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07.04.2026 # 6551
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Ilas Web Editor //

Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Invito rivolto a tutti i fotografi professionisti, fotoamatori e appassionati di fotografia: scadenza 11 maggio

#𝐈𝐍𝐕𝐀𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄𝐅𝐎𝐓𝐎𝐆𝐑𝐀𝐅𝐈𝐂𝐀

La passione per la fotografia invade Napoli con un photo-festival estemporaneo en plein air


𝗜𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗼𝗰𝗶𝗻𝗶, 𝘂𝗻𝗼𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹

𝗦𝗰𝗮𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲: 𝟭𝟭 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼

𝗘𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝗱𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮𝟰 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼

𝗟𝘂𝗼𝗴𝗼: 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶


A Napoli stanno preparando un’invasione. Ma niente panico: non arrivano barbari né turisti armati di trolley, bensì fotografie. Che, a ben vedere, sono molto più pericolose: non occupano spazio, occupano lo sguardo.


Si chiama #INVASIONEFOTOGRAFICA ed è una di quelle idee che nascono fuori dai palazzi e, proprio per questo, hanno più probabilità di entrarci, almeno metaforicamente. Nessun patrocinio, nessun timbro, nessuna benedizione ufficiale. Solo una data – domenica 24 maggio – e una scadenza, l’11 maggio, per aderire a quella che è insieme una chiamata alle arti e una dichiarazione d’intenti: riportare la fotografia tra la gente, dove è nata e dove continua a vivere, anche quando non ce ne accorgiamo.


Perché la fotografia è questo strano animale domestico che abita le nostre giornate senza chiedere permesso. La guardiamo di continuo, la produciamo compulsivamente, ma raramente la vediamo davvero. “Leggiamo” immagini dalla mattina alla sera, eppure spesso non sappiamo più cosa ci stanno dicendo. È un linguaggio che tutti parlano e pochi ascoltano.


E allora qualcuno ha pensato di alzare il volume.


Non con una mostra, che ha sempre un’aria un po’ intimidatoria, da silenzio in sala e mani dietro la schiena. Ma con una festa disordinata e diffusa, una specie di carnevale visivo: fotografie appese ai balconi come lenzuola stese ad asciugare, immagini portate a spasso da uomini-sandwich, cartoline fotografiche vendute come noccioline, piccole gallerie ambulanti appuntate addosso, schermi accesi nelle vetrine, tavolini di bar trasformati in espositori improvvisati.


Napoli, che di teatro a cielo aperto se ne intende, diventa per un giorno una scenografia abitata dalle immagini. Non più chiuse nelle cornici o nei feed, ma liberate nello spazio pubblico, dove incontrano occhi distratti, curiosi, innamorati. Occhi veri.


C’è qualcosa di profondamente napoletano in questa scelta. Anche nel calendario. La Giornata mondiale della fotografia cade il 19 agosto, quando le città si svuotano e le immagini restano a guardarsi tra loro. Qui invece si fa il contrario: si anticipa, si improvvisa, si sceglie una data in cui la città pulsa. Perché Napoli è creatività, è una capitale inconsapevole, di quelle che non hanno bisogno di proclamarsi tali per esserlo.



O forse sì. Forse ogni tanto serve qualcuno che glielo ricordi.


Quel qualcuno, in questo caso, è Marco Maraviglia. Fotografo da quarant’anni, tessitore di relazioni da quindici, uno che ha capito prima di molti altri che la fotografia non è solo tecnica o talento, ma comunità. Che le immagini crescono meglio quando si incontrano, si confrontano, si contaminano.


Le sue iniziative precedenti – dai mercati d’arte accessibile agli incontri online durante il lockdown, dalle visite negli archivi alle serate negli studi dei fotografi – raccontano una stessa ossessione gentile: mettere in circolo la fotografia, toglierla dai recinti, renderla condivisa.


#INVASIONEFOTOGRAFICA è il passo successivo. O forse il ritorno al punto di partenza: la strada.


