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Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

Paolo Falasconi //

Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

Un primo incontro sull’anonimo pianerottolo diventa l’occasione per uno dei due di trasformare la casa dell’altro, che non sembra proprio un fan del Natale

Ikea Natale 2019

Il film commercial per il lancio della campagna di IKEA per il Natale è stato realizzato dal Gruppo DDB Italia.

 

Il Natale è in particolare il momento dell’anno in cui più di ogni altro il brand si fa partner delle persone per vivere un periodo emotivamente coinvolgente e davvero da ricordare. È questo il leitmotiv che viviamo nel nuovo film in cui ritroviamo i protagonisti del Natale 2018, ora divenuti vicini di casa. Un primo incontro sull’anonimo pianerottolo diventa l’occasione per uno dei due di trasformare la casa dell’altro, che non sembra proprio un fan del Natale. Accade così l’inaspettato: la casa del nostro “Grinch” viene letteralmente invasa da un Natale pieno, gioioso e festoso fatto di alberi enormi, tavolate imbandite, aiutanti di Babbo Natale e persino una renna in carne e ossa, con uno spirito natalizio che finisce per travolgere e cambiare anche il mood del nostro protagonista.

La musica dello spot

Underneath the Tree è il brano scelto come colonna sonora del film commercial ed è tratto dall’Album A Rock N Roll Christmas: Greatest Hits of the Holidays pubblicato nel 2015 da Alarm Music


# 5435
Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

Daria La Ragione //

Arriva Restaurant 1:1 – il locale più piccolo del mondo

Il ristorante più piccolo del mondo apre a Copenaghen: è un´idea di Irma, catena danese di supermercati che ha voluto lanciare così la sua linea di piatti pronti per un mercato in crescita: i single.

Restaurant 1:1 è l’idea pubblicitaria di una catena di supermercati danesi che ha scelto di lanciare una linea di prodotti già pronti, in monoporzione.

Quello dei single e delle persone che scelgono di vivere da sole è un numero che è cresciuto enormemente negli ulti anni, perfino in Italia, dove certe tradizioni legate alla famiglia cambiano più lentamente.

Secondo l’Istat, nel 2016 le famiglie composte da un solo membro erano circa una su tre, mentre sommando persone divorziate, separate, nubili, celibi e in stato di vedovanza il numero sfiorava gli otto milioni.

Cifre significative, che ci parlano di un mercato enorme al quale ci si rivolge ancora in modo insufficiente. Almeno nel nostro paese, in cui le monoporzioni esistono soltanto nella versione “insalatona per il pranzo”, e ovviamente comportano uno spreco di materiali da imballaggio da non sottovalutare.

In Danimarca – «eh, ma si sa, al nord sono avanti» direbbe la casalinga di Voghera che guarda al Baltico come a un luogo di perdizione e innovazione – in Danimarca, si diceva, una catena di supermercati che si chiama Irma ha lanciato una linea di prodotti precotti pensati per i single.

Video Playe

Monoporzioni per limitare gli sprechi di cibo e andare incontro a un target che altrimenti è costretto ad acquistare confezioni di prodotti pensati per altri.

Fin qui nulla di rimarchevole, per lo meno nulla che ci ricordi che siamo qui per parlare di pubblicità.

Ma ecco il motivo di questo articolo: per lanciare questa linea di prodotti, l’agenzia  Robert/Boisen & Like-minded, ha aperto il ristorante più piccolo del mondo: si chiama Restaurant 1:1 perché c’è uno chef, un cameriere e un solo cliente può accomodarsi. Va da sé che vengono serviti soltanto i piatti pronti in vendita da Irma.

È un’idea intelligente e tutto sommato economica, perché è destinata a far parlare parecchio di sé, se non altro in patria, ed è di sicuro successo dal momento che tutte le prenotazioni disponibili sono state già raggiunte. Ovviamente di tratta di un temporary restaurant, allestito in modo semplice e accogliente

Creatives: Mads Mardahl, Eva Ebbensgaard, Klara Vilshammer, Christoffer Boas, Philip Bock
Strategy Director: Søren Christensen
Creative Director: Heinrich Veilgaard

# 5427
Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

Daria La Ragione //

Aegean Airlines: caccia alle nuvole sul cielo di Atene

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.

