiornata del font che ha fatto il suo (vero) secondo debutto l´anno scorso in un aggiornamento di iBooks

Macintosh, l’inizio di un’era
Era il 1984 quando Apple lanciò Macintosh e si preparava ad una incredibile avventura tecnica, tecnologica e commerciale che ancora oggi continua ad appassionare il mondo del tech.
Uno degli elementi chiave che determinò il successo di questo computer fu il corredo di font, tutti disegnati da Susan Kare che diede loro il nome prendendolo in prestito da famose città americane.
Chicago è stato la star, con una certa accattivante disinvoltura che lo avrebbe reso il default di Macintosh per anni, portandolo ad apparire in molte pubblicità degli anni ’80 e ’90, e alla fine essere usato per l’interfaccia dei primi iPod. Ma un altro font soprannominato New York aveva un certo fascino tipografico che evocava l’ambiente da grande casa editrice.

 

Proprio sul palco della WWDC 2019 –Worldwide developers Conference– in corso questa settimana, Apple ha rilanciato la versione aggiornata del font che a dire il vero ha fatto il suo (vero) secondo debutto l’anno scorso in un aggiornamento di iBooks, ma è possibile soltanto adesso scaricarlo gratuitamente per la prima volta.

 

La questione più interessante è che non è del tutto chiaro in che modo New York si integrerà nei piani di Apple. Il font predefinito di Apple per Mac e iOS è un sans serif chiamato San Francisco, che è sostanzialmente un adattamento di Helvetica Neue. Questi tipi di caratteri sans serif, costruiti con linee chiare prive della filigrana extra di serif, sono entrati nelle interfacce utente nell’era digitale. Fondamentalmente, possono muoversi senza perdere la loro leggibilità anche su schermi con pixel.

 

Ora, posto che un muro di testo sans serif può rendere complicata la creazione della gerarchia visiva e quindi la lettura del testo (motivo per cui si mescolano spesso serif e san serif nei progetti), considerato poi che iOS 13 consentirà agli utenti di modificare i font predefiniti nel sistema operativo e nelle relative app per la prima volta, probabilmente ha senso che Apple introduca uno standard sans serif recuperando il New York per farlo.

 

Quella vera e propria magia che è stato il font Chicago probabilmente non tornerà più, c’è da chiedersi se su questo fronte sia stato fatto davvero già tutto per stupirci. Forse un domani nuove interfacce richiederanno nuovi elementi grafici e chissà che il futuro non riservi qualche sorpresa.

31.05.2019 # 5274
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

For Real Families: da Ikea arriva il salotto dei Simpson

Blog! di Daria La Ragione

Appassionati di serie tv, avete trascorso anni della vostra vita sul divano guardandole in lingua originale, con i sottotitoli e senza, stagione dopo stagione, amandone e odiandone i villain.

È arrivato il momento di mettere il piede (e qualcos’altro) nei salotti dei vostri beniamini. Grazie a Ikea (e alla sede spagnola di Publicis)  potete finalmente immaginare di essere a Manhattan nella coloratissima casa di Friends, se poi decidete di allevare una papera e trovate un paio di coinquilini folli e fighi, il gioco è fatto.




Se siete appassionati di fantascienza e inquietudine, oggi potete allestire la vostra parete comunicante con il sottosopra di Stranger Things e sperare che il Demogorgone vi giri qualche numero sulla ruota giusta.




Ikea ha pensato anche agli irriducibili del cartoon più longevo di sempre: un divano arancione, un comodino viola, un tappeto “bersaglio” e magari un cane da chiamare Piccoloaiutantedibabbonatale.




Da anni ormai Ikea ci ha abituati a campagne di advertising divertenti e intelligenti, che riescono felicemente a raccontare un’atmosfera e a “vendere” il prodotto.


Ecco quattro spot (dal più recente al più “antico”) che ci hanno fatto sorridere, giocando sulle piccole nevrosi quotidiane e sul nostro lato umano.


I primi due raccontano le passioni, i desideri e soprattutto l’idea che una casa debba essere un luogo che ci assomiglia, che rispecchia ciò che amiamo.

