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21.03.2023 # 6234
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Marco Maraviglia //

Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Dal 22 al 27 marzo l‘arte fantastica dell‘autore tra grafica, illustrazione e design

Nell‘ambito del progetto La Linea del cuore, Tommaso Moscarelli espone al MANN 25 disegni originali su cartoncino di diverse dimensioni, realizzati con penna a china o con tecnica mista. Lavori che abbracciano il suo percorso artistico dal 1999 al 2022.


Esplorare i lavori di Tommaso Moscarelli è un‘esperienza extra-sensoriale.

Li vedi da lontano e ti sembrano big-bang di scarabocchi. Poi ti avvicini e percepisci esplosioni di autostrade che si intercettano ma senza mai giungere a un casello, senza un‘uscita. Implosioni di geometrismi, di geroglifici che hanno un loro perché. Incomprensibili per chi viaggia sulla superficie delle cose. Ma affascinanti per chi ha la mente libera, curiosa, indagatrice.

Eppure Tommaso non lascia nulla al caso. Ti avvicini ancor più alle sue opere e ti accorgi che ogni tavola non è puro astrattismo ma tracciata da segni interconnessi tra di loro. Si includono, si concatenano, si abbracciano, si schiudono e si avvolgono ad altri segni. Tutti figli di quelli accanto. Simili sulla stessa tavola ma non uguali. Mosaici estesi. Villaggi senza spazio, con gruppi di tribù di segni in movimento che a volte si estendono per poi restringersi ma senza mai lasciare un vuoto. Che è sempre pieno, saturo, affollato ma incredibilmente in un ordine armonioso nella sua composizione. Tutti lavori che definiscono mappe fantastiche del mondo di Tommaso. Un mondo in cui trascorre molte settimane per terminare un lavoro, perché di fattura certosina, artigianale, e la mano non può resistere a lungo.

 

Paesaggi astratti e labirintici, mosaici complessi, visioni stranianti dello spazio urbano, dei paesaggi naturali, del mondo vegetale, animale e meccanico. 
Sfide ai luoghi comuni sulla cultura e la religiosità popolare, narrazioni fiabesche, mappe di universi sconosciuti e familiari. 
Esplorazioni oniriche e (auto)ironiche dei labirinti della mente. 
Raffigurazioni della trasformazione dal caos al cosmo e viceversa, viaggi oltre la logica e i cinque sensi alla ricerca del divino. 

- Tommaso Moscarelli

 

È ciò che definirei l‘evoluzione del terzo millennio dell‘action-painting. Dalla casualità del dripping al dettaglio del segno astratto. Sembra un ossimoro: dettaglio e astratto. Ma qui ci sta.

Parliamo di strade creative che portano comunque alla ricerca della propria coscienza per una consapevolezza dell‘io.

Pollock, pioniere dell‘action-painting, fece del dripping la sua forma di espressione in cui l‘arte non era fine a se stessa ma strumento di autoanalisi che accompagnava le sue terapie psicanalitiche per quei demoni infantili che affollavano la sua mente e che cercava di affogare nell‘alcol.

 

Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare. Io sono stato a lungo junghiano…La pittura è uno stato dell‘essere…La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.

- Jackson Pollock

 

Ci sono immagini che andrebbero lette in tempi lunghi. Non sono adatte allo scrolling rapido. Sono frutto di complessi scintillii cerebrali ad alto impatto emotivo che generano un‘energia contagiosa per l‘osservatore.

Sono casi in cui pensi alla famosa massima di Nietzsche divenuta tra i claim più gadgetizzati. Percepisci tutto il caos interno dell‘artista, quel disagio di pochi che “disturba” il normale flusso delle frequenze standard della vita di massa. Quel disagio che in realtà innesca nuovi meccanismi progressisti perché portano a diversità, innovazione, stili alternativi che determinano tappe significative nell‘universo della creatività.

Quel disagio da interpretare come valore aggiunto che genera le stelle danzanti citate da Nietzsche.

Del resto, non avremmo mai visto l‘Urlo di Munch o il giallo ossessivo ed espressionista di Van Gogh, o i dipinti di Ligabue, i dripping dello stesso Pollock e così di tanti altri artisti. Del resto senza che la mente, il cuore, l‘anima siano sotto pressione, non ci sarebbe granché da esprimere se non l‘ordinarietà del vissuto e del visibile.

