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30.03.2022 # 5962
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Paolo Falasconi // 0 comments

La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

La mostra è ad accesso libero e visitabile fino a domenica 10 aprile.

Alla vigilia dei 90 anni dalla pubblicazione, in occasione della mostra “Campo Grafico 1933/1939: nasce il visual design” – curata da Gaetano Grizzanti, Mauro Chiabrando e Pablo Rossi presso l’ADI Design Museum – vengono esposti per la prima volta tutti i 66 numeri della rivista, a testimoniare l’importanza di un fenomeno culturale riconosciuto a livello mondiale.

La mostra è ad accesso libero e visitabile fino a domenica 10 aprile.

Campo Grafico nasce a Milano sotto l’influenza delle grandi avanguardie culturali e artistiche del ‘900, divenendo rapidamente il luogo geometrico dove si incontrano le tendenze e le correnti ideali che daranno luogo all’Italian Style per la Tipografia e la Comunicazione.

Le 1.650 pagine (più 54 fuori testo e 114 inserti applicati a mano) dei 66 numeri esposti – oggi interamente digitalizzate e di libera consultazione su www.campografico.org – testimoniano l’impatto di questa rivista che, pur essendo tirata in sole 500 copie, è riuscita a comunicare con chiarezza «la mutabilità di tendenze e di mezzi in questa epoca di profonda progressione».

Un pugno di padri “fondatori” del graphic design, tra cui Attilio Rossi, Carlo Dradi, Guido Modiano, Luigi Veronesi, Enrico Bona, Ezio D’Errico, Antonio Boggeri e Bruno Munari guida tra le due guerre quella che è una vera rivoluzione, che, una volta iniziata apre la strada a modalità del tutto diverse di coniugare testi e immagini nella grafica.

Simbolicamente Campo Grafico decolla proprio mentre il nazismo chiude il Bauhaus. La rivista approfitta del fatto che il fascismo non aveva un pensiero unico nell’arte e nella cultura e quindi può portare avanti un’azione di rinnovamento in qualche caso iconoclasta anche verso protagonisti del Regime. Ma non mancheranno momenti di duro confronto quando nel 1934 Attilio Rossi, primo direttore della rivista, rifiuta di pubblicare sulla rivista i manifesti di Persico e di Nizzoli favorevoli al Plebiscito voluto da Mussolini.

La rivista proseguirà negli anni le proprie pubblicazioni con alterne fortune, esaurendo nel 1939 quello che era stata la spinta propulsiva degli inizi. Ma la sua straordinaria qualità e la sua capacità di avere uno “sguardo lungo” nel lanciare il graphic design, oggi la riportano più che mai al centro della scena culturale.

La mostra ha prodotto un catalogo, graficamente in stile iconista (design: Gaetano Grizzanti e Giancarlo Tosoni) tirata in 500 copie numerate, esclusivamente acquistabile presso AIAP Edizioni: www.aiap.it




Mostra: Campo Grafico 1933/1939: nasce il visual design
Luogo: ADI Design Museum
Indirizzo: Piazza Compasso d’Oro 1, 20154 Milano
Ingresso: gratuito / entrata da Via Ceresio 7, Milano
Date di apertura: dal 25 marzo al 10 aprile 2022
Orari di apertura: 10.30 - 20 (chiuso il lunedì)


Cos’è Campo Grafico

A Milano tra le due guerre, “Campo Grafico - Rivista di tecnica ed estetica grafica”, si impone come la più originale impresa collettiva in quelli che retrospettivamente sono definiti gli anni “creativi”, quando alla Galleria Il Milione o al Bar Craja nascevano i fermenti del gusto moderno: si passava dalle discussioni sull’arte astratta e le sue mostre al dibattito sul destino dell’architettura, fino alla nuova tipografia, proprio quella presentata nella Sezione Grafica della Germania 1933 alla V Triennale e simboleggiata dal carattere Futura di Paul Renner.

