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Mostre ed eventi // Pagina 192 di 223
27.07.2007 # 602
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

Fino al 27 luglio 2007

La stagione 2007 della Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano prosegue, dal 18 aprile al 27 luglio, con la mostra DOPPIO SOGNO. 2RC tra artista e artefice, un interessante viaggio nella storia della 2RC Stamperia d'Arte, fondata a Roma nel 1959 da Valter ed Eleonora Rossi, due giovani studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Milano, insieme con il cugino Franco Cioppi. Duecentocinquanta opere grafiche, trenta lastre matrici, video documentari, ricostruiscono la storia della Stamperia 2RC di Roma e i loro rapporti con molti dei protagonisti dell'arte dalla seconda metà del XX secolo a oggi.
Dal 1962 al 2006 stamparono con la 2RC: Lucio Fontana, Alberto Burri, Gio Pomodoro, Giuseppe Capogrossi, Giulio Turcato, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Afro, Joan Mirò, Alexander Calder, Victor Vasarely, Man Ray, Max Bill, Henry Moore, Giacomo Manzù, Arnaldo Pomodoro, Graham Sutherland, Francis Bacon, Julian Schnabel, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Jannis Kounellis e molti altri ancora.


29.07.2007 # 648
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Bergamo | Pitture e disegni - Vanessa Beecroft | Fino al 29 luglio 2007

Fino al 29 luglio 2007

La GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta una personale dedicata a Vanessa Beecroft.
Per la prima volta a livello internazionale viene esposto il lavoro pittorico dell'artista, fondamentale sin dagli esordi della sua carriera, ma spesso poco conosciuto al grande pubblico. Il progetto espositivo, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, si sviluppa in quattro sale al secondo piano del museo e comprende circa 350 disegni, una trentina di ritratti a olio di medio formato e oltre 20 tele di grande formato, di cui due degli inizi degli anni Novanta e quattordici appositamente realizzate per la mostra in GAMeC. La personale si propone di offrire ai visitatori una prospettiva esauriente ed articolata su un particolare aspetto della produzione di Vanessa Beecroft, un'occasione unica per sottolineare la radice pittorica e figurativa di tutta la sua pratica artistica.
Tutto il suo lavoro, infatti, nasce dal disegno e dalla pittura, mezzi alla base delle sue ben note performance e fotografie. Nei suoi celeberrimi tableaux vivant i corpi delle modelle sono trattati secondo un alfabeto cromatico e compositivo con un chiaro rimando al linguaggio della pittura; allo stesso modo abiti e capigliature trovano ispirazione a volte nelle atmosfere metafisiche di Giorgio de Chirico ed altre nella pittura antica, dal rinascimento italiano - fino a Botticelli e Piero della Francesca - e fiammingo passando per i preraffaelliti.
A sua volta, la pittura di Vanessa Beecroft trova la sua ragione formale nel disegno moderno di tipo "espressionista", nei corpi segnati dal desiderio e dalla nevrosi di Egon Schiele o nella sintesi del tratto matissiano che l'artista ripropone secondo un suo vocabolario.
La personale indaga uno degli aspetti meno noti del lavoro di Vanessa Beecroft, un aspetto intimo e privato, eppure fondativo di tutta la sua opera.

29.07.2007 # 647
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Bergamo | Men with music - Johannes Kahrs | Fino al 29 luglio 2007

Fino al 29 luglio 2007

La GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta Men with music, una mostra personale dedicata a Johannes Kahrs, una delle figure di spicco della pittura tedesca e internazionale a partire dagli anni novanta.
La mostra alla GAMeC – allestita nelle cinque sale al primo piano della galleria – è la prima personale dell'artista presso un'istituzione museale italiana. Il progetto, a cura di Alessandro Rabottini, comprende una selezione di circa trenta dipinti e propone l'accostamento di opere inedite accanto a lavori già presenti in collezioni pubbliche e private europee, e raccolti all'interno di un itinerario site-specific ideato dall'artista per gli spazi del museo. La mostra ruota intorno alla raffigurazione dell'identità e del corpo maschile, messi a confronto con i temi della sessualità, della violenza, del desiderio e della perdita.
Quelle di Kahrs sono immagini cariche di mistero e di sensualità, che testimoniano l'interesse dell'artista per la fragilità dell'esistenza umana, per i suoi lati più oscuri e le pieghe più intime.

La pittura di Kahrs si contraddistingue per l'intensa forza emotiva e per la densità percettiva e psicologica che trasmette. Punto di partenza di ogni lavoro – siano essi dipinti o pastelli di piccole e grandi dimensioni –sono fotografie, immagini cinematografiche e televisive o, come accade per i lavori più recenti, foto scattate dall'artista stesso. Oggetto costante di tutta la sua pratica è, infatti, la rielaborazione della memoria collettiva in un'iconografia intima e personale, in cui molteplici riferimenti alla storia della pittura si fondono con la cultura visiva contemporanea fatta di immagini digitali, internet, fotografia giornalistica, pornografia e cinema horror.
L'artista preleva frammenti di immagini provenienti dal mondo dei media e dalle sue esperienze personali e le cala in un'atmosfera nella quale è difficile distinguere i contorni tra finzione, ricordo, sogno e proiezione fantastica. Il suo è un universo ambiguo, dai contorni sfumati e misteriosi, in cui le dimensioni molteplici del desiderio e della percezione si caricano di una tensione sospesa nel tempo e nello spazio. È difficile descrivere cosa accada nelle sue scene o addirittura identificarne l'oggetto: quello che resta è un'atmosfera, una sensazione, un dubbio e una profonda fascinazione.
Attraverso il suo lavoro – in cui troviamo echi profondi di maestri come Paul Cézanne, Gerhard Richter o Bruce Nauman – Johannes Kahrs investiga alcune delle questioni principali della nostra epoca: la relazione tra tempo, memoria e immagini, il labile confine tra la visione del dolore altrui e il consumo morboso di sofferenza mediatica, le trasformazioni dell'intimità e la legittimità di un pensiero politico radicalmente individuale.

