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Mostre ed eventi // Pagina 101 di 224
31.01.2013 # 2888

Daria La Ragione // 0 comments

CINDY SHERMAN. That's me - That's not me

a Merano fino al 26 maggio 2013

I lavori proposti a Merano, infatti, appartengono al periodo di formazione di Cindy Sherman avvenuto alla State University of New York di Buffalo, quando decise di abbandonare gli studi sulla pittura, per dedicarsi completamente alla fotografia. Qui produsse un ampio corpus di opere che sono le fondamenta su cui costruì il suo percorso creativo, e che anticipano la famosa serie Untitled Film stills che creò a New York, tra il 1977 e il 1980.
In questi anni, Cindy Sherman venne influenzata dalle forme espressive che stavano emergendo all’inizio degli anni Settanta, come il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’arte concettuale, la Body art. Inoltre, frequentando l’Hallwall Contemporary Arts Center di Buffalo, centro espositivo autogestito da artisti, fondato nel novembre 1974 dal suo amico Robert Longo e da Charles Clough, ebbe modo di conoscere importanti visiting artists, quali Vito Acconci, Bruce Nauman e Chris Burden e alcune artiste che furono per lei un esempio. Tra queste, Lynda Benglis, Hannah Wilke, Adrian Piper, Eleanor Antin e Suzy Lake, vere e proprierole models, poiché usavano nell’arte il proprio corpo femminile.
L’opera giovanile di Cindy Sherman può essere suddivisa in tre fasi.
Nella prima, si dedica al ritratto. Ricorrendo al trucco e alla mimica, nel 1975, realizza alcune serie fotografiche che la raffigurano con il volto trasformato. Le foto Untitled (Growing Up) affrontano il tema dell’adolescenza, rappresentando i cambiamenti della fisionomia di una bambina che diventa una ragazza.
La seconda inizia quando la performance coinvolge tutto il corpo dell’artista. Cindy Sherman fotografa se stessa in diversi ruoli e pose, assumendo differenti identità, e poi ritaglia le figure dalle fotografie (cut-out). Nascono così il film Doll Clothes (1975) e vari lavori in cui questi cut-out vengono sovrapposti e allineati.
Nella terza fase, Cindy Sherman fa interagire diversi personaggi e caratteri, come nelle serie A Play of Selves, Bus Riders e Murder Mystery (tutte del 1976).
A Play of Selves, in cui sono coinvolti 244 personaggi e 72 scene distribuite in quattro atti e un finale, è una complessa opera teatrale. L’artista americana mediante caratteri diversi (ad esempio la follia, il desiderio, la vanità, la sofferenza, la donna affranta, l’amante ideale) vi rappresenta il variegato e ambivalente mondo interiore femminile.
In Murder Mystery, con circa 211 cut-out e 80 scene, costruisce un racconto giallo dal finale incerto, in cui interpreta vari ruoli, tra l’altro quello dell’amante geloso, del maggiordomo, della madre e del detective.
Entrambe le serie hanno una struttura articolata e seguono uno storyboard raffinato: le singole figure assumono dimensioni diverse a seconda dello scenario. Il numero delle scene è determinato dallo spazio espositivo disponibile; Cindy Sherman le applica direttamente sulle pareti ad altezza d’occhio, creando in tal modo una grande installazione.
La complessa opera giovanile di Cindy Sherman è frutto di un processo creativo concettuale e performativo. A causa del carattere effimero dell’installazione, molti cut-out, come per esempio i Bus Riders, sono andati persi.
Negli anni trascorsi a Buffalo, la Sherman per la prima volta eleva il gioco della metamorfosi a progetto artistico e realizza numerose fotografie, fino ad oggi inedite, che riuniscono in sé molti elementi del teatro e del cinema. Da più di 35 anni, interpreta e reinterpreta tutta l'ampia varietà di ruoli e di identità femminili.

31.01.2013 # 2887

Daria La Ragione // 0 comments

August Sander e Michael Somoroff - absence of subject

a Milano fino al 7 aprile 2013

Dal 1 febbraio al 7 aprile 2013, la Fondazione Stelline di Milano ospita un grande evento espositivo che mette in relazione il fotografo tedesco August Sander (Herdorf, Germania, 1876 - Colonia, 1964), tra le più importanti figure della fotografia del XX secolo, con il fotografo contemporaneo americano Michael Somoroff(New York, 1957).
 
L’esposizione, dal titolo Absence of Subject, curata da Diana Edkins e Julian Sander, organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline, in collaborazione con ADMIRA, presenta 40 opere fotografiche di Sander, tratte dalla celebre serie Uomini del Ventesimo Secolo, e 40 fotografie di Somoroff accompagnate da otto video, che costituiscono un toccante omaggio all’opera del maestro tedesco.
 
Uomini del Ventesimo Secolo è costruito nel tempo da Sander come un catalogo di umanità in grado di rappresentare una visione pluralista della società della Repubblica di Weimar, lontana dal mito della razza ariana, ed è suddiviso in sette sezioni: i Contadini, i Commercianti, le Donne, Classi e Professioni, gli Artisti, le Città e gli Ultimi (senzatetto, veterani, ecc.).
Somoroff ha lavorato su di esse con un intervento concettuale, cancellando digitalmente le figure umane, per giungere all’essenza dei luoghi – strade silenziose o interni vuoti – ed evidenziare, attraverso l’assenza del soggetto, il rapporto tra la presenza dell’uomo e il paesaggio.
 