La Rivista diverrà subito anche un ideale punto di aggregazione di spiriti liberi e indipendenti, molti dei quali destinati a restare nel più assoluto anonimato. Qualunque fosse la loro formazione, tecnica e/o artistica, erano menti aperte agli stimoli intellettuali che avevano caratterizzato le avanguardie europee nell’ultimo decennio.

Come ebbe a ricordare cinquant’anni dopo Attilio Rossi – il primo direttore della rivista Campo Grafico – «erano le esperienze e gli insegnamenti della Bauhaus e di altre avanguardie europee in tutti i campi della cultura, che confluivano programmaticamente in una rivista sperimentale di arti grafiche totalmente nuova».

L’avventura comincia nel 1932 in una trattoria di Via delle Asole a Milano, dove si riuniva periodicamente il nucleo dei fondatori. C’era l’esigenza di un profondo svecchiamento del settore: tecnicamente si voleva portare la qualità tipografica all’altezza della fotografia; esteticamente occorreva superare le barriere e i limiti costituiti delle rigide simmetrie neoclassiche e dalla concezione della tipografia come arte, tradizionali cavalli di battaglia del “Il Risorgimento Grafico” di Raffaello Bertieri. 

Tra i primi “campisti” – come venivano chiamati i collaboratori della rivista Campo Grafico – figurano nomi dei “padri fondatori” del graphic design, tra i quali: Attilio Rossi, Carlo Dradi, Guido Modiano, Luigi Veronesi, Enrico Bona, Ezio D’Errico, Antonio Boggeri e Bruno Munari.

Finalmente si potevano dibattere gli argomenti della nuova estetica grafica che Guido Modiano e Edoardo Persico avevano anticipato sulla rivista “Tipografia” tra il 1931 e il 1932, ma anche l’identità e il ruolo della nuova figura professionale del “progettista grafico”, passando necessariamente attraverso un profondo rinnovamento dei programmi di insegnamento nelle scuole professionali.
Il miracolo diventa possibile grazie all’opera gratuita e volontaria di addetti ai lavori (tipografi, compositori, litografi, linotipisti, fototipisti e grafici) e alla ospitalità – ma in orario festivo – di alcune tipografie.

Appoggiavano l’impresa anche diversi amici sostenitori provenienti da altri ambiti – pittori, scenografi, scultori, architetti – i quali ogni sera si trovavano nello Studio Dradi-Rossi in via Rugabella 34 a Milano (presso cui dal 1934 era ospitata la sede della rivista), superando di fatto la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Le 500 copie della tiratura di ogni numero erano vendute in abbonamento a sostenitori e tipografi – molto spesso usate dai proto come strumento di lavoro – e ciò spiega in larga parte perché le collezioni complete dei 66 fascicoli pubblicati, pervenute ancora integre ai nostri giorni, si contino sulle dita di una mano. 

Oltre alla pubblicità e agli articoli, la rivista conteneva spesso anche allegati fuori testo, dove figuravano applicati vari stampati, come: copertine di libri, carte da lettere, biglietti d’auguri, avvisi di chiusura per ferie, manifesti, pieghevoli, cartoline, progetti grafici degli allievi delle scuole, annunci, listini… alcuni dei quali inseriti anche sciolti nei fascicoli.


L’Associazione Campo Grafico

Il 31 gennaio 2013 – a 80 anni dalla pubblicazione di "Campo Grafico / Rivista di Estetica e Tecnica Grafica" – Gaetano Grizzanti costituisce a Milano l’ASSOCIAZIONE CAMPO GRAFICO (associazione culturale, apartitica, aconfessionale, senza finalità di lucro), insieme con Mauro Chiabrando e ai figli dei fondatori della Rivista: Massimo Dradi (scomparso nel 2018) e Pablo Rossi.

L’Associazione – quale organismo ufficiale e fonte autorevole sulla storia di Campo Grafico – è nata con lo scopo di preservare la memoria culturale e documentale della rivista originale, realizzata a Milano dall’anno 1933 all’anno 1939.

