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La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette
La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

Tra contenuti spontanei, creator indipendenti, linguaggi documentaristici e nuove forme di storytelling, la comunicazione dei brand sta abbandonando progressivamente l'estetica patinata della pubblicità tradizionale. In un ecosistema digitale saturo di

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Paolo Falasconi //

La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

Tra contenuti spontanei, creator indipendenti, linguaggi documentaristici e nuove forme di storytelling, la comunicazione dei brand sta abbandonando progressivamente l'estetica patinata della pubblicità tradizionale. In un ecosistema digitale saturo di

Per decenni la pubblicità ha cercato di costruire un mondo migliore di quello reale. Case impeccabili, persone sempre sorridenti, prodotti illuminati alla perfezione, fotografie costruite al millimetro e ambientazioni prive di qualsiasi elemento fuori posto. Il messaggio era semplice: acquistando quel prodotto, avresti potuto avvicinarti a quella versione ideale della realtà. La comunicazione pubblicitaria ha costruito così un immaginario fatto di aspirazioni, desideri e modelli estetici riconoscibili, contribuendo a definire il linguaggio visivo di intere generazioni.

Oggi qualcosa sta cambiando. Scorrendo i social network, è sempre più facile imbattersi in campagne che sembrano fotografie casuali, video girati con uno smartphone, testimonianze dirette, immagini volutamente poco costruite e contenuti che adottano il linguaggio quotidiano delle persone. Non è necessariamente un abbassamento della qualità produttiva, né una rinuncia alla direzione artistica. È una scelta comunicativa precisa: ridurre la distanza tra il brand e il suo pubblico.

La pubblicità contemporanea sembra aver compreso che, in un ambiente in cui ogni giorno vengono pubblicate quantità enormi di contenuti, apparire perfetti non è più sufficiente per essere credibili.

 

Quando la perfezione diventa un problema

Il cambiamento non riguarda soltanto il gusto estetico. È legato soprattutto alla trasformazione del rapporto tra persone, marchi e contenuti digitali. Per anni le aziende hanno investito nella costruzione di immagini aspirazionali, cercando di distinguersi attraverso produzioni sempre più sofisticate. Oggi, però, il pubblico incontra quotidianamente migliaia di messaggi commerciali, spesso indistinguibili per qualità visiva, tono e struttura narrativa.

A questo si aggiunge la diffusione dell'intelligenza artificiale generativa, che ha reso possibile produrre immagini estremamente curate con una facilità mai vista prima. Il risultato è un ambiente visivo nel quale la perfezione tecnica rischia di perdere parte del proprio potere distintivo. Se ogni marchio può permettersi immagini spettacolari, l'immagine spettacolare smette di essere necessariamente un vantaggio competitivo.

Una ricerca Gartner pubblicata nel settembre 2026, condotta su 1.006 consumatori statunitensi, offre un'indicazione significativa. Il 65% degli intervistati ritiene che i brand producano troppi contenuti pubblicitari generati con l'intelligenza artificiale, mentre il 57% dichiara che la diffusione di questi contenuti ha ridotto la propria fiducia nei messaggi dei marchi. Il 35%, inoltre, afferma di affidarsi meno agli influencer per informazioni e consigli d'acquisto proprio a causa della crescente presenza di contenuti generati artificialmente.

Il dato non dimostra che i consumatori rifiutino la tecnologia, ma evidenzia un problema più profondo: la difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito per sembrare autentico.

 

Il ritorno delle persone nella comunicazione dei brand

In questo contesto, la presenza umana acquista un nuovo valore. Non necessariamente attraverso testimonial famosi o influencer con milioni di follower, ma attraverso persone reali, esperienze riconoscibili, competenze dimostrabili e racconti capaci di trasmettere un punto di vista.

Il rapporto tra aziende e creator sta evolvendo proprio in questa direzione. Secondo il Media Reactions 2026 di Kantar, che analizza le opinioni di oltre 23.000 consumatori in 33 mercati e di 800 professionisti del marketing, il 91% dei marketer utilizza già i creator nelle proprie strategie. Ancora più interessante è il fatto che il 62% ritenga che i brand dovrebbero guidare i creator senza controllarne completamente il lavoro.

È un passaggio importante. Significa riconoscere che la forza di un creator non dipende esclusivamente dalla sua capacità di raggiungere un pubblico, ma anche dalla credibilità del suo linguaggio e dalla relazione che ha costruito con la propria comunità. La comunicazione pubblicitaria, in questo senso, non può limitarsi a trasferire un messaggio commerciale all'interno di un contenuto apparentemente spontaneo. Deve imparare a rispettare il linguaggio di chi quel contenuto lo realizza.

La stessa ricerca Kantar evidenzia come quasi la metà dei marketer consideri i creator veri e propri partner creativi e narrativi, non semplicemente strumenti di distribuzione. È una trasformazione che coinvolge direttamente il lavoro di art director, copywriter e graphic designer: non si tratta più soltanto di costruire una campagna e adattarla ai diversi canali, ma di progettare un sistema comunicativo capace di accogliere linguaggi differenti.

 

L'estetica dell'imperfezione è una scelta progettuale

Dal punto di vista del graphic design, questa evoluzione ha conseguenze interessanti. L'estetica spontanea non coincide con l'assenza di progetto. Una fotografia apparentemente casuale può essere il risultato di una precisa scelta compositiva, così come un video dal montaggio essenziale può richiedere una strategia narrativa molto più articolata di una produzione tradizionale.

Il linguaggio visivo contemporaneo si arricchisce così di elementi che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati difetti: inquadrature irregolari, flash diretto, grana fotografica, tipografia non perfettamente allineata, riprese verticali, ambientazioni quotidiane, montaggi rapidi e sovrapposizioni grafiche che ricordano gli appunti personali o le annotazioni digitali.

Non significa che ogni brand debba adottare un'estetica amatoriale. Significa piuttosto che la qualità non coincide più necessariamente con la lucidatura formale di ogni elemento. In alcuni contesti, una comunicazione eccessivamente controllata può risultare distante, mentre un linguaggio più diretto può generare una relazione immediata con il pubblico.

La sfida per il designer è capire quando questa scelta abbia senso e come integrarla nell'identità di un marchio. L'imperfezione, quando è utilizzata senza criterio, diventa semplicemente un altro filtro estetico, una formula che rischia di essere replicata da tutti. Quando invece è coerente con il carattere del brand, può trasformarsi in un elemento di riconoscibilità.

 

La credibilità diventa parte dell'identità visiva

Un altro aspetto interessante riguarda la trasparenza. Se il pubblico è sempre più attento alla provenienza dei contenuti, anche il modo in cui un brand comunica deve diventare più chiaro. Non basta costruire un'immagine convincente: occorre dimostrare che dietro quell'immagine esista una realtà coerente.

