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24.02.2022 # 5924
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Nicola Cozzolino //

Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Tutti i creativi si trovano a lottare con un foglio bianco prima o poi. Ma per fortuna c'è sempre una via d'uscita

Molti giovani designer sono spesso preoccupati dalla ricerca di un’idea per i loro progetti. Partiamo con il dire che cercare un’idea è già una buona notizia. Spesso, infatti, la cattiva progettazione parte dalla direzione opposta, ossia quella di produrre senza avere ben chiaro l’obiettivo. Quindi, iniziare con il piede giusto è sicuramente un buon modo di approcciarsi ad un nuovo progetto.

Innanzitutto cerchiamo di capire cosa si intende per “idea”.

Niente nasce da niente. La nostra mente è un nastro che parte dalla nascita e continua a girare per tutto il resto della nostra vita. Perciò, ogni azione è la conseguenza di qualcosa che abbiamo imparato, visto, fatto, letto o vissuto. L’idea, quindi, è la sintesi di un’esperienza. 

È chiaro che questa sintesi deve essere strutturata e visualizzata per poter essere valutata e validata. La nascita di un’idea è spesso collegata ad un momento di relax mentale. Spesso, infatti, le idee migliori ci arrivano quando non stiamo lavorando o mentre ci occupiamo di altro, quando, appunto, non stiamo spingendo per far uscire qualcosa che, in realtà, non ha alcun bisogno di essere spinto.

Le idee vanno nutrite, non estratte.

FASE UNO

Quando cominciamo un progetto, la cosa migliore da fare è informarsi. La conoscenza è sempre potere, soprattutto quando lavoriamo su qualcosa di nuovo o fuori dalla nostra comfort zone. Cerchiamo di raccogliere tutte le informazioni possibili sull’argomento, creando una mappa mentale che colleghi e ordini tutto il materiale. 

Dallo studio si acquisisce competenza dell’argomento. Nel campo della comunicazione visiva, questa fase include anche tutte le implicazioni commerciali, sociali o economiche che il nostro lavoro dovrà affrontare o generare. Per esempio, per creare un marchio di un’azienda, oltre a conoscere il campo in cui opera, il prodotto che crea, il settore di appartenenza, è utile anche conoscere gli obiettivi del progetto, le motivazioni, l’audience e tutto il contesto in cui stiamo per operare. 

In questo modo il quadro sarà sufficientemente ampio per affrontare lo step successivo: ricerca di un linguaggio visivo adeguato alle nostre esigenze. Una volta individuati i confini del campo in cui dobbiamo giocare la nostra partita bisogna capire in che modo vogliamo giocarla. A questo punto è utile ricercare stili e codici visivi che possano suggerire una soluzione al nostro problema. 

FASE DUE

È evidente che nulla si inventa dal nulla, perché è molto probabile che qualcun'altro abbia affrontato il nostro stesso problema in maniera più o meno esaustiva. Ecco che cercare competitor, progetti simili o che ci possano suggerire il linguaggio adatto da usare, può essere di grande aiuto nella costruzione dell’ambiente adatto alla nascita di un’idea. 

Guardare, guardare, guardare e riempire quel contenitore infinito che è la nostra mente. La cosa più importante è ridurre l’ansia da prestazione. Non cerchiamo la grande idea che cambi il mondo, non cerchiamo la soluzione definitiva a tutti i problemi dell’umanità. 
Il nostro obiettivo è semplicemente quello di realizzare un progetto coerente e originale che soddisfi le esigenze della richiesta o della commessa e produca risultati relativamente significativi. 

Si, è un bell’impegno, ma rilassiamoci, perché lavorare in miniera sembra essere un tantino più duro, che ne pensate?

FASE TRE

Una volta raccolte tutte queste informazioni, mentre gli occhi ci bruciano e la deadline si avvicina e la macchina del caffè ormai non risponde più ai comandi, bisogna spegnere, staccare la spina. 

Questo è il momento di sedimentare e di lasciare che tutto il materiale visto o letto, che tutti gli appunti segnati, le note e le idee che ci sono sembrate prima brillanti e poi stupidissime, si posino sul fondo e che a galla rimanga solo ciò che ci ha toccato davvero, che ha solleticato la nostra voglia di misurarci con l’ignoto. 