La partecipazione è gratuita, aperta a professionisti, fotoamatori, curiosi. Individualmente o in gruppo, con o senza associazioni alle spalle. Non c’è una forma giusta, ma mille possibili. L’unico requisito è avere qualcosa da mostrare e il coraggio di farlo alla luce del sole.


Perché in fondo è questo che distingue una fotografia da tutte le altre immagini che produciamo ogni giorno: la volontà di essere vista.


E Napoli, almeno per un giorno, sembra pronta a guardare.


Dettagli/info: https://www.eventbrite.it/e/invasionefotografica-tickets-1984475811573



Marco Maraviglia è fotografo da 40 anni e negli ultimi quindici anni si è dedicato con passione a fare rete tra i fotografi, promuovendo la cultura dell‘immagine attraverso incontri sia online che dal vivo.


Tra le sue iniziative principali spiccano:


Photo Art Market: un mercato di fotografia d‘arte e d‘autore pensato per rendere il collezionismo accessibile a tutti.

Bar Photo Polis: incontri online con professionisti della fotografia durante il lockdown per la pandemia Covid.

“Ci vediamo in galleria”: una serie di appuntamenti tematici ospitati nella Galleria Principe di Napoli.

Photo&Drink: visite conviviali ed esclusive negli studi e nelle abitazioni dei professionisti napoletani.


Ha inoltre organizzato visite presso l‘Archivio Fotografico Carbone, l‘Archivio Fotografico della Soprintendenza al Palazzo Reale di Napoli, la stamperia d‘arte FuoriGamut di Marco Spatuzza, il Museo Napoli di Gaetano Bonelli e la galleria Spot Home di Cristina Ferraiuolo.


Consapevole della grande attenzione che altre città italiane ed estere riservano alla fotografia tramite musei, festival e grandi mostre, ha ideato #INVASIONEFOTOGRAFICA.

L‘obiettivo è dare visibilità alle numerose realtà professionali e amatoriali del territorio, sensibilizzando le istituzioni affinché la fotografia ottenga finalmente lo spazio e le opportunità che merita a livello nazionale e internazionale.

13.05.2026 # 6570
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Paolo Falasconi //

Vortici: Alexi Worth e la persistenza della forma alle Gallerie di Napoli

Il dialogo tra la pittura contemporanea di New York e la ceramica magnogreca rivela la continuità millenaria dei gesti e della visione.

Fino al 5 luglio 2026, le Gallerie di Italia a Napoli ospitano un progetto espositivo che interroga direttamente le radici della nostra cultura visiva. La mostra, intitolata "Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica", curata da Silvia Gaspardo Moro e Richard Neer, propone un confronto che appare inizialmente audace ma che si rivela, a uno sguardo attento, necessario: il linguaggio di Alexi Worth incontra la perfezione della ceramica attica e magnogreca della Collezione Intesa Sanpaolo.


La pittura come costruzione mentale

Alexi Worth, artista nato a New York nel 1968, porta per la prima volta in Italia una selezione di nove dipinti che sfidano la percezione tradizionale della figurazione. La sua pittura è, per sua stessa definizione, creata dalla mente e realizzata dalle mani. In un mondo iper-saturo di immagini digitali, Worth opera una sottrazione che lo avvicina alla sensibilità dei maestri antichi. Gli oggetti del quotidiano — calici, mani, foglie — vengono spogliati del superfluo e restituiti attraverso superfici essenziali e punti di vista alterati.


Questa operazione non è un semplice esercizio di stile, ma una applicazione purissima di quella Visual Intelligence che cerchiamo di promuovere in ogni numero del nostro magazine. Worth restituisce alla figura la forza contemplativa della astrazione, rendendo ogni pennellata un atto di pensiero rigoroso.


Il simposio: un ponte tra epoche

Il fulcro della esposizione risiede nel dialogo con i reperti archeologici della Collezione Caputi. Tre crateri e una hydria diventano i compagni di viaggio delle tele di Worth. La scelta del tema del simposio e dei gesti legati al bere non è casuale: Richard Neer, docente alla Università di Chicago, ha individuato in questi atti quotidiani una continuità formale che attraversa i millenni.