Grazie alla sua opera pionieristica nel settore dell’arte grafica e tipografica, tuttora riconosciuta in tutto il mondo in quanto incubatrice del moderno design di comunicazione, "Campo Grafico" ha rivoluzionato l’approccio alla disciplina della progettazione grafica, costituendo oggi un vero e proprio patrimonio culturale italiano e globale.

Nel raccogliere l’ideale lascito testamentario della Rivista, attraverso la stessa anima pionieristica dei “campisti” di allora e in continuità coi loro princìpi estetici e le loro intenzioni pragmatiche, l'Associazione intende divulgare e promuovere – attraverso lo studio del pubblicato e l'analisi del suo contesto storico – lo spirito originario della “cultura di progetto”, intesa quest’ultima come percorso intellettuale, accademico e sperimentale che intreccia e coinvolge i settori della grafica, della tipografia, della stampa, del design, dell’arte, dell’editoria e della comunicazione visiva in genere.


ASSOCIAZIONE CAMPO GRAFICO
Via Eugenio Torelli Viollier 1
20125 Milano
Codice fiscale: 08156350962

Contatti stampa:
Gaetano Grizzanti
Cell. 335 83 67 976
info@campografico.org

15.05.2022 # 6060
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Paolo Falasconi // 0 comments

Heartstopper, la favola (divenuta realtà) dell'illustratrice Alice Oseman

Un progetto nato nel 2016 nel quale l'autrice ha fermamente creduto, sostenuta da una base di fan che ha contribuito a costruirne il successo

Netflix ci ha abituato a serie inedite che raggiungono in pochissimo tempo l'olimpo delle produzioni di grandissimo successo, dunque non dovrebbe stupire troppo che la prima stagione di Heartstopper, la nuova serie tv britannica pubblicata in streaming sul canale abbia totalizzato nelle prime tre settimane ben 53 milioni e mezzo di ore visualizzate.

Dalla sua uscita internazionale lo scorso 22 aprile ha fatto registrare un incredibile successo di pubblico (nel momento in cui scrivo sono passati appena 23 giorni) e, cosa più importante, un praticamente unanime apprezzamento della critica per il modo in cui ha saputo raccontare con grande delicatezza ma allo stesso tempo estrema precisione e realismo quel mondo di sensazioni, emozioni, pensieri che tutti gli adolescenti LGBTQ+ vivono e hanno vissuto, indipendentemente dall'epoca in cui lo sono stati. 

Si perché oltre che appassionare gli spettatori adolescenti, ha travolto letteralmente tutti coloro che adolescenti non lo sono da un pezzo ormai e che hanno ritrovato nelle vicende di Nick e Charlie, i due protagonisti, interpretati rispettivamente dai bravissimi Kit Connor e Joe Locke, la rivincita per una vita che avrebbero voluto e dovuto vivere alla luce del sole e che invece, per motivi legati ai tempi niente affatto pronti ad affrontare il tema della omosessualità, non si sono mai sognati di rendere pubblico. Come dire: Cavolo, ecco cosa ho passato, i miei tormenti e le difficoltà, i segreti e adesso tutti finalmente possono vederlo, e possono comprendere quanto sia stato difficile tenere tutti i pezzi insieme e andare avanti.

Il motivo per cui ce ne occupiamo però riguarda il fatto che questa serie, e il suo straordinario successo, nasce in realtà dalla matita di Alice Oseman, classe 1994, scrittrice ma soprattutto illustratrice con base nel Kent in Inghilterra, che ha realizzato un  Graphic Novel, Heartstopper –attualmente distribuito in 4 volumi in Italia da Mondadori– da cui è stata tratta la serie.