 

Ma attenzione. L‘arte di Tommaso Moscarelli è qualcosa di ibrido che sfocia nella grafica, illustrazione, nel design. E anche una sola porzione delle sue opere potrebbe essere la copertina di un libro o per intero utilizzate per l‘interior design. Come è già accaduto per porte scorrevoli di uffici e appartamenti, puff e altri elementi di arredo.

 

Bio

Nato a Trento il 24 aprile 1974, è cresciuto a Roma. A Napoli dal 1992, si forma prima da autodidatta, poi negli anni 1998 e 1999 come pittore, scultore e ceramista con il maestro Sergio Spataro.

Nel 2006 consegue il Diploma di Decorazione all‘Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida del professore Carmine Piro.

Nel 2008 con la professoressa Adriana De Manes, ottiene il Diploma di Biennio Spec. Arti Visive e Decorazione con votazione 110/110.

Oggi la sua produzione artistica si esprime principalmente attraverso la pittura su tela (acrilico/tecnica mista) e i disegni su cartoncino (penna tecnica/acrilico/tecnica mista).

Dal 2008 ha esposto in vari spazi in occasione di personali e collettive tra cui il Centro Shen, Movimento Aperto, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, Castel Sant‘Elmo e presso la Russo Home Gallery, in collaborazione con le architette Marcella Livio, Barbara Boddi, Maria Brovero per l‘applicazione di alcune sue opere nel campo dell‘interior design.

 

 

 

 

Mappa fantastica

di Tommaso Moscarelli (www.tommasomoscarelli.art)

Dal 22 al 27 marzo

MANN- Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Sala del pianterreno a ovest dell’Auditorium del Braccio Nuovo
Inaugurazione 22 marzo 2023 ore 10.30-13.30

Allestimento di Giovanni Ortica e Teresa Di Monda

Organizzazione a cura di Nakote Aps

 

Ingresso libero su prenotazione:

infonakote@libero.it

Le prenotazioni si apriranno lunedì 20/03 e si chiuderanno domenica 26/03 – nella mail è necessario specificare

il giorno, il numero di accessi richiesti e l‘orario. Per l‘accesso è necessario attendere la mail di conferma.

 

L‘inaugurazione della mostra sarà parte integrante dell’evento “LA LINEA DEL CUORE”, realizzato dall’Associazione Nakote in collaborazione con il MANN e l‘Oasi WWF RN Cratere degli Astroni nell‘ambito delle attività dell‘Asl Na 1 Centro - DSM - UOC 25/26 Centro Diurno di Riabilitazione psicosociale Fiera dell‘Est.


Immagine di copertina: "Giostre" (50x70) © Tommaso Moscarelli

Immagine sotto: "Metropoli organica" (50x70) © Tommaso Moscarelli



09.06.2026 # 6597
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Paolo Falasconi //

Il tramonto del logo statico: il Design Parametrico e la rivoluzione delle Identità Reattive

Come il creative coding e la tipografia variabile stanno trasformando i marchi in organismi visivi capaci di mutare in tempo reale

Se abbiamo già analizzato l‘impatto dell‘intelligenza artificiale sulla generazione di immagini, la vera frontiera strutturale di cui si discute oggi nei più avanzati studi internazionali di graphic design riguarda qualcosa di più profondo: la ridefinizione del marchio come sistema vivo, non come file. Nel 2026, il dibattito sul branding ha definitivamente messo in discussione il concetto di logo vettoriale invariabile — il classico file SVG o EPS — per abbracciare l‘era del Design Parametrico e delle Identità Reattive.
Non si tratta di una tendenza emergente, ma di una trasformazione già in atto. Studi come Pentagram, Sagmeister & Walsh e realtà come il MIT Media Lab lavorano da anni su architetture visive che leggono dati ambientali e comportamentali per riadattare la propria geometria in tempo reale, senza mai perdere la coerenza che definisce l‘identità di un brand.

Dalla forma fissa all‘organismo visivo
Storicamente, il compito dell‘art director è stato quello di cristallizzare l‘essenza di un brand in una forma chiusa e immutabile, regolata da rigide aree di rispetto. Oggi, l‘interazione continua sulle piattaforme digitali e l‘avvento dello Spatial Computing richiedono una fluidità che il logo tradizionale non può più garantire da solo.

