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29.03.2022 # 5957
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Marco Maraviglia //

Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Oltre 10 artisti ucraini mettono a disposizione le loro opere per sostenere la popolazione ucraina in guerra. Fino al 3 aprile!!!

Questa non è un’esercitazione!

Qui non si parla di geopolitica. Qui non si dice chi ha torto o chi ha ragione. Qui non si tratta di fare il tifo per un Paese o un altro. Questa non è un’esercitazione! Qui c’è gente che muore sotto le bombe, sotto i colpi dell’artiglieria. Chi sopravvive abbandona le proprie case. Chi ce la fa ad attraversare un corridoio umanitario, raggiunge un territorio pacifico. Una zona amica. Senza sapere quando rientrerà nella sua città. Se rientrerà.

In guerra non tutti c’entrano con la guerra. Ci sono civili che magari non hanno mai impugnato una pistola in vita loro manco per giocare ai cow-boy e indiani. Civili che perdono il lavoro e progetto di vita. Civili costretti a chiudere baracca che fanno fagotto con poca roba e con figli e gatto al seguito.

Nel labirinto delle fake news di video, notizie, immagini che ci arrivano, una cosa è certa: c’è una guerra in corso.

E tra chi la sta vivendo sul posto o è già lontano, qualcuno la combatte difendendosi come può. Non fiori nei cannoni, ma usando l’arma più bella che l’umanità possa avere: l’arte!


Artisti per l’Ucraina

Oltre 10 artisti ucraini mettono a disposizione le loro opere i cui proventi sono destinati in aiuti umanitari per i civili ucraini costretti ad abbandonare le loro case o bloccati nelle regioni di Sumy e Kharkiv e nel sud dell'Ucraina e per la difesa territoriale di Ivano-Frankivsk.

Dipinti, illustrazioni, disegni, fotomontaggi, collage, fotografie. Uno spaccato vivace dell’arte contemporanea ucraina. Emergente ma anche già affermata e ben quotata. Soggetti e stili di qualsiasi genere: astrattismo, surrealismo, nature morte.

Le riproduzioni delle opere sono di formato vario, indicato in pollici, ma indicativamente intorno al 30x40 cm.

Le opere sono ospitate e in vendita su Juxtapoz Magazine.

Gli artisti sono Alexey Kondakov, Bohdan Burenko, Artem Prut, Denys Sarazhyn, Oleksandr Hrebenyuk, Rita Maikova, Dzvina Pidlyashetska, Iryna Maksymova, Ivan Grabko, Stepan Ryabchenko e Nikolay Koshkosh

Tutti i fondi raccolti con il ricavato della vendita delle opere, saranno trasferiti al fondo di coordinamento di SaveUkraineNow

 

Vendita opere

Juxtapoz Art+Culture Magazine 

Dal 21 marzo al 3 aprile

Curatore: Vladimir WaOne Manzhos


Credits: copertina © Artem-Proot-'Fruit-Bowl' / Juxtapoz - Corpo dell'articolo: © Alexey Kondakov - Private Party / Juxtapoz

31.08.2022 # 6110
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Paolo Falasconi //

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa

In mostra le opere di Alessandra Calò, a Bologna presso l‘atelier Maison Laviniaturra

Inaugura giovedì 15 settembre la mostra “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” dell‘artista Alessandra Calò, accompagnata da un testo critico di Azzurra Immediato.
Prosegue cosi la stagione espositiva promossa da Maison laviniaturra, noto atelier-salotto bolognese di moda fondato dalla fashion designer Lavinia Turra, con mostre di artiste donne che continuerà fino al 2023 con Valentina D‘Accardi e Malena Mazza.

Ancora una volta l‘arte, nelle sue diverse forme, e la moda, come espressione di alto artigianato, si fondono per dare vita ad un progetto espositivo ricco di suggestioni e fascinazioni. L‘obiettivo di tali mostre-evento infatti è quello di creare un luogo di incontro dove poter far confluire mondi diversi ma sinestetici: la stilista Lavinia Turra oltre a dar vita alle sue note collezioni prêt-à-couture crea spesso allestimenti concettuali d‘immagine che ne riflettono l‘ispirazione.