Se volevate partire per la Grecia, quest’estate, vi conveniva trovarvi a Berlino in primavera, perché Aegean Airlines ha pensato di regalare biglietti scontati se il cielo di Atene avesse tradito.


Avete presente quelle giornate grigie e piovose, una dietro l’altra, che vi mettono addosso una specie di tristezza che passa solo se immaginate una vacanza al mare?

Forse in questi giorni di caldo torrido vi è più difficile calarvi nell’atmosfera, ma provate a immaginare di aver trascorso una primavera uggiosa e piuttosto freddina a Berlino, pensate di passeggiare davanti al Sony Center e di trovare un billboard che vi promette uno sconto del 50% su un volo per la Grecia se…

Se riuscite a scovare almeno una nuvola nel cielo che sovrasta Atene e Paros, che viene ripreso in diretta e trasmesso sullo schermo.

Una bella prova di fiducia nel sole ellenico, non c’è dubbio, ma non finisce qui: la sicurezza è tale che, per permettere a tutti i cittadini tedeschi di vincere un volo scontato, la trasmissione in livestreaming va anche su Youtube.


Ce l’hanno fatta i fortunati presenti a vincere una vacanza nella patria di Omero? Al terzo giorno di attesa con i cellulari pronti, puntati verso lo schermo, finalmente un paio di nuvolette sono apparse sul cielo di Paros e i fortunati – o i perseveranti – presenti hanno potuto usare un qr code per ottenere il loro codice sconto.

L’operazione è targata Ogilvy, Athens, Greece che ha saputo coinvolgere i berlinesi, portandoli ogni giorno davanti al Sony Center, mescolando felicemente rete, dirette streaming, billboard e soprattutto una bella idea creativa!



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Daria La Ragione //

Addio maggiolino e grazie per le fantastiche campagne

Il 10 luglio scorso, nello stabilimento di Puebla in Messico, è stato prodotto l’ultimo esemplare, diciamo tutti addio al Maggiolino Volkswagen che ci ha regalato ironia e anticonformismo. Bye Bye

Preparate i fazzolettini, questo sarà un post triste:

il 10 luglio scorso, nello stabilimento di Puebla in Messico, è stato prodotto l’ultimo esemplare, diciamo tutti addio al Maggiolino Volkswagen.

Addio Beatle, ti abbiamo amato.

Nata per volontà di Adolf Hitler, l’auto del popolo (Volkswagen appunto) si chiamava in origine Typ 1 Kafer ed era stata progettata da Ferdinad Porsche nel 1937.

Da allora, è il caso di dirlo, ne ha fatta tanta di strada e molta di questa grazie al genio di un pubblicitario di razza come non ne se sono visti più: Bill Bernbach.

 

Anche se oggi sembra impossibile, la strada non è stata tutta in discesa per quest’auto cult: per esempio negli Stati Uniti all’inizio ha avuto vita dura. E non soltanto perché nasceva come “modello nazista”, ma soprattutto perché era proprio l’opposto di quello che gli americani consideravano una bella macchina: tondeggiante, buffa, piccola, diremmo noi “uno scarrafone”, direbbe in inglese “a beatle”.

Perciò: cosa fai se il tuo cliente ha un prodotto che nessuno considera mainstream e ti trovi nel pieno della contestazione giovanile degli anni ‘60? Lo trasformi nell’auto dei giovani e degli anticonformisti, di quelli che non hanno niente da dimostrare, eccetto il fatto che vanno ostinatamente contro la tradizione.