Il concept grafico è pensato come uno storyboard, (chissà se nei suoi sogni Alice avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe andata così!) con inquadrature dal taglio cinematografico, il ritmo è sempre alto grazie al sapiente gioco dei ballon che seguono l'enfasi del racconto con giochi di grandezze, spessori, ed un segno grafico freschissimo, che conserva (per fortuna) tutta la leggerezza di una solo apparente improvvisazione. 

L'aspetto però più entusiasmante è che il suo ruolo non si è fermato alla stesura del racconto, ma è stato determinante sul set per tutto il tempo delle riprese per mantenere intatta l'autenticità della narrazione tanto che, tra i giochi preferiti dai già numerosi fan, c'è la sovrapposizione delle scene disegnate con quelle riprese, segno che Alice ha centrato davvero il segno e questo non può che dipendere dalla totale concentrazione e dedizione alla storia come lei stessa confessa nelle note del volume 1.

Per noi, che sappiamo di essere di parte nel voler celebrare la creatività come una possibile strada per il successo, resta il fatto che questa rappresenta una bella storia (professionale) nella storia, che merita di essere raccontata. Insomma, tutti aspiriamo a fare della nostra passione il nostro lavoro, ed è bello condividerla. 

Alice Oseman ha un sito, aliceoseman.com ed è su instagram, ovviamente.


Il trailer ufficiale della serie:


27.01.2022 # 5888
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Daria La Ragione // 0 comments

Lasciateci le ali. Il reportage fotografico di Kira Marinova su Auschwitz.

Gli scatti di Kira Marinova raccontano la vita di un sopravvissuto che con la propria testimonianza ne ha ispirato lo storytelling.

LASCIATECI LE ALI

Chi è andato ad Auschwitz lo sa: la persona che va non è la stessa che torna.
Durante il viaggio di andata la mente è piena di tutto ciò che ha letto, sentito, immaginato.
Spesso nemmeno sa di andare a visitare due posti distinti: Auschwitz e Birkenau, campo di lavoro il primo, campo di sterminio l’altro.




Auschwitz è un posto pieno di fotografie, per ognuna c’è un nome, un’età, e i giorni che è riuscita a sopravvivere in quel luogo.
È anche pieno di oggetti: occhiali, scarpe, protesi, lattine di Zyclon B, migliaia di oggetti che ricordano migliaia di esseri umani trasportati in quei luoghi.
Molte foto sono state scattate. Molte storie raccontate. Eppure è come se tutto ciò rischiasse continuamente di sbiadire, scomparire, banalizzarsi.


È difficile dire quale luogo sia più angosciante. Birkenau è un insieme di casermoni senza porte, senza null’altro che strutture in cui stendersi a morire di freddo e stenti, è un luogo dove agli uomini e alle donne si è tolto tutto, finanche l’umanità.
Ma Auschwitz mette davvero i brividi. Perché è un posto carino, con file di palazzine di mattoni rossi ordinati, alberi  disposti in filari, che probabilmente erano già lì quando Kapò e poveri cristi si dividevano quegli spazi. Sembra un quartiere dormitorio a margine di una fabbrica. Te lo immagini popolato da operai.
E invece sono morti viventi quelli che ci hanno vissuto. 



E alcuni di loro, che sono sopravvissuti, hanno ancora una storia da raccontare.
86 anni, nella libreria di Birkenau, è fermo là, per chiunque voglia ascoltare la storia di un ragazzino di 14 anni che non è morto perché era troppo alto, troppo più alto dei suoi coetanei per essere mandato con loro a morire o farsi torturare dai medici. È là, racconta, parla. E quando si va via, con una scheda di memoria (che ironia!) piena di scatti, cresce passo dopo passo l’urgenza di raccontare, di non lasciar svanire, di far sapere a tutti.
Ecco perché continuare ad andare. Ecco perché continuare a fotografare.
Per non essere più spettatori. Per diventare testimoni.

















In occasione della giornata della memoria Ilasmagazine pubblica gli scatti di Kira Marinova.




