Paolo Falasconi //
Shepard Fairey a Napoli: la propaganda del segno tra potere e pace
Le Gallerie d’Italia ospitano
Fino al 31 ottobre in mostra, per la prima volta a Napoli, ventinove disegni originali su carta di Federico Fellini e sei fotografie tratte dall‘archivio di Patrizia Mannajuolo scattate sul set di La città delle donne del maestro riminese.
Disegni erotici ironici e sarcastici. Tra i 130 ereditati dalla nipote di Fellini, Daniela Barbiani.
Donne opulenti, giunoniche, scolpite da un improbabile culturismo e dai volti distorti come se avessero subito una chirurgia estetica dall‘Ignoranza Artificiale. L‘esagerazione, l‘amplificazione delle parti sessuali che contrastano con i corpi minuti e sottomessi degli uomini. Donne a tre mammelle che sembrano citare Artemide Efesia e la fertilità femminile. Capezzoli sporgenti come appendici. Falli eretti come colonne monumentali e sederi femminili imperiali. Scene paradossali.
La prevaricazione della donna sull‘uomo e il ninfomanismo consapevole di una libertà sessuale. Dove la vecchiaia è un gioco di cui prendersi gioco. E con simpatia e sorriso vanno lette queste scene.
Disegni onirici, dove l‘immaginazione a volte supera desideri inconfessabili ma comunque allegri, divertenti e mai morbosi. Mai volgari. Perché l‘eros, in fondo, è un piacere e non ottenebrazione mentale. L‘eros non è perversione, non è pornografia quando è dissacrata con l‘ironia. Come certe storie di Bukowski.
I disegni esposti Al Blu di Prussia ritraggono una serie di personaggi che dialogano con il proprio alter-ego sessuale, protagonisti di giochi di parole e significato, tra doppi sensi e metafore. Una serie di personaggi che mettono a nudo i propri genitali, omini impauriti davanti a donne prosperose. I protagonisti di questa collezione sono gli organi sessuali stessi, sempre enormi, esagerati, sproporzionati, genitali che sovrastano l‘uomo.
- Mario Pellegrino
Federico Fellini, fabbricatore di sogni surreali. Il dissacratore del perbenismo borghese, già nel 1960, con La dolce vita. Romagnolo e quindi schietto, diretto, giocoso e godereccio.
Quello che sceglieva personalmente fino all‘ultima comparsa per i suoi film e nel mentre cambiava occhiali per continuare a disegnare alla sua scrivania dettagli di personaggi, scene, costumi. Caricature della vita immaginata.
Questo dello scarabocchiare è una mania antica che mi porto appresso da sempre. Ai miei collaboratori, allo scenografo, al costumista, al truccatore soprattutto, cerco di dare delle idee meno approssimative di quelle che riuscirei a dare esprimendomi a voce, quindi fornendo già un‘esemplificazione grafica del trucco che desidero su quel volto che ho scelto, o del costume alla costumista, o un‘idea scenografica dell‘ambiente, un tentativo di bozzetto. E un modo per cominciare a vedere il film in faccia, per cominciare ad abitare in maniera fisica con i personaggi, cominciare a mettermeli intorno. Fino a quando il film non comincia, la preparazione non entra in una fase di autentica preparazione, è soltanto un‘immaginazione, una serie di immagini, di volti, di situazioni, di colori che abitano nella sfera dell‘immaginativo, quindi estremamente fluttuante, eterica, impalpabile, imprendibile. Un modo per cominciare a vederlo materializzato è un pochino questo qui di usare pennarelli, colori...
- Federico Fellini, “Dizionario intimo per parole e immagini” a cura di Daniela Barbiani
Il mondo di Fellini è immenso e Patrizia Mannajuolo ne entrò in contatto come fotografa di scena per alcuni suoi film tra cui La città delle donne e di cui sono esposti cinque suoi scatti inediti in bianconero e uno a colori.
Immagini che rendono magistralmente l‘atmosfera del set e la personalità anfitrionica del regista.
Patrizia Mannajuolo. Napoletana, si dedica alla fotografia sin da giovanissima, a Roma, frequentando lo studio di Vittorugo Contino e collaborando con registi, attori e produttori come Roberto Rossellini e il figlio Renzo, Liliana Cavani, Alberto Sordi, Monica Vitti, Augusto Caminito e Federico Fellini. L‘opportunità di fotografare il fuori scena del film “La città delle donne” fu per lei l‘occasione di conoscere e mettere a fuoco un Fellini capace di grande empatia, intransigente e tenero al tempo stesso, visionario e geniale.