Somoroff ha rimosso in ciascuno scatto originale quello che si può considerare l’"elemento essenziale" - il soggetto, il ritratto - mantenendo solo l’ambiente. Gli sfondi che costituivano in Sander un elemento di secondo piano ora diventano il soggetto principale, e sono trasformati in opere concepite in maniera completamente nuova.
Attraverso un approccio concettuale, ma anche umanistico, il suo lavoro giunge all’essenza dei luoghi e all’intrinseco rapporto tra la presenza dell’uomo e il paesaggio. Un’azione solo all’apparenza arbitraria, ma che denota come Somoroff abbia intimamente compreso la lezione del maestro tedesco, che non si voleva limitare a un semplice ritrattismo, comune a parte della fotografia dell’epoca. Così Somoroff dimostra la potenza persuasiva ed estetica di Sander, anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere l’horror vacui di strade silenziose o il silenzio degli interni vuoti delle case, la figurazione dei tratti tipici di quella determinata società rimangono inalterati.



21.01.2013 # 2864

Daria La Ragione // 0 comments

Alessandro Valeri - PANorama

a Napoli fino al 10 febbraio 2013

Le opere di Alessandro Valeri, artista e fotografo italiano, rappresentano volti, corpi, città e territori evocando una mappatura umana e urbana in espansione. La sua tecnica fotografica è di grande raffinatezza. A volte i suoi lavori si coniugano a graffi e segnali dipinti sopra la stampa, come per creare un codice alternativo di lettura. Il corpo umano diventa un paesaggio. Così Valeri dimostra la verità profonda dei soggetti raffigurati. Si può parlare del ritratto e dell'istante, ma intesi come progetto che esula dallo stereotipo e che si espande a tutto raggio, cogliendo ed evocando i contesti. 
Il nucleo della mostra è costituito da opere che rappresentano i luoghi storici di New York frequentati da Andy Warhol durante il suo ultimo anno di vita. Si tratta di seducenti vedute degli anni '80, dense di una contemporaneità ormai scomparsa. Le immagini mostrano l'accumulo urbano della metropoli con scene di strada, edifici cadenti e personaggi ancora vicini nel tempo e nella memoria.
I volti e i corpi dinamici fotografati da Alessandro Valeri focalizzano aspetti del movimento e del divenire. Rappresentano uno spazio e un tempo invertiti di significato. Rendono un effetto quasi sciamanico attraverso segnali pittorici dettati da un gesto unico e irripetibile, che sintetizza con eleganza la dimensione tribale e la tragicità estetica.
 
I ritratti di Naomi Campbell, Valentino Rossi o i volti di trapezisti, acrobati, domatori e clown esprimono un altro simbolismo. Sono icone dell'immaginario collettivo, fuggite dal quotidiano e dall'universo della pubblicità, simboli residuali di un mondo in trasformazione. La personale di Alessandro Valeri al PAN di Napoli è la prima tappa di Panorama, un ampio progetto di mostre in spazi pubblici italiani curate da Francesca Pietracci & Jonathan Turner.



21.01.2013 # 2863

Daria La Ragione // 0 comments

Sol LeWitt. L'artista e i suoi artisti

a Napoli fino al 1 aprile 2013

La mostra è il primo omaggio museale italiano reso a questo grande protagonista dell'arte contemporanea internazionale (LeWitt nasce a Hartford, Connecticut nel 1928) dalla sua scomparsa nel 2007 a New York, a 78 anni. Come suggerisce il titolo, l'esposizione intende mostrare il carattere polimorfo e variegato dell'attività artistica di LeWitt. La mostra di Napoli illustra con originalità un percorso artistico di quasi 50 anni suddividendolo in tre sezioni, corrispondenti ad altrettanti nuclei tematici, con opere inedite progettate dall'artista e realizzate oggi dai suoi assistenti, con opere mai esposte al pubblico precedentemente, con opere infine di altri artisti ma collezionate da LeWitt.


21.01.2013 # 2862

Daria La Ragione // 0 comments

GIAMBATTISTA TIEPOLO

a Udine fino al 7 aprile 2013


Giambattista Tiepolo e villa Manin a Passariano: si tratta di un binomio che evoca un evento straordinario, la mostra del 1971 realizzata in occasione dei duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua fortuna critica.

A distanza di tempo l'Azienda Speciale Villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia realizzano in quella stessa sede un'esposizione monografica in grado di attraversare la complessa parabola artistica del pittore: una mostra di grande impegno che anche alla luce dei numerosi studi susseguitisi da allora consente oggi una valutazione più̀ ampia e approfondita del Tiepolo. Se ne documenta l'evoluzione stilistica, con l'individuazione di alcuni momenti chiave del rapporto del Tiepolo con i suoi mecenati. Accanto all'esame dei singoli dipinti vengono quindi ricordati i maggiori committenti e gli intellettuali - come Scipione Maffei, Francesco Algarotti, i cugini Zanetti - che hanno seguito l'artista fin dagli esordi, influendo sulla sua formazione culturale.

Impegnativi restauri promossi proprio in occasione della mostra permettono inoltre di accostarsi ad opere difficilmente visibili per la loro ubicazione o che hanno rischiato di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti.