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01.01.1970 # 5797
Vittime di Dio in mostra al PAN con la rassegna Ceci N’est Pas Un Blasphème

Marco Maraviglia // 0 comments

Vittime di Dio in mostra al PAN con la rassegna Ceci N’est Pas Un Blasphème

Un intenso progetto di Antonio Mocciola e Carlo Porrini: circa 40 scatti fotografici, attraverso un viaggio che assegna volti viventi a donne e uomini uccisi con la scusa della fede nel corso della storia

Bruciati vivi, impiccati, gassati, strangolati, decapitati, giustiziati dietro processi sommari, a volte prima torturati. Sono state le “pecore nere” dell’umanità dei tempi. Quelli che hanno detto “no” a una Fede unilaterale. No alle regole indiscutibili impartite dall’alto. No al pensiero indottrinato. No all’impossibilità di teorizzare oltre il già sancito. Pur sapendo di mettere a rischio la propria incolumità. Pur sapendo di dover trascorrere il resto degli anni della propria vita in fughe o peregrinaggi posticipandosi la condanna a morte.

Coraggio o incoscienza?

“Semplicemente” persone libere dentro che andavano contro il sistema sociale, religioso e politico in cui vivevano. Per dignità. Per coscienza. Per rispetto di se stessi, per onestà intellettuale e cercando forse di dare forza e voce a chi non ne aveva. Mine vaganti. Paladini di un pensiero emergente. Affinché lo stato delle cose non restasse palude e ignoranza collettiva. Martiri ma non sempre santificati. Individui che non erano cittadini del proprio tempo.

Eretici, ribelli, farneticanti, rivoluzionari del pensiero e delle idee che andavano oltre il consentito dalle caste. Oltre i dogmi. Oltre quanto deciso dai poteri religiosi. E si marchiavano per sempre. Ricercati perché condannati. Spesso senza nemmeno un processo pilotato, così, giusto per salvare almeno la faccia del Potere.

Il peccato era ragionare diversamente da ciò che era scritto e ormai consolidato nel corso dei secoli. Era blasfemia. Eresia. Punibile.

 

Antonio Mocciola e Carlo Porrini hanno voluto omaggiare con il progetto espositivo Vittime di Dio (nudi eretici) alcuni di questi personaggi rappresentativi dell’attivismo del pensiero diverso, in occasione della rassegna Ceci N’est PasUn Blasphème. Questa non è una bestemmia.

Contro la censura di un certo modo di pensare, dire, essere in modalità borderline. In controtendenza col pensiero unico delle epoche del passato.

È una rassegna contro le censure? E allora è l’occasione per sbattere corpi nudi in prima pagina…pardon, sulle pareti. Seni, fondoschiena, genitali maschili e femminili sono il pretesto per attirare l’attenzione del pubblico e far scorgere su ogni corpo i nomi delle Vittime di Dio. Nomi scritti a mano con inchiostro ad acqua per maquillage o stampati a timbro con caratteri tipografici in legno della Tipografia Museo di Carmine Cervone.

Giordano Bruno, Giovanna D’Arco, Ambrogio Cavalli, Beatriz Kimpa Vita, Cayetano Ripoli… Vittime dell’Inquisizione, del vecchio Clero, a volte con la colpa di non essere stati eterosessuali o comunque non convenzionali e quindi “fuorilegge”.

 

A loro dedichiamo questa mostra fotografica, alle Vittime di Dio. Del quale noi neghiamo l'esistenza, o quantomeno ne sospendiamo la possibilità, e dunque ci si legga con ironia. Dio non uccide perché non esiste, e se esiste uccide e allora siamo tutti vittime.

Le Vittime di Dio che qui immortaliamo sono quegli esseri umani che, in nome di un Dio altrui, sono stati uccisi da altri esseri umani.

E li presentiamo in natura, in carne e ossa, come agnelli sacrificali. Sul loro corpo indifeso il graffio di un nome, il loro. Giovanna D’Arco o Pierre de Bruys, Anna Weiler o Giordano Bruno, ma anche illustri sconosciuti. C'è stato, democraticamente, un rogo per chiunque.