Osservare un cratere greco accanto a un dipinto di Worth permette di comprendere come il design dei volumi e la narrazione visiva siano rimasti legati a regole immutabili di equilibrio e proporzione. La ceramica antica, con la sua precisione geometrica, parla la stessa lingua della pittura concisa di Worth. Entrambe le espressioni celebrano la cultura del saper fare e la dignità del manufatto inteso come estensione della intelligenza umana.


La lezione per il designer contemporaneo

Per chi studia comunicazione o si occupa di progettazione visiva, questa mostra rappresenta una lezione fondamentale sulla economia della forma. Worth ci insegna che non è necessario urlare per essere ascoltati; la intensità di un segno risiede nella sua precisione e nella capacità di evocare mondi interi attraverso un dettaglio comune.


La figura di Worth, che è anche un autorevole critico d’arte per testate come Artforum e il New Yorker, incarna perfettamente il profilo del creativo intellettuale: colui che non separa mai la pratica pittorica dalla analisi teorica. Una mostra che consigliamo caldamente a chiunque voglia riscoprire il valore della semplicità complessa.

12.05.2026 # 6563
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Paolo Falasconi //

Shepard Fairey a Napoli: la propaganda del segno tra potere e pace

Le Gallerie d’Italia ospitano

Napoli diventa, dal 6 maggio 2026, il palcoscenico di una delle mostre più attese dell’anno per chiunque si occupi di comunicazione visiva. Le Gallerie d’Italia accolgono "Power to the Peaceful", la prima grande antologica napoletana dedicata a Shepard Fairey, universalmente noto come Obey. Non si tratta di una semplice esposizione di street art, ma di una analisi profonda su come il segno grafico possa diventare uno strumento di mobilitazione sociale e di critica politica.

La sintesi come arma di comunicazione
Il lavoro di Fairey rappresenta la perfetta fusione tra la lezione del modernismo e l’urgenza della cultura contemporanea. Fin dalle sue prime apparizioni con la campagna Andre the Giant Has a Posse, il designer ha dimostrato una Visual Intelligence fuori dal comune: la capacità di decontestualizzare un’immagine per caricarla di nuovi significati semantici.

Per lo studente di grafica o per il professionista della comunicazione, osservare le opere di Obey dal vivo significa studiare la forza della composizione. L’uso di una tavolozza cromatica ridotta al minimo (spesso solo rosso, nero e crema) e la costruzione geometrica rigorosa sono lezioni dirette di gerarchia visiva. Fairey non disegna solo manifesti; progetta sistemi di persuasione che occupano lo spazio pubblico con la stessa dignità di un’architettura.

Tra iconografia e impegno civile
La mostra ripercorre trent’anni di carriera, dai celebri ritratti che hanno ridefinito l’estetica della propaganda politica moderna fino alle opere più recenti dedicate alla giustizia ambientale e ai diritti umani. Il titolo, Power to the Peaceful, non è solo uno slogan, ma riflette l’approccio teorico dell’artista: usare il potere dell’immagine per promuovere la pace e il dissenso costruttivo.

 Dalla serigrafia al collage, fino alle grandi installazioni, l’opera di Fairey esalta la cultura del saper fare. La sua capacità di mescolare la riproducibilità tecnica con il valore unico del supporto fisico è un esempio lampante di come la materia possa dare peso al messaggio, un tema che abbiamo già esplorato analizzando l’eredità del modernismo.

Perché visitare questa mostra
Visitare questa esposizione è fondamentale per comprendere il ruolo del creativo nella società. Fairey ci insegna che il design non è un esercizio di stile fine a se stesso, ma una forma superiore di narrazione capace di influenzare la percezione del reale.
Per chi studia comunicazione, Obey è la dimostrazione vivente che la padronanza del segno e la conoscenza della storia dell’arte sono le basi indispensabili per costruire un linguaggio che lasci un segno tangibile nel tempo.