Dopo questa pausa sarà il momento di produrre, di fare, fare e fare ancora. Non esiste una sola soluzione ai problemi, alla fine siamo creativi, quindi siamo abituati a trovare più soluzioni ai problemi più disparati. Legarsi ad una sola possibilità è come andare a Las Vegas e puntare tutto su un solo numero alla roulette. Un bel rischio. 

Massimo Vignelli suggeriva che il Design è uno. Ed aveva ragione, perché uno è il modo corretto di interpretare un’idea, ma non esiste una sola idea ed ognuna ci porterà in una direzione differente. 

IL PIANO B

E se non arriva l’idea? Non preoccupatevi, non sempre arrivano, ma quando non accadrà, grazie allo studio e alla raccolta che avrete fatto, potrete disporre di un’altra arma per districarvi nel fantastico mondo del “doveva essere pronto per ieri”. 

Ovviamente parlo dell’esperienza. 
Come ho scritto all’inizio, è dall’esperienza che nascono le idee. 
Ecco. Tutto torna. 

01.03.2022 # 5929
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Nicola Cozzolino //

Può un poster cambiare il mondo? Forse no, ma possiamo sicuramente provare a farlo insieme.

La grafica ha sempre giocato un ruolo importante nelle vicende umane sin dai tempi più remoti. Essere graphic designer oggi significa anche raccogliere questo testimone.

Come designer mi chiedo sempre quale impatto può avere il mio lavoro nella vita di tutti i giorni. Può davvero un logo, un font o un poster cambiare il mondo?

Probabilmente no, ma di sicuro il design può influire sulle coscienze in maniera più o meno diretta. Herbert Lubalin, uno dei grafici più influenti del XX secolo, tra le varie perle ci regalò una bellissima rielaborazione grafica ispirandosi a una frase di Bertrand Russel “The Next War Will Determine Not What Is Right But What Is Left”. Questo bellissimo ed evocativo lettering è, di questi tempi più attuale che mai. 


È chiaro che Lubalin non intendesse cambiare il mondo, ma di sicuro ha voluto sottolineare il suo punto di vista nei confronti della guerra contribuendo in maniera attiva alla diffusione di un messaggio di pace. Del resto, ciò che vediamo e leggiamo rimane più a lungo impresso nelle nostre menti, nel bene e nel male. 

Il ruolo della grafica nella politica è sempre stato molto importante. Pensiamo alle propagande naziste o comuniste e all’uso massiccio della grafica durante la campagna americana per l’arruolamento nella Seconda Guerra Mondiale. Questa abitudine a servirsi di un messaggio visivo chiaro e incisivo, è sempre stata una chiave importante per convincere, aggregare o includere pubblico.



Anche le recenti campagne di Obama e Trump in America hanno sottolineato la potenza comunicativa della grafica nel messaggio politico. Di esempi ce ne sono tanti. La comunicazione, infatti, ha sempre bisogno di una forma adeguata per poter essere veicolata in modo efficace. 

Quindi, a quanto pare, un poster non può cambiare il mondo, ma molti poster potrebbero sicuramente provare a farlo. 

Qualche tempo fa il celebre movimento Black Lives Matter ha scosso le nostre coscienze sul tema razziale negli USA e in tutto il mondo. Al di là della vicenda, le persone si sono riconosciute in una battaglia comune per il bene e la giustizia sociale. Anche in quel caso la grafica ha giocato un ruolo importante. Ricordate la lunga scritta gialla sull’asfalto comparsa su tutti i notiziari? Potente, coinvolgente, emozionante. Ecco che il ruolo del design, in un contesto del genere, diventa un’importante spinta aggregante in cui migliaia o milioni di persone si riconoscono. 



Oltre che nella politica, quindi, la grafica ha un ruolo importante anche nelle battaglie sociali. Pensiamo alla controcultura degli anni Sessanta e Settanta, pensiamo alle migliaia di volantini stampati durante le rivolte studentesche in giro per il mondo, ve la ricordate tutti l’immagine di Che Guevara stampata su t-shirt e cappellini?
La grafica ha sempre espresso un grande potenziale laddove bisognava comunicare in modo diretto contro un sistema di oppressione o di ingiustizia, allo stesso modo in cui si è dimostrata utile per accompagnare i grandi misfatti della Storia moderna.