- Antonio Mocciola e Carlo Porrini

 

Fotografie in bianconero dai forti chiaroscuri, luci ed espressioni di persone ritratte che evocano scene e percezioni caravaggesche. Individui drammaticamente soli. In un limbo. Come nudi su una lastra di ghiaccio sospesa nel vuoto. Urla munchiane e maschere da tragedia greca nel silenzio dell’ignoranza. Corpi in tensione, aggrovigliati su se stessi, nudi e crudi ma dove il focus, il punctum, il centro emozionale di tali immagini non sono capezzoli e falli ma quei nomi scritti sulle carni reincarnate, non sempre facilmente leggibili e quindi da scoprire con l’attenta osservazione. Perché a volte sfuggenti nell’ombra. O perché forse ancora tendiamo a dimenticare quei protagonisti della libertà del pensiero, continuando a nasconderli sotto a un tappeto intriso di sangue.

 

Modelle e modelli si sono prestati ammirevolmente con entusiasmo a questo progetto abbracciando la causa. Senza pudore. Forse emuli di quel pensiero divergente che è, in fondo, ciò che dissuaderebbe repressioni e censure per l’evoluzione delle civiltà.

Modelle e modelli che non sono mai stati tali. Qualcuno sì, attore, attrice, ma tutte e tutti che hanno seguito le indicazioni registiche degli autori delle immagini: Antonio Mocciola, Carlo Porrini, Gian Paolo Bocchetti e FedericaPone.

 

Vittime di Dio, è un progetto contro l’omertà. È qualcosa che sembra cavalcare l’onda del contemporaneo se guardiamo altri ambiti perché ancora oggi, pur non essendoci roghi, fucilazioni, ghigliottine, esistono altri mezzi per uccidere moralmente e mettere a tacere chi tende ad esprimere pensieri diversi: macchina del fango, denigrazioni, diffamazioni, fakenews, ricatti, corruzioni. Perché c’è sempre bisogno di yesmen e non di obiettori eretici. Ma, come disseGiovanni Falcone:

 

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

 

 

 

 

"LE VITTIME DI DIO" nudi eretici

di Antonio Mocciola e Carlo Porrini

Con contributi di Gian Paolo Bocchetti ed Emanuela Pone

In occasione del festival internazionale delle Arti Censurate "Ceci n'est pas un blasphème" diretto da Emanuela Marmo

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Via dei Mille, 60 - Napoli

01.01.1970 # 5768
Vittime di Dio in mostra al PAN con la rassegna Ceci N’est Pas Un Blasphème

Marco Maraviglia // 0 comments

Food e passione. L’ingegnere che da cuoco divenne fotografo a 50 anni

La photofoodgraphy di Luciano Furia al MUSEUM con oltre 50 fotografie che raccontano la sua passione per la cucina e la bellezza dei cibi

Chi è Luciano Furia

Ingegnere elettronico, vive sei anni negli States conseguendo un dottorato sugli effetti biologici delle microonde. Ma non ha mai fatto l’ingegnere e non si è mai iscritto nemmeno all’albo pur continuando ad applicare le sue conoscenze per uso personale: i backup dei suoi file li fa su nastri magnetici garantendogli una durata maggiore rispetto ad altri supporti digitali.

Lavorava in banca ma, scontento del suo lavoro, venticinque anni fa con “furia” entra in tandem nella società della moglie che si occupa di traduzioni per la manualistica di multinazionali e localizzazioni software. Traducono manuali da quelli per pacemaker a quelli delle moto. Clienti in tutto il mondo trattati solo virtualmente, senza mai incontrarli di persona e scavalcando tutte le crisi economiche che si sono avute dall’attentato delle Twin Towers dell’11 settembre 2001 in poi: «Perché se si scassa una parte del mondo, c’è tutto il resto che continua a correre».

 

La furia di Luciano Furia

Da piccolo gli regalano 7-8 Instamatic, per rimpiazzare quelle che di volta in volta rompe maldestramente. Fin quando il padre gliregala una reflex che preserva con più attenzione iniziando ad appassionarsi alla fotografia con maggiore serietà.

Le sue prime foto che ebbero particolari riconoscimenti riguardavano i concerti che fotografava a Villa Pignatelli e quelli del maestroSalvatore Accardo. Nel 2019, in occasione dei 100 anni dell’Orchestra AlessandroScarlatti, tenne la prima mostra nella stessa Villa Pignatelli alias Casa dellaFotografia.