Daniela Barbiani. Nipote di Federico Fellini, è stata sua assistente alla regia dal 1980 al 1993 negli ultimi suoi quattro film, E la nave va, Ginger e Fred, Intervista, La voce della luna. È autrice di testi e articoli per pubblicazioni, riviste e cataloghi, fra i quali Cahiers du Cinéma, Quoi de neuf, Fellini Amacord, Rivista di studi felliniani, I libri di casa mia, La biblioteca di Federico Fellini, Fellinicittà.
Nel 2011 ha pubblicato per Baldini&Castoldi il romanzo Infedele. È proprietaria e curatrice di una collezione di 130 disegni che Fellini le ha regalato e che sono stati esposti in importanti musei e festival di cinema in tutto il mondo.
FEDRICO FELLINI – “disegni erotici - fotografie dal set”
Al Blu di Prussia
via Filangieri 42 - Napoli,
Dal 18 aprile al 31 ottobre 2024
Orari: martedì-venerdì 10.30-13/16-20; sabato 10.30-13
Foto sotto: La città delle donne © Patrizia Mannajuolo
In copertina: La fuga; autoritratto con donna alle spalle

Con la mostra Immaginari Artificiali del visual designer Alessandro Leone, il Kestè ha inaugurato il 5 aprile il progetto Art_If, un ciclo di appuntamenti per affrontare, riflettere, discutere a microfono aperto, sulle nuove contaminazioni dell‘arte visiva generate dalle nuove tecnologie e, in primis, dall‘intelligenza artificiale.
Sono esposte immagini sintetiche, artificiali che, per chi non conosce l‘AI può essere tratto in inganno dai volti di africani ritratti con l‘Hasselblad virtuale.
Ma è quando si osservano gli altri ritratti con improbabili maschere tribali e copricapi tekno-cyborg costruiti con materiali RAEE presi da un‘isola ecologica di qualche pianeta impossibile, che anche un inesperto di intelligenza artificiale si rende conto di trovarsi di fronte a qualcosa che non torna.
Quello proposto da Alessandro è un filone che mostra il parallelismo tra fake e contraffatto. Termini dal significato apparentemente simili. Come l‘AI che per lo sviluppo di immagini ha infatti varie declinazioni tra cui la possibile e verosimile creazione di una realtà inesistente e la riconoscibile fantascienza. La realtà distorta, distopica ma credibile, e l‘assurdo.
Mostrare allo stesso tempo queste due piste è un atto di onestà intellettuale, di quelle che avvisano l‘osservatore. Come quando sui social alcuni autori coscienziosi perché non obbligati, precisano con l‘hashtag #AI che trattasi di immagini prodotte da intelligenza artificiale. Anche se spesso non tutti badano a questi tre caratteri.
Agli inizi Alessandro Leone considerava l‘AI un nemico, poi per curiosità personale e deformazione professionale, necessaria ad approcciarsi alle novità del proprio settore per non sentirsi tagliato fuori, inizia a prenderci confidenza per poi giungere all‘amicizia.
Accettando un dialogo nuovo e assolutamente strano per una coppia di amici:
la sensazione di essere un creatore ma al contempo un tramite della macchina che ti chiede di alimentarla.
Ma cos‘è l‘AI? Quali potenzialità ha? Chi la utilizza? Perché? Cosa realizza? Qualcosa la scrissi già qui un paio di anni fa ma nel frattempo si è fatta tanta strada.
Lo stesso Alessandro Leone per lavoro si è ritrovato a realizzare alcune illustrazioni servendosi dell‘AI.
La generazione di immagini sintetiche è un‘opportunità che, se utilizzata con etica, autoregolamentazione deontologica e padronanza, non può che allargare il ventaglio creativo per aprire a nuovi scenari lavorativi.
Nell‘entertainment si vedono già filmati con personaggi d‘epoca che dicono cose paradossali legate all‘attualità. Con la stessa voce e a prova di labiale. Ma non è che un esempio innocente e ludico. Perché poi c‘è anche l‘altra faccia della medaglia dove, per fini propagandistici, si mettono in bocca parole mai dette di un politico internazionale. Sempre a prova di labiale. E gli smanettoni fact checker provvedono a smantellare anche questa roba.