 

 



Il terzo, pluripremiato un paio di anni fa, prende in giro la mania – che ci accomuna sempre di più – di fotografare il cibo e di concentrarci sulla rappresentazione della vita, molto più che sulla vita stessa.

 



Infine l’ultimo è un commercial svedese, che racconta una società molto diversa da quella italiana già a partire dal claim “Un divorzio migliore per tutti”: una giovane mamma divorziata mette a frutto la versatilità dei mobili modulari, per vivere una felice vita da donna oltre che da madre (insomma, ogni paragone con l’ITalia diventa superfluo).

 

27.05.2019 # 5270
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

GM - Education Discount: cinque insegnanti da ringraziare

Blog! di Daria La Ragione

Sono molte le aziende che offrono sconti speciali per gli insegnanti e gli studenti. Nel caso di General Motors, il programma si chiamaGM Educator Discount e, in occasione del Teacher Appreciation Mounth, per promuoverlo ha incaricato l’agenzia MRM//McCannDetroit di realizzare un commercial dedicato proprio a loro.

Anche se non se ne parla spesso, gli insegnanti sono una categoria fortemente a rischio di esaurimento professionale anzi, secondo alcuni studi sono addirittura la più esposta. Questo perché il carico di responsabilità che pesa sulle loro spalle, non equivale al potere decisionale e alle soddisfazioni: in buona sostanza subiscono decisioni altrui, ma si assumono in prima persona le conseguenze della loro applicazione.

E le soddisfazioni?

Quelle, evidentemente, attengono alla sfera personale e alla capacità del singolo di instaurare una relazione soddisfacente con i propri studenti: insomma sta tutta là la differenza tra un bravo insegnante e uno che non lo è.

  



Alla MRM//McCannDetroit devono aver fatto lo stesso ragionamento, perché hanno scelto di raccontare cinque microstorie di successo, attraverso altrettanti insegnanti e i loro studenti. Il meccanismo è un classico: il professore di turno viene intervistato sul perché abbia scelto quella professione, le risposte sono montate alternandole con il racconto degli studenti che poi viene mostrato anche ai protagonisti, e alla fine c’è l’incontro commovente e strappalacrime.

Ed è la dimostrazione che quando tocchiamo i sentimenti, la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi riconosciuti e gratificanti per il proprio impegno, anche uno spot che di originale ha poco o nulla diventa un bello spot, perché è un linguaggio che funziona.

08.05.2019 # 5254
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Campagne turistiche: cavalcare l'onda della Brexit

Blog! di Daria La Ragione

La Brexit è alle porte. Forse. Chissà. Più o meno.

In effetti la dinamica non è chiarissima, ma è certo che il tema del confronto tra Regno Unito e altre località turistiche (e non), è stato uno dei temi su cui si è riso tanto (forse per non piangere).

Anche le agenzie pubblicitarie hanno dato il loro contributo, a volte in modo molto intelligente, a volte in modo meno interessante.

È di questi giorni uno degli ultimi esempi: è la campagna pensata dalla sede lettone di Publicis per il Latvian Tourist Board, certamente piena di ironia, ma forse non del tutto centrata.














Come spesso accade nei casi pubblicità comparativa (o pseudo comparativa) in ambito turistico, si tratta di una multisoggetto: una serie di manifesti ci rincuorano, spiegandoci che anche se perderemo Elton John con l’uscita della Regno Unito dall’Europa, per fortuna la Lettonia resta e con lei il compositore Raimond Pauls; dovremo dire addio alla bianche scogliere di Dover, ma non alla spiaggia di Jurmala, non dovremo rimpiangere l’Aston Martin grazie al Dartz Suv etc.

Tanta autoironia, non c’è che dire, ma un dubbio: è venuta voglia a qualcuno di andare in Lettonia dopo aver visto questa campagna?


Sempre in tema Brexit, qualche tempo fa avevamo già parlato di una brillante campagna di un’agenzia rumena, GMP, che aveva deciso di avviare un’operazione “simpatia” per contrastare il crescente malanimo dei cittadini inglesi nei confronti di quelli rumeni (pare che qualcuno avesse cavalcato la paura di un’invasione da questo paese a fini elettorali, ma pensa te che cosa succedono all’estero!!!).