La ricerca dell'Interactive Advertising Bureau pubblicata nel gennaio 2026, realizzata su consumatori appartenenti alle generazioni Z e Millennial e su professionisti del settore pubblicitario, evidenzia una distanza significativa tra le aspettative degli inserzionisti e la percezione del pubblico. L'82% dei dirigenti pubblicitari intervistati ritiene che i giovani consumatori abbiano un'opinione positiva degli annunci generati con l'AI, ma tra i consumatori la percentuale scende al 45%.

La stessa ricerca mostra che il 71% dei giovani intervistati ritiene di aver già visto pubblicità realizzate con l'intelligenza artificiale, rispetto al 54% registrato nel 2024. Emerge inoltre un dato interessante: il 73% dichiara che sapere che un annuncio è stato realizzato con l'AI non ridurrebbe la propria propensione all'acquisto, o potrebbe addirittura aumentarla. La trasparenza, quindi, non è necessariamente un ostacolo alla comunicazione commerciale.

Per i professionisti della comunicazione questo significa che la fiducia deve essere progettata, non semplicemente dichiarata. La coerenza tra immagini, parole, prodotto ed esperienza reale diventa parte integrante dell'identità di un marchio.

 

Il nuovo compito dell'art director

In un panorama di questo tipo, il ruolo dell'art director diventa particolarmente interessante. Non si tratta di abbandonare i codici della pubblicità tradizionale, ma di saperli utilizzare insieme a linguaggi differenti. Una campagna può avere una direzione fotografica sofisticata e contemporaneamente integrare contenuti spontanei, testimonianze, video verticali e materiali realizzati dai creator.

La vera competenza consiste nel costruire una regia capace di mantenere riconoscibile il brand senza uniformare ogni contenuto. Il rischio, infatti, è che l'autenticità diventi una nuova moda visiva: tutti a imitare la spontaneità, tutti a utilizzare lo stesso effetto analogico, tutti a costruire immagini apparentemente casuali con la stessa precisione di una campagna tradizionale.

Quando succede, l'autenticità perde il proprio significato e diventa soltanto un'altra convenzione pubblicitaria.

La comunicazione efficace non è quella che cerca di sembrare vera, ma quella che riesce a essere coerente con ciò che il marchio rappresenta. È una differenza sottile, ma fondamentale.

 

Meno spettacolo, più significato

Forse non stiamo assistendo alla fine della pubblicità perfetta, ma alla fine della sua esclusività. La qualità produttiva continuerà ad avere un ruolo importante, così come la fotografia professionale, la direzione artistica e la cura tipografica. Tuttavia, questi elementi non saranno più sufficienti da soli a garantire attenzione e credibilità.

In un mondo in cui produrre immagini è diventato sempre più semplice, il valore si sposta verso la capacità di costruire relazioni, raccontare esperienze e comunicare qualcosa che abbia un significato riconoscibile. Non è necessario che ogni campagna sia spontanea, imperfetta o realizzata con uno smartphone. È necessario che ogni scelta abbia una ragione.

Per chi lavora nella comunicazione visiva, questa trasformazione rappresenta una nuova responsabilità professionale. Non basta più progettare qualcosa che funzioni sul piano estetico: bisogna comprendere il contesto culturale in cui quell'immagine verrà vista, interpretata e giudicata.

La pubblicità può continuare a essere bella, spettacolare e sofisticata. Ma dovrà imparare a essere anche credibile. Perché oggi, forse più che in passato, le persone non cercano soltanto qualcosa che catturi il loro sguardo. Cercano qualcosa in cui possano riconoscersi.

 

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La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

14 Borse di studio - Corso di 2° anno - Master executive in Graphic Design ILAS in aula a Napoli: aperte le richieste

RISERVATE AI DIPLOMATI IN GRAFICA ILAS E AGLI STUDENTI E DIPLOMATI DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

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14 Borse di studio - Corso di 2° anno - Master executive in Graphic Design ILAS in aula a Napoli: aperte le richieste

RISERVATE AI DIPLOMATI IN GRAFICA ILAS E AGLI STUDENTI E DIPLOMATI DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

14 Borse di studio - Corso di 2° anno

Master executive in Graphic Design ILAS in aula a Napoli: aperte le richieste
Scadenza presentazione domande: 5 novembre 2026
Inizio corso: 10 novembre 2026

Riservate ai diplomati in Grafica ILAS e agli studenti e diplomati delle Accademie di Belle Arti

ILAS mette a disposizione borse di studio del valore di 660,00 euro ciascuna, riconosciute sotto forma di sconto sulla quota di partecipazione al Master Graphic Design – Secondo Anno, in partenza il 10 novembre 2026.

Un percorso di perfezionamento dedicato a chi desidera approfondire la progettazione grafica e sviluppare sistemi di comunicazione visiva completi: dal concept all’identità di marca, dall’art direction alle applicazioni editoriali e al packaging, con l’intelligenza artificiale integrata nel processo creativo. Grazie alle borse di studio sarà possibile partecipare al corso con la quota scontata di euro 250,00 mensili per 6 mesi anziché 360,00.

Docenti

Alessandro Cocchia — Progettazione grafica

Fabio Staiano — Intelligenza artificiale

Chi può richiedere la borsa di studio

Possono presentare richiesta:

  • a) tutti i diplomati in Grafica presso ILAS;
  • b) studenti all'ultimo mese di corso di Grafica ILAS;
  • c) tutti gli studenti attualmente iscritti al 3° anno presso le Accademie di Belle Arti - indirizzo Graphic Design;
  • d) tutti i diplomati delle Accademie di Belle Arti - indirizzo Graphic Design
  • e) diplomati presso scuole private di grafica.

Le borse sono disponibili in numero limitato e vengono assegnate in ordine cronologico di ricezione delle richieste valide, previa verifica dei requisiti e fino a esaurimento delle disponibilità. La classe prevede 14 posti complessivi.

 

Vai al sito del Master


Progetto manuale identità visiva Fondazione Bologna Musei - 2021
Concept & Design / Carmela De Nicola e Giovanna Caliendo
Docente / Nicola Cozzolino

 

Struttura del corso

Inizio: 10 novembre 2026
Durata: 6 mesi
Frequenza: 2 lezioni settimanali in aula a Napoli

  • Martedì dalle 11:15 alle 13:15.
  • Mercoledì dalle 14:30 alle 16:30.

Docenti

Alessandro Cocchia — Progettazione grafica
Ricerca, concept, identità visiva e applicazioni del brand, fino alla costruzione e alla presentazione di un sistema coordinato.

Fabio Staiano — Intelligenza artificiale
Prompting, esplorazione visiva e rielaborazione degli output, con attenzione alla direzione creativa, alla coerenza del progetto e alla valutazione critica dei risultati.

Il programma

MODULO 1 — Concept e metodologia della progettazione grafica
Analisi del brief, ricerca visiva e sviluppo del concept creativo. Elaborazione di idee originali e soluzioni progettuali.