Dal 15 settembre, tra le creazioni stilistiche dell‘atelier, si intrecciano e mescolano le opere dell‘artista Alessandra Calò di intenso significato sociale e simbolico, una serie di diorami fotografici, frutto di un percorso condiviso con alcune persone fragili facenti parte del progetto sociale “Incontri! Arte e persone” ai Musei Civici di Reggio Emilia. “Incuriosita dalla ricca collezione custodita ed esposta nel museo, il focus è caduto su ciò̀ che non è visibile al pubblico: una serie di erbari custoditi in un vecchio armadio nella Saletta della Botanica – così racconta l‘artista – Nonostante il carattere scientifico che li contraddistingue (famosa è la collezione settecentesca di Filippo Re), ci siamo soffermati sullo sguardo romantico scoperto sfogliando un erbario dell‘allora quattordicenne Antonio Casoli Cremona (1885) che catalogava in maniera amatoriale tutte le erbe presenti nel suo giardino e nei dintorni della città”.

Da questa osservazione della natura e della sua imperfezione, La Calò insieme ai partecipanti del laboratorio hanno trasformato le erbe spontanee (le cosiddette “erbacce”) in impronte su carta fotografica grazie alla tecnica del fotogramma, la stessa tecnica usata da molti artisti delle avanguardie del ‘900 come Man Ray. Alessandra Calò ha poi dato vita a sovrapposizioni di immagini e simboli che rimandano al concetto di fragilità e umanità, unendo alle forme delle erbe quelle delle mani stesse dei partecipanti. Un nuovo e innovativo modo di concepire l‘immagine che racconta il gesto di cura evocato dai protagonisti delle fotografie fino ad arrivare alla simbiosi e al parallelismo con la natura e l‘umanità raffigurata.

“Restando fedele al mio modus operandi – Alessandra Calò spiega – ho creato sovrapposizioni dove materiali d‘archivio, fotografia e processo analogico di stampa si fondono per dare vita ad un‘opera. La tecnica consiste nell‘esporre oggetti a contatto con l‘emulsione fotosensibile, nello specifico quella utilizzata per il nostro erbario è composta da sali d‘argento e di ferro, e si chiama callitipia. Ho realizzato numerosi progetti con doppie esposizioni e sovrapposizioni, ogni immagine è unica, così come è unico ciascun partecipante. Oggi si punta alla perfezione con altissime risoluzioni…io cerco di andare controcorrente e puntare al difetto, perché è lì che riconosco l‘umanità. Percepisco l‘essere umano propriamente il risultato di svariate sovrapposizioni”.

Nel suo testo critico, che accompagna la mostra, Azzurra Immediato sottolinea che “…La ricerca che riconosce l‘animo umano come abitante di questa terra, con il suo mistero esistenziale e la sua attesa immanente, è parte dell‘abbecedario attuato da Alessandra Calò, nei suoi progetti artistici ed in particolare da Herbarium. I fiori sono rimasti rosa…. che sviluppandosi in una forma composita di teche, stratificazioni di supporti e scrittura, sembra perimetrare una dispersione di storie, di soggetti, di un tempo passato e di visioni in grado di porre in stretto dialogo il presente. Il suo processo di analisi e un trascorso altero che Alessandra Calò, insieme alle sei persone che l‘hanno accompagnata nei Musei Civici di Reggio Emilia, ha ricostruito in maniera simbolica, frutto di una armonia oggettivata dal raccordo tra il processo fotografico e il fine semantico iniziale. Se la sovrapposizione, invero, definisce una sorta di ‘scrittura fotografica‘ attribuibile alla Calò, Herbarium è sublimazione di un cammino che si è mosso a partire dall‘osservazione delle antiche raccolte naturalistiche sino alla realizzazione di un erbario rayografico…. Un‘esperienza che ha scelto di radicarsi in una ramificazione di rarità, umane e naturali, attraverso cui, inoltre, la sperimentazione continua – legata a doppio filo con la relazione tra λόγος e τέχνη – per farsi esegesi della meraviglia dell‘imponderabile, della bellezza che rimanda alla dimensione essenziale dello spirito e che fa persino del difetto, dell‘imperfezione, il carattere di una plusvalenza ontologica avente luogo nell‘alveo della purezza umana, laddove la verità non è una certezza bensì una pluralità di punti di vista tali da rendere veritiere talune dinamiche.