Le identità reattive sono progettate tramite algoritmi. Il marchio muta il proprio peso visivo, estensione, colori e ritmo delle animazioni in risposta a input esterni precisi: il volume del suono nell‘ambiente circostante, il fuso orario dell‘utente, la percentuale di batteria del dispositivo, la velocità di scroll della pagina.
Casi già pubblici — come l‘identità sonora e visiva di Spotify che si adatta al genere musicale in riproduzione, o le sperimentazioni di Nike con identità generative legate alla performance atletica — mostrano che questo non è fantascienza progettuale.

Il designer contemporaneo, in questo paradigma, non disegna più una forma finita: progetta i confini di un comportamento. Definisce matematicamente i limiti di compressione o distorsione, lasciando che il marchio «respiri» all‘interno di un ecosistema logico.

Il trionfo definitivo della Tipografia Variabile
Al centro di questa rivoluzione troviamo la consacrazione della Tipografia Variabile (Variable Fonts). Se fino a qualche anno fa questa tecnologia rappresentava un virtuosismo tecnico riservato agli sviluppatori web, oggi è al cuore della direzione artistica d‘eccellenza — e la sua adozione da parte di Google Fonts e Adobe Fonts l‘ha resa accessibile a qualsiasi studio.

I grandi type design studio non consegnano più pacchetti rigidi con pesi predefiniti (Light, Regular, Bold), ma un unico file fluido dove spessore, inclinazione, spaziatura e forma dei terminali rispondono a parametri continui.
L‘uso magistrale della tipografia variabile permette ai brand di possedere una voce visiva dinamica: una tipografia che si assottiglia e sussurra quando l‘interfaccia richiede eleganza, per poi dilatarsi e occupare tutto lo schermo quando è necessaria la massima trazione commerciale. Typefaces come Roboto Flex di Google o Fraunces di Undercase Type sono già progettate con questa logica.

Il nuovo manuale di marca è un software
Questa evoluzione segna anche un passaggio epocale per gli artefatti della nostra professione: la progressiva obsolescenza del Brand Guidelines in formato PDF. I manuali di immagine coordinata dei brand più avanzati sono oggi portali interattivi o software proprietari — ne sono esempio il sistema di identità di Vercel o la brand platform di Stripe.
Al loro interno, il team di comunicazione non scarica un pittogramma: manipola cursori e parametri, testando in tempo reale come l‘identità visiva reagirà ai diversi scenari prima di esportare il risultato.

Questa transizione richiede un aggiornamento radicale delle competenze. Il profilo del Creative Coder — il professionista capace di unire sensibilità tipografica e spaziale alle basi della logica di programmazione — è sempre più centrale nelle strutture creative di eccellenza. Studi come Lotta Nieminen, Rutterford e i team interni di aziende come Figma o Linear ricercano esplicitamente questa ibridazione di competenze.
Non è una sostituzione del designer tradizionale: è la sua evoluzione naturale.

Il valore della logica per il designer di domani
Per chi opera nel settore o studia comunicazione visiva, comprendere il design parametrico significa compiere un salto evolutivo reale. Saper passare dalla cultura del disegno a quella della relazione — dalla forma finita al sistema di regole — garantisce al progettista un controllo autentico sulle nuove interfacce liquide.
L‘identità visiva smette di essere un timbro estetico e diventa un‘infrastruttura intelligente. È la dimostrazione che la Visual Intelligence non risiede nell‘uso del mouse, ma nella capacità di progettare comportamenti e sistemi di pensiero.

12.05.2026 # 6565
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Paolo Falasconi //

Shepard Fairey a Napoli: la propaganda del segno tra potere e pace

Le Gallerie d’Italia ospitano

Napoli diventa, dal 6 maggio 2026, il palcoscenico di una delle mostre più attese dell’anno per chiunque si occupi di comunicazione visiva. Le Gallerie d’Italia accolgono "Power to the Peaceful", la prima grande antologica napoletana dedicata a Shepard Fairey, universalmente noto come Obey. Non si tratta di una semplice esposizione di street art, ma di una analisi profonda su come il segno grafico possa diventare uno strumento di mobilitazione sociale e di critica politica.

La sintesi come arma di comunicazione
Il lavoro di Fairey rappresenta la perfetta fusione tra la lezione del modernismo e l’urgenza della cultura contemporanea. Fin dalle sue prime apparizioni con la campagna Andre the Giant Has a Posse, il designer ha dimostrato una Visual Intelligence fuori dal comune: la capacità di decontestualizzare un’immagine per caricarla di nuovi significati semantici.