16.11.2021 # 5835
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Paolo Falasconi // 0 comments

East Side Stories, il racconto per immagini della periferia napoletana

Il 17 novembre si inaugura la mostra al Made in Cloister con gli scatti degli studenti Ilas

IL CONCEPT

Da sempre luogo dalla spiccata leggibilità e figurabilità, Napoli racconta la sua storia nei secoli attraverso una immagine collettiva, pubblica, comune a tutti i suoi abitanti. 


Indipendentemente dal significato sociale o storico di molte sue aree, il tessuto urbano della città concentra una quantità di segni immediatamente e chiaramente riconoscibili che, nel tempo, hanno consentito di facilitare la sua identificazione visiva e la sua strutturazione, permettendo di sviluppare un atteggiamento da parte non solo degli abitanti ma anche dell'osservatore occasionale di immediate sense of belonging, quella familiarità difficile da codificare eppure così fortemente percepita. 


Alcuni spazi però e in special modo le periferie, cresciute un po' ovunque in Italia in funzione di una urgenza abitativa, restano fuori da questo racconto e, sebbene siano state quasi sempre oggetto di interventi di pianificazione urbanistica e architettonica, sembrano non riuscire ad esprimere il potenziale narrativo ed acquisire quel vocabolario di segni capace di esprimere la specificità del luogo. 


In questo progetto della Fondazione Made in Cloister, su incarico dell'associazione Estramoenia, si è voluto indagare se nell'infinito universo di sguardi e di storie che raccontano visivamente questi spazi, esistono percorsi non ancora esplorati che conducono ad immagini inedite, capaci di arricchire la narrazione di questo luogo con elementi che nel tempo e nello spazio possano ancora costituirsi come simboli, nuovi segni significanti non soltanto per il luogo ma per la vita umana. 


LA MOSTRA

I fotografi, 10 studenti provenienti dal Corso di Fotografia Professionale dell'Accademia di Comunicazione ILAS, selezionati dalla curatrice Arch. Federica Cerami, dopo un workshop curato dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II seguito da un sopralluogo sull'area individuata (compresa a Nord dalla linea ferroviaria Napoli-Salerno ed a Sud dalla fascia costiera dal Porto di Napoli a San Giovanni a Teduccio, a Ovest dalla zona orientale del Centro Storico di Napoli (Via Carbonara e Porta Capuana), ed ad Est dal Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura della Federico II e la iOS Academy) hanno sviluppato un breve racconto fotografico di tre scatti e, tra tutte le proposte ricevute sono state scelte 10 immagini che compongono la mostra EAST SIDE STORIES che si inaugurerà il 17 novembre negli spazi della Fondazione Made in Cloister.


Il progetto si chiuderà con la proclamazione, al termine della mostra, dello scatto vincitore del contest che si aggiudicherà un premio di 1000,00 euro mentre una menzione speciale sarà assegnata all'opera che nel corso dell'esposizione avrà raccolto il maggior numero di pubblicazioni su Instagram (@fondazionemadeincloister ed #eastsidestories). 


Gli scatti in mostra potranno essere acquistati e il ricavato contribuirà agli scopi dell’Associazione Estramoenia. 




Info: 


17 NOVEMBRE 2021

ore 12.00

Fondazione Made in Cloister Piazza Enrico De Nicola n.48, Napoli



Un racconto fotografico dell’area orientale di Napoli creato attraverso la visione di 10 studenti dell’istituto di fotografia ILAS di Napoli.





19.10.2021 # 5820
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Paolo Falasconi // 0 comments

Aurora Experience, la palestra per under20 per allenarsi alle skill del futuro

un progetto di respiro europeo, nato dalla condivisione di saperi e metodi di un’ampia rete di enti e fondazioni che si occupano di imprenditoria giovanile.

Non ha data, non ha luogo. Aurora Experience è la straordinaria occasione di allenamento delle skill del futuro, pensata da Aurora per gli under20 di tutta Europa.