DOVE
Gallerie d Italia - Napoli

QUANDO
Dal 6 maggio al 6 settembre 2026

BIGLIETTI
Ingresso intero 8€, ridotto 4€, gratuito per convenzionati, scuole, Under 26 e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo

In copertina: Obey (Shepard Fairey), MOD / Wide Awake (particolare), 2023 © Obey Giant Art Inc.

31.03.2026 # 6550
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Paolo Falasconi //

Le 10 Mostre di Grafica, Design e Fotografia da non perdere ad Aprile 2026

Mappe visive e nuove estetiche: la selezione di Ilas Magazine sulle mostre da non perdere ad aprile 2026.

Aprile 2026 si conferma il mese più dinamico per i professionisti della comunicazione visiva. Dalla celebrazione del Compasso d‘Oro alla retrospettiva su Vignelli, ecco la nostra selezione curata delle 10 esposizioni imperdibili tra Milano, Torino e Roma.

1. Lella e Massimo Vignelli: A Language of Clarity – Triennale Milano
Una retrospettiva monumentale su una delle coppie più influenti del design grafico mondiale. La mostra esplora il concetto di "chiarezza" che ha definito il modernismo italiano e internazionale.

Perché andarci: Fondamentale per chiunque lavori con il branding e la tipografia.

Quando: Dal 25 marzo al 6 settembre 2026.

Link ufficiale: triennale.org 

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2. XXIX Premio Compasso d‘Oro ADI – ADI Design Museum, Milano
In concomitanza con la Giornata Nazionale del Made in Italy, il museo ADI ospita i progetti selezionati per il più antico e autorevole premio mondiale di design.

Focus: Eccellenza produttiva e innovazione estetica.

Quando: Dal 15 aprile al 4 giugno 2026.

Link ufficiale: adidesignmuseum.org

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3. EXPOSED Torino Photo Festival – Sedi varie, Torino
Il festival internazionale di fotografia di Torino torna con il tema "Mettersi a nudo". Oltre 20 mostre sparse per la città che indagano il corpo, l‘identità e la verità dell‘immagine.

Perché andarci: Per una panoramica completa sui linguaggi fotografici contemporanei.

Quando: Dal 9 aprile al 2 giugno 2026.

Link ufficiale: exposed.photography

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4. Man Ray: M for Dictionary – Gió Marconi, Milano
Una retrospettiva dedicata al genio del surrealismo. La mostra esplora il rapporto tra fotografia, oggetto e parola, tipico della ricerca di Man Ray.

Focus: Sperimentazione fotografica e avanguardia.

Quando: Dal 10 aprile al 24 luglio 2026.

Link ufficiale: giomarconi.com

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5. SaloneSatellite 2026 – Fiera Milano (Rho)
All‘interno del Salone del Mobile, il Satellite è l‘hub della creatività under 35. È qui che si scoprono i nuovi trend della comunicazione visiva applicata al prodotto.

Perché andarci: Per intercettare il futuro del design globale.

Quando: Dal 21 al 26 aprile 2026.

Link ufficiale: salonemilano.it 

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6. Andrea Branzi by Toyo Ito: Continuous Present – Triennale Milano
Un omaggio al maestro del design radicale Andrea Branzi, curato dall‘architetto Toyo Ito. Una riflessione profonda sul rapporto tra uomo, natura e oggetti.

Focus: Design teorico e architettura del pensiero.

Quando: Dal 19 marzo al 4 ottobre 2026.

Link ufficiale: triennale.org 

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7. Cao Fei: Dash – Fondazione Prada, Milano
L‘artista cinese Cao Fei presenta un nuovo progetto multimediale. Un‘esperienza immersiva che mescola video arte, estetica digitale e riflessione sociale.

Perché andarci: Per chi si occupa di motion design e nuove tecnologie.

Quando: Dal 9 aprile al 28 settembre 2026.