Cosa c’è dietro questo potere? 

Credo siano tre le componenti che bisogna considerare:
La qualità del contenuto
La forma con cui è veicolato
Il momento storico in cui avviene questa sinergia

In pubblicità, e più in generale in comunicazione, si cerca spesso la “viralità” di un messaggio e la si progetta spesso a tavolino con campagne programmate e costruite ad arte. Ma se il contesto è giusto, se esiste uno spirito comune, se ci si riconosce in un messaggio potente e aggregante, allora non ci sarà bisogno di fare altro che confezionare tutto questo in una forma adeguata e coerente per arrivare dritti al cuore delle persone. 

I designer lo sanno, lo sappiamo bene che il nostro lavoro influisce sempre sulle scelte degli altri, sappiamo bene che le persone reagiranno in un modo oppure in un altro rispetto alle nostre scelte stilistiche o comunicative. Nessun designer si astiene dal comunicare la propria visione del mondo, ma lo fa sempre con molta cura e molta responsabilità proprio perché consapevoli del proprio ruolo e del proprio potere. 

Siamo immersi nella realtà, siamo figli del tempo che viviamo, i designer posseggono una spiccata sensibilità e sentono sempre la pressione del mondo che li circonda. In questi tempi, per molti versi bui, il ruolo della progettazione grafica è ancora più importante considerata la grande potenza distributrice dei canali digitali. Deve perciò essere dovere di tutti noi provare sempre a rimanere dal lato giusto della Storia, in modo che una volta terminata la nostra candela, le tracce che avremo lasciato raccontino una storia di umanità e coraggio.

Perché è di questo che il mondo ha soprattutto bisogno.
Il buon design è soprattutto Rivoluzione. 

23.02.2022 # 5923
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Nicola Cozzolino //

Cosa sono e a cosa servono le guide e le griglie in un progetto grafico

Da sempre le guide e le griglie rappresentano un valido aiuto per ogni designer.

Da quando è stata inventata la scrittura sono nate le griglie di impaginazione. 
Cosa sono esattamente le griglie tipografiche e come è possibile usarle al meglio per migliorare i nostri progetti?

Bisogna prima fare un passo indietro e descrivere brevemente il quadro generale. 
Le griglie tipografiche nascono con l’esigenza di migliorare la lettura e creare ordine nella composizione. Se già osservassimo un’iscrizione egizia di oltre 5mila anni fa, noteremmo che, sin da allora, gli scriba avevano capito l’importanza dell’ordine nella disposizione degli elementi allo scopo di facilitare la lettura e, quindi, la comprensione di tutto il manoscritto. 

Nei secoli questa tecnica è stata sempre più affinata e messa a punto fino ad arrivare al design applicato alla comunicazione pubblicitaria, dove, oltre al testo, nasce l’esigenza di includere anche immagini, illustrazioni o decorazioni di vario tipo. 

Come scriveva Josef Müller-Brockmann, uno dei più grandi esponenti dello Swiss Style a metà del secolo scorso, le griglie e le guide rappresentano un aiuto, non una garanzia, ma grazie all’utilizzo di queste tecniche ognuno può creare il proprio stile personale e trovare così la soluzione più adatta alle proprie esigenze.  

Un aiuto, ma non una garanzia. Chiaramente anche Müller-Brockmann aveva previsto che non basta una sola regola per riuscire a costruire un muro perfettamente verticale, ma serve soprattutto un buon manovale dotato di occhio, sensibilità e disciplina. 

Esistono vari tipi di guide e griglie con cui ogni designer può confrontarsi. Se ci pensiamo, abbiamo a che fare con le griglie sin dai banchi di scuola, quando cominciamo a muovere i primi passi nel fantastico mondo della comunicazione scritta. Mi rendo conto che richiamare alla memoria un quaderno in questo mondo tutto rivolto al digitale sia un azzardo, ma sono più che certo che quelle righe orizzontali e quegli spazi perfettamente simmetrici delimitati da margini esterni, ci siano profondamente rimasti nella memoria. 