Per lo studente di grafica o per il professionista della comunicazione, osservare le opere di Obey dal vivo significa studiare la forza della composizione. L’uso di una tavolozza cromatica ridotta al minimo (spesso solo rosso, nero e crema) e la costruzione geometrica rigorosa sono lezioni dirette di gerarchia visiva. Fairey non disegna solo manifesti; progetta sistemi di persuasione che occupano lo spazio pubblico con la stessa dignità di un’architettura.

Tra iconografia e impegno civile
La mostra ripercorre trent’anni di carriera, dai celebri ritratti che hanno ridefinito l’estetica della propaganda politica moderna fino alle opere più recenti dedicate alla giustizia ambientale e ai diritti umani. Il titolo, Power to the Peaceful, non è solo uno slogan, ma riflette l’approccio teorico dell’artista: usare il potere dell’immagine per promuovere la pace e il dissenso costruttivo.

 Dalla serigrafia al collage, fino alle grandi installazioni, l’opera di Fairey esalta la cultura del saper fare. La sua capacità di mescolare la riproducibilità tecnica con il valore unico del supporto fisico è un esempio lampante di come la materia possa dare peso al messaggio, un tema che abbiamo già esplorato analizzando l’eredità del modernismo.

Perché visitare questa mostra
Visitare questa esposizione è fondamentale per comprendere il ruolo del creativo nella società. Fairey ci insegna che il design non è un esercizio di stile fine a se stesso, ma una forma superiore di narrazione capace di influenzare la percezione del reale.
Per chi studia comunicazione, Obey è la dimostrazione vivente che la padronanza del segno e la conoscenza della storia dell’arte sono le basi indispensabili per costruire un linguaggio che lasci un segno tangibile nel tempo.


DOVE
Gallerie d Italia - Napoli

QUANDO
Dal 6 maggio al 6 settembre 2026

BIGLIETTI
Ingresso intero 8€, ridotto 4€, gratuito per convenzionati, scuole, Under 26 e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo

In copertina: Obey (Shepard Fairey), MOD / Wide Awake (particolare), 2023 © Obey Giant Art Inc.

23.04.2024 # 6412
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Marco Maraviglia //

Napoli omaggia Federico Fellini Al Blu di Prussia

I disegni erotici del Maestro e sei foto dal set di Patrizia Mannajuolo

Fino al 31 ottobre in mostra, per la prima volta a Napoli, ventinove disegni originali su carta di Federico Fellini e sei fotografie tratte dall‘archivio di Patrizia Mannajuolo scattate sul set di La città delle donne del maestro riminese.

 

Disegni erotici ironici e sarcastici. Tra i 130 ereditati dalla nipote di Fellini, Daniela Barbiani.

Donne opulenti, giunoniche, scolpite da un improbabile culturismo e dai volti distorti come se avessero subito una chirurgia estetica dall‘Ignoranza Artificiale. L‘esagerazione, l‘amplificazione delle parti sessuali che contrastano con i corpi minuti e sottomessi degli uomini. Donne a tre mammelle che sembrano citare Artemide Efesia e la fertilità femminile. Capezzoli sporgenti come appendici. Falli eretti come colonne monumentali e sederi femminili imperiali. Scene paradossali.

La prevaricazione della donna sull‘uomo e il ninfomanismo consapevole di una libertà sessuale. Dove la vecchiaia è un gioco di cui prendersi gioco. E con simpatia e sorriso vanno lette queste scene.

Disegni onirici, dove l‘immaginazione a volte supera desideri inconfessabili ma comunque allegri, divertenti e mai morbosi. Mai volgari. Perché l‘eros, in fondo, è un piacere e non ottenebrazione mentale. L‘eros non è perversione, non è pornografia quando è dissacrata con l‘ironia. Come certe storie di Bukowski.

 

I disegni esposti Al Blu di Prussia ritraggono una serie di personaggi che dialogano con il proprio alter-ego sessuale, protagonisti di giochi di parole e significato, tra doppi sensi e metafore. Una serie di personaggi che mettono a nudo i propri genitali, omini impauriti davanti a donne prosperose. I protagonisti di questa collezione sono gli organi sessuali stessi, sempre enormi, esagerati, sproporzionati, genitali che sovrastano l‘uomo.

-       Mario Pellegrino

 

Federico Fellini, fabbricatore di sogni surreali. Il dissacratore del perbenismo borghese, già nel 1960, con La dolce vita. Romagnolo e quindi schietto, diretto, giocoso e godereccio.

