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Mostre ed eventi // Pagina 188 di 223
24.02.2008 # 707
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

Fino al 24 febbraio 2008

La GAMeC organizza, in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A., dal 21 settembre 2007 al 24 febbraio 2008 la grande mostra IL FUTURO DEL FUTURISMO che focalizza l'attenzione sull'influenza che il Futurismo ha avuto, e ha tuttora, sull'arte del Novecento.

La collettiva, a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati, intende affrontare, attraverso circa 200 opere di 120 artisti, gli influssi esercitati dal Futurismo - la più importante avanguardia storica italiana - sugli sviluppi dell'arte visiva del '900 per giungere alle più recenti ricerche contemporanee; la mostra si sviluppa attraverso un percorso espositivo tematico che pone in relazione i linguaggi che hanno trovato il proprio fondamento teorico e poetico nei manifesti del movimento e le più innovative indagini artistiche del XX secolo.

Dalle opere degli esponenti storici del futurismo - quali Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero, veri capisaldi della storia dell'arte per aver interpretato concetti rivoluzionari, come la simultaneità, il valore estetico dell'innovazione tecnologica, il fascino di un futuro non ancora esperibile - si procede verso ricerche artistiche cui la radicalità dell'avanguardia Futurista ha aperto la strada: dall'Astrattismo al Costruttivismo, dall'Arte Cinetica alle Neo Avanguardie degli anni '60 e '70 fino ai protagonisti dell'arte contemporanea – come ad esempio Hirst, Warhol, Haring, Fontana, Nauman, Pistoletto, Tuttofuoco. Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze.

Gli artisti del Futurismo credevano nella necessità di una radicale riprogettazione dell'universo, operazione che li ha portati a concepire in modo nuovo ogni espressione artistica, compresa la musica, la danza, la fotografia, il cinema, il teatro, gli spazi da abitare, gli arredi. Nell'esplorare la vastità di questo immaginario, la mostra Il futuro del futurismo ne offre una ricca esemplificazione, allacciando relazioni culturali con la realtà dello spettacolo e il mondo produttivo.

Prendendo spunto dalle tematiche celebrate dal Futurismo - dalla velocità alla tecnologia, dalla simultaneità al dinamismo della metropoli, dall'audacia alla ribellione, allo scandalo - gli spazi della GAMeC saranno suddivisi in 9 sezioni.

Integra il percorso espositivo un filmato, a cura di Carlo Durante e Massimo Galimberti e con montaggio di Leonardo Rigon, realizzato appositamente per la mostra in collaborazione con Rai – Direzione Teche.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Electa e disponibile anche nella versione inglese, che presenta un saggio iniziale di Giacinto Di Pietrantonio, e, per ciascuna delle nove sezioni in cui è articolata la mostra, una conversazione tra due esperti in diverse discipline intorno al tema della sezione stessa: Cristina Rodeschini - Enrico Crispolti (Al futurismo rivisitato); Beppe Finessi - Alessandro Mendini (All'energia metropolitana); Emanuela De Cecco - Gianluca Bocchi (All'anarchia dalla tradizione); Viktor Misiano - Boris Kagarlitzky (All'estetizz/azione della politica); Carlo Antonelli - Momus (Alla società dello spettacolo); Teresa Macrì - Anna Camaiti Hostert (All'umano troppo umano); Antonio Somaini - Pietro Montani (Al tempo con la tecnica); Véronique Bouruet-Aubertot - Marc Augé (Alla vita che corre); Alessandro Rabottini - Marco Giusti (All'immaginazione senza fili).

17.02.2008 # 750
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Roma | ARAKI GOLD | Fino al 17 febbraio 2008