 

MODULO 2 — Tipografia e composizione grafica avanzata
Progettazione tipografica, lettering, logotipi e composizione visiva. Griglie, gerarchie e impaginazione editoriale avanzata.

 

MODULO 3 — Progettazione del marchio e Visual Identity
Ideazione e costruzione del marchio, sistemi cromatici e tipografici. Sviluppo di un’identità visiva completa e delle relative regole di utilizzo.

 

MODULO 4 — Art Direction e comunicazione coordinata
Progettazione di campagne, manifesti e sistemi di comunicazione visiva. Applicazioni dell’identità a editoria, packaging, segnaletica e media digitali.

 

MODULO 5 — Presentazioni professionali e animazione con Higgsfield
Realizzazione di mockup, ambientazioni e presentazioni animate. Utilizzo dell’intelligenza artificiale per valorizzare e comunicare i progetti grafici.

 

MODULO 6 — Laboratorio finale e manuale di identità visiva
Sviluppo e finalizzazione di un sistema completo di identità visiva. Realizzazione del manuale del marchio e presentazione professionale del progetto.

 

Come richiedere la borsa di studio

Per candidarsi è necessario compilare la procedura ufficiale di preiscrizione ILAS entro le ore 23:59 del 5 novembre 2026, ora italiana, indicando il percorso di studi frequentato o concluso.

L’invio della richiesta non comporta l’assegnazione automatica della borsa. ILAS confermerà l’esito dopo la verifica dei requisiti e della disponibilità.

 

RICHIEDI LA BORSA DI STUDIO

Quota di partecipazione

La borsa consente di frequentare il Master a 250,00 euro mensili anziché 360,00 euro, per sei mesi. Il totale delle sei quote mensili passa da 2.160,00 euro a 1.500,00 euro, con un risparmio complessivo di 660,00 euro. Tutti gli importi sono IVA compresa.


Borse di studio a sostegno della continuità formativa — Condizioni e modalità di assegnazione

1. Finalità e destinatari

L’iniziativa è promossa da ILAS S.r.l. con socio unico, con sede in Via Alcide De Gasperi 45, Napoli, P. IVA 06069221213, per favorire il proseguimento della formazione nel campo della progettazione grafica.

Possono richiedere l’agevolazione:
a) tutti i diplomati in Grafica presso ILAS;

  • b) studenti all'ultimo mese di corso di Grafica ILAS;
  • c) tutti gli studenti attualmente iscritti al 3° anno presso le Accademie di Belle Arti - indirizzo Graphic Design;
  • d) tutti i diplomati delle Accademie di Belle Arti - indirizzo Graphic Design
  • e) diplomati presso scuole private di grafica.

Non è richiesto, per i diplomati ILAS, il completamento di uno specifico modulo UI/UX Design. Non sono previste soglie minime di voto o graduatorie comparative di merito.

2. Verifica dei requisiti

Per i diplomati ILAS, il possesso dei requisiti è verificato attraverso la documentazione didattica dell’istituto. Agli studenti e ai diplomati delle Accademie di Belle Arti è richiesta idonea documentazione attestante, rispettivamente, l’iscrizione in corso o il diploma conseguito.

I dati e i documenti forniti devono essere corretti e veritieri. La mancanza dei requisiti non consente l’accesso all’agevolazione.

3. Natura e valore della borsa di studio

La denominazione “borsa di studio” identifica un’agevolazione economica riconosciuta esclusivamente sotto forma di sconto diretto e incondizionato sul corrispettivo di partecipazione al Master.

Il valore dello sconto è pari a 660,00 euro, IVA compresa, corrispondente a una riduzione di 110,00 euro su ciascuna delle sei quote mensili. La quota mensile agevolata è quindi pari a 250,00 euro anziché 360,00 euro, IVA compresa.

Non è prevista alcuna erogazione di denaro allo studente. Il beneficio non è convertibile in denaro, cedibile o trasferibile a terzi.

I requisiti di accesso, la presentazione della richiesta entro il termine previsto e la disponibilità delle borse costituiscono condizioni per l’assegnazione. Una volta confermata l’assegnazione, lo sconto è applicato al corrispettivo contrattuale senza essere subordinato al conseguimento di ulteriori risultati didattici, allo svolgimento di attività promozionali o all’acquisto di altri servizi.

Restano distinti gli obblighi di frequenza e valutazione previsti per il rilascio dell’attestato finale.

4. Presentazione delle richieste e ordine di assegnazione

Le richieste devono essere presentate attraverso la procedura ufficiale di preiscrizione ILAS entro le ore 23:59 del 5 novembre 2026, ora italiana.

L’assegnazione avviene secondo l’ordine cronologico di ricezione delle richieste valide e complete, tra i candidati in possesso dei requisiti e fino a esaurimento delle disponibilità. Fa fede la data e l’ora di ricezione registrata dal sistema di preiscrizione.

Qualora siano necessarie integrazioni relative a informazioni o documenti indispensabili per verificare i requisiti, ai fini della priorità sarà considerato il momento di ricezione della documentazione completa.

La classe prevede 14 posti complessivi. Tale numero indica la capienza del corso e non il numero delle borse disponibili.

5. Conferma dell’assegnazione e iscrizione

La presentazione della richiesta non determina automaticamente l’ammissione al Master né il diritto alla borsa.

ILAS comunica per iscritto l’assegnazione dopo la verifica dei requisiti e della disponibilità, indicando le condizioni economiche riconosciute e le modalità per perfezionare l’iscrizione.

Il contratto di iscrizione riporta il corrispettivo ridotto per effetto dello sconto.

6. Importi e informazioni precontrattuali

Il totale di 1.500,00 euro, IVA compresa, si riferisce alle sei quote mensili agevolate. Prima della formalizzazione dell’iscrizione, ILAS comunica il prezzo complessivo effettivamente dovuto, specificando l’eventuale presenza o l’assenza di ulteriori costi obbligatori, inclusa un’eventuale quota di iscrizione.

Prima della conclusione del contratto sono inoltre rese disponibili le informazioni relative al programma, al calendario, alle modalità di erogazione, ai requisiti di frequenza, al titolo rilasciato, alle scadenze di pagamento e alle condizioni applicabili in caso di rinuncia, recesso, interruzione o mancata attivazione del corso.

7. Validità e cumulabilità

L’agevolazione è personale e valida esclusivamente per l’edizione del Master Graphic Design – Secondo Anno con avvio il 10 novembre 2026.

Non può essere utilizzata per altri corsi o edizioni e non è cumulabile con ulteriori agevolazioni economiche, salvo diversa comunicazione scritta di ILAS.

8. Rinuncia, recesso e interruzione della frequenza

In caso di rinuncia, recesso o interruzione della frequenza si applicano le condizioni contrattuali validamente sottoscritte, nel rispetto dei diritti inderogabili riconosciuti allo studente.