Ecco, quello è un esempio elementare di griglia basata su un rigo tipografico. 
In questo caso si parte dalla dimensione del testo che si vuole utilizzare come base e si generano una serie di linee orizzontali equidistanti che coprono tutta l’altezza del foglio di lavoro. 

Ogni designer poi sperimenterà il proprio rapporto con la divisione dello spazio per realizzare i propri progetti, generando il proprio linguaggio visivo, proprio come suggeriva Josef Müller-Brockmann. 

Molti sono quelli che si sono misurati con questa disciplina, da Vignelli a Crouwel, fino ai designer più moderni come Marieke Stolk, Erwin Brinkers and Danny van den Dungen di Experimental Jetset o Dimitri Bruni and Manuel Krebs di Norm. Oltre alle griglie orizzontali basate sul rigo tipografico esistono perciò altri modi per dividere lo spazio come la divisione in colonne e le griglie modulari. 

Chiunque apra oggi un sito internet o legga una rivista può riconoscere immediatamente questi due esempi di griglia. La divisione per colonne è nata per ridurre lo spostamento degli occhi nella fase di lettura e migliorare l’attenzione sul testo facilitandone la comprensione. Già nel medioevo questa tecnica veniva utilizzata con questo scopo e probabilmente anche per risparmiare la preziosa carta. 

Le griglie modulari, invece, nascono dall’intersezione delle colonne con altre guide orizzontali, creando così un sistema di ordine spaziale più serrato in grado di offrire ancora più possibilità.

Ho scritto possibilità? Si. 

Il limite, la guida appunto, offre sicuramente un sostegno alla progettazione. Un numero adeguato di limiti è auspicabile per ogni tipo di progetto. La creatività si manifesta proprio laddove esiste contenimento ad essa.

A cavallo tra gli anni ‘90 e l’inizio del 2000, le guide e le griglie vengono distrutte e ignorate favorendo la nascita di nuovi tipi di sperimentazione più legate all’arte moderna e alla volontà di espressione tipica di quegli anni di forte cambiamento sociale. Erano i primordi di internet, l’Europa si affacciava ad una nuova era di unione, la Guerra Fredda era lontana e l’esuberanza spopolava in ogni campo. 

Oggi, questo sistema è tornato fortemente in auge, moltiplicando i suoi utilizzi anche in campo digitale. Pensiamo, ad esempio, alle griglie su base di 8 pixel usate nel web o nella produzione di app. Così come un batterista è il miglior amico di un musicista (io sono un batterista), allo stesso modo le guide sembrano essere il miglior amico di un designer. 

Sviluppare il proprio schema di divisione spaziale è il primo gesto di maturità per ogni designer. Sperimentare, provare, ottenere sempre soluzioni nuove aprirà la strada per il prossimo passo e ci aiuterà ad affrontare la prossima sfida. 

Se ne può fare a meno?
Si, ma la vera domanda sarebbe: perché farlo?

17.02.2022 # 5915
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Nicola Cozzolino //

Cos’è l’Affordance e perché ogni designer deve conoscerne le possibili implicazioni.

Il design legato al mondo digitale è molto complesso e richiede un'adeguata conoscenza delle regole da seguire

Esiste una disciplina che guida e regola il design legato al mondo digitale e non solo: la User Experience (per gli amici UX). La UX si occupa di migliorare e strutturare il rapporto uomo-macchina.

Di fatto, questa disciplina non nasce con il web. Pensiamo, ad esempio, al quadro comandi di un’auto o di un aereo. La disposizione dei pulsanti, la scelta delle icone e dei colori o la gerarchia visiva degli elementi, rispondono tutti alle stesse regole usate per creare un’interfaccia grafica per il web o di un’app mobile. 

Esistono numerose implicazioni e applicazioni nel mondo della User Experience e molti sono i concetti base da tenere presente quando si inizia ad addentrarsi in questa complessa disciplina. 

Uno dei concetti più interessanti (ce ne sono molti a onor del vero) è quello dell'Affordance. Potremmo tradurre il termine in “invito all’uso”.

Immaginate di trovarvi in un’ascensore e di non riconoscere la pulsantiera o il suo funzionamento. Ecco, quello è il caso in cui questo principio non è stato applicato e sarete costretti ad usare le scale. 