Fino al 17 febbraio 2008

La mostra dedicata all'artista-fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, che sarà presentata al pubblico a Roma, nella sede espositiva di Palazzo Fontana di Trevi, e poi in aprile a Torino, presso l'Archivio di Stato, è organizzata dall'Istituto Nazionale per la Grafica nell'ambito del programma pluriennale Vetrine alla Calcografia, ciclo di mostre dedicate dall'Istituto all'arte contemporanea. In mostra una scelta di opere uniche, seminali, capaci di tracciare per episodi fondamentali la storia ormai quarantennale di questo grande maestro dell'obiettivo, celebre e celebrato in tutto il mondo, che si è reso disponibile a collaborare al progetto, oltre che con il prestito di una serie di fotografie scelte nell'ambito di tutta la sua produzione e la presentazione di alcuni lavori inediti, specificamente dedicati alla mostra romana, anche con un soggiorno a Roma e la presenza all'evento inaugurale.
Fra i lavori esposti: l'album Tokyo Diary 2003-2007, racconto quotidiano degli ultimi cinque anni del maestro giapponese attraverso singole e selezionate immagini scelte fra le centinaia ogni giorno da lui eseguite; le cinque serie, composte da 20/25 fotografie ognuna e realizzate negli anni Ottanta e Novanta, appartenenti al gruppo Some Stories, che narrano di vicende amorose nei villaggi del Giappone tradizionale, fra templi e foreste di bambù come fondali dipinti, e quelle altrettanto intense che invece si perdono fra le strade e le piccole abitazioni di Tokyo. Una selezione di circa 300 fotografie prodotte da Araki a Ginza negli anni Sessanta e Settanta, sino ad oggi mai presentate: vere e proprie Street Photographs realizzate in quello che è oggi il centro della moda e finanziario di Tokyo, che lucidamente esplorano e registrano i cambiamenti in atto nella società giapponese di quegli anni, in pieno boom economico.
A questo già cospicuo e unico corpo di opere si affiancano ricche selezioni di famose e in molti casi inedite fotografie scelte nella vastissima produzione di Araki, tra le quali i nudi "bondage", che di lui hanno fatto sovente parlare come di un fotografo scandaloso al limite del pornografico, ma soprattutto i delicatissimi ritratti della ricca e nobile borghesia giapponese, quelli di personaggi celebri del mondo dell'arte e dello spettacolo e quelli di famiglie comuni. Completano infine l'esposizione 50 fotografie a colori dalla serie Color Rays, gli immancabili Flowers e ben 5000 Polaroid.
La mostra e l'esaustivo volume che l'accompagna, edito da Skira, sono a cura di Filippo Maggia.

10.02.2008 # 745
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Milano | Bruno Munari | Fino al 10 febbraio 2008

Fino al 10 febbraio 2008

Milano si prepara a celebrare BRUNO MUNARI (Milano, 1907-1998), una delle personalità più importanti della cultura del XX secolo, a cent'anni dalla sua nascita: ed è proprio il 24 ottobre, data del suo ipotetico centesimo compleanno, che si inaugura la grande antologica – in programma alla Rotonda di via Besana, dal 25 ottobre al 10 febbraio 2008 - che ripercorre tutta la sua attività nel campo dell'arte e del design, attraverso 200 tra oggetti di design, progetti di grafica e comunicazione, opere d'arte, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.

27.01.2008 # 712
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Roma | Pop Art! 1956-1968 | Fino al 27 gennaio 2008

Fino al 27 gennaio 2008

Si apre il 26 ottobre alle Scuderie del Quirinale di Roma la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata alla Pop Art mondiale, dal titolo "Pop Art! 1956 - 1968". Curata da Walter Guadagnini, la mostra è una carrellata attraverso oltre 100 opere di una cinquantina di artisti che intende raccontare uno dei movimenti che hanno fatto la storia dell'arte e del costume della seconda metà del XX secolo, in ogni parte del mondo occidentale.
Dipinti, sculture, collages, combine paintings, persino le bandiere tanto care alla tradizione americana, tutto è servito a questi artisti per narrare, interpretare, illustrare, esaltare, criticare la società dei consumi e delle comunicazioni di massa, i riti e i miti del loro tempo, che ogni giorno di più risulta essere l'anticipazione del nostro. Artisti americani e inglesi, francesi, italiani, tedeschi, spagnoli, superstar della scena artistica e delle aste contemporanee come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg; figure leggendarie come quelle di Ray Johnson, Richard Hamilton, Peter Blake; artisti celebri ai tempi e oggi caduti (spesso ingiustamente) nell'oblio, i centri come New York, Londra, Parigi, Roma, ma anche le "periferie" come Nizza, Valencia, Dusseldorf. La Pop Art è tutto questo e altro ancora, è Marilyn ripetuta infinite volte, sono Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Brigitte Bardot e Virna Lisi, è il logo della Coca Cola o della Esso, ma è anche l'assassinio di JFK,  è l'astronauta visto come incarnazione contemporanea del mito di Icaro; sono le pin up che ostentano il corpo e il suo erotismo, è il ritratto di Sal Mineo nudo lungo undici metri ma  sono anche  fisici frammentati,  volti anonimi di quello che un celebre saggio del periodo definiva l'uomo a una dimensione. Tutto questo è la Pop Art.

