Paolo Falasconi //
Vortici: Alexi Worth e la persistenza della forma alle Gallerie di Napoli
Il dialogo tra la pittura contemporanea di New York e la ceramica magnogreca rivela la continuità millenaria dei gesti e della visione.
Fino al 5 luglio 2026, le Gallerie di Italia a Napoli ospitano un progetto espositivo che interroga direttamente le radici della nostra cultura visiva. La mostra, intitolata "Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica", curata da Silvia Gaspardo Moro e Richard Neer, propone un confronto che appare inizialmente audace ma che si rivela, a uno sguardo attento, necessario: il linguaggio di Alexi Worth incontra la perfezione della ceramica attica e magnogreca della Collezione Intesa Sanpaolo.
La pittura come costruzione mentale
Alexi Worth, artista nato a New York nel 1968, porta per la prima volta in Italia una selezione di nove dipinti che sfidano la percezione tradizionale della figurazione. La sua pittura è, per sua stessa definizione, creata dalla mente e realizzata dalle mani. In un mondo iper-saturo di immagini digitali, Worth opera una sottrazione che lo avvicina alla sensibilità dei maestri antichi. Gli oggetti del quotidiano — calici, mani, foglie — vengono spogliati del superfluo e restituiti attraverso superfici essenziali e punti di vista alterati.
Questa operazione non è un semplice esercizio di stile, ma una applicazione purissima di quella Visual Intelligence che cerchiamo di promuovere in ogni numero del nostro magazine. Worth restituisce alla figura la forza contemplativa della astrazione, rendendo ogni pennellata un atto di pensiero rigoroso.
Il simposio: un ponte tra epoche
Il fulcro della esposizione risiede nel dialogo con i reperti archeologici della Collezione Caputi. Tre crateri e una hydria diventano i compagni di viaggio delle tele di Worth. La scelta del tema del simposio e dei gesti legati al bere non è casuale: Richard Neer, docente alla Università di Chicago, ha individuato in questi atti quotidiani una continuità formale che attraversa i millenni.
Osservare un cratere greco accanto a un dipinto di Worth permette di comprendere come il design dei volumi e la narrazione visiva siano rimasti legati a regole immutabili di equilibrio e proporzione. La ceramica antica, con la sua precisione geometrica, parla la stessa lingua della pittura concisa di Worth. Entrambe le espressioni celebrano la cultura del saper fare e la dignità del manufatto inteso come estensione della intelligenza umana.
La lezione per il designer contemporaneo
Per chi studia comunicazione o si occupa di progettazione visiva, questa mostra rappresenta una lezione fondamentale sulla economia della forma. Worth ci insegna che non è necessario urlare per essere ascoltati; la intensità di un segno risiede nella sua precisione e nella capacità di evocare mondi interi attraverso un dettaglio comune.
La figura di Worth, che è anche un autorevole critico d’arte per testate come Artforum e il New Yorker, incarna perfettamente il profilo del creativo intellettuale: colui che non separa mai la pratica pittorica dalla analisi teorica. Una mostra che consigliamo caldamente a chiunque voglia riscoprire il valore della semplicità complessa.