Da questo progetto, dal profondo significato sociale, è nato anche un libro d‘artista dal titolo “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” pubblicato da studiofaganel editore.


LAVINIA TURRA
Nata a Bologna, cresciuta fra donne che tagliavano e cucivano, ha frequentato da bambina antiche sartorie e imparato l‘amore per questo lavoro. Il suo mestiere nasce e cresce con l‘uso delle mani, che conoscono e usano non solo i colori e le matite, ma soprattutto le stoffe e i tessuti, adoperando forbici, ago e filo. Arriva a questo lavoro attraverso un‘attrazione e una lunga strada di "connivenze" e "complicità" legate all‘arte, alla pittura, al teatro.
Curiosa per natura, la relazione personale e l‘ascolto sono alla base del suo modo di “vestire” perché l‘abito, “deve rappresentare la donna e non travestirla”.
Nel 2017 fonda Maison laviniaturra, sentendo la necessità di uno spazio che non solo offra ma accolga, come solo una “casa” sa fare. L‘apertura della Maison coincide anche con l‘inizio della collaborazione creativa con la figlia Cecilia Torsello, rinnovamento e fresca energia del brand. Un prodotto 100% Made in Italy, tessuti di ricerca, forme timeless e dettagli all‘avanguardia: Maison laviniaturra propone una propria idea di lusso, legato all‘etica di produzione, all‘individualità e ispirata alla cultura del bello.

ALESSANDRA CALO
Alessandra Calò è un‘artista che utilizza differenti mezzi per approfondire temi legati all‘identità e alla memoria. Pratica dominante nel suo lavoro è il recupero e la reinterpretazione di materiali d‘archivio attraverso i quali non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre una nuova visione della realtà. Nel 2015 partecipa a Fotografia Europea con il progetto Fotoscopia, che entra a far parte della collezione ArtphileinFoundation.
Nel 2016 il suo progetto Secret Garden vince il Premio Combat per l‘Arte Contemporanea e successivamente realizza il suo primo libro d‘artista (2018, Danilo Montanari Editore) con prefazione di Erik Kessels, menzione speciale al Premio Bastianelli come miglior libro fotografico pubblicato in Italia. Secret Garden entra a far parte della Collezione Maramotti, Donata Pizzi, MoMA e Met Museum. Nel 2018 partecipa a Circulation Festival (Parigi) con il progetto Kochan, ed una personale all‘IIC di Madrid per la XIV Giornata del Contemporaneo. Nel 2022 partecipa ai festival Fotografia Europea (Reggio Emilia), Rencontre Photo Gaspésie (Canada), Diaphane Photaumnales (Francia). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni e sono state esposte in prestigiose mostre e festival internazionali.

INFO UTILI MOSTRA
Herbarium. I fiori sono rimasti rosa di Alessandra Calò

DOVE: Maison laviniaturra, via dei Sabbioni 9, Bologna
INAUGURAZIONE: Giovedì 15 settembre ore 17:30
QUANDO: dal 15 settembre al 31 ottobre 2022
ORARI: dal martedì al sabato, dalle 17:00 alle 19:00
Su appuntamento. Per visitare la mostra è necessario telefonare al 320 9188304

CONTATTI MAISON LAVINIATURRA
FACEBOOK: Maison laviniaturra
INSTAGRAM: maisonlaviniaturra
SITO: maison laviniaturra

UFFICIO STAMPA: CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

01.07.2022 # 6089
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Paolo Falasconi //

SENSORAMA. Lo sguardo, le cose, gli inganni

08 Luglio 2022 - 30 Ottobre 2022 Nuoro, Museo MAN

SENSORAMA adotta in modo colto e originale il modello del Museo delle illusioni e affida alle opere di artisti del passato e del presente l’esplorazione della relazione tra Visione e Percezione con l’obiettivo di mostrare la complessità dei fenomeni cognitivi e il “piacere” di essere ingannati.