18.01.2008 # 727
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Napoli | CLEGG & GUTTMANN | Fino al 18 gennaio 2008

Fino al 18 gennaio 2008

Con un rinnovato omaggio alla cultura del nostro paese, dopo l'installazione "Falsa Prospettiva" nel febbraio 2001 presso la sede milanese della galleria e la personale del 1987 nella sede storica di Napoli, gli artisti israeliani Clegg & Guttmann inaugurano a Napoli la loro terza mostra personale con un nuovo progetto appositamente concepito per la galleria: "Temi ed elementi di un nuovo studiolo napoletano".
 
Nel primo Rinascimento, il palazzo aristocratico fu ridisegnato per creare una divisione fra l'ala privata e quella pubblica. Vicino all'entrata era situato un salotto pubblico accessibile ai visitatori, separato dalle stanze private che erano sistemate sul retro.
L'installazione di Clegg & Guttmann è stata concepita come discendente diretta dello studiolo rinascimentale. Essa vuole riportare al presente l'interesse originario per la memoria e l'immaginazione. Nel contesto contemporaneo la problematica è forse un po' diversa: gli atteggiamenti nei confronti della memoria e dell'immaginazione hanno subito diverse trasformazioni, così come la teoria che mira a migliorarle. Tuttavia, l'idea di incorporare l'arte in una "stanza per pensare", o ancora meglio, in una "stanza del pensiero", sembra oggi attraente e suggestiva come lo fu nel primo Rinascimento; l'opera d'arte non dovrebbe essere trattata solo come un oggetto decorativo, ma come parte di un disegno globale che favorisce una vita di cultura e di contemplazione. Galleria Lia Rumma, Napoli.

13.01.2008 # 724
Bergamo | IL FUTURO DEL FUTURISMO | Fino al 24 febbraio 2008

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Milano | David Lynch - The Air is on Fire | Fino al 13 gennaio 2008

Fino al 13 gennaio 2008

La Triennale di Milano presenta David Lynch. The Air is on Fire, una mostra ideata e realizzata su iniziativa dalla Fondation Cartier pour l'art contemporain, dedicata ai molteplici aspetti dell'arte di David Lynch. Per la prima volta in Italia l'artista espone dipinti, fotografie, disegni, film sperimentali e creazioni sonore.
Per il pubblico è così l'occasione di scoprire e rivisitare l'arte di David Lynch alla luce delle opere inedite installate in uno spazio concepito dall'artista stesso.
Nato nel Montana nel 1946, David Lynch trascorre la sua infanzia a disegnare e dipingere. Nel 1965 inizia l'Accademia di Belle Arti presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts di Filadelfia. Qui scopre una passione per le immagini in movimento: un giorno, mentre è solo nel suo studio, vede una brezza leggera spostare dolcemente gli oggetti incollati sulla tela su cui stava lavorando.
Sei mesi dopo questa esperienza, termina il suo primo cortometraggio sperimentale. Così è nata la vocazione di uno dei registi più talentuosi al mondo, e il più giovane a oggi a aver ricevuto un Leone d'Oro alla carriera - consacrazione che ha ottenuto nel 2006 in occasione della proiezione del suo ultimo film INLAND EMPIRE alla Mostra del Cinema di Venezia.
Per tutta la sua carriera di regista, David Lynch non ha mai smesso di dipingere, disegnare, fotografare, e creare delle animazioni; ha esteso il campo delle sue indagini artistiche alla composizione musicale e alla creazione sonora.

La mostra nasce dall'accumulo di quadri, cartelle etichettate che contengono quantità di disegni, scatole d'archivio piene di fotografie presente nello studio di David Lynch. Questa collezione molto ben conservata risale agli anni del liceo e fino ad oggi non è mai stata esposta. Presentate a Hervé Chandès, direttore della Fondation Cartier, queste opere sono riunite in un allestimento ideato da David Lynch stesso.