Quello che sceglieva personalmente fino all‘ultima comparsa per i suoi film e nel mentre cambiava occhiali per continuare a disegnare alla sua scrivania dettagli di personaggi, scene, costumi. Caricature della vita immaginata.

 

Questo dello scarabocchiare è una mania antica che mi porto appresso da sempre. Ai miei collaboratori, allo scenografo, al costumista, al truccatore soprattutto, cerco di dare delle idee meno approssimative di quelle che riuscirei a dare esprimendomi a voce, quindi fornendo già un‘esemplificazione grafica del trucco che desidero su quel volto che ho scelto, o del costume alla costumista, o un‘idea scenografica dell‘ambiente, un tentativo di bozzetto. E un modo per cominciare a vedere il film in faccia, per cominciare ad abitare in maniera fisica con i personaggi, cominciare a mettermeli intorno. Fino a quando il film non comincia, la preparazione non entra in una fase di autentica preparazione, è soltanto un‘immaginazione, una serie di immagini, di volti, di situazioni, di colori che abitano nella sfera dell‘immaginativo, quindi estremamente fluttuante, eterica, impalpabile, imprendibile. Un modo per cominciare a vederlo materializzato è un pochino questo qui di usare pennarelli, colori...

-       Federico Fellini, “Dizionario intimo per parole e immagini” a cura di Daniela Barbiani

 

 

Il mondo di Fellini è immenso e Patrizia Mannajuolo ne entrò in contatto come fotografa di scena per alcuni suoi film tra cui La città delle donne e di cui sono esposti cinque suoi scatti inediti in bianconero e uno a colori.

Immagini che rendono magistralmente l‘atmosfera del set e la personalità anfitrionica del regista.

 

 

 

Patrizia Mannajuolo. Napoletana, si dedica alla fotografia sin da giovanissima, a Roma, frequentando lo studio di Vittorugo Contino e collaborando con registi, attori e produttori come Roberto Rossellini e il figlio Renzo, Liliana Cavani, Alberto Sordi, Monica Vitti, Augusto Caminito e Federico Fellini. L‘opportunità di fotografare il fuori scena del film “La città delle donne” fu per lei l‘occasione di conoscere e mettere a fuoco un Fellini capace di grande empatia, intransigente e tenero al tempo stesso, visionario e geniale.

 

Daniela Barbiani. Nipote di Federico Fellini, è stata sua assistente alla regia dal 1980 al 1993 negli ultimi suoi quattro film, E la nave va, Ginger e Fred, Intervista, La voce della luna. È autrice di testi e articoli per pubblicazioni, riviste e cataloghi, fra i quali Cahiers du Cinéma, Quoi de neuf, Fellini Amacord, Rivista di studi felliniani, I libri di casa mia, La biblioteca di Federico Fellini, Fellinicittà.

Nel 2011 ha pubblicato per Baldini&Castoldi il romanzo Infedele.  È proprietaria e curatrice di una collezione di 130 disegni che Fellini le ha regalato e che sono stati esposti in importanti musei e festival di cinema in tutto il mondo.

 

 

FEDRICO FELLINI – “disegni erotici - fotografie dal set

Al Blu di Prussia

via Filangieri 42 - Napoli,

Dal 18 aprile al 31 ottobre 2024

Orari: martedì-venerdì 10.30-13/16-20; sabato 10.30-13 


Foto sotto: La città delle donne © Patrizia Mannajuolo

In copertina: La fuga; autoritratto con donna alle spalle


11.04.2024 # 6409
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Marco Maraviglia //

Alessandro Leone espone immagini artificiali al Kestè

La prima mostra di immagini di intelligenza artificiale a Napoli fino al 26 aprile

Con la mostra Immaginari Artificiali del visual designer Alessandro Leone, il Kestè ha inaugurato il 5 aprile il progetto Art_If, un ciclo di appuntamenti per affrontare, riflettere, discutere a microfono aperto, sulle nuove contaminazioni dell‘arte visiva generate dalle nuove tecnologie e, in primis, dall‘intelligenza artificiale.

 

Sono esposte immagini sintetiche, artificiali che, per chi non conosce l‘AI può essere tratto in inganno dai volti di africani ritratti con l‘Hasselblad virtuale.