Se osservate una ruota, il vostro primo istinto è di farla rotolare.

Perché? 

Semplicemente perché il suo design, la sua struttura fisica e il suo rapporto con lo spazio, ve lo suggeriscono. Non c’è bisogno di effettuare alcun tentativo per comprendere che un oggetto sferico o circolare o cilindrico possa rotolare. Questa è l'Affordance: la capacità di suggerire un utilizzo specifico senza bisogno di doverlo spiegare. 

Esistono poi tanti tipi di invito all’uso, in vari campi della progettazione. 

Quando un pulsante, in un’app o in un’interfaccia grafica, è chiaro e ben disegnato, allora si intuisce e si suggerisce la sua funzione di pulsante. In questo caso si parla di Affordance Esplicita.

Alcune caratteristiche fisiche rendono questi elementi (i pulsanti) differenti dagli altri. Queste differenze sono in parte ereditate da convenzioni basate sul tempo di utilizzo e in parte sono il risultato di test e ricerche specifiche.

Pensiamo, ad esempio, alla convenzione nel web delle parole sottolineate per creare un link. Quando arrivarono le prime pagine HTML, si presentò l’esigenza di evidenziare in qualche modo la specifica funzione di “link”. Le possibilità erano relativamente ridotte e quindi si scelse di caratterizzare questa funzione sottolineando il testo, convenzione ereditata dall’editoria. Sottolineiamo, infatti, tutto ciò che riteniamo rilevante. Ecco che quella scelta, divenne un invito all’uso, nello specifico un invito ad approfondire il contenuto continuando a navigare cliccando sul testo sottolineato. 

Esiste anche un'Affordance Implicita. Immaginiamo ad esempio un mentioned drop-down che si manifesta solo al passaggio del mouse. In questo caso l’invito all’uso non è immediatamente evidente, ma si manifesta in un momento successivo, come conseguenza di un’azione non direttamente correlata. 

Tutto ciò che usiamo quotidianamente, dal frullatore al cellulare, dall’automobile all’autobus, è stato progettato per essere usato dagli esseri umani. 

È prerogativa di un designer tener conto del rapporto tra ciò che progetta e chi dovrà utilizzarlo. Non tenere in considerazione i bisogni degli utenti o degli utilizzatori di ciò che realizziamo, produce effetti negativi e crea un ambiente ostico e complesso. 

Il design è soprattutto semplicità e più dovremmo misurarci con qualcosa di complesso, maggiore dovrà essere la capacità di sintesi e semplificazione del designer. Il concetto di Affordance è trasversale ed applicabile ad ogni campo della progettazione. Anche nel mondo della Grafica, ad esempio, bisogna tenerne conto quando si posiziona un elemento, un titolo o quando si sceglie un contrasto cromatico per la leggibilità o la dimensione di un font. 

Il mestiere del designer ha molte responsabilità, ma una di queste è sicuramente l’impatto che la sua preparazione avrà sulla vita degli altri. 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità (cit.).

09.02.2022 # 5904
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Nicola Cozzolino //

Tra le migliaia di studi di progettazione e agenzie di comunicazione c’è sempre qualcuno che fa la differenza, da cui trarre ispirazione e insegnamento.

5 top player del Graphic Design e della comunicazione da cui trarre ispirazione e insegamento

Il mondo è pieno di creativi che contribuiscono ogni giorno, con il loro lavoro e la loro passione, a migliorare e incrementare l’influenza che la comunicazione visiva produce sulle nostre vite. Ogni azienda, professionista, prodotto o servizio ha bisogno della sua immagine per distinguersi nella folla sempre più fitta. Tutti hanno necessità di comunicare con la propria audience e di veicolare il proprio messaggio efficacemente. Questo, alla fine, è il compito primario di un graphic designer: tradurre messaggi in maniera chiara ed originale. 

In questa enorme nuvola di fantasia e creatività, però, alcuni hanno una voce più potente di altri. Questi eccezionali esempi di professionalità posseggono un vocabolario visivo e comunicativo superiore ai propri competitors e colleghi. Questa superiorità di intenti e di capacità è stata costruita con anni di investimenti e sperimentazione, perseguendo sempre la strada maestra senza mai cedere alle difficoltà che il lavoro del designer porta con sè. 