Sempre aperta ad accogliere nuovi partecipanti, l’Experience è un modo unico per essere pronti alle sfide del XXI secolo. E per potere accedere poi alla Fellowship di Aurora.

Cos’è Aurora?
Aurora è un progetto di respiro europeo, nato dalla condivisione di saperi e metodi di un’ampia rete di enti e fondazioni che si occupano di imprenditoria giovanile. Ne fanno parte tra gli altri Fondazione Homo Ex Machina, Fondazione Golinelli, Junior Achievement Italia e Fondazione Mondo Digitale.
Un network che ogni anno coinvolge più di 200.000 ragazzi in Europa e lungo le coste del Mediterraneo.
L’obiettivo di Aurora è allenare gli under20 a uscire dalla propria comfort zone, facendo scelte lungimiranti e coraggiose, e prendendo decisioni di buon senso per l’ecosistema sociale e imprenditoriale.
“In uno scenario economico incerto e pieno di ambiguità - spiega Jacopo Mele, founder di Aurora - è importante che i ragazzi sviluppino la capacità di sperimentare, andando costantemente oltre i loro limiti. Se questo allenamento avviene nel periodo più intenso e formativo della loro vita, è più probabile che conserveranno a lungo le attitudini sviluppate.”

Cos’è Aurora Experience?
Un percorso di formazione modulare e progressivo, interamente fruibile da remoto, pratico e senza barriere tecnologiche.
È il momento aurorale di un iter, che affianca i ragazzi nell’acquisire:
• strumenti di apprendimento proiettati in un futuro sempre più mutevole
•  competenze spendibili immediatamente, al passo con esigenze e standard internazionali
• una forma mentis improntata alla formazione continua e innovativa

L’Experience è articolata in 3 step: 
1. Consapevolezza
Giocando con KnackApp, i candidati scoprono i punti di forza e le competenze trasversali per sviluppare il proprio potenziale. Partendo da ciò, raccontano in una lettera o in un video motivazionale quali sono le leve che li spingono a esplorare, a migliorare: così imparano a dare una cornice ai loro sogni e alle loro passioni.
Alla lettera (o al video) devono ricevere 10 commenti positivi, mostrando le loro abilità sociali e di creatività relazionale.

2. Coraggio
Devono conquistare due endorsement da parte dei Wizard di Aurora, straordinari professionisti, mentori con cui confrontarsi poi durante la Fellowship. Un test multiplo e difficile, che lascia ai candidati un enorme tesoro:
a. La determinazione di abbandonare la propria area di comfort ed esplorare mondi lontani dai loro interessi del momento;
b. Il coraggio di mettersi in discussione di fronte a professionisti straordinari;
c. La capacità di gestire la comunicazione con i Wizard (ed è fondamentale non
far capire loro che si intende partecipare ad Aurora);
d. La cura nella costruzione di una relazione sana e profonda.

3. Gioco di squadra
L'ultima prova è una escape room, basata su Google Maps e Wikipedia e valutata dal team di esperti di Aurora. Ogni ragazzo viene inserito in una squadra, senza conoscere gli altri componenti.
Si sviluppano così acutezza nell'osservare e nel rendersi utili. Si impara come partecipare attivamente in un gruppo, come condividere ciò che si sa e cosa si fare, come essere empatici. Si costruisce un ruolo di valore per sé stessi e per il gruppo.
Alla fine di ogni step il team di Aurora riconosce a ogni partecipante un open badge che certifica le skill acquisite, a testimonianza di quanto appreso.
Grazie all’Experience, Aurora seleziona ogni anno i 100 profili più adatti e propone loro l’accesso alla Fellowship, che dura tre anni.
“Un programma unico nel suo genere, perché non ha interesse a finanziare un’idea, ma si concentra sul processo di sperimentazione.” Commenta Jacopo Mele, founder di Aurora
Aurora Experience è l’occasione per tutti gli under20 di essere pronti alle sfide del XXI secolo.