Ma è quando si osservano gli altri ritratti con improbabili maschere tribali e copricapi tekno-cyborg costruiti con materiali RAEE presi da un‘isola ecologica di qualche pianeta impossibile, che anche un inesperto di intelligenza artificiale si rende conto di trovarsi di fronte a qualcosa che non torna.

 

Quello proposto da Alessandro è un filone che mostra il parallelismo tra fake e contraffatto. Termini dal significato apparentemente simili. Come l‘AI che per lo sviluppo di immagini ha infatti varie declinazioni tra cui la possibile e verosimile creazione di una realtà inesistente e la riconoscibile fantascienza. La realtà distorta, distopica ma credibile, e l‘assurdo.

Mostrare allo stesso tempo queste due piste è un atto di onestà intellettuale, di quelle che avvisano l‘osservatore. Come quando sui social alcuni autori coscienziosi perché non obbligati, precisano con l‘hashtag #AI che trattasi di immagini prodotte da intelligenza artificiale. Anche se spesso non tutti badano a questi tre caratteri.

 

Agli inizi Alessandro Leone considerava l‘AI un nemico, poi per curiosità personale e deformazione professionale, necessaria ad approcciarsi alle novità del proprio settore per non sentirsi tagliato fuori, inizia a prenderci confidenza per poi giungere all‘amicizia.

Accettando un dialogo nuovo e assolutamente strano per una coppia di amici:

 

la sensazione di essere un creatore ma al contempo un tramite della macchina che ti chiede di alimentarla.

 

Ma cos‘è l‘AI? Quali potenzialità ha? Chi la utilizza? Perché? Cosa realizza? Qualcosa la scrissi già qui un paio di anni fa ma nel frattempo si è fatta tanta strada.

Lo stesso Alessandro Leone per lavoro si è ritrovato a realizzare alcune illustrazioni servendosi dell‘AI.

La generazione di immagini sintetiche è un‘opportunità che, se utilizzata con etica, autoregolamentazione deontologica e padronanza, non può che allargare il ventaglio creativo per aprire a nuovi scenari lavorativi.

Nell‘entertainment si vedono già filmati con personaggi d‘epoca che dicono cose paradossali legate all‘attualità. Con la stessa voce e a prova di labiale. Ma non è che un esempio innocente e ludico. Perché poi c‘è anche l‘altra faccia della medaglia dove, per fini propagandistici, si mettono in bocca parole mai dette di un politico internazionale. Sempre a prova di labiale. E gli smanettoni fact checker provvedono a smantellare anche questa roba.

Che piaccia o no, siamo approdati comunque alla quarta dimensione che, specie in merito alle arti visive, riserverà nuove sorprese.

 

Si scrivono i prompt, testi che suggeriscono al software l‘immagine che si intende produrre. Le parole chiave possono determinare caratteristiche salienti della scena. I risultati ottenuti fanno in parte comprendere la cultura visiva e generale del creator. Perché anche per il testo di un prompt occorre essere un po‘ copywriter, un po‘ poeta, un po‘ scrittore e padrone della disciplina da cui trarre spunti da trasformare in parole chiave.

 

Pensavo di inserire nelle didascalie delle immagini anche i prompt che le hanno generate, ma questi sono come ricette che è meglio non divulgare.

 

Ricette, sì, ma in quanto tali non darebbero mai lo stesso risultato a persone differenti. Solo lo chef proprietario della ricetta sa come ottenere la migliore estetica del piatto da servire.

 

Sono esposte ventitré immagini in formato 50x40 e due 70x100, stampate come “vera fotografia” di una volta, con processo chimico cromogeno C41 per intenderci, e pannellate su dibond.

 

 

Alessandro Leone

Visual designer, art director, formatore.