Che piaccia o no, siamo approdati comunque alla quarta dimensione che, specie in merito alle arti visive, riserverà nuove sorprese.
Si scrivono i prompt, testi che suggeriscono al software l‘immagine che si intende produrre. Le parole chiave possono determinare caratteristiche salienti della scena. I risultati ottenuti fanno in parte comprendere la cultura visiva e generale del creator. Perché anche per il testo di un prompt occorre essere un po‘ copywriter, un po‘ poeta, un po‘ scrittore e padrone della disciplina da cui trarre spunti da trasformare in parole chiave.
Pensavo di inserire nelle didascalie delle immagini anche i prompt che le hanno generate, ma questi sono come ricette che è meglio non divulgare.
Ricette, sì, ma in quanto tali non darebbero mai lo stesso risultato a persone differenti. Solo lo chef proprietario della ricetta sa come ottenere la migliore estetica del piatto da servire.
Sono esposte ventitré immagini in formato 50x40 e due 70x100, stampate come “vera fotografia” di una volta, con processo chimico cromogeno C41 per intenderci, e pannellate su dibond.
Alessandro Leone
Visual designer, art director, formatore.
Nasce nel 1971, si diploma in scenografia nel 1991 all‘Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sulla Tempesta di Shakespeare nella rilettura contemporanea di Peter Greenaway. È grafico professionista dal 1994. Dal ‘95 al 2005 è socio dello studio Kaleidos, per il quale realizza campagne pubblicitarie, coordinati grafici e prodotti editoriali per enti e aziende (tra cui Arpac, Banca Popolare di Sviluppo, Il Manifesto, Museo dell‘Attore Napoletano, Nuovo Teatro Nuovo, Premio Massimo Troisi, Ente Ville Vesuviane, Guida editore, Scatola Sonora, Dissonanzen, Centro di Musica Antica Pietà de‘ Turchini). Dal 2005 al 2014 è titolare e direttore creativo dello Studio Alessandro Leone. Ha ideato e realizzato campagne di comunicazione e immagine di eventi e iniziative per Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli, Ente Provinciale per il Turismo, Sovrintendenza per i Beni Storici e Architettonici di Napoli e Caserta e altre istituzioni e organizzazioni. Dal 2005 sino ad oggi è docente di design per la comunicazione presso il Centro Studi Ilas. Nel 2010 è cofondatore dell‘agenzia di comunicazione Adversa (tra i clienti: Partito Democratico, Cgil, Gallerie d‘Italia Palazzo Zevallos, Museo delle Carrozze di Villa Pignatelli, Antonio Biasiucci, Colonnese editore, BioC‘è, Caffè Kimbo, La Doria). In questi anni si occupa di comunicazione politica, grafica editoriale, allestimenti mostre e food consulting (Salvo Pizzaioli, Taverna Vesuviana, Pizzeria Carmnella, Pietro Parisi chef, Mad‘inFood, Alfonso Crisci chef). Dal 2013 è direttore creativo di Babel adv, un network di professionisti della comunicazione (alcuni dei suoi ultimi clienti: Polo Pietrasanta, Officina_reporter, La Stanza del Gusto, Festival di Musica Antica, Associazione Scarlatti, AnimalDay, Factory, Diogene editore, Forum delle Culture, Teatri Uniti, Casa del Teatro, Digitalcomoedia, Bios, Wuderkammer, Musap, Caon Chocolate, Ceramiche Crescentini).
Immaginari Artificiali di Alessandro Leone
rassegna Art_If di Fabrizio Caliendo e Alessandro Leone
dal 5 al 26 aprile 2024
Kestè Napoli, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli

Da sempre appassionata di Milo Manara e Guido Crepax, segue anche Tanino Liberatore, Paolo Serpieri, Giovanna Casotto, Frida Castelli, Apollonia Saintclair. Tutti autori le cui tavole hanno un forte impatto glamour, erotico o comunque che esaltano ed evocano la bellezza fisica dei corpi umani.
Le sculture dell‘arte classica, Gian Lorenzo Bernini, le immagini dei grandi fotografi del nudo erotico, tutto ciò può essere fonte di ricerca dell‘intensità della bellezza dell‘eros.