La mostra è realizzata con il sostegno di: IFA – Institut für Auslandsbeziehungen ed in collaborazione con Goethe-Institut Mailand

29.07.2007 # 637
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Torino | Mario Merz: disegni | Fino al 29 luglio 2007

Fino al 29 luglio 2007

"Il disegno è una fessura per passare attraverso il kitsch di segni, di teorie, di idee,…il disegno è una cosa sentimentale." (Mario Merz)


Dal 28 aprile al 29 luglio 2007 la Fondazione Merz presenta la grande retrospettiva Mario Merz: Disegni, realizzata in collaborazione con il Kunstmuseum Winterthur (Svizzera) e curata da Dieter Schwarz e Beatrice Merz.

La mostra, ospitata fino al 9 aprile 2007 nelle sale del Kunstmuseum Winterthur, verrà completamente riallestita negli spazi della Fondazione Merz per accogliere circa 200 disegni, eseguiti dall'artista nell'arco di cinquanta anni, dal 1951 al 2003.

Il disegno è il punto di partenza dell'opera di Mario Merz. Come lui stesso racconta: " Io sono il ragazzo che andava nei campi sperando di poter portare a casa un disegno senza dover imitare il paesaggio dell'Ottocento. Il ragazzo che disegnava le sensazioni della natura."
Rifiutando tutto ciò che è definitivo e interpretando il proprio lavoro come una bozza, Merz vede nel disegno il mezzo più adatto, oltre che il più intimo.

29.07.2007 # 595
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Verona | Il settimo splendore | Fino al 29 luglio 2007

Fino al 29 luglio 2007

Duecento capolavori, suddivisi in 6 sezioni, saranno esposti a Verona a partire dal 25 marzo 2007. Le opere sono di Botticelli e di Giorgione, di Rosso Fiorentino e del Moretto, del Lotto e di Tiziano, di Tintoretto e di Carracci , di Caravaggio e del Guercino, di El Greco e del Fetti, di Canova e di Piranesi, di Böcklin e di de Chirico, di Modigliani e Carrà, e di molti altri ancora, Michelangelo compreso, presente in mostra con uno studio di testa per la Cappella Sistina in Vaticano, che contrassegna la malinconia profonda di un artista che nell'oscurità della materia trova il segreto miracolo della forma. Lo sviluppo della mostra prosegue con gli artisti contemporanei.
Titolo: Il Settimo Splendore. Sottotitolo: la modernità della malinconia. Sede: il restaurato Palazzo della Ragione, riportato all'antica bellezza grazie all'intervento di recupero realizzato da Tobia Scarpa, un architetto di fama e un cognome di casa a Verona, attraverso l'opera di suo padre Carlo che a suo tempo ripristinò la vibrante bellezza di Castelvecchio.

28.07.2007 # 668
Milano | Doppio sogno | Fino al 27 luglio 2007

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Milano | GHADA AMER - Le Salon Courbé | Fino al 28 luglio 2007

Fino al 28 luglio 2007

Francesca Minini è lieta di presentare la mostra di Ghada Amer, Le Salon Courbé, un progetto speciale creato per lo spazio della galleria e il video An Indigestible Dessert, realizzato in collaborazione con Reza Farkhondeh. Le Salon Courbé è un 'lounge', un luogo confortevole per ospitare il pubblico e predisporlo ad un possibile dialogo. Qui l'artista vuole mettere a confronto due diverse culture: quella mediorientale e quella occidentale. Il visitatore trova definizioni della parola 'terrorismo' sia in inglese che in arabo e dovrebbe conoscere entrambe le lingue per poter comprendere le divergenze che questa parola comporta. Ghada Amer trasforma con la sua poetica l'artigianato egiziano, tappeti, lampade e oggetti d'arredamento che riprendono lo stile neo-coloniale, insieme a elementi di gusto occidentale come la carta da parati. Quest'ultima riporta la definizione del termine terrorismo in inglese da quando è stata creata, durante la Rivoluzione Francese con il Regno del Terrore, fino ai giorni nostri. Il tappeto di seta e lana fatto a mano, riunisce le definizioni della stessa parola in lingua araba. Lo stesso significato è ricamato su un divano post-coloniale ed è inciso su una lampada di rame secondo l'antico artigianato mediorientale. All'entrata, ricamate su alcune tele, si possono leggere le definizioni in arabo delle parole amore, pace, sicurezza e libertà. Ghada Amer vuol ricordare a se stessa e al visitatore che l'arabo, la sua lingua madre, non è solo associata alla violenza, così come invece viene trasmesso oggi giorno dai media.