La borsa di studio non comporta alcuna rinuncia ai diritti di recesso o rimborso previsti dalla legge. Per i contratti conclusi a distanza o fuori dei locali commerciali con un consumatore si applica, ove previsto, il diritto di recesso entro 14 giorni dalla conclusione del contratto, secondo le condizioni e le eccezioni stabilite dal Codice del consumo.

L’eventuale avvio delle lezioni durante il periodo di recesso è disciplinato dalle disposizioni applicabili, inclusa la richiesta espressa del consumatore ove necessaria.

La rinuncia o l’interruzione della frequenza non determina, di per sé, il ripristino retroattivo del prezzo ordinario. Eventuali importi dovuti sono determinati sulla base del corrispettivo agevolato, delle condizioni contrattuali applicabili e della normativa vigente.

In caso di mancata attivazione del Master, le somme eventualmente versate per la partecipazione saranno restituite. L’eventuale trasferimento ad altra edizione o ad altro corso richiede l’accettazione dello studente.

9. Attestato finale

Al termine del percorso è previsto il rilascio di un attestato ILAS, secondo i requisiti di frequenza e valutazione stabiliti dal regolamento didattico del Master.

L’attestato non costituisce una laurea, un titolo accademico universitario o una qualifica professionale regionale.

10. Trattamento dei dati personali

I dati personali sono trattati per gestire le richieste, verificare i requisiti, comunicare gli esiti e svolgere gli eventuali adempimenti connessi all’iscrizione, secondo l’informativa resa disponibile al momento della raccolta ai sensi dell’articolo 13 del Regolamento UE 2016/679.

L’accesso all’agevolazione non è subordinato al consenso per finalità promozionali.

11. Tutela dei diritti dello studente

Le presenti condizioni disciplinano l’iniziativa di agevolazione economica e non limitano né escludono i diritti inderogabili riconosciuti allo studente dalla normativa applicabile.

Eventuali aggiornamenti dell’iniziativa non possono pregiudicare le agevolazioni già confermate e i diritti maturati dagli assegnatari.

RICHIEDI LA BORSA DI STUDIO

Nota sulla denominazione “Master executive”

La denominazione “Master executive” viene utilizzata per identificare un corso privato di formazione avanzata e perfezionamento professionale in Graphic Design. Il termine “executive” descrive l’orientamento applicativo del percorso e non identifica un livello accademico. Il corso non costituisce un master universitario di primo o secondo livello ai sensi del D.M. 270/2004 e non rilascia titoli accademici né crediti formativi universitari (CFU). Al termine viene rilasciato un attestato ILAS, subordinatamente ai requisiti di frequenza e valutazione previsti. L’espressione “Secondo Anno” indica la collocazione del corso nel percorso formativo ILAS e non un master universitario di secondo livello.

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Un autunno di bandi: dove mandare il proprio lavoro prima che l'anno finisca

Per la grafica, la fotografia e la comunicazione

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Giovanni A. Scognamiglio //

Un autunno di bandi: dove mandare il proprio lavoro prima che l'anno finisca

Per la grafica, la fotografia e la comunicazione

Tra la fine di ottobre e la fine di gennaio si concentrano oltre cento scadenze tra concorsi di fotografia, premi di grafica e concorsi di idee di enti pubblici. Abbiamo setacciato i calendari italiani e internazionali e scelto quelli che valgono il tempo di un portfolio: i più ricchi, i gratuiti con una giuria seria, e i due che riguardano da vicino la Campania.

Pompei e il Vomero: l'identità visiva parla campano

Il bando più ricco della stagione è a venti chilometri da Napoli. Il Comune di Pompei cerca una nuova identità visiva che racconti la città di oggi e non soltanto quella sepolta: 10.000 euro al vincitore, consegna entro le 12 del 19 gennaio 2027. È il genere di committenza che mette un progettista di fronte al problema più difficile del branding territoriale, quello di un nome che il mondo crede di conoscere già.

Sul Vomero la partita si sta chiudendo. Il concorso AIAP per il logo e l'identità dei Musei Nazionali del Vomero ha selezionato cinque finalisti sul portfolio, ha ricevuto le loro proposte il 7 ottobre e annuncia il vincitore a fine mese: 15.000 euro e la possibile assegnazione del progetto completo, mille euro di rimborso agli altri quattro. Non c'è più tempo per partecipare, ma il risultato merita attenzione, perché dirà quale linguaggio un'istituzione napoletana sceglie per presentarsi nei prossimi anni.

Il manifesto resiste

Il poster resta la palestra più onesta del graphic designer: un foglio, un tema, nessun cliente da accontentare. Le call internazionali di questo autunno sono quasi tutte gratuite, e questo le rende il primo indirizzo per chi sta costruendo un portfolio.

La più vicina è la Global Youth Poster Competition, riservata ai giovani, che chiude il 31 ottobre. Il giorno dopo scade la Bolu International Poster Design Competition, settima edizione, promossa dall'università turca Abant İzzet Baysal e senza quota d'iscrizione.

Più avanti si aprono due committenze vere, con un festival dietro. Il Chicago Latino Film Festival cerca il manifesto della sua 43ª edizione entro il 1° dicembre; Animayo, il festival di animazione di Gran Canaria, quello del 2027 entro il 31 dicembre. Entrambi gratuiti. Chiude la serie il Super South Poster Design Competition, scadenza 15 gennaio 2027.

I grandi premi del design: dove si paga, cosa si ottiene

I premi internazionali di design si dividono in due famiglie, e conviene saperlo prima di compilare un modulo. Ci sono quelli che pagano chi vince e quelli che si fanno pagare da chi partecipa in cambio di un marchio da esporre: entrambi hanno senso, ma per ragioni diverse.

Nella prima famiglia stanno le occasioni migliori per uno studente. La Fondazione Franco Albini chiede di ripensare il divano Galloway entro il 3 novembre e offre 1.500 euro, otto giorni di formazione e un posto alla Design Week 2027. Desall cerca il tappo di una ricarica per profumi per conto di una multinazionale del packaging: 5.000 euro al primo, scadenza 26 novembre. Il Porada International Design Award, con POLI.design, distribuisce 10.000 euro fra professionisti e studenti entro il 31 gennaio.

Nella seconda famiglia stanno i nomi che pesano in un curriculum. L'iF Design Award chiude il 4 novembre e include la comunicazione visiva e la UX/UI; i premi ICMA per grafica, libri e riviste il 6 novembre; il Red Dot il 2 dicembre; i Webby il 18. Il nuovo anno porta il Compasso d'Oro International il 20 gennaio, l'Indigo Award il 31, poi a fine febbraio A' Design Award, UX Design Awards e i Dieline Awards per il packaging, che non danno denaro ma un trofeo e un archivio internazionale. Pentawards e Communication Arts arrivano in primavera.

In Italia resta il riferimento dell'illustrazione: l'AI Annual 2026 di Autori di Immagini, che chiude il 1° dicembre.