Non si tratta di ispirarsi, emulare, copiare, ma cogliere dettagli, impercettibili a volte, da metabolizzare per realizzare poi qualcosa di personale.
E c‘è una linea di confine tra eros e nudità a sé stante, quella che sfocia nella volgarità, nel pornografico. A Luisa interessa percepire, cacciare l‘emozione del non detto, del vedo e non vedo, del non esplicito. Un gesto, un‘espressione, un‘idea che faccia immaginare in modo implicito quel che si cela dietro uno sguardo languido con labbra socchiuse, o il contatto delle dita di una mano su un corpo, una tensione muscolare, l‘inarcamento di una schiena, di una certa posizione delle gambe.
Eleganza e sensualità ricercate attraverso il movimento e la muscolatura del corpo umano non trascurando le differenze tra corpo maschile e femminile.
Una passione iniziata dopo i 40 anni un po‘ per gioco ma inevitabile approdo dei suoi interessi e studi della natura umana.
L‘eros non dovrebbe essere legato alle etichette che definiscono tendenze sessuali, ma avere la libertà di trasmettere un‘emozione.

La fotografia come punto di partenza: Art Shooting
Come gli artisti realizzavano disegni preparatori e cartoni prima di dipingere o quelli che più tardi facevano uso della fotografia per dipingere i loro paesaggi, Luisa Cittone parte dalla fotografia. Perché al 50% è anche fotografa.
È ideatrice di Art Shooting, un format di cui organizza workshop fotografici di posing, anatomia e suoi dettagli in chiave erotica con modelle che seguono una sceneggiatura ben precisa come se si girasse un film.
Altri workshop a tema: Tentazioni e Ho un‘amica a cena in collaborazione con Roberto Bressan. E ne seguiranno altri. In tutto sei.
Le modelle ovviamente le seleziona spiegando loro il percorso dello shooting. Perché non tutte sono disposte ad avvicinare le labbra a una sconosciuta o toccarsi sul corpo. E devono seguire tutte le indicazioni della regista Luisa che, se individua un “fuori percorso” soddisfacente nelle pose, decide di continuare a lavorare su quello.
I partecipanti sono fotografi professionisti o fotoamatori che vanno dai 30 anni in su e anche loro hanno indicazioni ben precise: massima concentrazione, puntare l‘attenzione sui dettagli dei corpi e della loro tensione muscolare, osservare bene l‘impostazione delle mani che sono parte fondamentale della composizione.
Solo dopo una prima fase del lavoro i fotografi hanno poi la facoltà di poter dare ulteriori indicazioni alle modelle.
L‘erotismo per me è sicuramente DONNA, le mie illustrazioni sono l‘esaltazione della femminilità, io ritengo che tutte le donne siano erotiche anche inconsapevolmente, la mia sfida è quella di mostrare alla donna, e chi guarda le illustrazioni, tutto questo e lo faccio puntando al dettaglio, al vedo non vedo. Mi piace che le illustrazioni accendano il desiderio e le emozioni, non mi piace la banalità, la volgarità, l‘esplicito, perchè nell‘esplicito tutto è già accaduto.
Un workshop che è accompagnato da slide di illustrazioni del corpo umano che mostrano le sue principali parti anatomiche.
La produzione eclettica
Luisa Cittone inizia a lavorare alle sue produzioni realizzando dal 2019 calendari print on demand, pubblica i suoi lavori come Indispensabili erotici (edito da FuocoFuochino), Arte erotica con Youcanprint, collabora per le illustrazioni al libro Santa e puttana per Eros Cultura.
Realizza merchandising come magliette e mascherine durante la pandemia.
I “quadri sagomina” fanno parte di un‘altra sua produzione dove le illustrazioni sono attaccate su un fondo da lei colorato in acrilico, verniciati a più strati, incorniciate e piegate restituendo una loro tridimensionalità.
L‘8 marzo uscirà L‘amore con la gonna di Antonio Provitina con illustrazioni di Luisa.
E poi in cantiere ha un gioco di carte erotiche. Da giocare in coppia.
E disegni per tatuaggi? Le è capitato di farne.
Si definisce “vulcanica” per cui si ritrova talvolta con progetti accantonati per lungo tempo.
Le tecniche
L‘illustrazione manuale sintetizza e enfatizza ciò che una fotografia, può invece distrarre. Come per una poesia: poche parole ma che raccontano un universo.