Nascono così le prime, fantastiche, campagne pubblicitarie della DDB

“Lemon” significa “ciofeca”, in generale negli Stati Uniti sta a indicare qualcosa che è andata storta*. E in effetti il gioco è questo: la vera schifezza non è il Maggiolino in sé, come sembrerebbe ironicamente suggerire la headline, ma quel Maggiolino in particolare, dal momento che, come ci viene spiegato, il vano portaoggetti è graffiato e andrà sostituito. Il lungo bodycopy ci racconta che ogni auto viene sottoposta a un esame accorto e che in media 1/50 viene rimandata indietro perché non gli rispetta gli standard di qualità e si chiude così: We pluck the lemons; you get the plums (noi togliamo i limoni – i difetti – voi prendete le prugne – il meglio).


Addio maggiolino e grazie per le fantastiche campagne



Il gioco – com’è tipico della DDB – tutto basato sull’autoironia, fu la chiave di svolta per la VW negli Stati Uniti e cotinuò con la campagna successiva – e altrettanto famosa – Think Small, con cui si invitavano persone abituate a pensare the bigger the better (più grande è meglio è) a “pensare in piccolo”, raccontando quanti vantaggi erano nascosti in questa piccola grande automobile.

Ecco una gallery di campagne DDB per Volkswagen che ci riconciliano con la pubblicità e rendono più triste questo addio al Maggiolino.



The Volkswagen missed the boat.

The chrome strip on the glove compartment is blemished and must be replaced. Chances are you wouldn’t have noticed it; Inspector Kurt Kroner did.

There are 3,389 men of our Wolfsburg factory with only one job; to inspect Volkswagens at each stage of production. (3,00 Volkswagens are produced daily; there are more inspectors than cars.)

Every shock absorber is tested (spot checking won’t do), every windshield is scanned. VWs have been rejected for surface scratches barely visible to the eye.

Final inspection is really something! VW inspectors run each car off the line onto the Funktionsprüfstand (car test stand), tote up 189 check points, gun ahead to the automatic brake stand and say “no” to one VW out of fifty.

This preoccupation with detail means the VW lasts longer and requires less maintenance, by and large, than other cars. (It also means a used VW depreciates less than any other car.)

We pluck the lemons; you get the plums.


# 5441
Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

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Messaggi, Stories e Gruppi rivoluzioneranno il marketing con i social media?

Superata l’epoca delle grandi community online, ci muoviamo verso una progressiva valorizzazione delle micro comunità, piccoli gruppi che producono micro contenuti, spontanei e deperibili

Osservando alcune delle funzionalità introdotte di recente su Facebook emerge un quadro piuttosto chiaro della direzione che stanno prendendo relazioni e attività online. Pagamenti via chat, potenziamento di Messenger, marketplace, strumenti per i gruppi e soluzioni per le imprese locali spostano il focus dalle grandi community ai piccoli gruppi, dal globale al locale e dalle grandi produzioni media ai contenuti deperibili.


Pagamenti via Messenger

Per ora in rilascio in Francia e Stati Uniti, si tratta della possibilità di inviare e ricevere denaro direttamente via Messenger, senza lasciare la piattaforma.


Ovviamente la scelta strategica di puntare su Messenger è supportata da dati interessanti. Secondo Facebook:

– i messaggi fanno parte della vita delle persone: l’80% degli adulti (19-64 anni) e il 91% dei teenager (13-18) in tutto il mondo, invia messaggi ogni giorno;

– negli ultimi due anni c’è stato un forte aumento delle comunicazioni via messaggi: tra i primi cinque canali di comunicazione preferiti dalle persone troviamo messaggi (67%), social media (48%), email (47%), video chat (47%) e comunicazione faccia a faccia (38%);

– la varietà dei canali aumenta la soddisfazione nelle relazioni sociali: la possibilità di scegliere tra diversi canali e mezzi di comunicazione rende più semplice la gestione delle relazioni personali.

Qui un’infografica con i risultati dell’indagine


Nuovi strumenti per i gruppi

Si tratta di uno degli ambienti più frequentati online: i gruppi sembrano aver preso il posto dei forum e delle community di qualche anno fa. Una sorta di rete nella rete, una serie di micro clan legati dalla condivisione di interessi, luoghi, professioni o obiettivi. I gruppi sono senza dubbio uno degli aspetti con cui tutte le aziende dovranno confrontarsi.