Fotografia: i gratuiti che valgono una giuria

Un concorso gratuito non è per forza un concorso minore. Alcuni dei più interessanti di questo autunno non chiedono un euro e portano le immagini davanti a giurie internazionali.

A Londra l'Icon Photography Prize, promosso dall'Institute of Conservation con Getty Images, chiede fino al 30 ottobre fotografie dei mestieri del restauro che rischiano di scomparire: un tema che pochi fotografi italiani hanno sotto mano quanto chi vive tra Napoli e Pompei. Il 1° novembre chiude l'Environmental Photography Award della Fondazione Principe Alberto II di Monaco, dedicato alle sfide ambientali; il 2 novembre i Saal Digital European Photo Awards, con Hahnemühle, in sei categorie dal matrimonio al reportage di viaggio. Per chi fotografa lo sport ci sono i World Sports Photography Awards, sostenuti da Canon, fino al 23 novembre.

Tra gli italiani gratuiti spiccano i più giovani. Il Comune di Acireale con Scatta un altro sguardo chiede ai ragazzi di raccontare il territorio entro il 10 novembre; UNICEF Italia con Uno scatto per il clima si rivolge ai 14-19enni fino al 30 novembre. A Mazara del Vallo il festival Marenostrum chiude il 3 novembre sul Mediterraneo.

Fotografia: i premi a pagamento che restano nel curriculum

Quando la quota d'iscrizione compra una mostra, un festival o un nome riconoscibile, pagarla può essere un investimento. Il criterio è semplice: scegliere il premio in base a chi lo guarderà, non al montepremi.

Il Premio Roma Fotografia, all'undicesima edizione con il Museo Nazionale Romano, chiude il 1° novembre sul tema «La Storia che non ti aspetti». Due giorni dopo scade l'open call di Getxophoto 2027, il festival basco, quest'anno sul tema della marea; il 2 novembre i Paris International Street Photo Awards per la fotografia di strada. A metà mese si chiudono i Monochrome Awards, per il bianco e nero, e il Fotografia Calabria Festival Award.

Il 21 novembre scade il Premio Musa, riservato ai portfolio di fotografe, giunto all'ottava edizione. Il 30 novembre chiudono le fellowship di Vital Impacts per progetti documentari sull'ambiente, che accompagnano il lavoro con un mentore invece di premiare un singolo scatto. A lunga scadenza restano i Fine Art Photography Awards (14 febbraio) e i MonoVisions Awards (16 maggio).

I grandi premi dell'anno, dal Sony World Photography Awards al World Press Photo e al SIPA di Siena, hanno chiuso le edizioni 2026: le loro scadenze cadevano tra il 6 e il 17 gennaio, e c'è da aspettarsi un calendario simile per il 2027.

Il lato pubblico: i concorsi di idee e il silenzio delle assunzioni

Gli enti pubblici continuano a cercare grafici, ma più spesso con un concorso di idee che con un posto di lavoro. Oltre a Pompei, il Comune di Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, chiede un marchio turistico con pay-off entro il 20 novembre, con un premio di 2.500 euro. A Messina la VII Municipalità ha annunciato un concorso per il proprio nome e logo, aperto ai cittadini: il bando non è ancora uscito e darà 45 giorni dalla pubblicazione. Il ritmo è serrato, e chi l'ha perso se ne accorge: solo tra settembre e ottobre sono scaduti i bandi per l'identità dell'Unione Montana Alpago, della Fondazione Bosa, di Siracusa 2033 e il logo della Fondazione Ingegneri di Bologna.

Sul fronte delle assunzioni, invece, oggi non c'è nulla di aperto. Nel 2026 la legge 69/2025 ha portato nei bandi pubblici la figura del social media manager, e diversi enti l'hanno usata: l'agenzia regionale In Liguria, la Fondazione Alghero, il Comune di Segrate, mentre la Presidenza del Consiglio ha cercato 50 specialisti di comunicazione digitale e Treviso, Molfetta, Reggio Calabria e la Sapienza un grafico ciascuno. Tutti chiusi. È un mercato che si muove a ondate, e la prossima va aspettata sul portale inPA.

 

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La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette
La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

Quando un brand cresce con il proprio pubblico

Frùttolo rinnova la sua comunicazione e apre una riflessione su identità, memoria e capacità di evolvere

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Paolo Falasconi //

Quando un brand cresce con il proprio pubblico

Frùttolo rinnova la sua comunicazione e apre una riflessione su identità, memoria e capacità di evolvere

Ci sono marchi che appartengono così profondamente alla memoria collettiva da avere un problema particolare quando arriva il momento di cambiare. Non devono soltanto trovare un nuovo modo di comunicare: devono capire quanto possono modificarsi senza smettere di essere riconoscibili.

È il problema che si trova al centro della nuova campagna di Frùttolo, “Scegliere fa crescere”, firmata da Dentsu Creative dopo una gara indetta da Lactalis Nestlé Prodotti Freschi Italia. Il nuovo progetto, on air dal 21 settembre, segna un’evoluzione del posizionamento del brand, che sceglie di rivolgersi non soltanto ai bambini più piccoli e ai loro genitori, ma anche ai bambini più grandi e all’intero nucleo familiare.

La notizia, apparentemente legata soltanto a una nuova campagna pubblicitaria, contiene in realtà una questione centrale per chi si occupa di branding e comunicazione: come si aggiorna un’identità quando il pubblico cambia, senza cancellare ciò che l’ha resa riconoscibile?

 

Il problema non è cambiare, ma capire cosa non deve cambiare

Ogni brand ha una memoria. Può essere costituita da un logo, da un colore, da un personaggio, da un suono, da un tono di voce o semplicemente da un insieme di associazioni sedimentate nel tempo.

Quando un marchio decide di cambiare comunicazione, la tentazione può essere quella di considerare il passato come qualcosa da superare. Ma un’identità non funziona necessariamente così. La continuità è parte del valore del brand, e cancellarla completamente può significare perdere proprio quei riferimenti che permettono al pubblico di riconoscere la marca.

Nel caso di Frùttolo, la nuova campagna modifica il linguaggio e rende il racconto più intimo, realistico e vicino alla quotidianità familiare. Anche la storica mucca del brand viene reinterpretata in una versione più matura. Allo stesso tempo, però, alcuni elementi rimangono: la colonna sonora e il jingle continuano a collegare la nuova comunicazione alla storia del marchio.

È una strategia interessante perché non tratta l’identità come qualcosa di immobile, ma nemmeno come qualcosa che possa essere completamente riscritto a ogni nuova campagna.

 

La riconoscibilità non è una fotografia del passato

Per chi studia graphic design e comunicazione, questo è un passaggio importante.

Spesso si tende a pensare alla brand identity come a un sistema di regole che deve essere applicato sempre nello stesso modo. Ma un’identità realmente solida dovrebbe essere capace di sopravvivere alle trasformazioni del linguaggio.