Luisa Cittone traccia il contorno dei suoi disegni con matita HB e utilizza quelle morbide, fino alle B14, pastelli ad olio, acrilici, inchiostro di china, gli Ecoline (quelli che venivano utilizzati per colorare le foto in bianconero, per intenderci), talvolta gessetti. Non disdegna la tavoletta grafica previa digitalizzazione dei disegni.
Se lavora sulle tele passa una base di caffè per poi colorarci sopra.
Adora la tecnica del puntinato a china. Scopre su Instagram una penna elettrica a percussione che decide di acquistare e che le consente di ridurre i tempi di punteggiamento per i fondi dei suoi disegni. I dettagli invece, a mano.
Chi è Luisa Cittone
Luisa Cittone nasce a Merano l‘11 dicembre 1972 e vive a Milano.
Si diploma al Liceo Artistico e poi all‘IED in illustrazione.
Dai tempi del liceo è attratta dalla natura umana e dal corpo che la racchiude. La sua anatomia, la muscolatura e il “telaio” dell‘ossatura. E, infatti, nasce come illustratrice naturalistica scientifica.
Ha lavorato e lavora nel campo editoriale per pubblicazioni scientifiche e naturalistiche con Arnoldo Mondadori, Zanichelli Editore, RCS, Istituto Geografico De Agostini, Paravia Bruno Mondadori, Raffaello Editrice, La Scuola di Brescia , Ardea Editrice, Piemme, Capitello Editore, la Spiga, Atlas, Petrini Editori, Touring Club.
Vanta inoltre esperienze con alcune agenzie pubblicitarie e ha svolto e svolge attività di docenza per scuole civiche, centri di formazione professionale e scuole medie.
Immagini: © Luisa Cittone

Nell‘ambito del progetto La Linea del cuore, Tommaso Moscarelli espone al MANN 25 disegni originali su cartoncino di diverse dimensioni, realizzati con penna a china o con tecnica mista. Lavori che abbracciano il suo percorso artistico dal 1999 al 2022.
Esplorare i lavori di Tommaso Moscarelli è un‘esperienza extra-sensoriale.
Li vedi da lontano e ti sembrano big-bang di scarabocchi. Poi ti avvicini e percepisci esplosioni di autostrade che si intercettano ma senza mai giungere a un casello, senza un‘uscita. Implosioni di geometrismi, di geroglifici che hanno un loro perché. Incomprensibili per chi viaggia sulla superficie delle cose. Ma affascinanti per chi ha la mente libera, curiosa, indagatrice.
Eppure Tommaso non lascia nulla al caso. Ti avvicini ancor più alle sue opere e ti accorgi che ogni tavola non è puro astrattismo ma tracciata da segni interconnessi tra di loro. Si includono, si concatenano, si abbracciano, si schiudono e si avvolgono ad altri segni. Tutti figli di quelli accanto. Simili sulla stessa tavola ma non uguali. Mosaici estesi. Villaggi senza spazio, con gruppi di tribù di segni in movimento che a volte si estendono per poi restringersi ma senza mai lasciare un vuoto. Che è sempre pieno, saturo, affollato ma incredibilmente in un ordine armonioso nella sua composizione. Tutti lavori che definiscono mappe fantastiche del mondo di Tommaso. Un mondo in cui trascorre molte settimane per terminare un lavoro, perché di fattura certosina, artigianale, e la mano non può resistere a lungo.
Paesaggi astratti e labirintici, mosaici complessi, visioni stranianti dello spazio urbano, dei paesaggi naturali, del mondo vegetale, animale e meccanico.
Sfide ai luoghi comuni sulla cultura e la religiosità popolare, narrazioni fiabesche, mappe di universi sconosciuti e familiari.
Esplorazioni oniriche e (auto)ironiche dei labirinti della mente.
Raffigurazioni della trasformazione dal caos al cosmo e viceversa, viaggi oltre la logica e i cinque sensi alla ricerca del divino.
- Tommaso Moscarelli
È ciò che definirei l‘evoluzione del terzo millennio dell‘action-painting. Dalla casualità del dripping al dettaglio del segno astratto. Sembra un ossimoro: dettaglio e astratto. Ma qui ci sta.