L’illusione è la nostra realtà. Perché del mondo, là fuori, vediamo il poco che i nostri occhi sono in grado di vedere. “How your eyes trick your mind”, come gli occhi ingannano la mente, dicono gli inglesi. Il risultato è una rappresentazione delle cose che non è reale per niente. Tocca al nostro cervello orientarsi fra apparenze ed enigmi.
Chi si occupa di percezione parte da queste premesse, ma sa di avere alle spalle secoli di discussione filosofica, da Platone in avanti. La domanda “vediamo davvero la realtà?” è un antico dilemma. Oggi però le neuroscienze possono cominciare a dare una risposta, studiando gli organi di senso e analizzando la capacità del cervello di interpretare i segnali che questi gli inviano.

Il museo MAN di Nuoro, che da sempre si dedica alla ricerca e ai diversi linguaggi del contemporaneo, inaugura una nuova stagione espositiva che mira a riflettere su alcuni temi sollecitati dal dramma della pandemia e della reclusione: la comunicazione interrotta, lo sguardo velato dal diaframma di uno schermo, la lettura delle immagini sottratte alla vista e restituite in una realtà virtuale. Tornare a guardare, ad allenare gli occhi e a porsi interrogativi sulla verità (o meno) della visione è lo scopo di una mostra che, partendo da antecedenti storici, dai padri nobili di una pittura di verità e d’inganno, come René Magritte e Giorgio de Chirico, apre lo spettro alle indagini estetiche più recenti in fatto di percezione e autenticità. Ecco allora le fotografie allo specchio di Florence Henri o le tavole ottico-cinetiche di Alberto Biasi, gli ambienti avvolgenti e conturbanti di Peter Kogler o Marina Apollonio; e ancora, le sculture anamorfiche di Marc Didou o le performance intese come veri e propri trompe-l’œil umani di Liu Bolin, l’uomo invisibile.

Il titolo della mostra SENSORAMA è ispirato al nome di una macchina ideata nel 1957 dal regista statunitense Morton Heilig per testare esperienza sinestetiche nel suo cinema d’esperienza, al fine di amplificare impressioni, oltre che sonore con audio stereofonico, persino tattili, dinamiche e olfattive. Per vedere la musica è il nome di una sezione riservata a scoprire proprio la sinestesia, l’automatismo psichico che consiste nell’associare in un’unica immagine due contenuti riferiti a due sfere sensoriali diverse.

SENSORAMA è tanto cinema, arte d’artificio per eccellenza, “fabbrica delle illusioni” fin dal suo esordio e terreno di sperimentazioni visive delle avanguardie. Il percorso della mostra contempla la cinematografia fantastica di George Méliès basata sulla sparizione degli oggetti ottenuta con uno primitivo stop frame e la levitazione di cose e persone con la ripresa a passo uno, per arrivare alle fantasmagoriche interazioni tra avanguardie artistiche (Léger, Man Ray, Picabia, Cocteau, Duchamp…) e cinema. Cinema sperimentale appunto che, facendo suo lo statuto della magia e giocando con inganni e deformazioni percettive, butta all’aria la nostra “consueta” esperienza del reale.

I meravigliosi paradossi dell’era digitale. Con l’installazione in realtà aumentata la “non realtà” esce dai suoi confini, allaga la nostra percezione e dà un accesso a nuovi significati in una visione/versione multilayer. Senza l’impiego di device, ma grazie all’utilizzo del proprio telefonino (Bring Your Own Device), si potrà vivere la fascinazione “intelligente e complessa” di un contenuto a più strati, indispensabile completamento della visione di un mondo in transizione.

Il progetto si arricchisce di installazioni site specific, nel caso per esempio degli interventi studiati ad hoc per il MAN da parte di artisti come Felice Varini, autore di disegni nello spazio, monumentali quanto effimeri, oltre a una stanza magica progetta dal designer Denis Santachiara e una grotta di libri scavati come rocce da impronte di corpi impalpabili realizzata da Marco Cordero.

SENSORAMA vuole rappresentare insomma il grado zero della percezione, utile per ripulire lo sguardo, per tornare a stupirci di fronte ai paradossi della vista, per ricominciare a osservare le opere con sguardo indagatore, per avvicinarci alle immagini consapevoli di un limite fluido fra reale e virtuale, ma pronti ad aguzzare gli occhi per svelare i meccanismi che orchestrano il processo stesso della visione. Un invito a imparare a guardare. Ma, soprattutto, a dubitare.

