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27/10/2021 - Aggiornato alle ore 09:00:27

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  • Pedro, l’amico, forse falso, che fece di tutto per essere carino
    • A Venezia per le calli, in barba ai calli

      10/02/2020

      A Venezia per le calli, in barba ai calli

      Il percalle è un tessuto dal nome antico: un filato in cotone di eccezionale finezza e compattezza. Ideale per confezionare camicette e sottovesti

      Ci chiamano piedipiatti? Bene, allora trascorrerò questa mia giornata veneziana senza salire neanche una volta...

    • Greccio. Il caso freddo della Notte Silente

      16/12/2019

      Greccio. Il caso freddo della Notte Silente

      Le tende accostate lasciano entrare una lama che illumina un angolo della stanza; sul comò, nella grossa ceneriera, la mia pipa s’è raffreddata

      Solo il sospiro del cigolio della rete del letto e fuori un silenzio profondo che...

    • Il muflone della porta accanto

      11/11/2019

      Il muflone della porta accanto

      Il vento di maestrale e gli effluvi di mirto. E quella indistinta sensazione di piacevole spossatezza che spesso ci vuole.

      Sono tre giorni che mi tengo il cappello con la mano, le raffiche da nordovest...

    • La Donna del Perù con il grembiule blu

      05/11/2019

      La Donna del Perù con il grembiule blu

      La donna del Perù. Nelle guide c’è sempre, non con questo nome. Perché non tutti vedono le cose alla stessa maniera.

      Nel pomeriggio l’ombra del campanile s’allunga fino a qui. Non ci tornavo da oltre vent’anni....

    • Il commissario, il beccamorto e il pecorino di fossa

      Il commissario, il beccamorto e il pecorino di fossa

      Verbale N.52 a carico del decurione Giuseppe di Arimatea, nemico giurato delle fosse comuni. Le castagne, il rosso feroce e la pizza croccante

      C’è fossa e fossa Mangiamo castagne bollite accompagnate da un rosso toscano tannico...

    Una nuova rubrica di ristoranti e cibo. Ancora! Un’altra? Si, cioè... forse, se si inventa un punto di vista diverso. E allora ho iniziato concentrandomi sul titolo. Il primo lì per lì è stato “A tavola con l’art director”. Pensavo potesse giovare la prospettiva dell’esteta, dell’esperto di spazi ed equilibri con una spiccata sensibilità per il colore. Ma... mica faccio l’art director io, piuttosto racconto fatti cercando le parole tra quelle che somigliano al tratto di un disegno. “A tavola con il disegnatore” allora! No, neanche. Non va bene. C’è bisogno di qualcosa che introduca anche il metodo di valutazione, non dico la scientificità e neanche le solite punte di Forchetta o Stelle che sbiadiscono! Piuttosto, che so... i Buchi nella cintura. Ecco, più buchi ci saranno - metaforicamente - da lascare a fine pasto e più vorrà dire che mi sono trovato bene. Ho pensato, il metro giusto dev’essere quello che sancisce la goduria che ho provato a stare in quel posto. Alla fine risulta una somma vaga basata sulla singolarità del luogo, nel senso dell’atmosfera e dell’accoglienza, sull’originalità di quello che ho trovato nel piatto e nel bicchiere e, perché no, un corretto rapporto qualità-prezzo che è una formula orribile ma di certo è chiara a tutti. Per questo ci vuole attenzione massima ai particolari, naso da segugio, pazienza e perseveranza. È qui che mi è tornato in mente il commissario Maigret investigatore e mangiatore d’eccellenza: nel corso delle sue inchieste, quando gli tocca fare un appostamento, sceglie angoli di tavolo dove poter rimanere a lungo, mangiando e bevendo un bicchiere, là dove passa gente d’ogni tipo in cui confondersi o, meglio, con cui abbinarsi. E vada per “A tavola con il commissario” allora, per perdersi in gustose indagini fatalmente destinate a finire con una scarpetta. Solo un paio di regole: niente fotografie di tavoli, sedie e piatti, il commissario viaggia a bordo della sua mezza cozza e registra tutto con la sua memoria selettiva... Semmai qualche tratto disegnato al margine di un pezzo di carta.