Link ufficiale: fondazioneprada.org

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8. #OVERVIEW: Uno sguardo dall’alto sulla fotografia a Torino – Gallerie d’Italia, Torino
Questa esposizione rappresenta un momento di riflessione cruciale per l‘ecosistema visivo italiano. Curata con l‘intento di mappare le trasformazioni del linguaggio fotografico all‘ombra della Mole, la mostra offre una prospettiva privilegiata sulle collezioni, gli archivi e i protagonisti che hanno reso Torino una delle capitali europee dell‘immagine.

Perché andarci: Per comprendere come un‘identità urbana possa essere costruita, documentata e decostruita attraverso l‘obiettivo fotografico nel corso dei decenni.

Focus: Storia della fotografia, gestione degli archivi e critica visiva.

Quando: Dal 24 marzo 2026.


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9. Marco Grasso: Wild by Design – ADI Design Museum, Milano
Non lasciatevi ingannare dal contesto del museo del design: questa mostra è una masterclass di iperrealismo pittorico applicato alla fauna selvatica. Marco Grasso espone opere che sfidano l‘occhio del fotografo, utilizzando una tecnica meticolosa che dialoga con lo spazio minimalista dell‘ADI.

Perché andarci: Per chi si occupa di illustrazione e arti visive, è un‘occasione rara per osservare da vicino la resa dei materiali organici (pelo, piume, riflessi oculari) e la gestione del "vuoto" compositivo.

Focus: Iperrealismo, illustrazione naturalistica e contrasto cromatico.

Quando: Dal 1 al 13 Aprile 2026.

Link: Marco Grasso: Itinerari nell‘Arte 

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10. Adrian Tranquilli: It‘s happening again – Museo di Roma
Una mostra che gioca con l‘iconografia dei supereroi e della cultura pop, reinterpretandola attraverso un‘estetica solenne e concettuale.

Perché andarci: Un esempio magistrale di come la grafica popolare possa diventare arte monumentale.

Quando: Dal 10 aprile al 24 maggio 2026.

Link ufficiale: museodiroma.it 

10.09.2024 # 6513
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Angelo Scognamiglio //

Gianni Berengo Gardin e Roselena Ramistella in mostra alla Leica Galerie di Milano

Alla Leica Galerie di via Mengoni, il prossimo 4 giugno 2025 si inaugura una mostra che promette di essere molto più di un evento espositivo

Gianni Berengo Gardin e Roselena Ramistella in mostra alla Leica Galerie di Milano


Un dialogo tra le epoche: Gianni Berengo Gardin e Roselena Ramistella in mostra alla Leica Galerie di Milano
Nel cuore di Milano, nella raffinata cornice della Leica Galerie di via Mengoni, il prossimo 4 giugno 2025 si inaugura una mostra che promette di essere molto più di un evento espositivo: “In conversation. Un dialogo fotografico tra ieri e oggi”, a cura di Giada Triola, è un’occasione rara per assistere a un incontro tra due generazioni e due visioni fotografiche che si ascoltano, si confrontano e si rispettano profondamente.
Protagonisti di questo dialogo visivo sono Gianni Berengo Gardin, maestro indiscusso della fotografia italiana del Novecento, e Roselena Ramistella, autrice contemporanea che ha scelto la fotografia come strumento per indagare temi sociali, identitari e ambientali. Due linguaggi diversi che si incontrano in un’esposizione composta da oltre 40 immagini, in occasione delle celebrazioni per il centenario della Leica I, la fotocamera che ha rivoluzionato il reportage e il modo stesso di guardare il mondo.
Questa non è una mostra fatta di contrapposizioni. Non si tratta di un confronto generazionale né stilistico, ma di un dialogo in ascolto: due voci distinte che si rispondono attraverso lo spazio e il tempo, senza cercare somiglianze, ma riconoscendo nell’altro la stessa urgenza di comprendere e restituire la realtà.
Gianni Berengo Gardin – Lo sguardo che ha raccontato l’Italia