In questo caso la cosa funzionava perché il confronto era tutto giocato, sì con ironia, ma a vantaggio del paese in oggetto, (qui trovate tutto l’articolo): «non abbiamo una tassa sul traffico. Noi crediamo che il traffico sia una punizione sufficiente», «la nostra birra alla spina costa meno della vostra acqua in bottiglia», «abbiamo più gruppi alimentari che non torta, salsiccia, fish&chips», «parliamo un inglese migliore di qualunque altro posto possiate visitare in Francia» (applausi), «metà della nostre donne assomiglia a Kate (Middleton), l'altra metà alla sorella».

Insomma, l’ABC di una comparativa dovrebbe consistere nel mettere in luce i pregi del proprio prodotto, non ironizzare sui proprio difetti. Per carità, i cittadini lettoni sono più simpatici oggi di quanto lo fossero ieri, ma basta questo a spingerci a cercare un volo per Riga? Forse no.


Ora, sarebbe legittimo chiedersi: esistono campagne turistiche che non mostrano particolari bellezze e luoghi di interesse, ma che funzionano comunque? La risposta è SÌ.

E anche in questo caso ne avevamo già parlato qui, a proposito di una felice pubblicità per Las Vegas la città in cui succedono cose che nessuno a voglia di raccontare, ed è proprio su questo che giocava questo spot.


Il turismo è uno dei settori che ci ha dato più soddisfazioni in questi di anni di campagne poco memorabili, peccato che questo della Lettonia non sia uno di quei casi.

15.04.2019 # 5242
Art in Micro: una mostra da scoprire negli Art Series Hotel

Daria La Ragione // 0 comments

Pubblicità opportunista: tutti pazzi per Game of Thrones

Blog! di Daria La Ragione

L’attesa è finita: dopo circa due anni dall’ultimo episodio è tornato Game of Thrones, la serie evento che negli ultimi anni è cresciuta sempre di più diventando un vero e proprio cult.

Ovviamente, come accade con gli animali cosiddetti “opportunisti” come per esempio i corvi – e mai esempio fu più adatto, visto il ruolo che il pennuto ha nella serie – sono in tanti a “mangiare” senza aver partecipato alla caccia: cioè sono tante le aziende che hanno approfittato dell’evento per farsi pubblicità.

Ecco una piccola carrellata di pubblicità a tema Game of Thrones.


Kentuky Fried Chicken (l’agenzia è Ogilvy, Hong Kong) ne approfitta per il lancio di una nuova ricetta “hot & spicy” creando una gif e un annuncio stampa che richiama uno dei grandi protagonisti della saga: i draghi!




Un’altra peculiarità di questa lunga saga scritta da George R. R. Martin è che non esiste nessun personaggio di cui si possa dire che è “al sicuro”, sono infatti più di trenta i protagonisti e co-protagonisti che sono stati ammazzati (non si muore mai di vecchiaia in Game of Thrones) pagina dopo pagina.

Ecco allora che Foxtel, piattaforma televisiva australiana, ha deciso di creare un vero e proprio cimitero in cui recarsi per andare a rendere omaggio ai tanti defunti che in questi nove anni si sono avvicendati nel cuore dei fan. Il nome del luogo “sacro” è tutto un programma: Grave (tomba) of Thrones.

Qui il video del lancio, l’agenzia è DDB, Sydney, Australia

  



Chiude la gallery Oreo, l’agenzia è 360i di New York, che ha ricreato il titoli di apertura (davvero splendidi), sostituendo i biscotti laddove nella versione originali ci sono elementi rotondi.


  


Salutiamo l’inizio di questa ottava stagione con filo di tristezza: sappiamo già che sarà l’ultima, resta solo da scoprire chi siederà sul Trono di Spade, se l’esercito dei morti sarà sconfitto e soprattutto, speriamo di sapere finalmente di chi è figlio Tyrion Lannister.




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