Catalogo Electa con testi di Baingio Pinna, Chiara Gatti e Tiziana Cipelletti

Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net
www.studioesseci.net

MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
tel +39.0784.252110
Orario invernale: 10:00 – 19:00
Orario estivo: 10:00 – 20:00
(Lunedi chiuso)
info@museoman.it

23.05.2022 # 6066
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Paolo Falasconi //

Ron Galella, paparazzo superstar

A Conegliano, Palazzo Sarcinelli ospiterà la prima retrospettiva al mondo sul grande fotografo statunitense di origini italiane

A Conegliano, Palazzo Sarcinelli ospiterà, dal 7 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023, un’importante mostra con oltre 120 fotografie di Ron Galella, il più famoso paparazzo della storia della fotografia, scomparso il 30 aprile scorso all’età di 91 anni. Si tratta della prima retrospettiva al mondo sul grande fotografo statunitense di origini italiane. 

La mostra, organizzata da SIME BOOKS in collaborazione con il Comune di Conegliano, è a cura di Alberto Damian, agente e gallerista di Galella per l’Italia.

 

Parlando di Ron Galella, Andy Warhol ebbe a dire: “Una buona foto deve ritrarre un personaggio famoso che sta facendo qualcosa di non famoso. Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella”.

Galella è nato a New York nel quartiere Bronx nel 1931 da padre italiano originario di Muro Lucano in Basilicata e madre italo-americana.

Dal 1965 in poi, Ron Galella ha inseguito, stanato e fotografato i grandi personaggi del suo tempo, riuscendo a coglierli nella loro straordinaria quotidianità, agendo quasi sempre di sorpresa, a loro insaputa e spesso contro la loro volontà. Immagini rubate e scattate a raffica, frutto di appostamenti, depistaggi, camuffamenti, inseguimenti, lunghe attese, nello sprezzo di ogni rischio, fisico o legale.

Jackie Kennedy negli anni ’70 gli intentò due cause, che all’epoca fecero parlare i giornali e ricevettero l’attenzione dei telegiornali americani. Le guardie del corpo di Richard Burton lo picchiarono e gli fecero passare una notte in galera a Cuernavaca, Messico. Marlon Brando con un pugno gli spaccò una mascella e cinque denti, ma poi gli pagò anche un salatissimo risarcimento attraverso i suoi avvocati.

 

Galella è stato soprannominato “Paparazzo Extraordinaire” da Newsweek e “Il Padrino dei paparazzi americani” da Time Vanity Fair. Le sue foto sono conservate nei più importanti musei al mondo, dal MOMA di New York all’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, dalla Tate Modern di Londra all’Helmut Newton Foundation di Berlino. E sono state acquistate da importantissime collezioni private in tutti e cinque i continenti.

 

Non c’è un grande personaggio del jet-set internazionale di quel periodo che Galella non abbia fotografato. Il suo archivio di oltre 3 milioni di scatti è pieno di scatole di fotografie – per la maggior parte in bianco e nero - di attori, musicisti, artisti e celebrità di ogni tipo. Per citarne solo alcuni: Jacqueline Kennedy Onassis, Lady Diana, Aristotele Onassis, Truman Capote, Steve McQueen, Robert Redford, Paul Newman, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Al Pacino, Robert De Niro, Greta Garbo, Liza Minelli, Madonna, Elton John, John Lennon, Mick Jagger, Diana Ross, Elvis Presley, David Bowie. E poi gli italiani: Sophia Loren, Claudia Cardinale, Federico Fellini, Anna Magnani, Luciano Pavarotti, Gianni Agnelli, Gianni e Donatella Versace.

L’elenco dei personaggi immortalati da Galella potrebbe continuare per pagine: nell’archivio custodito nella sua villa in New Jersey c’è una ricchissima documentazione sull’evoluzione del costume degli anni ‘60, ’70, ’80 e ’90 (i suoi “golden years”, anni d’oro)  che è ritenuta unica al mondo.

Ed è proprio il meglio di questo monumentale archivio che giunge a Palazzo Sarcinelli nella grande mostra “Ron Galella, Paparazzo Superstar”, organizzata da SIME BOOKS, la casa editrice che nel 2021, in collaborazione con lo stesso Galella, ha pubblicato la preziosa monografia “100 Iconic Photographs – A Retrospective by Ron Galella”, l’ultimo libro dell’artista.