Gianni Berengo Gardin, classe 1930, è considerato il decano della fotografia italiana. Nato a Santa Margherita Ligure, ha attraversato oltre settant’anni di storia con una Leica al collo e una visione etica e limpida dell’immagine. Inizia a fotografare negli anni Cinquanta, parallelamente al lavoro di grafico pubblicitario. Ma è negli anni Sessanta, grazie alla collaborazione con la rivista Il Mondo di Mario Pannunzio, che si impone come uno dei grandi nomi del reportage italiano.
Il suo stile sobrio, narrativo e privo di artifici si ispira alla tradizione della fotografia umanista francese e al concetto di decisive moment di Henri Cartier-Bresson, che Berengo Gardin ha sempre citato come maestro ideale. Tuttavia, la sua cifra resta assolutamente personale: la sua fotografia non è mai intrusiva, mai spettacolare. È sempre al servizio del racconto.

«La fotografia è un’interpretazione della realtà. Non è la verità, è una delle verità possibili.» — Gianni Berengo Gardin

Nel corso della sua lunga carriera ha documentato manicomi, cantieri, fabbriche, treni, borghi dimenticati e città in espansione. Ma soprattutto ha fotografato le persone, i loro gesti quotidiani, le loro fragilità. Ha collaborato con realtà prestigiose come Olivetti, FS – Ferrovie dello Stato, La Biennale di Venezia, Il Touring Club Italiano, pubblicando oltre 250 libri fotografici.
Ha esposto nei maggiori musei del mondo, dal MoMA di New York al Victoria and Albert Museum di Londra. È stato insignito di numerosi premi, tra cui il Lucie Award alla carriera e il Premio Ernst Haas.
“Il fotografo italiano più significativo del secondo Novecento. L’unico in grado di aver creato un vero e proprio atlante visivo del Paese.” — Italo Zannier
Fedele alla fotografia analogica e contrario a ogni forma di manipolazione digitale, Berengo Gardin continua a lavorare in pellicola, con stampa ai sali d’argento, convinto che la fotografia debba essere un atto di responsabilità e coscienza civile.
Roselena Ramistella – La contemporaneità in prima persona

Roselena Ramistella, nata in Sicilia, è una fotografa e autrice visuale il cui lavoro si concentra su temi sociali, ambientali e di genere. La sua fotografia è diretta, intima e coinvolgente, e ha spesso come protagoniste donne e comunità marginali, ritratte con uno sguardo che rifugge ogni estetizzazione del dolore.
Nel suo lavoro convivono l’urgenza del documentario e la libertà dell’autorialità. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero, pubblicate su testate come Internazionale, L’Espresso, Repubblica, e selezionate da realtà come World Press Photo e Photo Vogue Festival.
In questa mostra, la sua voce entra in conversazione con quella di Berengo Gardin non per somiglianza, ma per necessità condivisa: dare forma alla realtà attraverso l’empatia e la visione.
Una conversazione che continua

“In conversation. Un dialogo fotografico tra ieri e oggi” è una mostra che sfugge alle etichette e ai format. Più che una collettiva, è un montaggio delicato di visioni. I due autori non si fronteggiano: si osservano, si interrogano, si rispettano. Il visitatore è chiamato a percorrere questo scambio con lo stesso spirito: non cercare il confronto, ma cogliere la ricchezza del disaccordo armonico, della distanza feconda.

Informazioni utili

Inaugurazione: Mercoledì 4 giugno 2025, ore 18:30
Dove: Leica Galerie Milano, Via Mengoni 4
Durata: Fino al 30 luglio 2025
Ingresso gratuito (fino a esaurimento posti)
Perché non perdersi questa mostra

Per chi si occupa di fotografia, comunicazione visiva, narrazione, questa mostra è una lezione viva e inaspettata. È l’occasione per ascoltare due voci distanti nel tempo ma vicine nel linguaggio. Per riflettere sulla potenza della fotografia come strumento di pensiero, di memoria, di identità. E per ricordare, con le parole dello stesso Berengo Gardin:

«Il fotografo è un testimone. Deve esserci. Con discrezione, con rispetto, ma esserci.»