Per celebrare queste eccellenze ne ho scelte 5 che, secondo me, meritano un posto di rilievo nell’Olimpo del Graphic Design e della comunicazione in genere.  



PENTAGRAM

https://www.pentagram.com/

Più che un’agenzia o uno studio di progettazione grafica, Pentagram è un consorzio di talenti. L’organico è composto da 23 partner che lavorano indipendentemente gli uni dagli altri, ma insieme contribuiscono alla crescita comune. Tra i molti nomi spiccano quelli di Paula Scher e di Michael Bierut. Con sede a New York, l’agenzia si occupa soprattutto di branding, ma anche di design editoriale, web design, eventi e cultura. Alcuni dei loro lavori sono diventati vere e proprie icone del Graphic Design. Recentemente hanno curato il restyling di Fedrigoni International e Fabriano, due storiche realtà italiane che operano nel mondo della produzione di carta. Il sito istituzionale di Pentagram è una fucina di ispirazione continua, dove attingere quotidianamente per valutare il proprio grado di maturità progettuale o solo per il piacere di guardare un progetto ben fatto. Una realtà unica, solida e consolidata che da anni detta il passo del design abbinato alla comunicazione. Un ottimo esempio da seguire al di là dei gusti e delle tendenze. 



COLLINS
https://www.wearecollins.com

Brian Collins è un designer americano, originario di Lexington, Massachusetts. Nel 1998 ha prodotto la brand identity per  Ogilvy & Mather a NYC. Tra i suoi clienti spiccano Giorgio Armani, MTV, Levi’s, Amazon e molti altri. Nel 2008 fonda WeAreCollins, una brand agency indipendente con sede a New York e San Francisco. Collins (che mi ritiene un buon designer - true story) ha prodotto il rebrand di Dropbox usando delle illustrazioni molto interessanti e un font extended fresco e innovativo, aprendo così la strada a un nuovo filone e gettando le basi delle tendenze nella comunicazione visiva di questi ultimi anni. Dropbox mantiene il suo posizionamento nel mondo dei fornitori di servizi cloud proprio grazie alla sua immagine fresca e moderna, che gli ha conferito quel sostegno necessario ad affrontare il cambio del mercato in cui opera. I lavori di Collins sono raffinati ed eleganti, come quello fatto per Medium, ricchi di dettagli eppure essenziali. L’approccio progettuale di questo gruppo di professionisti è unico e brillante e sta guidando e ispirando migliaia di designer, producendo un impatto determinante su studi di ogni livello e grado.   


 
ADORATORIO
https://adoratorio.studio

Italiani ne abbiamo? Si. 
40 SITEOFTHEDAY vinti su Awwwards, oltre 70 tra designer, copywriter, direttori creativi e sviluppatori. In 20 anni di attività Adoratorio ha dimostrato che anche gli Italiani hanno qualcosa da dire nel mondo del Digital Design (ma ne avevamo comunque già il sospetto), qualcosa di decisamente significativo. Questa agenzia ha saputo costruire, negli anni, una solida realtà orientata alla UX e alla sperimentazione in ambito digitale. Alcuni progetti sono diventati vere e proprie linee guida per il mondo della progettazione web. Adoratorio è una meta da raggiungere, un limite da superare. Una delle agenzie digitali migliori del mondo che continua a produrre capolavori in ogni ambito, dalla moda al food agli eventi, senza mai tirarsi indietro e senza mai compiere un passo falso. Per essere creativi digitali oggi, non si può prescindere dal considerare Adoratorio come un’assoluta stella guida, sempre all’altezza delle aspettative e sempre pronta a regalarci la prossima meraviglia. 
 