 

La mostra sarà un percorso nella memoria di un’epoca, con icone universali del cinema, dell’arte, della musica, della cultura pop e del costume, e si snoderà attraverso sale tematiche, accogliendo anche un estratto di “Smash His Camera” di Leon Gast, il documentario sulla lunga carriera di Galella premiato al Sundance Film Festival del 2010.

Il clou dell’esposizione sarà la sala interamente dedicata a Jackie Kennedy Onassis, che Galella definiva “la mia ossessione” e alla quale aveva dedicato due interi libri. In questa sala verrà esposta una copia della famosissima “Windblown Jackie”, scelta da Time qualche anno or sono come “una delle 100 fotografie più influenti della storia della fotografia” e definita “la mia Monna Lisa” dallo stesso Galella. La data d’inizio della mostra è stata scelta proprio perché “Windblown Jackie” è stata scattata il 7 ottobre del 1971.

Sarà una mostra imperdibile che, ai tempi dei selfie e di Instagram, ci porterà indietro ad un tempo che non esiste più, nel quale le star entravano nelle nostre case soprattutto attraverso le pagine dei settimanali di costume e scandalistici, le copertine dei dischi, i poster e le locandine dei film. Questo succedeva anche grazie ai paparazzi e, in particolare, a Ron, che con le sue fotografie ci ha permesso di vedere le stelle più da vicino.



INFO SULLA MOSTRA


In copertina: Marlon Brando e Ron Galella. Credits: Paul Schmulbach, 1974 , Waldorf Astoria Hotel, New York

21.04.2022 # 6029
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Paolo Falasconi //

The MAST Collection

Un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia è la prima grande esposizione di opere della Collezione della Fondazione

Oltre 500 immagini tra fotografie, album, video di 200 grandi fotografi italiani e internazionali e artisti anonimi: The MAST Collection - A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology”, curata da Urs Stahel, è la prima grande esposizione di opere selezionate dalla collezione della Fondazione ed è stata prorogata fino al 28 agosto 2022.
La mostra è strutturata in 53 capitoli, dedicati ad altrettanti concetti illustrati nelle opere rappresentate. La forma espositiva è quella di un alfabeto che si snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi (PhotoGallery, Foyer e Livello 0) e che permette di mettere in rilievo un sistema concettuale che dalla A di Abandoned e Architecture arriva fino alla W di Waste, Water, Wealth.

Immagini iconiche di autori famosi, fotografi meno noti o sconosciuti, artisti finalisti del MAST Photography Grant on Industry and Work, che testimoniano visivamente la storia del mondo industriale e del lavoro.
Tra gli artisti in mostra: Paola Agosti, Richard Avedon, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson, Thomas Demand, Robert Doisneau, Walker Evans, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, André Kertesz, Josef Koudelka, Dorotohea Lange, Erich Lessing, Herbert List, David Lynch, Don McCullin, Nino Migliori, Tina Modotti, Ugo Mulas, Vik Muniz, Walter Niedermayr, Helga Paris, Thomas Ruff, Sebastião Salgado, August Sanders, W. Eugene Smith, Edward Steichen, Thomas Struth, Carlo Valsecchi, Edward Weston.

La Collezione della Fondazione MAST, unico centro di riferimento al mondo di fotografia dell’industria e del lavoro, conta più di 6000 immagini e video di celebri artisti e maestri dell’obiettivo, oltre ad una vasta selezione di album fotografici di autori sconosciuti. Nei primi anni 2000 la Fondazione MAST ha creato questo spazio appositamente dedicato alla fotografia dell’industria e del lavoro con l’acquisizione di immagini da case d’asta, collezioni private, gallerie d’arte, fotografi ed artisti. Il patrimonio della Fondazione, che già conteneva un fondo che raccoglieva filmati, negativi su vetro e su pellicola, fotografie, album, cataloghi che negli stabilimenti di Coesia venivano prodotti fin dai primi del ‘900, si è così arricchito ed andato al di là dei parametri di materiale promozionale e documentaristico delle imprese del Gruppo industriale. La raccolta abbraccia opere del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo con un processo di selezione valoriale e un accurato approccio metodologico a cura di Urs Stahel.