Nasce nel 1971, si diploma in scenografia nel 1991 all‘Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sulla Tempesta di Shakespeare nella rilettura contemporanea di Peter Greenaway. È grafico professionista dal 1994. Dal ‘95 al 2005 è socio dello studio Kaleidos, per il quale realizza campagne pubblicitarie, coordinati grafici e prodotti editoriali per enti e aziende (tra cui Arpac, Banca Popolare di Sviluppo, Il Manifesto, Museo dell‘Attore Napoletano, Nuovo Teatro Nuovo, Premio Massimo Troisi, Ente Ville Vesuviane, Guida editore, Scatola Sonora, Dissonanzen, Centro di Musica Antica Pietà de‘ Turchini). Dal 2005 al 2014 è titolare e direttore creativo dello Studio Alessandro Leone. Ha ideato e realizzato campagne di comunicazione e immagine di eventi e iniziative per Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli, Ente Provinciale per il Turismo, Sovrintendenza per i Beni Storici e Architettonici di Napoli e Caserta e altre istituzioni e organizzazioni. Dal 2005 sino ad oggi è docente di design per la comunicazione presso il Centro Studi Ilas. Nel 2010 è cofondatore dell‘agenzia di comunicazione Adversa (tra i clienti: Partito Democratico, Cgil, Gallerie d‘Italia Palazzo Zevallos, Museo delle Carrozze di Villa Pignatelli, Antonio Biasiucci, Colonnese editore, BioC‘è, Caffè Kimbo, La Doria). In questi anni si occupa di comunicazione politica, grafica editoriale, allestimenti mostre e food consulting (Salvo Pizzaioli, Taverna Vesuviana, Pizzeria Carmnella, Pietro Parisi chef, Mad‘inFood, Alfonso Crisci chef). Dal 2013 è direttore creativo di Babel adv, un network di professionisti della comunicazione (alcuni dei suoi ultimi clienti: Polo Pietrasanta, Officina_reporter, La Stanza del Gusto, Festival di Musica Antica, Associazione Scarlatti, AnimalDay, Factory, Diogene editore, Forum delle Culture, Teatri Uniti, Casa del Teatro, Digitalcomoedia, Bios, Wuderkammer, Musap, Caon Chocolate, Ceramiche Crescentini).

 

 

Immaginari Artificiali di Alessandro Leone

rassegna Art_If di Fabrizio Caliendo e Alessandro Leone

dal 5 al 26 aprile 2024

Kestè Napoli, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli



07.03.2024 # 6399
Tommaso Moscarelli: Mappa Fantastica in mostra al MANN

Marco Maraviglia //

Luisa Cittone, illustratrice cacciatrice di emozioni

L‘eros comincia a 40 anni per un‘eclettica illustratrice naturalistica scientifica

Da sempre appassionata di Milo Manara e Guido Crepax, segue anche Tanino Liberatore, Paolo Serpieri, Giovanna Casotto, Frida Castelli, Apollonia Saintclair. Tutti autori le cui tavole hanno un forte impatto glamour, erotico o comunque che esaltano ed evocano la bellezza fisica dei corpi umani.

Le sculture dell‘arte classica, Gian Lorenzo Bernini, le immagini dei grandi fotografi del nudo erotico, tutto ciò può essere fonte di ricerca dell‘intensità della bellezza dell‘eros.

Non si tratta di ispirarsi, emulare, copiare, ma cogliere dettagli, impercettibili a volte, da metabolizzare per realizzare poi qualcosa di personale.

 

E c‘è una linea di confine tra eros e nudità a sé stante, quella che sfocia nella volgarità, nel pornografico. A Luisa interessa percepire, cacciare l‘emozione del non detto, del vedo e non vedo, del non esplicito. Un gesto, un‘espressione, un‘idea che faccia immaginare in modo implicito quel che si cela dietro uno sguardo languido con labbra socchiuse, o il contatto delle dita di una mano su un corpo, una tensione muscolare, l‘inarcamento di una schiena, di una certa posizione delle gambe.

Eleganza e sensualità ricercate attraverso il movimento e la muscolatura del corpo umano non trascurando le differenze tra corpo maschile e femminile.

Una passione iniziata dopo i 40 anni un po‘ per gioco ma inevitabile approdo dei suoi interessi e studi della natura umana.

 

L‘eros non dovrebbe essere legato alle etichette che definiscono tendenze sessuali, ma avere la libertà di trasmettere un‘emozione.

 


La fotografia come punto di partenza: Art Shooting

Come gli artisti realizzavano disegni preparatori e cartoni prima di dipingere o quelli che più tardi facevano uso della fotografia per dipingere i loro paesaggi, Luisa Cittone parte dalla fotografia. Perché al 50% è anche fotografa.

È ideatrice di Art Shooting, un format di cui organizza workshop fotografici di posing, anatomia e suoi dettagli  in chiave erotica con modelle che seguono una sceneggiatura ben precisa come se si girasse un film.

Altri workshop a tema: Tentazioni e Ho un‘amica a cena in collaborazione con Roberto Bressan. E ne seguiranno altri. In tutto sei.