Per candidarsi alla Experience e per approfondire l'argomento clicca sul link: 

28.09.2021 # 5801
La rivista anni Trenta “Campo Grafico” in mostra all’ADI Design Museum

Paolo Falasconi // 0 comments

RAW, Rome Art Week torna nella Capitale

Dal 25 al 30 ottobre 2021 la settimana dedicata all’arte contemporanea con un ricco calendario di mostre personali e collettive, open studio, performance, talk, eventi e appuntamenti virtuali.

Dal 25 al 30 ottobre 2021 la Capitale si tinge di viola: torna Rome Art Week, la settimana dedicata all’arte contemporanea che animerà la Città Eterna con un ricco calendario di mostre personali e collettive, open studio, performance, talk, eventi e appuntamenti virtuali. 
La manifestazione, promossa e organizzata da KOU - Associazione culturale per la promozione delle arti visive, si pone come un sofisticato network per l’arte contemporanea che ha l’obiettivo di costruire una rete tra tutti gli operatori del settore e il pubblico. Protagonisti musei, gallerie, spazi espositivi, curatori, artisti, associazioni, fondazioni e tutti gli stakeholders dell’arte contemporanea romana, uniti in un evento diffuso e “orizzontale” con lo scopo di sviluppare e sostenere la conoscenza e la diffusione dell’arte a più livelli. 

Dopo il successo delle passate edizioni con oltre 300 eventi sparsi per la città e più di 1000 adesioni tra gallerie e istituzioni, artisti e curatori, RAW 2021 conferma la sua capacità di fondere passato e contemporaneo, offrendo al pubblico la possibilità di esplorare la città attraverso un’altra prospettiva. RAW, infatti, ha come obiettivo quello di promuovere un nuovo turismo legato al contemporaneo. 

“Roma è famosa in tutto il mondo per la sua straordinaria storia e per le sue bellezze archeologiche o i suoi antichi monumenti. La Rome Art Week nasce dall’esigenza di espandere l’appeal della Capitale come meta turistica anche verso un nuovo pubblico, legato all’arte contemporanea, al pari delle altre Città Europee come Berlino e Londra. – così dichiara Massimiliano Padovan di Benedetto, ideatore e coordinatore di Rome Art Week - Con questa manifestazione, dal 2015, cerchiamo di dare rilievo e far conoscere le numerose realtà ed eccellenze che nella capitale lavorano da tempo nel mondo dell’arte contemporanea. Oltre alla storia e alle classiche mete conosciute da tutti, Roma ha tutte le carte per essere un nuovo punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per il contemporaneo” 


LE PRIME ANTICIPAZIONI DELLA SESTA EDIZIONE DI ROME ART WEEK
I numerosi eventi organizzati e le variegate attività di Rome Art Week animeranno ogni rione e zona di Roma, mostrando quanto l’arte contemporanea sia radicata nello spirito della Città Eterna. Tra le novità della sesta edizione, l’adesione di diverse realtà internazionali, tra gallerie, istituzioni e fondazioni, che hanno scelto la cornice di Rome Art Week per presentare al pubblico la loro attività. Tra queste la Casa Argentina, il Forum Austriaco di Cultura, la Real Academia de España, la Temple University Rome, l’AAIE Contemporary Art Center. 
Oltre agli eventi in presenza, Rome Art Week offre una vetrina accesa 356 giorni su 365 a tutti i partecipanti: il sito www.romeartweek.com è un vero e proprio portale di networking attivo tutto l’anno in cui ogni artista, curatore e struttura può continuare a promuovere il proprio lavoro; la piattaforma è anche uno strumento per trovare tutte le informazioni riguardanti gli eventi, le visite guidate gratuite e i percorsi suggeriti durante la manifestazione. All’interno del sito, inoltre, il pubblico potrà partecipare ai numerosi virtual tour proposti nella sezione RAW 360°: un servizio non solo rivolto a chi non potrà assistere personalmente agli eventi organizzati dagli iscritti, ma anche finalizzato a creare un archivio virtuale efficace e duraturo delle opere e degli allestimenti, rendendo così giustizia al lavoro artistico e curatoriale.