THE MAST COLLECTION
A Visual Alphabet on Industry, Work and Technology 

10 febbraio – 28 agosto 2022

 

Ingresso gratuito, senza prenotazione

Martedì - Domenica 10 - 19 

 

 

FONDAZIONE MAST

via Speranza 42, Bologna  

www.mast.org   

21.03.2022 # 5951
Artisti ucraini in prima linea: l’arte contro la crisi umanitaria

Paolo Falasconi //

Fuori Catalogo. Wandering Pop Up Art Exhibition

Radio Trastevere Gallery, il nuovo spazio a Roma dedicato all’arte contemporanea, inaugura con un ciclo di quattro mostre pop up

Venerdì 25 marzo 2022, alle ore 18, Radio Trastevere Gallery, il nuovo spazio a Roma dedicato all’arte contemporanea, inaugura con un ciclo di quattro mostre pop up intitolato “Fuori Catalogo. Wandering Pop Up Art Exhibition”


Protagonisti del ciclo espositivo saranno gli artisti Maria Donata Papadia, Manuele Geromini, Sabrina Poli e Sant’Era che, attraverso diversi linguaggi artistici, porranno al centro dell’attenzione il ritorno ai valori del dialogo e del confronto tra esseri umani, elementi che da sempre nutrono anima e corpo. 

IL PROGETTO
Il progetto, nato dalla mente creativa di Barbara Braghittoni, ha come obiettivo una ricerca e una riflessione su se stessi, senza limitarsi a un’immersione nella materia artistica. Ognuno degli artisti declinerà questo tema secondo un linguaggio nuovo, fatto di segni e immagini, per ricordare all’osservatore di vivere amore, bellezza e amicizia con sempre rinnovata energia.

MELK
Ad aprire la serie di esposizioni sarà Melk, dal 25 al 31 marzo 2022, della pittrice, scenografa e designer Maria Donata Papadia, che vive e lavora ad Amsterdam con all’attivo una carriera trentennale. L’artista in Melk propone una selezione di Fiori in tetrapak e Seni, realizzati in gesso con la tecnica del calco.
Opere che si offrono quale mezzo portatore di linfa vitale, celando un sentimento erotico e sensuale. I bisogni primari legati al nutrimento e all’accudimento ci riportano al paragone con gli elementi della natura, quali i fiori, ispirati dal libro “Flowers and their messages” (The Mother Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry). 

POLAROID
La seconda mostra, prevista dal 22 al 28 aprile 2022, intitolata Polaroid, presenta gli scatti di Manuele Geromini, fotografo di moda e ritrattista che attualmente vive e lavora in Francia. Nella sua ricca carriera professionale ha collaborato con numerose riviste di fama mondiale quali Vogue, Le Monde, Interview e GQ. 
In Polaroid, attraverso la famosa macchina fotografica istantanea, Geromini plasma il tempo come materia fissando l’attimo in un’unione tra coscienza e realtà, invitandoci a una condivisione. A differenza della pellicola, infatti, la polaroid consente di svelare immediatamente la magia dello scatto. 

IMPRONTE
La terza esposizione si svolgerà dal 20 al 26 maggio 2022 e vedrà protagonista nuovamente l’artista Maria Donata Papadia con Impronte. In questo progetto Papadia mette al centro figure umane realizzate partendo dall'impronta del corpo dei modelli e lavorando successivamente con sovrapposizioni di carte veline colorate a mano su garza tarlatana. Le impronte nascono dalla domanda: “Che cos’è il corpo?”. La percezione del corpo, non solo come custode dell’essenza umana, ci spinge, grazie alla stessa artista, a confrontarci con l’irrisolto che è insito dentro di noi e che ciascuno deve imparare a riconoscere per poter evolvere. 

SANTAFRIKA
Ultima tappa del viaggio di “Fuori Catalogo. Wandering Pop Up Art Exhibition” sarà Santafrika, in mostra dal 17 al 23 giugno 2022: un progetto fotografico di Sant’Era, esperta di moda e beauty che vanta tra le sue collaborazioni quelle con John Santilli e Vidal Sasson. Le foto, realizzate dall’art director e visual designer Sabrina Poli e stampate su alluminio in grande formato, enfatizzano i contrasti tra il nord e il sud del pianeta. Il progetto infatti, realizzato in Kenya, rappresenta un viaggio che unisce moda, ambiente e modelli dell’Occidente e dell’Africa Orientale.