10.09.2024 # 6512
Napoli si lascia invadere dalle immagini: la fotografia esce in strada e torna a farsi vedere

Angelo Scognamiglio //

Fiera del Libro e dell’Editoria Amalfi Coast – Atrani 2025

Il 31 maggio e il 1° giugno Atrani ospita la Fiera del Libro e dell’Editoria Amalfi Coast

Fiera del Libro e dell’Editoria Amalfi Coast – Atrani 2025

Tra cultura, ospiti illustri e case editrici: la Costiera si racconta attraverso le parole

Il 31 maggio e il 1° giugno Atrani ospita la Fiera del Libro e dell’Editoria Amalfi Coast, un evento culturale di grande rilevanza voluto fortemente dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Michele Siravo e sostenuto dal lavoro appassionato della consigliera alla cultura Lucia Ferrigno e del consigliere Giuseppe Pisacane.

La manifestazione, che si inserisce nel circuito nazionale de “Il Maggio dei Libri” promosso dal Ministero della Cultura, si propone come uno spazio di incontro tra editori, scrittori, artisti e lettori. L’iniziativa, patrocinata da Regione Campania, Provincia di Salerno, Regione Toscana, RAI Campania e Centro di Cultura e Storia Amalfitana, si distingue per la sua forte vocazione all’interscambio culturale tra regioni.

La direzione artistica della Fiera è affidata ad Antonio Di Giovanni in collaborazione con l’agenzia “Sensi Comunicazione” di Domenico Aleotti. Tra gli ospiti d’onore: Lorella Di Biase, madrina dell’evento e volto di Uno Mattina RAI; Giovanni Bernabei, manager di Lux Vide; Elena Tempestini, giornalista esperta di economia verde; Elisabetta Failla, giornalista de La Gazzetta di Firenze; Angela Procaccini, scrittrice; Olimpia Gargano del Centro di Cultura e Storia Amalfitana; Daniele Corsini, presidente Flowpay; Niccolò Rinaldi, scrittore e rappresentante OMC; Gino Aveta, autore RAI; Stefano Piccirillo, scrittore e conduttore radiofonico.

Il programma di sabato 31 maggio prevede una lunga maratona di incontri e presentazioni, dalle 10.00 del mattino fino alle 22.00, con stand aperti e numerosi eventi: dalle presentazioni letterarie alla musica dal vivo, dai laboratori per bambini alle tavole rotonde sul futuro dell’editoria.

Tra le numerose case editrici presenti figurano Nibiru Edizioni, Officine Zephiro, Print-Art, Officine Editoriale Milena, Argon Edizioni, Galzerano Editore, CTL Editori, Jack Edizioni, Graus Edizioni, Edizioni L’Arca di Noè, Edizioni Il Papavero, ARCI-Postiglione, SBS Edizioni, Leone Editore, Utopia Edizioni e il Centro di Cultura e Storia Amalfitana.
La Fiera aderisce alla campagna “Posto Occupato” contro la violenza di genere e rappresenta non solo una vetrina per la letteratura ma anche un’occasione di riflessione e impegno sociale. La serata si concluderà con il concerto della Beat Band dell’Istituto Comprensivo di San Valentino Torio, diretti dalla Maestra Serena Della Monica.
Main sponsor dell’evento è Euroffice di Maurizio Pellegrino. Tra gli sponsor: “La Città” di Salerno, Radio Bussola 24, Il Salumaio Gourmet, Pasticcerie Carrano e Gambardella, Bar e Ristoranti di Atrani, strutture ricettive e numerose realtà locali che hanno creduto nella forza culturale del progetto.

La Fiera del Libro e dell’Editoria di Atrani si conferma così un appuntamento imperdibile per chi ama la lettura, la cultura e il dialogo tra le arti. Un piccolo borgo che si fa capitale culturale della Costiera Amalfitana.

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