Sin dal lancio dei gruppi per le pagine (quelli in cui una fan page è amministratore del gruppo) è stata evidente l’importanza che queste micro community stavano acquistando. E di recente una serie di nuove funzionalità e integrazioni sembrano confermare l’ipotesi.

– Messaggi di benvenuto: gli amministratori dei gruppi potranno creare un messaggio di benvenuto, in cui taggare automaticamente tutti i nuovi membri. Il senso di appartenenza alla community è il primo passo per creare e mantenere in vita un gruppo.

– Badges: una piccola icona accanto al nome degli amministratori rende più semplice la loro individuazione. La sicurezza è fondamentale per garantire un ambiente sereno e amichevole.

– Profilo dei membri: di ciascun membro del gruppo sarà possibile visualizzare le informazioni, le attività recenti e i post pubblicati nel gruppo. La trasparenza e l’identità delle persone sono indispensabili per sviluppare relazioni trasparenti e serene.

– Insight e strumenti di controllo: una serie di dati renderanno più semplice l’analisi delle attività del gruppo e, grazie ai suggerimenti di Facebook, il lavoro di moderatori e amministratori sarà semplificato. Inoltre sarà possibile limitare le attività di chi non rispetti le linee guida e le regole di comportamento del gruppo (anche con una sospensione temporanea).

Per iniziare a sviluppare progetti che prevedano il collegamento dei gruppi alle fan page, è utile:

– scrivere una netiquette (regole di comportamento e obiettivi del gruppo) da pubblicare in una nota o in un post bloccato in alto, sempre visibile a nuovi e vecchi membri;

– condividere le linee guida per la gestione di commenti negativi, critiche e crisi più o meno lievi;

– individuare un piano editoriale specifico, tenendo presente che molto spesso la vera difficoltà non sta nel far entrare nuovi membri nel gruppo ma nell’offrire loro un buon motivo per restare.

Messaggi, Stories e Gruppi rivoluzioneranno il marketing con i social media?

Stories: il successo del contenuto effimero


Le Stories di Instagram continuano a vivere un momento d’oro. Sarà la semplicità di uso, il desiderio mai soddisfatto delle persone di guardare cosa succede dietro le quinte, la nostra innata tendenza a raccontare storie. Sarà questo o l’effetto tranquillizzante che hanno i contenuti deperibili (addio permanenza del contenuto, viva il diritto all’oblio) fatto sta che le storie, grazie alla loro struttura in micro momenti e alle continue funzionalità messe a disposizione degli user, continuano a crescere.

Tra le novità recenti troviamo:

– le storie multi autore (per amministratori di eventi e gruppi). Un modo intelligente di rendere ancora più forte l’appeal delle storie che negli eventi live trovano il loro senso più profondo;

– la possibilità di guardare e pubblicare storie anche da web mobile, un’ulteriore strumento a disposizione dei creatori di contenuti;

– la pubblicazione delle storie da Instagram alla pagina Facebook. Quest’ultima funzione si sta facendo attendere in Italia e sono ancora pochi gli utenti che riescono a visualizzare lo stream delle stories di Instagram anche su Facebook.

Mentre attendiamo curiosi il rilascio di queste nuove funzionalità ci prepariamo ad integrare vecchi e nuovi strumenti per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Sapremo farne buon uso?

# 5463
Ikea natale 2019. Fatti conquistare dal Natale

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Parametric Font, quando i numeri sono al servizio del design.

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando

Quando si parla di font parametrici o algorithmic typography, ci si riferisce all’ennesimo esempio di come la tecnologia intervenga in ogni attività umana e, se possibile, come la stia migliorando.
Nella galassia di attività e professioni che si basano su design e progettazione, quella del type designer è sicuramente una delle più complesse e spesso sottovalutate.
Oltre alle competenze prettamente grafiche, legate al disegno del carattere, alla ricerca dell’innovazione stilistica, alla leggibilità, agli allineamenti ottici e geometrici, c’è tutta una parte che attiene lo studio della metrica. La più oscura e meno piacevole.