 

La vita fotografica di Luciano Furia ricomincia a 50 anni

Quando gli astronauti dell’Apollo 11 andarono sulla luna nel’69 ci fu un certo fragore nel pubblico per il fatto che avevano tutti quasi 40anni. All’epoca si era considerati vecchi a quell’età ma fu l’occasione per far emergere tutta la classe dei quarantenni pimpanti. Ma oggi ance a 60 anni si può decidere di reinventarsi…

A 50 anni Luciano Furia riceve in regalo la sua prima reflex digitale e riprende a fotografare con più interesse. Era il 2009 ed inizia a imparare da autodidatta fin quando segue con la Adobe un corso che gli rilascia il Certificate Aperture. Poi passerà al Capture One tenendo a precisare che non utilizza il Photoshop perché le sue immagini subiscono solo interventi di post-produzione analoghi a quelli che potevano farsi in una camera oscura.

 

Nel 2010, avendo un grande interesse per la gastronomia, si iscrive a un corso di cucina. Porta la sua reflex sempre con sé e fotografa per diletto ciò che viene preparato durante le lezioni. Le sue foto iniziano a essere notate da alcuni chef che gli chiedono di lavorare per lui.

Ma Luciano Furia non intende rubare il lavoro dei fotografi professionisti facendo l’abusivo e allora si impegna ancora di più: frequenta un corso di fotografia commerciale alla ILAS tenuto da Fabio Gordo approfondendola tecnica dello still life e finalmente apre la P.IVA. È finalmente fotografo professionista!

 

Le collaborazioni con gli chef

Realizza un libro per lo chef Ciro Salatiello; viene contattato da un’agenzia di Milano per realizzare le guide Voiello L’Oro diNapoli; accompagna Franco Pepe a New York, Los Angeles e Hong Kong per presentare la pizza all’ananas in compagnia di Oscar Farinetti e Massimo Bottura.

 

Le pizze mi hanno consentito di girare il mondo

 

E la seguente è la bibliografia con le sue immagini da food photographer:

 

  • ·      2015: Gli ingredienti di una vita: di CiroSalatiello, Polidoro editore
  • ·      2016: Storia di Fabbricanti di Maccheroni:Storia e ricettario del Pastificio Gentile, Polidoro editore
  • ·      2017: Cucina Creativa Mediterranea. Librofotografico di ricette dello chef stellato Vincenzo Guarino, Polidoro editore
  • ·      2018: Pizza fritta: di Enzo Coccia: GuidoTommasi editore
  • ·      2016 e 2017: Guida l’Oro di Napoli per Voiellocon le ricette, rispettivamente, di 40 e 50 chef campani
  • ·      2018: Pizza di Gino Sorbillo, Dissapore Editore
  • ·      2019: Mostra fotografica su le “Settimana diMusica d’insieme” parte dell'esposizione “Napoli: Musica ininterrotta” a Villa Pignatelli, curata da SCABEC e Associazione Scarlatti

 

Le foto sessuate di Luciano Furia

Non è un food stylist, non allestisce lui i piatti da riprendere ma, quando glieli poggiano sul set, dedica tutta l’attenzione alla tecnica fotografica decidendo punti di vista, inquadrature, la luce più giusta per lui per esaltarne l’appetibilità.

Ma l’aspetto creativo c’è e i cibi con i loro colori e forme, ritengo che abbiano un tono succulento e sessuato nelle immagini diLuciano Furia. Perché sono uno di quelli che pensa “dimmi come mangi e ti dirò come sei in amore”.

Chi è di buona forchetta ha evidentemente la predisposizione a percepire e quindi evidenziare i dettagli di una salsa che scorre, quelli delle righe di una conchiglia di pasta, della plasticità di un impasto come se fosse un velo scultoreo, le trasparenze glamour di una semplice foglia di basilico odi una fetta di limone, o entrare dentro quelle caverne di pizze fritte dove assaporare con gli occhi l’imbottitura degli ingredienti.

Luciano Furia tende a spogliare voluttuosamente i piatti che fotografa: una lasagna nel ruoto la vede triste come una donna vestita in modo castigato e per lui va tolta da un ruoto e adagiata su un piano per gustarne voyeuristicamente il suo aspetto nascosto.

 

Non ho una filosofia interpretativa delle mie foto: il giudizio discriminante è uno solo “Fa venire fame? OK, la foto è buona!”.



Food e Passione, di Luciano Furia

Rassegnafotografica Un altro sguardo a cura di Mario Laporta

Dal 15 al 27 luglio(mercoledì chiuso)

MUSEUM

Largo Corpo diNapoli, 3

Per ulteriori informazioni

Mario Laporta347 8322262

FedericaPalmer 347 3381625

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