 (img04)

SERIAL CUT
https://serialcut.com

La bellezza disarmante dei lavori di Serial Cut mi ha sempre lasciato attonito. Qualche anno fa comprai il loro libro che celebra i primi dieci anni di attività, lo conservo gelosamente come un reperto da custodire in un museo. Specializzati nella produzioni di immagini e video, nella progettazione 3D e nell’illustrazione fotografica, questo team di professionisti è sempre pronto a sperimentare e ad aprire nuove strade. Sul loro sito sono presenti alcuni video di backstage per alcuni progetti realizzati come quello per Toyota. Quello che immediatamente si percepisce è la loro capacità di divertirsi, di giocare, mantenendo, allo stesso tempo, la rotta fissa verso l’obiettivo. Questo approccio così dinamico e appassionato mi ha sempre ispirato. Se i loro lavori fossero cibo sarebbero freschi e croccanti. Le immagini che realizzano spaccano il video rasentando l’arte moderna. Il lavoro di Serial Cut è strabiliante. 



ANAGRAMA
https://www.anagrama.com

Direttamente dal Messico ecco un’altra realtà consolidata del mondo del branding, ma soprattutto dedicata al packaging. Le etichette prodotte da Anagrama, gli scatoli, le loro confezioni colorate e significative sono un must del settore. Questo team di designer oggi conta diverse decine di professionisti, ma sin dall’inizio lo spirito dell’agenzia è rimasto chiaro e immutato. Il loro stile è pulito e moderno. Nonostante il loro approccio vagamente commerciale, la loro produzione risulta sempre interessante e innovativa. Rispettano il cliente e il prodotto e aggiungono il loro personale punto di vista inquadrando e agganciando perfettamente gli obiettivi preposti. I progetti di Anagrama non sono mai fuori luogo o anonimi. Il loro modo di fare design è tipicamente latino, ma ha un tocco decisamente nordeuropeo. Usano con cura font e colori e creano mix di identità visive sempre al passo con i tempi e mai banali. Anagrama è un pozzo da cui poter sempre attingere acqua fresca. 

Questi studi o agenzie sono solo una piccola goccia in un oceano immenso fatto di migliaia di realtà eccellenti e ricche di qualità e valore. Soltanto il mio personale gusto ha dettato la scelta, ma sono certo che ognuno avrà la propria personale classifica, i propri riferimenti culturali e visivi da cui imparare, da cui ispirarsi quotidianamente. Il lavoro del graphic designer è un lavoro di gruppo, una continua spinta al confronto per crescere e migliorare. Impariamo e trasmettiamo continuamente cultura e conoscenza in modo da tramandare le nostre passioni e la nostra voglia di lasciare una traccia nel mondo. 

Mai smettere di sognare, mai smettere di imparare. 

20.09.2021 # 5787
Come nasce un’idea e come possiamo provare a trovare la soluzione adatta nel momento giusto.

Paolo Falasconi //

Una perfetta Instagram worthy Partnership: Axe + Magnum

Da PBCreative un mix sorprendente che celebra il Billionaire lifestyle

PBCreative, l'agenzia di comunicazione con sede a Londra ha tra i suoi clienti il marchio AXE, conosciuto specialmente oltremanica (ma per un periodo intorno agli anni '90 diffuso anche da noi) per i deodoranti e i prodotti di bellezza specificamente studiati per l'uomo. 

Dopo aver già lavorato, recentemente e con successo, al redesign delle linee di prodotto del marchio si è occupata di dare forma ad uno degli esperimenti più interessanti di contaminazione cross-platform tra categorie merceologiche apparentemente distanti tra loro.

Il mix vede in campo MAGNUM, il marchio di gelati che ha saputo costruire una nicchia su misura per i suoi stecchi sofisticati (come dimenticare gli straordinari capolavori ispirati alla Divina Commedia per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante) e AXE, marchio noto nel beauty maschile easy, che insieme lanciano il nuovo GOLD CARAMEL BILLIONAIRE  - Le parfum du plaisir.

Un deodorante che dal nome lascia intuire già molto chiaramente non soltanto la fragranza ma soprattutto la collocazione/costruzione di una nuova nicchia che vuole mettere insieme un bouquet olfattivo decisamente raffinato ed inusuale per il target abituale di AXE portandolo dentro il recinto di prodotti molto più abbordabili da un punto di vista economico.

L'esperimento è nuovo, e sembra ben congegnato. Il lavoro sul pack e la comunicazione che accompagna il lancio, curata da PBCreative, è perfettamente studiato e dimostra se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la contaminazione e il pensiero "out of the box" generano sempre qualcosa di buono (e nuovo). 

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