Anche per la sesta edizione, RAW dà grande spazio ai curatori, figure chiave dell’arte contemporanea. Per guidare il pubblico nel ricco programma di RAW 2021, noti critici, curatori e operatori del settore forniranno il loro punto di vista sui partecipanti e sugli eventi delineando percorsi omogenei ed evidenziando le eccellenze della manifestazione. I punti di vista di RAW 2021 sono consultabili qui: https://romeartweek.com/it/punti-di-vista/ 
Oltre alle numerose mostre personali e collettive proposte da strutture e curatori, con Rome Art Week il pubblico potrà “toccare con mano” il lavoro degli artisti, partecipando ai numerosi open studio in programma. La stimolante esperienza della visita negli open studio sarà un’occasione per i visitatori e gli addetti ai lavori di conoscere le novità del mercato dell’arte romana e scoprire da vicino gli ultimi lavori dei diversi artisti che Rome Art Week ha accolto volentieri nel suo network. 

Tra gli eventi già confermati nel programma segnaliamo“Per un prossimo reale”, la mostra personale di Antonio della Guardia a cura di Vasco Forconi presso la Fondazione Pastificio Cerere; la mostra “SUBVERSIONES" una personale di Estibaliz Sádaba Murguía presso la galleria AlbumArte; l’open studio di Susanne Kessler che presenterà un progetto realizzato con altri artisti provenienti da tutto il mondo; la mostra collettiva dedicata ai temi dell’Agenda 2030 dell’ONU “Rescue it! Artisti in movimento” all’ExGarage; l’incontro online con l’autore Marco Ciccolella che racconterà il progetto “People and Places”; e infine la mostra collettiva “Impudica Mente” della serie (S)exhibitions 2021/2022 ospitata negli spazi di Ospizio Giovani Artisti; la partecipazione delle gallerie Gagosian e Lorcan O’Neill. 

ROME ART WEEK & MIAMI NEW MEDIA FESTIVAL
Anche quest’anno si riconferma la collaborazione tra Rome Art Week e il Miami New Media Festival, giunto alla sua 16ª edizione. Nei mesi scorsi è stata lanciata una call rivolta a video artisti che hanno presentato a una giuria di esperti i propri lavori seguendo il tema “New Media Art e la pandemia”. I video selezionati saranno esposti durante la settimana di Rome Art Week, in occasione dell’evento del Miami New Media Festival che si terrà presso una prestigiosa sede espositiva romana. Le opere verranno poi esposte a Miami e nelle altre tappe mondiali del festival.

Rome Art Week è promossa da KOU Associazione culturale per la promozione delle arti visive e si avvale del patrocinio di: MIBACT Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Lazio, Roma Capitale Assessorato alla Crescita Cultuale, Sapienza Università di Roma. Partner: Menexa. Media partner: Culturalia.
Le news e gli elenchi dei partecipanti sono in costante aggiornamento e disponibili su www.romeartweek.it 



INFORMAZIONI UTILI
Rome Art Week 2021 – sesta Edizione
DOVE: Roma – varie sedi
QUANDO: dal 25 al 30 ottobre 2021
CONTATTI
MAIL: info@romeartweek.com 
TEL: +39 06 21128870
SITO: www.romeartweek.com 
FACEBOOK: www.facebook.com/romeartweek 
INSTAGRAM: www.instagram.com/romeartweek/ 
TWITTER: www.twitter.com/romeartweek/ 
VIMEO: www.vimeo.com/romeartweek/ 

Ideazione e organizzazione
Kou Associazione no-profit per la promozione delle arti visive
SITO: www.kou.net 

UFFICIO STAMPA NAZIONALE
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN 
051 6569105 - 392 2527126    
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