BIO ARTISTI

MARIA DONATA PAPADIA
Maria Donata Papadia laureata all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, inizia il suo percorso artistico collaborando col Teatro Due Mondi, occupandosi delle scenografie e dei costumi, una sinergia che continua tuttora. Innamorata da sempre della relazione tra colore, energia e sperimentazione, da circa trent’anni lavora come pittrice, scenografa, costumista e ricercatrice cromatica. Vive e lavora ad Amsterdam.

MANUELE GEROMINI
Manuele Geromini inizia a interessarsi di fotografia durante gli studi universitari, collaborando con un artista novarese dal quale apprende il potenziale artistico insito nella disciplina fotografica. Da allora inizia un percorso di stampo autodidatta che ancora perdura. Nel 1996 lavora per i F.lli Alinari di Firenze come direttore e ritrattista nella mostra "L'io e il suo doppio" svoltasi al castello Sforzesco di Milano. Nel 2002 si trasferisce a Parigi. Per circa dieci anni lavora in coppia con Laura Villa Baroncelli dedicandosi alla moda e alla ritrattistica, pubblicando su riviste come "Vogue", "Le Monde", “Interview", "GQ". Dal 2016 si dedica a un percorso estetico scevro da commissioni e orientamenti editoriali. Da circa due anni espone i propri lavori pubblicandoli su riviste d'arte.
Vive e lavora a Pau (Francia). Ha esposto all'Atelier Viandanti, Lugano; Guardia Sanframondi, Festival Vinarie, Francia; The Ermitage, Giacarta, Indonesia; Espace Clevel, Parigi; Biblioteca Casa Professa, Palermo. 

SABRINA POLI
Sabrina Poli, art director e visual designer, lavora nella comunicazione crossmediale. Formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e l’Università del Progetto a Reggio Emilia, si dedica da sempre all’arte e alla fotografia. 
Durante la formazione, master UDP, sviluppa progetti fotografici col maestro Luigi Ghirri, il progetto “Poesie Terapeutiche” con lo scrittore Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati. In seguito collabora a progetti di design con lo studio dell’architetto Stefano Giovannoni a Milano. Lavora per diversi brand di moda, design e cosmetica tra cui Diego dalla Palma di cui progetta l’immagine istituzionale corrente.
Si occupa a tempo pieno dei progetti visual per Accademia Bizantina eccellenza italiana della musica classica barocca.

SANT’ERA
Sant’era muove i primi passi nel mondo della moda e del beauty negli anni Ottanta, collaborando con aziende leader nel settore cosmetico per capelli. Si trasferisce a Roma, dove lavora con grandi maestri tra cui John Santilli art director di Vidal Sasson: esperienza fondamentale per apprendere le basi e le geometrie del taglio, l’anatomia, il trucco, lo styling.
Negli anni Novanta ha aperto il suo primo salone e dopo una breve pausa da vita a Sant’era, a Cesenatico: uno spazio di 20mq di colore ed energia che ospita mostre d’arte, presentazioni di prodotti, eventi per clienti, amici e chiunque voglia avvicinarsi al suo mondo.

RADIO TRASTEVERE GALLERY
Radio Trastevere Gallery nasce nel 2021 ed è diretta da Sasha Caterina. Non solo atelier e galleria d'arte, Radio Trastevere Gallery ospita la stessa Web Radio Trastevere con un nuovo concetto di news e talk show. 
Radio Trastevere è l'hot spot hub dove gli artisti possono incontrarsi, fare brainstorming, produrre arte, canzoni e tanto altro. 
L'atelier/galleria è arricchita da un affascinante giardino, uno spazio aperto che ospita servizi fotografici e vernissage.


INFO UTILI

Fuori Catalogo. Wandering Pop Up Art Exhibition
Radio Trastevere Gallery, Via Natale del Grande 21, Roma
Orari: dalle 15 alle 20 – opening ore 18
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