Il progettista alle prime armi ne è spaventato e spesso ciò determina per molti un ostacolo invalicabile.
Quel che si sottovaluta è che la progettazione di un carattere o di una famiglia di caratteri richieda un lavoro complesso ed articolato che può coinvolgere più competenze e durare molti anni.

Gli strumenti.

In tutta questa complessità, i moderni software di disegno (Adobe Illustrator) e di creazione dei font (FontLab Studio, Glyphs) hanno sicuramente snellito il processo ma per molti non è ancora sufficiente.
Soprattutto se si tiene conto di tutte le varianti necessarie per ogni lingua, le alternative stilistiche, i set di caratteri speciali, ecc.
Senza contare poi la necessità di mantenere la consistenza su tutti i media sui quali il font sarà riprodotto.
Ogni carattere infatti richiede uno studio specifico della metrica e del contrasto necessari a garantire la corretta leggibilità ed efficacia.



L’idea.

Un font parametrico, in grado di essere manipolato ed adattato per soddisfare ogni esigenza e, cosa fondamentale, in modo automatico.

Non è un’idea nuovissima, da molti anni infatti gli sviluppatori si dedicano allo studio di soluzioni per la generazione e la manipolazione parametrica di elementi grafici (design generativo).
Molti sono i progetti sperimentali e gli studi realizzati con framework di programmazione come Processing, NodeBox, o VVVV, solo per citare i più diffusi.

Eccone alcuni esempi:
Standardabweichung

Geomerative

Prototyp-0

CAN_GenerativeTypography

 

Anche Adobe, leader mondiale della distribuzione di font oltre che di soluzioni per il design, se ne è interessata.
Memorabile la presentazione di Project Faces durante gli sneak peaks dell’Adobe MAX 2015.





Realtà emergenti.

Non è quindi un caso che molte realtà si stiano dedicando allo sviluppo di applicazioni e framework in grado di velocizzare la produzione di font e la loro manipolazione.

Interessante l’esempio di Typotheque con il progetto Elementar

parametric font - Typoteque

Il progetto Modulator di Metaflop da cui deriva il più strutturato Metapolator, la tecnologia open source messa a disposizione di sviluppatori ed utenti.

Un progetto in continuo sviluppo al quale si può aderire e che ha già prodotto diverse famiglie di font come ad esempio Work Sans, Canola e Breite.

Google Fonts e la “svolta” parametrica.

È notizia di pochi giorni fa il rilascio del font Spectral su Google Fonts, la più diffusa libreria di webfont con licenze opensource.

google
spectral

Nulla di strano, se non fosse che Spectral è stato creato utilizzando Prototypo la web application di Production Type,  una delle soluzioni più complete e facili da utilizzare quando si parla di font parametrici.

Prototypo è un servizio a pagamento, ma se non si hanno particolari esigenze e si vuole sperimentare un po’, ci si può registrare ed accedere alla modalità gratuita.

prototypo

Designer VS Coder.

Ogni volta che si affaccia al mondo una nuova tecnologia in grado di estendere le competenze specifiche e renderle fruibili alle masse, la polemica è sempre dietro l’angolo.
Anche in questo caso, accanto alla fila degli entusiasti si affianca quella dei detrattori che sostengono che un codice non potrà mai sostituire la creatività di un progettista.

Una storia che sentiamo ormai da tempo e che ha interessato, di volta in volta, tutti gli ambiti dell’ingegno umano.
È stato così per la musica, per la fotografia, per il design e questo non è altro che un piccolo tassello della più grande ed inarrestabile rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi quotidianamente.

Sarà interessante vedere l’uso che di questi strumenti se ne farà, certi del fatto che per molti anni ancora la creatività umana manterrà la sua centralità.

Nulla da temere quindi, solo una tecnologia in più da esplorare con curioso interesse e di cui seguirne l’evoluzione.

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