Il logo può cambiare proporzioni, il carattere tipografico può essere aggiornato, le fotografie possono diventare più contemporanee, il tono di voce può maturare. Quello che deve rimanere riconoscibile non è necessariamente la forma precisa di ogni elemento, ma la relazione complessiva tra i diversi segni.

In altre parole, un brand non è soltanto ciò che mostra: è anche ciò che il pubblico ricorda.

Questa distinzione diventa fondamentale soprattutto per i marchi con una lunga storia. Il designer non parte mai da una pagina bianca. Lavora su un patrimonio di immagini, significati e aspettative che esiste già nella mente delle persone.

 

Il rischio della nostalgia

C’è però un altro problema. Quando un brand storico cerca di mantenere il rapporto con il proprio pubblico, può facilmente cadere nella nostalgia.

Riproporre continuamente gli stessi codici può generare riconoscibilità, ma può anche comunicare l’idea che il marchio appartenga a un’epoca precedente. È una contraddizione particolarmente evidente nei prodotti destinati ai bambini: mentre il pubblico cambia rapidamente, l’immaginario della marca rischia di rimanere fermo.

La soluzione non consiste necessariamente nell’abbandonare i codici storici, ma nel reinterpretarli.

È una differenza sostanziale. Conservare significa ripetere; reinterpretare significa trovare un nuovo significato per qualcosa che già esiste.

La nuova mucca di Frùttolo, per esempio, non viene semplicemente eliminata per fare spazio a un nuovo universo visivo. Viene modificata per avvicinarla all’età e al linguaggio dei protagonisti della nuova campagna. È un piccolo esempio di come un asset storico possa essere trasformato senza perdere completamente la propria funzione identitaria.

 

Parlare a un pubblico diverso senza diventare un altro brand

La campagna introduce anche una questione strategica più ampia: allargare il pubblico senza perdere il proprio posizionamento.

Frùttolo nasce storicamente nell’immaginario della merenda per bambini. Il nuovo racconto sposta l’attenzione dalla semplice consumazione del prodotto a un momento della crescita: scegliere quale merenda mangiare diventa una piccola occasione di autonomia.

È un cambiamento apparentemente sottile, ma strategicamente importante. Il prodotto rimane lo stesso, mentre cambia il significato che la comunicazione costruisce intorno al suo utilizzo.

Questo è uno degli strumenti più potenti del branding: non necessariamente inventare un nuovo prodotto, ma cambiare la storia attraverso la quale quel prodotto viene interpretato.

Il passaggio interessa direttamente anche il lavoro del creativo. Una buona campagna non parte sempre dalla domanda “che cosa possiamo raccontare di nuovo?”, ma può partire da una domanda più difficile: “che cosa possiamo far significare diversamente?”

 

Il brand come sistema vivo

La vicenda di Frùttolo mostra quindi una cosa che spesso viene dimenticata quando si parla di identità visiva: un brand non è un’immagine congelata nel tempo.

È un sistema che vive attraverso le sue applicazioni, le campagne, i prodotti, le persone che lo utilizzano e il contesto culturale nel quale viene percepito.

Per questo una brand identity efficace dovrebbe possedere contemporaneamente coerenza e capacità di adattamento. La coerenza permette di essere riconosciuti; l’adattamento permette di rimanere pertinenti.

Sono due esigenze apparentemente opposte, ma il lavoro del designer consiste proprio nel trovare il punto nel quale possono convivere.

 

La vera domanda da fare a un’identità

Quando si lavora su un brand esistente, allora, la domanda non dovrebbe essere semplicemente “cosa possiamo cambiare?”.

Dovremmo chiederci: cosa deve rimanere perché questo brand continui a essere se stesso?

La risposta può riguardare un colore, una forma, un suono, un personaggio, una particolare struttura narrativa oppure qualcosa di molto meno evidente. Il compito del progettista è individuarlo, comprenderne il valore e decidere come trasferirlo nel presente.

È qui che il redesign smette di essere un esercizio estetico e diventa un problema di cultura del progetto.

Perché evolvere un’identità non significa necessariamente renderla più moderna. Significa capire quale parte del passato può ancora parlare al presente e quale, invece, deve essere trasformata.

E forse è proprio questa la differenza tra un brand che semplicemente cambia immagine e un brand che riesce davvero a crescere insieme al proprio pubblico.

 

 

# 6659
La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette
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Lavazza cambia agenzia media: OMD vince il pitch internazionale

Il gruppo italiano affida a OMD la gestione degli investimenti pubblicitari in Italia e nei principali mercati internazionali, dopo una gara che ha coinvolto anche Wavemaker e Starcom.

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Paolo Falasconi //

Lavazza cambia agenzia media: OMD vince il pitch internazionale

Il gruppo italiano affida a OMD la gestione degli investimenti pubblicitari in Italia e nei principali mercati internazionali, dopo una gara che ha coinvolto anche Wavemaker e Starcom.

Il mercato delle agenzie pubblicitarie si muove anche attraverso i grandi pitch, quelle gare nelle quali i brand mettono a confronto strategie, competenze e visioni diverse prima di affidare la propria comunicazione a un nuovo partner. Uno dei più recenti riguarda Lavazza e ha avuto un esito annunciato il 21 settembre: OMD è stata scelta per la gestione della comunicazione media del gruppo in Italia e nei mercati internazionali nei quali l’azienda è presente.

L’incarico avrà una dimensione globale e coinvolgerà i mercati EMEA, gli Stati Uniti e l’area Asia-Pacifico, con un modello di coordinamento internazionale guidato dall’Italia. La gara era stata avviata nella primavera del 2026 e aveva coinvolto tre grandi operatori: Wavemaker, agenzia che aveva seguito Lavazza negli ultimi anni, OMD e Starcom. Il pitch è stato gestito con la consulenza di Ebiquity Italia. 

 

Quando cambia il partner, cambia anche il modello

La notizia potrebbe sembrare semplicemente un avvicendamento tra agenzie. In realtà racconta qualcosa di più interessante sul modo in cui oggi viene gestita la comunicazione di un grande brand internazionale.

Lavazza non ha affidato a OMD soltanto la pianificazione degli spazi pubblicitari italiani. Il nuovo incarico prevede un modello coordinato su più mercati e un approccio full funnel, cioè capace di seguire il percorso del consumatore dalle prime fasi di conoscenza del brand fino alla conversione.

È un’impostazione che riflette una trasformazione ormai evidente nel lavoro delle agenzie media. Pianificare una campagna non significa più semplicemente decidere quanto investire in televisione, affissione, stampa o digitale. Significa mettere in relazione dati, contenuti, piattaforme, comportamenti e differenti momenti del rapporto tra una persona e un marchio.

Per un brand come Lavazza, presente in mercati molto diversi tra loro, la sfida diventa ancora più complessa: mantenere una riconoscibilità internazionale lasciando allo stesso tempo spazio alle caratteristiche dei singoli Paesi.