Le modelle ovviamente le seleziona spiegando loro il percorso dello shooting. Perché non tutte sono disposte ad avvicinare le labbra a una sconosciuta o toccarsi sul corpo. E devono seguire tutte le indicazioni della regista Luisa che, se individua un “fuori percorso” soddisfacente nelle pose, decide di continuare a lavorare su quello.

I partecipanti sono fotografi professionisti o fotoamatori che vanno dai 30 anni in su e anche loro hanno indicazioni ben precise: massima concentrazione, puntare l‘attenzione sui dettagli dei corpi e della loro tensione muscolare, osservare bene l‘impostazione delle mani che sono parte fondamentale della composizione.

Solo dopo una prima fase del lavoro i fotografi hanno poi la facoltà di poter dare ulteriori indicazioni alle modelle.

 

L‘erotismo per me è sicuramente DONNA, le mie illustrazioni sono l‘esaltazione della femminilità, io ritengo che tutte le donne siano erotiche anche inconsapevolmente, la mia sfida è quella di mostrare alla donna, e chi guarda le illustrazioni, tutto questo e lo faccio puntando al dettaglio, al vedo non vedo. Mi piace che le illustrazioni accendano il desiderio e le emozioni, non mi piace la banalità, la volgarità, l‘esplicito, perchè nell‘esplicito tutto è già accaduto.

 

Un workshop che è accompagnato da slide di illustrazioni del corpo umano che mostrano le sue principali parti anatomiche.

 

La produzione eclettica

Luisa Cittone inizia a lavorare alle sue produzioni realizzando dal 2019 calendari print on demand, pubblica i suoi lavori come Indispensabili erotici (edito da FuocoFuochino), Arte erotica con Youcanprint, collabora per le illustrazioni al libro Santa e puttana per Eros Cultura.

Realizza merchandising come magliette e mascherine durante la pandemia.

I “quadri sagomina” fanno parte di un‘altra sua produzione dove le illustrazioni sono attaccate su un fondo da lei colorato in acrilico, verniciati a più strati, incorniciate e piegate restituendo una loro tridimensionalità.

L‘8 marzo uscirà L‘amore con la gonna di Antonio Provitina con illustrazioni di Luisa.

E poi in cantiere ha un gioco di carte erotiche. Da giocare in coppia.

E disegni per tatuaggi? Le è capitato di farne.

Si definisce “vulcanica” per cui si ritrova talvolta con progetti accantonati per lungo tempo.

 

Le tecniche

L‘illustrazione manuale sintetizza e enfatizza ciò che una fotografia, può invece distrarre. Come per una poesia: poche parole ma che raccontano un universo.

Luisa Cittone traccia il contorno dei suoi disegni con matita HB e utilizza quelle morbide, fino alle B14, pastelli ad olio, acrilici, inchiostro di china, gli Ecoline (quelli che venivano utilizzati per colorare le foto in bianconero, per intenderci), talvolta gessetti. Non disdegna la tavoletta grafica previa digitalizzazione dei disegni.

Se lavora sulle tele passa una base di caffè per poi colorarci sopra.

Adora la tecnica del puntinato a china. Scopre su Instagram una penna elettrica a percussione che decide di acquistare e che le consente di ridurre i tempi di punteggiamento per i fondi dei suoi disegni. I dettagli invece, a mano.

 

Chi è Luisa Cittone

Luisa Cittone nasce a Merano l‘11 dicembre 1972 e vive a Milano.

Si diploma al Liceo Artistico e poi all‘IED in illustrazione.

Dai tempi del liceo è attratta dalla natura umana e dal corpo che la racchiude. La sua anatomia, la muscolatura e il “telaio” dell‘ossatura. E, infatti, nasce come illustratrice naturalistica scientifica.

Ha lavorato e lavora nel campo editoriale per pubblicazioni scientifiche e naturalistiche con Arnoldo Mondadori, Zanichelli Editore, RCS, Istituto Geografico De Agostini, Paravia Bruno Mondadori, Raffaello Editrice, La Scuola di Brescia , Ardea Editrice, Piemme, Capitello Editore, la Spiga, Atlas, Petrini Editori, Touring Club.

Vanta inoltre esperienze con alcune agenzie pubblicitarie e ha svolto e svolge attività di docenza per scuole civiche, centri di formazione professionale e scuole medie.


Immagini: © Luisa Cittone

 

SITO WEB di Luisa Cittone



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