Parliamo di strade creative che portano comunque alla ricerca della propria coscienza per una consapevolezza dell‘io.
Pollock, pioniere dell‘action-painting, fece del dripping la sua forma di espressione in cui l‘arte non era fine a se stessa ma strumento di autoanalisi che accompagnava le sue terapie psicanalitiche per quei demoni infantili che affollavano la sua mente e che cercava di affogare nell‘alcol.
Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare. Io sono stato a lungo junghiano…La pittura è uno stato dell‘essere…La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.
- Jackson Pollock
Ci sono immagini che andrebbero lette in tempi lunghi. Non sono adatte allo scrolling rapido. Sono frutto di complessi scintillii cerebrali ad alto impatto emotivo che generano un‘energia contagiosa per l‘osservatore.
Sono casi in cui pensi alla famosa massima di Nietzsche divenuta tra i claim più gadgetizzati. Percepisci tutto il caos interno dell‘artista, quel disagio di pochi che “disturba” il normale flusso delle frequenze standard della vita di massa. Quel disagio che in realtà innesca nuovi meccanismi progressisti perché portano a diversità, innovazione, stili alternativi che determinano tappe significative nell‘universo della creatività.
Quel disagio da interpretare come valore aggiunto che genera le stelle danzanti citate da Nietzsche.
Del resto, non avremmo mai visto l‘Urlo di Munch o il giallo ossessivo ed espressionista di Van Gogh, o i dipinti di Ligabue, i dripping dello stesso Pollock e così di tanti altri artisti. Del resto senza che la mente, il cuore, l‘anima siano sotto pressione, non ci sarebbe granché da esprimere se non l‘ordinarietà del vissuto e del visibile.
Ma attenzione. L‘arte di Tommaso Moscarelli è qualcosa di ibrido che sfocia nella grafica, illustrazione, nel design. E anche una sola porzione delle sue opere potrebbe essere la copertina di un libro o per intero utilizzate per l‘interior design. Come è già accaduto per porte scorrevoli di uffici e appartamenti, puff e altri elementi di arredo.
Bio
Nato a Trento il 24 aprile 1974, è cresciuto a Roma. A Napoli dal 1992, si forma prima da autodidatta, poi negli anni 1998 e 1999 come pittore, scultore e ceramista con il maestro Sergio Spataro.
Nel 2006 consegue il Diploma di Decorazione all‘Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida del professore Carmine Piro.
Nel 2008 con la professoressa Adriana De Manes, ottiene il Diploma di Biennio Spec. Arti Visive e Decorazione con votazione 110/110.
Oggi la sua produzione artistica si esprime principalmente attraverso la pittura su tela (acrilico/tecnica mista) e i disegni su cartoncino (penna tecnica/acrilico/tecnica mista).
Dal 2008 ha esposto in vari spazi in occasione di personali e collettive tra cui il Centro Shen, Movimento Aperto, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, Castel Sant‘Elmo e presso la Russo Home Gallery, in collaborazione con le architette Marcella Livio, Barbara Boddi, Maria Brovero per l‘applicazione di alcune sue opere nel campo dell‘interior design.
Mappa fantastica
di Tommaso Moscarelli (www.tommasomoscarelli.art)
Dal 22 al 27 marzo
MANN- Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Sala del pianterreno a ovest dell’Auditorium del Braccio Nuovo
Inaugurazione 22 marzo 2023 ore 10.30-13.30
Allestimento di Giovanni Ortica e Teresa Di Monda
Organizzazione a cura di Nakote Aps
Ingresso libero su prenotazione:
Le prenotazioni si apriranno lunedì 20/03 e si chiuderanno domenica 26/03 – nella mail è necessario specificare
il giorno, il numero di accessi richiesti e l‘orario. Per l‘accesso è necessario attendere la mail di conferma.
L‘inaugurazione della mostra sarà parte integrante dell’evento “LA LINEA DEL CUORE”, realizzato dall’Associazione Nakote in collaborazione con il MANN e l‘Oasi WWF RN Cratere degli Astroni nell‘ambito delle attività dell‘Asl Na 1 Centro - DSM - UOC 25/26 Centro Diurno di Riabilitazione psicosociale Fiera dell‘Est.
Immagine di copertina: "Giostre" (50x70) © Tommaso Moscarelli
Immagine sotto: "Metropoli organica" (50x70) © Tommaso Moscarelli

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