 

Tre grandi agenzie per un unico incarico

La gara aveva coinvolto tre protagonisti importanti del mercato media internazionale.

Wavemaker partiva dalla posizione di incumbent, avendo gestito il media di Lavazza negli anni precedenti. OMD appartiene a Omnicom Media Group, mentre Starcom fa parte di Publicis Groupe. La competizione metteva quindi a confronto non soltanto tre agenzie, ma tre grandi network internazionali con competenze, tecnologie e organizzazioni differenti. 

La scelta finale è ricaduta su OMD. Secondo quanto riportato da Youmark, tra gli elementi considerati nella decisione ci sarebbero stati l’approccio strategico dell’agenzia, la capacità di integrare le competenze del network internazionale e le sue competenze nel Retail Media, rafforzate dall’acquisizione di Flywheel da parte di Omnicom. 

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti per chi guarda al settore dall’interno: oggi una gara media non si gioca più soltanto sulla capacità di comprare spazi pubblicitari al prezzo giusto. La componente tecnologica, l’analisi dei dati e la possibilità di collegare media, commercio e comportamento del consumatore hanno assunto un peso sempre maggiore.

 

L’Italia come punto di coordinamento

Un altro elemento significativo dell’operazione riguarda il ruolo assegnato all’Italia.

Il nuovo modello prevede infatti un coordinamento globale guidato dal nostro Paese. È un dettaglio interessante perché mostra come il mercato italiano possa diventare, per un grande gruppo internazionale, un centro di competenza e non soltanto uno dei tanti mercati nei quali applicare una strategia definita altrove.

La comunicazione di un brand globale richiede inevitabilmente una struttura capace di lavorare su più livelli. Da una parte ci sono gli elementi che devono rimanere riconoscibili ovunque: il posizionamento, l’identità, il tono e i valori del marchio. Dall’altra ci sono mercati nei quali cambiano abitudini di consumo, mezzi più efficaci, cultura e comportamento del pubblico.

La sfida per l’agenzia è trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze.

 

Un momento particolarmente intenso per Lavazza

Il cambio di partner media arriva inoltre in un momento interessante per la comunicazione del gruppo.

A inizio settembre, la campagna Lavazza Tablì realizzata da VML Italy ha ottenuto il Grand Effie 2026, il riconoscimento assegnato alla campagna che ha dimostrato il più alto livello di efficacia complessiva tra quelle premiate con l’Oro. Gli Effie Awards, promossi in Italia da UNA e UPA, valutano infatti le campagne mettendo in relazione obiettivi, strategia, creatività, execution e risultati. 

È interessante osservare la differenza tra i due incarichi.

Da una parte VML Italy lavora sulla creatività e sulla costruzione della comunicazione del brand. Dall’altra OMD entra nella gestione della strategia e degli investimenti media. Sono competenze diverse, ma devono necessariamente dialogare.

È proprio questa integrazione a definire sempre più il lavoro della pubblicità contemporanea.

Un’idea creativa può essere eccellente, ma deve trovare il pubblico giusto. Una pianificazione media può essere estremamente sofisticata, ma ha bisogno di contenuti capaci di attirare attenzione. Creatività, media, dati e tecnologia non sono più compartimenti completamente separati.

 

Che cosa significa per il lavoro in agenzia

Per chi si avvicina oggi al mondo dell’advertising, la vicenda Lavazza racconta quindi qualcosa che va oltre il nome dell’agenzia vincitrice.

Il mercato sta diventando sempre più integrato. Le agenzie creative devono comprendere i dati e i comportamenti delle persone; le agenzie media devono comprendere sempre meglio contenuti, creatività e brand; le competenze tecnologiche diventano trasversali e l’intelligenza artificiale sta modificando ulteriormente i processi.

Il risultato è che anche le figure professionali cambiano.

Il media planner di oggi non lavora più soltanto con GRP, audience e spazi pubblicitari. L’art director non può più ignorare completamente il modo in cui un contenuto verrà distribuito. Il copywriter deve confrontarsi con piattaforme e formati differenti. E lo strategist deve riuscire a tenere insieme informazioni provenienti da discipline diverse.

La gara Lavazza è quindi una notizia di settore, ma anche una fotografia del mercato nel quale entreranno i creativi di domani.

 

Una gara che racconta il futuro dell’advertising

Il passaggio da un’agenzia all’altra è una dinamica normale nel mondo della pubblicità. I grandi brand periodicamente rimettono in discussione i propri partner, cercano nuove competenze e ridefiniscono i propri modelli di collaborazione.

Quello che rende interessante il caso Lavazza è però la scala dell’operazione e il momento in cui avviene: un incarico internazionale, un coordinamento guidato dall’Italia e un modello nel quale strategia, dati, tecnologia e media devono lavorare insieme.

Per chi osserva l’evoluzione dell’advertising, è forse questo il dato più interessante. Le grandi gare non decidono soltanto quale agenzia gestirà un budget. Sempre più spesso definiscono quale modello di collaborazione tra brand, creatività, media e tecnologia accompagnerà il marchio negli anni successivi.

 

 

# 6644
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La pubblicità non deve più sembrare pubblicità: l'era dell'autenticità e delle immagini imperfette

Quando la pubblicità non parla più alle persone

Dalla SEO alla GEO, fino agli AI agent: la comunicazione sta entrando in una fase in cui il destinatario di un messaggio potrebbe non essere più soltanto umano. E questo cambia anche il modo di progettare la creatività.

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Paolo Falasconi //

Quando la pubblicità non parla più alle persone

Dalla SEO alla GEO, fino agli AI agent: la comunicazione sta entrando in una fase in cui il destinatario di un messaggio potrebbe non essere più soltanto umano. E questo cambia anche il modo di progettare la creatività.

Quando la pubblicità non parla più alle persone

Dalla SEO alla GEO, fino agli AI agent: la comunicazione sta entrando in una fase in cui il destinatario di un messaggio potrebbe non essere più soltanto umano. E questo cambia anche il modo di progettare la creatività.

Per molto tempo la pubblicità ha avuto un destinatario abbastanza chiaro: una persona. Il lavoro di agenzie, copywriter, art director e designer consisteva nel catturare la sua attenzione, comunicare un messaggio e convincerla a compiere un’azione. Prima attraverso la stampa, poi attraverso la televisione, i banner, i motori di ricerca e infine i social network.

Oggi questo modello sta iniziando a cambiare. Non perché le persone abbiano smesso di guardare la pubblicità, ma perché sempre più spesso, prima ancora di arrivare a un essere umano, un brand deve essere interpretato da un’intelligenza artificiale.

La domanda, quindi, non è più soltanto: come facciamo a far vedere questo contenuto? È anche: come facciamo a fare in modo che un sistema AI capisca chi siamo, cosa facciamo e perché dovrebbe raccomandarci?

 

Dalla ricerca alla raccomandazione

La prima grande trasformazione è già sotto gli occhi di tutti. Per anni abbiamo costruito siti e contenuti pensando a Google. Abbiamo imparato a scegliere le parole chiave, organizzare le pagine, scrivere titoli efficaci e costruire contenuti capaci di conquistare una posizione nei risultati di ricerca.

Era la logica della SEO: essere trovati.

Con l’arrivo dei sistemi generativi e dei motori di risposta, il meccanismo sta diventando diverso. L’utente può non vedere più dieci risultati tra cui scegliere. Può semplicemente chiedere a un sistema:

Quale prodotto mi consigli?

Qual è il miglior ristorante per questa occasione?

Quale azienda dovrei contattare?

Quale soluzione è più adatta alle mie esigenze?

A quel punto il brand non sta più cercando soltanto di essere trovato. Sta cercando di essere scelto e raccomandato. È un cambiamento sottile, ma enorme.

 

Il nuovo intermediario

Google è stato per anni un intermediario tra persone e informazioni. I social network hanno aggiunto un ulteriore livello: algoritmi capaci di decidere quali contenuti mostrare a ciascun utente.

Ora gli strumenti di intelligenza artificiale stanno introducendo un altro intermediario ancora. Un sistema AI può leggere informazioni, confrontare alternative, sintetizzare recensioni, interpretare esigenze e arrivare a una raccomandazione.

In altre parole, l’utente potrebbe non essere più colui che scopre autonomamente un brand. Potrebbe essere l’AI a portarglielo davanti.

Questo modifica profondamente il concetto di visibilità. Un’azienda può avere un sito bellissimo, una campagna social impeccabile e fotografie straordinarie, ma se le informazioni disponibili online sono confuse, contraddittorie o insufficienti, un sistema AI potrebbe non riuscire a comprenderne correttamente identità, prodotti e posizionamento. La comunicazione deve quindi diventare anche leggibile dalle macchine.

 

Ma cosa c’entra la creatività?

A prima vista potrebbe sembrare un problema esclusivamente tecnico. Non lo è. Anzi, riguarda direttamente il lavoro creativo. Perché quando cambia il modo in cui un brand viene scoperto, cambia inevitabilmente anche il modo in cui deve essere raccontato.

Una comunicazione pensata esclusivamente per impressionare l’occhio umano può non essere sufficiente. Servono informazioni chiare. Un’identità coerente. Un linguaggio riconoscibile. Contenuti strutturati. Relazioni tra prodotti, servizi, persone e valori facilmente interpretabili.

La creatività non scompare. Cambia il suo campo da gioco.

L’art direction continua a decidere immagini, tono, atmosfera e linguaggio. Il copy continua a costruire significati. Il design continua a organizzare gerarchie e informazioni.

Ma tutto questo deve convivere con una nuova esigenza: essere comprensibile non soltanto da chi guarda, ma anche da ciò che interpreta.

 

Dal contenuto alla reputazione

C’è poi un’altra conseguenza interessante. Se un sistema AI deve decidere se raccomandare un’azienda, non si limita necessariamente a guardare il suo sito.

Può incrociare informazioni provenienti da più fonti: articoli, recensioni, pubblicazioni, cataloghi, social, directory, comunicati e altri contenuti presenti online.

La reputazione digitale diventa quindi una specie di ecosistema narrativo.

Non è più sufficiente dire sul proprio sito di essere “leader”, “innovativi” o “premium”. Bisogna costruire nel tempo un insieme coerente di segnali che permetta anche a un sistema esterno di arrivare alla stessa conclusione. È una differenza importante. La pubblicità tradizionale poteva dire:

“Siamo i migliori.” Il nuovo ecosistema digitale deve fare in modo che, quando qualcuno — o qualcosa — chiede “chi è il migliore?”, esistano abbastanza informazioni coerenti da permettere a quella risposta di emergere.

 

Il paradosso: meno controllo, più identità

C’è però un aspetto particolarmente interessante per chi lavora nella comunicazione. Per decenni i brand hanno cercato di controllare la propria immagine.

Ogni fotografia veniva selezionata. Ogni parola approvata. Ogni headline studiata. Ogni elemento della campagna veniva progettato per costruire una percezione precisa.

Con gli AI agent questo controllo si riduce. Non decidiamo più esattamente come il nostro brand verrà raccontato. Possiamo però decidere quanto materiale coerente mettiamo a disposizione perché venga raccontato correttamente. È una forma diversa di brand management. Meno basata sul controllo del singolo messaggio e più sulla costruzione di un sistema.

 

E i social?

Anche i social stanno partecipando a questa trasformazione. Per anni abbiamo progettato contenuti pensando soprattutto all’algoritmo della piattaforma: engagement, retention, condivisioni, commenti, visualizzazioni.

Ora dobbiamo considerare un ulteriore livello. I contenuti pubblicati online non sono soltanto qualcosa che le persone possono vedere.

Sono anche dati che i sistemi possono leggere, classificare e utilizzare per comprendere un brand.

Questo rende ancora più importante la coerenza. Un post non è necessariamente un elemento isolato. Può diventare una piccola parte dell’identità digitale complessiva di un’azienda, e forse è proprio qui che advertising, social e AI iniziano davvero a convergere.

 

La nuova sfida per designer e art director

Per chi lavora nel design e nella pubblicità, tutto questo non significa dover imparare a programmare o trasformarsi in specialisti SEO.

Significa soprattutto imparare a progettare comunicazioni che funzionino su più livelli. Un’immagine deve emozionare una persona. Un testo deve convincere. Un’identità deve essere riconoscibile. Un contenuto deve essere contestualizzato.

E, sempre più spesso, tutte queste informazioni devono essere abbastanza chiare da poter essere interpretate anche da una macchina.

Il ruolo del creativo potrebbe quindi diventare ancora più strategico. Non soltanto progettare ciò che il pubblico vede, ma progettare l’intero sistema attraverso cui un brand viene percepito, compreso e infine scelto.

 

La pubblicità dopo l’attenzione

Per molto tempo abbiamo pensato alla pubblicità come a una battaglia per l’attenzione. Poi è arrivata la personalizzazione: mostrare il messaggio giusto alla persona giusta nel momento giusto.

Adesso potremmo essere all’inizio di una fase diversa. Una fase nella quale la competizione non riguarda soltanto chi riesce a conquistare l’attenzione di una persona, ma anche quale brand riesce a diventare la risposta quando una persona delega una scelta a un’intelligenza artificiale.

È una trasformazione ancora agli inizi e probabilmente non sappiamo ancora quale forma assumerà.

Ma una cosa è già evidente: il pubblico non è più l’unico destinatario della comunicazione.

In futuro, prima di arrivare a noi, un messaggio potrebbe dover convincere un algoritmo.

E forse la prossima grande sfida della pubblicità sarà proprio questa: non soltanto essere visti, ma essere compresi abbastanza bene da essere scelti.

 

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